Novembre 2026 – Le uscite discografiche

Sei pronto a immergerti nel sound del momento?

Benvenuto in Find Your Swing, la tua bussola per navigare tra le nuove uscite discografiche di novembre 2026.

Qui non troverai una semplice lista, ma una selezione accurata dei migliori album, EP e singoli del jazz, scelti con passione e competenza. Ogni brano che ti segnaliamo è accompagnato da un nostro commento, per darti un assaggio autentico di ciò che ti aspetta.

Prima, però, partiamo con i dischi che abbiamo maggiormente approfondito, gli…

Editor Pick’s

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Da maggio 2019 ci dedichiamo a selezionare e segnalare la migliore musica del tuo genere preferito.

Se desideri consultare le pubblicazioni dei periodi precedenti, puoi richiederle inviandoci una mail.

Novembre 2026 – Le uscite discografiche

2 – 8 novembre


Per chi ama il jazz creativo e le improvvisazioni audaci

Twin Talk — Delights

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

06

Delights: il jazz prismatico di Twin Talk

Il trio di Chicago Twin Talk sfida le aspettative con Delights, un album che gioca con ironia sul concetto di “delizie” musicali. Lontano da melodie sdolcinate, il disco offre un dialogo intuitivo e stratificato, dove l’improvvisazione e la complessità si fondono senza perdere mai la gioia. Undici tracce che esplorano il jazz moderno, l’avanguardia e la libera espressione, confermando il sound distintivo della band dopo oltre un decennio di carriera. Un lavoro ricco di sfumature, in cui ogni nota è parte di una conversazione musicale vibrante e in costante evoluzione.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca atmosfere jazz intime, rarefatte e di profonda sensibilità nordica.

David Ehrlin / Neff Irizarry — Softly Light

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

06

La luce soffusa del jazz baltico nel nuovo album di David Ehrlin e Neff Irizarry

Il 6 novembre 2026 segna il debutto di Softly Light, lo straordinario progetto co-firmato dal sassofonista svedese David Ehrlin e dal chitarrista Neff Irizarry. Pubblicato da Soothe Sounds Records, l’album si sviluppa lungo nove tracce che catturano l’essenza della tradizione ECM, dove lo spazio, la contenzione e la chiarezza emotiva diventano elementi strutturali della composizione.

Affiancati da Tobias Grenholm al contrabbasso e Antti Ojala alla batteria, i due leader tracciano un diario di viaggio sonoro che unisce la quiete della costa baltica al calore della musica brasiliana. Il disco spazia da ballate minimaliste come la title track a intense riletture storiche, tra cui spicca un’emozionante versione di Blue in Green, pensata per celebrare il centenario della nascita di Miles Davis. C’è spazio anche per il dialogo contrappuntistico di Azul y Oro, guidato da un trascinante groove Nordic Afro-Cuban in 6/8, e per il lirismo di Great Grandfather, intimo tributo alla tradizione svedese della visa.

David Ehrlin, già noto per il successo internazionale con i Se-Quartet, e Neff Irizarry, stimato chitarrista e didatta della scena latin jazz, fondono i rispettivi background in un’opera di straordinaria sofisticazione e sincerità espressiva. Ogni singolo estratto dall’album rivela una tessitura sonora delicata ma persistente, perfetta per chi ama perdersi in paesaggi musicali suggestivi e ricchi di sfumature. Softly Light è un ascolto essenziale per riscoprire il potere del silenzio e della melodia nel jazz contemporaneo.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un’esperienza sonora viscerale, tra improvvisazione radicale e art-punk.

Teresa Riemann — Can I Stare at You Publicly?

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

06

Teresa Riemann: l’arte dell’instabilità permanente

La percussionista e cantante berlinese Teresa Riemann debutta su 577 Records con Can I Stare at You Publicly?, un’opera solista magnetica che si muove nei territori di confine tra no-wave, free-punk e avant-garde acustica.

Le composizioni dell’album nascono dall’improvvisazione e rifiutano qualsiasi forma definitiva: sono strutture aperte, concepite per mutare a ogni esecuzione. In brani come “The strangest cat will bite your head off”, il ritmo si fa fisico e implacabile, mentre in “You won’t go” la ripetizione assume un carattere rituale. Qui la voce non sovrasta le percussioni, ma ne abita lo stesso spazio fisico, trasformando il canto in un ulteriore elemento percussivo.

Attraverso questo dialogo serrato, Riemann esplora le contraddizioni dell’esistenza contemporanea: l’isolamento, la sovraesposizione mediatica e la violenza intrinseca nei rapporti umani. Can I Stare at You Publicly? non cerca risposte rassicuranti, ma sceglie di abitare la tensione tra struttura e caos, offrendo un manifesto esistenziale in cui il cambiamento è l’unica vera forma di stabilità. Un ascolto imprescindibile per chiunque voglia esplorare i territori più coraggiosi della musica sperimentale odierna.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz moderno, intimo e profondamente lirico, sospeso tra rigore classico europeo e improvvisazione.

Armin Jambor — Touch & Fade

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06

Touch & Fade: il viaggio lirico di Armin Jambor

Il pluripremiato sassofonista e compositore ungherese Armin Jambor presenta Touch & Fade, un album che traccia una mappa emotiva e geografica della sua evoluzione artistica. Il disco fonde la tradizione colta europea con l’eredità dei grandi maestri del jazz, da Béla Bartók a Thelonious Monk, fino a Sonny Rollins e Rick Margitza.

Registrato presso l’Hideout Recording Studio con il mixaggio di Danny Ziemann e il mastering di Marton Fenyvesi, il progetto nasce dalla straordinaria sinergia di un quartetto affiatato. Accanto al sax tenore di Jambor troviamo Matyas Bartha al pianoforte, Danny Ziemann al contrabbasso e Oleg Markov alla batteria. Questa intesa, perfezionata durante numerosi tour europei, si traduce in un dialogo in cui ogni musicista apporta la propria identità.

La tracklist rivela un perfetto equilibrio tra scrittura e interplay: dalla rilettura in chiave valzer di First Song alle geometrie ritmiche in 9/8 di BB Sketches, fino alla suggestiva Quartet No. 4, che unisce l’ispirazione di Michael Brecker ai canti contadini ungheresi di Bartók. La title track, nata dall’incontro con Margitza, celebra la bellezza transitoria dei momenti, confermando Jambor come una delle voci più interessanti del jazz contemporaneo.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un viaggio jazzistico che fonde l’eleganza di New Orleans con la modernità

Dimitri Hanafin Reyes — The Shape of Return

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

06

Ritmi di ritorno con sapore new orleansiano

The Shape of Return segna l’ultima proposta di Dimitri Hanafin Reyes, un album che si insinua nei cuori degli amanti del jazz contemporaneo. Il disco si apre con una sezione di fiati vibranti che evocano le strade di Bourbon Street, per poi evolversi in groove sofisticati e melodie stratificate. Ogni traccia è una piccola narrazione sonora, dove la tradizione del sud degli USA incontra l’improvvisazione sperimentale.

Il titolo dell’album suggerisce una riflessione sul passato e sul presente del genere, e la produzione curata mette in luce la capacità di Hanafin Reyes di orchestrare una sezione ritmica avvolgente senza mai perdere la leggerezza tipica del jazz di New Orleans. Un ascolto consigliato a chi desidera esplorare nuove sfumature del jazz, mantenendo viva la sua radice storica.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un ponte tra jazz, hip‑hop e sperimentazione elettronica.

