Jazz Weekly 355: news jazz, uscite e festival

Jazz Weekly 355

Il 2026 si apre con un jazz in pieno movimento. Nuove uscite discografiche, musica dal vivo che torna protagonista e un dibattito sempre più acceso su identità e confini del genere. In questo scenario si inserisce anche la nuova puntata di Jazz in Family, un viaggio sonoro che attraversa il jazz contemporaneo nelle sue molteplici forme, tra energia urbana, scrittura raffinata e riletture sorprendenti della tradizione.

Ascolta la puntata #355

1.

La puntata 355 di Jazz in Family è un invito all’ascolto profondo, un tempo sospeso in cui la musica diventa racconto e attraversamento. Un viaggio sonoro che non conosce confini geografici né stilistici, ma segue un’unica bussola: la curiosità. Dalle atmosfere rarefatte del Nord Europa ai colori caldi del Mediterraneo, passando per vibrazioni urbane e intime confessioni musicali, questa selezione costruisce un mosaico fatto di dettagli, silenzi e risonanze interiori.

La playlist si muove con naturalezza tra jazz contemporaneo, contaminazioni world, scritture cameristiche e groove più viscerali. Si parte dalla profondità espressiva di Mattias Svensson, si attraversano i territori ritmici di Emaginario e Ramiro Zayas, fino a incontrare visioni personali e poetiche come quelle di Michele Franzini, Valerio Rizzo e Wes Rubim. Non mancano incursioni più urbane e narrative, né momenti di rilettura elegante della tradizione, come nel caso dei Mo’ Jazz.

2025 Jazz in Family vola più alto che mai

Ogni brano è un frammento di un racconto più ampio, pensato per essere ascoltato senza fretta, lasciando che le frequenze trovino spazio e senso nel loro dialogo reciproco. La puntata 355 non accompagna: chiede presenza. E restituisce, in cambio, quella luce discreta che solo la musica autentica sa accendere.

Playlist

#Titolo BranoArtisti – Titolo Album
1ShagitMattias Svensson – Embrace
2Flamenco DrumsEmaginario – Flamenco Drums
3WheneverPaul Ricci – The Path
4Chelsea BridgeMichele Franzini – Blue Marble
5White Collar CrimesGreenwashn’ – Office Park
6SantoriniWes Rubim – Invisible Lights
7Feed The CatRamiro Zayas – Familia
8Come cieli di puro cristalloValerio Rizzo – Colmare d’argento
9I’ll never fall in love againMo’ Jazz – Mo’ Jazz
10How would i knowEvening Sky, Mino Lanzieri – Evening Sky + 1

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2.
Aggiornamenti & News

Jazz News

Le news jazz della settimana

Il 2026 si apre con un’energia che nel jazz non si vedeva da tempo. Nuove uscite discografiche, grandi riedizioni storiche, festival che tornano a riempire club e teatri, e un dibattito sempre più acceso su cosa significhi oggi la parola jazz. La fotografia di questa settimana racconta una scena viva, plurale e in costante trasformazione, capace di parlare sia agli appassionati più esigenti sia a chi si avvicina ora a questo linguaggio.

Nuovi album: tradizione, radici e visioni contemporanee

Gennaio 2026 si sta rivelando un mese sorprendentemente ricco sul fronte delle uscite discografiche. A colpire non è solo la quantità, ma soprattutto la varietà delle proposte.

A incarnare lo spirito più autentico del jazz è Betty Bryant, leggenda della scena di Los Angeles, che a 96 anni pubblica il suo quindicesimo album in studio, Nothin’ Better To Do (in uscita il 16 gennaio). Non è un semplice dato anagrafico a stupire, ma la forza simbolica di un’artista che continua a comporre e registrare, dimostrando come il jazz sia soprattutto un’arte della perseveranza e della gioia di suonare.

Sul versante opposto, quello delle nuove generazioni, la sassofonista cilena Melissa Aldana annuncia Filin’, un album di ballad profondamente ispirato alla tradizione musicale cubana del filin. È un lavoro che guarda alle radici latine del jazz con sensibilità contemporanea, confermando la sua capacità di muoversi tra linguaggi diversi senza perdere identità.

