Il jazz sa essere imprevedibile: può prendere una canzone pop e vestirla di blues, trasformare le radici di una tradizione in materia nuova o lasciare che strumenti e musicisti si spingano fuori dai percorsi abituali. Jazz in Family #375 mette in circolo proprio questa varietà, senza recinti e senza chiedere il permesso alle etichette.
Il filo conduttore? La curiosità. Quella che ci porta a scoprire cosa succede quando musicisti diversi si appropriano di una melodia conosciuta, si confrontano con una cultura musicale o si affidano all’improvvisazione. Iniziamo così l’edizione 2026-2027.
Jazz in Family #375
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Jazz in Family
375
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Dal groove alle radici brasiliane, fino agli incontri del jazz contemporaneo
Cory Weeds parte da I Want a New Drug di Huey Lewis & The News e la porta nel territorio del jazz da organo: una rilettura bluesy, con il gusto di chi si diverte a cambiare prospettiva a un brano pop. Da qui si passa a Ibelisse Guardia Ferragutti e Frank Rosaly, che nell’EP O intrecciano radici latinoamericane, ritmi e registrazioni ambientali con un approccio sonoro aperto e personale. Tradizione e sperimentazione, senza muri di separazione.
Con William Parker, Joy Joy diventa un omaggio al danzatore Gregory Hines: voce, fiati, sezione ritmica e la presenza del tap dance di Melissa Almaguer fanno incontrare musica e movimento. Il clima cambia con Joey DeFrancesco e One More Blues (Live): registrato al Keystone Korner, il brano punta sul calore dell’organo Hammond e su un blues dal vivo che lascia spazio all’improvvisazione. Qui il groove non è un dettaglio: è il motore.
Le radici brasiliane sono al centro di Oriente, dove Gaia Wilmer Large Ensemble rilegge la musica di Gilberto Gil con la voce di Mônica Salmaso e un’orchestrazione che guarda anche alla scrittura di Gil Evans. Un incontro tra sensibilità brasiliana e colori orchestrali che trova un’altra prospettiva con Francisco Mela: in Carnaval de Oriente, il percussionista cubano mette in primo piano le proprie radici e la libertà dell’improvvisazione, in un progetto essenziale e diretto.
Poi arriva Emile Parisien con Portal, insieme a Yaron Herman, Linda May Han Oh e Prabhu Edouard. Pianoforte, contrabbasso e tabla costruiscono un contesto raccolto, nato da una registrazione rapida e spontanea: una musica che invita a rallentare e ad ascoltare ogni dettaglio. A chiudere il quadro, Enrico Rava, Fearless Five e Joe Lovano con ça va sans dire, dove la voce diventa un’eco delle linee strumentali e si inserisce nel gioco del gruppo senza interromperne la spinta.
Premi play: la curiosità continua con Jazz in Family
Otto proposte, linguaggi differenti e un’idea comune: il jazz resta vivo quando continua a mettersi in discussione. Dal blues che incontra il pop alle contaminazioni latinoamericane, fino alle formazioni che cercano nuove combinazioni, questa puntata offre più di un motivo per fermarsi ad ascoltare.
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Jazz in Family #375 — il jazz, con tutte le sue anime, continua a suonare.
SIATE GRANDI!!!

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