
Jazz Weekly 358
Questa settimana la Jazz Weekly attraversa il jazz da tre prospettive complementari: l’ascolto, il racconto e l’azione.
Dalla selezione musicale della puntata di Jazz in Family alle notizie che aiutano a leggere il presente — tra aggiornamenti, sviluppi e nuove direzioni — fino a un invito concreto a trasformare l’ascolto in esperienza.
Un percorso che non si limita a informare, ma prova a restituire il jazz per quello che è oggi: musica viva, contesto in movimento e gesto condiviso.
Ascolta la puntata #358
1.

Jazz Picks
La puntata 358 di Jazz in Family è un viaggio fluido tra vibrazioni calde, ricerca contemporanea e dialoghi sonori profondi. Un’ora di musica che mette in relazione linguaggi diversi mantenendo sempre saldo il filo narrativo.
Il percorso si apre con la maestria riflessiva di Walter Smith III (My Ideal), subito seguita dall’energia luminosa di Matteo Mancuso (Isla Feliz), uno dei talenti italiani più interessanti della nuova generazione. La dimensione spirituale emerge con forza in A Future Untold di Shabaka, snodo centrale della puntata, sospeso tra visione e urgenza espressiva.
Le geometrie sonore dei N∆BOU e l’intimità rarefatta di Jesper Thorn ampliano l’orizzonte, mentre la scrittura orchestrale di Julia Hülsmann Octet conferma come complessità e accessibilità possano convivere. Il groove prende forma nei passaggi firmati Chris Morrissey e Søren Bebe Trio, prima di lasciare spazio alle atmosfere notturne di Roberto Fonseca & Vincent Ségal.
La chiusura è affidata al Francesco Chebat Trio con Night Radio, un tributo sentito che sigilla una puntata pensata per un ascolto consapevole e immersivo, dove la varietà diventa equilibrio e la qualità resta il centro del racconto.
Playlist
| # | Titolo Brano | Artisti – Album |
|---|---|---|
| 1 | My Ideal | Walter Smith III – Twio, Vol. 2 |
| 2 | Isla Feliz | Matteo Mancuso – Route 96 |
| 3 | A Future Untold | Shabaka – Of The Earth |
| 4 | Parallelepipedum | N∆BOU – Indigo |
| 5 | Fragmentarium | Jesper Thorn – Stille |
| 6 | Felicia’s Song | Julia Hülsmann Octet – While I Was Away |
| 8 | Infinite Source Of Heat | Chris Morrissey – Infinite Source Of Heat |
| 9 | Throw It Away | Søren Bebe Trio – Gratitude |
| 10 | Soul Much Love | The Inter Section – Going Places |
| 11 | Nuit Parisienne | Roberto Fonseca & Vincent Ségal – Nuit Parisienne à La Havane |
| 12 | Night Radio | Francesco Chebat Trio – The Wand, Chick Corea and Beyond |
Non perdere la puntata completa e dicci il tuo brano preferito!
Il player
Puoi utilizzare anche il comodo widget a scomparsa presente sulla tua sinistra, ti permetterà di cambiare articolo continuando ad ascoltare l’ultima puntata.
00:00
Non fermarti qui: continua a esplorare e lasciati sorprendere da ciò che il jazz ha ancora da raccontarti.
1.
Aggiornamenti & News
Un gennaio che detta il ritmo del 2026
Il 2026 si apre con un’accelerazione evidente: una concentrazione di uscite discografiche, festival e annunci che non ha il sapore della ripetizione, ma quello di un aggiornamento continuo. Alcune delle notizie di questa settimana erano già emerse nei giorni scorsi, ma qui tornano non come repliche, bensì come sviluppi che aiutano a leggere con maggiore chiarezza la direzione intrapresa dal jazz contemporaneo.
