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Benvenuto in Find Your Swing, la tua bussola per navigare tra le nuove uscite discografiche di ottobre 2026.
Qui non troverai una semplice lista, ma una selezione accurata dei migliori album, EP e singoli del jazz, scelti con passione e competenza. Ogni brano che ti segnaliamo è accompagnato da un nostro commento, per darti un assaggio autentico di ciò che ti aspetta.
Prima, però, partiamo con i dischi che abbiamo maggiormente approfondito, gli…
Editor Pick’s
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Dal maggio 2019 ci dedichiamo a selezionare e segnalare la migliore musica del tuo genere preferito.
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Ottobre 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 1° al 4 ottobre
Per chi ama il jazz contemporaneo e le performance live di grande intensità
Freedom Call: il capolavoro live di Dave Holland in un cofanetto imperdibile
In occasione dei suoi 80 anni, Dave Holland regala ai fan Freedom Call, il primo box set della sua straordinaria carriera. Un’edizione limitata in 6 LP e 3 CD che raccoglie inediti live dei suoi ensemble più iconici: Sextet, Quintet e Prism. Un viaggio sonoro nel jazz moderno, dove l’improvvisazione collettiva e la profondità compositiva si fondono in un’esperienza unica.
Le registrazioni, catturate dal vivo per la prima volta insieme, svelano la magia di formazioni leggendarie, costruite su fiducia, ascolto attento e un linguaggio musicale condiviso. Tra i brani in anteprima, spicca “Sextet: Lazy Snake”, un assolo del suo celebre Sextet con Mulgrew Miller, Antonio Hart e Eric Harland, esempio perfetto di sophistication ritmica e audacia improvvisativa.
Freedom Call non è solo una raccolta, ma una testimonianza di continuità artistica e crescita creativa, dove ogni musicista contribuisce a un suono corale e distintivo. Un omaggio al genio di Holland come compositore, bassista e leader, e alla forza senza tempo dell’improvvisazione di gruppo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz contemporaneo, intimo e ricco di calore soul.
Boney James: la maturità espressiva di un’icona del sassofono in “A Simple Man”
Il sassofonista Boney James, icona da quattro nomination ai GRAMMY® e pluripremiato con dischi di platino, raggiunge lo straordinario traguardo del suo ventesimo album in studio con A Simple Man, pubblicato per l’etichetta Concord Jazz. Questo lavoro rappresenta una sintesi perfetta della sua carriera, ridefinendo i confini del jazz di Los Angeles attraverso un’ispirazione profondamente personale e rigenerante.
In questo album, James si muove con naturalezza tra melodie avvolgenti e un sound intimo, confermando la maestria che lo ha reso uno degli artisti più costanti e amati del panorama contemporaneo. Ad arricchire la tracklist spiccano le prestigiose collaborazioni con la straordinaria voce di Ledisi e il tocco chitarristico leggendario di Larry Carlton, elementi che elevano la proposta sonora verso nuove sfumature espressive.
A Simple Man si rivela un’opera solare e riflessiva, in cui l’artista si concentra su ciò che conta davvero, offrendo all’ascoltatore un’esperienza d’ascolto elegante e accessibile. Un disco imperdibile per gli amanti delle sonorità raffinate, capace di coniugare la complessità tecnica del genere con un’immediata carica emotiva.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama il jazz vocale e le collaborazioni straordinarie
I duetti di Meshell Ndegeocello in “Synonim”
Con il suo terzo album per Blue Note, “Synonym”, Meshell Ndegeocello offre un capolavoro di duetti che ridefinisce classici intramontabili. Un omaggio alla diversità sonora e umana, l’album esplora temi universali come gioia, identità, amore e delusione, attraverso voci che si intrecciano in un dialogo musicale unico.
Ospiti d’eccezione come Chaka Khan, Brandi Carlile, ANOHNI e Moses Sumney arricchiscono il progetto, creando contrasti e armonie inedite. Ogni brano è una riflessione profonda su desideri, cure e relazioni, con un sound che spazia dal jazz al soul, dal folk all’avanguardia.
Un album corale e intimo, dove la voce di Ndegeocello si fonde con quella di artisti che condividono la stessa energia creativa. Un viaggio sonoro che celebra l’individualità e la connessione umana, perfetto per chi cerca emozioni autentiche e suoni raffinati.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama il jazz intimo e sperimentale
Marilena Paradisi e Natalino Marchetti — Blue Prelude
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
02
Blue Prelude: il dialogo magico tra voce e fisarmonica
In Blue Prelude, Marilena Paradisi e Natalino Marchetti ridefiniscono il jazz con un’eleganza rara. La vocalità esplorativa della Paradisi si intreccia con la fisarmonica di Marchetti, trasformata in un’orchestra da camera capace di echi avanguardisti e profondità mistiche. Un album che spoglia il jazz di ogni artificio, rivelandone la purezza espressiva.
Dai toni fragili ai fortissimo densi, i due artisti sembrano fondersi in un unico respiro improvvisativo. La fisarmonica si fa ora clarinetto basso, ora sezione d’archi, mentre le dita sui tasti diventano carezze ritmiche che avvolgono la voce. Il repertorio, da Van Heusen a Jobim, da Sondheim a Shorter, trova una coerenza espressiva straordinaria, unito dall’alchimia interpretativa della coppia.
Ogni brano è una scoperta: Here’s That Rainy Day si tinge di malinconia tanguera, On A Clear Day diventa una valzer fluido, Ana Maria dissolve la complessità armonica in naturalezza disarmante. L’improvvisazione non è ornamento, ma linguaggio vivo, alimentato da assoli dinamici e mai fine a sé stessi.
Con I Remember, l’album si chiude in una dolcezza che ricorda un battito cardiaco, pura poesia sonora. Blue Prelude è un progetto che supera ogni preconcetto sulla voce e la fisarmonica, regalando un’ascolto ricco di umanità e ispirazione. Un capolavoro da riascoltare all’infinito.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un dialogo audace tra barocco e jazz contemporaneo
hyperbaroq — Tripudiis Sonis Variis (A Jubilation of Sounds)
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
02
Tripudiis Sonis Variis: il barocco rivive in chiave jazz con HYPERBAROQ
Il trio melburniano HYPERBAROQ ridefinisce i confini tra passato e presente con Tripudiis Sonis Variis, un album che trasforma capolavori di Monteverdi, Scarlatti e Strozzi in un linguaggio jazz contemporaneo. Guidati da Mirko Guerrini (multi-strumentista e compositore), Ilaria Crociani (voce) e Stephen Magnusson (chitarra), il progetto fonde improvvisazione, elettronica e sound art con strumenti antichi come duduk, chalumeau e flauto cinese.
L’album nasce da una riflessione profonda sul concetto barocco degli affetti: la musica come espressione diretta e senza filtri delle emozioni umane. Ogni traccia è una rilettura vivida e personale, dove loops, sintetizzatori e chitarra elettrica si intrecciano con melodie seicentesche. Da Stella caeli extirpavit a Che si può fare di Barbara Strozzi, il disco attraversa secoli e tradizioni, offrendo un ponte sonoro tra epoche.
Nato durante il lockdown di Melbourne, il progetto trova ispirazione in un trattato del 1504 che prescriveva la musica come rimedio alla peste: un parallelo straordinario con il nostro tempo. Tripudiis Sonis Variis non è una ricostruzione storica, ma una conversazione attiva con il passato, dove dolore, desiderio e gioia risuonano identici attraverso i secoli.
Un viaggio sonoro unico, per chi ama l’audacia e la profondità.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca paesaggi sonori sperimentali e jazz avanguardistico
Önder Bassemble & Jort Terwijn — Önder Vol. 3
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
02
Önder Vol. 3: un viaggio tra bassi profondi e narrazioni industrial
Önder Vol. 3, firmato dal collettivo Bassemble ÖNDER guidato da Jort Terwijn, è un’opera che ridefinisce i confini del jazz contemporaneo. Registrato in quattro giorni e rifinito con una post-produzione meticolosa, l’album consolida il sound distintivo del gruppo: atmosfere pre-apocalittiche, ritmi frammentati e ninne nanne industriali.
Le composizioni, frutto della collaborazione tra i membri, spaziano da Trèchoes – che ricicla materiali inediti di Vol. 2 – a The Birds Will Return, ispirato alla resistenza palestinese, fino a We Want Everything, omaggio alle lotte operaie della Fiat negli anni ’60. Atlantide immagina una città sommersa, mentre Łodz celebra il legame personale del gruppo con la Polonia. Eurocoda chiude il percorso con una riflessione sul declino dell’egemonia occidentale.
Un album denso di significati politici e sonori, dove basso clarinetto, contrabbasso e ensemble di bassi si fondono in un’esperienza immersiva. Habitable Records conferma ancora una volta il suo ruolo di etichetta all’avanguardia.
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Per chi cerca un jazz notturno, intimo e dal fascino senza tempo.
Quintrepid: il fascino magnetico di “Nocturne”
A quattro anni dal debutto, i Quintrepid ritornano sulla scena con Nocturne (Unseen Rain Records), un album che evoca l’atmosfera fumosa e suggestiva di un jazz club a notte fonda. Questa nuova line-up vede l’ingresso della straordinaria Lee Odom ai fiati, il cui fraseggio lirico ridefinisce il suono del quintetto accanto alla sensibilità ritmica di Tom Cabrera e Dmitry Ishenko.
Nocturne reinterpreta una selezione di storici standard legati al tema della notte, muovendosi con naturalezza tra post-bop, avant-garde e jazz classico. Il disco brilla per i suoi contrasti: si passa dalle vibranti e swinganti versioni di No Moon at All e You and the Night and the Music a ballate di struggente bellezza come Stairway to the Stars, impreziosita da un poetico assolo di chitarra di Jack DeSalvo.
Tra i momenti più alti spiccano la misteriosa introduzione al contrabbasso di Ishenko su Stella by Starlight e l’interpretazione ultraterrena di Odom. Con un sound che unisce la raffinatezza cameristica a improvvisazioni viscerali, Nocturne è un ascolto imprescindibile per gli amanti del catalogo ECM e delle contaminazioni contemporanee.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un dialogo sonoro tra jazz, groove e suggestioni raga.
Paula Jeanine Bennett, Richard X Bennett — Amaryllis 2
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
02
Amaryllis 2: il crocevia sonoro di Brooklyn
Nel panorama della musica contemporanea, ci sono progetti capaci di abbattere le barriere geografiche e di genere con disarmante naturalezza. “Amaryllis 2”, firmato da Paula Jeanine Bennett e Richard X Bennett, è esattamente questo: un affascinante viaggio strumentale pubblicato dalla prestigiosa etichetta Ropeadope.
In questo lavoro, la pulsazione vibrante di Brooklyn diventa il palcoscenico ideale per un incontro straordinario. Il jazz si fonde con il groove urbano e le ipnotiche strutture del raga, creando un’atmosfera densa, spirituale e al tempo stesso profondamente radicata nella contemporaneità. La sinergia tra i due artisti si traduce in una narrazione sonora fluida, dove la ricchezza delle percussioni e la sensibilità pianistica si rincorrono in un dialogo costante.
“Amaryllis 2” non è semplicemente un album, ma un’esperienza d’ascolto immersiva. È l’opera perfetta per chi desidera esplorare territori musicali inediti, lasciandosi trasportare da un sound sofisticato, multiculturale e magnetico. Un tassello imperdibile per gli amanti delle contaminazioni strumentali di classe.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per gli amanti del jazz che desiderano un omaggio contemporaneo ai grandi maestri.
Emmet Cohen — Universal Truth (Deluxe Edition)
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
02
Un tributo avvolgente alla leggenda del jazz
Universal Truth (Deluxe Edition) di Emmet Cohen, pubblicato da Mack Avenue, si conferma come uno dei più raffinati omaggi ai centenari di Miles Davis e John Coltrane. La collaborazione con leggende come Ron Carter, George Coleman, Jeremy Pelt, Tivon Pennicott e Joe Farnsworth regala una combinazione di esperienza e freschezza, trasformando gli standard in nuove esperienze sonore.