Zohar & Adam — Osmosis

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06

Osmosis: la fusione istintiva di jazz e groove urbano

Osmosis è il debutto su Mack Avenue di Zohar & Adam, una proposta che ridefinisce i confini del jazz contemporaneo. Con la partecipazione di Christian McBride, Steve Wilson, Skylar Tang e il rapper Nore, l’album combina improvvisazione, ritmo hip‑hop e texture elettroniche in un suono crudo e inesauribile. Le tracce si sviluppano come un dialogo continuo tra generazioni, senza nostalgia ma con una visione futurista, dimostrando che la creatività umana può ancora vincere sugli algoritmi. Dopo il successo al Montreal Jazz Festival, Zohar & Adam intraprendono una tournée europea di 11 date, annunciando una rivoluzione sonora pronta a ispirare musicisti e ascoltatori. Scopri un album che sfida le etichette e propone un nuovo modo di fare musica, dove l’instinto e la chimica dal vivo sono al centro della composizione.

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Per chi cerca un viaggio sonoro che coniughi tradizione jazz e sperimentazione contemporanea

Tyreek McDole — Chroma

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

06

Atmosfere cromatiche: l’ultimo album vocal‑jazz che ridefinisce il futuro del genere

CHROMA è il secondo disco di Tyreek McDole (Artwork Records, 2026) e si presenta come un manifesto di vocal jazz visionario. In stretta collaborazione con il produttore e trombettista Theo Croker, McDole intreccia brani originali a reinterpretazioni di Nina Simone, Kendrick Lamar e Andre 3000, creando una collezione che oscilla tra l’omnidirezionalità delle influenze passate e la spinta verso nuove sonorità.

Il titolo “CHROMA” apre il disco con un preludio teatrale, invitando l’ascoltatore a “tagliare il frastuono quotidiano” e a immergersi in un paesaggio timbrico ricco di percussioni, Fender Rhodes e synth Prophet. Da lì, segue una versione intimista di “Wild Is the Wind”, una traccia densa di groove in “Confession” che richiama le radici di Michael Jackson e Prince, e una rivisitazione anthemica di “Blue in Green”.

Il culmine è “Untitled 05”, un tributo al “Coltrane dei rapper”, dove il ritmo incalzante dimostra la capacità di McDole di trasportare il jazz nel mondo hip‑hop. L’album si chiude con “Go Home”, eco del tema iniziale, che invita a trovare “casa” dentro sé stessi.

Con arrangiamenti audaci, una sezione ritmica dinamica e voci che oscillano tra duende e purezza melodica, CHROMA si afferma come una pietra miliare del jazz vocale contemporaneo, perfetto per gli amanti della musica che vogliono esplorare nuove frontiere senza dimenticare le radici.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi ama il jazz d’improvvisazione in forma pura, con un tocco di eleganza classica.

Keith Jarrett — Roma

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06

Viaggio sonoro tra le antiche mura di Roma

Roma è l’ultima tappa della leggendaria tournée europea di soli al pianoforte di Keith Jarrett, registrata il 12 luglio 2016 nella Sala Santa Cecilia. Sotto l’etichetta ECM Records, l’album cattura un’esibizione che si distingue per la sua architettura sonora: una tela di cromatismi che si dissolve in melodie intime, contrappunti inaspettati e impulsi ritmici incessanti.

La critica italiana di La Repubblica definì il concerto “un rituale senza tempo”, e la registrazione lo conferma: ogni frase è una scoperta, ogni silenzio un respiro condiviso con il pubblico. Se le tappe di Budapest, Bordeaux, Monaco e Vienna hanno tracciato paesaggi unici, Roma ne propone uno nuovo, inconfondibile e avvolgente, che chiude il ciclo con una visione densa di lirismo cristallino.

Ideale per chi cerca un’esperienza di ascolto profonda, capace di fondere tradizione e innovazione in un unico, indimenticabile viaggio musicale.

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Novembre 2026 – Le uscite discografiche

9 – 15 novembre


Per chi ama il jazz contemporaneo con un tocco di omaggio rock

Yuri Honing Acoustic Quartet — This is not David Bowie

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Yuri Honing Acoustic Quartet: “This is not David Bowie”

Il sassofonista olandese Yuri Honing e il suo Acoustic Quartet rendono omaggio a David Bowie con un album che ridefinisce i confini del jazz moderno. Pubblicato da Challenge Records, “This is not David Bowie” è una rilettura audace e sofisticata dei classici del Duca Bianco, filtrati attraverso l’improvvisazione e la sensibilità acustica del quartetto.

Con arrangiamenti raffinati e una profondità emotiva che solo il jazz sa offrire, l’album trasforma brani iconici in paesaggi sonori inediti, mantenendo intatta l’essenza visionaria di Bowie. Un viaggio tra melodia e sperimentazione, perfetto per chi cerca eleganza e innovazione senza rinunciare all’anima rock.

Ideale per gli amanti del jazz contemporaneo e dei tributi non convenzionali, questo lavoro celebra la genialità di Bowie con uno stile unico e coinvolgente.

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Per chi cerca un viaggio sonoro tra jazz contemporaneo e tradizioni indiane.

Bishu Chattopadhyay — FRAGMENTS

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FRAGMENTS: il nuovo album di Bishu Chattopadhyay tra memoria e improvvisazione

577 Records presenta FRAGMENTS, il nuovo lavoro del bassista e compositore Bishu Chattopadhyay, un album che intreccia jazz contemporaneo, musica indiana e improvvisazione libera. Nato a Kolkata e oggi attivo a New York, Chattopadhyay dà vita a nove composizioni che riflettono il suo percorso tra mondi sonori diversi, senza cercare una risoluzione definitiva.

Registrato a Brooklyn dopo una residenza artistica in Virginia, l’album spazia da “Unflinching”, un inno alla resistenza, a “Rajoni”, ispirato al raga Mahakali, fino a “Fragments”, che unisce il personale al collettivo. Tabla, chitarra, vibrafono e fiati si fondono in un ensemble eterogeneo, guidato da Rez Abbasi, Ron Carter (in omaggio) e altri talenti.

FRAGMENTS è un mosaico di emozioni: disagio e speranza, memoria e possibilità, dove il jazz diventa dialogo tra culture. Un’opera per chi ama la complessità accessibile e la profondità espressiva.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un viaggio sonoro tra avanguardia, jazz e sperimentazione elettronica

JUMP — Of all people…

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

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JUMP – Of all people…: l’incontro magico di tre voci uniche

Il trio pan-europeo JUMP unisce il pianista britannico Pat Thomas, la sassofonista danese Maria Dybbroe e la polistrumentista italiana Andrea Silvia Giordano in un progetto dove improvvisazione, ascolto attento e curiosità senza confini danno vita a una musica in costante evoluzione. Of all people…, il loro debutto per 577 Records, è un album che sfida le categorizzazioni, muovendosi tra avant-garde, jazz, electro-pop e musica contemporanea con una libertà disarmante.

Piano a cascata, elettronica e voci si intrecciano in tessiture percussive, mentre melodie si formano, si frantumano e rinascono in forme inaspettate. Ironico, poetico, grezzo o rumoroso, spesso tutto nello stesso brano, il disco respira spontaneità e coerenza, grazie a una narrativa collettiva che unisce tre generazioni di musicisti. Un’esplorazione sonora dove ogni nota è una porta verso nuove stanze musicali.

Disponibile dal 12 novembre 2026, Of all people… non è un manifesto, ma un invito a scoprire l’infinito tra composizione e improvvisazione.

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Per chi cerca un jazz intimo e riflessivo, capace di celebrare la libertà del momento presente.

Peter Brendler — And Then, Nothing

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

13

Peter Brendler – And Then, Nothing: un inno alla consapevolezza sonora

And Then, Nothing di Peter Brendler è un album che trasforma il jazz in una meditazione sul qui e ora. Con la collaborazione di talenti come Jon Irabagon, Zach Lapidus e Mark Ferber, il contrabbassista newyorkese intreccia melodie avvolgenti e improvvisazioni libere, ispirate dalle parole del filosofo Lawrence Taylor. Ogni traccia è un viaggio sonoro che invita all’ascolto consapevole, dove la tecnica si sposa con l’emozione pura. Pubblicato da Lost Song Records, il disco si distingue per la sua profondità concettuale e la raffinatezza esecutiva, offrendo un’esperienza che va oltre il semplice intrattenimento.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca una profonda e intima fusione tra rigore classico e improvvisazione jazz.

