Inside Jazz Stories #21: Una settimana dentro la storia del jazz

Inside Jazz Stories #21 (settimana dal 28 agosto al 3 settembre) attraversa più di un secolo di jazz seguendo le date nelle quali musicisti, registrazioni, concerti e avvenimenti hanno lasciato una traccia significativa. Buddy Bolden e Charlie Parker, Benny Goodman e Duke Ellington, Max Roach e John Coltrane, Horace Silver e McCoy Tyner convivono nello stesso arco di sette giorni, insieme a voci come quelle di Dinah Washington e Billie Holiday. Non una sola storia, dunque, ma molte storie che si incontrano, si allontanano e tornano a dialogare.

Dalle origini allo swing: il jazz prima della rivoluzione

Il primo nome che emerge è quello di Buddy Bolden, nato a New Orleans il 1° settembre 1877. La sua figura appartiene alla fase più antica della storia del jazz, quando la musica non aveva ancora una vera dimensione discografica. Bolden non lasciò registrazioni, ma la tradizione gli attribuisce un ruolo fondativo nello sviluppo di quella cultura musicale che avrebbe trovato in King Oliver e Louis Armstrong i suoi primi grandi protagonisti documentati.

Il passaggio dalla memoria orale alla registrazione è rappresentato, nella stessa settimana, dai New Orleans Rhythm Kings, che il 29 agosto 1922 realizzarono a Richmond, Indiana, le loro prime incisioni. È un momento diverso, ma appartenente alla stessa fase di espansione del jazz: la musica nata a New Orleans comincia a essere trasferita, registrata e reinterpretata altrove.

Negli anni Trenta il panorama cambia ancora. Il 31 agosto 1935, al Palomar Ballroom di Los Angeles, l’orchestra di Benny Goodman propone gli arrangiamenti di Fletcher Henderson e trova una risposta entusiastica. La serata viene tradizionalmente considerata l’inizio dell’Era dello Swing come fenomeno di massa. Il jazz entra così in una nuova dimensione: grandi orchestre, sale da ballo, pubblico nazionale e una crescente industria dello spettacolo.

Dodici anni dopo, il 31 agosto 1947, è ancora una grande orchestra a essere protagonista. Duke Ellington porta all’Hollywood Bowl la propria musica orchestrale, con estratti da Black, Brown, and Beige e brani come Take the ‘A’ Train. Lo swing non è più soltanto musica da ballo: nelle mani di Ellington diventa anche un linguaggio orchestrale capace di affrontare forme più ampie e ambiziose.

Ma proprio mentre l’orchestra raggiunge una nuova maturità, il jazz si prepara a cambiare nuovamente direzione.

Le voci che hanno costruito il jazz
NASCITE E PROTAGONISTI DELLA SETTIMANA

Dalle origini alle nuove generazioni

Tra il 28 agosto e il 3 settembre il calendario riunisce figure appartenenti a epoche e linguaggi differenti: dalle origini di New Orleans alla stagione del bebop e dell’hard bop, fino all’avanguardia e al jazz contemporaneo. Le loro storie permettono di attraversare più generazioni di musicisti senza ridurre il racconto a una semplice successione di anniversari.
29 agosto 1920
Bebop Architect

Charlie Parker

Nato a Kansas City nel 1920, Parker fu una delle figure decisive nella trasformazione del linguaggio jazzistico del dopoguerra. La sua ricerca sul fraseggio, sull’armonia e sul ritmo contribuì alla definizione del bebop e a una nuova concezione del solista.
29 agosto 1924
Queen of the Blues

Dinah Washington

Nata a Tuscaloosa nel 1924, Dinah Washington costruì una personale sintesi tra jazz, blues, gospel e popular music. La sua voce divenne uno dei riferimenti del vocalismo afroamericano del Novecento, mostrando come il jazz potesse evolvere anche attraverso la dimensione vocale.
30 agosto 1924
Bop & Hard Bop Trumpet

