Infinity Shakes: il sussulto febbrile del dirty jazz di Oan Kim

Infinity Shakes – Oan Kim & The Dirty Jazz Band

Data di Pubblicazione:

4 settembre 2026

Un’anima divisa in due tra Parigi e Seul

Oan Kim è un artista profondamente atipico.

Nato da una colta famiglia franco-coreana, sfugge a ogni comoda etichetta. È un sassofonista di talento, formatosi al prestigioso Conservatorio di Parigi. Ma è anche un fotografo stimato e co-fondatore dell’agenzia MYOP. Questa doppia anima, visiva e sonora, segna ogni solco della sua produzione.

Non siamo di fronte a un solista egocentrico.

Il progetto Oan Kim & The Dirty Jazz è un collettivo paritetico reale. Accanto a Kim troviamo musicisti straordinari come Benoît Perraudeau, Eli Frot, Paul Herry-Pasmanian e Simon Lemonnier. Insieme hanno costruito un’opera che rifiuta la fredda perfezione del jazz contemporaneo da accademia. Il loro è un suono vivo, legnoso e deliberatamente imperfetto.


Il manifesto estetico del “dirty jazz”

Il genere proposto dal quintetto è una strana bestia notturna. Molti critici parlano giustamente di dirty jazz. Si tratta di una terra di confine affascinante. Qui, l’eleganza soffiata di Chet Baker si scontra con la durezza del rock alternativo. Le atmosfere richiamano la malinconia dei Portishead e le nevrosi digitali dei Radiohead di Kid A.

Il disco è una vera colonna sonora lynchiana per immagini mentali. Questa tridimensionalità sporca non è casuale. L’album è stato registrato nello storico studio La Frette. La produzione è firmata dal rinomato Mathis Pascaud. A La Frette ogni macchina è rigorosamente analogica e vintage. La batteria è stata posizionata appositamente ai piedi della grande scala in legno della villa. Il riverbero che ne deriva è naturale, caldo e a tratti minaccioso.


Anatomia di un naufragio sonoro: la tracklist

La tracklist ufficiale si compone di undici brani intensi. Ognuno di essi si muove come una scena sospesa tra realtà e allucinazione.

  • When Colors Turn Grey: Il duetto con Melody Gardot è una ballata meravigliosa. Le voci si intrecciano come due anime solitarie nella New York degli anni Cinquanta. Il sax di Kim evoca la sensualità soffiata di Ben Webster. Un pezzo ipnotico, dove il dolore del disamore diventa bellezza pura.
  • Habanera: Qui Bizet viene profanato senza rispetto e con enorme classe. Il celebre tema della Carmen viene decostruito sopra un arrangiamento sghembo alla Tom Waits. Il testo mette in scena il risentimento feroce di una donna ferita. Il finale vocale sembra uscito da una pellicola teatrale di Pedro Almodóvar.
  • Lullaby of Surrender: Un brano di un minimalismo disarmante. Non ci sono percussioni tradizionali. Il ritmo è scandito solo da mani che sbattono ritmicamente sulle cosce. La voce sussurrata e il basso vintage creano una ninnananna che parla di resa e di tempo che scorre.
  • Ghost Whale: Una ballata crepuscolare dal sapore oceanico. Evoca esplicitamente il fantasma armonico di Wayne Shorter. Il suono fluttua in un vuoto cosmico, richiamando le produzioni più scure di King Krule.
  • Nous Guettons: Nato come reinterpretazione noise di Coltrane, vede la partecipazione di Arthur Teboul. Il frontman dei Feu! Chatterton recita una sua poesia in un dialogo serrato con il sax di Kim. È un ponte perfetto con la canzone d’autore francese più esigente.

Il verdetto della critica

La stampa specializzata europea ha accolto il lavoro con toni entusiastici. La prestigiosa rivista Télérama ha descritto questa musica d’atmosfera come “un punto d’incontro tra Chet Baker e i Portishead”. La radiotelevisione svizzera RTS ha definito il singolo con la Gardot “una gemma contemporanea”.

Particolarmente toccanti sono le note di copertina firmate dal regista Nicolas Boukhrief. Il cineasta ha confessato di aver subito un vero “shock emotivo” al primo ascolto. Boukhrief accosta l’opera alla celebre colonna sonora di Ryuichi Sakamoto per il film Furyo. Ne loda la capacità di risvegliare la memoria di un “Paradiso Perduto” attraverso la pura poesia.


Una scommessa contro il tempo

Infinity Shakes non è un disco consolatorio. È un’opera fiera e orgogliosa, che gioca secondo le proprie regole in un’epoca di consumi digitali usa e getta. Mentre l’industria musicale rincorre visualizzazioni facili, Oan Kim sceglie la via dell’introspezione e della cura del supporto fisico. La decisione di distribuire prima il vinile tramite canali come HHV e Diggers Factory testimonia questa filosofia. È un invito esplicito a rallentare e ad ascoltare con cura.

Questo album d’avanguardia si candida a essere una delle uscite più importanti dell’anno. Non lasciatevelo sfuggire.


Nota del redattore: Le riflessioni contenute in questa recensione nascono da un lungo colloquio privato con l’artista. A seguire, viene riportata l’intervista integrale in seconda pagina.

Infinity Shakes - Oan Kim & The Dirty Jazz Band
Infinity Shakes
Oan Kim & The Dirty Jazz
👁 FIRST LISTEN
◆ ESSENTIAL
Label: Artwork Records Release Date: 04/09/2026 Tracks: 11

Tracklist

1. Habanera
2. This life of mine
3. Infinity shakes
4. When colors turn grey (feat. Melody Gardot)
5. Garbage truck
6. Nous guettons (feat. Arthur Teboul)
7. Primitive kings
8. Lullaby of surrender
9. Love fast
10. Interlude
11. Ghost whale

Liner Notes

Infinity Shakes
Produced by Mathis Pascaud & Artwork Records.
Release date: September 4, 2026.
Recorded at La Frette Studio (France).
Composed and performed by Oan Kim, Benoît Perraudeau, Eli Frot, Paul Herry-Pasmanian & Simon Lemonnier.
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