PERDU DANS UN RÊVE di Enzo Lanzo: jazz sperimentale ed energia

PERDU DANS UN RÊVE – Enzo Lanzo

Data di Pubblicazione:

16 ottobre 2026

Tempo di Lettura:

10 minuti

PERDU DANS UN RÊVE non è un disco accomodante. Lo si capisce abbastanza presto, quando la batteria di Enzo Lanzo comincia a spingere, il clarinetto basso di Louis Sclavis scende in profondità e la chitarra elettrica di Livio Bartolo prende una direzione che non è necessariamente quella che ci si aspetta. Bisogna seguirlo. A tratti con attenzione, a tratti lasciandosi semplicemente attraversare dalla sua energia.

Ed è proprio questa la sua caratteristica più interessante: un album che può risultare pesante da seguire e, pochi minuti dopo, diventare esaltante come un disco di hard rock strumentale. Non è musica da accompagnamento, né quella che si lascia fischiettare sotto la doccia. Ma non è nemmeno una di quelle operazioni di jazz sperimentale che sembrano costruite apposta per mettere alla prova la pazienza dell’ascoltatore.

Qui il talento dei tre musicisti si sente. E si sente parecchio.

Enzo Lanzo arriva a questo sesto album a proprio nome dopo una carriera iniziata nei primi anni Novanta e una lunga serie di collaborazioni con musicisti come Enrico Rava, Rita Marcotulli, Gianluigi Trovesi, Stefano Bollani, Danilo Rea e Dave Murray. Al suo fianco ci sono Louis Sclavis al clarinetto basso e Livio Bartolo alla chitarra elettrica. Lanzo firma inoltre composizioni e arrangiamenti.

È un organico piccolo, ma non produce affatto una musica piccola.

PERDU DANS UN RÊVE: quando la batteria prende il comando

Lanzo racconta di aver lavorato per sette anni alla musica di questo progetto, cercando di liberarsi da cliché e da un modo di suonare nel quale non si riconosceva più. La svolta, nelle sue parole, arriva quando comincia a scrivere qualcosa di più vicino al proprio “io interiore”, permettendo al drumming di respirare con maggiore libertà.

Questa dichiarazione aiuta a capire una delle cose che più colpiscono nell’ascolto: la batteria non è soltanto il motore del trio, è spesso il suo elemento più fisico.

Lanzo non sembra interessato a stare sempre dietro agli altri due. Quando accelera, il disco può acquistare una spinta quasi rock. Quando invece lascia spazio, la musica si allarga e diventa più difficile da afferrare. È questa alternanza a rendere l’album impegnativo.

In alcuni momenti bisogna stare dietro alla musica. In altri è la musica a venirti addosso.

E la differenza non è affatto sottile.

Tre strumenti, molta elettricità

Il clarinetto basso di Sclavis porta nel trio una voce scura e profonda. Non è un semplice colore di sfondo: ha un peso proprio, quasi materico. La chitarra elettrica di Bartolo introduce invece una componente più nervosa e mobile, capace di aumentare rapidamente la tensione.

Poi c’è Lanzo.

Quando i tre musicisti spingono contemporaneamente, il risultato sorprende per energia. È qui che il paragone con l’hard rock strumentale smette di essere una provocazione e diventa una chiave d’ascolto abbastanza efficace. Non per la struttura dei brani o per il linguaggio musicale, naturalmente, ma per quella sensazione di potenza che arriva quando gli strumenti smettono di comportarsi come semplici voci di un ensemble jazz e diventano una massa sonora compatta.

È una delle ragioni per cui PERDU DANS UN RÊVE, pur appartenendo senza dubbio a un’area sperimentale, non mi sembra un disco costruito per tenere lontano chi ascolta.

È difficile, sì. Ma non è ostile.

E questa è una differenza importante.