Il disco si apre con reinterpretazioni vibranti di classici, per poi immergersi nella suite originale in tre parti di Cohen, che unisce armonie moderne a una profonda sensibilità jazzistica. La versione Deluxe arricchisce il progetto con il brano inedito “Luck Be A Lady” e una versione live della suite, registrata al Smoke Jazz Club di New York, catturando l’energia del pubblico e la spontaneità del momento.
Una produzione impeccabile che celebra le radici del jazz pur spingendo i confini del genere. Perfetto per chi cerca una colonna sonora sofisticata, ricca di virtuosismo e passione, capace di parlare sia ai puristi sia ai nuovi ascoltatori.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca il calore del jazz più autentico, tra memoria storica e lo slancio di nuove generazioni.
Il flusso ininterrotto della grande tradizione hard bop
Il leggendario sassofonista Bobby Watson torna sulla scena con un’opera che è al tempo stesso un manifesto programmatico e un ponte generazionale. Pubblicato dall’etichetta HighNote Records, questo lavoro in studio celebra una carriera straordinaria attraverso un’idea di movimento costante e rinnovamento espressivo.
Accanto allo storico ex direttore musicale dei Jazz Messengers di Art Blakey, la line-up unisce maestri consacrati e giovani promesse del panorama contemporaneo. La sezione ritmica vede l’intesa perfetta tra il contrabbasso di Curtis Lundy e la batteria di Victor Jones, arricchita dal pianoforte di Jordan Williams, dalla tromba di Wallace Roney Jr. e dalla chitarra di Kysen Ellis.
Il viaggio sonoro si snoda attraverso nove tracce di pura energia, dove spiccano il trascinante singolo apripista Karita e brani significativi come On the One e Brothers Mine (The Six R’s). Lo stile dell’album affonda le sue radici nel linguaggio dell’hard bop, offrendo all’ascoltatore ritmi energici, profonde sfumature blues e un lirismo raffinato. Un disco imperdibile che dimostra come la passione per il jazz possa evolversi continuamente senza mai perdere la propria anima originaria.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un dialogo audace tra improvvisazione libera e radici jazz tradizionali.
Phil Haynes — Avant Modern + Jazz Now
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
02
Sperimentazione sonora in formato trio
Phil Haynes riaccende il suo celebre concept “2 Horns & What?” con due album gemelli su Corner Store Jazz. AvAnt MODerN cattura l’energia di un live incendiario, dove il trombettista Nathan Wooley spinge le possibilità timbriche al limite, mentre la sassofonista Peyton Pleninger risponde con tecniche estese e vocalizzazioni improvvisate. Il risultato è un vortice di texture che sfida ogni convenzione, dalla fanfara di “Never Doubt I Love” arricchito da una soprano lirica a letture poetiche che trasformano il ritmo in narrazione.
JAzZ nOW offre un contrasto più “straight‑ahead”, senza rinunciare all’originalità: il duo di sax di Jonathan Ragonese e Pleninger intreccia riferimenti a New Kirk e Trane, sostenuto da una sezione ritmica che alterna fuochi d’artificio a groove sofisticati. Tracce come “Together” e “Goofus’ Step” mostrano come l’interazione tra corno e batteria possa reinventare il linguaggio jazz contemporaneo.
Con questi due volumi, Haynes dimostra che la sfida di suonare solo con ottoni e batteria resta una frontiera inesauribile, offrendo al pubblico un’esperienza sonora ricca di sorprese e profondità emotiva.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz orchestrale di profondo impegno civile, capace di trasformare il dolore del presente in un’invocazione universale di speranza.
Roberto Bonati Parmafrontiere Orchestra — Be a Candle in the Darkness
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
02
Un ricamo sonoro di resistenza e umanità contro il buio del presente
Il contrabbassista e compositore Roberto Bonati torna alla guida della ParmaFrontiere Orchestra con un’opera dal profondo valore etico e civile. Ispirato a un verso del celebre poeta palestinese Mahmoud Darwish, il nuovo album si propone come un gesto di luce di fronte alla tragedia umanitaria di Gaza, trasformando il senso di impotenza in una partitura di pura compassione.
La suite intreccia la poesia contemporanea con testi di Geremia, Terenzio, Virgilio e degli Inni Orfici, creando un ponte ideale tra epoche e culture diverse. Dal grido universale per la perdita dei figli fino alla speranza di rinascita simboleggiata dalla Rosa di Gerico, la musica si fa testimone attiva di resistenza. Bonati dirige un ensemble d’eccellenza in cui echi medievali, suggestioni sinagogali e scrittura jazzistica contemporanea si fondono in un affresco sonoro di straordinaria intensità drammatica.
Be a Candle in the Darkness non è soltanto un disco di raffinata ricerca estetica, ma un invito a non voltare le spalle alla sofferenza, offrendo all’ascoltatore un viaggio emotivo che illumina il presente con consapevolezza e profonda umanità.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
Ottobre 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 5 all’11 ottobre
Per chi cerca un jazz contemporaneo carico di spiritualità e improvvisazione radicale
INFORMEL: l’alba sonora del SINSUKE FUJIEDA GROUP
Nato dalla cesura profonda della pandemia, INFORMEL segna il punto di partenza del SINSUKE FUJIEDA GROUP, un ensemble che ridefinisce il jazz contemporaneo. Registrato dal vivo a Tokyo nel 2020 e rieditato nel 2026, l’album cattura l’energia grezza di un collettivo in cerca di una voce unica, tra spiritual jazz, modalità e improvvisazione camaleontica.
Le sei composizioni di Fujieda – da Fukushima a Parade – tessono un percorso che oscilla tra concentrazione intimista ed esplosioni creative, mentre l’interplay tra i musicisti raggiunge una completezza formale straordinaria. Un suono che esisteva solo in quel luogo, in quel momento, arricchito dalla performance live del pittore Taiki Kusakabe, che ha tradotto in colore le tensioni sonore in tempo reale.
Il titolo omaggia l’Art Informel, movimento che abbraccia materia, gesto e spontaneità – valori che Fujieda persegue nell’improvvisazione. Non un semplice documento, ma una rinascita: l’album, rimasterizzato e rieditato in un doppio LP, svela i semi di un linguaggio musicale che troverà piena espressione in FUKUSHIMA.
Un’opera che collega passato, presente e futuro, dove il jazz diventa arte pura, emergente e informale.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per gli amanti del jazz dal vivo che cercano atmosfere storiche e suono di alta fedeltà.
MASSIMILIANO CIGNITTI feat. Nguyên Lê | Grégoire Maret | John Hadfield — Live in Rome
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
07
Un concerto al Colosseo trasformato in CD
“Live in Rome” cattura la magia del festival “Jazz & Image”, dove la band di Massimiliano Cignitti ha suonato ai piedi del Colosseo. Il risultato è un disco live che coniuga groove pulsante, improvvisazioni scintillanti e un’acustica quasi sacra. Ospiti di rilievo – il chitarrista franco‑vietnamita Nguyên Lê, l’armonista svizzero‑americano Grégoire Maret e il batterista americano John Hadfield – arricchiscono il suono con timbri esotici e una tecnica impeccabile.
Il mix, affidato al pluripremiato ingegnere Marc Urselli (Grammy), regala una chiarezza sonora che fa rivivere ogni nota, dal basso vibrante di Cignitti al delicato sussurro della tromba di Giancarlo Ciminelli, passando per il sax di Marco Guidolotti e le tastiere di Mauro Scardini.
Con Dodicilune alla produzione e Believe Digital nella distribuzione, l’album è pronto a raggiungere gli appassionati di jazz contemporaneo, sia in Italia che all’estero, offrendo un’esperienza d’ascolto che trasporta l’ascoltatore direttamente nella notte romana sotto il Colosseo.
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Per chi cerca funk autentico e soul raffinato con un tocco cinematico
Karate Boogaloo – “Access All Areas”: il funk essenziale in un capolavoro collettivo
Con Access All Areas, i Karate Boogaloo confermano la loro maestria nel distillare l’essenza del funk e del soul in un album minimalista ma potentissimo. Guidati dal motto “Access”, il quartetto ha scelto solo le composizioni più immediate e orecchiabili, scartando ogni eccesso per un risultato pulito, diretto e universale.
Registrato con la Lovely Recording Technique e il supporto dell’ingegnere Alex Bennet, il disco cattura l’energia grezza di un live in studio, dove ogni nota è un omaggio ai grandi maestri come The Meters e Booker T. & The MG’s. Venti anni di esperienza si condensano in un suono maturo, dove il groove è sovrano e ogni strumento brilla senza sovrastare gli altri.
Un progetto corale a 360 gradi: composizione, produzione, missaggio e artwork sono frutto di un lavoro di squadra, dove la somma delle parti supera l’individualità. Access All Areas è l’eclissi perfetta del Booger System, un album che non ha bisogno di fronzoli per conquistare.
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Per chi ama il ritmo cubano reinventato in chiave avant-garde
Francisco Mela – Carnaval De Oriente
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
09
Francisco Mela: “Carnaval De Oriente”, un viaggio sonoro tra tradizione e sperimentazione
Il nuovo album solista del poliedrico batterista e compositore Francisco Mela, Carnaval De Oriente, è un omaggio vibrante alle radici cubane, arricchito da una libertà espressiva senza confini. Pubblicato da 577 Records, il disco fonde ritmi tradizionali con improvvisazione audace e ricerche sonore innovative, offrendo un’esperienza musicale profonda e coinvolgente.
Con una carriera che spazia dal jazz all’avanguardia, Mela trasforma il folclore in arte contemporanea, mantenendo intatta l’anima festosa del Carnaval. Ogni traccia è un dialogo tra passato e futuro, dove percussioni ipnotiche e arrangiamenti sofisticati creano un paesaggio sonoro unico e indimenticabile.
Disponibile da ottobre, Carnaval De Oriente è l’album perfetto per chi cerca un suono che unisca radici e sperimentazione, confermando ancora una volta il talento visionario di Francisco Mela.
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Per chi cerca un viaggio sonoro tra jazz, psichedelia e world music.
Goran Kajfeš Subtropic Arkestra — Goran Kajfeš Subtropic Arkestra & Amanda Werne
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
09
Goran Kajfeš Subtropic Arkestra & Amanda Werne: un EP di pura magia
Il trombettista svedese Goran Kajfeš e il suo Subtropic Arkestra tornano con un nuovo EP in vinile 10″ in esclusiva su Bandcamp, questa volta in collaborazione con la cantante Amanda Werne (Slowgold). Tre brani intensi e senza riempitivi, che fondono jazz, psichedelia e sonorità global.
L’EP, secondo capitolo di una trilogia di uscite con diversi vocalisti per We Jazz Records, si apre con “Ur Havet”, un originale dal sapore etiope che evoca i cieli aperti della tarda estate scandinava. Segue una stupefacente interpretazione in svedese del classico brasiliano “Tudo O Que Você Podia Ser” di Lô Borges, mentre il pezzo finale, “Vida Antigua/Vida Elektrika”, unisce un altro brano brasiliano alle esplorazioni elettroniche di Kajfeš, in un mix personale e indimenticabile.
Un lavoro ricco di atmosfere, dove il jazz incontra la world music in un dialogo sonoro avvolgente e sofisticato.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per gli amanti del jazz britannico e delle reinterpretazioni geniali
Stan Tracey’s Spectrum — Tribute to Monk
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
09
Stan Tracey’s Spectrum celebra Monk in un tributo imperdibile
Tribute to Monk di Stan Tracey’s Spectrum è un omaggio vibrante e sofisticato al grande Thelonious Monk, registrato nel 1982 e ora disponibile per la prima volta in formato digitale. Un album che unisce il genio compositivo di Monk alla sensibilità unica del jazz britannico, con una formazione stellare che include Kenny Wheeler, Bobby Wellins, Art Themen e Peter King, affiancati dal trio di Tracey con Roy Babbington e il figlio Clark.
Questa edizione speciale, prodotta in collaborazione tra Jazz In Britain e ReSteamed Records, arricchisce l’ascolto con registrazioni live inedite tratte dai concerti al 100 Club e all’Ealing Jazz Festival, offrendo una prospettiva autentica e coinvolgente. Un documento storico che cattura l’energia e la creatività di un’epoca, dedicato al centenario della nascita di Stan Tracey.
