La danza incontra il jazz, le atmosfere nordiche si alternano al calore brasiliano e i grandi classici trovano nuove interpretazioni. Jazz in Family #377 mette insieme linguaggi diversi, senza perdere di vista il groove e la personalità dei musicisti.
La tradizione non è un punto d’arrivo. È materia viva, da rimettere in gioco con idee nuove e prospettive inattese.
Jazz in Family #377
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Jazz in Family
378
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Tra nuove idee e grandi firme
Con Sean Mason, Secure The Bag intreccia jazz, gospel e funk. La particolarità? I ballerini Reyna Nuñez e LeAndre Douglas partecipano alla costruzione musicale, accanto al trio con Felix Moseholm e Domo Branch. La danza entra direttamente nel processo creativo.
Atmosfere diverse con Blåly e Bølger, dall’album Resonans. Il trio norvegese punta sulla scrittura collettiva e intreccia le sensibilità dei tre musicisti in una trama corale, delicata e ricca di sfumature.
In The Slot, Andrew Toombs incontra la tromba di Marquis Hill. Il brano, tratto da Alloy, fonde jazz, soul e pulsioni hip-hop. Per Toombs è il debutto da leader, arrivato dopo vent’anni di collaborazioni.
La memoria discografica torna protagonista con Always. Jeremy Pelt, Monty Alexander, Ron Carter e Steve Jordan rileggono il classico di Irving Berlin nell’ambito del progetto Always Hip ’70, legato all’eredità della Verve. Qui l’eleganza non ha bisogno di effetti speciali.
Dalla raffinatezza di Isfahan, interpretata dal batterista Brandon Sanders, emerge tutta la finezza della scrittura di Duke Ellington e Billy Strayhorn. Un classico che prepara il terreno a un’altra rilettura, questa volta firmata da una nuova generazione di musicisti.
Da Coltrane al jazz italiano: nuove prospettive
Con Naima, Miguel Atwood-Ferguson affronta il capolavoro di John Coltrane insieme all’arpa di Brandee Younger e al vibrafono di Joel Ross. Il risultato privilegia delicatezza e contemplazione, senza appesantire una melodia già ricca di espressività.
Il jazz italiano trova spazio con Alberto Olivieri e The Way We Are, dall’album What Became of the Light. Il violino di Stefano Zeni e l’organo Hammond di Bruno Marini sostengono improvvisazioni che uniscono groove modale, suggestioni indiane e blues.
Con So Tender, Keith Jarrett, Gary Peacock e Jack DeJohnette mostrano invece la forza dell’intesa nel trio. La melodia è luminosa, il ritmo sofisticato e l’improvvisazione nasce dall’ascolto reciproco. È anche l’occasione per scoprire Inside Jazz Stories, la rubrica settimanale dedicata alla storia del jazz su jazzinfamily.com.
Il Brasile di Joyce Moreno accende Aldeia De Ogum, dall’album Never Too Soon. La sua voce si muove tra raffinatezza lirica, swing naturale e fiati brillanti. Un equilibrio che racconta la personalità di un’artista fondamentale della musica brasiliana.
A chiudere è The Music Never Stopped di Don Was and the Pan-Detroit Ensemble, primo singolo di Blues For Allah ’26. Il repertorio dei Grateful Dead incontra il suono urbano di Detroit, tra fiati, chitarre, tastiere e una voce intensa. Un tributo che punta sul groove e sull’energia della performance dal vivo.
Una selezione da ascoltare, non soltanto da raccontare
Dieci brani, molte prospettive e un filo conduttore: il jazz resta vivo quando i musicisti continuano a metterlo alla prova. Dalle riletture dei classici alle contaminazioni più personali, ogni proposta apre una prospettiva diversa.
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SIATE GRANDI!!!

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