Sei pronto a immergerti nel sound del momento?
Benvenuto in Find Your Swing, la tua bussola per navigare tra le nuove uscite discografiche di ottobre 2026.
Qui non troverai una semplice lista, ma una selezione accurata dei migliori album, EP e singoli del jazz, scelti con passione e competenza. Ogni brano che ti segnaliamo è accompagnato da un nostro commento, per darti un assaggio autentico di ciò che ti aspetta.
Prima, però, partiamo con i dischi che abbiamo maggiormente approfondito, gli…
Editor Pick’s
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Dal maggio 2019 ci dedichiamo a selezionare e segnalare la migliore musica del tuo genere preferito.
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Ottobre 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 1° al 4 ottobre
Per chi ama il jazz contemporaneo e le performance live di grande intensità
Freedom Call: il capolavoro live di Dave Holland in un cofanetto imperdibile
In occasione dei suoi 80 anni, Dave Holland regala ai fan Freedom Call, il primo box set della sua straordinaria carriera. Un’edizione limitata in 6 LP e 3 CD che raccoglie inediti live dei suoi ensemble più iconici: Sextet, Quintet e Prism. Un viaggio sonoro nel jazz moderno, dove l’improvvisazione collettiva e la profondità compositiva si fondono in un’esperienza unica.
Le registrazioni, catturate dal vivo per la prima volta insieme, svelano la magia di formazioni leggendarie, costruite su fiducia, ascolto attento e un linguaggio musicale condiviso. Tra i brani in anteprima, spicca “Sextet: Lazy Snake”, un assolo del suo celebre Sextet con Mulgrew Miller, Antonio Hart e Eric Harland, esempio perfetto di sophistication ritmica e audacia improvvisativa.
Freedom Call non è solo una raccolta, ma una testimonianza di continuità artistica e crescita creativa, dove ogni musicista contribuisce a un suono corale e distintivo. Un omaggio al genio di Holland come compositore, bassista e leader, e alla forza senza tempo dell’improvvisazione di gruppo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz contemporaneo, intimo e ricco di calore soul.
Boney James: la maturità espressiva di un’icona del sassofono in “A Simple Man”
Il sassofonista Boney James, icona da quattro nomination ai GRAMMY® e pluripremiato con dischi di platino, raggiunge lo straordinario traguardo del suo ventesimo album in studio con A Simple Man, pubblicato per l’etichetta Concord Jazz. Questo lavoro rappresenta una sintesi perfetta della sua carriera, ridefinendo i confini del jazz di Los Angeles attraverso un’ispirazione profondamente personale e rigenerante.
In questo album, James si muove con naturalezza tra melodie avvolgenti e un sound intimo, confermando la maestria che lo ha reso uno degli artisti più costanti e amati del panorama contemporaneo. Ad arricchire la tracklist spiccano le prestigiose collaborazioni con la straordinaria voce di Ledisi e il tocco chitarristico leggendario di Larry Carlton, elementi che elevano la proposta sonora verso nuove sfumature espressive.
A Simple Man si rivela un’opera solare e riflessiva, in cui l’artista si concentra su ciò che conta davvero, offrendo all’ascoltatore un’esperienza d’ascolto elegante e accessibile. Un disco imperdibile per gli amanti delle sonorità raffinate, capace di coniugare la complessità tecnica del genere con un’immediata carica emotiva.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama il jazz vocale e le collaborazioni straordinarie
I duetti di Meshell Ndegeocello in “Synonim”
Con il suo terzo album per Blue Note, “Synonym”, Meshell Ndegeocello offre un capolavoro di duetti che ridefinisce classici intramontabili. Un omaggio alla diversità sonora e umana, l’album esplora temi universali come gioia, identità, amore e delusione, attraverso voci che si intrecciano in un dialogo musicale unico.
Ospiti d’eccezione come Chaka Khan, Brandi Carlile, ANOHNI e Moses Sumney arricchiscono il progetto, creando contrasti e armonie inedite. Ogni brano è una riflessione profonda su desideri, cure e relazioni, con un sound che spazia dal jazz al soul, dal folk all’avanguardia.
Un album corale e intimo, dove la voce di Ndegeocello si fonde con quella di artisti che condividono la stessa energia creativa. Un viaggio sonoro che celebra l’individualità e la connessione umana, perfetto per chi cerca emozioni autentiche e suoni raffinati.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama il jazz intimo e sperimentale
Marilena Paradisi e Natalino Marchetti — Blue Prelude
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
02
Blue Prelude: il dialogo magico tra voce e fisarmonica
In Blue Prelude, Marilena Paradisi e Natalino Marchetti ridefiniscono il jazz con un’eleganza rara. La vocalità esplorativa della Paradisi si intreccia con la fisarmonica di Marchetti, trasformata in un’orchestra da camera capace di echi avanguardisti e profondità mistiche. Un album che spoglia il jazz di ogni artificio, rivelandone la purezza espressiva.
Dai toni fragili ai fortissimo densi, i due artisti sembrano fondersi in un unico respiro improvvisativo. La fisarmonica si fa ora clarinetto basso, ora sezione d’archi, mentre le dita sui tasti diventano carezze ritmiche che avvolgono la voce. Il repertorio, da Van Heusen a Jobim, da Sondheim a Shorter, trova una coerenza espressiva straordinaria, unito dall’alchimia interpretativa della coppia.
Ogni brano è una scoperta: Here’s That Rainy Day si tinge di malinconia tanguera, On A Clear Day diventa una valzer fluido, Ana Maria dissolve la complessità armonica in naturalezza disarmante. L’improvvisazione non è ornamento, ma linguaggio vivo, alimentato da assoli dinamici e mai fine a sé stessi.
Con I Remember, l’album si chiude in una dolcezza che ricorda un battito cardiaco, pura poesia sonora. Blue Prelude è un progetto che supera ogni preconcetto sulla voce e la fisarmonica, regalando un’ascolto ricco di umanità e ispirazione. Un capolavoro da riascoltare all’infinito.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un dialogo audace tra barocco e jazz contemporaneo
hyperbaroq — Tripudiis Sonis Variis (A Jubilation of Sounds)
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Tripudiis Sonis Variis: il barocco rivive in chiave jazz con HYPERBAROQ
Il trio melburniano HYPERBAROQ ridefinisce i confini tra passato e presente con Tripudiis Sonis Variis, un album che trasforma capolavori di Monteverdi, Scarlatti e Strozzi in un linguaggio jazz contemporaneo. Guidati da Mirko Guerrini (multi-strumentista e compositore), Ilaria Crociani (voce) e Stephen Magnusson (chitarra), il progetto fonde improvvisazione, elettronica e sound art con strumenti antichi come duduk, chalumeau e flauto cinese.
L’album nasce da una riflessione profonda sul concetto barocco degli affetti: la musica come espressione diretta e senza filtri delle emozioni umane. Ogni traccia è una rilettura vivida e personale, dove loops, sintetizzatori e chitarra elettrica si intrecciano con melodie seicentesche. Da Stella caeli extirpavit a Che si può fare di Barbara Strozzi, il disco attraversa secoli e tradizioni, offrendo un ponte sonoro tra epoche.
Nato durante il lockdown di Melbourne, il progetto trova ispirazione in un trattato del 1504 che prescriveva la musica come rimedio alla peste: un parallelo straordinario con il nostro tempo. Tripudiis Sonis Variis non è una ricostruzione storica, ma una conversazione attiva con il passato, dove dolore, desiderio e gioia risuonano identici attraverso i secoli.
Un viaggio sonoro unico, per chi ama l’audacia e la profondità.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca paesaggi sonori sperimentali e jazz avanguardistico
Önder Bassemble & Jort Terwijn — Önder Vol. 3
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
02
Önder Vol. 3: un viaggio tra bassi profondi e narrazioni industrial
Önder Vol. 3, firmato dal collettivo Bassemble ÖNDER guidato da Jort Terwijn, è un’opera che ridefinisce i confini del jazz contemporaneo. Registrato in quattro giorni e rifinito con una post-produzione meticolosa, l’album consolida il sound distintivo del gruppo: atmosfere pre-apocalittiche, ritmi frammentati e ninne nanne industriali.
Le composizioni, frutto della collaborazione tra i membri, spaziano da Trèchoes – che ricicla materiali inediti di Vol. 2 – a The Birds Will Return, ispirato alla resistenza palestinese, fino a We Want Everything, omaggio alle lotte operaie della Fiat negli anni ’60. Atlantide immagina una città sommersa, mentre Łodz celebra il legame personale del gruppo con la Polonia. Eurocoda chiude il percorso con una riflessione sul declino dell’egemonia occidentale.
Un album denso di significati politici e sonori, dove basso clarinetto, contrabbasso e ensemble di bassi si fondono in un’esperienza immersiva. Habitable Records conferma ancora una volta il suo ruolo di etichetta all’avanguardia.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz notturno, intimo e dal fascino senza tempo.
