Ci sono puntate che sembrano costruire un ponte naturale tra tradizione e futuro. Jazz in Family 373 si muove proprio in questa direzione: un viaggio che parte dal respiro caldo del Brasile, attraversa sperimentazioni immersive, omaggi storici e nuove traittorie del jazz contemporaneo.
Tra album appena usciti e progetti che stanno prendendo forma proprio in queste settimane, la selezione di questa puntata racconta un jazz in continuo movimento, capace di dialogare con elettronica, hip-hop, musica afro-caraibica e ricerca sonora senza perdere il proprio cuore narrativo.
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Jazz in Family 373
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Jazz Picks
Un’apertura tra samba, eleganza e vibrazioni notturne
La puntata si apre con il fascino senza tempo di Eliane Elias e il brano “Eu Sambo Mesmo (I Really Samba)” tratto dal live Ao Vivo. Registrato al SFJAZZ Center di San Francisco, il progetto cattura tutta la naturalezza con cui la pianista brasiliana riesce a fondere jazz, samba e bossa nova.
Qui il jazz non cerca di imitare il Brasile: lo respira davvero.
Il dialogo tra pianoforte, contrabbasso e chitarra costruisce un’atmosfera elegante ma mai distante, capace di trasformare il live in un racconto notturno caldo e raffinato.
Hayes Greenfield e il jazz che diventa spazio tridimensionale
Con Painting In Sound, Hayes Greenfield porta la puntata in una dimensione completamente diversa. “Micasso and Patisse” non è semplicemente un brano: è un’esperienza immersiva che sfrutta elaborazioni binaurali e movimento sonoro per trasformare il jazz in architettura.
Ascoltare in cuffia qui cambia completamente prospettiva.
Fiati, elettronica e profondità ambientale si muovono come pennellate sonore attorno all’ascoltatore, creando uno dei momenti più particolari della puntata.
David Sánchez e la memoria afro-caraibica di “Tambò”
Con “Ozainas del Manglar”, David Sánchez riporta il jazz dentro la memoria culturale della diaspora africana. Tambò è un progetto che pulsa di identità, storia e spiritualità, dedicato a San Basilio de Palenque, simbolo di resistenza e libertà nelle Americhe.
Il sax di Sánchez non si limita a guidare la composizione: sembra evocare immagini, rituali e radici profonde, sostenuto da una ritmica intensa e collettiva.
Qui il groove diventa memoria viva.
Nicholas Payton e Butcher Brown: il blues guarda avanti
Uno dei passaggi più dinamici di Jazz in Family 373 arriva con “All Blues”, incontro tra Nicholas Payton e il collettivo Butcher Brown.
Il progetto A Supreme Blue prende la lezione del jazz elettrico, del funk e dell’hip-hop e la rielabora con grande libertà creativa. Non è nostalgia né semplice contaminazione: è un linguaggio contemporaneo costruito su radici solide.
La tromba di Payton si inserisce perfettamente dentro un impasto sonoro moderno, stratificato e ricco di energia urbana.
Joe Lovano e un quartetto che unisce generazioni
Con “Congregation”, Joe Lovano dimostra ancora una volta come il jazz possa restare vitale senza inseguire mode. Il Paramount Quartet mette insieme musicisti provenienti da esperienze diverse, creando una tensione continua tra tradizione americana e libertà improvvisativa.
Un quartetto che suona come una conversazione aperta sul futuro del jazz.
La presenza di Julian Lage aggiunge luminosità e movimento a una formazione che trova equilibrio tra scrittura e spontaneità.
Jackie McLean e il momento “Inside Jazz Stories”
Nel cuore della puntata trova spazio anche la nostra rubrica Inside Jazz Stories, dedicata questa volta a Jackie McLean e al brano “It’s Time”.
Pubblicato nel 1964, il disco rappresenta uno dei momenti più significativi del catalogo Blue Note di quegli anni. Con Herbie Hancock, Charles Tolliver e Roy Haynes al suo fianco, McLean costruisce un jazz acceso, teso e pieno di urgenza espressiva.
Non solo storia: musica che continua a suonare attuale.
Dall’afro-futurismo di Alexander Hawkins al jazz britannico di Joe Webb
La seconda parte della puntata continua a spingere verso territori aperti e visionari.
Alexander Hawkins, con No Nation but Imagination, costruisce un lavoro che attraversa musica classica, elettronica e improvvisazione contemporanea. “Resolution Each and Every” si muove come un paesaggio in continua trasformazione, sospeso tra lirismo e sperimentazione.
Subito dopo arriva l’energia diretta di Joe Webb e del suo Neath Beat. In “I’m Confessin’ (That I Love You)” convivono tradizione stride, dinamica moderna e un approccio melodico immediato che rende il trio britannico uno dei nomi più interessanti del momento.
Joe Webb suona standards come se fossero stati scritti oggi.
Valtteri Laurell e l’omaggio visionario a J Dilla
La chiusura della puntata è affidata a “Beej-n-deam”, tratto da Visions of Dilla di Valtteri Laurell.
Il pianista finlandese rilegge l’universo ritmico e creativo di J Dilla con grande sensibilità, evitando ogni esercizio nostalgico. Il risultato è un jazz minimale, pulsante e profondamente contemporaneo, capace di dialogare con il linguaggio hip-hop senza perdere raffinatezza armonica.
Una puntata da ascoltare tutta d’un fiato
Jazz in Family 373 attraversa culture, generazioni e linguaggi diversi mantenendo sempre un filo comune: la capacità del jazz di trasformarsi senza smettere di raccontare storie.
Dal samba sofisticato di Eliane Elias alle visioni sonore di Hayes Greenfield, passando per Joe Lovano, David Sánchez e le nuove prospettive europee di Joe Webb e Valtteri Laurell, questa puntata costruisce un percorso fluido e pieno di dettagli da scoprire ascolto dopo ascolto.
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