Brad Mehldau — Fantasy & Reveries

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13

Il lirismo solitario di Brad Mehldau in Fantasy & Reveries

Con Fantasy & Reveries, pubblicato per la prestigiosa etichetta Nonesuch Records, Brad Mehldau si conferma come uno dei pianisti più influenti e visionari della sua generazione. Questo album in piano solo rappresenta un viaggio introspettivo straordinario, dove il confine tra scrittura colta e libertà improvvisativa si dissolve completamente.

Mehldau accosta la sensibilità del jazz contemporaneo alla complessità strutturale della musica classica, creando un dialogo continuo tra rigore formale e pura intuizione. Ogni traccia si sviluppa come un flusso di coscienza sonoro, in cui la mano sinistra tesse trame contrappuntistiche di rara precisione, mentre la destra disegna melodie di un lirismo struggente.

L’album non è semplicemente una raccolta di brani, ma un’opera d’arte totale che mette a nudo il genio pianistico dell’artista statunitense. Fantasy & Reveries è un ascolto essenziale per chiunque voglia comprendere la direzione del pianismo moderno, un disco capace di rapire l’ascoltatore e trasportarlo in una dimensione di pura contemplazione sonora.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi desidera un’esperienza intima di jazz‑fusion avvolta da atmosfere naturali.

Bill Laurance & Michael League — Close To Home

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Ritroviamo l’essenza in una casa di vino

Close To Home* è l’atteso terzo album della collaborazione tra il pianista Bill Laurance e il bassista/oudist Michael League, registrato tra le vigne di Château Palmer. Qui la tranquillità del Margaux diventa strumento: si sente il respiro dei musicisti, il fruscio degli uccelli e il leggero rintocco del piano, creando un dialogo sonoro che mette l’ascoltatore al centro della stanza. Le dodici tracce, dal delicato “Luray” al pulsante “Kings & Queens”, mostrano una miscela fluida di jazz, folk, pop e influenze mediorientali, senza mai limitarsi a uno stile unico.

La produzione, curata da Nic Hard e dal direttore artistico Andreas Brandis, mantiene una sonorità cruda e immediata, mentre il mastering di Dave McNair regala chiarezza a ogni nota. La copertina, con “Blue Square” di Bettina Blohm, riflette la sobrietà estetica del progetto.

Un album che celebra la connessione umana attraverso musica spontanea, registrata in pochi giorni, tra pasti condivisi e conversazioni. Perfetto per chi cerca un viaggio musicale autentico, dove la semplicità diventa eleganza e la natura si fonde con il suono.

Disponibile su ACT, pronto a trasformare ogni ascolto in un momento di intima contemplazione.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi ama il jazz intimo, meditativo e ricco di atmosfere notturne.

Armel Dupas Trio — Nocturnes

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Notturni su tasti di velluto

Nocturnes, l’attesissimo sesto album del trio di Armel Dupas, è un viaggio delicato nel silenzio musicale. Il disco raccoglie sette brani che fondono composizioni originali a reinterpretazioni di Joni Mitchell ed Emilíana Torrini, offrendo un mix perfetto tra melodia accessibile e improvvisazione sottile. Registrato nella woodhouse di Dupas, il suono del piano “felt” avvolge l’ascoltatore, mentre il basso di Jules Billé e la batteria di Christophe Piot creano spazi di respiro e fiducia. L’influenza di Bill Evans, John Taylor e l’estetica ECM è evidente, ma la voce del trio resta unica, puntando su nuance, silenzio e atmosfera anziché virtuosismi eccessivi. Un album concepito come esperienza d’ascolto completa: ideale per rallentare, riflettere e riconnettersi con la bellezza dell’acustico.

Con più di 40 milioni di streaming, il trio dimostra ancora una volta di saper trasformare il jazz tradizionale in una narrazione moderna e avvolgente.

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Per chi cerca un viaggio sonoro nel cuore del jazz newyorkese

Ken Fowser — The Big Picture

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13

Riflessi urbani e melodie condivise

The Big Picture è il nuovo album di Ken Fowser, pubblicato da Cellar Music, che sintetizza vent’anni di vita a New York. Registrato con cinque musicisti residenti ad Astoria, Queens, il disco si presenta come un documentario musicale dove ogni traccia racconta una storia personale e collettiva. Le composizioni, nate da sessioni informali in cui “si portava un brano e si lavorava insieme”, sono immediatamente leggibili ma lasciano spazio a improvvisazioni profonde, tipiche del ny‑jazz contemporaneo.

Il sax di Fowser guida la narrazione, intrecciandosi con linee di basso pulsanti e batteria dinamica, creando un sound che è al tempo stesso intimo e metropolitano. Le atmosfere variano dal groove morbido dei caffè di Astoria alla tensione notturna dei club di Manhattan, riflettendo la classica “love/hate relationship” con la città.

Con The Big Picture l’artista dimostra una crescita come compositore, improvvisatore e band leader, offrendo un album che è più di una collezione di tracce: è una mappa sonora del vivere jazz a New York, perfetta per gli amanti del saxophone jazz che vogliono esplorare la scena locale con orecchie attente e cuore aperto.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per gli amanti del jazz minimalista e delle atmosfere spaziali.

AKKU Quintet — rooms.music

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13

Spazio sonoro in cinque stanze

rooms.music, il sesto album di AKKU Quintet, arriva con una proposta che fonde strutture chiare a groove ipnotici e paesaggi sonori avvolgenti. Il drummaker svizzero Manuel Pasquinelli trasforma il concetto di “stanze” in spazi musicali dove i cinque musicisti si muovono in libertà, creando interazioni delicate e silenzi carichi di tensione.

Le tracce, dalla numerazione sinestetica (Room 314, Room 306, ecc.), combinano composizioni tradizionali a istruzioni aperte, permettendo al quartetto — Maja Nydegger al piano, Gabriel Wenger al sax, Markus Ischer alla chitarra e Andi Schnellmann al basso — di esplorare forme più ampie e invitanti. Registrato al Mazzive Sound Studios e mixato da Chris Diggelmann, l’album evita loop e suoni digitali, privilegiando dinamiche organiche e una comunicazione quasi telepatica tra gli strumenti.

Con la sua estetica “room‑based”, rooms.music è un viaggio introspettivo nel jazz contemporaneo, ideale per chi cerca groove sofisticati e spazi sonori dove ogni ascolto rivela nuove sfumature.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz emotivo e concettuale

Max Light — Unlearning

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13

Unlearning: un viaggio tra memoria e rinascita sonora

Max Light, chitarrista di Brooklyn, propone con Unlearning un album che trasforma il dolore della perdita di memoria in una composizione avvolgente e intellettuale. Pubblicato da Chill Tone Records (CT0011) il 13 novembre 2026, il disco si avvale di un quartetto d’élite — Julian Shore (pianoforte), Walter Stinson (basso), Steven Crammer (batteria) — e dell’inconfondibile alito di Caleb Wheeler Curtis (sax soprano e stritch).

Il progetto nasce dall’esperienza personale di Light, che suonava per il padre in una struttura per la cura della memoria. Da questo incontro nasce una suite tematica, aperta con “Paul”, omaggio al padre accademico, e prosegue con “Recollection I‑III”, “Gracebound in Parody” e “Caregiving”, creando un filo conduttore di nostalgia e riscoperta.

Tra i brani più intriganti spiccano “Authentication Two‑Step”, una risposta ironica ai blocchi delle password dimenticate, e “Talking To You”, contrafatto deconstruttivo che ricorda le conversazioni frammentarie con il malato. Concludono il disco “Pumpkin Pie”, reinterpretazione eterea del brano presente nel debutto Herplusme (2020).