Kenny Dorham

Nato nel 1924, Dorham fu uno dei trombettisti più lirici della stagione bop e hard bop. Musicista di formazioni storiche e autore di composizioni entrate nel repertorio jazzistico, rappresentò una voce capace di coniugare precisione, eleganza melodica e sensibilità compositiva.
1 settembre 1877
New Orleans Origins

Buddy Bolden

Nato a New Orleans nel 1877, Bolden appartiene alla fase più antica e leggendaria della storia del jazz. Non lasciò registrazioni, ma la tradizione lo considera una figura fondativa, legata alla trasformazione del blues e della musica da ballo nelle prime forme del jazz.
1 settembre 1905
Boogie-Woogie Pioneer

Meade “Lux” Lewis

Nato nel 1905, Lewis fu uno dei grandi pionieri del boogie-woogie pianistico. La sua ricerca sul ritmo e sulla costruzione della linea di basso contribuì a definire una delle principali tradizioni del pianismo afroamericano, destinata a dialogare anche con il jazz.
2 settembre 1928
Hard Bop Architect

Horace Silver

Nato nel 1928, Silver fu tra gli artefici della definizione dell’hard bop. Pianista, compositore e co-fondatore dei Jazz Messengers, sviluppò un linguaggio fortemente ritmico nel quale confluirono blues, gospel e fraseggio bop, firmando composizioni diventate parte stabile del repertorio jazzistico.
3 settembre 1968
Afro-Caribbean Jazz

David Sánchez

Nato nel 1968, il sassofonista portoricano David Sánchez rappresenta nella selezione della settimana una generazione più recente, nella quale il post-bop dialoga con i ritmi afro-caraibici. La sua presenza amplia il percorso oltre la tradizione statunitense, mostrando la continua circolazione del linguaggio jazzistico.

Parker, Brown, Silver: il jazz moderno prende forma

Parker e la nascita di una nuova grammatica

Il 29 agosto 1920 nasce Charlie Parker. La sua presenza nel calendario di questa settimana è forse una delle più importanti. Parker appartiene alla generazione che trasforma radicalmente il linguaggio dell’improvvisazione, portando il bebop verso una maggiore complessità armonica e ritmica. Il jazz non è più necessariamente legato alla funzione di musica da ballo: può diventare un’esperienza d’ascolto concentrata sulla creatività del solista.

La stessa data ricorda Dinah Washington, nata nel 1924. La sua vicenda conduce invece verso un’altra area della storia del jazz: quella della voce, dove jazz, blues, gospel e popular music possono convivere. La settimana mostra così due percorsi differenti della modernizzazione del jazz, quello strumentale di Parker e quello vocale di Washington.

Dall’hard bop alla libertà dell’improvvisazione

Il 30 agosto 1954 il quintetto di Clifford Brown e Max Roach porta il nuovo linguaggio sul palcoscenico dello Shrine Auditorium di Los Angeles. La registrazione del concerto costituisce una delle testimonianze più importanti del primo hard bop. Brown e Roach, con Harold Land, Richie Powell e George Morrow, rappresentano una generazione che raccoglie l’eredità del bebop riportandola verso una forte componente ritmica e blues.

Quattro anni dopo la nascita di Brown, il 2 settembre 1928, era nato Horace Silver, altro protagonista fondamentale dell’hard bop. Pianista e compositore, Silver sviluppò una scrittura caratterizzata dal rapporto con blues e gospel e da un fraseggio fortemente ritmico. La sua esperienza con i Jazz Messengers e il successivo lavoro con il proprio quintetto produssero composizioni destinate a diventare parte stabile del repertorio jazzistico.

La stessa settimana conserva anche una testimonianza particolarmente interessante di come il linguaggio potesse essere messo in discussione dall’interno. Il 29 agosto 1961 Lee Konitz registra Motion con Sonny Dallas ed Elvin Jones, in un trio privo di pianoforte o chitarra. La struttura degli standard viene così affrontata attraverso una formazione che lascia maggiore spazio all’interazione e all’improvvisazione.

