Jazz Weekly 357 – Ascolto, libertà e futuro del jazz

Jazz Weekly 357

C’è una settimana in cui il jazz si racconta con particolare chiarezza, mostrando insieme la sua dimensione più intima e quella più esposta al confronto con il presente. La Jazz Weekly 357 nasce da questo equilibrio fragile ma vitale: uno spazio di ascolto, riflessione e racconto che attraversa musica, notizie e domande aperte.

Dalle scelte sonore della nuova puntata di Jazz in Family alle tensioni che attraversano il mondo delle istituzioni culturali, dai festival italiani alle nuove generazioni, questa edizione invita a rallentare e osservare. Non per trovare risposte definitive, ma per restare dentro il dialogo che il jazz, da sempre, sa aprire.

Ascolta la puntata #357

1.

C’è un momento, ogni settimana, in cui il jazz smette di essere soltanto musica e diventa racconto, intimità, condivisione. La Jazz in Family 357, in onda il 22 gennaio 2026, nasce proprio da questo spazio: un invito ad avvicinarsi, a rallentare, ad ascoltare con attenzione.

La puntata di questa settimana si muove lungo un filo sottile che unisce intimità e visione. Si parte da un jazz che profuma di casa, dove l’Americana di Bill Frisell apre spazi emotivi fatti di silenzi, archi e respiri condivisi, e si scivola naturalmente verso le forme aperte e luminose di Julian Lage, in cui il dialogo tra gli strumenti diventa movimento collettivo.

Il percorso prende poi energia e profondità, alternando groove e tensioni contemporanee, attraversando geometrie ritmiche e paesaggi sonori che guardano avanti senza dimenticare il calore del suono. La puntata trova infine un punto di quiete e riflessione in una dimensione più spirituale, dove la musica si fa ascolto interiore e memoria condivisa.

Ogni brano selezionato per questa Jazz Picks è stato scelto per la sua capacità di parlare sottovoce, di raccontare una storia che arriva da lontano e trova senso nell’ascolto attento.
Lasciare fuori il rumore del mondo, per un’ora, è possibile. Basta premere play.

Playlist

#Titolo BranoArtisti – Album
1In My Dreams (Live)Bill Frisell – In My Dreams
2Talking DrumJulian Lage – Scenes From Above
3Kalunga DanceSusanne Alt – Dark Horse
4Road To NazarethAndrea Sabatino – Fatata
5JekovFederica Colangelo, Acquaphonica – Forward
6Iris MurdochAdam O’Farrill – Elephant
7RossignolBjarke Falgren – Turkish
8ShivayaRaviglia Orefice Santimone Dallaporta Paoli – Divine Songs
9Moles on her SkinMaximilian Hering – The Gathering
10Prelude for ClaudeGiuseppe Dato – Kotrà
11Know It All (Quem Diz Que Sabe)Hendrik Meurkens – Samba Tonto
12R.DanceMax Kochetov – Foolin’ Myself

Non perdere la puntata completa e dicci il tuo brano preferito!

Il player

Puoi utilizzare anche il comodo widget a scomparsa presente sulla tua sinistra, ti permetterà di cambiare articolo continuando ad ascoltare l’ultima puntata.

00:00

Non fermarti qui: continua a esplorare e lasciati sorprendere da ciò che il jazz ha ancora da raccontarti.

1.
Aggiornamenti & News

Jazz News

La settimana si apre con un’Europa del jazz in pieno movimento, attraversata da nuove uscite discografiche, festival che prendono forma e un’attenzione sempre più strutturata verso le nuove generazioni. Un panorama ricco e articolato, che racconta una scena in continua trasformazione.

Nuove uscite jazz europee: contaminazioni e identità

Sul fronte delle pubblicazioni, il jazz continentale conferma la propria vocazione alla contaminazione. Il nuovo album di Federica Colangelo, Forward, si muove oltre i confini del trio tradizionale, intrecciando scrittura jazzistica e tradizioni ritmiche del Carnatic, in un dialogo che mette al centro complessità, vitalità e ricerca sonora. Una direzione che ritroviamo anche nel trio belga NABOU, con Indigo, lavoro dalle atmosfere oniriche e in costante mutazione, e nel progetto Blazin’ Quartet, Cosmogonìe, che supera le geografie nazionali per costruire un immaginario musicale mediterraneo, condiviso e collettivo.

