
Forward – Federica Colangelo, Acquaphonica
Etichetta discografica: Self Made
Data di uscita: 19 gennaio 2026
Forward: quando il ritmo diventa uno spazio condiviso
C’è un istante, nella traccia che apre l’album, in cui la voce di BC Manjunath entra senza filtri, secca, percussiva, come se stesse incidendo il tempo nello spazio. Non è solo una scelta di produzione: è il gesto fondativo di Forward, un disco che nasce dal ritmo inteso non come griglia, ma come luogo d’incontro. Da lì, Federica Colangelo costruisce un lavoro che non chiede di essere decifrato in fretta, ma attraversato.
Forward è il nuovo album della pianista e compositrice Federica Colangelo, alla guida del progetto Acquaphonica, insieme a Igor Legari (contrabbasso) e Giovanni Nardiello (batteria), con la presenza centrale di BC Manjunath al konnakol e al mridangam. Quarto capitolo di un percorso coerente, il disco arriva dopo anni di ricerca sul suono, sul tempo e sulla possibilità di far dialogare linguaggi musicali complessi senza ridurli a superficie decorativa.

Una biografia che passa dall’ascolto
Nel racconto che Colangelo ci ha affidato in un’intervista esclusiva, emerge con chiarezza come Forward sia il risultato di un processo lungo e stratificato. Il tour in India del gennaio 2025 non è stato un inizio, ma il momento in cui “i punti si sono uniti”. Dopo anni di studio e viaggi, la pianista descrive la sensazione di aver finalmente trovato una voce abbastanza solida da potersi confrontare con un’altra tradizione senza timore o mediazione.
Questa consapevolezza attraversa il disco: non c’è mai l’impressione di un incontro forzato, ma piuttosto quella di un linguaggio che si è formato nel tempo e ora si manifesta con naturalezza.
Oltre la fusione: un pensiero ritmico condiviso
Parlare di Indo-Jazz o di jazz contemporaneo è utile solo fino a un certo punto. In Forward il dialogo tra culture non avviene per sovrapposizione, ma per affinità profonde. Colangelo insiste su un aspetto fondamentale: non si considera un’esperta di musica carnatica. Piuttosto, è il pensiero ritmico di quella tradizione ad aver influenzato il suo modo di costruire le frasi, di immaginare la forma, di abitare il tempo.
Il rapporto con BC Manjunath nasce molti anni fa e si consolida fino a diventare un vero riconoscimento reciproco. In un concerto in India, racconta Colangelo, il tempo ha smesso di essere una struttura ed è diventato uno spazio condiviso. È una frase che potrebbe funzionare come chiave di lettura dell’intero album.
Brani come processi aperti
Il jazz non ha fretta, e a volte non e’ puntuale!
L’album che stiamo presentando si farà vivo, qui, il
19 gennaio 2026
accompagnato da un player audio pronto a far vibrare l’aria.
Preparatevi a lasciarvi trasportare dalle sue note!
La title track Forward è una dichiarazione d’intenti. Il pianoforte dialoga con la voce ritmica in un intreccio serrato, dove la poliritmia genera tensione più che melodia. È un inizio che destabilizza e invita a riconsiderare le aspettative dell’ascolto.
Jekov, al contrario, nasce da un impulso semplice – una nota ribattuta, un’idea ritmica – che nel tempo si è stratificata fino a diventare una corsa travolgente. È uno dei brani più vitali del disco, e non a caso Colangelo stessa lo cita come quello che le strappa più spesso un sorriso, per la sua energia quasi ironica.
In Nazim Hikmet emerge una dimensione più narrativa. L’introduzione rubata apre uno spazio di sospensione che lentamente si carica di tensione, senza mai spezzarsi. Qui il suono naturale degli strumenti, catturato con grande attenzione, diventa parte integrante del racconto.
And There Will Be Deep, Calm Water è forse il passaggio più radicale: un episodio di sperimentazione che rinuncia a qualsiasi centro tonale stabile. È musica che mette alla prova, ma che rivela quanto Forward sia disposto a correre rischi pur di restare fedele alla propria ricerca.
Il dialogo ritmico come forma di relazione
Uno degli aspetti più affascinanti dell’album è il rapporto tra il mridangam di Manjunath e la batteria di Nardiello, in particolare in brani come Resistance. Colangelo descrive questo incontro non come una sfida, ma come un gioco serio, fatto di riconoscimento e ascolto profondo. Due modi diversi di pensare il tempo possono arrivare allo stesso punto, pur partendo da strutture matemiche differenti.
È in questa frizione controllata che nascono tensione e rilascio, e che il ritmo diventa una vera narrazione.
Registrazione, suono e immaginario visivo
Dal punto di vista della registrazione, Forward adotta un’estetica della trasparenza. La scelta di preservare un’ampia gamma dinamica, evitando compressioni invasive, restituisce un suono tridimensionale e fisico. Si ha spesso l’impressione di trovarsi nella stanza con i musicisti, di percepirne il respiro e i movimenti.
Anche l’aspetto visivo fa parte del progetto. La copertina e i disegni ad acquerello di Vito Savino non funzionano come semplice ornamento, ma come estensione poetica del mondo sonoro del disco, rafforzando l’idea di un’opera pensata in ogni dettaglio.
Uno sguardo critico condiviso
Le prime letture critiche convergono nel definire Forward un album esigente, lontano da qualsiasi idea di ascolto passivo. Alcuni ne sottolineano la forte componente cerebrale, altri ne apprezzano la coerenza e il rigore. In ogni caso, emerge un consenso sul fatto che si tratti di un lavoro che cresce con il tempo e premia la disponibilità all’ascolto ripetuto.
Conclusione: un’apertura, non un approdo
Forward non offre soluzioni semplici né sintesi rassicuranti. È un disco che parla di possibilità, di cooperazione e di fiducia nel processo creativo. Colangelo non propone un modello, ma condivide un percorso, mostrando cosa significa attraversare davvero una ricerca artistica senza fermarsi alla superficie.
Alla fine dell’ascolto resta una sensazione chiara: questo album non chiude un capitolo, lo apre. Ed è proprio per questo che la lettura dell’intervista integrale diventa una prosecuzione naturale dell’ascolto, un altro modo per entrare in quel mondo e continuare a esplorarlo.

HIGHLIGHTS RECENSIONE
Un jazz che nasce dal ritmo: Forward è un album di jazz contemporaneo che trasforma il tempo in uno spazio condiviso, superando l’idea di fusione superficiale tra linguaggi.
Dialogo interculturale autentico: l’incontro con BC Manjunath e la musica carnatica non è decorativo, ma strutturale, integrato nel pensiero compositivo di Federica Colangelo.
Scrittura e improvvisazione in equilibrio: i brani si muovono tra impulso istintivo e forma consapevole, con momenti di forte tensione narrativa e aperture liriche.
Produzione audiofila e trasparente: la registrazione privilegia dinamica, naturalezza e tridimensionalità, restituendo un ascolto fisico e immersivo.
Un disco che apre possibilità: Forward non è un punto d’arrivo, ma una direzione, un lavoro che cresce con ascolti ripetuti e invita a un confronto attivo.
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