Inside Jazz Stories #22 — Dal suono di New Orleans alle nuove geografie del jazz

Inside Jazz Stories #22 attraversa una settimana in cui la storia del jazz appare meno come una linea retta che come una rete di connessioni. Tra il 4 e il 10 settembre convivono le radici di New Orleans, la costruzione del linguaggio moderno, le esplorazioni dell’avanguardia, la forza della registrazione e il progressivo spostamento del jazz oltre i suoi luoghi d’origine.

Il punto di partenza è quasi simbolico: Charles “Buddy” Bolden, nato a New Orleans il 6 settembre 1877, appartiene alla fase in cui il jazz non aveva ancora assunto una forma definita. Di lui non rimane alcuna registrazione, ma la sua figura occupa un posto fondamentale nella memoria delle origini del genere. Pochi decenni più tardi, le tecniche pianistiche di Meade “Lux” Lewis, il fraseggio di Sonny Rollins, la poliritmia di Elvin Jones e le ricerche di Eric Dolphy testimoniano quanto quel primo impulso abbia generato linguaggi sempre più complessi.

È proprio questo il filo che unisce gli episodi della settimana: il jazz continua a cambiare luogo, strumenti, forme e interlocutori senza perdere la propria natura di musica fondata sull’ascolto e sull’invenzione.

Le radici diventano linguaggio

Il 6 settembre porta al centro della narrazione Buddy Bolden, figura leggendaria della New Orleans di fine Ottocento. La sua data di nascita è spesso riportata al 1° settembre 1877, ma altre fonti la collocano al 6 settembre; il documento di riferimento adotta quest’ultima data, che assumiamo quindi come riferimento per questa ricostruzione. La sua importanza non deriva da una discografia, che non esiste, ma dalla posizione che occupa nella genealogia del jazz: quella di un musicista capace di combinare l’improvvisazione legata al blues con la componente ritmica e collettiva delle brass band cittadine.

Da questa origine ancora orale e non documentata si può seguire, all’interno della stessa settimana, una trasformazione radicale del ruolo dell’improvvisazione.

Il 4 settembre ricorda Meade “Lux” Lewis, nato nel 1905 e tra i protagonisti della definizione del boogie-woogie pianistico. Il suo Honky Tonk Train Blues, inciso nel 1927, rappresenta nel documento uno dei passaggi attraverso cui una precisa organizzazione ritmica della mano sinistra diventa struttura riconoscibile e trasmissibile. Il pianoforte assume così una funzione diversa: non soltanto accompagnamento, ma vera macchina ritmica capace di sostenere l’intero discorso musicale.

Qualche giorno dopo compare Sonny Rollins, nato il 7 settembre 1930. Il suo percorso appartiene ormai al jazz moderno, ma la questione di fondo rimane simile: come trasformare una grammatica conosciuta in una forma personale di improvvisazione. St. Thomas, Oleo, Doxy e Airegin sono ricordati come composizioni entrate stabilmente nel repertorio, mentre il suo lavoro in trio senza pianoforte mostra una particolare attenzione alla costruzione tematica e all’interazione con contrabbasso e batteria.

Tra Bolden e Rollins passano più di cinquant’anni, ma il principio rimane riconoscibile: il jazz non eredita semplicemente un linguaggio, lo rimette continuamente in discussione.

Dalle origini alla modernità
NASCITE E PROTAGONISTI

Una genealogia del linguaggio jazz

Le nascite comprese tra il 4 e il 10 settembre attraversano epoche e linguaggi differenti: dalle radici di New Orleans al boogie-woogie, dal jazz europeo al bebop, fino al free jazz e alla poliritmia moderna. Una sequenza di figure che mostra come il linguaggio del jazz si sia trasformato attraverso generazioni diverse.
6 settembre 1877
New Orleans Pioneer

Buddy Bolden

Nasce a New Orleans il cornettista considerato una figura germinale nella nascita del jazz. La sua importanza appartiene alla tradizione orale di New Orleans: improvvisazione sui temi del blues e ritmi sincopati delle brass band cittadine.
4 settembre 1905
Boogie-Woogie Pioneer