Accanto a queste spinte più esplorative, riaffiorano linguaggi che guardano al passato recente del jazz. Smokin’ Aces di Chris Bangs e Mick Talbot riporta in primo piano groove, funk e soul legati all’esperienza dell’acid jazz, sollevando interrogativi sul rapporto tra nostalgia ed evoluzione. Un percorso diverso ma altrettanto personale è quello della flautista Isabelle Bodenseh, che con Dignity celebra dieci anni di lavoro del suo quartetto attraverso un equilibrio maturo tra musica classica e suggestioni world. Completa il quadro un progetto di ampio respiro come While I Was Away di Julia Hülsmann, dove poesia, voce e scrittura jazzistica si incontrano in una forma narrativa e lirica.

Festival jazz in Italia: identità, competizione e territorio

Questo fermento discografico trova naturale prosecuzione nella scena live italiana, che si prepara a un anno particolarmente intenso. Bergamo Jazz ha presentato il programma della sua 47ª edizione, in programma dal 19 al 22 marzo, confermando la scelta di un festival diffuso, capace di coinvolgere teatri, spazi culturali e luoghi cittadini in un’esperienza che va oltre il concerto. Una risposta identitaria e radicata al debutto di Jazz Open Modena, che dal 13 al 18 luglio porterà in Italia un format internazionale destinato ad alzare l’asticella del circuito estivo.

Accanto ai grandi appuntamenti, continua a essere fondamentale la continuità delle rassegne storiche. Ferrara in Jazz riparte con la seconda parte della sua stagione, dimostrando come il tessuto connettivo della scena italiana viva anche grazie a programmazioni costanti e diffuse nel corso dell’anno.

Nuova Generazione Jazz: costruire il futuro

Lo sguardo si sposta poi sul futuro del jazz italiano, con l’annuncio delle band selezionate per il progetto Nuova Generazione Jazz 2026 promosso da I-Jazz. Un’iniziativa che coinvolge una rete di oltre settanta festival e che rappresenta un passaggio chiave per il ricambio generazionale. Tra i nomi da seguire: Beatrice Arrigoni con Terrestre, Kolosso, Scannapieco Geremia 5tet, Taurn e Mopoke. Non solo scouting, ma costruzione di un percorso, come dimostrano anche progetti paralleli quali Scintille di Jazz all’interno di Bergamo Jazz.

Il quadro delle notizie si completa con uno sguardo agli eventi in corso: dalla rassegna Brass in Jazz a Palermo, al focus su Miles Davis di Città del Jazz a Verona, passando per concerti e tournée che animano l’Italia e l’Europa, dal Rossellini Spazio Jazz di Roma ai festival tedeschi e alla scena austriaca.

Jazz, politica e istituzioni culturali: il caso Kennedy Center

Sul fronte internazionale, la settimana è stata segnata da una vicenda che va ben oltre la musica e tocca questioni strutturali del rapporto tra arte, potere e responsabilità culturale. La decisione di rinominare il Kennedy Center ha innescato un boicottaggio da parte di diversi artisti, tra cui The Cookers, trasformando una scelta simbolica in un caso emblematico. Non si tratta soltanto di una presa di posizione politica, ma di una riflessione più ampia sul ruolo delle istituzioni culturali e sulla loro capacità di restare spazi di dialogo, inclusione e libertà espressiva.

Le reazioni successive — tra dichiarazioni aggressive, accuse di strumentalizzazione ideologica e minacce di azioni legali nei confronti degli artisti coinvolti — hanno contribuito ad alzare ulteriormente la tensione, spostando il confronto dal piano simbolico a quello del potere e del controllo. In particolare, ha fatto discutere la richiesta di danni da un milione di dollari avanzata nei confronti di un musicista che aveva deciso di ritirarsi per protesta dal concerto della vigilia di Natale: una cifra sproporzionata che ha assunto immediatamente il valore di un segnale intimidatorio, più che di una reale controversia contrattuale. In questo clima, il gesto del boicottaggio assume un significato che va oltre l’evento specifico: diventa una domanda aperta su dove si collochi oggi il confine tra dissenso legittimo e pressione istituzionale, e su quale prezzo siano chiamati a pagare gli artisti quando scelgono di difendere l’autonomia dell’arte.