Gli anni Sessanta: protesta, free jazz e nuove direzioni

Il 31 agosto 1960 Max Roach avvia le registrazioni di We Insist! Max Roach’s Freedom Now Suite, con Abbey Lincoln. Qui la storia del jazz incontra direttamente quella dei diritti civili. La musica assume una funzione dichiaratamente politica e il progetto diventa una delle testimonianze più significative dell’impegno afroamericano nel jazz degli anni Sessanta.

Le registrazioni che hanno cambiato il jazz
SESSIONI, CONCERTI E SVOLTE DISCOGRAFICHE

Dal jazz delle origini alle nuove frontiere

Le registrazioni della settimana attraversano epoche e linguaggi differenti: dalle prime incisioni dei New Orleans Rhythm Kings allo swing di Benny Goodman, dall’hard bop di Clifford Brown e Max Roach alle ricerche di Coltrane, Ayler e McCoy Tyner. Il disco diventa così una traccia concreta delle diverse strade percorse dal jazz.
29 agosto 1922
Early Jazz Recording

New Orleans Rhythm Kings

A Richmond, Indiana, i New Orleans Rhythm Kings realizzarono le loro prime storiche incisioni. La sessione documenta la diffusione del jazz nato a New Orleans e il suo trasferimento verso altri ambienti musicali, contribuendo allo sviluppo del Chicago Style.
31 agosto 1935
Swing Era

Benny Goodman Orchestra

Al Palomar Ballroom di Los Angeles, l’orchestra di Benny Goodman presentò gli arrangiamenti di Fletcher Henderson davanti a un pubblico che reagì con entusiasmo. Il concerto viene considerato un momento decisivo nella trasformazione dello swing in fenomeno musicale di massa.
30 agosto 1954
Hard Bop Live

Clifford Brown & Max Roach

Lo storico quintetto formato da Clifford Brown e Max Roach, con Harold Land, Richie Powell e George Morrow, venne registrato allo Shrine Auditorium di Los Angeles. La testimonianza costituisce uno dei documenti dal vivo più importanti della prima stagione dell’hard bop.
30 agosto 1957
Vocalese

Lambert, Hendricks & Ross

Prendono il via le sessioni per Sing a Song of Basie, uno dei lavori fondamentali nella storia del vocalese. Il trio utilizza la voce per ricostruire e reinterpretare linee strumentali e arrangiamenti legati al repertorio della Count Basie Orchestra.
29 agosto 1961
Open Form Trio

Lee Konitz — Motion

La sessione di Motion riunì Lee Konitz con Sonny Dallas ed Elvin Jones in un trio privo di pianoforte o chitarra. L’assenza di uno strumento armonico lascia maggiore spazio all’interazione e permette al sassofonista di affrontare gli standard attraverso una concezione più aperta della forma.
31 agosto 1960
Jazz & Civil Rights

Max Roach — We Insist!

Ai Nola Penthouse Sound Studios di New York prende forma We Insist! Max Roach’s Freedom Now Suite, con la voce di Abbey Lincoln. Il progetto lega ricerca musicale e denuncia della segregazione razziale, diventando una delle opere più significative del jazz politico degli anni Sessanta.
28 agosto 1965
Modal Avant-Garde

John Coltrane Quartet — Sun Ship

Alle sessioni del materiale destinato a Sun Ship parteciparono John Coltrane, McCoy Tyner, Jimmy Garrison ed Elvin Jones. La registrazione testimonia la ricerca del quartetto verso una musica modale di grande intensità, nella quale l’interazione diventa parte centrale della forma.
31 agosto 1967
Free Jazz

Albert Ayler — Love Cry

Nell’agosto 1967 Albert Ayler incise per la Impulse! Love Cry, sviluppando una concezione del free jazz caratterizzata da forte libertà espressiva e aperture melodiche. La registrazione appartiene alla fase più radicale della ricerca avanguardistica della seconda metà degli anni Sessanta.
31 agosto 1974
Live & Modal Expansion