Meade “Lux” Lewis

Nasce il pianista destinato a diventare uno dei protagonisti della formalizzazione del boogie-woogie. La sua figura collega la tradizione pianistica di Chicago alle successive trasformazioni ritmiche della musica afroamericana.
5 settembre 1928
European Jazz

Albert Mangelsdorff

Nasce il trombonista tedesco che diventerà una delle figure centrali dell’affermazione del jazz europeo, distinguendosi anche per la ricerca sulle tecniche multipfoniche applicate allo strumento.
7 settembre 1930
Saxophone Colossus

Sonny Rollins

Nasce a Harlem uno dei grandi architetti dell’improvvisazione moderna. Rollins porta il sassofono tenore dal bebop alle esplorazioni modali, sviluppando una concezione tematica dell’improvvisazione e una celebre formula di trio senza pianoforte.
8 settembre 1931
Free Jazz

Marion Brown

Nasce il sassofonista alto destinato a diventare una figura di rilievo dell’avanguardia newyorkese degli anni Sessanta. La sua ricerca, lirica e contemplativa, lo porterà anche a partecipare alla storica sessione di Ascension di John Coltrane.
9 settembre 1927
Polyrhythmic Drums

Elvin Jones

Nasce il batterista che avrebbe ridefinito il rapporto tra tempo, pulsazione e improvvisazione attraverso un approccio poliritmico e fluido. La sua figura è inseparabile dal suono del quartetto classico di John Coltrane.
9 settembre 1938
European Avant-Garde

Eje Thelin

Nasce il trombonista svedese che rappresenterà una delle personalità più originali del post-bop europeo, contribuendo all’affermazione di una ricerca jazzistica autonoma nel continente.

Gli studi come laboratori, il viaggio come scelta

Il jazz entra nello studio

Se le ricorrenze anagrafiche mostrano la continuità dei musicisti, le registrazioni raccontano dove quella continuità viene concretamente trasformata in suono.

Il 4 settembre 1948 il Nonetto di Miles Davis si esibisce al Royal Roost di New York. Le trasmissioni radiofoniche documentano un organico nel quale le scritture di Gil Evans, Gerry Mulligan e John Lewis aprono una nuova prospettiva orchestrale. Queste esperienze dal vivo sono collegate nel documento alle successive sessioni che confluiranno in Birth of the Cool.

La stessa giornata del 1956 porta invece negli studi Capitol di Los Angeles Ella Fitzgerald, impegnata nelle registrazioni di Ella Fitzgerald Sings the Duke Ellington Songbook. In questo caso il rapporto con la tradizione passa attraverso il repertorio e attraverso una costruzione orchestrale e cameristica attentamente definita.

Due modi diversi di utilizzare la registrazione, dunque: da una parte il laboratorio di un nuovo linguaggio orchestrale, dall’altra la rilettura di un patrimonio compositivo già consolidato.

Il 5 settembre aggiunge un’altra prospettiva con Yusef Lateef e Eastern Sounds. L’uso di strumenti e riferimenti musicali orientali porta dentro l’estetica hard bop elementi che allargano il vocabolario timbrico e culturale del jazz. Nello stesso giorno, la sessione di Salt and Pepper mette di fronte Sonny Stitt e Paul Gonsalves, due tenorsassofonisti appartenenti a esperienze differenti ma capaci di costruire il disco proprio sulla relazione tra i loro linguaggi.

È significativo che molte di queste esperienze abbiano un luogo preciso: gli studi di Rudy Van Gelder a Englewood Cliffs. Lo studio di registrazione non è più soltanto il posto in cui fissare una performance, ma diventa uno spazio nel quale il suono viene progettato, confrontato e conservato.

