Organisme – Antonio Dayyani
Etichetta discografica: April Records
Data di uscita: 9 ottobre 2026
Il jazz contemporaneo nordeuropeo ha la capacità di far coesistere linguaggi apparentemente distanti e rappresenta ormai una cifra stilistica distintiva. Il batterista e compositore danese Antonio Dayyani si inserisce con forza in questo solco, guidando il suo sestetto verso una maturità espressiva che trova il proprio compimento in Organisme. Terzo capitolo discografico della formazione, questo lavoro si offre all’ascoltatore come il ritratto fedele di un collettivo in costante movimento, plasmato da anni di intensa attività concertistica tra la Danimarca e il resto d’Europa.
Nonostante l’età ancora giovane — Dayyani ha poco più di vent’anni —, il leader dimostra una visione d’insieme e una maturità nella direzione bandistica fuori dal comune. Sin dalla fondazione del sestetto nel 2022, il musicista danese ha eletto la diversità stilistica a principio cardine della propria estetica. Organisme non è semplicemente una raccolta di nuove composizioni, ma rappresenta la testimonianza di una crescita artistica che ha visto il gruppo espandersi oltre i confini della scena jazzistica locale per calcare i palcoscenici internazionali.
La scelta di affidare la pubblicazione ad April Records, etichetta di riferimento in Danimarca per il jazz d’avanguardia e di ricerca, sottolinea l’ambizione di un progetto che sfugge alle etichette di genere più rigide. L’album si presenta come un’opera sfaccettata, capace di alternare momenti di densa scrittura orchestrale a passaggi di intima rarefazione acustica.
La filosofia e il suono di Organisme
Il titolo del disco racchiude in sé l’intero impianto concettuale dell’opera. L’idea di un organismo vivente viene utilizzata da Dayyani per esplorare le relazioni interconnesse che regolano i rapporti umani, le comunità e il mondo circostante. Questa metafora si traduce direttamente sul piano musicale: ogni traccia vive di una propria identità autonoma, ma è al contempo indissolubilmente legata alle altre, contribuendo a formare un unico corpo sonoro pulsante.
Dal punto di vista stilistico, l’album si muove su un asse obliquo che unisce il modern jazz a calde venature americana, incursioni nel rock e momenti di open improvisation. La presenza in organico di strumenti non convenzionali per il jazz più ortodosso, come la pedal steel guitar e la chitarra acustica, contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, quasi cinematografica. Il suono del sestetto si sviluppa attraverso un interplay continuo, dove la sezione ritmica non si limita a scandire il tempo, ma dialoga costantemente con le linee melodiche degli strumenti a fiato e delle tastiere.
La scrittura di Dayyani valorizza la coralità del gruppo, rinunciando spesso alla classica struttura tema-solo-tema in favore di uno sviluppo organico dei brani. La transizione tra le parti scritte e quelle improvvisate avviene in modo fluido, quasi impercettibile, a testimonianza di una coesione interna che soltanto una lunga attività dal vivo può conferire a un ensemble.
Un viaggio attraverso le tracce chiave di Organisme
L’ascolto di Organisme rivela un universo sonoro ricco di sfumature. Il sestetto alterna tensione, distensione e improvvisazione. Ogni brano aggiunge un tassello a una narrazione musicale in continuo movimento.
Un’apertura tra jazz e paesaggio
L’album si apre con En lykkelig organisme. Il brano introduce subito l’ascoltatore nel mondo sonoro del sestetto. La batteria di Dayyani dialoga con il pianoforte di Malina Midera e la tromba di Jon Askjær.
La chitarra acustica di Cahlo Heyman Krill aggiunge calore alla composizione. La pedal steel di Magnus Munk Tækker completa il quadro con tonalità morbide e bucoliche. A emergere è anche un discreto intervento vocale dello stesso leader.
Con Roots removed, replaced, l’atmosfera diventa più densa. Andrea Maagaard prende il posto di Midera al pianoforte. Il suo dialogo con il contrabbasso di Harald Hagelskjær costruisce una trama armonica complessa.
La pedal steel guitar aggiunge nuove sfumature al tessuto musicale. Il brano richiama la tradizione folk americana. Dayyani la rilegge però attraverso il linguaggio destrutturante del jazz contemporaneo.
Tra intimità e sperimentazione
Alt og intet rappresenta uno dei momenti più intensi dell’album. L’organico si amplia con gli archi di Samira Dayyani al violoncello e Tue Lautrup al violino.
La voce di Kristoffer Jessen dialoga con il flicorno di Jon Askjær. Ne nasce una ballata intima e struggente. La scrittura d’insieme privilegia delicatezza, spazio e sensibilità.