Ideale per chi apprezza il jazz moderno, le atmosfere fusion e le reinterpretazioni audaci, questo tributo è un must per ogni collezione discografica. Un viaggio musicale che onora Monk con stile e profondità.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama il jazz contemporaneo e le collaborazioni d’eccezione
Waltz for Gregory: l’omaggio di William Parker a Gregory Hines
Un capolavoro di William Parker, maestro del free jazz e compositore visionario, che con Waltz for Gregory rende omaggio al leggendario tap dancer Gregory Hines. L’album, pubblicato da AUM Fidelity, si distingue per la sua profondità emotiva e la fusione di generi, dal jazz tradizionale al free jazz più sperimentale.
Andrea Wolper presta la sua voce calda e avvolgente, mentre Melissa Almaguer arricchisce il brano omonimo con la sua arte del tip tap. Bruce Barth al pianoforte, Steve Swell al trombone e Ken Filiano al contrabbasso completano un ensemble di eccezione, guidato dalla produzione attenta e raffinata di Parker.
Tra i momenti più toccanti, spiccano la ballata dedicata a Chantal Akerman, il pezzo per Joseph Jarman e “Ukraine”, un inno commovente ai bambini vittime di guerra. Un lavoro che unisce tecnica, emozione e impegno sociale, confermando Parker come uno dei grandi innovatori della scena jazz contemporanea.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama il jazz newyorkese e la profondità del piano
The Long Game: l’omaggio di Tyler Henderson ai giganti del jazz
Tyler Henderson rende omaggio ai pilastri del jazz newyorkese con The Long Game, un album che celebra la dedizione, la pazienza e l’eccellenza silenziosa dei grandi sidemen. Pianisti come Wynton Kelly, Cedar Walton o Kenny Barron hanno forgiato il suono di New York con decenni di impegno, diventando il tessuto connettivo di una scena musicale senza tempo.
Henderson, con questo lavoro, non si pone tra i giganti, ma ne onora l’eredità. L’album è un viaggio nel “gioco lungo”: la ricerca della perfezione senza clamore, l’arte di migliorare la musica senza cercare la ribalta. Ogni nota racchiude la consapevolezza che la grandezza si costruisce con costanza, lontano dai riflettori.
Un disco per chi apprezza il jazz autentico, maturo e ricco di sfumature, dove la tecnica si sposa con una profondità umana rara. The Long Game è un invito a riflettere su come la vera eccellenza nasca dalla dedizione quotidiana, non da un singolo momento di gloria. Un omaggio sincero a chi ha reso il jazz newyorkese un faro mondiale.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama il jazz intimo e le storie personali trasformate in musica
Vanisha Gould — What An Interesting Girl
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
09
What An Interesting Girl: il jazz di Vanisha Gould tra ossessioni e ispirazioni
What An Interesting Girl di Vanisha Gould è un album che si svela come un diario musicale, dove ogni traccia è una pagina di vita. Tra gin, gatti randagi e sguardi rubati, la cantante newyorkese intreccia jazz sofisticato e narrazioni personali, regalando un ascolto intimo e raffinato.
L’album non è un concept premeditato, ma una raccolta di momenti, ossessioni e emozioni che hanno trovato forma nelle note. Dalle improvvisazioni nate su un palcoscenico alle riflessioni su Billie Holiday e Mary Lou Williams, ogni brano è una storia viva, maturata tra esibizioni dal vivo e registrazioni in studio.
Tra ironia e malinconia, Gould esplora temi universali: l’attesa, la tentazione, la libertà. La sua voce, calda e espressiva, si muove con agilità tra swing, ballate e atmosfere sognanti, mentre i testi rivelano una scrittura matura e ricca di sfumature.
Un disco che non vuole essere una dichiarazione, ma un’osservazione: quella di un’artista che trasforma il quotidiano in arte, con eleganza e autenticità. What An Interesting Girl è jazz contemporaneo al suo meglio, per chi cerca storie vere e suoni senza tempo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz moderno e contaminato da rock e americana
Organisme: il nuovo capitolo jazz di Antonio Dayyani
Organisme, terzo album del sassofonista e compositore danese Antonio Dayyani, è un viaggio sonoro tra modern jazz, rock e americana, arricchito da improvvisazioni aperte e una maturità artistica sempre più definita. Uscita prevista il 9 ottobre per April Records, etichetta di riferimento per il jazz innovativo in Danimarca, l’album raccoglie registrazioni da tre sessioni diverse, catturando l’evoluzione live della band dopo un anno di tour intensi in Europa.
Nonostante la giovane età, Dayyani si conferma uno dei talenti più promettenti della scena danese, guidando un sestetto che fa della collaborazione il suo punto di forza. Tra scritture ensemble energiche, ballate intime e improvvisazioni espansive, ogni brano contribuisce a un discorso musicale coerente e avvolgente.
Un lavoro che unisce tecnica e emozione, perfetto per chi cerca un jazz contemporaneo, vitale e senza confini.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz contemporaneo ricco di groove e fusion
Finding Home: Finn Carter e Kaidi Akinnibi in un viaggio sonoro avvolgente
Finding Home di Finn Carter è un album che unisce jazz, fusion e groove in un connubio raffinato e coinvolgente. Con la partecipazione del sassofonista Kaidi Akinnibi e di un quartetto di talento, il disco si distingue per arrangiamenti stratificati e un sound caldo e avvolgente.
Registrato presso il Temple Music Studio, l’album vanta una produzione curata da Finn Carter stesso, con il supporto di Ru Lemer all’ingegnerizzazione e Tyler McDiarmid al mastering. La sezione ritmica, guidata da Joe MacLaren al contrabbasso e Blake Cascoe alla batteria, crea una base solida e dinamica, mentre le incursioni della tromba di Christos Stylianides aggiungono profondità e colore.
Finding Home è un lavoro che esplora il dialogo tra tradizione e innovazione, con un occhio di riguardo per la melodia e l’improvvisazione. Ideale per gli amanti del jazz moderno e delle sonorità fusion, questo album si conferma come una delle proposte più interessanti della scena contemporanea.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama il folk-pop raffinato e le atmosfere avvolgenti
Mark Murphy: “By Your Side”, un capolavoro di storytelling sonoro
By Your Side segna il ritorno di Mark Murphy, acclamato cantautore definito da Downbeat un “maestro di mood e atmosfera”. Questo album, interamente scritto da Murphy, è una perla folk-pop che unisce la profondità dei grandi cantautori degli anni ’70-’80 a una produzione cristallina degna dei migliori dischi degli ultimi vent’anni, come Raising Sand di Robert Plant & Alison Krauss o Morning Phase di Beck.
Prodotto insieme al Grammy Award Winner Aaron Nevezie, il disco si distingue per arrangiamenti ricchi e dinamiche avvolgenti, ideali per gli audiofili più esigenti. Ad accompagnare Murphy, una line-up di eccezione: Jeff Ballard (Brad Mehldau Trio), Dan Rieser (Norah Jones), Frank LoCrasto (Dawes) e la promettente vocalist Alexa Barchini. Le stringhe eteree in tre brani, curate da Christopher White (direttore musicale di Van Morrison), aggiungono un tocco magico.
By Your Side è un viaggio emozionale tra narrazione e suoni, dove ogni traccia invita a ripartire da capo. Un album da ascoltare, riascoltare e ammirare.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un viaggio sonoro tra elettronica, jazz e sperimentazione
Jeremiah Chiu – Edge Conditions: un capolavoro di stratificazioni sonore
Edge Conditions è il nuovo album del poliedrico artista Jeremiah Chiu, un lavoro che fonde elettronica, jazz e improvvisazione in un mosaico sonoro ricco e coeso. Dopo collaborazioni con Marta Sofia Honer e il quintetto SML, Chiu si cimenta in un progetto solistico denso di texture stratificate, richiamando echi di Arthur Russell, Boards of Canada e Aphex Twin. Un album che oscilla tra caos e melodia, dove ogni traccia è un’esplorazione di confini sonori, come suggerisce il titolo: edge conditions, ovvero le zone di transizione tra sistemi diversi.
Dai ritmi techno-jazz di A.M. Fuses alle atmosfere sognanti di In Visibility, fino alla drammatica tensione di Sentimental Object, Chiu dimostra una padronanza compositiva fuori dal comune. Field recordings, collaborazioni live e sintesi analogiche si intrecciano in un flusso organico, dove ogni elemento trova il suo spazio. Plastic Mind / Elastic Machines chiude il cerchio con un omaggio alle radici di Chicago, unendo ritmi ipnotici e melodie eteree.
Edge Conditions non è solo un album: è una dichiarazione artistica, la prova che Chiu è una delle voci più innovative della musica contemporanea. Per chi ama l’elettronica intelligente e il jazz sperimentale, questo lavoro è una tappa obbligata.
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Per gli amanti di arrangiamenti acustici intimi e liriche bilingue.
Lau Noah & Michael League — Come the Night
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
09
Intimità sonora tra due visionari
Come the Night è il nuovo album di GroundUP Music che nasce dall’incontro inaspettato tra Lau Noah e Michael League. Realizzato in sole due sessioni, il disco si costruisce su chitarre acustiche, voci e bassi discreti, offrendo un suono pulito e minimale che richiama l’estetica di Elliott Smith e Tom Petty più che le sperimentazioni di Björk.
Le tracce alternano voci sincere in spagnolo e inglese a esplosioni di armonie ricche, creando un dialogo emotivo su creatività, solitudine e connessione umana. La produzione di Nic Hard, noto per il lavoro con Snarky Puppy e Bokanté, conferisce a ogni nota una chiarezza cristallina.
Questo progetto dimostra come due percorsi paralleli nella vibrante scena newyorkese possano convergere in un’opera coesa, dove ogni strimpellata e ogni parola sono pensate per risuonare. Perfetto per chi cerca una esperienza d’ascolto profonda, capace di bilanciare delicatezza folk e potenza emotiva, Come the Night si posiziona come una proposta imprescindibile per gli appassionati di musica acustica contemporanea.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un’esperienza di improvvisazione libera e ricca di colori sonori.
Kirk Knuffke / Marilyn Crispell / Thommy Andersson — Paintbrush
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
09
Un dipinto sonoro di improvvisazione collettiva
L’album Paintbrush è il risultato di un incontro intimo tra il cornettista americano Kirk Knuffke, il bassista svedese Thommy Andersson e la leggendaria pianista Marilyn Crispell. Registrato nella tranquilla Nevessa Production a Woodstock, il disco cattura una sessione di weekend in cui l’improvvisazione diventa vero e proprio pennello musicale.
Le tracce, ispirate alle varietà del fiore “paintbrush”, si susseguono in una sequenza organica: dalle delicate atmosfere di “Castilleja Miniata” alle tensioni drammatiche di “Castilleja Linariifolia”, fino alla meditata “Castilleja Chromosa”. Composizioni come “Think Without Thought” e “Arms In Hands” rivelano l’influenza di Karl Berger, mentre brani originali di Knuffke e Andersson mostrano una sinergia rara tra cornetta, pianoforte e basso.
Un viaggio a 24 bit/44 kHz che unisce deep listening e spontaneità, ideale per gli estimatori del jazz contemporaneo e dell’improvvisazione europea‑americana. Scopri come tre voci affini dipingono un quadro auditivo unico, dove ogni nota è una pennellata di libertà creativa.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un’esperienza sonora priva di compromessi e ricca di tensione creativa.
GLOTZE — IIc (feat. Pei Ann Yeoh & Elisabeth Coudoux)
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
09
L’estetica della collisione controllata
Chi cerca l’armonia o la rassicurazione farebbe meglio a guardare altrove. Con l’album IIc, il collettivo di Lipsia GLOTZE unisce le forze con la violinista e pianista malese Pei Ann Yeoh e la violoncellista Elisabeth Coudoux, dando vita a un sestetto atipico che si muove come un vero e proprio campo di forza magnetico.
La loro proposta musicale abbatte i confini tra generi solitamente distanti: il modernismo europeo incontra il free jazz, la composizione concettuale si scontra con l’improvvisazione collettiva, e la precisione cameristica si sporca con la fisicità grezza del punk. Il risultato è un flusso sonoro in cui le strutture vengono erette solo per essere sottoposte a pressioni estreme, frammentandosi in mille direzioni un attimo dopo.