Dall’Europa arriva invece Riversphere Vol. 1 del sassofonista britannico Iain Ballamy, un progetto accolto con entusiasmo dalla critica per la sua fusione di folk, latin-jazz e improvvisazione, impreziosito dalla presenza di musicisti come Rob Luft e Laura Jurd. Tre uscite, tre mondi differenti: un dialogo costante tra passato, presente e futuro che racconta bene lo stato di salute del jazz nel 2026.

Miles Davis e il valore della memoria viva

Tra le pubblicazioni più attese del mese spicca la riedizione deluxe di The Complete Live at the Plugged Nickel 1965 di Miles Davis, in uscita il 30 gennaio. Sette ore di registrazioni dal vivo che documentano uno dei momenti più rivoluzionari della storia del jazz.

Non si tratta di semplice nostalgia: quelle incisioni catturano il secondo grande quintetto di Miles – con Wayne Shorter, Herbie Hancock, Ron Carter e Tony Williams – nel momento esatto in cui il linguaggio dell’improvvisazione si trasforma radicalmente. È una lezione senza tempo su come nasce l’innovazione, un ascolto che nel 2026 resta fondamentale per capire da dove arriva il jazz contemporaneo.

Grammy Awards: talento, categorie e contraddizioni

Il fermento discografico si intreccia inevitabilmente con l’attesa per i Grammy Awards, in programma il 1° febbraio. Sotto i riflettori c’è ancora una volta Samara Joy, che a soli 25 anni vanta un’impressionante serie di vittorie e nuove nomination, simbolo di un talento indiscusso ma anche di una narrativa che i Grammy amano premiare: quella dell’ascesa rapida e riconoscibile.

È proprio qui che si accende il dibattito. Da anni una parte consistente della critica e della community jazz osserva come i Grammy tendano a concentrarsi su artisti già affermati o mediaticamente forti, privilegiando nomi noti e percorsi rassicuranti rispetto a proposte più radicali o meno visibili. Il rischio, secondo molti, è che il premio finisca per fotografare il consenso più che anticipare il futuro.

In questo contesto si inserisce la sedicesima nomination di Robert Glasper, ancora una volta confinato nella categoria “Best Alternative Jazz Album” con Keys to the City Volume One, registrato dal vivo durante la sua residency al Blue Note. Un’etichetta che continua a sollevare interrogativi: può essere davvero “alternativo” un artista che ha plasmato il suono del jazz contemporaneo fondendo jazz, R&B e hip hop, influenzando un’intera generazione?

La sensazione diffusa è che le categorie servano spesso a contenere ciò che sfugge alle definizioni tradizionali, mantenendo le sezioni principali più conservative e prevedibili. Una contraddizione che rende i Grammy allo stesso tempo un potente amplificatore di visibilità e un terreno di scontro simbolico, dove il jazz continua a interrogarsi sul rapporto tra riconoscimento istituzionale, popolarità e reale innovazione.

Il ritorno della musica dal vivo: festival e community

Se c’è un luogo in cui il jazz mostra la sua vera natura, è il palco. E l’inizio del 2026 conferma un ritorno in grande stile della musica dal vivo.

L’NYC Winter Jazzfest, al via proprio l’8 gennaio, celebra la sua ventiduesima edizione con una formula diffusa che coinvolge Manhattan e Brooklyn, trasformando la città in un grande laboratorio sonoro. Dalle marathon nights ai club storici, il festival esalta il senso di comunità e di libera espressione.

In parallelo, il Tucson Jazz Festival propone un’esperienza più intima e concentrata, mentre nel Regno Unito il Southport Jazz Festival mantiene un’impostazione più classica. Tre modelli diversi che convivono, dimostrando come il jazz sappia adattarsi a contesti e pubblici differenti.

Italia ed Europa: tra radici e nuove prospettive

Anche la scena europea e italiana si muove con grande vitalità. L’Artusi Jazz Inverno ha appena chiuso la sua quindicesima edizione portando in Emilia-Romagna artisti come Enrico Rava, Fabrizio Bosso e Francesco Bearzatti, confermando l’importanza dei festival radicati nel territorio.

Parallelamente cresce l’interesse per le origini del jazz, con eventi dedicati al sound di New Orleans a Firenze e Milano, segno di un desiderio diffuso di riscoprire l’energia collettiva e il linguaggio diretto delle prime forme jazzistiche.