Unlearning è un’opera di jazz contemporaneo che combina improvvisazione sofisticata, strutture compositive complesse e una narrazione emotiva, ideale per gli ascoltatori alla ricerca di musica che unisca profondità concettuale a intensità sonora.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi desidera immergersi in atmosfere di jazz sperimentale, dove il contrabbasso diventa voce solista in un paesaggio sonoro avvolgente.

Kham Meslien — Vévés Électriques

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

13

Vibrazioni elettriche in un dialogo intimo

Vévés Électriques è il nuovo album di Kham Meslien. Un viaggio di jazz ambient che mette al centro il contrabbasso solista, trasformato in un vero e proprio strumento elettronico attraverso tecniche di looping e manipolazione sonora. Le tracce, caratterizzate da strutture aperte e improvvisazioni minimaliste, creano un tessuto ipnotico dove il timbro profondo del basso si fonde con suoni eterei e texture elettroniche.

L’esperienza sperimentale di Meslien si colloca tra la tradizione del jazz francese e le avanguardie sonore di Angers, offrendo un ascolto che è al contempo meditativo e dinamico. Ideale per gli amanti della musica d’autore che cercano groove sottili, atmosfere avvolgenti e un approccio non convenzionale al double bass. Scopri un album che ridefinisce i confini del jazz contemporaneo, invitandoti a sentire ogni vibrazione elettrica come se fosse un respiro.

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Per chi cerca groove elettrico e stratificato

FRIES3R — Horse

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Ritmi ipnotici e tensione sonora

Lucca Fries torna con FRI3SER, un trio che trasforma il tradizionale piano‑trio in un laboratorio di ritmo, ripetizione e peso fisico. Il debutto, FRI3SER, arriva il 13 novembre 2026 con il singolo “Kris” e il fulcro dell’album, la suite monumentale “Horse” (18 minuti). Grazie al basso di Sarah Zaugg e alla batteria incisiva di Luca Ramella, la composizione si sviluppa in archi di tensione che evolvono senza cedere al consueto schema canzone‑pop, ma seguono una logica minimal‑techno‑metal.

Il pianoforte di Fries non è più solo armonia: diventa fonte di risonanze droniche e linee lunghe, creando un tessuto sonoro che ricorda le atmosfere dei grandi lavori post‑minimalisti e l’energia cruda del rock. Prodotto da John Davis e registrato allo Studio La Fonderie di Friburgo, l’album è disponibile in formato digitale, CD e vinile, pronto a catturare gli appassionati di jazz contemporaneo, sperimentale e alternative.

Scopri come “Horse” dimostra che la lunghezza può essere la chiave della potenza emotiva.

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Per chi cerca una rilettura sofisticata e dal respiro jazz di un classico degli anni Novanta.

Joan Osborne — Relish Reimagined

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Quando la storia del pop incontra l’eleganza del jazz

A trent’anni dal debutto che ha ridefinito i confini del pop, portando alla ribalta una forte identità e uno spirito controculturale, un capolavoro della musica contemporanea rinasce sotto una nuova luce. “Relish Reimagined” segna l’incontro straordinario tra la leggendaria cantautrice Joan Osborne e il celebre produttore e bassista Christian McBride, uniti per dare una veste inedita e di ispirazione jazz a un album che ha segnato un’epoca.

Questa nuova e ambiziosa produzione non è una semplice celebrazione nostalgica, ma una vera e propria metamorfosi sonora. Ad accompagnare i due protagonisti in questo viaggio di riscoperta c’è un ensemble di altissimo livello, che schiera fuoriclasse del calibro di Marc Ribot, Nate Smith, Caelan Cardello, Renee Rosnes, Jerome Jennings e Donny McCaslin.

Il risultato è un’opera sofisticata in cui il blues, il pop e il jazz si fondono armoniosamente, valorizzando la voce magnetica della Osborne attraverso arrangiamenti caldi, dinamici e ricchi di groove. Un ascolto imprescindibile per chi desidera riscoprire canzoni iconiche sotto una prospettiva acustica raffinata e di grande spessore strumentale.

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Per chi cerca jazz contemporaneo con un tocco di improvvisazione lirica

Wilbur Whitta — Now Play Something Upbeat

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

13

Ritmi vivaci e atmosfere intime

Now Play Something Upbeat è l’ultimo disco di Wilbur Whitta, pubblicato da Loumi Records, che conferma il pianista australiano come una voce emergente nel panorama jazz internazionale. Un progetto solo‑piano e organo, nato da sessioni di improvvisazione pura, dove ogni brano è una piccola narrazione sonora: da melodie delicatamente pulsanti a improvvisi sbalzi ritmici, l’album offre un equilibrio perfetto tra tecnica virtuosa e sentimento autentico.

Le tracce, ispirate alle radici indigene di Ngunnawal e all’effervescente scena di Sydney, si distinguono per una produzione limpida che mette in luce la dinamica espressiva di Whitta. La critica ha già lodato la capacità dell’artista di “giocare con il tempo” e di creare “spazi sonori ricchi di colore”, confermando il suo ruolo di pioniere del jazz australiano.

Perfetto per gli appassionati di piano jazz, gli amanti dell’improvvisazione e chi desidera scoprire nuovi talenti emergenti, Now Play Something Upbeat è una proposta fresca che invita a lasciarsi trasportare da un viaggio musicale avvolgente e stimolante.

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Per chi cerca atmosfere sonore immersive e viaggi musicali globali.

Stephan Micus — Traces in The Sand

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13

Onda di silenzio: un viaggio meditativo tra le onde del suono

Traces in The Sand è il 27° album solista di Stephan Micur, pubblicato da ECM Records. Registrato tra il 2023 e il 2025 negli studi MCM, il disco raccoglie una ventina di strumenti tradizionali provenienti da Borneo, Giappone, India, Armenia, Etiopia, Tanzania, Mozambico, Botswana, Marocco, Irlanda, Svizzera e Baviera. Hang, shakuhachi, duduk, dilruba, bodhran e molte altre voci etniche si intrecciano in una tessitura sonora che ricorda l’infinito orizzonte marino.

L’ispirazione non è una descrizione della costa, ma un riflesso delle emozioni suscitate dal continuo mutamento del mare: la sua ampiezza diventa una medicina per la percezione, una “ampiezza” che Micur traduce in suoni delicati ma potenti. La produzione curata da ECM garantisce una qualità cristallina, mentre le composizioni invitano l’ascoltatore a concentrarsi, a “narrow down your perception” e a perdersi in un paesaggio acustico senza confini.

Ideale per chi ama la musica ambient, i viaggi sonori etnici e la contemplazione interiore, Traces in The Sand offre un’esperienza di ascolto che si espande come la marea, lasciando dietro di sé una scia di pace e meraviglia.

Disponibile dal 13 novembre 2026, è un must per gli amanti del world music contemporaneo e delle produzioni ECM di alta qualità.

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Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family

Novembre 2026 – Le uscite discografiche

16 – 22 novembre


Per gli amanti del jazz natalizio con un tocco sinfonico

David Benoit — Conducts a Vince Guaraldi Holiday Symphony

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

18

Sinfonia di Natale: l’essenza di Guaraldi in grande orchestra

Una celebrazione sonora che trasforma le iconiche melodie di Vince Guaraldi in una grandiosa esperienza orchestrale. Il progetto, commissionato alla famiglia del produttore dei Peanuts, Lee Mendelson, vede David Benoit alla direzione, mentre la Czech National Symphony Orchestra conferisce a brani come “Linus and Lucy” e “Christmas Time Is Here” una ricchezza armonica mai udita prima.

Registrato per Candid Records, l’album combina il calore del jazz tradizionale con la potenza di un’orchestra a pieno regime, creando un ponte tra la nostalgia delle feste e la maestosità classica. Ideale per chi cerca un sottofondo festivo che vada oltre le consuete tracce pop, questa sinfonia si rivela perfetta per cene intime, momenti di relax o per arricchire le playlist natalizie con una profondità emotiva e una precisione tecnica senza pari.