In questo lavoro non si cerca la sintesi o la pacificazione, ma si vive di attrito. La musica prospera sulla resistenza e sulla coesistenza di posizioni differenti nello stesso spazio. Dietro il rumore apparente si cela una costruzione rigorosa, e dietro ogni crollo si rivela una straordinaria chiarezza d’intenti. IIc non è semplicemente un disco jazz, d’avanguardia o di musica classica contemporanea; è un evento sonoro in cui la composizione e l’improvvisazione diventano strumenti per scardinare ogni certezza. Un’opera tesa e vibrante, consigliata a chi vuole spingersi oltre i territori del già sentito.
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Per chi ama il jazz audace e la sfida artistica senza confini
Miles Okazaki: “Work”, l’omaggio monumentale a Thelonious Monk
Il chitarrista Miles Okazaki porta l’eredità di Thelonious Monk a nuove vette con Work, un album in sei dischi che raccoglie l’intero songbook del genio del jazz. Un’impresa titanica, realizzata nel 2017 in occasione del centenario di Monk, che ha valso a Okazaki il primo posto come “rising star chitarrista” nel DownBeat Critic’s Poll. Acclamato dalla critica come una “dichiarazione monumentale di devozione” (New York Times) e paragonato a una scalata in solitaria di El Capitan (WBGO), Work è un viaggio attraverso la complessità e la bellezza delle composizioni monkiane, reinterpretate con originalità e virtuosismo.
Ora, il progetto si arricchisce con The Monkathon, un documentario in quattro parti che cattura l’esecuzione integrale delle 66 composizioni di Monk in una serata, a memoria e in solo. Il film, in uscita il 10 ottobre 2026 in occasione del 109° compleanno di Monk, sarà disponibile gratuitamente su Monkathon.com, insieme a contenuti esclusivi come il dietro le quinte e i taccuini di studio di Okazaki. Un’occasione unica per immergersi nell’universo di uno dei più grandi innovatori del jazz, attraverso lo sguardo di un artista che ne ha fatto una missione.
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Ottobre 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 12 al 18 ottobre
Per chi cerca un jazz contemporaneo audace e stratificato
Cory Weeds — Hip To Be Square – Plays Huey Lewis & The News (Boop Bop Bing Bash!)
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Cory Weeds rivisita Huey Lewis & The News in chiave hard bop
Dopo oltre vent’anni come sideman di spicco, Andrew Toombs si afferma finalmente come leader con Alloy. Fusione di jazz, soul e hip-hop, il progetto vanta collaborazioni di alto livello: Makaya McCraven alle percussioni, Junius Paul al basso, i trombettisti Marquis Hill e Maurice Brown, e la voce poetica di J. Ivy.
Alloy non è un semplice esordio, ma una dichiarazione artistica: la maturità di un musicista che trova la sua voce. Improvvisazione raffinata e groove avvolgente si intrecciano in un sound che omaggia la tradizione senza rinunciare all’innovazione. Un lavoro essenziale per gli amanti del jazz d’avanguardia e della musica improvvisata.
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Per chi cerca un jazz maturo, frutto di una ricerca musicale decennale e di un dialogo profondo tra musicisti.
human: l’album che celebra l’imperfezione e l’umanità
In un’epoca di consumi culturali rapidi e superficiali, lo Shannon Barnett Quartet si distingue con human, un lavoro che nasce da 11 anni di affiatamento e sperimentazione. L’album, unisce sette composizioni originali di Barnett a due arrangiamenti di brani di Ellington/Strayhorn e Albert Mangelsdorff, omaggio ai suoi ispiratori. Il titolo e il brano omonimo traggono ispirazione da un incontro casuale alla stazione di Berlino, dove una domanda su un accordo preferito ha scatenato una riflessione profonda sull’umanità e sulla bellezza delle imperfezioni.
La scelta di non editare i presunti “errori” e di includere autoritratti dei musicisti sottolinea l’intenzione di celebrare la genuinità. Un album che, tra dialoghi strumentali e arrangiamenti raffinati, invita all’ascolto attento di un jazz autentico e ricco di sfumature.
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Per chi ama il jazz poetico che nasce dall’improvvisazione e dal groove profondo
Alberto Olivieri — What Became of the Light
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Viaggio tra poesia e ritmo in un trio d’élite
What Became of the Light è il debutto da leader del veterano della scena jazz italiana Alberto Olivieri. Insieme a Stefano Zeni (viola) e Bruno Marini (organ Hammond), il trio trasforma dieci poesie di Eros Olivotto in composizioni che fluiscono come versi musicali, senza ricorrere a letture tradizionali. Il risultato è un dialogo intenso tra parole e suoni, dove ogni brano nasce da un suggerimento poetico per poi evolversi in improvvisazioni libere ma ancorate a un groove solido.
Le influenze spaziano dal modalismo di John Coltrane alle atmosfere ipnotiche dei ragas indiani, passando per la spontaneità del Grateful Dead. La registrazione, curata con cura dal produttore della label Caligola Records, conserva la freschezza di un live in studio, con una produzione che mette in risalto la dinamica dell’organ, la profondità della batteria e la liricità della viola.
Un album ideale per gli amanti del jazz contemporaneo che cercano un’esperienza sonora ricca, meditativa e avvolgente. Scopri come la poesia può diventare il motore di un viaggio musicale unico.
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Per chi ama il jazz organistico e le reinterpretazioni audaci
Alloy: il debutto di un maestro del jazz moderno
Un progetto nato quasi per caso, tra un viaggio in auto e un CD bloccato nello stereo: così è nato Hip To Be Square – Plays Huey Lewis & The News, l’album in cui il sassofonista Cory Weeds e il pianista Chris Hazelton trasformano i successi pop degli anni ’80 in un omaggio vibrante al jazz organistico. L’idea, maturata tra Kansas City e Portland, si è concretizzata in un tour di 13 giorni e 12 concerti, dove le arrangiamenti di Hazelton hanno dato nuova vita a classici come Sports.
L’album, pubblicato da Cellar Music, fonde il groove contagioso di Huey Lewis con l’energia del hard bop, arricchito da tocchi di organ jazz. Nonostante le restrizioni imposte dai finanziamenti (che escludono la pop contemporanea), Weeds e la sua band hanno aggirato l’ostacolo inserendo brani originali e omaggi a altri grandi del genere, dimostrando che anche la musica degli anni ’80 può trovare spazio nel jazz più autentico.
Come ha scherzato lo stesso Weeds: “È bello vedere che quella che sembrava l’idea più stupida della mia vita si è trasformata in un successo totale”. Un disco divertente, sofisticato e sorprendentemente fresco, che dimostra come il jazz sappia reinventare anche i suoni più inaspettati.
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Per chi ama il jazz caldo e le melodie indimenticabili
David Champagne — Come Before Winter
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Come Before Winter: David Champagne tra emozione e virtuosismo
Come Before Winter segna l’esordio discografico del trombettista jazz David Champagne, un artista che unisce fuego soul a un suono avvolgente e brillante. Le sue composizioni, ricche di melodie memorabili e stili invitanti, prendono vita grazie al Champagne Jazz Quintet (CJQ), un ensemble di talento che vanta una chimica musicale rara. Al suo fianco, musicisti di calibro come il pianista Scott Giddens, il sassofonista Todd DelGiudice e il trombonista Michael Dease, che arricchiscono il progetto con la loro maestria.
Registrato tra le pareti del Studio at NFS Ranch in Florida e mixato dal leggendario Dave Darlington, l’album è prodotto da Ulysses Owens Jr., garante di un sound raffinato e coinvolgente. “Come Before Winter” trae ispirazione da un passo biblico, simbolo di amicizia, fiducia e urgenza: un invito a vivere il presente senza indugi, proprio come la musica di Champagne cattura l’ascoltatore senza filtri.
Un lavoro che celebra la tradizione jazz con freschezza e profondità, pensato per emozionare, far riflettere e ricordare perché il jazz continua a far vibrare le corde dell’anima.
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Per chi ama l’improvvisazione narrativa tra sax e synth
Jonah Parzen-Johnson & Lau Nau — Live in Italy
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Jonah Parzen-Johnson & Lau Nau: “Live in Italy”
Un viaggio sonoro tra memoria e improvvisazione: Jonah Parzen-Johnson e Lau Nau portano in vita A Few We Remember in una doppia uscita per We Jazz Records, che unisce l’album in studio al live registrato a Bolzano nel 2026. Baritono sax, synth modulare e piccoli strumenti si intrecciano in un dialogo intimo e audace, dove ogni nota diventa una storia da raccontare.
L’incontro tra i due artisti, segnato da valigie gemelle e l’energia di un primo giorno di scuola, si trasforma in otto personaggi sonori evocati ogni sera sul palco. La versione live amplifica la magia dell’album: pazienza e abbandono si fondono in una libertà che solo il palcoscenico sa offrire. Live in Italy non è solo un documento, ma la trasformazione di un ricordo in una narrazione viva, capace di emozionare oltre il tempo.
Disponibile in doppio CD e digitale, questa uscita è un invito a lasciarsi trascinare dalle sensazioni più che dalle parole, in un’esperienza dove la musica diventa il linguaggio universale delle emozioni.
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Per chi cerca il lirismo del jazz classico e la magia di un incontro generazionale imperdibile.
Steve Davis — Steve Davis Meets Hank Jones, Volume 2
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Steve Davis Meets Hank Jones, Volume 2: un dialogo swing senza tempo
Registrato nel giugno del 2008, a un passo dal novantesimo compleanno del leggendario pianista Hank Jones, questo album rappresenta un documento storico di straordinaria bellezza. Dopo il successo del primo volume, acclamato dalla critica internazionale per la sua intensità, Steve Davis Meets Hank Jones, Volume 2 (pubblicato da Smoke Sessions Records) cambia registro e si sviluppa su tonalità più celebrative, vibranti e uptempo.
Insieme al formidabile contrabbassista Peter Washington, il trombonista Steve Davis e Hank Jones danno vita a una sessione intima ma energica, capace di ridefinire l’essenza stessa dello swing. Per Davis, questa registrazione rimane una delle esperienze più preziose della sua intera carriera, un momento di pura grazia in cui la maestria tecnica si fonde con un’intesa empatica immediata.
Lontano dalle atmosfere prettamente sognanti del capitolo precedente, questo secondo volume celebra la gioia della condivisione musicale attraverso un interplay dinamico e brillante. Un’opera imperdibile per gli amanti del jazz acustico, capace di unire la freschezza esecutiva alla monumentale eredità di uno dei più grandi pianisti della storia del jazz.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca la grandezza immortale del jazz e il calore vibrante dell’organo Hammond.
Joey DeFrancesco — Live at Keystone Korner
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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L’ultimo capolavoro di Joey DeFrancesco: la leggenda risuona al Keystone Korner
Live at Keystone Korner, pubblicato da Mack Avenue, non è semplicemente un album dal vivo, ma il testamento spirituale e artistico di Joey DeFrancesco. Registrato solo poche settimane prima della sua prematura scomparsa nel 2022, questo lavoro rappresenta l’ultima testimonianza nota del leggendario polistrumentista come bandleader, catturandolo all’apice della sua incessante evoluzione creativa.
DeFrancesco, colui che ha letteralmente resuscitato la presenza dell’organo nel jazz moderno, offre qui una performance magistrale supportato dalla straordinaria sezione ritmica, tra cui spicca Anwar Marshall. L’album mette in luce non solo il suo virtuosismo monumentale all’Hammond, ma anche il suo eccezionale talento alla tromba, al sassofono tenore e in una rara, toccante veste di cantante.
Ogni nota di questo live vibra di una passione e di una potenza espressiva uniche, ridefinendo i confini del genere. Live at Keystone Korner è un ascolto imprescindibile, la prova definitiva di come l’influenza di Joey DeFrancesco continuerà a ispirare generazioni di musicisti, risuonando ben oltre il nostro tempo. Un capitolo finale straordinario che celebra un gigante della musica improvvisata.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un rifugio sonoro intimo, meditativo e di profonda bellezza acustica.