Al centro dell’attenzione c’è un’uscita dal valore simbolico forte: Live at KNKX, l’EP postumo di Roy Hargrove, pubblicato il 7 gennaio. Registrato a Seattle tra il 2009 e il 2017, il disco raccoglie sessioni radiofoniche che restituiscono intatta la profondità emotiva e la spontaneità del trombettista, includendo quattro brani originali mai apparsi nei suoi album in studio. Più che un’operazione d’archivio, è un promemoria vivo della sua eredità artistica.
Nuove uscite jazz: abbondanza e visione
L’EP di Hargrove si inserisce in un contesto più ampio, segnato da una vera e propria valanga di nuove pubblicazioni. Gennaio ha visto convivere debutti molto attesi e proposte sperimentali, confermando uno stato di salute sorprendente del jazz globale.
Tra i dischi più discussi c’è The Flame Beneath The Silence di Dave Adewumi, registrato dal vivo a Brooklyn con una formazione che include Joel Ross, Linda May Han Oh e Marcus Gilmore. Un debutto che segnala aspettative alte e una visione già matura. Accanto a queste uscite, trovano spazio progetti più radicali, come Swarm Patterns dei The Thunks, con una formazione inusuale – pianoforte e due batterie – che mette al centro la sperimentazione timbrica.
The Thunks è un trio austriaco di improvvisazione libera, formato da Elisabeth Harnik (piano), Martin Brandlmayr (batteria) e Didi Kern (batteria). L’album di debutto, Swarm Patterns (Trost Records, TR255), è uscito il 16 gennaio 2026. Contiene due lunghe tracce improvvisate: “Swarm Patterns I” (29:30) e “Swarm Patterns II”, registrate live dall’ORF al Konfrontationen Festival di Nickelsdorf nel 2024. Si tratta di free jazz intenso e non convenzionale, con Harnik che esplora sia i tasti che l’interno del piano con oggetti, mentre le due batterie creano texture frammentate e imprevedibili.
Il quadro si completa con lavori che esplorano territori differenti: dalle improvvisazioni cameristiche di Roberto Fonseca e Vincent Ségal in Nuit Parisienne à La Havane, all’energia latin jazz di Aleph Aguiar, fino alle nuove produzioni di artisti affermati come Julian Lage, John Medeski e Martin Wind. Un’abbondanza che entusiasma, ma che solleva anche interrogativi: con così tante uscite di qualità, l’ascolto richiede oggi una selezione sempre più consapevole.
Festival e industria: il jazz torna a occupare le città
Se il disco racconta la creatività, il palco racconta la vitalità. Gennaio ha visto New York e New Orleans trasformarsi in veri epicentri del jazz mondiale. Il Winter Jazzfest ha animato New York con maratone di concerti, mentre il Jazz Congress al Jazz at Lincoln Center ha riunito artisti e professionisti del settore per discutere strategie, sostenibilità e futuro.
In parallelo, a New Orleans, la conferenza del Jazz Education Network ha ribadito il ruolo centrale dell’educazione, coinvolgendo oltre 1.400 giovani musicisti. Eventi diversi ma complementari, che insieme delineano un’industria non solo tornata ai livelli pre-pandemia, ma intenzionata a investire sul lungo periodo.
North Sea Jazz 2026: identità o espansione?
Anche se si terrà in estate, il North Sea Jazz Festival continua a far discutere già ora. Nel celebrare il suo 50° anniversario, il festival di Rotterdam ha annunciato una lineup che accosta icone del jazz contemporaneo – da Cassandra Wilson a Pat Metheny, da Esperanza Spalding a Joshua Redman – a nomi pop e funk come John Legend, Charlie Puth e Nile Rodgers & CHIC.
Il dibattito è aperto: per alcuni si tratta di una diluizione dell’identità jazzistica, per altri di una strategia necessaria per ampliare il pubblico e garantire sostenibilità economica. Non una semplice polemica, ma il riflesso di una tensione che attraversa molti grandi festival internazionali.

Uscite europee e nuove direzioni
Il panorama discografico europeo di fine gennaio conferma una pluralità di linguaggi. Il 30 gennaio esce Indigo di NABOU per Edition Records, un lavoro intenso e stratificato che unisce tradizione e ricerca. Nello stesso giorno arriva Dark Horse della sassofonista Susanne Alt, registrato a New York e caratterizzato da un groove energico tra soul, funk e bop.