Scopri un tributo definitivo al leggendario compositore, ora reinterpretato in una veste sinfonica che celebra 75 anni di eredità musicale, e lasciati avvolgere dalla magia di un Natale orchestrale.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per gli amanti del jazz che desiderano un tributo autentico al leggendario saxofonista.

Joshua Redman — If Ever You Would Leave Us (we play for Rollins)

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

20

Omaggio al Colosso del Sax

Joshua Redman, con “If Ever You Would Leave Us (we play for Rollins)”, rende omaggio a Sonny Rollins in un progetto che combina rispetto e innovazione.

Sotto l’egida di Blue Note Records, l’album offre 11 brani – dal repertorio classico di Rollins a composizioni originali – eseguiti da una formazione d’élite. La varietà dei set, che spazia dal solista al quintetto, include un trio senza pianoforte guidato dal batterista Marcus Gilmore, affiancato da Christian McBride o Larry Grenadier, richiamando lo spirito di improvisazione di Rollins. Tra gli ospiti figurano il pianista Kevin Hays, il chitarrista Peter Bernstein, il tenore Chris Potter e le voci di Cécile McLorin Salvant e Gabrielle Cavassa, che aggiungono una dimensione vocale rara nel panorama tributo.

L’album si distingue per gli arrangiamenti ingegnosi e l’intensità emotiva, confermando Redman come uno dei più grandi interpreti contemporanei del sax tenore. Un ascolto imprescindibile per chi ricerca profondità, virtuosismo e una celebrazione sincera di uno dei pilastri del jazz.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per gli appassionati di bebop moderno e di baritone sax che cercano un suono potente e raffinato.

Frank Basile — Formidable

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

20

Domina il bebop con un baritono di classe

Formidable (Cellar Music, 2026) è il primo album da solista di Frank Basile, il baritonista newyorkese che porta la tradizione del bebop al prossimo livello. Con la sua “tonalità mielata” e un ritmo incalzante, Basile guida un quartetto d’élite – Jeb Patton al piano, David Wong al contrabbasso e Dennis Mackrel alla batteria – in una sessione registrata nella sacra Van Gelder Studio.

Il brano d’apertura, “The Lion’s Share”, è un blues omaggio a Leo Parker, mentre il contrafatto “Omaha” reinterpreta “Cherokee” con un ponte reinventato, dimostrando la maestria compositiva di Basile. Si sente l’influenza di Bird, Harry Carney e Ronnie Cuber, ma la voce del leader resta unica, soprattutto nei momenti di “stop‑time” che ricordano le grandi registrazioni degli anni ’60.

La sezione ritmica di Wong e Mackrel offre un “ancora solida” che sostiene gli assoli virtuosistici di Patton e del leader, creando un equilibrio perfetto tra swing tradizionale e innovazione contemporanea. Formidable è un must per chi desidera un’esperienza jazz autentica, vibrante e ricca di storia.

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Per chi cerca un jazz contemporaneo con atmosfera urbana e introspezioni emotive.

Jacob Chung — That Secret Place

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

20

Tra le luci di Manhattan e i sussurri di un cuore ferito

That Secret Place è il quarto album da leader di Jacob Chung. Il quartetto dipinge un paesaggio sonoro che oscilla tra l’alto e il basso, riflettendo le contraddizioni della vita a New York. Sul brano che dà il titolo all’album, la musica avvolge in una dolce quiete di intimità, mentre “Jahbero” cattura il caos pulsante della città. La ballata “Pale Moon”, dedicata al compianto Lucio Tomasi, contrappone la serenità lunare a una tragedia sottostante, regalando un momento di profonda riflessione.

I brani “I Love You Samantha” e “This Is New” mostrano un approccio fresco a standard poco noti, evitando malinconia e sentimentalismi. Willie Bowman, “wonder‑drummer”, conquista l’ascoltatore con una performance drammatica su “Just in Time”, partendo dal fruscio dei piatti fino a una pioggia di colpi incisivi.

Concludendo con “Be Well, Do Good” e “Keep in Touch”, ispirate al motto di David Sandman, l’album offre una sintesi di bebop underground e maturità artistica, invitando chi ama il jazz di New York a immergersi in una realtà musicale sincera e avvolgente.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per gli amanti di atmosfere ambientali, folk intimo e jazz contemporaneo.

Rory Green — Moments Brighter Than The Sun

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

20

Luce sonora che attraversa continenti

Presentiamo Moments Brighter Than The Sun, il debutto di Rory Green, pubblicato da Gondwana Records. Un album che fonde ambient, folk, jazz e chitarra acustica in un mosaico di suoni caldi e avvolgenti. Le composizioni nascono da ricordi d’infanzia che spaziano dalle strade di Accra alle fabbriche del Nord inglese, creando una narrazione emotiva e universale.

Tra le influenze spiccano Nils Frahm, Fabiano do Nascimento, oltre a collaborazioni con i label‑mates Jasmine Myra e Portico Quartet. La produzione, a cura di Matthew Halsall, aggiunge sottili elementi elettronici che arricchiscono l’improvvisazione di un ensemble acustico formato da amici di lunga data.

Un esercizio armonico di insieme, dove la chitarra di Green brilla senza però monopolizzare la scena. L’album si distingue per la sua capacità di trasformare storie personali in composizioni ampie e profondamente emotive, offrendo un’esperienza di ascolto intensa, meditativa e ricca di texture.

Scopri un viaggio musicale che unisce Manchester e Accra, dove ogni traccia è una luce più brillante del sole, pronta a illuminare le tue serate di ascolto.

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Per chi cerca groove elettrico e stratificato.

Caixa Cubo — Ultracooked

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

20

Atmosfere ipnotiche di jazz-fusion brasiliano

Ultracooked di Caixa Cubo, pubblicato da Far Out Recordings, è un viaggio sonoro che fonde l’energia della scena jazz di São Paulo con l’improvvisazione più audace. L’album si apre con ritmi sincopati e linee di basso pulsanti, per poi immergersi in atmosfere elettroniche dove le melodie di sax e synth si intrecciano in un dialogo costante.

Il risultato è un mix irresistibile di swing brasiliano e texture post‑moderne, ideale per gli amanti del jazz contemporaneo che apprezzano la libertà improvvisativa. Le tracce, caratterizzate da arrangiamenti complessi ma accessibili, mostrano una produzione limpida che valorizza sia la dinamica live della band sia le sottili sfumature elettroniche.

Con Ultracooked, Caixa Cubo conferma la propria capacità di reinventare il jazz-fusion senza perdere la radice brasiliana che lo rende unico. Un album che invita l’ascoltatore a lasciarsi trasportare dal ritmo, a cogliere le variazioni improvvisate e a scoprire nuovi territori sonori.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per gli appassionati di trio jazz dal vivo, che amano la spontaneità di un suono crudo e l’improvvisazione senza compromessi.

Ferg Ireland — Alive in London

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20

Vivi l’intensità di un trio senza accordi al ritmo di Londra

Alive in London è il secondo album live del bassista londinese Ferg Ireland, registrato al leggendario Pizza Express Jazz Club. Qui, il trio — Nathaniel Facey (sax alto) e James Maddren (batteria) — trasforma ogni brano in un’esperienza di pura libertà espressiva. Il basso di Ireland non è più solo accompagnamento; è un vero strumento compositivo, capace di suggerire armonie e guidare la narrazione musicale.

Tra le tracce spicca “Deep”, composizione di Facey, che combina riff apparentemente semplici a una complessità sorprendente, e “Mally’s Tune”, un omaggio gioioso al figlio dell’artista con un tocco di calypso. “False Autumn” parte da un assolo di basso ispirato a Jimmy Garrison e si evolve in una libera esplorazione armonica, mentre “Scottish Rose” è un lamento struggente scritto al piano di un hospice, carico di emotività personale.