Il canto profondo dei contrabbassi di Devra Hoff
Con Baile as Baile, pubblicato dalla prestigiosa etichetta AUM Fidelity, la contrabbassista e compositrice Devra Hoff firma un’opera luminosa e di straordinario lirismo. Attraverso stratificazioni di contrabbassi acustici, arricchiti in alcuni brani dall’autoharp preparato di Tara Jane O’Neil e dall’harmonium di Julia Holter, l’album si rivela come un cammino interiore alla ricerca di un senso di appartenenza.
Il disco unisce composizioni originali e rielaborazioni di brani tradizionali, ponendosi come ideale seguito spirituale del celebrato Voices From the Empty Moor del 2021. In un’epoca di costante rumore e turbolenza, la musica di Hoff offre uno spazio di guarigione e centratura, dove lo strumento ad arco si fa voce cantante, calda e ricca di saggezza vissuta.
Come suggerisce il titolo stesso – che evoca l’idea di una “casa lontano da casa” – Baile as Baile è un invito a costruire un porto sicuro dentro se stessi. Un gioiello strumentale prezioso, perfetto per un ascolto solitario e contemplativo, capace di far fiorire il silenzio in pura poesia sonora.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca groove cinematico e contaminazioni strumentali d’avanguardia.
La maturità sonora di Omasta: un viaggio cinematico che “Hits Different”
A un solo anno dal folgorante debutto, i polacchi Omasta tornano con Hits Different, un secondo album che consolida la band di Cracovia come una delle realtà più originali della scena jazz europea. Edito dalla prestigiosa etichetta Astigmatic Records, il disco espande gli orizzonti del gruppo, spingendo l’ascoltatore in un territorio più maturo e consapevole.
Se il primo lavoro era un racconto intimo e personale, Hits Different adotta una prospettiva narrativa e cinematografica. Le composizioni si muovono fluide tra l’estetica fumosa dei beat di Detroit e Los Angeles, l’hip-hop strumentale e la fusion anni ’70, arricchendosi di un uso più audace dell’elettronica e della gestione dello spazio.
Frutto di oltre cento concerti e di un’intensa vita on the road condivisa in tutta Europa, l’album riflette la straordinaria coesione artistica dei musicisti. Pur mantenendo l’improvvisazione come elemento cardine, i brani seguono una struttura definita, evocando uno spettro emotivo che spazia dall’eccitazione all’inquietudine, fino a un finale teso e privo di lieto fine.
Disponibile dal 16 ottobre 2026 in formato digitale, CD e vinile, Hits Different è un’esperienza d’ascolto intensa, dove il jazz incontra il beatmaking in un perfetto equilibrio tra scrittura e libertà espressiva.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un groove elettrico, destrutturato e stratificato.
L’anarchia controllata di Bright Dog Red in “Luck Would Have It”
Con Luck Would Have It, pubblicato sotto l’egida della prestigiosa etichetta Ropeadope, il collettivo Bright Dog Red firma un’opera che sfida le barriere di genere, posizionandosi all’intersezione tra jazz d’avanguardia, hip hop, elettronica e libera improvvisazione.
La band americana dà vita a un flusso sonoro imprevedibile, dove la spontaneità della free improvisation si fonde con la precisione metodica del beatmaking. Le trame elettroniche e le metriche hip hop agiscono da collante per una sezione ritmica dinamica, su cui si innestano assoli taglienti e digressioni rumoristiche. Non si tratta di una semplice fusione stilistica, ma di una vera e propria collisione creativa: ogni traccia si sviluppa come un organismo vivente, capace di mutare direzione quando meno ce lo si aspetta.
Grazie a una produzione che valorizza la tridimensionalità del suono, l’album cattura l’energia catartica delle loro celebri performance dal vivo. Luck Would Have It è un ascolto stimolante e magnetico, ideale per chi desidera esplorare i territori più audaci e contaminati della musica strumentale contemporanea. Un disco che non si limita a unire mondi diversi, ma ne fonda uno completamente nuovo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz fusion evocativo, guidato da calde sonorità nordiche.
Jukka Haavisto Löyly Syndicate — Juniper Path
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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L’abbraccio sonoro di Juniper Path
Juniper Path è il nuovo affascinante capitolo discografico firmato da Jukka Haavisto – Löyly Syndicate, un’opera in cui la narrazione improvvisativa e temi melodici di forte impatto si fondono in un abbraccio indissolubile. Il concept dell’album affonda le sue radici nell’immaginario finlandese, evocato da due elementi simbolo come il ginepro (juniper) e il calore del vapore della sauna (löyly). Questo legame intimo con la terra d’origine si riflette anche nella splendida copertina, nata da un dipinto realizzato dalla madre di Haavisto.
Dal punto di vista musicale, il disco si sviluppa come un viaggio sensoriale tra memorie e suggestioni naturalistiche. Il virtuosismo del basso fretless e della chitarra jazz si muove sinergicamente tra ritmi intensi ed energia fusion, alternati a momenti di puro lirismo nordeuropeo. Le texture sonore, ampie e dal respiro quasi cinematografico, regalano all’ascoltatore un’esperienza d’ascolto profonda e stratificata, ideale per gli amanti del jazz moderno che cercano calore, tecnica e una forte carica emotiva. Un’opera che trasforma la natura in pura poesia strumentale.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca jazz contemporaneo che unisca intensità emotiva e sperimentazione sonora.
Growth in Stasis – Stephen Byth (Earshift Music)
Growth in Stasis è il secondo album da leader di Stephen Byth, un saxofonista e compositore che si fa strada nella scena jazz di New York con una voce unica e ricca di contrasti. L’opera esplora le tensioni della vita moderna: dolore che si trasforma in crescita, stabilità che coesiste con il rischio, e la dualità del blues tra malinconia e speranza.
Il concept nasce da una domanda rivolta a Wayne Shorter: “Come trasformi il veleno in medicina con la musica?” La risposta – “Il veleno è la medicina” – si traduce in composizioni dove la frizione e l’incertezza diventano la linfa creativa.
Con una formazione di musicisti d’élite della New York creative‑music scene, l’album fonde jazz, colonne sonore, classica contemporanea ed elettronica, creando orchestrazioni colorate e spazi aperti all’improvvisazione. Le tracce bilanciano lirismo e intensità, offrendo momenti di pura contemplazione alternati a esplosioni ritmiche.
Critici come Walter Smith III e Andrea Keller lodano la capacità di Byth di catturare l’attenzione e la sublime scrittura dei suoi arrangiamenti. Growth in Stasis è più di un disco: è un invito a vivere le contraddizioni, a trovare presenza nel caos e a lasciarsi guidare dalla tensione creativa.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca groove elettrico e stratificato.
Viaggio cosmico tra jazz, psichedelia e dub
Humboldt è il terzo album di Yôkaï. Con otto tracce originali, l’ensemble belga intreccia jazz contemporaneo, psichedelia, dub e rock sperimentale, creando paesaggi sonori che ricordano le atmosfere cinematografiche di Jon Hassell e la ricca texture di Tortoise. Il risultato è una esperienza vibrante e ipnotica, dove groove elettrici si fondono con ritmi avvolgenti, trasportando l’ascoltatore in un percorso interstellare di suoni.
Registrato da Ted Clark al Free House di Bruxelles, il disco è mixato da Pieterjan Coppejans e Yokais al Robot Studio di Gent e masterizzato da Matt Colton al Metropolis Studios di Londra, garantendo una qualità audio impeccabile. L’artwork, curato da Ismaël Bennani e Orfée Grandhomme, completa il concept visivo di un progetto che si colloca tra le proposte più innovative del jazz contemporaneo.
Scopri “Humboldt” e lasciati avvolgere da groove cosmici, ritmi ipnotici e atmosfere sperimentali.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un viaggio sonoro tra groove elettronico e ritmi ancestrali.
Ibelisse Guardia Ferragutti & Frank Rosaly — O
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O – un’odissea poliritmica di terra e memoria
L’EP “O”, pubblicato da International Anthem, è il nuovo capitolo dell’avventura sonora di Ibelisse Guardia Ferragutti e Frank Rosaly. Con una base di poliritmi flessibili, pulsazioni ipnotiche e texture elettroniche, il disco intreccia improvvisazione jazz, soul e art‑punk con le tradizioni latino‑caribiche più profonde. Le tracce si sviluppano come paesaggi sonori densi e oscuri, arricchiti da field recordings di coqui, cascate e foreste pluviali, che fungono da ponte tra la memoria collettiva e l’innovazione.
Il titolo “O” (taíno per “montagna”) richiama le radici puertoricane e caraibiche dei due musicisti: Bomba, Plena, Rumba, Batá, Cumbia e Dub si fondono in nuove realtà sonore, trasformando la protesta culturale in una celebrazione della propria eredità. Rosaly evoca la voce della sua antenata liberata, mentre Ferragutti trasmette la nostalgia di un giardino brasiliano, creando un dialogo transatlantico di suoni e sensazioni.
“O” segue il successo di MESTIZX (2024) e conferma il duo come pionieri dell’improvvisazione elettronica, capaci di trasformare ogni ascolto in un pellegrinaggio interiore. Un EP imperdibile per gli amanti di musica avanguardistica che vogliono immergersi in paesaggi auditivi ricchi di storia e sperimentazione.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per gli amanti del jazz contemporaneo dal vivo, alla ricerca di performance emotive e virtuosistiche.
Jakob Manz — Supernova – Live at Alte Oper Frankfurt
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
16
Un’esplosione di jazz live a Frankfurt
Supernova – Live at Alte Oper Frankfurt è il documento di una serata memorabile: il 27 gennaio 2026 il giovane Jakob Manz, a meno di 25 anni, è stato nominato Artist‑in‑Residence più giovane nella storia della storica Alte Oper, regalando un concerto sold‑out per 2 600 spettatori. L’album cattura non solo una padronanza tecnica straordinaria, ma la capacità rara di trasformare la grande occasione in un dialogo aperto e grato, senza alcun eccesso di showmanship.
Il programma, costruito su misura per la serata, vede il pianista Michael Wollny in un intimo duetto su “Peace” di Horace Silver, e le collaborazioni fluide con il basso di Kinga Głyk e il trombone di Nils Landgren, figura chiave nella formazione artistica di Manz. Le due apparizioni vocali – “Welt Hinter Glas” con Max Mutzke e la delicata “Ich wünsch dir” con Sarah Connor – mostrano due volti complementari dell’artista.
Un omaggio a David Sanborn si apre con un citato “Butterfat” su “Eyes of Crystals”, confermando la radiazione di una supernova musicale. Recensito dalla Frankfurter Rundschau come “una stella che esplode”, questo album su ACT Music è imprescindibile per chi desidera jazz vivo, intenso e pieno di luce.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per gli ascoltatori che cercano un viaggio meditativo tra jazz e classica
Douglas J. Cuomo — Seven Limbs (ft. Joe Lovano & The Overlook)
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
16
Meditazione sonora in sette movimenti
Seven Limbs di Douglas J. Cuomo, pubblicato da Sunnyside Records, è un’opera d’autore che unisce l’improvvisazione di Joe Lovano a una scrittura rigorosamente notata per il quartetto d’archi The Overlook. Il progetto nasce da una pratica buddista: una meditazione guidata si trasforma in un percorso musicale di 60 minuti, diviso in sette movimenti tematici che evocano le fasi del rituale spirituale.
Il disco si apre con “Prostration”, un duetto intimo tra violino e sax, prosegue con la frenesia ritmica di “Offering”, e culmina in un’intensa esplorazione timbrica con il táragató in “Rejoicing”. L’“Offering” e il “Dedication” mostrano la maestria compositiva di Cuomo, mentre le parti soliste di Lovano, quasi interamente improvvisate, creano un dialogo vivo e sorprendente con l’orchestrazione densa della sezione d’archi.
Registrato nei leggendari Van Gelder Studios (1‑2 giugno 2025), l’album combina alta fedeltà 24 bit/96 kHz a una produzione che valorizza la dinamica tra spontaneità e precisione. Ideale per chi ama jazz contemporaneo, composizione classica e atmosfere contemplative, Seven Limbs è una testimonianza di fiducia artistica e di ricerca sonora senza compromessi.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
Ottobre 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 19 al 25 ottobre
Per gli appassionati di jazz d’avanguardia e di esperienze audio immersive.