Quintrepid: il fascino magnetico di “Nocturne”
A quattro anni dal debutto, i Quintrepid ritornano sulla scena con Nocturne (Unseen Rain Records), un album che evoca l’atmosfera fumosa e suggestiva di un jazz club a notte fonda. Questa nuova line-up vede l’ingresso della straordinaria Lee Odom ai fiati, il cui fraseggio lirico ridefinisce il suono del quintetto accanto alla sensibilità ritmica di Tom Cabrera e Dmitry Ishenko.
Nocturne reinterpreta una selezione di storici standard legati al tema della notte, muovendosi con naturalezza tra post-bop, avant-garde e jazz classico. Il disco brilla per i suoi contrasti: si passa dalle vibranti e swinganti versioni di No Moon at All e You and the Night and the Music a ballate di struggente bellezza come Stairway to the Stars, impreziosita da un poetico assolo di chitarra di Jack DeSalvo.
Tra i momenti più alti spiccano la misteriosa introduzione al contrabbasso di Ishenko su Stella by Starlight e l’interpretazione ultraterrena di Odom. Con un sound che unisce la raffinatezza cameristica a improvvisazioni viscerali, Nocturne è un ascolto imprescindibile per gli amanti del catalogo ECM e delle contaminazioni contemporanee.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un dialogo sonoro tra jazz, groove e suggestioni raga.
Paula Jeanine Bennett, Richard X Bennett — Amaryllis 2
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
02
Amaryllis 2: il crocevia sonoro di Brooklyn
Nel panorama della musica contemporanea, ci sono progetti capaci di abbattere le barriere geografiche e di genere con disarmante naturalezza. “Amaryllis 2”, firmato da Paula Jeanine Bennett e Richard X Bennett, è esattamente questo: un affascinante viaggio strumentale pubblicato dalla prestigiosa etichetta Ropeadope.
In questo lavoro, la pulsazione vibrante di Brooklyn diventa il palcoscenico ideale per un incontro straordinario. Il jazz si fonde con il groove urbano e le ipnotiche strutture del raga, creando un’atmosfera densa, spirituale e al tempo stesso profondamente radicata nella contemporaneità. La sinergia tra i due artisti si traduce in una narrazione sonora fluida, dove la ricchezza delle percussioni e la sensibilità pianistica si rincorrono in un dialogo costante.
“Amaryllis 2” non è semplicemente un album, ma un’esperienza d’ascolto immersiva. È l’opera perfetta per chi desidera esplorare territori musicali inediti, lasciandosi trasportare da un sound sofisticato, multiculturale e magnetico. Un tassello imperdibile per gli amanti delle contaminazioni strumentali di classe.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per gli amanti del jazz che desiderano un omaggio contemporaneo ai grandi maestri.
Emmet Cohen — Universal Truth (Deluxe Edition)
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
02
Un tributo avvolgente alla leggenda del jazz
Universal Truth (Deluxe Edition) di Emmet Cohen, pubblicato da Mack Avenue, si conferma come uno dei più raffinati omaggi ai centenari di Miles Davis e John Coltrane. La collaborazione con leggende come Ron Carter, George Coleman, Jeremy Pelt, Tivon Pennicott e Joe Farnsworth regala una combinazione di esperienza e freschezza, trasformando gli standard in nuove esperienze sonore.
Il disco si apre con reinterpretazioni vibranti di classici, per poi immergersi nella suite originale in tre parti di Cohen, che unisce armonie moderne a una profonda sensibilità jazzistica. La versione Deluxe arricchisce il progetto con il brano inedito “Luck Be A Lady” e una versione live della suite, registrata al Smoke Jazz Club di New York, catturando l’energia del pubblico e la spontaneità del momento.
Una produzione impeccabile che celebra le radici del jazz pur spingendo i confini del genere. Perfetto per chi cerca una colonna sonora sofisticata, ricca di virtuosismo e passione, capace di parlare sia ai puristi sia ai nuovi ascoltatori.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca il calore del jazz più autentico, tra memoria storica e lo slancio di nuove generazioni.
Il flusso ininterrotto della grande tradizione hard bop
Il leggendario sassofonista Bobby Watson torna sulla scena con un’opera che è al tempo stesso un manifesto programmatico e un ponte generazionale. Pubblicato dall’etichetta HighNote Records, questo lavoro in studio celebra una carriera straordinaria attraverso un’idea di movimento costante e rinnovamento espressivo.
Accanto allo storico ex direttore musicale dei Jazz Messengers di Art Blakey, la line-up unisce maestri consacrati e giovani promesse del panorama contemporaneo. La sezione ritmica vede l’intesa perfetta tra il contrabbasso di Curtis Lundy e la batteria di Victor Jones, arricchita dal pianoforte di Jordan Williams, dalla tromba di Wallace Roney Jr. e dalla chitarra di Kysen Ellis.
Il viaggio sonoro si snoda attraverso nove tracce di pura energia, dove spiccano il trascinante singolo apripista Karita e brani significativi come On the One e Brothers Mine (The Six R’s). Lo stile dell’album affonda le sue radici nel linguaggio dell’hard bop, offrendo all’ascoltatore ritmi energici, profonde sfumature blues e un lirismo raffinato. Un disco imperdibile che dimostra come la passione per il jazz possa evolversi continuamente senza mai perdere la propria anima originaria.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un dialogo audace tra improvvisazione libera e radici jazz tradizionali.
Phil Haynes — Avant Modern + Jazz Now
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
02
Sperimentazione sonora in formato trio
Phil Haynes riaccende il suo celebre concept “2 Horns & What?” con due album gemelli su Corner Store Jazz. AvAnt MODerN cattura l’energia di un live incendiario, dove il trombettista Nathan Wooley spinge le possibilità timbriche al limite, mentre la sassofonista Peyton Pleninger risponde con tecniche estese e vocalizzazioni improvvisate. Il risultato è un vortice di texture che sfida ogni convenzione, dalla fanfara di “Never Doubt I Love” arricchito da una soprano lirica a letture poetiche che trasformano il ritmo in narrazione.
JAzZ nOW offre un contrasto più “straight‑ahead”, senza rinunciare all’originalità: il duo di sax di Jonathan Ragonese e Pleninger intreccia riferimenti a New Kirk e Trane, sostenuto da una sezione ritmica che alterna fuochi d’artificio a groove sofisticati. Tracce come “Together” e “Goofus’ Step” mostrano come l’interazione tra corno e batteria possa reinventare il linguaggio jazz contemporaneo.
Con questi due volumi, Haynes dimostra che la sfida di suonare solo con ottoni e batteria resta una frontiera inesauribile, offrendo al pubblico un’esperienza sonora ricca di sorprese e profondità emotiva.
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Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
Ottobre 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 5 all’11 ottobre
Per chi cerca un jazz contemporaneo carico di spiritualità e improvvisazione radicale
INFORMEL: l’alba sonora del SINSUKE FUJIEDA GROUP
Nato dalla cesura profonda della pandemia, INFORMEL segna il punto di partenza del SINSUKE FUJIEDA GROUP, un ensemble che ridefinisce il jazz contemporaneo. Registrato dal vivo a Tokyo nel 2020 e rieditato nel 2026, l’album cattura l’energia grezza di un collettivo in cerca di una voce unica, tra spiritual jazz, modalità e improvvisazione camaleontica.
Le sei composizioni di Fujieda – da Fukushima a Parade – tessono un percorso che oscilla tra concentrazione intimista ed esplosioni creative, mentre l’interplay tra i musicisti raggiunge una completezza formale straordinaria. Un suono che esisteva solo in quel luogo, in quel momento, arricchito dalla performance live del pittore Taiki Kusakabe, che ha tradotto in colore le tensioni sonore in tempo reale.
Il titolo omaggia l’Art Informel, movimento che abbraccia materia, gesto e spontaneità – valori che Fujieda persegue nell’improvvisazione. Non un semplice documento, ma una rinascita: l’album, rimasterizzato e rieditato in un doppio LP, svela i semi di un linguaggio musicale che troverà piena espressione in FUKUSHIMA.
Un’opera che collega passato, presente e futuro, dove il jazz diventa arte pura, emergente e informale.
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Per chi cerca funk autentico e soul raffinato con un tocco cinematico
Karate Boogaloo – “Access All Areas”: il funk essenziale in un capolavoro collettivo
Con Access All Areas, i Karate Boogaloo confermano la loro maestria nel distillare l’essenza del funk e del soul in un album minimalista ma potentissimo. Guidati dal motto “Access”, il quartetto ha scelto solo le composizioni più immediate e orecchiabili, scartando ogni eccesso per un risultato pulito, diretto e universale.
Registrato con la Lovely Recording Technique e il supporto dell’ingegnere Alex Bennet, il disco cattura l’energia grezza di un live in studio, dove ogni nota è un omaggio ai grandi maestri come The Meters e Booker T. & The MG’s. Venti anni di esperienza si condensano in un suono maturo, dove il groove è sovrano e ogni strumento brilla senza sovrastare gli altri.
