EMAHO – Alessio Cazzetta
Data di Pubblicazione: 26 novembre 2026
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La chitarra di Alessio Cazzetta può insinuarsi in una melodia malinconica, perdersi in una trama di effetti elettronici o scatenare un’esplosione di energia elettrica. In EMAHO, sesto album in studio del chitarrista, questi cambi di umore non sono deviazioni: sono il cuore della musica. Otto composizioni che passano dalla delicatezza alla ruvidità, dalla voce soul alla tensione strumentale, senza cercare una continuità artificiale. Cazzetta lascia che ogni brano trovi il proprio carattere, anche a costo di spiazzare chi ascolta.
Nato in Svizzera, con radici italiane e sudafricane, Cazzetta prosegue qui il percorso avviato con Love, Death & The Eternal Blues, pubblicato da Unit Records nel 2024. Abbandona il sestetto di quel lavoro per tornare alla dimensione del quartetto, formato da Josh Schofield al sax alto, Josef Zeimetz al basso e Genius Wesley alla batteria, oltre alla chitarra del leader.
Il titolo richiama l’espressione E-Ma-Ho, un’esclamazione di meraviglia in antico tibetano. È uno stupore rivolto alla bellezza della natura, ma non nasce da una visione ingenua del mondo: affiora piuttosto dalla consapevolezza di vivere in una realtà ferita, frammentata, spesso esausta. La musica non illustra questo pensiero in maniera didascalica. Ne assorbe le tensioni e le restituisce attraverso atmosfere mutevoli, senza obbligarle a diventare un racconto lineare.
Tra ombre elettriche e improvvise accelerazioni
La varietà è il tratto più evidente di EMAHO, ma non va confusa con una semplice successione di stili. Cazzetta costruisce un disco nel quale la chitarra è il principale strumento di trasformazione: può diventare una presenza discreta, quasi assorbita dall’ambiente, oppure spingersi in primo piano con una ruvidità che avvicina il jazz all’energia del rock. Il quartetto segue questi cambiamenti senza irrigidirsi in un’identità sonora unica.
In “Nebula”, le strutture armoniche ripetute e le minime variazioni creano una trama che si modifica lentamente. Gli effetti elettronici alterano i contorni della chitarra, come una luce osservata attraverso un vetro opaco. La composizione non ha fretta di arrivare altrove: lavora sulla percezione, trasformando piccoli spostamenti in elementi capaci di cambiare l’atmosfera.
“Urban Myth” porta invece la musica dentro una città immaginata attraverso il ritmo, gli scarti e i frammenti melodici. L’ispirazione newyorkese richiama una storia nella quale il jazz è anche velocità, sovrapposizione e attrito. Qui il gruppo evita di descrivere la metropoli con effetti pittoreschi: ne restituisce piuttosto la pressione, il movimento continuo, la difficoltà di trovare un punto fermo.
La differenza fra questi due brani dice molto dell’approccio di Cazzetta. Il suo non è un linguaggio che cerca sempre la stessa temperatura. Preferisce passare dall’immobilità apparente alla tensione, lasciando che siano le dinamiche a determinare il carattere di ogni composizione.
Quando la voce cambia la prospettiva
Il momento più apertamente melodico arriva con “Ethereal”, impreziosita dalla voce di Yumi Ito. Un arpeggio di chitarra, attraversato da riverbero e tremolo, apre uno spazio malinconico. Il ricordo di “Wicked Game” di Chris Isaak e certe atmosfere dei Madrugada offrono coordinate utili, senza esaurire il senso del brano. La voce introduce una fragilità diversa da quella strumentale: non è soltanto un colore aggiunto all’arrangiamento, ma una presenza che modifica il modo in cui ascoltiamo tutto ciò che le sta intorno.
Il sax riprende il motivo e lo lascia circolare, come se la melodia avesse bisogno di essere ricordata prima ancora che sviluppata. È uno dei passaggi in cui EMAHO mostra con maggiore chiarezza la propria accessibilità, senza rinunciare alle sfumature.
La vocalità torna a essere parte del paesaggio anche in “Vajrasattva”, dove Cazzetta accompagna la chitarra con la recitazione del mantra delle cento sillabe dedicato alla figura buddhista evocata dal titolo. La presenza di due sassofoni, con Gerard Chumilla al tenore accanto a Schofield, amplia il respiro del brano. Le sonorità del gong suggeriscono una dimensione rituale, ma la composizione resta ancorata alla materia concreta degli strumenti e al modo in cui si intrecciano.
Sono momenti differenti, accomunati dalla capacità di usare la voce non come ornamento, ma come elemento che sposta l’equilibrio emotivo della musica.
