Tra il 21 e il 27 agosto, Inside Jazz Stories #20 mette in relazione musicisti appartenenti a generazioni e contesti differenti, ma accomunati da una stessa esigenza: modificare le regole con cui il jazz organizza il proprio materiale musicale. Count Basie parte dallo swing e ne riduce il superfluo; Buster Smith trasmette a una generazione più giovane strumenti destinati a trasformarsi nel bebop; Art Farmer e Martial Solal intervengono sul fraseggio e sull’armonia. Poi arrivano Miles Davis e Bitches Brew, che spostano il problema verso la composizione e la registrazione. È una storia fatta meno di rotture assolute che di nuovi modi di utilizzare ciò che il jazz aveva già costruito.
Dallo swing alla nuova grammatica dell’improvvisazione
Quando ritmo, timbro e forma cambiano funzione
Count Basie
Art Farmer
Martial Solal
Terje Rypdal
Brad Mehldau
Buster Smith
Wayne Shorter
Il 21 agosto 1904 nasce Count Basie, e la sua vicenda permette di partire da una questione apparentemente semplice: quanto può cambiare una grande orchestra senza cambiare la propria natura?
La risposta di Basie passa soprattutto attraverso il ritmo e lo spazio. Nel contesto dello swing di Kansas City, il pianista sviluppa una concezione estremamente economica del proprio ruolo: poche note, interventi mirati, grande attenzione alla pulsazione e alla relazione con la sezione ritmica. La big band non viene appesantita, ma resa più mobile, lasciando emergere il carattere collettivo del groove.
Questa economia diventa una delle componenti della modernità jazzistica. Il linguaggio non cresce necessariamente aggiungendo materiale: può anche diventare più efficace attraverso la sottrazione. È una lezione che attraverserà il jazz moderno e che, in forme diverse, tornerà nella scrittura, nell’improvvisazione e nell’arrangiamento.
Il 24 agosto 1904 nasce Buster Smith, sassofonista e arrangiatore della scena di Kansas City. La sua importanza assume un significato particolare per il rapporto con il giovane Charlie Parker, che frequentò Smith e ne assimilò elementi tecnici e musicali. La storia del bebop può quindi essere letta anche come una trasformazione interna alla tradizione: ciò che sarebbe apparso nuovo e radicale negli anni Quaranta aveva radici in una pratica musicale precedente.
La trasmissione non significa però conservazione. Un musicista può ricevere una grammatica e utilizzarla per costruire qualcosa di diverso. È proprio questo passaggio a rendere la tradizione una materia viva.
Dal suono alla scrittura
Il 21 agosto 1928 nascono i gemelli Art Farmer e Addison Farmer. Art, trombettista e flicornista, porterà questa ricerca in una direzione differente, caratterizzata da un fraseggio lirico e da una particolare attenzione alla qualità del suono. Il suo contributo alla valorizzazione del flicorno mostra come anche la scelta dello strumento possa diventare una questione linguistica.
Il 23 agosto 1927 nasce invece Martial Solal, pianista e compositore francese. La sua presenza introduce nel racconto una dimensione europea nella quale la tradizione dello standard viene sottoposta a una rilettura armonica e formale personale. Solal non rinuncia alla tradizione: la sottopone a un processo di ricomposizione.
È una distinzione fondamentale. Il jazz moderno non si sviluppa soltanto attraverso nuovi stili riconoscibili. Cambia anche attraverso il modo in cui i musicisti affrontano materiali già esistenti: una melodia, un accordo, una forma, una funzione strumentale possono essere trattati diversamente e produrre un risultato nuovo.
Quando la registrazione diventa parte della musica
Il passaggio decisivo della settimana avviene il 21 agosto 1969, quando si concludono alla Columbia Records di New York le sessioni di registrazione di Bitches Brew.
Miles Davis riunisce attorno a sé un gruppo di musicisti destinati a diventare protagonisti della musica dei decenni successivi: Wayne Shorter, Joe Zawinul, Chick Corea, John McLaughlin, Dave Holland, Jack DeJohnette e altri componenti dell’ensemble partecipano a un progetto nel quale jazz, rock, funk ed elettricità entrano in una relazione completamente nuova.
