Jazz in Family 371
Ci sono puntate che sembrano costruite come un viaggio lineare, e altre che preferiscono muoversi per contrasti, stratificazioni e deviazioni impreviste. Jazz in Family 371 appartiene decisamente alla seconda categoria. Questa settimana attraversiamo territori sonori che uniscono sperimentazione elettronica, hard bop, songwriting contemporaneo e riletture del linguaggio jazzistico in continua trasformazione.
Dalle architetture sospese di Nils Petter Molvær fino alla raffinatezza narrativa di Cécile McLorin Salvant, la selezione di questa puntata mette in dialogo artisti che osservano il jazz da angolazioni differenti, ma con un elemento comune: la volontà di non restare fermi.
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Jazz in Family 371
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Jazz Picks
Un inizio sospeso tra elettronica e silenzio
L’apertura con Nils Petter Molvær e il progetto Be Quiet stabilisce subito la grammatica della puntata. La sua tromba, immersa in ambientazioni elettroniche e collaborazioni trasversali, non cerca il virtuosismo esibito, ma la costruzione di spazi sonori in cui ogni pausa ha un peso specifico.
Il brano con John Paul Jones suggerisce un jazz che dialoga con elettronica, ambient e suggestioni globali. Non è semplice contaminazione: è una ridefinizione del concetto stesso di ensemble.
Quando il silenzio diventa parte dell’arrangiamento
Miles Davis continua a parlare al presente
Il cuore storico della puntata ruota attorno a Miles Davis. Prima con una tappa nelle leggendarie sessioni di On the Corner, vero manifesto di rottura che ancora oggi appare radicale, poi con Jason Miles, che in 100 Miles for Miles Davis trasforma la celebrazione del maestro in una riflessione concreta sulla sua eredità.
Non c’è nostalgia in questo passaggio. Al contrario: emerge una domanda implicita che attraversa l’intera trasmissione — come sarebbe evoluto oggi il linguaggio di Miles?
Tra funk, poliritmie, editing visionario e spinta elettrica, il messaggio è chiaro: l’innovazione non è un vezzo estetico, ma una necessità creativa.
Alcuni dischi non invecchiano: mutano forma
Nuove uscite che sfidano i formati tradizionali
Con Kalia Vandever e il suo Mana entriamo in una dimensione più introspettiva. Trombone processato, scrittura minimale e una sensibilità che richiama certa malinconia cinematica: qui il jazz si trasforma in materia emotiva, fragile ma estremamente controllata.
Cambio netto di prospettiva con Ferg’s Imaginary Big Band. The New Atomic prende la forma classica della big band e la spinge verso territori rumorosi, teatrali e quasi anarchici. Il risultato è una massa sonora collettiva che rifiuta qualsiasi nostalgia da repertorio.
È uno dei momenti più energici di Jazz in Family 371: una dimostrazione concreta che anche le grandi formazioni possono ancora sorprendere.
Il jazz contemporaneo non ha più un centro unico
Tradizione, nuove voci e identità europee
La puntata trova poi equilibrio attraverso lavori che mantengono un legame più diretto con la tradizione.
Ardeshir Pourkeramati, con Introducing Ardeshir, recupera la grammatica hard bop senza trasformarla in esercizio filologico. C’è rispetto per il passato, ma anche freschezza compositiva e un fraseggio che lascia intuire una voce personale già ben definita.
Interessante anche il passaggio sui Varv, duo formato da Andrea Cappi e Francesco Mascolo: Transit lavora per accumulo e sottrazione, con elettronica e sensibilità jazzistica che convivono senza forzature.
In questo segmento emerge bene uno dei fili narrativi della puntata: il jazz europeo contemporaneo non cerca più di imitare modelli esterni, ma costruisce propri ecosistemi sonori.
Guardare avanti senza recidere le radici
Intimità, songwriting e voce contemporanea
Il finale della puntata cambia temperatura emotiva.
Con il Filippo Rinaldo Trio, A Heartbeat Away lavora sul rapporto tra composizione e improvvisazione, mantenendo una scrittura melodica accessibile ma mai prevedibile.
Poi arriva Lulu Leloup, che con March introduce una scrittura più vicina al songwriting contemporaneo: ironia, fragilità emotiva e una vocalità che conserva eleganza senza perdere immediatezza.
A chiudere, Cécile McLorin Salvant conferma ancora una volta la sua capacità di trasformare ogni brano in racconto. With Every Breath I Take è un lavoro che parla di voce, repertorio e interpretazione con una naturalezza rara.
La sua presenza in chiusura dà alla puntata un finale raccolto, quasi cinematografico.
Quando il jazz incontra vulnerabilità e racconto
Perché ascoltare Jazz in Family 371
Jazz in Family 371 mette insieme uscite recenti, future pubblicazioni discografiche e riletture di figure fondamentali come Miles Davis, costruendo una narrazione che alterna tensione sperimentale e momenti più lirici.
Se vuoi scoprire album appena usciti, singoli che anticipano nuove release e artisti da tenere d’occhio nelle prossime settimane, questa puntata è un ottimo punto di partenza.
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Conclusione
Tra trombe elettriche, hard bop contemporaneo, songwriting internazionale e nuove architetture sonore, Jazz in Family #371 conferma ancora una volta quanto il jazz sia un linguaggio aperto, mobile e profondamente contemporaneo.
Una puntata che non cerca comfort zone, ma connessioni inattese.
Buon ascolto e appuntamento alla prossima settimana con una nuova selezione di storie, uscite e traiettorie musicali da condividere insieme.

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