McCoy Tyner — Atlantis

Al Keystone Korner di San Francisco prende forma la registrazione dal vivo di Atlantis, con McCoy Tyner alla guida di un quintetto comprendente Azar Lawrence e Guilherme Franco. Il progetto amplia la ricerca modale del pianista verso una dimensione ritmica e orchestrale più estesa.
1 settembre 1977
Orchestral & Vocal Jazz

McCoy Tyner — Inner Voices

Negli Electric Lady Studios di New York iniziano le incisioni di Inner Voices, progetto nel quale il pianismo di Tyner viene inserito in un organico più ampio con sezione di fiati, chitarra acustica e un coro di sette elementi. La ricerca si sposta così verso una costruzione orchestrale e vocale.
31 agosto 1980
Final Live Sessions

Bill Evans Trio — Keystone Korner

Al Keystone Korner di San Francisco il trio di Bill Evans, con Marc Johnson e Joe LaBarbera, viene registrato dal vivo. Le sedute confluiranno negli album The Last Waltz e Consecration, diventando le ultime importanti testimonianze dal vivo del pianista.
3 settembre 1954
Vocal Jazz

Billie Holiday — Lady Sings the Blues

Ai Capitol Studios di Los Angeles Billie Holiday affrontò una sessione destinata a confluire in Lady Sings the Blues. La registrazione appartiene all’ultima fase della carriera della cantante e testimonia ancora una volta la centralità della voce nella storia del jazz.

Pochi anni dopo, il panorama si fa ancora più radicale. Il 28 agosto 1965 il John Coltrane Quartet registra il materiale destinato a Sun Ship, mentre il 31 agosto 1967 Albert Ayler incide Love Cry.

Sono esperienze molto diverse, ma entrambe appartengono alla stagione nella quale le strutture consolidate vengono sottoposte a una forte pressione. Coltrane porta avanti la ricerca modale e l’intensità dell’interazione del quartetto; Ayler spinge il free jazz verso una forma espressiva sempre più libera e personale.
In questo stesso percorso compare McCoy Tyner, prima accanto a Coltrane e poi con una propria ricerca. Il 31 agosto 1974 comincia al Keystone Korner di San Francisco la registrazione dal vivo di Atlantis; il 1° settembre il lavoro viene portato a termine. Nel 1977, tra il 1° e il 2 settembre, Tyner avvia invece le sessioni di Inner Voices, ampliando il proprio organico con fiati, chitarra acustica e un coro di sette elementi.

È una traiettoria che mostra quanto diverse possano essere le strade intraprese dal jazz dopo il bebop: piccoli gruppi, grandi formazioni, improvvisazione libera, ricerca modale, voce e costruzione orchestrale.

Le voci, la memoria e il jazz che continua

La settimana torna più volte alla dimensione vocale. Il 30 agosto 1957 iniziano le sessioni di Lambert, Hendricks & Ross per Sing a Song of Basie, uno dei progetti fondamentali del vocalese. Nel 1954, invece, Billie Holiday registra ai Capitol Studios di Los Angeles una sessione destinata a confluire in Lady Sings the Blues.

Il 3 settembre 1985 il vocalese ritorna con The Manhattan Transfer e l’album Vocalese. Il progetto porta la pratica del canto su assoli e composizioni strumentali a una dimensione elaborata, coinvolgendo anche musicisti come McCoy Tyner e Bobby McFerrin.

La settimana non si chiude quindi con una conclusione definitiva, ma con una forma di memoria attiva. Nel 2016, al festival Jazz à la Villette di Parigi, Archie Shepp presenta un All-Star Tribute to John Coltrane. Un musicista di una generazione successiva torna così su una delle figure decisive della stagione modernista, trasformando il tributo in una nuova occasione di ascolto e interpretazione.