Jane Ira Bloom — Light from a Person
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Luce sonora in trio: un viaggio in surround
Jane Ira Bloom restituisce, con Light from a Person, un album che unisce la maestria del sax soprano al vibrafono di David Friedman e al basso profondo di Ken Filiano. Le dieci composizioni originali, pensate per il suono surround, offrono una luce musicale che si espande dal piccolo al vasto, passando da brani frenetici come “Bright Bars” a ballate liriche come “True City”. La produzione, a cura del leggendario ingegnere Jim Anderson e della tonmeister Ulrike Schwarz, garantisce una qualità audio ad alta definizione che valorizza ogni sfumatura di dinamica e silenzio. Con un equilibrio perfetto tra energia ritmica e spazio melodico, il trio crea un dialogo vibrante che ricorda i primi lavori di Bloom degli anni ’80, ma con una freschezza contemporanea. Disponibile in stereo e in formato immersivo (OTL147i), è l’ideale per chi cerca una esperienza di ascolto profonda senza compromessi.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un dialogo jazz di profonda connessione e audacia creativa
Caleb Wheeler Curtis & Jason Moran – Incantation
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
23
Incantation: il duo magico tra Caleb Wheeler Curtis e Jason Moran
Incantation, è un album che cattura l’essenza del jazz come arte viva e dialogica. Il multi-strumentista Caleb Wheeler Curtis e il pianista Jason Moran, due voci distintive della scena contemporanea, esplorano composizioni originali, improvvisazioni libere e omaggi ai giganti del passato.
Un incontro di menti geniali, dove ogni nota diventa un ponte tra tradizione e innovazione. Curtis, con il suo suono intricato e visionario, e Moran, imprevedibile e armonicamente audace, danno vita a un progetto che celebra la storia del jazz mentre ne ridefinisce i confini. Tra i brani spiccano That Which Cannot Be Replaced, Gangsterism on a River e le improvvisazioni One Hundred Years e Archaeology, quest’ultima con Curtis alla tromba, a testimonianza della sua coraggiosa sperimentazione.
Un album che è anche un omaggio: ai maestri come Monk, Dolphy ed Ellington, ma anche ai collaboratori e alle comunità che hanno reso possibile questa musica. Incantation non è solo un disco, ma un rituale sonoro, un invito a ascoltare il jazz come un linguaggio universale e senza tempo.
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Per chi cerca groove vintage e atmosfere jazz-funk raffinate
Surprise Chef: il soul strumentale di “Frogs In A Pond”
I Surprise Chef, collettivo di Melbourne, portano avanti una ricerca sonora che unisce il funk degli anni ’70 al jazz più evocativo. Con un approccio DIY e una profonda conoscenza della tradizione soul, il gruppo si distingue per composizioni strumentali ricche di sfumature, omaggiando figure come David Axelrod e Isaac Hayes.
“Frogs In A Pond”, pubblicato per Concord Jazz, è un album che respira nostalgia e innovazione, con arrangiamenti curati e un sound che ricorda le etichette cult come Daptone e Truth & Soul. Cinematici e ipnotici, i Surprise Chef confermano il loro ruolo di punta nel panorama jazz-funk contemporaneo, offrendo un’esperienza uditiva avvolgente e sofisticata.
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Per chi cerca il soul jazz contemporaneo e la fusione di leggende hip hop
Adrian Younge, Ali Shaheed Muhammad — The Midnight Hour: Lost Tapes JID028
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The Midnight Hour: Lost Tapes JID028 – L’incontro tra geni musicali
Ali Shaheed Muhammad, pioniere degli A Tribe Called Quest, e Adrian Younge, compositore e polistrumentista visionario, danno vita a un progetto che ridefinisce il suono moderno. The Midnight Hour è l’album che unisce l’eredità del jazz classico, il groove del soul e la profondità dell’hip hop, registrato dal vivo con un’orchestra e una sezione ritmica in puro stile analogico.
Nato nel 2018 con il debutto omonimo, accolto con entusiasmo dalla critica, il duo aveva già pronto un secondo capitolo. Ma il destino aveva altri piani: l’ascesa di Jazz Is Dead ha temporaneamente accantonato queste sessioni, ora finalmente portate alla luce. Lost Tapes JID028 chiude il cerchio, offrendo un viaggio sonoro intenso, stratificato e senza tempo.
Un album per chi apprezza la musica come arte pura, dove ogni nota racconta una storia.
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Per chi ama il jazz contemporaneo e gli omaggi audaci alla tradizione classica
James Brandon Lewis / Red Lily — Calling Antonín
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Calling Antonín: James Brandon Lewis e Red Lily reinventano Dvořák
Calling Antonín è l’omaggio visionario di James Brandon Lewis al genio di Antonín Dvořák, un ponte audace tra il jazz moderno e la musica classica. Con il suo ensemble Red Lily – formato da Kirk Knuffke (cornetta), Melanie Dyer (viola), Tomeka Reid (violoncello), Joshua Abrams (contrabasso) e Chad Taylor (batteria) – Lewis trasforma le ispirazioni del compositore ceco in un viaggio sonoro ricco di melodie avvolgenti, ritmi galvanici e improvvisazioni celestiali.
L’album, terzo capitolo della serie Red Lily dopo i premiati Jesup Wagon e For Mahalia, With Love, ridefinisce i confini del jazz con una fusione di textures cameristiche e l’energia espressiva del jazz contemporaneo. Ogni brano, che sia una variazione su temi di Dvořák o una composizione originale, respira vita nuova grazie all’equilibrio perfetto tra struttura e libertà creativa.
Calling Antonín non è solo un tributo, ma una dichiarazione di intenti: il suono della brillantezza, come lo definisce lo stesso Lewis. Un lavoro che conferma ancora una volta perché il sassofonista sia tra i più innovativi della scena odierna.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca groove elettrico e contemporaneo, tra lirismo e trasformazione.
Olga Amelchenko — Touching the Invisible
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Olga Amelchenko: la forza invisibile del nuovo jazz europeo
La sassofonista e compositrice Olga Amelchenko si sta imponendo come una delle voci più originali del jazz europeo contemporaneo. Di base a Parigi e già candidata come Révélation ai prestigiosi Victoires du Jazz, l’artista lancia il suo nuovo album, Touching the Invisible, pubblicato per l’etichetta Edition Records.
Scritto e registrato durante la gravidanza, il disco non racconta questa esperienza in modo letterale, ma la trasforma in un’esplorazione universale di speranza, incertezza e cambiamento. Rispetto ai lavori precedenti, l’album si distingue per un groove più marcato, atmosfere luminose e un forte senso di ottimismo.
Amelchenko riesce a bilanciare la sua innata sensibilità melodica con tessiture elettriche ed energie ritmiche vibranti, dando vita a un sound che guarda al futuro con gioia e movimento. Touching the Invisible è un viaggio sonoro affascinante, perfetto per chi vuole scoprire come la vulnerabilità possa tradursi in una straordinaria forza creativa.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un mix di jazz sperimentale, elettronica sofisticata e improvvisazione dal cuore umano.
Sinestesia di sax e circuiti: un viaggio improvvisato
Animative, l’ultimo album di Josh Johnson (International Anthem/Nonesuch), ridefinisce i confini tra jazz tradizionale e musica elettronica d’avanguardia. Il sax alto, filtrato attraverso armonizzatori, sampler e drum machine, diventa sia melodia che percussione, creando una trama sonora che cambia forma ad ogni ascolto. Tracce come “Idiophone” trasformano lo strumento in un vero e proprio “idiophone”, mentre “Aughts Hymnal” lo fa vibrare come un organo mistico.
Il progetto riunisce collaboratori di spicco – Ben Lumsdaine, Macie Stewart, Marquis Hill e la bassista Meshell Ndegeocello – per una sezione ritmica che oscilla tra groove contagioso e atmosfere quasi sacre, come in “High Step”. La produzione, curata insieme a Paul Bryan, sfrutta loop complessi e effetti digitali senza mai sacrificare l’emozione: “vogliamo che la musica suoni più umana”.
I riferimenti a Wayne Shorter, Eddie Harris e Mal Waldron si percepiscono nella ricerca di un “sentire più che un virtuosismo”, mentre le influenze di Calvino e della filosofia africana alimentano una narrazione sonora onirica. Animative è una dichiarazione d’intenti per chi desidera ascoltare il jazz che si proietta nel futuro, mantenendo viva la sua anima più intima.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un dialogo intimo tra piano jazz e sperimentazione
Sonelius Smith and Adam Kahan — We’ll Let You Know When We Find Out
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Un viaggio sonoro tra memoria e scoperta
L’album We’ll Let You Know When We Find Out è la testimonianza tangibile di un legame nato nel 2012, quando Adam Kahan girava il documentario su Rahsaan Roland Kirk. Da quel breve incontro è fiorita una collaborazione che supera generazioni, unendo l’esperienza di Sonelius Smith, 83 anni, al sensibile tocco contemporaneo di Kahan.
La musica è un’alchimia di piano jazz e improvvisazione libera, radicata a New York ma con un’anima globale. Ogni traccia vibra di energia: a volte potente, altre volte confusa, ma sempre capace di provocare lacrime o meraviglia. I due pianisti si scambiano risposte che non chiudono, ma aprono nuovi spazi d’ascolto, creando momenti “arrestanti” che restano impressi nella memoria.
Perfetto per gli appassionati di piano music, avanguardia jazzistica e storie di amicizia musicale, questo disco invita l’ascoltatore a partecipare a una ricerca continua del nuovo, dove ogni nota è un invito all’esplorazione dell’ignoto.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama l’improvvisazione jazzistica dal timbro ricco e dalle dinamiche sorprendenti.
Camila Nebbia, Kit Downes, Andrew Lisle — All the Beauties and Disasters
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Kaleidoscopio di suoni e interazioni profonde
All the Beauties and Disasters è il nuovo album di Exhaust, il trio formato da Camila Nebbia (tenor sax), Kit Downes (piano, Hammond organ, violoncello) e Andrew Lisle (batteria). Registrato al leggendario Hansa Studios di Berlino e curato da Martin Ruch, il disco offre una fusione avvincente di energia spontanea e ricerca sonora.
Nel percorso discografico di Intakt Records, questo lavoro si distingue per l’uso inedito del violoncello e dell’organo da parte di Downes, che amplia il panorama timbrico del trio. Ogni traccia è un viaggio in cui “un accenno di pulsazione o un timbro fugace” si trasformano in kaleidoscopi di suono, come descrive Kevin Le Gendre nelle note di copertina.
Le composizioni, interamente co‑scritture di Nebbia, Downes e Lisle, mostrano una fiducia reciproca che consente al sax di dialogare con il piano o l’organo e il violoncello, mentre la batteria di Lisle mantiene un groove fluido ma incisivo. L’album è ideale per gli ascoltatori che cercano musica d’avanguardia con cuore jazz, capace di coniugare sperimentazione e accessibilità.
Scopri il progetto che sta ridefinendo i confini della improvvisazione e lasciati coinvolgere da una sonorità che è al contempo intensa, luminosa e in continua evoluzione.
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Per chi ama il jazz nordico d’atmosfera e il dialogo creativo di un trio di pianoforte.
Atmosfere condivise in un trio di pianoforte
Resonans conferma la crescita di Blåly, passando da composizioni soliste a una scrittura collettiva che nasce sul palco, in viaggio e in sala prove. Ogni traccia è un viaggio sonoro tra le luci fredde di Copenaghen e le vibrazioni intime del piano, del contrabbasso e della batteria. L’album, pubblicato da April Records, mescola improvvisazione e arrangiamenti curati, offrendo un panorama ricco di melodie sospese e ritmi sottili. Ideale per gli ascoltatori che cercano un’esperienza immersiva nel jazz contemporaneo, dove la sinergia del trio è il vero motore creativo. Scopri una nuova dimensione del piano trio scandinavo con questo lavoro avvolgente e profondamente collaborativo.
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Ottobre 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 26 al 31 ottobre
Per gli amanti delle reinterpretazioni jazz‑folk che cercano un viaggio strumentale senza parole.