Ma il punto più interessante non è semplicemente l’utilizzo di strumenti elettrici.
Con Bitches Brew cambia anche il rapporto tra ciò che viene suonato e ciò che diventa il disco. Il lavoro del produttore Teo Macero sul materiale registrato contribuisce alla costruzione della forma finale. La sala di registrazione non è più soltanto il luogo nel quale conservare una performance: diventa uno spazio nel quale il materiale può essere organizzato e trasformato.
Questo modifica una delle caratteristiche fondamentali della tradizione jazzistica. Per decenni il centro dell’esperienza era stato il rapporto diretto tra musicisti, composizione e improvvisazione. Ora il processo creativo può continuare dopo l’esecuzione.
La registrazione assume quindi una funzione compositiva.
Non si tratta soltanto di introdurre nuovi strumenti, ma di cambiare la sequenza stessa con cui nasce un’opera: si suona, si registra, si seleziona, si monta e si costruisce una forma definitiva.
Quando registrare significa anche creare
Miles Davis — Bitches Brew
Teo Macero
Tangerine Dream — Turin 2024 Session
Wayne Shorter e una nuova idea di composizione
La nascita di Wayne Shorter, il 25 agosto 1933, permette di leggere questa trasformazione attraverso la figura di uno dei suoi protagonisti.
Shorter attraversa alcune delle esperienze decisive del jazz moderno: i Jazz Messengers di Art Blakey, il Secondo Grande Quintetto di Miles Davis e, successivamente, i Weather Report. In ciascuno di questi contesti porta una scrittura caratterizzata da melodie ellittiche, ambiguità armoniche e una concezione della forma nella quale il tema non costituisce semplicemente il punto di partenza per l’improvvisazione.
Il suo ruolo in Bitches Brew acquista così un significato ulteriore. Shorter non è soltanto il sassofonista di una sessione elettrica: è uno dei musicisti attraverso i quali il jazz moderno sta ridefinendo il rapporto fra scrittura e improvvisazione.
La composizione può diventare più aperta, meno prevedibile, più capace di suggerire una direzione senza determinarne completamente lo sviluppo.
È una trasformazione che non riguarda soltanto il suono del jazz, ma il modo stesso in cui il musicista pensa una composizione.
Tradizione, reinvenzione e nuove possibilità dello strumento
Se il secondo capitolo racconta il momento in cui la forma del jazz cambia anche attraverso il processo di registrazione, la parte successiva della storia riguarda ciò che accade quando queste possibilità vengono assimilate da musicisti di generazioni diverse.
Il 23 agosto 1947 nasce Terje Rypdal, chitarrista e compositore norvegese legato alla ricerca sonora dell’area ECM. La sua musica porta la chitarra elettrica verso una concezione nella quale amplificazione, sustain e timbro assumono un peso strutturale. Non è semplicemente una chitarra jazz suonata con maggiore volume: è uno strumento utilizzato per costruire spazi sonori differenti.
Nello stesso giorno, nel 1970, nasce Brad Mehldau. Il suo percorso conduce invece verso una formazione tradizionale del jazz: il piano trio. La novità non consiste quindi nell’inventare un nuovo organico, ma nel ripensarne le possibilità. Mehldau combina sensibilità contrappuntistica, post-bop e materiali provenienti dal pop-rock, intervenendo sul rapporto fra pianoforte, contrabbasso e batteria.
Sono due direzioni differenti.
Rypdal amplia le possibilità dello strumento attraverso la materia sonora; Mehldau lavora sulla relazione fra gli strumenti e sulla struttura interna della formazione. Entrambi mostrano però che la modernizzazione del jazz non dipende necessariamente dalla nascita di un nuovo genere.
Può avvenire anche all’interno di forme già conosciute.
Joey DeFrancesco e il ritorno dell’Hammond
Il 25 agosto 2022 scompare Joey DeFrancesco, a soli 51 anni. La sua presenza nella storia della settimana introduce un’altra forma di trasformazione: quella che passa dal recupero di una tradizione strumentale.
A partire dalla fine degli anni Ottanta, DeFrancesco fu tra i protagonisti della rinascita dell’Hammond B3 nel jazz. Il suo linguaggio univa la velocità del bebop alla tradizione del soul-jazz, riportando l’organo al centro della scena contemporanea.