Il brano “Underdogs” rende omaggio a Mingus con un bebop blues che si spinge verso direzioni inaspettate, e “Petrichor”, con il suo basso ri‑accordato, evoca la quiete post‑pioggia. Concludono con il vivace “Seven Sisters”, un gospel in tempo dispari, e la potente chiusura “Stay Broke”.

Un album che celebra la tradizione jazzistica londinese, spingendola oltre i confini consueti, perfetto per chi cerca energia, intensità e profondità emotiva.

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Per chi ricerca un’esperienza di improvvisazione libera e intensamente dialogica

Iago Fernández — Drum Poet

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

20

Sospesi tra ritmo e melodia, il suono diventa poesia

Drum Poet è il risultato di una relazione musicale iniziata nel 2006 tra Iago Fernández e il leggendario Jorge Rossy. L’album nasce da una sessione quartettale totalmente improvvisata, dove il controllo cede il passo all’instancabile ricerca di nuovi spazi sonori. Due batteristi, due mondi: Fernández al piano e al flugelhorn, Rossy alla marimba e al vibrafono, si scambiano idee in un dialogo a canali opposti che avvolge l’ascoltatore.

Tre brani espansi in sextet arricchiscono il percorso: il basso acustico di Paddy Fitzgerald e Jonathan Collin‑Bouhon, il piano di Iannis Obiols e l’alto sax di Sam Barnett aggiungono profondità e dinamica, mentre le “double drums” pulenti scandiscono il ritmo della narrazione. Registrato, mixato e masterizzato dallo stesso Barnett, il disco è una testimonianza di ascolto attento e di libertà creativa.

Un viaggio sonoro che sfida le convenzioni del jazz contemporaneo, perfetto per gli amanti di atmosfere sonore ricche, improvvisazione pura e una produzione impeccabile firmata Loumi Records.

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Per gli amanti del jazz‑blues dal sapore vintage che celebrano l’eredità dei Grateful Dead

Don Was and the Pan-Detroit Ensemble — Blues For Allah ’26

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

20

Un omaggio vivo al suono di Detroit

Il nuovo Live Dispatch Vol. 1: Blues For Allah ’26 cattura l’essenza di un tour che ha celebrato il 50° anniversario dell’iconico brano dei Grateful Dead. Registrato in diverse tappe, l’album offre performance intense e improvvisazioni fluide, con la prima estrazione “The Music Never Stopped” già disponibile.

Un ensemble di eccellenze locali: il Pan‑Detroit Ensemble riunisce i migliori musicisti della città di Don Was — sax di Dave McMurray, tromba di John Douglas, percussioni di Mahindi Masai e la voce soul di Steffanie Christi’an — per creare un mix di jazz, blues juke‑joint e funk che trasporta l’ascoltatore direttamente nei club di Detroit.

Il progetto rende omaggio a Bob Weir, collega di lunga data, trasformando ogni traccia in “un amico” musicale che si evolve notte dopo notte. Con la produzione di un sei‑volte Grammy‑winner, l’album promette un’esperienza sonora autentica, ricca di groove e di quel “rawness” tipico della Motor City. Disponibile dal 20 novembre su Verve, è un must per chi vuole rivivere la magia dei Dead con un tocco jazzistico contemporaneo.

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Per chi vuole scoprire il jazz contemporaneo che dialoga con la tradizione storica

Verve — Always Hip ’70

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

20

Un omaggio vibrante alla leggenda del jazz

Always Hip: Verve at 70 celebra i 70 anni di una delle case discografiche più iconiche del jazz, con una raccolta che combina heritage e innovazione. Prodotto dal leggendario batterista Steve Jordan, l’album riunisce veterani come Buster Williams, Ron Carter e Monty Alexander con nuove voci, creando un ponte generazionale che risuona nei corridoi del Van Gelder Studio.

Il singolo “Always”, reinterpretazione di Irving Berlin, mette in luce la chimica tra Jeremy Pelt e Steve Jordan, mentre le tracce ispirate a Dizzy Gillespie, Bill Evans, Jimmy Smith e altri maestri rinvigoriscono i classici Verve con arrangiamenti freschi e sofisticati.

Disponibile in digitale, LP e CD dal 20 novembre, questo progetto è un invito a riflettere, a muoversi e a sentirsi bene—un vero manifesto della vitalità del jazz oggi.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per gli appassionati di jazz post‑bop che cercano un omaggio profondo a una leggenda del basso.

Ken Walker Sextet — Good Trouble

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

20

Un tributo vibrante al maestro del ritmo

Good Trouble è l’ultimo capolavoro del Ken Walker Sextet, pubblicato da Capri Records. Questo album commemorativo celebra la vita e l’eredità del grande bassista e docente Ken Walker, inserito nella Colorado Music Hall of Fame (2024). Con oltre due decenni di coesione musicale, la sextet offre un swing avvolgente e una brillantezza post‑bop che si fondono in ogni traccia.

Le composizioni originali di Walker, Jeff Jenkins e Peter Sommer si intrecciano con omaggi a Wayne Shorter, Houston Person, Eddie Harris e Bob Reynolds (Snarky Puppy), creando un panorama sonoro ricco e variegato. La sezione ritmica, guidata dal leggendario Walker, è solida e generosa, mentre gli assoli passano da “searing” a “lyrical” con maestria.

Registrato in studio con la precisione tipica di Capri Records, Good Trouble è una testimonianza commovente della cultura jazz di Denver e dell’influenza educativa di Walker. Un ascolto obbligatorio per chi desidera immergersi nella vibrazione autentica del jazz contemporaneo e onorare una figura che ha plasmato generazioni di musicisti.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un big band contemporaneo che unisca swing classico e modernità.

Michael Pagán Big Band — Burn It Forward

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

20

Fiamme sonore tra post‑bop e funk

Burn It Forward è il nuovo album della Michael Pagán Big Band. Con 18 musicisti di spicco della scena di Kansas City, il disco attraversa generi dal post‑bop al funk blues, passando per ballate lussureggianti, sempre mantenendo un groove avvolgente e uno swing impeccabile.

Il brano di apertura “Hustlin’” cattura subito l’energia della band, mentre “Erie Ballad” regala un blues avvolgente. Il titolo omonimo, “Burn It Forward”, è una dimostrazione di precisione strumentale e di armonie complesse ma accessibili. La rivisitazione di “Pag’s Funky Groove” e l’estensione di “Deep in My Soul” per grande ensemble mostrano la versatilità di Pagán come compositore e arrangiatore.

Tra gli ospiti spiccano il sax di David Chael e Michael Herrera, il basso di Louie Pagán e la batteria di Ray DeMarchi, tutti già noti per la loro collaborazione nel quintetto Paganova.

Disponibile su tutte le piattaforme streaming e in CD, con partiture e parti per tutti gli arrangiamenti, Burn It Forward conferma Michael Pagán come forza dinamica nel jazz contemporaneo.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi ama il connubio raffinato tra jazz e musica classica

Keith Oxman and Frank Morelli — Classicool

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

20

Un dialogo scintillante tra sax tenore e fagotto

Classicool è il nuovo album di Keith Oxman (sax tenore) e Frank Morelli (fagotto), su Capri Records. Dopo il successo di Ox‑Mo Incident (2021), i due musicisti riprendono la loro collaborazione, arricchita da Jeff Jenkins (pianoforte), Gonzalo Teppa (basso) e Todd Reid (batteria).

Il disco propone dodici brani reinventati, dalla “Cool” di Bernstein e Sondheim al “Tangerine” di Schertzinger‑Mercer, passando per una versione sensuale di “My Reverie” e l’energia di “Come Sunday” di Ellington. Softly As in a Morning Sunrise rivela la sinergia unica tra sax e fagotto, mentre la “Sicilienne” di Fauré dimostra la capacità del quintetto di trasformare un classico in puro swing.