A queste uscite si aggiungono Bazrima di Andrea Goretti con Sivan Arbel, un progetto che intreccia jazz europeo e americano con influenze globali, e Forward di Federica Colangelo, quarto capitolo del percorso Acquaphonica, che fonde jazz, classica e musica carnatica. Ancora una volta, la domanda torna centrale: contaminazione come futuro o rischio di perdita dell’identità?
Jazz News Italia: tra eredità e futuro
In Italia, l’annuncio che catalizza l’attenzione è quello di Bergamo Jazz 2026. La 47ª edizione sarà dedicata a Setting The Pace: Miles & Trane 100th Celebration!, un omaggio al centenario della collaborazione tra Miles Davis e John Coltrane. La lineup, curata da Joe Lovano, riunisce artisti come Dave Holland, Lionel Loueke, Steve Coleman, The Bad Plus con Chris Potter e Craig Taborn, Lakecia Benjamin e Shabaka Hutchings.
La qualità è indiscutibile, ma il tema apre una riflessione critica: celebrare il passato o dettare il ritmo per il futuro? Secondo alcune letture, il festival intende mostrare come l’eredità di Davis e Coltrane continui a vivere nelle voci più innovative del presente. Altri osservatori, invece, avrebbero preferito un focus più esplicito sulle nuove scene emergenti.
Accessibilità e sostenibilità
Sul fronte live, l’Italia offre un quadro estremamente dinamico. La rassegna We Want Jazz 2026 a Saint-Vincent propone sette concerti gratuiti, inaugurati dal Fabrizio Bosso Quartet. Un’iniziativa che punta ad abbattere le barriere d’accesso, ma che solleva anche interrogativi sulla sostenibilità economica di modelli basati sulla gratuità.
Nel frattempo, rassegne come Ferrara in Jazz, Brass in Jazz a Palermo e le numerose programmazioni attive a Roma testimoniano una diffusione capillare del jazz sul territorio. Un’abbondanza che può essere letta come segnale di salute, ma anche come possibile saturazione del pubblico.

Altri aggiornamenti della settimana
Nel contesto internazionale, il Jazz Plaza Festival all’Avana continua nonostante difficoltà logistiche e politiche, coinvolgendo 286 artisti su 16 venue e confermandosi evento simbolico di resilienza culturale.
A Milano, Miart 2026 celebra i suoi 30 anni con il titolo New Directions, dichiarando apertamente il dialogo tra arte contemporanea e jazz come modello di innovazione e improvvisazione applicata alla curatela.
Infine, restano al centro dell’attenzione le polemiche sul Kennedy Center di Washington. Gli sviluppi di gennaio – tra boicottaggi artistici e controversie legali – non rappresentano una semplice replica delle notizie precedenti, ma segnano un’escalation che potrebbe avere ripercussioni durature sul rapporto tra istituzioni culturali e potere politico.
Jazz Weekly 358 restituisce così l’immagine di un ecosistema in fermento: creativo, affollato, attraversato da tensioni e domande cruciali. Un jazz che non rallenta, ma che chiede di essere osservato con attenzione, proprio mentre continua a reinventarsi.
2.
Azione della Settimana!
Trasforma l’ascolto in presenza
Questa settimana il jazz chiede qualcosa in più dell’attenzione: chiede presenza.
Tra festival, rassegne e club che programmano musica ogni sera, il 2026 è partito con un’energia che esiste davvero solo dal vivo.
L’azione è semplice: scegli un concerto, grande o piccolo che sia, entra in una sala, ascolta, resta fino all’ultimo brano.
Che sia un club sotto casa o un palco importante, esserci conta più di qualsiasi streaming.
Se questo ascolto lascerà qualcosa,
sappiamo dove trovarci. Anche in silenzio, anche in privato.
SIATE GRANDI!!!
Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
Scopri di più da Jazz in Family
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.