Il suo percorso è significativo anche per il rapporto con Miles Davis: ancora adolescente partecipò alle sessioni di Amandla. La connessione fra i due musicisti crea un arco generazionale particolarmente interessante: lo stesso universo musicale che aveva sperimentato una radicale trasformazione alla fine degli anni Sessanta poteva, una generazione più tardi, accogliere un musicista impegnato a rinnovare uno strumento nato in un’altra fase della storia del jazz.
Qui la trasformazione assume un’altra forma ancora.
Non è necessario inventare un nuovo strumento. Non è necessario abbandonare il piano trio e non è necessario rompere con il repertorio precedente.
A volte l’innovazione consiste nel riportare una forma del passato dentro un contesto nuovo, cambiandone il ruolo e il significato.
Quando una tradizione ritrova una nuova voce
Joey DeFrancesco
Dall’Hammond alla generazione di Miles Davis
Conclusione
La settimana dal 21 al 27 agosto racconta quindi una storia meno lineare di quanto possa suggerire una semplice cronologia. Basie e Buster Smith mostrano come il nuovo possa nascere dalla trasformazione della tradizione; Farmer e Solal intervengono sul suono, sul fraseggio e sulla forma; Bitches Brew porta la sperimentazione dentro il processo stesso di produzione del disco; Shorter ridefinisce il rapporto fra composizione e improvvisazione; Rypdal, Mehldau e DeFrancesco dimostrano infine che la ricerca può passare tanto da nuovi approcci quanto dal ripensamento di strumenti e strutture già esistenti. Il jazz cambia le proprie regole soprattutto quando smette di considerarle definitive.
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The Official Playlist
of Inside Jazz Stories
One O’Clock Jump
Il suono della Kansas City di Count Basie: essenziale, ritmico e costruito sullo spazio. Un brano fondamentale per comprendere la concezione orchestrale che avrebbe influenzato il jazz moderno.
Like Someone in Love
Il fraseggio lirico e la sensibilità timbrica di Art Farmer mostrano come il jazz moderno possa trasformare una melodia standard attraverso eleganza, controllo e ricerca del suono.
New York Herald Tribune
Martial Solal affronta il jazz moderno con una concezione armonica e pianistica personale, rappresentando una delle voci più originali della scena europea del dopoguerra.
Bitches Brew
Il centro della svolta elettrica di Miles Davis. Rock, funk, improvvisazione collettiva e nuove tecniche di produzione trasformano il rapporto tra performance e registrazione.
Footprints
Una delle composizioni più riconoscibili di Wayne Shorter, costruita su una scrittura sospesa e su un rapporto aperto tra tema, armonia e improvvisazione.
Mystery Man
La chitarra elettrica diventa materia sonora. Rypdal utilizza sustain, amplificazione e spazio per spingere il linguaggio jazzistico verso territori timbrici più ampi.
Exit Music
Brad Mehldau rilegge il rapporto tra jazz e repertorio contemporaneo attraverso il piano trio, intrecciando sensibilità armonica, contrappunto e materiali provenienti dal pop-rock.
The Champ – Live
L’Hammond B3 torna al centro del jazz attraverso la velocità bebop e la tradizione soul-jazz di Joey DeFrancesco, una delle figure decisive della rinascita dell’organo negli anni Novanta.
Source
Una voce del jazz contemporaneo che mostra come le possibilità aperte dalle generazioni precedenti possano essere rielaborate attraverso nuove sensibilità ritmiche, sonore e compositive.
Miles Runs the Voodoo Down
Il groove diventa elemento strutturale e l’ensemble assume una nuova funzione. Un altro momento fondamentale della trasformazione musicale rappresentata da Bitches Brew.
Li’l Darlin’ – Live at the Tropicana Hotel, Las Vegas/1969
A distanza di decenni dalla nascita della Basie Orchestra, il suo linguaggio conserva intatta la forza del ritmo e dell’economia orchestrale. Una testimonianza della durata del modello Basie.
Fair Weather
Una seconda prospettiva sul linguaggio di Art Farmer: controllo del fraseggio, lirismo e precisione mostrano come la ricerca timbrica possa diventare parte integrante dell’identità di un musicista.
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