Dalla tradizione alla contaminazione
REGISTRAZIONI E SVOLTE STORICHE

Le incisioni raccontano un jazz in continua trasformazione

Le registrazioni comprese tra il 1946 e il 1979 seguono il jazz mentre cambia linguaggio, attraversa l’Atlantico, incontra nuove culture musicali e amplia progressivamente i propri confini. Dai grandi ensemble del dopoguerra alle esperienze europee, dalla bossa nova alla contaminazione, ogni sessione documenta un diverso momento della sua evoluzione.
7 settembre 1946
Il jazz verso l’Europa

Don Byas – You Go to My Head

A New York Don Byas registra la sua ultima sessione americana prima di partire per l’Europa con Don Redman. La partenza segna una svolta nella sua vicenda artistica e diventa uno dei simboli della progressiva internazionalizzazione del jazz.
4 settembre 1948
Cool Jazz

Miles Davis Nonet – Royal Roost

Il Nonetto di Miles Davis viene registrato dal vivo al Royal Roost di New York durante le trasmissioni radiofoniche di Symphony Sid. Gli arrangiamenti di Gil Evans, Gerry Mulligan e John Lewis anticipano il materiale destinato a diventare Birth of the Cool.
4 settembre 1956
Songbook

Ella Fitzgerald – Duke Ellington Songbook

Ai Capitol Studios di Los Angeles iniziano le registrazioni di Ella Fitzgerald Sings the Duke Ellington Songbook, prodotto da Norman Granz. La voce di Fitzgerald incontra il grande repertorio di Duke Ellington in uno dei progetti destinati a definire la tradizione dei Songbook jazzistici.
5 settembre 1961
Hard Bop · World Music

Yusef Lateef – Eastern Sounds

Negli studi di Rudy Van Gelder, Yusef Lateef registra Eastern Sounds. L’impiego di strumenti come shenai e xalam amplia la tavolozza dell’hard bop e porta nella registrazione jazz elementi timbrici provenienti da altre tradizioni musicali.
7 settembre 1962
Bossa Nova

Quincy Jones – Big Band Bossa Nova

Quincy Jones registra Big Band Bossa Nova, album che comprende Soul Bossa Nova. La sessione testimonia l’incontro tra la scrittura per grande orchestra jazz e il nuovo linguaggio della bossa nova, nel pieno della stagione delle contaminazioni tra jazz e musica brasiliana.
5 settembre 1963
Two Tenors

Sonny Stitt & Paul Gonsalves – Salt and Pepper

Rudy Van Gelder registra l’incontro tra Sonny Stitt e Paul Gonsalves. Il confronto mette in relazione la tradizione bebop di Stitt con il suono maturato da Gonsalves nell’orchestra di Duke Ellington.
8 settembre 1965
Blue Note

Lee Morgan – Cornbread

Lee Morgan registra ai Van Gelder Studio il materiale di Cornbread. La sessione introduce Ceora, composizione destinata a entrare stabilmente nel repertorio del jazz moderno.
8 settembre 1966
Monterey Jazz Festival

Charles Lloyd Quartet – Song of Her

Il quartetto di Charles Lloyd registra al Monterey Jazz Festival Song of Her, materiale successivamente confluito in Forest Flower. La registrazione appartiene alla stagione nella quale il jazz moderno amplia il proprio pubblico e il proprio vocabolario.
4–5 settembre 1973
Jazz · Soul · Spoken Word

Gil Scott-Heron & Brian Jackson – Winter in America

Gil Scott-Heron e Brian Jackson iniziano a registrare Winter in America al D&B Sound di Silver Spring, Maryland. Il progetto comprende The Bottle e rappresenta l’incontro tra jazz, soul, poesia e spoken word.
7 settembre 1976
Japanese Jazz

Ryo Fukui – Scenery

A Sapporo, nella Yamaha Hall, Ryo Fukui registra dal vivo Scenery. La sessione diventerà uno dei riferimenti della scena jazz giapponese e testimonia quanto il linguaggio jazzistico sia ormai profondamente radicato oltre i confini americani ed europei.
8–9 settembre 1976
Italian Jazz

Enrico Pieranunzi – The Day After the Silence

A Roma Enrico Pieranunzi registra in piano solo The Day After the Silence. Una scelta essenziale che porta al centro della registrazione il rapporto tra spazio, silenzio e improvvisazione, nella piena maturità della ricerca pianistica europea.
4–5 settembre 1979
Chet Baker in Europe

Chet Baker – sessioni per ‘Round Midnight

A Londra Chet Baker registra materiale destinato alla colonna sonora di ‘Round Midnight. La sessione appartiene all’ultima fase della sua carriera e restituisce la centralità del jazz europeo come luogo di lavoro e di incontro per musicisti americani.