È una vicenda che invita a interrogarsi non solo sul presente, ma sul futuro delle grandi istituzioni culturali: possono continuare a essere luoghi di pluralismo e confronto in una società sempre più polarizzata, o rischiano di trasformarsi in spazi identitari, segnati da logiche estranee alla pratica artistica? Il jazz, ancora una volta, si ritrova al centro di una discussione che parla di libertà, responsabilità e memoria collettiva.

Grammy Awards e jazz contemporaneo: premi, canoni e futuro

I riflettori restano puntati anche sui Grammy Awards, in programma il primo febbraio. Pur avendone già scritto nelle scorse settimane, torniamo sull’argomento perché continua a essere centrale nel dibattito jazzistico e particolarmente sentito all’interno della comunità jazz. La straordinaria parabola di Samara Joy resta uno dei temi più emblematici: finora ha vinto tutte le categorie in cui è stata nominata e, qualora dovesse confermarsi anche quest’anno, potrebbe arrivare a sette vittorie consecutive in sette anni di presenza ai Grammy, un dato che va ben oltre il semplice record.

Una simile continuità di riconoscimenti solleva interrogativi interessanti sul modo in cui il jazz viene oggi percepito e premiato: da un lato il ritorno a una vocalità profondamente radicata nella tradizione, dall’altro la capacità di parlare a un pubblico contemporaneo senza forzature. Accanto a lei, la presenza costante di figure come Robert Glasper — sedici nomination e una ricerca che continua a spingere il jazz verso territori ibridi — racconta un panorama in cui tradizione, innovazione e nuove generazioni non si escludono, ma convivono.

La domanda che resta aperta è se questi riconoscimenti stiano fotografando un momento di reale equilibrio creativo o se, al contrario, stiano contribuendo a definire nuovi canoni e nuove aspettative per il jazz del futuro. In ogni caso, il primo febbraio non sarà soltanto una serata di premi, ma un ulteriore passaggio di una discussione che attraversa l’intero ecosistema jazzistico.

A completare il panorama, una vera e propria valanga di nuove uscite: dal debutto di Dave Adewumi, registrato dal vivo con una formazione di altissimo livello, ai richiami al Latin jazz di Aleph Aguiar, fino ai nuovi lavori di Julian Lage, Susanne Alt e a progetti orchestrali che confermano la vitalità del genere in tutte le sue forme.

Uno sguardo d’insieme

Nel complesso, la settimana restituisce tre segnali chiari: una scena europea creativa e aperta, un sistema festivaliero italiano in fermento e una crescente attenzione verso il futuro del jazz. Ma, intrecciando le diverse notizie, emerge anche una riflessione più ampia.

Da un lato, il jazz continua a essere un laboratorio artistico vivo, capace di rinnovarsi attraverso contaminazioni, nuove generazioni e forme di dialogo sempre più aperte. Dall’altro, si trova sempre più spesso al centro di tensioni che riguardano il ruolo delle istituzioni, il peso dei riconoscimenti ufficiali e la libertà degli artisti di prendere posizione.

Il confronto tra il caso Kennedy Center e il dibattito attorno ai Grammy Awards mette in luce una domanda cruciale: chi decide oggi il valore del jazz e in che modo? Tra premi, boicottaggi, festival e nuove produzioni, il jazz continua a raccontare il suo tempo, riflettendo le contraddizioni, le speranze e le responsabilità di una comunità culturale in costante evoluzione. Ed è forse proprio in questa capacità di interrogare il presente che risiede, ancora una volta, la sua forza più autentica.

2.
Azione della Settimana!

Questa settimana l’azione non chiede velocità, né reazioni immediate. Chiede attenzione.

Dopo aver attraversato le notizie, le tensioni e le domande che accompagnano il jazz di oggi, l’invito è semplice ma non banale: ascoltare la puntata dall’inizio alla fine, senza saltare, senza frammentare l’esperienza. Lasciare che il filo narrativo costruisca il suo tempo, che i brani dialoghino tra loro, che i silenzi abbiano lo stesso peso delle note.

In un contesto in cui il jazz è spesso chiamato a misurarsi con premi, polemiche, numeri e visibilità, l’ascolto profondo resta il gesto più radicale e necessario. Un’azione silenziosa, ma capace di restituire alla musica il suo spazio naturale: quello dell’ascolto consapevole.

Premere play, questa settimana, è già una scelta.

SIATE GRANDI!!!

Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family


Scopri di più da Jazz in Family

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Immagine del widget