Il jazz sa guardare avanti senza dimenticare da dove arriva. Jazz in Family #376 mette a confronto il fascino cinematografico del soul, le sperimentazioni elettroniche e l’energia dell’hard bop, con musicisti che reinterpretano la tradizione senza trattarla come un reperto da museo.
Jazz in Family #376
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Jazz in Family
378
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Tra soul, improvvisazione e groove: i protagonisti della puntata
Adrian Younge e Ali Shaheed Muhammad riportano in circolazione Moreno, dalle sessioni recuperate di The Midnight Hour: Lost Tapes JID028: atmosfere notturne, anima soul e quel sapore da colonna sonora anni Settanta che invita ad alzare il volume. Con Josh Johnson, invece, It Can Be Everywhere dall’album Animative intreccia sassofono, organo ed elettronica, trasformando il suono in materia da modellare.
Dalle radici africane arriva Temidayo Balogun con Ori I “Concept of Democracy”: la filosofia yoruba incontra il jazz contemporaneo in una riflessione musicale sul rapporto tra identità individuale e comunità. Un’altra contaminazione prende forma in Ode To P.L.D., dove James Brandon Lewis e il suo ensemble Red Lily mettono in relazione l’eredità di Antonín Dvořák con l’improvvisazione, grazie a un organico che affianca sassofono, cornetta e archi.
Poi basta pronunciare Art Blakey & The Jazz Messengers e il groove torna al centro: Moanin’ ricorda quanto l’hard bop sappia essere diretto, potente e ancora irresistibile. Una carica diversa, ma altrettanto coinvolgente, anima Mr.M (live) di Jakob Manz, registrato alla Alte Oper di Francoforte insieme a ospiti come Michael Wollny, Kinga Głyk e Nils Landgren.
La sassofonista Olga Amelchenko esplora desiderio e trasformazione in Craving, dall’album Touching the Invisible, tra energia ritmica e trame elettriche. Mattia Basilico, con Teo da On The Edge, rilegge Thelonious Monk spingendo il suo linguaggio verso la second line di New Orleans e il funk: un classico che non si limita a essere rispettato, ma torna a fare scintille.
Infine, Mike Casey riscopre il calore del sassofono contralto in Darn That Dream, dall’EP Single Mic Standards 2018. Il trio registra attorno a un unico microfono, senza artifici superflui: una scelta che mette in primo piano il respiro dello strumento e l’intesa tra i musicisti.
Una selezione da ascoltare, non soltanto da raccontare
Dal suono analogico alle esplorazioni elettroniche, dalla spinta ritmica dell’hard bop alle riletture di Monk, questa puntata dimostra quanto il jazz sappia cambiare pelle senza perdere carattere.
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Buon ascolto e, come sempre, SIATE GRANDI!!!

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