Un progetto corale a 360 gradi: composizione, produzione, missaggio e artwork sono frutto di un lavoro di squadra, dove la somma delle parti supera l’individualità. Access All Areas è l’eclissi perfetta del Booger System, un album che non ha bisogno di fronzoli per conquistare.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama il ritmo cubano reinventato in chiave avant-garde
Francisco Mela – Carnaval De Oriente
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
09
Francisco Mela: “Carnaval De Oriente”, un viaggio sonoro tra tradizione e sperimentazione
Il nuovo album solista del poliedrico batterista e compositore Francisco Mela, Carnaval De Oriente, è un omaggio vibrante alle radici cubane, arricchito da una libertà espressiva senza confini. Pubblicato da 577 Records, il disco fonde ritmi tradizionali con improvvisazione audace e ricerche sonore innovative, offrendo un’esperienza musicale profonda e coinvolgente.
Con una carriera che spazia dal jazz all’avanguardia, Mela trasforma il folclore in arte contemporanea, mantenendo intatta l’anima festosa del Carnaval. Ogni traccia è un dialogo tra passato e futuro, dove percussioni ipnotiche e arrangiamenti sofisticati creano un paesaggio sonoro unico e indimenticabile.
Disponibile da ottobre, Carnaval De Oriente è l’album perfetto per chi cerca un suono che unisca radici e sperimentazione, confermando ancora una volta il talento visionario di Francisco Mela.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un viaggio sonoro tra jazz, psichedelia e world music.
Goran Kajfeš Subtropic Arkestra — Goran Kajfeš Subtropic Arkestra & Amanda Werne
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
09
Goran Kajfeš Subtropic Arkestra & Amanda Werne: un EP di pura magia
Il trombettista svedese Goran Kajfeš e il suo Subtropic Arkestra tornano con un nuovo EP in vinile 10″ in esclusiva su Bandcamp, questa volta in collaborazione con la cantante Amanda Werne (Slowgold). Tre brani intensi e senza riempitivi, che fondono jazz, psichedelia e sonorità global.
L’EP, secondo capitolo di una trilogia di uscite con diversi vocalisti per We Jazz Records, si apre con “Ur Havet”, un originale dal sapore etiope che evoca i cieli aperti della tarda estate scandinava. Segue una stupefacente interpretazione in svedese del classico brasiliano “Tudo O Que Você Podia Ser” di Lô Borges, mentre il pezzo finale, “Vida Antigua/Vida Elektrika”, unisce un altro brano brasiliano alle esplorazioni elettroniche di Kajfeš, in un mix personale e indimenticabile.
Un lavoro ricco di atmosfere, dove il jazz incontra la world music in un dialogo sonoro avvolgente e sofisticato.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per gli amanti del jazz britannico e delle reinterpretazioni geniali
Stan Tracey’s Spectrum — Tribute to Monk
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
09
Stan Tracey’s Spectrum celebra Monk in un tributo imperdibile
Tribute to Monk di Stan Tracey’s Spectrum è un omaggio vibrante e sofisticato al grande Thelonious Monk, registrato nel 1982 e ora disponibile per la prima volta in formato digitale. Un album che unisce il genio compositivo di Monk alla sensibilità unica del jazz britannico, con una formazione stellare che include Kenny Wheeler, Bobby Wellins, Art Themen e Peter King, affiancati dal trio di Tracey con Roy Babbington e il figlio Clark.
Questa edizione speciale, prodotta in collaborazione tra Jazz In Britain e ReSteamed Records, arricchisce l’ascolto con registrazioni live inedite tratte dai concerti al 100 Club e all’Ealing Jazz Festival, offrendo una prospettiva autentica e coinvolgente. Un documento storico che cattura l’energia e la creatività di un’epoca, dedicato al centenario della nascita di Stan Tracey.
Ideale per chi apprezza il jazz moderno, le atmosfere fusion e le reinterpretazioni audaci, questo tributo è un must per ogni collezione discografica. Un viaggio musicale che onora Monk con stile e profondità.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama il jazz contemporaneo e le collaborazioni d’eccezione
Waltz for Gregory: l’omaggio di William Parker a Gregory Hines
Un capolavoro di William Parker, maestro del free jazz e compositore visionario, che con Waltz for Gregory rende omaggio al leggendario tap dancer Gregory Hines. L’album, pubblicato da AUM Fidelity, si distingue per la sua profondità emotiva e la fusione di generi, dal jazz tradizionale al free jazz più sperimentale.
Andrea Wolper presta la sua voce calda e avvolgente, mentre Melissa Almaguer arricchisce il brano omonimo con la sua arte del tip tap. Bruce Barth al pianoforte, Steve Swell al trombone e Ken Filiano al contrabbasso completano un ensemble di eccezione, guidato dalla produzione attenta e raffinata di Parker.
Tra i momenti più toccanti, spiccano la ballata dedicata a Chantal Akerman, il pezzo per Joseph Jarman e “Ukraine”, un inno commovente ai bambini vittime di guerra. Un lavoro che unisce tecnica, emozione e impegno sociale, confermando Parker come uno dei grandi innovatori della scena jazz contemporanea.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama il jazz newyorkese e la profondità del piano
The Long Game: l’omaggio di Tyler Henderson ai giganti del jazz
Tyler Henderson rende omaggio ai pilastri del jazz newyorkese con The Long Game, un album che celebra la dedizione, la pazienza e l’eccellenza silenziosa dei grandi sidemen. Pianisti come Wynton Kelly, Cedar Walton o Kenny Barron hanno forgiato il suono di New York con decenni di impegno, diventando il tessuto connettivo di una scena musicale senza tempo.
Henderson, con questo lavoro, non si pone tra i giganti, ma ne onora l’eredità. L’album è un viaggio nel “gioco lungo”: la ricerca della perfezione senza clamore, l’arte di migliorare la musica senza cercare la ribalta. Ogni nota racchiude la consapevolezza che la grandezza si costruisce con costanza, lontano dai riflettori.
Un disco per chi apprezza il jazz autentico, maturo e ricco di sfumature, dove la tecnica si sposa con una profondità umana rara. The Long Game è un invito a riflettere su come la vera eccellenza nasca dalla dedizione quotidiana, non da un singolo momento di gloria. Un omaggio sincero a chi ha reso il jazz newyorkese un faro mondiale.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama il jazz intimo e le storie personali trasformate in musica
Vanisha Gould — What An Interesting Girl
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
09
What An Interesting Girl: il jazz di Vanisha Gould tra ossessioni e ispirazioni
What An Interesting Girl di Vanisha Gould è un album che si svela come un diario musicale, dove ogni traccia è una pagina di vita. Tra gin, gatti randagi e sguardi rubati, la cantante newyorkese intreccia jazz sofisticato e narrazioni personali, regalando un ascolto intimo e raffinato.
L’album non è un concept premeditato, ma una raccolta di momenti, ossessioni e emozioni che hanno trovato forma nelle note. Dalle improvvisazioni nate su un palcoscenico alle riflessioni su Billie Holiday e Mary Lou Williams, ogni brano è una storia viva, maturata tra esibizioni dal vivo e registrazioni in studio.
Tra ironia e malinconia, Gould esplora temi universali: l’attesa, la tentazione, la libertà. La sua voce, calda e espressiva, si muove con agilità tra swing, ballate e atmosfere sognanti, mentre i testi rivelano una scrittura matura e ricca di sfumature.
Un disco che non vuole essere una dichiarazione, ma un’osservazione: quella di un’artista che trasforma il quotidiano in arte, con eleganza e autenticità. What An Interesting Girl è jazz contemporaneo al suo meglio, per chi cerca storie vere e suoni senza tempo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz moderno e contaminato da rock e americana
Organisme: il nuovo capitolo jazz di Antonio Dayyani
Organisme, terzo album del sassofonista e compositore danese Antonio Dayyani, è un viaggio sonoro tra modern jazz, rock e americana, arricchito da improvvisazioni aperte e una maturità artistica sempre più definita. Uscita prevista il 9 ottobre per April Records, etichetta di riferimento per il jazz innovativo in Danimarca, l’album raccoglie registrazioni da tre sessioni diverse, catturando l’evoluzione live della band dopo un anno di tour intensi in Europa.
Nonostante la giovane età, Dayyani si conferma uno dei talenti più promettenti della scena danese, guidando un sestetto che fa della collaborazione il suo punto di forza. Tra scritture ensemble energiche, ballate intime e improvvisazioni espansive, ogni brano contribuisce a un discorso musicale coerente e avvolgente.
Un lavoro che unisce tecnica e emozione, perfetto per chi cerca un jazz contemporaneo, vitale e senza confini.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz contemporaneo ricco di groove e fusion
Finding Home: Finn Carter e Kaidi Akinnibi in un viaggio sonoro avvolgente
Finding Home di Finn Carter è un album che unisce jazz, fusion e groove in un connubio raffinato e coinvolgente. Con la partecipazione del sassofonista Kaidi Akinnibi e di un quartetto di talento, il disco si distingue per arrangiamenti stratificati e un sound caldo e avvolgente.