Sul fronte discografico europeo, gennaio vede uscire lavori molto diversi tra loro: dal contemporary jazz nordico di Pauli Lyytinen e Frode Kjekstad, fino alle contaminazioni globali di Federica Colangelo e Ilhan Ersahin. È un jazz sempre più internazionale, che dialoga con tradizioni locali e mondiali.

Uno sguardo al futuro: identità e confini del jazz

Guardando ai mesi a venire, il dibattito si fa ancora più acceso. L’arrivo di JazzOpen a Modena, con una lineup che affianca nomi jazz a figure come Moby e Jean-Michel Jarre, divide la community. È un allargamento necessario per raggiungere nuovi pubblici o un rischio di perdere identità?

All’opposto, festival come Bergamo Jazz scelgono una linea più rigorosa, celebrando figure cardine come Miles Davis e John Coltrane e riaffermando il linguaggio jazz nella sua forma più riconoscibile.

Il 2026 si apre dunque con una domanda cruciale: fino a che punto il jazz può espandere i suoi confini senza smarrire se stesso? Tra memoria, sperimentazione e nuove audience, la risposta – come sempre – arriverà dalla musica e da chi la vive, ascolta e sostiene ogni giorno.

Novità della… Family

Il 2026 si apre con una fase di rinnovata attività anche all’interno della Jazz in Family, che nelle prossime settimane continuerà ad ampliare il proprio racconto con nuove interviste e recensioni dedicate ad artisti e band di primo piano, italiane e internazionali. Il lavoro editoriale è in pieno fermento e l’obiettivo resta quello di offrire approfondimenti curati, capaci di andare oltre la semplice segnalazione, mettendo al centro la musica, le idee e i percorsi artistici.

Ad inaugurare il nuovo anno è stata la presentazione di Forward, il nuovo album di Federica Colangelo e del progetto Acquaphonica: un lavoro che intreccia jazz, scrittura colta e suggestioni provenienti da tradizioni ritmiche extra-europee, confermando una visione aperta e contemporanea del linguaggio jazz. Un punto di partenza significativo, che ben rappresenta la direzione editoriale che continueremo a seguire nei prossimi mesi.

Segnaliamo inoltre un cambiamento importante all’interno della rubrica Find Your Swing. A partire da questo mese abbiamo scelto di eliminare la condivisione sistematica dei link diretti alle piattaforme di streaming degli album recensiti. Una decisione che nasce dalla volontà di riportare l’attenzione sull’ascolto consapevole e sulla lettura critica, senza escludere però la possibilità di inserire link selezionati in modo saltuario e occasionale, quando lo riterremo realmente utile al contesto.

Un’evoluzione naturale della rubrica, che continua a crescere insieme alla community, mantenendo come priorità la qualità dei contenuti e il valore dell’esperienza musicale.

3.
Azione della Settimana!

Questa settimana ti proponiamo un gesto semplice, ma sempre più raro: ascoltare davvero.
Scegli uno degli album o degli artisti citati in questa Jazz Weekly e dedicagli un ascolto completo, dall’inizio alla fine. Senza shuffle, senza salti, senza multitasking.

Prenditi il tempo di seguire il flusso di un disco come se fosse un racconto: temi che ritornano, silenzi, scelte timbriche, improvvisazioni che trovano senso solo nel loro contesto.
Il jazz nasce anche da qui: dall’attenzione, dall’ascolto profondo, dalla disponibilità a lasciarsi guidare dalla musica.

Non è un esercizio di nostalgia, ma un atto di presenza. E oggi, forse, è la forma più autentica di partecipazione.

Il 2026 è appena iniziato e il jazz, ancora una volta, dimostra di non conoscere pause: nuove uscite, musica dal vivo che riprende forza, domande aperte sul futuro e una scena che continua a muoversi, discutere, trasformarsi.
Noi saremo qui, a raccontarlo passo dopo passo, con ascolto, curiosità e spirito critico.

Nel frattempo, continuate ad ascoltare con attenzione, a cercare la musica che vi mette in movimento e a sostenere chi la crea.

SIATE GRANDI!!!

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