Il lato più ruvido: dal sentimento al rumore
Se EMAHO si limitasse alle sue aperture contemplative, sarebbe un disco molto diverso. “You Took The Night Away” comincia come una ballata e finisce per accendersi in un assolo di chitarra ad alta intensità. La perdita amorosa suggerita dal titolo non si traduce in una malinconia composta: il sentimento accumula energia e trova una via d’uscita nella spinta collettiva del gruppo. In alcuni passaggi, l’interplay richiama la forza espressiva della Brian Blade Fellowship, soprattutto per il modo in cui la musica può crescere senza perdere il proprio nucleo emotivo.
Ancora più netta è la sterzata di “Field”. Qui la chitarra elettrica perde ogni compostezza, la batteria di Wesley imprime al brano una spinta fisica e il sax si muove con accenti modali sopra una struttura pronta a incendiarsi. Il riferimento all’energia di Tony Williams’ Lifetime e di Elvin Jones aiuta a collocare questo lato della musica: non tanto per una citazione da individuare, quanto per quella sensazione di rischio in cui gli strumenti sembrano sul punto di travolgersi a vicenda.
È una delle facce più convincenti del disco perché evita di rendere la complessità un esercizio elegante. Qui il suono ha peso, spigoli e una certa dose di brutalità. La tecnica c’è, ma non chiede di essere ammirata da lontano: viene messa al servizio di un’espressione che può risultare scomoda e, proprio per questo, necessaria.
All’estremo opposto si colloca “Etwas Ruhiger”, il cui titolo invita alla quiete. La calma, però, non coincide con l’assenza di tensione. Droni, improvvise eruzioni della chitarra e suoni alterati convivono con linee più fluide, quasi impressioniste, che richiamano per ampiezza degli intervalli e libertà melodica il mondo di Allan Holdsworth. È una quiete instabile, attraversata da correnti sotterranee: la superficie sembra distendersi, ma qualcosa continua a muoversi sotto.
Chiude il percorso “Wanderer”, ispirata all’immaginario di un videogioco: un eroe attraversa una foresta e scopre una radura, una soglia verso un altro mondo. L’idea della ricerca si traduce in una musica che non offre una conclusione definitiva. Rimane la sensazione di trovarsi davanti a un passaggio, con tutto ciò che comporta di incertezza e possibilità.
Una forma aperta, senza un’unica risposta
Registrato in due giorni nel dicembre successivo a oltre un anno di sviluppo dal vivo, EMAHO conserva la varietà di un gruppo abituato a misurarsi con il repertorio attraverso l’esecuzione. Le sessioni si sono svolte al Loumi Records di Steinen, nella Foresta Nera meridionale, con Johan Olsson alla registrazione. La produzione è dello stesso Cazzetta, il mix è affidato a Chris Allen e il mastering a Nate Wood. L’artwork e il design sono di Severin Koller; il disco esce per Unit Records.
La coesione dell’album non nasce dall’uniformità, ma dalla disponibilità a cambiare prospettiva. Alcuni passaggi richiedono attenzione e non restituiscono tutto al primo ascolto; altri trovano subito una via emotiva attraverso la melodia o la forza del ritmo. È un equilibrio irregolare, ma raramente inerte: anche quando la musica si fa più scura o più astratta, resta la curiosità di capire dove andrà a finire.
EMAHO non cerca di rendere ogni contrasto piacevole né di ricondurre le proprie differenze a una formula rassicurante. La sua qualità sta nel lasciare convivere delicatezza e impeto, introspezione e rumore, senza fingere che siano la stessa cosa. È un disco da ascoltare con attenzione, soprattutto per chi apprezza un jazz contemporaneo capace di aprirsi al rock e alla voce senza perdere la propria inquietudine.
Alla fine rimane l’immagine di una soglia appena attraversata: alle spalle, il rumore del mondo; davanti, una luce che non promette risposte, ma invita ancora a guardare.
Tracklist
2. Vajrasattva
3. Urban Myth
4. Ethereal
5. You Took The Night Away
6. Etwas Ruhiger
7. Field
8. Wanderer
Artists & Instruments
Josh Schofield — Alto saxophone
Josef Zeimetz — Bass
Genius Wesley — Drums
Yumi Ito — Vocals on “Ethereal”
Gerard Chumilla — Tenor saxophone on “Wanderer” and “Vajrasattva”
Liner Notes
Release date: 26 November 2026.
Recorded at: Loumi Records, Steinen, Germany.
Recorded by: Johan Olsson.
Mixed by: Chris Allen.
Mastered by: Nate Wood.
Produced by: Alessio Cazzetta.
All music composed by: Alessio Cazzetta.
Cover design: Severin Koller.
Catalogue number: UTR 5352.
Label: Unit Records GmbH.
Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
JiF/BR
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