Registrato presso il Temple Music Studio, l’album vanta una produzione curata da Finn Carter stesso, con il supporto di Ru Lemer all’ingegnerizzazione e Tyler McDiarmid al mastering. La sezione ritmica, guidata da Joe MacLaren al contrabbasso e Blake Cascoe alla batteria, crea una base solida e dinamica, mentre le incursioni della tromba di Christos Stylianides aggiungono profondità e colore.
Finding Home è un lavoro che esplora il dialogo tra tradizione e innovazione, con un occhio di riguardo per la melodia e l’improvvisazione. Ideale per gli amanti del jazz moderno e delle sonorità fusion, questo album si conferma come una delle proposte più interessanti della scena contemporanea.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama il folk-pop raffinato e le atmosfere avvolgenti
Mark Murphy: “By Your Side”, un capolavoro di storytelling sonoro
By Your Side segna il ritorno di Mark Murphy, acclamato cantautore definito da Downbeat un “maestro di mood e atmosfera”. Questo album, interamente scritto da Murphy, è una perla folk-pop che unisce la profondità dei grandi cantautori degli anni ’70-’80 a una produzione cristallina degna dei migliori dischi degli ultimi vent’anni, come Raising Sand di Robert Plant & Alison Krauss o Morning Phase di Beck.
Prodotto insieme al Grammy Award Winner Aaron Nevezie, il disco si distingue per arrangiamenti ricchi e dinamiche avvolgenti, ideali per gli audiofili più esigenti. Ad accompagnare Murphy, una line-up di eccezione: Jeff Ballard (Brad Mehldau Trio), Dan Rieser (Norah Jones), Frank LoCrasto (Dawes) e la promettente vocalist Alexa Barchini. Le stringhe eteree in tre brani, curate da Christopher White (direttore musicale di Van Morrison), aggiungono un tocco magico.
By Your Side è un viaggio emozionale tra narrazione e suoni, dove ogni traccia invita a ripartire da capo. Un album da ascoltare, riascoltare e ammirare.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un viaggio sonoro tra elettronica, jazz e sperimentazione
Jeremiah Chiu – Edge Conditions: un capolavoro di stratificazioni sonore
Edge Conditions è il nuovo album del poliedrico artista Jeremiah Chiu, un lavoro che fonde elettronica, jazz e improvvisazione in un mosaico sonoro ricco e coeso. Dopo collaborazioni con Marta Sofia Honer e il quintetto SML, Chiu si cimenta in un progetto solistico denso di texture stratificate, richiamando echi di Arthur Russell, Boards of Canada e Aphex Twin. Un album che oscilla tra caos e melodia, dove ogni traccia è un’esplorazione di confini sonori, come suggerisce il titolo: edge conditions, ovvero le zone di transizione tra sistemi diversi.
Dai ritmi techno-jazz di A.M. Fuses alle atmosfere sognanti di In Visibility, fino alla drammatica tensione di Sentimental Object, Chiu dimostra una padronanza compositiva fuori dal comune. Field recordings, collaborazioni live e sintesi analogiche si intrecciano in un flusso organico, dove ogni elemento trova il suo spazio. Plastic Mind / Elastic Machines chiude il cerchio con un omaggio alle radici di Chicago, unendo ritmi ipnotici e melodie eteree.
Edge Conditions non è solo un album: è una dichiarazione artistica, la prova che Chiu è una delle voci più innovative della musica contemporanea. Per chi ama l’elettronica intelligente e il jazz sperimentale, questo lavoro è una tappa obbligata.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama il jazz audace e la sfida artistica senza confini
Miles Okazaki: “Work”, l’omaggio monumentale a Thelonious Monk
Il chitarrista Miles Okazaki porta l’eredità di Thelonious Monk a nuove vette con Work, un album in sei dischi che raccoglie l’intero songbook del genio del jazz. Un’impresa titanica, realizzata nel 2017 in occasione del centenario di Monk, che ha valso a Okazaki il primo posto come “rising star chitarrista” nel DownBeat Critic’s Poll. Acclamato dalla critica come una “dichiarazione monumentale di devozione” (New York Times) e paragonato a una scalata in solitaria di El Capitan (WBGO), Work è un viaggio attraverso la complessità e la bellezza delle composizioni monkiane, reinterpretate con originalità e virtuosismo.
Ora, il progetto si arricchisce con The Monkathon, un documentario in quattro parti che cattura l’esecuzione integrale delle 66 composizioni di Monk in una serata, a memoria e in solo. Il film, in uscita il 10 ottobre 2026 in occasione del 109° compleanno di Monk, sarà disponibile gratuitamente su Monkathon.com, insieme a contenuti esclusivi come il dietro le quinte e i taccuini di studio di Okazaki. Un’occasione unica per immergersi nell’universo di uno dei più grandi innovatori del jazz, attraverso lo sguardo di un artista che ne ha fatto una missione.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
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Ottobre 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 12 al 18 ottobre
Per chi cerca un jazz contemporaneo audace e stratificato
Cory Weeds — Hip To Be Square – Plays Huey Lewis & The News (Boop Bop Bing Bash!)
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
12
Cory Weeds rivisita Huey Lewis & The News in chiave hard bop
Dopo oltre vent’anni come sideman di spicco, Andrew Toombs si afferma finalmente come leader con Alloy. Fusione di jazz, soul e hip-hop, il progetto vanta collaborazioni di alto livello: Makaya McCraven alle percussioni, Junius Paul al basso, i trombettisti Marquis Hill e Maurice Brown, e la voce poetica di J. Ivy.
Alloy non è un semplice esordio, ma una dichiarazione artistica: la maturità di un musicista che trova la sua voce. Improvvisazione raffinata e groove avvolgente si intrecciano in un sound che omaggia la tradizione senza rinunciare all’innovazione. Un lavoro essenziale per gli amanti del jazz d’avanguardia e della musica improvvisata.
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Per chi cerca un jazz maturo, frutto di una ricerca musicale decennale e di un dialogo profondo tra musicisti.
human: l’album che celebra l’imperfezione e l’umanità
In un’epoca di consumi culturali rapidi e superficiali, lo Shannon Barnett Quartet si distingue con human, un lavoro che nasce da 11 anni di affiatamento e sperimentazione. L’album, unisce sette composizioni originali di Barnett a due arrangiamenti di brani di Ellington/Strayhorn e Albert Mangelsdorff, omaggio ai suoi ispiratori. Il titolo e il brano omonimo traggono ispirazione da un incontro casuale alla stazione di Berlino, dove una domanda su un accordo preferito ha scatenato una riflessione profonda sull’umanità e sulla bellezza delle imperfezioni.
La scelta di non editare i presunti “errori” e di includere autoritratti dei musicisti sottolinea l’intenzione di celebrare la genuinità. Un album che, tra dialoghi strumentali e arrangiamenti raffinati, invita all’ascolto attento di un jazz autentico e ricco di sfumature.
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Per chi ama il jazz organistico e le reinterpretazioni audaci
Alloy: il debutto di un maestro del jazz moderno
Un progetto nato quasi per caso, tra un viaggio in auto e un CD bloccato nello stereo: così è nato Hip To Be Square – Plays Huey Lewis & The News, l’album in cui il sassofonista Cory Weeds e il pianista Chris Hazelton trasformano i successi pop degli anni ’80 in un omaggio vibrante al jazz organistico. L’idea, maturata tra Kansas City e Portland, si è concretizzata in un tour di 13 giorni e 12 concerti, dove le arrangiamenti di Hazelton hanno dato nuova vita a classici come Sports.
L’album, pubblicato da Cellar Music, fonde il groove contagioso di Huey Lewis con l’energia del hard bop, arricchito da tocchi di organ jazz. Nonostante le restrizioni imposte dai finanziamenti (che escludono la pop contemporanea), Weeds e la sua band hanno aggirato l’ostacolo inserendo brani originali e omaggi a altri grandi del genere, dimostrando che anche la musica degli anni ’80 può trovare spazio nel jazz più autentico.
Come ha scherzato lo stesso Weeds: “È bello vedere che quella che sembrava l’idea più stupida della mia vita si è trasformata in un successo totale”. Un disco divertente, sofisticato e sorprendentemente fresco, che dimostra come il jazz sappia reinventare anche i suoni più inaspettati.
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Per chi ama il jazz caldo e le melodie indimenticabili
David Champagne — Come Before Winter
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
16
Come Before Winter: David Champagne tra emozione e virtuosismo
Come Before Winter segna l’esordio discografico del trombettista jazz David Champagne, un artista che unisce fuego soul a un suono avvolgente e brillante. Le sue composizioni, ricche di melodie memorabili e stili invitanti, prendono vita grazie al Champagne Jazz Quintet (CJQ), un ensemble di talento che vanta una chimica musicale rara. Al suo fianco, musicisti di calibro come il pianista Scott Giddens, il sassofonista Todd DelGiudice e il trombonista Michael Dease, che arricchiscono il progetto con la loro maestria.