La memoria non chiude la storia
SCOMPARSE, TRIBUTI E CONNESSIONI MUSICALI

Musicisti, eredità e nuove letture

La storia del jazz continua anche attraverso le scomparse, la memoria e il dialogo tra generazioni. Le date della settimana mettono accanto figure appartenenti a epoche differenti, mostrando come le loro idee, i loro linguaggi e le loro opere continuino a essere ripresi, reinterpretati e ricordati.
30 agosto 1986
Swing Piano Legacy

Teddy Wilson

La scomparsa di Teddy Wilson ricorda una delle figure fondamentali del pianismo swing. Il suo stile limpido ed elegante fu centrale nelle formazioni di Benny Goodman e nelle storiche collaborazioni con Billie Holiday, lasciando un modello duraturo di accompagnamento e improvvisazione.
29 agosto 2005
New Orleans & Cultural Memory

L’uragano Katrina

Il 29 agosto 2005 l’uragano Katrina colpì New Orleans, devastando vaste aree della città e colpendo anche la comunità musicale della culla storica del jazz. La ricostruzione avrebbe riguardato non soltanto edifici e quartieri, ma anche una parte importante della memoria culturale della città.
31 agosto 2002
Swing & Vibraphone Legacy

Lionel Hampton

La scomparsa di Lionel Hampton chiude il percorso di uno dei grandi protagonisti dello swing. Vibrafonista, percussionista e bandleader, Hampton attraversò oltre mezzo secolo di jazz mantenendo una forte identità ritmica e una presenza scenica riconoscibile.
30 agosto 2018
African Roots

Randy Weston

La scomparsa di Randy Weston richiama una ricerca costruita sul rapporto tra jazz e radici africane. Pianista e compositore, Weston sviluppò nel corso della propria carriera un linguaggio nel quale il pianismo jazz dialogava con le tradizioni ritmiche e culturali del continente africano.
29 agosto 2017
Orchestral Swing

Larry Elgart

La scomparsa di Larry Elgart richiama la storia delle grandi formazioni orchestrali e del raffinato “Elgart Sound”, sviluppato insieme al fratello Les. È un altro capitolo della lunga storia dello swing, osservata questa volta attraverso il lavoro di arrangiamento e la costruzione del suono d’ensemble.
3 settembre 2010
Free Jazz Legacy

Noah Howard

La scomparsa di Noah Howard ricorda uno dei protagonisti della prima stagione del free jazz newyorkese ed europeo. La sua vicenda appartiene a quella generazione che negli anni Sessanta ampliò radicalmente le possibilità dell’improvvisazione e del rapporto tra musicisti.
3 settembre 2016
Tribute to Coltrane

Archie Shepp — All-Star Tribute to John Coltrane

Al festival Jazz à la Villette di Parigi, Archie Shepp presentò un concerto dedicato a John Coltrane. Il tributo mise in relazione due generazioni dell’avanguardia afroamericana e trasformò la memoria di Coltrane in una nuova occasione di interpretazione e ascolto.

Conclusione

Dal Buddy Bolden ancora consegnato alla tradizione orale fino all’omaggio di Archie Shepp a Coltrane, i sette giorni compresi tra il 28 agosto e il 3 settembre offrono un panorama sorprendentemente ampio. Ci sono orchestre e piccoli gruppi, swing e bebop, hard bop e free jazz, musica vocale e ricerca orchestrale. Alcuni nomi appartengono alle fondamenta del genere, altri a stagioni successive, altri ancora alla sua continua rilettura. È proprio questa pluralità a rendere interessante il calendario: non una linea retta, ma una successione di voci, linguaggi, registrazioni e memorie che continuano a comporre la storia del jazz.

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Jazz in Family
THE SOUNDBOOK

The Official Playlist
of Inside Jazz Stories

Jazz in Family
CHAPTER #21
TRACKS 12
DURATION 1h 06′
PERIOD 1922–1980
SELECTION 01
BIG BAND LEGACY

Take the “A” Train

Duke Ellington · 1941

Il grande ensemble di Duke Ellington apre il percorso con uno dei brani simbolo dell’era delle big band. Un punto di partenza ideale per entrare nella storia del jazz orchestrale e nel rapporto tra composizione, arrangiamento e identità della band.