Il jazz attraversa l’Atlantico

E il jazz, intanto, comincia a muoversi sempre più decisamente oltre gli Stati Uniti.

Il caso di Don Byas è particolarmente emblematico. Il 7 settembre 1946 incide a New York You Go to My Head e, subito dopo, parte per l’Europa con l’orchestra di Don Redman, scegliendo di non tornare negli Stati Uniti. Il documento lo presenta come il primo grande esule del jazz moderno nel continente europeo.

Questa scelta anticipa una geografia nuova. Negli anni Sessanta Eric Dolphy registra in Svezia e Danimarca; le sessioni europee documentano il suo incontro con musicisti locali e mostrano come l’improvvisazione possa cambiare accento senza perdere la propria identità.

Anche le registrazioni di Geri Allen e Kurt Rosenwinkel a Parigi nel 2012 appartengono a questa storia di spostamenti e incontri. La geografia del jazz non coincide più con una sola nazione: è diventata una rete di luoghi, musicisti e tradizioni che dialogano tra loro.

Dal musicista al collettivo: il ritmo cambia forma

La settimana permette infine di osservare un’altra trasformazione, quella del rapporto tra i singoli strumenti e l’insieme.

L’8 settembre sono ricordati Marion Brown e Wilbur Ware. Brown, protagonista dell’avanguardia newyorkese degli anni Sessanta e presente nella sessione di Ascension di John Coltrane, rappresenta una ricerca che conserva una dimensione lirica anche dentro il free jazz. Ware, invece, porta nel contrabbasso un uso personale dello spazio, del registro grave e del timing, lavorando con musicisti come Thelonious Monk, Johnny Griffin e Sonny Rollins.

Il giorno successivo è quello di Elvin Jones, nato nel 1927. Il suo approccio poliritmico diventerà una componente decisiva del quartetto classico di John Coltrane. La batteria non è più soltanto il fondamento metrico dell’ensemble: può diventare una forza mobile, capace di modificare continuamente la percezione del tempo e di reagire alle linee degli altri strumenti.

Memoria e continuità
SCOMPARSE E CONNESSIONI MUSICALI

Le generazioni restano in dialogo

Le scomparse ricordate nella settimana non interrompono la genealogia del jazz: la memoria di alcuni musicisti permette di seguire collegamenti tra epoche, strumenti, città e linguaggi, mostrando quanto la storia del genere sia costruita anche attraverso ciò che una generazione lascia alla successiva.
4 settembre 2020
Contemporary Jazz

Gary Peacock

Scompare il contrabbassista Gary Peacock, figura importante dell’avanguardia degli anni Sessanta e del successivo trio pianistico contemporaneo. La sua traiettoria collega ricerca improvvisativa e nuova concezione del trio.
6 settembre 1994
Chicago & Dixieland

Max Kaminsky

Muore il trombettista Max Kaminsky, nato nel 1908. La sua vicenda appartiene alla tradizione dixieland e Chicago, mantenendo vivo il legame con le prime grandi stagioni del jazz orchestrale e delle formazioni tradizionali.
6 settembre 2023
Bop & Avant-Garde

Richard Davis

Scompare il contrabbassista Richard Davis, musicista capace di muoversi tra bop, avanguardia e folk-rock. La sua carriera rappresenta una delle molte traiettorie attraverso cui il contrabbasso ha ampliato la propria funzione nel jazz moderno.
7 settembre 1946
Jazz in Europe