Riscoperte sonore di Dylan in chiave avant‑gardista
My Dylan Pages è l’ottavo disco di Paolo Botti, pubblicato da Caligola Records, e si presenta come un omaggio strumentale al repertorio di Bob Dylan. Otto dei dieci brani sono medley, collegati senza pause per creare un’unica narrazione musicale che ricorda le lunghe sessioni di jam dei grandi jazzisti.
Botti, violista di formazione, arricchisce il suo arsenale con violino, violoncello e diverse chitarre, uno strumento per ciascuna traccia, dimostrando una versatilità rara. Il risultato è un mosaico di atmosfere: dal folk rustico al minimalismo classico, fino a improvvisi sprazzi di avant‑garde.
Un’unica eccezione rompe il fil rouge: un brano di Woody Guthrie, riconoscibile per la sua influenza su Dylan, che aggiunge una nota storica al progetto.
Con una produzione curata e una sequenza continua, l’album invita l’ascoltatore a immergersi in un’esperienza fluida, dove le melodie di Dylan emergono senza testi, ma con tutta l’intensità emotiva delle loro origini. Ideale per chi desidera riscoprire le radici del cantautorato americano attraverso una lente contemporanea e strumentale.
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Per chi cerca un viaggio sonoro tra improvvisazione e ascolto profondo
Lines in the Sky: l’improvvisazione come dialogo puro
Lines in the Sky di Gon Muruaga, Liudas Mockūnas e Teemu Mustonen è un album che cattura l’essenza dell’improvvisazione collettiva, dove ogni nota nasce dall’ascolto reciproco. Registrato dal vivo, il disco documenta l’incontro tra il sassofono lituano di Mockūnas, la chitarra elettrica argentina di Muruaga e la percussione finlandese di Mustonen, un trio che disegna paesaggi sonori tra lirismo e astrazione.
La musica si sviluppa senza schemi predefiniti, con frammenti melodici che emergono e si dissolvono, ritmi fluidi e silenzi carichi di significato. Ogni brano è una conversazione in tempo reale, dove la fiducia e l’intuizione guidano la creazione. Tra i sette pezzi, “Echoes from the Recent Past – Ballad” omaggia l’essenza emotiva di Ornette Coleman, senza replicarne la forma ma assorbendone lo spirito.
Pubblicato da 577 Records, Lines in the Sky è un invito a esplorare l’incertezza come forza creativa, dove il suono ridefinisce costantemente i propri confini. Un album per chi ama la musica come esperienza viva e in evoluzione. Disponibile dal 30 ottobre 2026 in vinile (200 copie), CD (100 copie) e digitale.
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Per chi cerca un omaggio jazz audace e visionario alla tradizione di Yusef Lateef
Jason Robinson’s Janus Orchestra – Blue Salience: For Yusef Lateef
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Blue Salience: For Yusef Lateef – L’omaggio di Jason Robinson in grande orchestra
Blue Salience: For Yusef Lateef è un doppio album monumentale in cui il compositore e sassofonista Jason Robinson rende omaggio al genio poliedrico di Yusef Lateef con la sua Janus Orchestra, un ensemble di 17 elementi. L’opera esplora orizzonti sonori vasti e inediti, senza limitarsi a reinterpretare il passato, ma spingendosi oltre, ispirata dalla curiosità senza confini di Lateef.
Robinson, sassofonista e flautista di fama internazionale, unisce intelletto e passione, tradizione e avanguardia, in un progetto che fonde arrangiamenti raffinati con una vitalità contemporanea. Le composizioni oscillano tra architetture complesse e groove viscerali, passaggi pastorali e astrattismi corrosivi, arricchiti da testualità subliminali tratte dagli scritti di Lateef.
Un album per chi ama il jazz che sa osare, dove ogni nota è un tributo all’eredità di un maestro e al tempo stesso una ricerca di nuove possibilità espressive.
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Per chi ama il folk nordico e il jazz contemporaneo
TINGO: “Medvind Modvind”, l’incontro tra tradizione e improvvisazione
Il quartetto danese TINGO torna con Medvind Modvind, un album che unisce composizioni originali e melodie folk scandinave rivisitate, intrecciando tromba, sassofono, contrabbasso e batteria. Un suono aperto e aereo, dove le melodie e i ritmi si intrecciano in un dialogo costante tra tradizione nordica, jazz moderno e improvvisazione collettiva.
Formato nel 2019 dall’incontro casuale tra il trombettista Tim Ewé e la sassofonista Cecilie Strange su un treno tra Odense e Copenaghen, il gruppo – completato da Per Rask (batteria) e Benjamin Gower-Poole (contrabbasso) – ha affinato il suo stile unico agli studi dell’Accademia Nazionale Danese di Musica. Il titolo dell’album, “Headwind Tailwind”, simboleggia le forze contrastanti della vita, riflesso in una musica che oscilla tra arrangiamenti densi e delicate tracciature sonore.
Registrato nello studio Folkhemmet Unnaryd, immerso nelle foreste svedesi di Småland, l’album è nato in un contesto di connessione naturale e creativa, tra passeggiate nel bosco e nuotate nel lago. La title track è stata catturata dal vivo durante un concerto con pubblico, aggiungendo un’energia autentica al progetto.
Dopo il debutto Kvartetten fra verdens ende (2023), candidato ai Danish Music Awards come Miglior Nuovo Artista Jazz e Roots, TINGO conferma la sua capacità di reinventare il folk nordico con un tocco jazz contemporaneo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi ama le reinterpretazioni raffinate dei classici americani
Itzhak Perlman — The Way We Were: My American Songbook
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Itzhak Perlman celebra l’American Songbook con “The Way We Were”
Il leggendario violinista Itzhak Perlman torna con “The Way We Were: My American Songbook”, il suo primo album in oltre un decennio. Un omaggio alle melodie senza tempo di Gershwin, Berlin, Sondheim e altri giganti della musica americana, rivisitate con arrangiamenti orchestrali lussureggianti e collaborazioni d’eccezione. Il singolo apripista, “Summertime”, vede la partecipazione di Jon Batiste, in un dialogo tra violino e voce che fonde eleganza classica e spontaneità jazz.
Un progetto intimo e innovativo, come spiega lo stesso Perlman: “Ho affrontato queste canzoni come farebbe un cantante, lasciando che il violino ne esaltasse la poesia”. Prodotto da David Lai e arricchito da ospiti come Josh Groban e un omaggio alla voce di Ella Fitzgerald, l’album unisce profondità emotiva e virtuosismo, confermando perché Perlman rimane una delle figure più amate della musica mondiale. Un viaggio romantico e sofisticato tra le pagine più belle del songbook americano.
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Per chi cerca un dialogo improvvisativo di rara e profonda bellezza.
Keith Tippett and Roberto Ottaviano — Communion
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Keith Tippett & Roberto Ottaviano: il soffio e la corda in “Communion”
Nato dalla preziosa sinergia tra il sassofonista barese Roberto Ottaviano e la storica etichetta Jazz In Britain, Communion è un documento sonoro di straordinaria importanza storica. Questo doppio CD cattura l’essenza di due performance live registrate a Ginevra nel febbraio del 1991, rimaste finora inedite e oggi splendidamente rimasterizzate da Tommy Cavalieri.
L’album immortala l’incontro tra il virtuosismo lirico del sax soprano di Ottaviano e l’universo pianistico di Keith Tippett, qui impegnato non solo alla tastiera ma anche con il suo caratteristico arsenale di giocattoli e oggetti sonori. Ciascun disco racchiude un’unica, monumentale improvvisazione, offrendo all’ascoltatore un viaggio immersivo nei territori del modern jazz più colto e del british jazz d’avanguardia.
Communion non è semplicemente una collaborazione, ma un flusso creativo ininterrotto in cui la destrezza tecnica si fonde con una sensibilità poetica fuori dal comune. Un’opera imperdibile per gli amanti della musica improvvisata e per chiunque desideri riscoprire la magia di un sodalizio artistico senza tempo.
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Per chi cerca energia creativa e nuovi talenti nel jazz contemporaneo.
Christian McBride & Ursa Major — Points of Light
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Un nuovo slancio nel jazz contemporaneo
Points of Light è l’esordio di Ursa Major, l’ensemble guidato da Christian McBride, pubblicato da Mack Avenue. Il disco celebra la tradizione del “hard bop” di Art Blakey, ma la spinge verso orizzonti più ampi grazie a Nicole Glover, Mike King, Ely Perlman e Savannah Harris.
Il basso di McBride si fonde con l’organo di King, creando un groove profondo e avvolgente, mentre gli assoli di sax e tromba aggiungono freschezza melodica. Le composizioni, scritte e arrangiate dallo stesso leader, sono caratterizzate da temi luminosi, improvvisazioni incisive e una sezione ritmica che pulsa come una costellazione. L’album è una dichiarazione d’intenti: dare spazio alle nuove generazioni di musicisti, mantenendo viva la fiamma del jazz.
Ideale per gli ascoltatori che apprezzano un suono ricco, dinamico e pieno di speranza, Points of Light si afferma subito come riferimento per il futuro del genere.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca la perfetta sintesi tra intimità acustica, raffinatezza ritmica e la storia vivente della musica brasiliana.
L’eleganza senza tempo di un’icona della bossa nova
A oltre cinquant’anni dal suo debutto, una delle voci più autorevoli e rivoluzionarie della musica brasiliana torna con un’opera che ne racchiude l’essenza più pura. Prodotto insieme al marito e storico collaboratore Tutty Moreno, questo lavoro si sviluppa attraverso nove tracce di straordinaria fattura, dove chitarra acustica, calore vocale e un’innata propensione allo swing si fondono con una curiosità intellettuale mai spenta.
Fin dai suoi esordi alla fine degli anni Sessanta, l’artista ha tracciato un percorso pionieristico, imponendosi come una delle prime cantautrici a scrivere da una prospettiva dichiaratamente femminile e sfidando con coraggio la censura della dittatura militare. Questa nuova uscita discografica ne conferma la straordinaria sensibilità narrativa, affinata anche dagli studi di giornalismo.
Ad accompagnarla in questo viaggio acustico troviamo una formazione d’eccellenza che schiera Jorge Helder al basso, Lula Galvão alla chitarra e Marcos Nimrichter alle tastiere, arricchita da ospiti straordinari come Toninho Horta e Nailor Proveta. Il risultato è un affresco sonoro che spazia tra samba, bossa-jazz e world music, registrato con una cura del dettaglio che esalta ogni singola sfumatura strumentale. Un album riflessivo e di rara bellezza, che dimostra come l’originalità e l’indipendenza artistica non abbiano età, offrendo all’ascoltatore un’esperienza d’ascolto avvolgente, sofisticata e profondamente sincera.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz contemporaneo che unisca energia sportiva e melodie avvolgenti
Una nuova era di ritmo e melodia
Brandon Sanders torna con The Game Changer, l’atteso quarto album pubblicato da Savant Records. Il progetto, registrato a primavera 2026, si distingue per un perfetto equilibrio tra originali accattivanti e cover jazz reinterpretate.
Il brano di apertura, “The Game Changer”, rende omaggio a Art Blakey con un hard‑bop incisivo, mentre “Shrimp and Grits” aggiunge un tocco piccante ispirato ai sapori di Harlem. Tra le tracce più emozionali troviamo “James Arthur” e “Pamela the Queen”, due omaggi familiari che mostrano la capacità di Sanders di fondere sentimento e tecnica.
Le collaborazioni brillano: il vibrafono di Warren Wolf, la tromba di Jeremy Pelt, il basso di Eric Wheeler, il sax di Stacy Dillard, il pianoforte di William Hill III e la voce soul di Briana Swann. Le cover includono reinterpretazioni di Porter (“What Is This Thing Called Love?”), Ellington/Strayhorn (“Isfahan”) e Jobim (“Quiet Nights of Quiet Stars”), tutte sostenute da una sezione ritmica impeccabile.
Con concerti di lancio a Seattle, Los Angeles e Brooklyn, The Game Changer si conferma come un punto di svolta per gli amanti del jazz moderno, capace di far battere il cuore come un pallone da basket in pieno volo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un duetto incendiario di chitarra e percussioni che supera i confini del free‑jazz.