SELECTION 02
BEBOP ARCHITECT

Now’s the Time

Charlie Parker · 1945

Charlie Parker porta il linguaggio del bebop verso una nuova concezione dell’improvvisazione. Il blues resta alla base della composizione, ma fraseggio, armonia e velocità appartengono ormai alla grammatica del jazz moderno.

SELECTION 03
VOCAL JAZZ

What a Diff’rence a Day Made

Dinah Washington · 1959

La voce di Dinah Washington rappresenta un’altra strada della modernizzazione del jazz: quella in cui blues, jazz e popular music convivono attraverso una straordinaria capacità interpretativa e un fraseggio immediatamente riconoscibile.

SELECTION 04
HARD BOP

Moanin’

Art Blakey & The Jazz Messengers · 1958

Il blues, il gospel e una pulsazione ritmica incisiva convergono in uno dei brani fondamentali dell’hard bop. Art Blakey e i Jazz Messengers mostrano come il nuovo jazz possa recuperare le proprie radici senza rinunciare alla modernità.

SELECTION 05
HARD BOP COMPOSER

Song for My Father

Horace Silver · 1964

Horace Silver costruisce un brano nel quale il rapporto tra jazz, blues e influenze ritmiche afro-latine diventa parte integrante della composizione. Una delle sue pagine più celebri e una sintesi esemplare del linguaggio hard bop.

SELECTION 06
FREEDOM JAZZ

Freedom Day

Max Roach feat. Abbey Lincoln · 1960

La musica diventa anche testimonianza civile. Max Roach e Abbey Lincoln inseriscono nella ricerca jazzistica il tema della libertà e della lotta contro la segregazione, trasformando l’improvvisazione in una forma di espressione politica.

SELECTION 07
COOL JAZZ

You Go to My Head

Lee Konitz · 1961

Nel trio di Motion, Lee Konitz affronta uno standard senza il sostegno di pianoforte o chitarra. L’assenza di uno strumento armonico lascia spazio all’interazione e a una concezione più aperta della forma.

MODAL AVANT-GARDE
COLTRANE QUARTET

Sun Ship

John Coltrane Quartet · 1965

Il quartetto di John Coltrane porta la ricerca modale verso una dimensione sempre più intensa e libera. La registrazione di Sun Ship documenta uno dei momenti in cui l’interazione tra i musicisti diventa essa stessa elemento strutturale della composizione.

SELECTION 09
FREE JAZZ

Love Cry

Albert Ayler · 1967

Albert Ayler porta il sax verso una concezione radicalmente libera del linguaggio jazzistico. Love Cry appartiene alla fase più intensa della sua ricerca, dove melodia, improvvisazione e materia sonora convivono senza le convenzioni della forma tradizionale.

SELECTION 10
ORCHESTRAL JAZZ

Opus

McCoy Tyner · 1978

In Inner Voices McCoy Tyner amplia la propria concezione pianistica attraverso fiati, chitarra e coro. Opus rappresenta questa ricerca orchestrale, nella quale il pianoforte dialoga con un organico più ampio e articolato.

SELECTION 11
MODERN TRIO

Waltz for Debby

Bill Evans Trio · 1961

Il trio di Bill Evans porta il jazz moderno verso una concezione dell’interazione fondata sull’ascolto reciproco. Pianoforte, contrabbasso e batteria condividono il ruolo creativo, trasformando il trio in una vera conversazione musicale.

SELECTION 12
VOCALese

Oh Yes, I Remember Clifford

The Manhattan Transfer · 1985

La chiusura torna alla voce attraverso il vocalese dei Manhattan Transfer. Il brano dedicato a Clifford Brown crea un collegamento diretto con il cuore della storia dell’hard bop e chiude il percorso riportando la memoria del jazz dentro una nuova forma vocale.

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