Gli arrangiamenti curati da Oxman e Morelli offrono a ogni composizione una “voce speciale”, garantendo un ascolto avvolgente e ricco di sorprese. Classicool è la scelta ideale per chi desidera jazz classico di alta qualità, con performance virtuosistiche e un divertimento contagioso.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca la raffinatezza intramontabile del vocal jazz orchestrale.

Diana Krall — The Look of Love 25th Anniversary Edition

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

20

Un classico senza tempo si rinnova in un’edizione da collezione

In occasione del suo venticinquesimo anniversario, uno dei capolavori più celebri della musica jazz contemporanea torna a splendere in una veste deluxe del tutto inedita. Il disco, prodotto da Tommy LiPuma, ha segnato una svolta fondamentale nella maturazione artistica della pianista e cantante, espandendo il suo stile distintivo verso sonorità cinematografiche. Accompagnata dalla London Symphony Orchestra e dai lussureggianti arrangiamenti del leggendario Claus Ogerman, l’opera fonde con maestria ballad avvolgenti e classici della bossa nova.

Questo straordinario lavoro, già vincitore di un GRAMMY Award per il miglior suono e di tre JUNO Awards, viene oggi riproposto da Edition Records con cinque tracce bonus e rarità d’archivio. Oltre alla versione digitale e al CD Deluxe, l’uscita è impreziosita da una tiratura limitata in vinile One-Step. Questo speciale processo di stampa ad altissima fedeltà è progettato per garantire una chiarezza e una profondità d’ascolto eccezionali, custodito in un elegante packaging numerato con custodia sagomata.

Un’edizione celebrativa imperdibile per riscoprire un’opera che, a distanza di un quarto di secolo, continua a rappresentare un punto di riferimento imprescindibile del genere.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi ama il jazz contemporaneo con atmosfere intime e una raffinata interazione di gruppo.

Dominic Miller — Diana

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

20

Intimità e libertà sonora

Dominic Miller torna su ECM con Diana, un album che celebra la memoria della madre scomparsa nel 2026, ma che privilegia la chiarezza e l’apertura dell’esecuzione. Registrato a dicembre 2024 negli Studios La Buissonne, il progetto riunisce il bandoneonista Santiago Arias, già presente su Absinthe (2019), e la ritmica solida di Nicolas Fiszman (basso) e Ziv Ravitz (batteria), affiancati al chitarrista in un dialogo di composizione e improvvisazione.

Le melodie finemente tracciate di Miller, dal tocco delicato di “Alta Loma” a “Al Dente”, si intrecciano con i colori sottili dell’accordo di bandoneon, creando spazi di ascolto avvolgenti. Tracce come “Millionaire” offrono una immediata melodia accattivante, mentre “Iguazu” immerge l’ascoltatore in un’atmosfera più cupa e contemplativa.

Prodotto da Manfred Eicher, Diana si distingue per la fiducia reciproca dei musicisti, che consente una libertà d’espressione rara. Un disco che, oltre alla dedizione personale, afferma Miller come una delle voci più eleganti e innovative del panorama jazz contemporaneo.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.


Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family

Novembre 2026 – Le uscite discografiche

23 – 29 novembre


Per gli amanti del jazz tradizionale che apprezzano la raffinata interazione del trio piano‑basso‑batteria.

Juan Chiavassa — Three on Three

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

27

Un omaggio vibrante al trio classico con un tocco contemporaneo

Three on Three di Juan Chiavassa è una dichiarazione d’amore al leggendario Roy Haynes e al formato piano‑basso‑batteria. Con David Kikoski al pianoforte e Boris Kozlov al contrabbasso, l’album offre una conversazione musicale fluida, capace di passare da delicati sussurri a esplosioni di swing puro.

Il disco parte con il vibrante “James” di Pat Metheny, dove la sezione ritmica di Chiavassa suona in eighth‑note drive che incornicia il solo melódico di Kozlov. Segue “Satellite”, una sfida coltraneana di armonie veloci, che mette in luce la tecnica fulminea di Kikoski. L’evocativa “Waltz”, omaggio a Bill Evans, dimostra la capacità del trio di creare atmosfere “leggere come l’aria”.

La composizione originale “Weeksville” rende omaggio al quartiere di Brooklyn con un groove in 12/8 che richiama il timbro di McCoy Tyner, mentre il brano bossa‑nova “Train Of Thought” aggiunge un tocco di eleganza latino‑jazz. Concludono il percorso “Darn That Dream”, un ritorno al dialogo intimista tipico di Evans.

Una raccolta ricca di improvvisazioni appassionate e di una coesione sonora che rende omaggio al passato, ma guarda decisamente al futuro del modern jazz.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca jazz sofisticato, ricco di dialoghi tra sax e piano.

Ralph Moore feat. David Kikoski — Convergence

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

27

Convergence: dialoghi intensi di sax e piano

Convergence è il nuovo album della label Cellar Music che riunisce quattro pilastri del jazz contemporaneo. Il sassofonista Ralph Moore, con il suo suono profondo e personale, si confronta con il virtuoso pianista David Kikoski, co‑produttore e autore di composizioni originali che spingono l’ensemble verso territori intensi e inaspettati. Il ritmo è affidato alla leggendaria sezione di Peter Washington (basso) e Lewis Nash (batteria), una coppia che da decenni definisce il gold standard del groove jazzistico.

Il risultato è un incontro di voci – una convergenza di esperienze che trasforma ogni traccia in una conversazione musicale avvolgente. Dalle ballate melodiche alle esplorazioni armoniche più audaci, l’album cattura l’essenza del New York jazz con una sensibilità che ricorda le serate intimi del Commodore Ballroom di Vancouver.

Ideale per gli ascoltatori che apprezzano il saxofono jazz di alta qualità, la sofisticazione armonica del piano e una ritmica che sostiene ma non sovrasta, Convergence è una testimonianza di profondità, comunicazione e amicizia tra musicisti di livello mondiale.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per gli amanti del jazz contemporaneo con radici rock.

David Rourke — Shower Or Shine

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

27

Un debutto che unisce tradizione e innovazione

David Rourke presenta Shower Or Shine, il suo album di debutto come leader. Un progetto che fonde jazz, rock e pop con la raffinatezza armonica tipica dei grandi maestri, senza cadere in cliché. Otto brani originali, tra cui la title track omaggio a Johnny Mercer, mostrano linee singole fluide e accordi complessi, mentre il singolo standard “Aren’t You Glad You’re You” conferma la padronanza della forma.

Il quartet, composto da Tyler Henderson (piano), Caleb Tobocman (basso) e Will Bowman (batteria), crea un’atmosfera “live” degli anni ’50 grazie a microfoni vintage e registrazione in stanza unica. Il mix, curato dallo stesso Rourke con l’assistenza di Scott Hull, esalta la dinamica interazione tra gli strumenti, dal dialogo di Rourke e Henderson al trading fours di Bowman.

Tra le tracce spiccano “Casual Friday”, con il groove del batterista, e “Yaw”, una composizione a 7‑bar che dimostra l’originalità strutturale. L’uso di echo analogico su “Where Is Love” rivela una produzione articolata e vintage. Shower Or Shine è un album completo: composizione, esecuzione e ingegneria sonora al servizio di un jazz fresco, ricco di personalità e pronta a conquistare gli ascoltatori più esigenti.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi ama il jazz moderno radicato nella tradizione.

Primary Influences — Primary Influences

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

27

Tributo vibrante alle radici del hard bop

L’album Primary Influences è un viaggio sonoro che unisce la solidità del hard bop new‑yorkese a una sensibilità contemporanea. Il progetto, nato dalla collaborazione di Steve Davis e David Hazeltine, riprende lo spirito della leggendaria Timeless All Stars, ampliando il vocabolario orchestrale con vibrafono, trombone e una sezione ritmica affiatata.