Don Byas sceglie l’Europa

La registrazione di You Go to My Head precede la partenza di Don Byas per l’Europa, dove il sassofonista sceglierà di stabilirsi. È una delle vicende che documentano il progressivo spostamento del baricentro internazionale del jazz.
9 settembre 1979
Thelonious Monk · Johnny Griffin · Sonny Rollins

Wilbur Ware

Scompare a Philadelphia Wilbur Ware, nato a Chicago nel 1923. Il suo modo di utilizzare spazio, registro grave e timing aveva caratterizzato le formazioni di Thelonious Monk, Johnny Griffin e Sonny Rollins.
9 settembre 1927
John Coltrane Quartet

Elvin Jones e la nuova concezione del tempo

La nascita di Elvin Jones richiama una delle trasformazioni più profonde del jazz moderno: il passaggio dalla semplice scansione del tempo a una concezione poliritmica e fluida della pulsazione, divenuta elemento caratterizzante del quartetto di John Coltrane.

La traiettoria conduce ancora una volta a Eric Dolphy, alle sue registrazioni europee, e a un jazz nel quale l’interazione conta quanto la composizione. Il repertorio può essere preesistente, ma ogni esecuzione diventa un’occasione per ridefinire equilibrio, spazio e forma.

Anche la dimensione live conferma questa apertura. Il Chicago Jazz Festival, collocato nel weekend del Labor Day, collega la tradizione della scena di Chicago alle esperienze dell’AACM e alle generazioni contemporanee; il Monterey Jazz Festival, attivo dal 1958, rappresenta invece uno dei luoghi storici della continuità festivaliera americana. Accanto a questi compaiono appuntamenti internazionali come il Bozcaada Jazz Festival in Turchia e la Jackson Street Jazz Walk di Seattle.

Il festival, lo studio e il club diventano così parti dello stesso sistema: luoghi diversi nei quali il jazz continua a ridefinire il proprio rapporto con il pubblico e con il tempo.

Conclusione

Tra il 4 e il 10 settembre la storia del jazz non procede secondo una semplice successione di nomi e date. Buddy Bolden rappresenta una memoria ancora affidata alla tradizione orale; Meade “Lux” Lewis trasforma il ritmo in una grammatica pianistica riconoscibile; Miles Davis e i suoi collaboratori progettano nuove forme orchestrali; Yusef Lateef amplia il vocabolario timbrico; Sonny Rollins porta l’improvvisazione tematica verso una libertà sempre maggiore; Elvin Jones modifica la percezione del tempo; Eric Dolphy attraversa l’Atlantico e trova in Europa nuovi interlocutori.

La vera continuità sta dunque nel movimento. Il jazz conserva la memoria proprio perché continua a trasformarla. Cambiano le città, gli studi, i festival, gli strumenti e le generazioni, ma resta la necessità di ascoltare ciò che è stato e trovare, dentro quella materia, una possibilità nuova.

È questa la prospettiva che emerge dalla settimana: non un calendario di ricorrenze, ma una serie di episodi nei quali la storia del jazz si sposta progressivamente da una tradizione locale a una cultura musicale internazionale, senza perdere il rapporto con le proprie radici.

Scopri la playlist Inside Jazz Stories
Ascolta quello che hai appena letto.
Ogni settimana la playlist viene aggiornata con i brani, gli album e gli artisti raccontati nell’ultimo episodio di Inside Jazz Stories.

→ Premi play e approfondisci la storia attraverso la musica: troverai una selezione costruita appositamente per accompagnare la lettura dell’articolo appena pubblicato.
Jazz in Family
THE SOUNDBOOK

The Official Playlist
of Inside Jazz Stories

Jazz in Family
CHAPTER #22
TRACKS 12
DURATION 1h 00′
PERIOD 1946–1979
SELECTION 01
EUROPEAN CROSSING

Summertime

Don Byas

Il tenore di Don Byas apre il percorso con una voce profondamente legata alla tradizione del jazz moderno. La sua partenza per l’Europa nel 1946 rappresenta uno dei primi segnali della nuova geografia internazionale del jazz.