Registrato tra le pareti del Studio at NFS Ranch in Florida e mixato dal leggendario Dave Darlington, l’album è prodotto da Ulysses Owens Jr., garante di un sound raffinato e coinvolgente. “Come Before Winter” trae ispirazione da un passo biblico, simbolo di amicizia, fiducia e urgenza: un invito a vivere il presente senza indugi, proprio come la musica di Champagne cattura l’ascoltatore senza filtri.
Un lavoro che celebra la tradizione jazz con freschezza e profondità, pensato per emozionare, far riflettere e ricordare perché il jazz continua a far vibrare le corde dell’anima.
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Per chi ama l’improvvisazione narrativa tra sax e synth
Jonah Parzen-Johnson & Lau Nau — Live in Italy
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
16
Jonah Parzen-Johnson & Lau Nau: “Live in Italy”
Un viaggio sonoro tra memoria e improvvisazione: Jonah Parzen-Johnson e Lau Nau portano in vita A Few We Remember in una doppia uscita per We Jazz Records, che unisce l’album in studio al live registrato a Bolzano nel 2026. Baritono sax, synth modulare e piccoli strumenti si intrecciano in un dialogo intimo e audace, dove ogni nota diventa una storia da raccontare.
L’incontro tra i due artisti, segnato da valigie gemelle e l’energia di un primo giorno di scuola, si trasforma in otto personaggi sonori evocati ogni sera sul palco. La versione live amplifica la magia dell’album: pazienza e abbandono si fondono in una libertà che solo il palcoscenico sa offrire. Live in Italy non è solo un documento, ma la trasformazione di un ricordo in una narrazione viva, capace di emozionare oltre il tempo.
Disponibile in doppio CD e digitale, questa uscita è un invito a lasciarsi trascinare dalle sensazioni più che dalle parole, in un’esperienza dove la musica diventa il linguaggio universale delle emozioni.
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Per chi cerca il lirismo del jazz classico e la magia di un incontro generazionale imperdibile.
Steve Davis — Steve Davis Meets Hank Jones, Volume 2
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
16
Steve Davis Meets Hank Jones, Volume 2: un dialogo swing senza tempo
Registrato nel giugno del 2008, a un passo dal novantesimo compleanno del leggendario pianista Hank Jones, questo album rappresenta un documento storico di straordinaria bellezza. Dopo il successo del primo volume, acclamato dalla critica internazionale per la sua intensità, Steve Davis Meets Hank Jones, Volume 2 (pubblicato da Smoke Sessions Records) cambia registro e si sviluppa su tonalità più celebrative, vibranti e uptempo.
Insieme al formidabile contrabbassista Peter Washington, il trombonista Steve Davis e Hank Jones danno vita a una sessione intima ma energica, capace di ridefinire l’essenza stessa dello swing. Per Davis, questa registrazione rimane una delle esperienze più preziose della sua intera carriera, un momento di pura grazia in cui la maestria tecnica si fonde con un’intesa empatica immediata.
Lontano dalle atmosfere prettamente sognanti del capitolo precedente, questo secondo volume celebra la gioia della condivisione musicale attraverso un interplay dinamico e brillante. Un’opera imperdibile per gli amanti del jazz acustico, capace di unire la freschezza esecutiva alla monumentale eredità di uno dei più grandi pianisti della storia del jazz.
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Per chi cerca la grandezza immortale del jazz e il calore vibrante dell’organo Hammond.
Joey DeFrancesco — Live at Keystone Korner
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
16
L’ultimo capolavoro di Joey DeFrancesco: la leggenda risuona al Keystone Korner
Live at Keystone Korner, pubblicato da Mack Avenue, non è semplicemente un album dal vivo, ma il testamento spirituale e artistico di Joey DeFrancesco. Registrato solo poche settimane prima della sua prematura scomparsa nel 2022, questo lavoro rappresenta l’ultima testimonianza nota del leggendario polistrumentista come bandleader, catturandolo all’apice della sua incessante evoluzione creativa.
DeFrancesco, colui che ha letteralmente resuscitato la presenza dell’organo nel jazz moderno, offre qui una performance magistrale supportato dalla straordinaria sezione ritmica, tra cui spicca Anwar Marshall. L’album mette in luce non solo il suo virtuosismo monumentale all’Hammond, ma anche il suo eccezionale talento alla tromba, al sassofono tenore e in una rara, toccante veste di cantante.
Ogni nota di questo live vibra di una passione e di una potenza espressiva uniche, ridefinendo i confini del genere. Live at Keystone Korner è un ascolto imprescindibile, la prova definitiva di come l’influenza di Joey DeFrancesco continuerà a ispirare generazioni di musicisti, risuonando ben oltre il nostro tempo. Un capitolo finale straordinario che celebra un gigante della musica improvvisata.
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Per chi cerca un rifugio sonoro intimo, meditativo e di profonda bellezza acustica.
Il canto profondo dei contrabbassi di Devra Hoff
Con Baile as Baile, pubblicato dalla prestigiosa etichetta AUM Fidelity, la contrabbassista e compositrice Devra Hoff firma un’opera luminosa e di straordinario lirismo. Attraverso stratificazioni di contrabbassi acustici, arricchiti in alcuni brani dall’autoharp preparato di Tara Jane O’Neil e dall’harmonium di Julia Holter, l’album si rivela come un cammino interiore alla ricerca di un senso di appartenenza.
Il disco unisce composizioni originali e rielaborazioni di brani tradizionali, ponendosi come ideale seguito spirituale del celebrato Voices From the Empty Moor del 2021. In un’epoca di costante rumore e turbolenza, la musica di Hoff offre uno spazio di guarigione e centratura, dove lo strumento ad arco si fa voce cantante, calda e ricca di saggezza vissuta.
Come suggerisce il titolo stesso – che evoca l’idea di una “casa lontano da casa” – Baile as Baile è un invito a costruire un porto sicuro dentro se stessi. Un gioiello strumentale prezioso, perfetto per un ascolto solitario e contemplativo, capace di far fiorire il silenzio in pura poesia sonora.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca groove cinematico e contaminazioni strumentali d’avanguardia.
La maturità sonora di Omasta: un viaggio cinematico che “Hits Different”
A un solo anno dal folgorante debutto, i polacchi Omasta tornano con Hits Different, un secondo album che consolida la band di Cracovia come una delle realtà più originali della scena jazz europea. Edito dalla prestigiosa etichetta Astigmatic Records, il disco espande gli orizzonti del gruppo, spingendo l’ascoltatore in un territorio più maturo e consapevole.
Se il primo lavoro era un racconto intimo e personale, Hits Different adotta una prospettiva narrativa e cinematografica. Le composizioni si muovono fluide tra l’estetica fumosa dei beat di Detroit e Los Angeles, l’hip-hop strumentale e la fusion anni ’70, arricchendosi di un uso più audace dell’elettronica e della gestione dello spazio.
Frutto di oltre cento concerti e di un’intensa vita on the road condivisa in tutta Europa, l’album riflette la straordinaria coesione artistica dei musicisti. Pur mantenendo l’improvvisazione come elemento cardine, i brani seguono una struttura definita, evocando uno spettro emotivo che spazia dall’eccitazione all’inquietudine, fino a un finale teso e privo di lieto fine.
Disponibile dal 16 ottobre 2026 in formato digitale, CD e vinile, Hits Different è un’esperienza d’ascolto intensa, dove il jazz incontra il beatmaking in un perfetto equilibrio tra scrittura e libertà espressiva.
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Per chi cerca un groove elettrico, destrutturato e stratificato.
L’anarchia controllata di Bright Dog Red in “Luck Would Have It”
Con Luck Would Have It, pubblicato sotto l’egida della prestigiosa etichetta Ropeadope, il collettivo Bright Dog Red firma un’opera che sfida le barriere di genere, posizionandosi all’intersezione tra jazz d’avanguardia, hip hop, elettronica e libera improvvisazione.
La band americana dà vita a un flusso sonoro imprevedibile, dove la spontaneità della free improvisation si fonde con la precisione metodica del beatmaking. Le trame elettroniche e le metriche hip hop agiscono da collante per una sezione ritmica dinamica, su cui si innestano assoli taglienti e digressioni rumoristiche. Non si tratta di una semplice fusione stilistica, ma di una vera e propria collisione creativa: ogni traccia si sviluppa come un organismo vivente, capace di mutare direzione quando meno ce lo si aspetta.
Grazie a una produzione che valorizza la tridimensionalità del suono, l’album cattura l’energia catartica delle loro celebri performance dal vivo. Luck Would Have It è un ascolto stimolante e magnetico, ideale per chi desidera esplorare i territori più audaci e contaminati della musica strumentale contemporanea. Un disco che non si limita a unire mondi diversi, ma ne fonda uno completamente nuovo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz fusion evocativo, guidato da calde sonorità nordiche.
Jukka Haavisto Löyly Syndicate — Juniper Path
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
16
L’abbraccio sonoro di Juniper Path
Juniper Path è il nuovo affascinante capitolo discografico firmato da Jukka Haavisto – Löyly Syndicate, un’opera in cui la narrazione improvvisativa e temi melodici di forte impatto si fondono in un abbraccio indissolubile. Il concept dell’album affonda le sue radici nell’immaginario finlandese, evocato da due elementi simbolo come il ginepro (juniper) e il calore del vapore della sauna (löyly). Questo legame intimo con la terra d’origine si riflette anche nella splendida copertina, nata da un dipinto realizzato dalla madre di Haavisto.