Un repertorio che non cerca scorciatoie

La musica nasce soprattutto dalle composizioni di Lanzo e da quelle firmate insieme al trio, con un brano di Livio Bartolo. Il repertorio comprende inoltre It Should’ve Happened a Long Time Ago di Paul Motian e Lamento di Arianna di Claudio Monteverdi.

È un accostamento che potrebbe sembrare azzardato. In realtà fotografa bene il carattere del progetto: nessuna particolare preoccupazione di rendere omogeneo ciò che omogeneo non è.

Lamento di Arianna porta dentro l’album una memoria antica, mentre Motian appartiene a una storia molto diversa e decisamente più vicina al jazz moderno. Le composizioni originali fanno da terreno comune senza cancellare le differenze.

Il risultato non è sempre facile da decifrare. E non deve esserlo.

Uno dei limiti del disco, se proprio vogliamo chiamarlo così, è anche una parte della sua identità: alcuni passaggi richiedono una concentrazione che non tutti avranno voglia di concedere. Non è un ascolto da mettere distrattamente mentre si fanno altre dieci cose. Quando la musica si fa più densa, bisogna starci dentro.

Ma quando si accende, ripaga ampiamente l’attenzione.

Joxe Mari e Pierrot Le Fou: quando la musica prende immagini precise

Tra i brani che meglio raccontano l’impostazione dell’album c’è Joxe Mari, ispirato al protagonista di Patria di Fernando Aramburu. Il riferimento è alla frattura provocata dal nazionalismo radicale, capace di dividere società, paesi e persino famiglie.

Qui l’aspetto interessante non è cercare di tradurre musicalmente la trama del romanzo. È percepire come un’idea così concreta e drammatica possa diventare materia per un trio che lavora senza un basso tradizionale e senza una struttura rassicurante.

Ancora più significativo è Pierrot Le Fou, dodici minuti e mezzo ispirati all’omonimo film di Jean-Luc Godard. Il brano prende spunto dalla doppia natura del personaggio e arriva alla citazione, volutamente celata, di Bella Ciao.

È uno dei momenti in cui la lunga durata ha un senso. Il brano può permettersi di dilatare la tensione e di cambiare pelle senza dover arrivare rapidamente al punto.

Qui il trio sembra suonare come se avesse bisogno di spazio per prendere velocità.

E quando lo fa, la musica diventa fisica, quasi aggressiva. È probabilmente la parte dell’album nella quale il paragone con un certo hard rock strumentale trova la sua forma più naturale.

Non tutto scorre allo stesso modo

I nove brani durano complessivamente 49 minuti e 39 secondi. Si passa dai 2 minuti e 29 secondi di Perdu dans un nuage ai 12 minuti e 32 di Pierrot Le Fou, con composizioni di durata intermedia che modificano continuamente il passo dell’ascolto.

Questa varietà aiuta il disco, ma non elimina completamente la sua componente più impegnativa.

Ci sono momenti nei quali seguire il filo è semplice; altri nei quali il filo sembra deliberatamente spezzarsi. È una caratteristica che può affascinare chi cerca nel jazz qualcosa di diverso dalla consueta linearità, ma può anche mettere alla prova chi preferisce una musica immediatamente leggibile.

Per quanto mi riguarda, è proprio questa imperfezione dell’esperienza a rendere il disco credibile.

Lanzo non sembra aver cercato di rendere la propria ricerca più digeribile del necessario. E, cosa ancora più importante, non ha nemmeno trasformato la difficoltà in una medaglia da esibire.

Jazz sperimentale, ma senza i tappi nelle orecchie

C’è un pregiudizio abbastanza diffuso nei confronti del jazz sperimentale: quello secondo cui, superata una certa soglia di libertà, la musica debba necessariamente diventare cerebrale, ostica e distante.

PERDU DANS UN RÊVE dimostra che non è necessariamente così.

Si può ascoltare musica sperimentale senza avere bisogno dei tappi nelle orecchie. Si può perfino trovare piacere nella sua fisicità, nei momenti in cui la chitarra elettrica si fa più incisiva, il clarinetto basso acquista peso e la batteria di Lanzo spinge il trio verso una dimensione quasi tellurica.