Subito dopo arriva Organisme?. Qui il gruppo cambia direzione. La composizione mette in evidenza il lato più spigoloso e sperimentale del sestetto.
La chitarra elettrica e la sezione ritmica aumentano la tensione. Il risultato si muove tra rock, improvvisazione e free jazz. È uno dei passaggi più audaci dell’intero lavoro.
Il finale dal vivo
L’album si chiude con Are you confused, Monsieur Gustave?. La registrazione è stata realizzata dal vivo al Jazzhus Montmartre di Copenaghen.
La traccia restituisce l’energia del sestetto davanti al pubblico. Le composizioni di Dayyani acquistano così una nuova dimensione. L’improvvisazione permette alla musica di trasformarsi durante la performance.
È un finale aperto e coraggioso. Un’ultima dimostrazione della natura dinamica di Organisme, album capace di muoversi tra scrittura, ricerca e libertà espressiva.
Dettagli tecnici e produzione di Organisme
La natura mutevole e dinamica di Organisme si riflette anche nella sua genesi tecnica. L’album non è il risultato di una singola sessione di registrazione, ma raccoglie sette performance registrate in tre diversi studi di Copenaghen durante la seconda metà del 2025. Questa scelta metodologica ha permesso di catturare differenti sfumature del suono del sestetto in contesti acustici diversi.
I brani dal secondo al quinto sono stati registrati tra il 30 giugno e il 1° luglio 2025 presso lo storico studio The Village, con il lavoro del fonico Thomas Vang. Le tracce En lykkelig organisme e o k a y hanno preso forma il 21 novembre 2025 nei Medley Studios sotto la guida di Lars Andresen, mentre l’episodio finale dal vivo è stato registrato da Anders Wittorff il 2 luglio 2025 al Jazzhus Montmartre.
La difficile sfida di dare coerenza sonora a registrazioni effettuate in tempi e luoghi diversi è stata vinta grazie al mixaggio curato da Dennis Ahlgren e al mastering di Sigurdór Guðmundsson. Il suono finale è caldo, tridimensionale e rispettoso delle dinamiche strumentali, con una menzione speciale per la resa della pedal steel guitar e del contrabbasso. L’aspetto visivo dell’album, coerente con l’estetica minimale e organica del progetto, è stato curato dal chitarrista Magnus Munk Tækker, autore della fotografia di copertina e del design grafico.
Un’opera di connessioni e futuro
Con Organisme, Antonio Dayyani non si limita a confermare il proprio talento come batterista e compositore, ma si consolida come uno dei leader più interessanti della nuova scena jazz europea. L’album riesce nel difficile intento di suonare accessibile pur mantenendo una notevole complessità strutturale e concettuale.
La forza del disco risiede nella sua assoluta mancanza di dogmatismo: le influenze americana e rock non sono semplici ornamenti di superficie, ma elementi strutturali di un linguaggio musicale coerente e personale. Organisme è un’opera che richiede attenzione, un ascolto privo di pregiudizi che sappia apprezzare la bellezza delle piccole variazioni e la forza del collettivo. Un capitolo importante per la discografia di Dayyani, che proietta il suo sestetto verso un futuro di sicuro interesse internazionale.
Tracklist
2. Roots removed, replaced
3. (feelings)
4. Alt og intet
5. Organisme?
6. o k a y
7. Are you confused, Monsieur Gustave? (Live 2025)
Personnel
Harald Hagelskjaær — Upright bass
Andrea Maagaard — Piano (tracks 2, 3, 4, 5, 7)
Cahlo Heyman Krill — Acoustic guitar (tracks 1, 2, 6), electric guitar (tracks 5, 7)
Magnus Munk Tækker — Pedal steel guitar (tracks 1, 2, 4, 5, 6, 7)
Jon Askjær — Trumpet (tracks 1, 2, 5, 6, 7), flugelhorn (track 4)
Malina Midera — Piano (tracks 1, 6)
Kristoffer Jessen — Vocals (track 4)
Samira Dayyani — Cello (track 4)
Tue Lautrup — Violin (track 4)
Liner Notes
Released on April Records.
Mixed by Dennis Ahlgren.
Mastered by Sigurdór Guðmundsson.
Tracks 2–5 recorded at The Village Studio, Copenhagen, June 30–July 1, 2025. Engineer: Thomas Vang.
Tracks 1 & 6 recorded at Medley Studios, Copenhagen, November 21, 2025. Engineer: Lars Andresen.
Track 7 recorded live at Jazzhus Montmartre, Copenhagen, July 2, 2025. Engineer: Anders Wittorff.
Cover photo & design: Magnus Munk Tækker.
Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
Scopri di più da Jazz in Family
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.