Dal punto di vista musicale, il disco si sviluppa come un viaggio sensoriale tra memorie e suggestioni naturalistiche. Il virtuosismo del basso fretless e della chitarra jazz si muove sinergicamente tra ritmi intensi ed energia fusion, alternati a momenti di puro lirismo nordeuropeo. Le texture sonore, ampie e dal respiro quasi cinematografico, regalano all’ascoltatore un’esperienza d’ascolto profonda e stratificata, ideale per gli amanti del jazz moderno che cercano calore, tecnica e una forte carica emotiva. Un’opera che trasforma la natura in pura poesia strumentale.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca jazz contemporaneo che unisca intensità emotiva e sperimentazione sonora.
Growth in Stasis – Stephen Byth (Earshift Music)
Growth in Stasis è il secondo album da leader di Stephen Byth, un saxofonista e compositore che si fa strada nella scena jazz di New York con una voce unica e ricca di contrasti. L’opera esplora le tensioni della vita moderna: dolore che si trasforma in crescita, stabilità che coesiste con il rischio, e la dualità del blues tra malinconia e speranza.
Il concept nasce da una domanda rivolta a Wayne Shorter: “Come trasformi il veleno in medicina con la musica?” La risposta – “Il veleno è la medicina” – si traduce in composizioni dove la frizione e l’incertezza diventano la linfa creativa.
Con una formazione di musicisti d’élite della New York creative‑music scene, l’album fonde jazz, colonne sonore, classica contemporanea ed elettronica, creando orchestrazioni colorate e spazi aperti all’improvvisazione. Le tracce bilanciano lirismo e intensità, offrendo momenti di pura contemplazione alternati a esplosioni ritmiche.
Critici come Walter Smith III e Andrea Keller lodano la capacità di Byth di catturare l’attenzione e la sublime scrittura dei suoi arrangiamenti. Growth in Stasis è più di un disco: è un invito a vivere le contraddizioni, a trovare presenza nel caos e a lasciarsi guidare dalla tensione creativa.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca groove elettrico e stratificato.
Viaggio cosmico tra jazz, psichedelia e dub
Humboldt è il terzo album di Yôkaï. Con otto tracce originali, l’ensemble belga intreccia jazz contemporaneo, psichedelia, dub e rock sperimentale, creando paesaggi sonori che ricordano le atmosfere cinematografiche di Jon Hassell e la ricca texture di Tortoise. Il risultato è una esperienza vibrante e ipnotica, dove groove elettrici si fondono con ritmi avvolgenti, trasportando l’ascoltatore in un percorso interstellare di suoni.
Registrato da Ted Clark al Free House di Bruxelles, il disco è mixato da Pieterjan Coppejans e Yokais al Robot Studio di Gent e masterizzato da Matt Colton al Metropolis Studios di Londra, garantendo una qualità audio impeccabile. L’artwork, curato da Ismaël Bennani e Orfée Grandhomme, completa il concept visivo di un progetto che si colloca tra le proposte più innovative del jazz contemporaneo.
Scopri “Humboldt” e lasciati avvolgere da groove cosmici, ritmi ipnotici e atmosfere sperimentali.
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Ottobre 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 19 al 25 ottobre
Per gli appassionati di jazz d’avanguardia e di esperienze audio immersive.
Jane Ira Bloom — Light from a Person
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
22
Luce sonora in trio: un viaggio in surround
Jane Ira Bloom restituisce, con Light from a Person, un album che unisce la maestria del sax soprano al vibrafono di David Friedman e al basso profondo di Ken Filiano. Le dieci composizioni originali, pensate per il suono surround, offrono una luce musicale che si espande dal piccolo al vasto, passando da brani frenetici come “Bright Bars” a ballate liriche come “True City”. La produzione, a cura del leggendario ingegnere Jim Anderson e della tonmeister Ulrike Schwarz, garantisce una qualità audio ad alta definizione che valorizza ogni sfumatura di dinamica e silenzio. Con un equilibrio perfetto tra energia ritmica e spazio melodico, il trio crea un dialogo vibrante che ricorda i primi lavori di Bloom degli anni ’80, ma con una freschezza contemporanea. Disponibile in stereo e in formato immersivo (OTL147i), è l’ideale per chi cerca una esperienza di ascolto profonda senza compromessi.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un dialogo jazz di profonda connessione e audacia creativa
Caleb Wheeler Curtis & Jason Moran – Incantation
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
23
Incantation: il duo magico tra Caleb Wheeler Curtis e Jason Moran
Incantation, è un album che cattura l’essenza del jazz come arte viva e dialogica. Il multi-strumentista Caleb Wheeler Curtis e il pianista Jason Moran, due voci distintive della scena contemporanea, esplorano composizioni originali, improvvisazioni libere e omaggi ai giganti del passato.
Un incontro di menti geniali, dove ogni nota diventa un ponte tra tradizione e innovazione. Curtis, con il suo suono intricato e visionario, e Moran, imprevedibile e armonicamente audace, danno vita a un progetto che celebra la storia del jazz mentre ne ridefinisce i confini. Tra i brani spiccano That Which Cannot Be Replaced, Gangsterism on a River e le improvvisazioni One Hundred Years e Archaeology, quest’ultima con Curtis alla tromba, a testimonianza della sua coraggiosa sperimentazione.
Un album che è anche un omaggio: ai maestri come Monk, Dolphy ed Ellington, ma anche ai collaboratori e alle comunità che hanno reso possibile questa musica. Incantation non è solo un disco, ma un rituale sonoro, un invito a ascoltare il jazz come un linguaggio universale e senza tempo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca groove vintage e atmosfere jazz-funk raffinate
Surprise Chef: il soul strumentale di “Frogs In A Pond”
I Surprise Chef, collettivo di Melbourne, portano avanti una ricerca sonora che unisce il funk degli anni ’70 al jazz più evocativo. Con un approccio DIY e una profonda conoscenza della tradizione soul, il gruppo si distingue per composizioni strumentali ricche di sfumature, omaggiando figure come David Axelrod e Isaac Hayes.
“Frogs In A Pond”, pubblicato per Concord Jazz, è un album che respira nostalgia e innovazione, con arrangiamenti curati e un sound che ricorda le etichette cult come Daptone e Truth & Soul. Cinematici e ipnotici, i Surprise Chef confermano il loro ruolo di punta nel panorama jazz-funk contemporaneo, offrendo un’esperienza uditiva avvolgente e sofisticata.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca il soul jazz contemporaneo e la fusione di leggende hip hop
Adrian Younge, Ali Shaheed Muhammad — The Midnight Hour: Lost Tapes JID028
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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The Midnight Hour: Lost Tapes JID028 – L’incontro tra geni musicali
Ali Shaheed Muhammad, pioniere degli A Tribe Called Quest, e Adrian Younge, compositore e polistrumentista visionario, danno vita a un progetto che ridefinisce il suono moderno. The Midnight Hour è l’album che unisce l’eredità del jazz classico, il groove del soul e la profondità dell’hip hop, registrato dal vivo con un’orchestra e una sezione ritmica in puro stile analogico.
Nato nel 2018 con il debutto omonimo, accolto con entusiasmo dalla critica, il duo aveva già pronto un secondo capitolo. Ma il destino aveva altri piani: l’ascesa di Jazz Is Dead ha temporaneamente accantonato queste sessioni, ora finalmente portate alla luce. Lost Tapes JID028 chiude il cerchio, offrendo un viaggio sonoro intenso, stratificato e senza tempo.
Un album per chi apprezza la musica come arte pura, dove ogni nota racconta una storia.
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Per chi ama il jazz contemporaneo e gli omaggi audaci alla tradizione classica
James Brandon Lewis / Red Lily — Calling Antonín
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Calling Antonín: James Brandon Lewis e Red Lily reinventano Dvořák
Calling Antonín è l’omaggio visionario di James Brandon Lewis al genio di Antonín Dvořák, un ponte audace tra il jazz moderno e la musica classica. Con il suo ensemble Red Lily – formato da Kirk Knuffke (cornetta), Melanie Dyer (viola), Tomeka Reid (violoncello), Joshua Abrams (contrabasso) e Chad Taylor (batteria) – Lewis trasforma le ispirazioni del compositore ceco in un viaggio sonoro ricco di melodie avvolgenti, ritmi galvanici e improvvisazioni celestiali.
L’album, terzo capitolo della serie Red Lily dopo i premiati Jesup Wagon e For Mahalia, With Love, ridefinisce i confini del jazz con una fusione di textures cameristiche e l’energia espressiva del jazz contemporaneo. Ogni brano, che sia una variazione su temi di Dvořák o una composizione originale, respira vita nuova grazie all’equilibrio perfetto tra struttura e libertà creativa.