Il disco non rinuncia alla ricerca, ma non rinuncia nemmeno all’energia.

Ed è probabilmente questo il suo punto di equilibrio più riuscito.

Una ricerca registrata senza addomesticarla

PERDU DANS UN RÊVE è stato registrato, mixato e masterizzato da Massimo Stano al MAST Recording Studio di Bari nelle sessioni del 6 aprile, 6 giugno e 31 luglio 2024. La produzione è di Enzo Lanzo e Da Vinci Jazz. L’album è pubblicato da Da Vinci Jazz Records in CD e distribuito sulle principali piattaforme digitali dal 16 ottobre 2026.

La copertina è di Antonio Lanzo, mentre le fotografie di Enzo Lanzo e del trio sono firmate rispettivamente da Daniela Gerundo e Rembrandt Studio.

Sono dettagli che completano un progetto evidentemente costruito con attenzione, ma è la musica a fare la differenza. E la musica non cerca di essere accomodante.

Il piacere di un disco che non semplifica

Non consiglierei PERDU DANS UN RÊVE a chi cerca un album da ascoltare distrattamente, magari mentre fa altro. Non è quello il suo terreno. Ci sono passaggi densi, momenti nei quali bisogna fermarsi e seguire ciò che accade, cambi di direzione che non vengono annunciati.

Ma proprio quando sembra più difficile da afferrare, il trio può improvvisamente aprire una porta e trasformare quella complessità in pura energia.

È qui che il disco mi convince di più.

Enzo Lanzo, Louis Sclavis e Livio Bartolo dimostrano di possedere un livello tecnico evidente, ma non lo usano per costruire una vetrina del virtuosismo. Lo mettono al servizio di una musica inquieta, fisica, talvolta faticosa e talvolta sorprendentemente esaltante.

Non è un album facile. Per fortuna.

È jazz sperimentale che può chiederti attenzione senza chiederti di soffrire, che può complicarsi senza diventare incomprensibile e che, ogni tanto, ha la buona educazione di ricordarti che anche la musica più libera può avere un gran tiro.

E quando batteria, clarinetto basso e chitarra elettrica trovano insieme quella spinta, resta nell’aria qualcosa di molto meno cerebrale di quanto ci si potrebbe aspettare: il rumore piacevole di una porta che finalmente viene spalancata.

PERDU DANS UN RÊVE – Enzo Lanzo
PERDU DANS UN RÊVE
Enzo Lanzo
👁 FIRST LISTEN
◉ NOT FOR EVERYONE
Label: Da Vinci Jazz Records Year: 2026 Tracks: 9

Tracklist

1. It Should’ve Happened a Long Time Ago – Paul Motian
2. Le città invisibili – Livio Bartolo
3. Joxe Mari – Enzo Lanzo
4. Lamento di Arianna – Claudio Monteverdi
5. Pierrot Le Fou – Enzo Lanzo
6. Perdu dans un rêve – E. Lanzo, L. Sclavis, L. Bartolo
7. P.S From Poland Again (i colori del mare del nord) – Enzo Lanzo
8. Perdu dans un nuage – E. Lanzo, L. Sclavis, L. Bartolo
9. Who Knows What The Cook Cooked – Enzo Lanzo

Artists & Instruments

Enzo Lanzo — batteria, composizioni, arrangiamenti
Louis Sclavis — clarinetto basso
Livio Bartolo — chitarra elettrica

Liner Notes

PERDU DANS UN RÊVE
Release date: 16 ottobre 2026.
Recorded at: MAST Recording Studio, Bari.
Recorded by: Massimo Stano.
Mixed by: Massimo Stano.
Mastered by: Massimo Stano.
Cover design: Antonio Lanzo.

Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family

JiF/MF


Scopri di più da Jazz in Family

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Un commento

Lascia un tuo commento

▲
Jazz in Family ● ON AIR

Jazz in Family

374

0:00 0:00