Raoul Björkenheim & Paal Nilssen-Love — PING
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Sinfonia di tensione e libertà
PING è il nuovo album di Raoul Björkenheim e Paal Nilssen‑Love, pubblicato in vinile, CD e digitale. Registrato a Helsinki, il progetto offre nove escursioni sonore dove la chitarra elettrica di Björkenheim, ricca di timbri investigativi, si fonde con la potenza ritmica di Nilssen‑Love, maestro del drumming avant‑garde. Il risultato è un mosaico di improvvisazioni che oscillano tra energia brutale, delicatezza introspettiva e momenti di pura meraviglia.
Le radici nordiche dei due musicisti, unite a decenni di collaborazioni in gruppi come Scorch Trio, garantiscono una chimica intuitiva capace di sorprendere l’ascoltatore più curioso. Con influenze che vanno dal jazz sperimentale alla musica tradizionale di Ethiopia, Brasile e Giappone, PING si afferma come una dichiarazione di indipendenza artistica nella scena contemporanea. Ideale per gli appassionati di suoni estremi e di composizioni libere, l’album invita a lasciarsi trasportare da un dialogo incessante tra corde e percussioni, dove ogni traccia è un viaggio unico verso l’ignoto.
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Per chi cerca un jazz viscerale, libero e intriso di attitudine No Wave newyorkese.
Marc Ribot Quartet — Hurry Red Telephone
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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La ricostruzione del suono tra urgenza e improvvisazione
A dieci anni di distanza dal memorabile capitolo registrato al Village Vanguard, il leggendario chitarrista Marc Ribot torna con un album interamente strumentale che ne riafferma la natura di eterno esploratore sonoro. Hurry Red Telephone non è solo il manifesto di un quartetto straordinario, ma un vero e proprio atto di ricostruzione del linguaggio musicale. Il titolo stesso, ispirato a un verso del poeta Richard Siken sulla riabilitazione della parola dopo un ictus, diventa la metafora perfetta di una musica che si ricompone da zero, rifiutando ogni barriera di genere.
In questo doppio set di sessioni, Ribot ritrova la propulsione ritmica del batterista Chad Taylor, affiancato da una doppia combinazione di talenti: da un lato i sassofonisti James Brandon Lewis e Brian Settles con il contrabbassista Hilliard Greene; dall’altro l’alto di Briggan Krauss e il basso di Sebastian Steinberg. Il repertorio unisce composizioni originali a omaggi a Frantz Casséus, mentore di Ribot, oscillando con disinvoltura tra momenti abrasivi, lirismo profondo e ironia.
Le strutture dei brani fungono da autentiche rampe di lancio: basso e batteria offrono un moto perpetuo di spinta e resistenza, mentre i fiati inseriscono voci uniche in un dialogo serrato. Il risultato è un tour-de-force celebrativo e travolgente, dove la complessità del jazz di Brooklyn si fonde con l’energia primordiale dell’improvvisazione radicale. Un ascolto imprescindibile per chi ama la musica che non si lascia mai addomesticare.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per gli amanti del jazz spirituale e delle reinterpretazioni contemporanee.
Meditazione sonora su Coltrane
ANANTA: Spirit Of Coltrane è il nuovo progetto di Miguel Atwood‑Ferguson, pubblicato il 30 ottobre su Impulse! Records, il leggendario label di John Coltrane. L’album riunisce un collettivo di 21 musicisti di spicco – Brandee Younger, Jeff Parker, Flying Lotus, Immanuel Wilkins e altri – per una riscoperta profonda del repertorio coltraneano.
Le tracce mantengono l’essenza delle composizioni originali, ma le filtrano attraverso le sensibilità di una generazione attuale: “Naima” si trasforma in un dialogo armonico tra arpa e vibrafono, “Giant Steps” diventa una ballata contemplativa, mentre “A Love Supreme, Pt. II” conserva la spiritualità del ciclo originario. La presenza di Aja Monet aggiunge una dimensione poetica, mentre la collaborazione con Flying Lotus conferisce un groove elettronico avvolgente.
Con una produzione curata e arrangiamenti che oscillano tra orchestrazione classica e improvvisazione libera, ANANTA non è una mera ricostruzione, ma un tributo vivo che invita l’ascoltatore a esplorare la filosofia di Coltrane attraverso nuove sonorità. Perfetto per chi cerca un’esperienza jazzistica ricca di emozione e innovazione, questo disco si pone come punto di riferimento per la musica contemporanea con radici nel passato.
Disponibile in tutti i formati, l’album promette di diventare un must‑listen per chi desidera connettersi con la spiritualità cosmica del grande maestro.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca jazz d’avanguardia con tensioni elettro‑acustiche
Un viaggio tra suoni acustici ed elettronici
Enigma, l’atteso nuovo disco della Philip Zoubek Trio, arriva a fine ottobre 2026 su Boomslang Records, confermando il percorso sperimentale avviato dal trio fin dal 2015. L’album si distingue per la fusione organica tra pianoforte tradizionale e sintetizzatori, dove Zoubek suona simultaneamente con entrambe le mani, creando texture che oscillano tra glissandi crudi, risonanze a campana e riff distorti.
Il basso di David Helm si arricchisce di effetti come distorsione, ring‑modulator e octaver, ampliando il campo sonoro verso territori sia aggressivi che filigranati. Dominik Mahnig, al kit, trascende il ritmo tradizionale aggiungendo xilofono da tavolo e altre sonorità percussive che aprono una dimensione quasi cameristica.
Il brano titolare, “Enigma”, nasce da improvvisazioni in cui l’acustico e l’elettronico si “detonano” reciprocamente, generando melodie quasi naive e loop ipnotici. L’intero disco è strutturato in capitoli auto‑contenuti, collegati da transizioni fluide o brusche, creando una narrazione sonora avvolgente e enigmatica.
Perfetto per gli amanti del jazz contemporaneo, dell’experimental music e delle composizioni che esplorano il confine tra acoustic e electronic, Enigma è un’esperienza auditiva che sfida le convenzioni e invita a una nuova ascoltabilità.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per gli amanti del jazz contemporaneo e della composizione collettiva
Anna Webber: — It’s easier to imagine the end of the world…
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Un viaggio sonoro nella crisi del capitalismo
Il nuovo album di Intakt Records è un’opera collettiva che fonde composizione rigorosa e improvvisazione libera, guidata dalla voce compositiva di una delle emergenti più promettenti della scena jazz: Anna Webber. Registrato al Bunker Studio di Brooklyn, il nonet riunisce otto musicisti di spicco — da Ryan Easter alla tromba fino alla rara gayageum a 25 corde di DoYeon Kim — creando un mosaico sonoro ricco di timbri inusuali e dialoghi intensi.
Ogni traccia è una “vessillo su misura” per gli interpreti, che alternano momenti di groove ipnotico a esplorazioni atmosferiche, mentre le note si intrecciano con le idee di autori critici del tardo capitalismo. Il risultato è una narrazione musicale che pone il collettivo al centro, sacrificando l’ego a favore della sinergia.
Con la produzione curata da Webber stessa e il mastering di Dave Darlington, l’album si presenta come un capolavoro di modernità: la chiarezza del mix consente di percepire ogni dettaglio, dal sibilo della clarinetto contrabbasso alle scintille dei chimes di Ches Smith.
Disponibile dal 30 ottobre 2026, è l’essenza del jazz d’avanguardia che parla direttamente alle sfide del nostro tempo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per gli amanti del jazz contemporaneo che cercano una fusione di lirismo classico e sperimentazione giovanile.
Enrico Rava, Fearless Five with Joe Lovano — Corners
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Avventure sonore al confine tra tradizione e innovazione
Corners segna l’incontro decisivo tra la maestria di Enrico Rava e la freschezza della nuova generazione italiana del Fearless Five, con la presenza speciale di Joe Lovano. Registrato nell’elegante Auditorium Parco della Musica di Roma, il progetto si distingue per le melodie evocative che richiamano il firmamento lirico di Rava, arricchite da angoli armonici più audaci grazie al contributo compositivo dei giovani musicisti. Ogni traccia è il risultato di una condivisione equa di composizioni, rendendo l’album un mosaico di voci e prospettive uniche. La sezione ritmica di Evita Polidoro (batteria e voce) e Francesco Ponticelli (contrabbasso) offre un groove avvolgente, mentre il trombone di Matteo Paggi e la chitarra di Francesco Diodati aggiungono texture sofisticate. La presenza di Lovano, con il suo sassofono tenore, si integra con naturalezza, dimostrando la sua capacità di adattarsi a qualsiasi contesto musicale. Prodotto da Manfred Eicher per ECM Records, Corners è un viaggio sonoro che unisce il patrimonio jazz italiano a una visione globale, ideale per chi vuole esplorare le nuove frontiere del jazz senza rinunciare alla profondità emotiva.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un free jazz denso di tensione e scoperta sonora
Filippo Vignato, Yannick Lestra, Attila Gyárfás — Shared Matter
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Un multiverso musicale tra caos e ragione
Shared Matter è il nuovo album del trio europeo formato da Filippo Vignato, Yannick Lestra e Attila Gyárfás, su Hora Records in occasione del decimo anniversario del loro acclamato debutto Plastic Breath. Registrato e mixato in un’unica sessione a Budapest durante l’estate 2026, l’opera si compone di dieci tracce che catturano l’interplay spontaneo del gruppo, trasformando ogni improvvisazione in un oggetto sonoro tangibile.
Il disco si presenta come un territorio ibrido, un “multiverso” dove “dream e reason”, “chaos e rationality” e “noise e melodia” si intersecano in una tensione fertile. Le sonorità, dal timbro avanguardistico al lirismo free‑jazz, si arricchiscono di texture mediterranee e di influenze europee, creando un percorso emotivo che evolve senza soluzione di continuità.
Nel corso della loro storia di tour, i tre musicisti hanno calcato i palcoscenici più importanti d’Europa – da Novara Jazz a Bimhuis di Amsterdam, passando per Burghausen Jazzwoche e Belgrade Jazz Festival – consolidando una reputazione di creatività senza compromessi. Shared Matter non è solo un album: è una dichiarazione di intenti, un invito a manipolare la musica come un oggetto da plasmare, lasciando l’impronta inconfondibile dei musicisti prima ancora che le note vengano suonate.
Scopri un’esperienza sonora che rimbalza tra i confini del jazz tradizionale e le frontiere dell’avanguardia, perfetta per gli ascoltatori che desiderano immergersi in un paesaggio auditivo in costante mutamento.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca la perfetta sintesi tra rigore compositivo e improvvisazione pura nel jazz contemporaneo.
John “Scrapper” Sneider — The Action Is The Juice
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
30
Un’energia dove l’opera stessa diventa ricompensa
L’etichetta Adhyâropa Records presenta The Action Is The Juice, il nuovo lavoro del virtuoso della tromba John “Scrapper” Sneider. Affiancato da pilastri della scena New Yorkese come John Ellis, Gary Versace, Neal Caine e Rudy Royston, il trombettista firma un album che celebra il valore intrinseco del fare musica, incarnando il concetto per cui il lavoro stesso è la vera ricompensa.
Dopo decenni trascorsi tra composizione, arrangiamenti e cinema, Sneider raggiunge una maturità espressiva eccezionale, offrendo un disco in cui scrittura raffinata e spontaneità si equilibrano alla perfezione. La traccia di apertura Of A Certain Age definisce da subito l’identità dell’opera: linee di basso incalzanti, pianoforte angolare e un dialogo serrato tra tromba e clarinetto basso. I solisti non cercano il virtuosismo fine a se stesso, ma contribuiscono a una conversazione fluida e concisa.
L’impronta cinematografica dell’autore emerge nell’ottimale gestione dei tempi e delle atmosfere: la title track attinge dal linguaggio muscolare dei film crime anni ’70, mentre Operation FUBAR bilancia sezioni d’insieme a improvvisazioni libere. Completano il percorso la toccante Not Enough Night di David Poe e la rielaborazione di Sopia. The Action Is The Juice è il ritratto di un ensemble d’eccezione, guidato da un leader capace di valorizzare la forza espressiva del controllo e della semplicità.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
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