Calling Antonín non è solo un tributo, ma una dichiarazione di intenti: il suono della brillantezza, come lo definisce lo stesso Lewis. Un lavoro che conferma ancora una volta perché il sassofonista sia tra i più innovativi della scena odierna.
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Per chi cerca groove elettrico e contemporaneo, tra lirismo e trasformazione.
Olga Amelchenko — Touching the Invisible
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Olga Amelchenko: la forza invisibile del nuovo jazz europeo
La sassofonista e compositrice Olga Amelchenko si sta imponendo come una delle voci più originali del jazz europeo contemporaneo. Di base a Parigi e già candidata come Révélation ai prestigiosi Victoires du Jazz, l’artista lancia il suo nuovo album, Touching the Invisible, pubblicato per l’etichetta Edition Records.
Scritto e registrato durante la gravidanza, il disco non racconta questa esperienza in modo letterale, ma la trasforma in un’esplorazione universale di speranza, incertezza e cambiamento. Rispetto ai lavori precedenti, l’album si distingue per un groove più marcato, atmosfere luminose e un forte senso di ottimismo.
Amelchenko riesce a bilanciare la sua innata sensibilità melodica con tessiture elettriche ed energie ritmiche vibranti, dando vita a un sound che guarda al futuro con gioia e movimento. Touching the Invisible è un viaggio sonoro affascinante, perfetto per chi vuole scoprire come la vulnerabilità possa tradursi in una straordinaria forza creativa.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un mix di jazz sperimentale, elettronica sofisticata e improvvisazione dal cuore umano.
Sinestesia di sax e circuiti: un viaggio improvvisato
Animative, l’ultimo album di Josh Johnson (International Anthem/Nonesuch), ridefinisce i confini tra jazz tradizionale e musica elettronica d’avanguardia. Il sax alto, filtrato attraverso armonizzatori, sampler e drum machine, diventa sia melodia che percussione, creando una trama sonora che cambia forma ad ogni ascolto. Tracce come “Idiophone” trasformano lo strumento in un vero e proprio “idiophone”, mentre “Aughts Hymnal” lo fa vibrare come un organo mistico.
Il progetto riunisce collaboratori di spicco – Ben Lumsdaine, Macie Stewart, Marquis Hill e la bassista Meshell Ndegeocello – per una sezione ritmica che oscilla tra groove contagioso e atmosfere quasi sacre, come in “High Step”. La produzione, curata insieme a Paul Bryan, sfrutta loop complessi e effetti digitali senza mai sacrificare l’emozione: “vogliamo che la musica suoni più umana”.
I riferimenti a Wayne Shorter, Eddie Harris e Mal Waldron si percepiscono nella ricerca di un “sentire più che un virtuosismo”, mentre le influenze di Calvino e della filosofia africana alimentano una narrazione sonora onirica. Animative è una dichiarazione d’intenti per chi desidera ascoltare il jazz che si proietta nel futuro, mantenendo viva la sua anima più intima.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un dialogo intimo tra piano jazz e sperimentazione
Sonelius Smith and Adam Kahan — We’ll Let You Know When We Find Out
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
23
Un viaggio sonoro tra memoria e scoperta
L’album We’ll Let You Know When We Find Out è la testimonianza tangibile di un legame nato nel 2012, quando Adam Kahan girava il documentario su Rahsaan Roland Kirk. Da quel breve incontro è fiorita una collaborazione che supera generazioni, unendo l’esperienza di Sonelius Smith, 83 anni, al sensibile tocco contemporaneo di Kahan.
La musica è un’alchimia di piano jazz e improvvisazione libera, radicata a New York ma con un’anima globale. Ogni traccia vibra di energia: a volte potente, altre volte confusa, ma sempre capace di provocare lacrime o meraviglia. I due pianisti si scambiano risposte che non chiudono, ma aprono nuovi spazi d’ascolto, creando momenti “arrestanti” che restano impressi nella memoria.
Perfetto per gli appassionati di piano music, avanguardia jazzistica e storie di amicizia musicale, questo disco invita l’ascoltatore a partecipare a una ricerca continua del nuovo, dove ogni nota è un invito all’esplorazione dell’ignoto.
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Ottobre 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 26 al 31 ottobre
Per chi cerca un viaggio sonoro tra improvvisazione e ascolto profondo
Lines in the Sky: l’improvvisazione come dialogo puro
Lines in the Sky di Gon Muruaga, Liudas Mockūnas e Teemu Mustonen è un album che cattura l’essenza dell’improvvisazione collettiva, dove ogni nota nasce dall’ascolto reciproco. Registrato dal vivo, il disco documenta l’incontro tra il sassofono lituano di Mockūnas, la chitarra elettrica argentina di Muruaga e la percussione finlandese di Mustonen, un trio che disegna paesaggi sonori tra lirismo e astrazione.
La musica si sviluppa senza schemi predefiniti, con frammenti melodici che emergono e si dissolvono, ritmi fluidi e silenzi carichi di significato. Ogni brano è una conversazione in tempo reale, dove la fiducia e l’intuizione guidano la creazione. Tra i sette pezzi, “Echoes from the Recent Past – Ballad” omaggia l’essenza emotiva di Ornette Coleman, senza replicarne la forma ma assorbendone lo spirito.
Pubblicato da 577 Records, Lines in the Sky è un invito a esplorare l’incertezza come forza creativa, dove il suono ridefinisce costantemente i propri confini. Un album per chi ama la musica come esperienza viva e in evoluzione. Disponibile dal 30 ottobre 2026 in vinile (200 copie), CD (100 copie) e digitale.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un omaggio jazz audace e visionario alla tradizione di Yusef Lateef
Jason Robinson’s Janus Orchestra – Blue Salience: For Yusef Lateef
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Blue Salience: For Yusef Lateef – L’omaggio di Jason Robinson in grande orchestra
Blue Salience: For Yusef Lateef è un doppio album monumentale in cui il compositore e sassofonista Jason Robinson rende omaggio al genio poliedrico di Yusef Lateef con la sua Janus Orchestra, un ensemble di 17 elementi. L’opera esplora orizzonti sonori vasti e inediti, senza limitarsi a reinterpretare il passato, ma spingendosi oltre, ispirata dalla curiosità senza confini di Lateef.
Robinson, sassofonista e flautista di fama internazionale, unisce intelletto e passione, tradizione e avanguardia, in un progetto che fonde arrangiamenti raffinati con una vitalità contemporanea. Le composizioni oscillano tra architetture complesse e groove viscerali, passaggi pastorali e astrattismi corrosivi, arricchiti da testualità subliminali tratte dagli scritti di Lateef.
Un album per chi ama il jazz che sa osare, dove ogni nota è un tributo all’eredità di un maestro e al tempo stesso una ricerca di nuove possibilità espressive.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama il folk nordico e il jazz contemporaneo
TINGO: “Medvind Modvind”, l’incontro tra tradizione e improvvisazione
Il quartetto danese TINGO torna con Medvind Modvind, un album che unisce composizioni originali e melodie folk scandinave rivisitate, intrecciando tromba, sassofono, contrabbasso e batteria. Un suono aperto e aereo, dove le melodie e i ritmi si intrecciano in un dialogo costante tra tradizione nordica, jazz moderno e improvvisazione collettiva.
Formato nel 2019 dall’incontro casuale tra il trombettista Tim Ewé e la sassofonista Cecilie Strange su un treno tra Odense e Copenaghen, il gruppo – completato da Per Rask (batteria) e Benjamin Gower-Poole (contrabbasso) – ha affinato il suo stile unico agli studi dell’Accademia Nazionale Danese di Musica. Il titolo dell’album, “Headwind Tailwind”, simboleggia le forze contrastanti della vita, riflesso in una musica che oscilla tra arrangiamenti densi e delicate tracciature sonore.
Registrato nello studio Folkhemmet Unnaryd, immerso nelle foreste svedesi di Småland, l’album è nato in un contesto di connessione naturale e creativa, tra passeggiate nel bosco e nuotate nel lago. La title track è stata catturata dal vivo durante un concerto con pubblico, aggiungendo un’energia autentica al progetto.
Dopo il debutto Kvartetten fra verdens ende (2023), candidato ai Danish Music Awards come Miglior Nuovo Artista Jazz e Roots, TINGO conferma la sua capacità di reinventare il folk nordico con un tocco jazz contemporaneo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama le reinterpretazioni raffinate dei classici americani
Itzhak Perlman — The Way We Were: My American Songbook
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Itzhak Perlman celebra l’American Songbook con “The Way We Were”
Il leggendario violinista Itzhak Perlman torna con “The Way We Were: My American Songbook”, il suo primo album in oltre un decennio. Un omaggio alle melodie senza tempo di Gershwin, Berlin, Sondheim e altri giganti della musica americana, rivisitate con arrangiamenti orchestrali lussureggianti e collaborazioni d’eccezione. Il singolo apripista, “Summertime”, vede la partecipazione di Jon Batiste, in un dialogo tra violino e voce che fonde eleganza classica e spontaneità jazz.