Una dichiarazione d’amicizia musicale: il sextet è composto da Cory Weeds (sax), Steve Nelson (vibrafono), David Williams (basso) e Byron Landham (batteria), musicisti che condividono decenni di esperienza sul palco. La scelta di brani omaggi a Cedar Walton, Bobby Hutcherson e Curtis Fuller evidenzia un profondo rispetto per le radici del jazz, mentre gli arrangiamenti freschi aprono nuove possibilità espressive.

Un suono ricco di dialogo e dinamica caratterizza ogni traccia, dove la tromba di Davis e il pianoforte di Hazeltine dialogano con una naturalezza che ricorda le jam session degli anni ’80 a New York. L’album si rivela una testimonianza della continuità creativa: Primary Influences è al contempo omaggio al passato e proposta per il futuro del jazz contemporaneo.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca jazz contemporaneo con arrangiamenti ricchi e una produzione curata.

Rasmus Sørensen — You Live and You Learn

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

27

Un viaggio sonoro oltre il trio

You Live and You Learn è il nuovo album di Rasmus Sørensen, pubblicato da April Records. Con 16 composizioni originali, il pianista danese abbandona il classico formato trio per un ensemble ampliato che include flauto, armonica cromatica, chitarra, basso elettrico e una sezione di fiati. Ogni traccia nasce da un archivio di idee raccolte in sei anni, trasformate in arrangiamenti che oscillano tra atmosfere introspective e momenti di groove pulsante.

La produzione, guidata da Rasmus Juncker, sfrutta una tecnica di registrazione multilayered: gli strumenti non sono più catturati simultaneamente, ma scolpiti con cura in studio, offrendo una chiarezza sonora rara nel jazz moderno. Il risultato è un album che sfida le convenzioni di forma, melodia e improvvisazione, invitando l’ascoltatore a riflettere su vita, natura e crescita personale.

Tra i brani più incisivi spiccano “Blessed Unrest”, con il suo crescendo ipnotico, e “Theme for Past Friendships”, una melodia malinconica arricchita dall’armonica di Mathias Heise. Grazie al supporto dei Koda’s Cultural Funds e a un mastering di John Fomsgaard, You Live and You Learn si presenta come una testimonianza di maturità artistica e di una nuova libertà creativa nel panorama jazz europeo.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca l’energia travolgente del grande swing d’epoca riletta con freschezza contemporanea.

Down for the Count — Count Down to Christmas

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

27

Il grande jazz natalizio tra eleganza vintage e spirito moderno

I Down for the Count riportano in vita i leggendari suoni della Swing Era, lontani da qualsiasi semplice operazione nostalgia. Con l’album Count Down to Christmas, la formazione londinese dimostra come la grande tradizione della big band jazz possa ancora vibrare di una carica straordinaria. Ogni traccia viene rielaborata con uno stile inconfondibile, donando nuova linfa ai classici della musica vintage grazie a arrangiamenti brillanti e un’esecuzione impeccabile.

La reputazione della band parla chiaro: il gruppo è costantemente richiesto sui palchi più prestigiosi della scena internazionale. Registrano regolarmente il tutto esaurito in tempio del jazz come il Ronnie Scott’s e il Pizza Express Jazz Club di Soho a Londra, oltre a conquistare il pubblico dello storico Le Caveau de la Huchette a Parigi e del rinomato London Jazz Festival.

Questo lavoro incarna alla perfezione l’equilibrio tra raffinatezza esecutiva e intrattenimento puro, offrendo un’esperienza d’ascolto avvolgente. Un ascolto imprescindibile per gli amanti dello swing autentico, perfetto per riscoprire la magia delle festività attraverso la classe e il ritmo travolgente di una vera grande orchestra.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un viaggio musicale tra jazz, folklore e sperimentazione.

Martin Theurillat — Canicas

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

27

Un collage sonoro di ritmi e improvvisazione

Canicas è il nuovo album che raccoglie le recenti esperienze sonore di un quartetto d’élite, unendo improvvisazione jazzistica, ritmi folkloristici sudamericani e sfumature elettroniche. La composizione si struttura come un mosaico di “marble” sonori: ogni traccia è una canica unica, dalla chitarra evocativa di Martin Theurillat ai toni ricchi e vibranti del sax di Jaka Arh, passando per il basso a doppia corda di Nadav Erlich e la batteria incisiva di Iago Fernández.

Le collaborazioni vocali di Francesca Gaza, Milda Mačiulaitytė e Ana Çop aggiungono ulteriori colori, mentre il mix di Patrik Rosso garantisce una resa cristallina, tranne per “Mildux”, dove l’intimità del duo Arh‑Theurillat brilla in tutta la sua semplicità.

Un’opera che invita l’ascoltatore a giocare con le proprie percezioni, proprio come le marbles dell’infanzia: diverse, preziose e pronte a interagire. Scopri Canicas su Loumi Records e lasciati avvolgere da un suono che, pur radicato nella tradizione, guarda decisamente al futuro.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz contemporaneo fatto di flussi ipnotici, interazione pura e stratificazioni sonore.

divr — Léman

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

27

L’ipnosi del flusso dal vivo sulle sponde del lago

Il trio svizzero divr torna su We Jazz Records con Léman, un potente documento dal vivo che racchiude l’essenza più profonda della loro ricerca musicale. Formato da Philipp Eden al pianoforte ed elettronica, Raphael Walser al contrabbasso ed effetti, e Jonas Ruther alla batteria, il gruppo trasforma il palco in uno spazio rituale. La loro musica si sviluppa attraverso ripetizioni, incastri dinamici e micro-variazioni timbriche, creando una narrazione sonora travolgente che cattura fin dal primo ascolto.

L’album raccoglie due performance registrate sulle rive del Lago Lemano in momenti diversi del loro percorso. La prima facciata offre l’esibizione completamente acustica al Cully Jazz Festival del 2023, caratterizzata da un’atmosfera euforica e aperta. La seconda svela l’inedita registrazione del 2025 a Live in Vevey, frutto di una residenza di quattro notti che mostra il lato più recente del loro sound dal vivo.

Dalle lunghe sessioni di prova nate quasi come un rito privato, i divr hanno trasferito su disco momenti di pura sincronicità e sospensione temporale. Léman è un lavoro ideale per chi ama perdersi in architetture sonore fluide, dove l’improvvisazione si fonde con una profonda intesa collettiva.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz contemporaneo intimo e carico di emozione.

Storm Trio — Lucid Mass

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

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Atmosfere ipnotiche di jazz contemporaneo

Lucid Mass è il nuovo album del trio guidato dal chitarrista Håkon Storm, pubblicato da Losenrecords. Registrato, mixato e masterizzato nella stagione estiva/autunnale del 2026 da Thor Bjørn Neby nello studio omonimo di Oslo, il disco si presenta come una riflessione sonora sulla resilienza e la purezza dell’espressione musicale.

Il progetto si fonda su una formazione classica di chitarra, basso e batteria, con Sebastian Haugen (basso) e Andreas Wildhagen (batteria) che completano il trio, garantendo un equilibrio perfetto tra improvvisazione e composizione. Le tracce, tutte scritte da Håkon Storm (eccetto le cover di Nik Kershaw, Walter Gross/Jack Lawrence e Duke Ellington), mostrano un approccio “back‑to‑basics”: melodie più lineari, armonie meno complesse, ma cariche di emozione autentica.

La copertina, opera di Pushwagner, e il design di Max Franosch conferiscono al disco un’estetica visiva che rispecchia la sua intimità e forza interiore. In un contesto di difficoltà personali, Storm ha trasformato il dolore in una collezione di brani che privilegiano il mood, il movimento e la connessione diretta con l’ascoltatore.

Lucid Mass è dunque un viaggio sonoro consigliato a chi desidera un jazz moderno, sincero e avvolgente, capace di parlare al cuore senza compromessi.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.


Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family

Novembre 2026 – Le uscite discografiche

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