SELECTION 02
COOL JAZZ

Boplicity

Miles Davis

Una delle composizioni simbolo del progetto del Nonetto di Miles Davis. Gli arrangiamenti di Gil Evans, Gerry Mulligan e John Lewis mostrano la ricerca di un nuovo equilibrio tra scrittura orchestrale, improvvisazione e leggerezza timbrica.

SELECTION 03
SONGBOOK LEGACY

Take The “A” Train

Ella Fitzgerald & Duke Ellington

La voce di Ella Fitzgerald incontra il repertorio di Duke Ellington in uno dei grandi progetti dedicati ai Songbook. Un esempio esemplare della capacità del jazz di trasformare una composizione in patrimonio interpretativo.

SELECTION 04
EASTERN SOUNDS

The Plum Blossom

Yusef Lateef

Yusef Lateef amplia il vocabolario dell’hard bop attraverso una tavolozza timbrica aperta a strumenti e tradizioni non occidentali. Una delle testimonianze più significative della ricerca che avrebbe progressivamente allargato i confini del jazz.

SELECTION 05
BOSSA NOVA

Soul Bossa Nova

Quincy Jones · 1962

Quincy Jones porta l’orchestra jazz a confrontarsi con il linguaggio della bossa nova. Un brano diventato celebre che testimonia il momento in cui il jazz dialogava sempre più intensamente con la musica brasiliana.

SELECTION 06
HARD BOP

Ceora

Lee Morgan · 1965

Registrata durante le sessioni di Cornbread, Ceora è una delle composizioni più celebri di Lee Morgan. Una melodia lirica e riconoscibile che appartiene alla stagione matura dell’hard bop Blue Note.

SELECTION 07
MONTEREY LIVE

Forest Flower – Sunrise

Charles Lloyd · 1966

La registrazione dal vivo del quartetto di Charles Lloyd al Monterey Jazz Festival documenta una stagione di profonda trasformazione del jazz moderno. Il materiale confluirà successivamente in Forest Flower.

SELECTION 08
JAZZ & SPOKEN WORD

The Bottle

Gil Scott-Heron & Brian Jackson · 1973

Jazz, soul, poesia e spoken word convergono nella musica di Gil Scott-Heron e Brian Jackson. The Bottle rappresenta una delle direzioni attraverso cui il linguaggio jazzistico entra in dialogo con la realtà sociale e urbana degli anni Settanta.

SELECTION 09
JAPANESE JAZZ

Scenery

Ryo Fukui · 1976

Registrato dal vivo a Sapporo, Scenery è una testimonianza della diffusione del jazz in Giappone. Il pianismo di Ryo Fukui mostra come il linguaggio jazzistico americano sia stato assimilato e reinterpretato in un nuovo contesto culturale.

SELECTION 10
ITALIAN JAZZ

The Day After the Silence

Enrico Pieranunzi · 1976

Un’incisione in piano solo che porta al centro del racconto il rapporto tra pianista, spazio e silenzio. Enrico Pieranunzi rappresenta qui la crescita di una voce pianistica europea capace di sviluppare un linguaggio personale.

SELECTION 11
JAZZ IN EUROPE

Round’ Midnight

Chet Baker · 1979

Registrato a Londra nel 1979, il brano appartiene alla fase europea della carriera di Chet Baker. Una scelta che richiama il ruolo assunto dall’Europa come luogo di lavoro e di incontro per molti musicisti americani.

SELECTION 12
TENOR GIANT

St. Thomas

Sonny Rollins

Il celebre tema di Sonny Rollins chiude il percorso con uno dei simboli della sua concezione improvvisativa: una melodia semplice trasformata attraverso ritmo, variazione e invenzione. Una sintesi ideale della libertà linguistica del jazz moderno.

Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family


Scopri di più da Jazz in Family

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un tuo commento

Jazz in Family ● ON AIR

Jazz in Family

373

0:00 0:00