sMiLes: Jowee Omicil e l’arte di fidarsi della nota

sMiles – Jowee Omicil

Etichetta discografica: BasH! Village Records

First Release: 11 novembre 2025

Cd & Vinyl: 23 gennaio 2026

Un soffio di libertà: l’apertura di “Throw it Away”

Il disco si apre con una versione di “Throw it Away” di Abbey Lincoln, ma non è una cover: è una dichiarazione. Il sassofono di Omicil entra con un suono caldo, quasi sussurrato, poi si alza in un grido che sembra dire: “Lascia andare”. La scelta di aprire con questo brano non è casuale. Lincoln, con la sua voce e le sue parole, ha sempre rappresentato la libertà come atto di coraggio. Omicil, con il suo alto sax, non imita: libera. La sezione ritmica — due batteristi, Jendah Manga e Yoann Danier — crea un groove che oscilla tra il funk e il jazz d’avanguardia, mentre il Rhodes di Randy Kerber aggiunge una patina elettrica, quasi a ricordare i paesaggi sonori di Miles Davis negli anni ’70.

Un manifesto di autenticità: tra Haiti, New York e Marrakech

sMiLes non è un album di tributi, ma una conversazione. Omicil omaggia Roy Hargrove, Wayne Shorter, Miles Davis, ma lo fa senza mai citare, senza mai copiare. “BeaT CoiN aka WaLTz For RH”, dedicata a Hargrove, è un valzer che si trasforma in un dialogo tra sax e tromba (con Ludovic Louis), dove l’improvvisazione è guidata da una gioia contagiosa. “SHorTer Way To MarraKecH”, con la voce di Malika Zarra, è un viaggio sonoro tra il deserto marocchino e il jazz modale, con echi di Shorter ma anche di musica gnawa.

Il brano più sorprendente è forse “DessaLinienne AyiTi LiberateD”, dove Omicil suona sia il sax che il pianoforte, offrendo una lettura intima e cruda dell’inno haitiano. Qui, la libertà non è un concetto astratto: è la memoria di una rivoluzione, il suono di una cultura che resiste.

La registrazione: un processo collettivo e nomade

sMiLes è stato registrato in più studi, tra Francia, New York, Guadeloupe e Montreal. Ogni traccia porta con sé l’energia del luogo in cui è nata. “Trip To GHanA”, registrata tra ABC Collective Studio e il BasH!Lab, unisce le percussioni di Mawuena Kodjovi ai sax di Omicil in un dialogo tra Haiti e Ghana, tra rara e highlife. La produzione è curata nei dettagli, ma lascia spazio all’imperfezione: il suono è vivo, respirato, mai asettico.

La grafica dell’album, con la foto in bianco e nero di Omicil con occhiali a specchio e un sorriso enigmatico, evoca l’idea di un musicista che guarda oltre, verso qualcosa che non si vede ma si sente.

Le opinioni della critica

La stampa internazionale ha accolto sMiLes come un lavoro maturo e coraggioso. UK Jazz News sottolinea come Omicil riesca a “tracciare un ponte tra il jazz tradizionale e le tradizioni afro-caraibiche, senza mai perdere di vista l’innovazione”. PAN M 360 lo definisce un artista che “non si limita a suonare, ma crea atmosfere, nutre l’ascoltatore”. Wordplay Magazine parla di un album che “non ha paura di abbracciare l’imperfezione, trasformandola in forza”.

Il futuro suona ora

sMiLes non è un album che si limita a celebrare il passato. È un lavoro che chiede: “Cosa succede quando la libertà prende il comando?”. Omicil, con la sua filosofia del “Trust The Note”, ci ricorda che la vera innovazione nasce dalla fiducia nell’istinto, nel momento, nell’imperfezione.

Rispondendo a chi crede che il jazz sia musica da museo, sMiLes è una ventata d’aria fresca: un disco che non ha paura di essere sé stesso, di mescolare generi, di osare. E, forse, è proprio questo il miglior omaggio che Omicil potesse fare a Miles Davis: non imitando, ma continuando la conversazione.

Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family


Scopri di più da Jazz in Family

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Immagine del widget