Un progetto intimo e innovativo, come spiega lo stesso Perlman: “Ho affrontato queste canzoni come farebbe un cantante, lasciando che il violino ne esaltasse la poesia”. Prodotto da David Lai e arricchito da ospiti come Josh Groban e un omaggio alla voce di Ella Fitzgerald, l’album unisce profondità emotiva e virtuosismo, confermando perché Perlman rimane una delle figure più amate della musica mondiale. Un viaggio romantico e sofisticato tra le pagine più belle del songbook americano.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un dialogo improvvisativo di rara e profonda bellezza.
Keith Tippett and Roberto Ottaviano — Communion
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Keith Tippett & Roberto Ottaviano: il soffio e la corda in “Communion”
Nato dalla preziosa sinergia tra il sassofonista barese Roberto Ottaviano e la storica etichetta Jazz In Britain, Communion è un documento sonoro di straordinaria importanza storica. Questo doppio CD cattura l’essenza di due performance live registrate a Ginevra nel febbraio del 1991, rimaste finora inedite e oggi splendidamente rimasterizzate da Tommy Cavalieri.
L’album immortala l’incontro tra il virtuosismo lirico del sax soprano di Ottaviano e l’universo pianistico di Keith Tippett, qui impegnato non solo alla tastiera ma anche con il suo caratteristico arsenale di giocattoli e oggetti sonori. Ciascun disco racchiude un’unica, monumentale improvvisazione, offrendo all’ascoltatore un viaggio immersivo nei territori del modern jazz più colto e del british jazz d’avanguardia.
Communion non è semplicemente una collaborazione, ma un flusso creativo ininterrotto in cui la destrezza tecnica si fonde con una sensibilità poetica fuori dal comune. Un’opera imperdibile per gli amanti della musica improvvisata e per chiunque desideri riscoprire la magia di un sodalizio artistico senza tempo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca energia creativa e nuovi talenti nel jazz contemporaneo.
Christian McBride & Ursa Major — Points of Light
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Un nuovo slancio nel jazz contemporaneo
Points of Light è l’esordio di Ursa Major, l’ensemble guidato da Christian McBride, pubblicato da Mack Avenue. Il disco celebra la tradizione del “hard bop” di Art Blakey, ma la spinge verso orizzonti più ampi grazie a Nicole Glover, Mike King, Ely Perlman e Savannah Harris.
Il basso di McBride si fonde con l’organo di King, creando un groove profondo e avvolgente, mentre gli assoli di sax e tromba aggiungono freschezza melodica. Le composizioni, scritte e arrangiate dallo stesso leader, sono caratterizzate da temi luminosi, improvvisazioni incisive e una sezione ritmica che pulsa come una costellazione. L’album è una dichiarazione d’intenti: dare spazio alle nuove generazioni di musicisti, mantenendo viva la fiamma del jazz.
Ideale per gli ascoltatori che apprezzano un suono ricco, dinamico e pieno di speranza, Points of Light si afferma subito come riferimento per il futuro del genere.
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Per chi cerca la perfetta sintesi tra intimità acustica, raffinatezza ritmica e la storia vivente della musica brasiliana.
L’eleganza senza tempo di un’icona della bossa nova
A oltre cinquant’anni dal suo debutto, una delle voci più autorevoli e rivoluzionarie della musica brasiliana torna con un’opera che ne racchiude l’essenza più pura. Prodotto insieme al marito e storico collaboratore Tutty Moreno, questo lavoro si sviluppa attraverso nove tracce di straordinaria fattura, dove chitarra acustica, calore vocale e un’innata propensione allo swing si fondono con una curiosità intellettuale mai spenta.
Fin dai suoi esordi alla fine degli anni Sessanta, l’artista ha tracciato un percorso pionieristico, imponendosi come una delle prime cantautrici a scrivere da una prospettiva dichiaratamente femminile e sfidando con coraggio la censura della dittatura militare. Questa nuova uscita discografica ne conferma la straordinaria sensibilità narrativa, affinata anche dagli studi di giornalismo.
Ad accompagnarla in questo viaggio acustico troviamo una formazione d’eccellenza che schiera Jorge Helder al basso, Lula Galvão alla chitarra e Marcos Nimrichter alle tastiere, arricchita da ospiti straordinari come Toninho Horta e Nailor Proveta. Il risultato è un affresco sonoro che spazia tra samba, bossa-jazz e world music, registrato con una cura del dettaglio che esalta ogni singola sfumatura strumentale. Un album riflessivo e di rara bellezza, che dimostra come l’originalità e l’indipendenza artistica non abbiano età, offrendo all’ascoltatore un’esperienza d’ascolto avvolgente, sofisticata e profondamente sincera.
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Per chi cerca un jazz contemporaneo che unisca energia sportiva e melodie avvolgenti
Una nuova era di ritmo e melodia
Brandon Sanders torna con The Game Changer, l’atteso quarto album pubblicato da Savant Records. Il progetto, registrato a primavera 2026, si distingue per un perfetto equilibrio tra originali accattivanti e cover jazz reinterpretate.
Il brano di apertura, “The Game Changer”, rende omaggio a Art Blakey con un hard‑bop incisivo, mentre “Shrimp and Grits” aggiunge un tocco piccante ispirato ai sapori di Harlem. Tra le tracce più emozionali troviamo “James Arthur” e “Pamela the Queen”, due omaggi familiari che mostrano la capacità di Sanders di fondere sentimento e tecnica.
Le collaborazioni brillano: il vibrafono di Warren Wolf, la tromba di Jeremy Pelt, il basso di Eric Wheeler, il sax di Stacy Dillard, il pianoforte di William Hill III e la voce soul di Briana Swann. Le cover includono reinterpretazioni di Porter (“What Is This Thing Called Love?”), Ellington/Strayhorn (“Isfahan”) e Jobim (“Quiet Nights of Quiet Stars”), tutte sostenute da una sezione ritmica impeccabile.
Con concerti di lancio a Seattle, Los Angeles e Brooklyn, The Game Changer si conferma come un punto di svolta per gli amanti del jazz moderno, capace di far battere il cuore come un pallone da basket in pieno volo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un duetto incendiario di chitarra e percussioni che supera i confini del free‑jazz.
Raoul Björkenheim & Paal Nilssen-Love — PING
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Sinfonia di tensione e libertà
PING è il nuovo album di Raoul Björkenheim e Paal Nilssen‑Love, pubblicato in vinile, CD e digitale. Registrato a Helsinki, il progetto offre nove escursioni sonore dove la chitarra elettrica di Björkenheim, ricca di timbri investigativi, si fonde con la potenza ritmica di Nilssen‑Love, maestro del drumming avant‑garde. Il risultato è un mosaico di improvvisazioni che oscillano tra energia brutale, delicatezza introspettiva e momenti di pura meraviglia.
Le radici nordiche dei due musicisti, unite a decenni di collaborazioni in gruppi come Scorch Trio, garantiscono una chimica intuitiva capace di sorprendere l’ascoltatore più curioso. Con influenze che vanno dal jazz sperimentale alla musica tradizionale di Ethiopia, Brasile e Giappone, PING si afferma come una dichiarazione di indipendenza artistica nella scena contemporanea. Ideale per gli appassionati di suoni estremi e di composizioni libere, l’album invita a lasciarsi trasportare da un dialogo incessante tra corde e percussioni, dove ogni traccia è un viaggio unico verso l’ignoto.
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Per chi cerca un jazz viscerale, libero e intriso di attitudine No Wave newyorkese.
Marc Ribot Quartet — Hurry Red Telephone
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La ricostruzione del suono tra urgenza e improvvisazione
A dieci anni di distanza dal memorabile capitolo registrato al Village Vanguard, il leggendario chitarrista Marc Ribot torna con un album interamente strumentale che ne riafferma la natura di eterno esploratore sonoro. Hurry Red Telephone non è solo il manifesto di un quartetto straordinario, ma un vero e proprio atto di ricostruzione del linguaggio musicale. Il titolo stesso, ispirato a un verso del poeta Richard Siken sulla riabilitazione della parola dopo un ictus, diventa la metafora perfetta di una musica che si ricompone da zero, rifiutando ogni barriera di genere.
In questo doppio set di sessioni, Ribot ritrova la propulsione ritmica del batterista Chad Taylor, affiancato da una doppia combinazione di talenti: da un lato i sassofonisti James Brandon Lewis e Brian Settles con il contrabbassista Hilliard Greene; dall’altro l’alto di Briggan Krauss e il basso di Sebastian Steinberg. Il repertorio unisce composizioni originali a omaggi a Frantz Casséus, mentore di Ribot, oscillando con disinvoltura tra momenti abrasivi, lirismo profondo e ironia.
Le strutture dei brani fungono da autentiche rampe di lancio: basso e batteria offrono un moto perpetuo di spinta e resistenza, mentre i fiati inseriscono voci uniche in un dialogo serrato. Il risultato è un tour-de-force celebrativo e travolgente, dove la complessità del jazz di Brooklyn si fonde con l’energia primordiale dell’improvvisazione radicale. Un ascolto imprescindibile per chi ama la musica che non si lascia mai addomesticare.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
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