Nomad’ Sessions Vol. 1 – EYM Trio: Recensione dell’Album

Nomad’ Sessions Vol. 1 – EYM Trio

Etichetta discografica: Ohrwurm Records

Data di uscita: 3 luglio 2026

Esistono dischi che nascono nel silenzio ovattato di studi di registrazione all’avanguardia, dove ogni singola nota viene sezionata, corretta e levigata fino a raggiungere una perfezione quasi geometrica. E poi esiste Nomad’ Sessions Vol. 1, il nuovo e audace progetto discografico firmato dal sodalizio francese EYM Trio. Composto da pianoforte, contrabbasso e batteria, l’ensemble ha deciso di spogliare la propria musica di qualsiasi rete di sicurezza tecnologica o logistica, consegnando agli ascoltatori un’opera che ridefinisce il concetto stesso di registrazione sul campo.

Questo lavoro non è semplicemente una raccolta di composizioni jazz contemporanee, ma il resoconto acustico di un’epopea geografica e umana iniziata nel 2019. L’idea di base è tanto semplice quanto complessa da realizzare: registrare la propria musica dal vivo, all’aperto, in contesti urbani o naturali sparsi per il globo, affrontando condizioni climatiche estreme, apparecchiature di fortuna, restrizioni burocratiche e rumori ambientali improvvisi. Il risultato è un disco vibrante, dove l’imprevisto non viene isolato o cancellato, ma elevato a elemento compositivo e strutturale.


L’estetica dell’imperfezione tra jazz e world music

Dal punto di vista strettamente musicale, Nomad’ Sessions Vol. 1 si muove agilmente lungo i confini permeabili del jazz moderno, della world music e delle suggestioni strumentali di stampo mediterraneo. L’identità sonora del trio si fonda su un interplay straordinariamente elastico, affinato in quindici anni di attività e qui spinto verso territori inesplorati. Quando ci si trova a suonare senza cuffie protettive, in mezzo al traffico cittadino o su una spiaggia sabbiosa, la capacità di ascolto reciproco diventa l’unico vero strumento di sopravvivenza artistica.

La scrittura dei brani si adatta costantemente all’ambiente circostante. La rinuncia deliberata ai canoni della registrazione in studio costringe il trio a un esercizio di estrema umiltà: quasi ogni traccia è il risultato di un’unica ripresa, al massimo due. Questa scelta produttiva radicale conferisce all’album una freschezza interpretativa ormai rara nel panorama jazzistico contemporaneo. Le dinamiche non sono stabilite solo dallo spartito, ma sono modellate dal vento, dal passaggio di un motorino, dalle grida dei bambini o dal rombo di una sirena in lontananza. È un’estetica dell’imperfezione che celebra l’istante e si oppone con forza alla precisione chirurgica della produzione digitale moderna.


Un itinerario sonoro globale: l’analisi dei brani chiave

L’ascolto di Nomad’ Sessions Vol. 1 si rivela un’esperienza immersiva e priva di filtri, capace di trasportare l’ascoltatore da un continente all’altro nel giro di pochi minuti.

L’energia urbana e l’urgenza del ritmo

L’album si apre con “Borders”, registrato nel cuore di Manhattan, a New York, nel 2024. Qui il trio collabora con la straordinaria cantante indiana Varijashree Venugopal. L’arrangiamento si adatta in modo sbalorditivo alle circostanze: la batteria viene sostituita da una scatola di cartone trovata per strada e il pianoforte è uno strumento verticale pubblico, usurato dalle intemperie. Nonostante il rumore sovrastante della metropoli, il dialogo tra la voce sinuosa di Venugopal e le trame acustiche del trio genera una tensione emotiva palpabile, acuita dalla difficoltà oggettiva dei musicisti di sentirsi a vicenda.

In netta contrapposizione climatica e geografica si colloca “Casablanca”, registrato nel 2022 nell’omonima città marocchina. Nato dalla collaborazione con l’associazione di street art locale Freelfen, il brano si sviluppa come un vero e proprio atto di appropriazione dello spazio pubblico. Le dinamiche qui si fanno calde e avvolgenti, catturando la luce del tramonto e l’energia della Medina attraverso un groove ipnotico che si muove sinuoso tra influenze nordafricane e jazz europeo.

La quiete dopo la tempesta: ballate e spazi aperti

Il disco sa anche ritagliarsi momenti di straordinaria delicatezza lirica. “Emile”, registrata ad Amsterdam nel 2022 sempre con il contributo di Varijashree Venugopal, mostra il lato più intimo e confidenziale del quartetto. Eseguita sui gradini adiacenti al Bimhuis in un’atmosfera rilassata e mattutina, la composizione si dipana come una ballata acustica pura, dove la mancanza di una tastiera perfettamente funzionante viene compensata da una sensibilità melodica disarmante.

Un’analoga sensazione di vastità si respira in “I’m Travelling Alone”, registrata in Indonesia nel 2019 sul vulcano attivo Tangkuban Perahu. Circondati da un persistente odore di zolfo, i musicisti affrontano la maestosità della natura con un jazz moderno e spigoloso. L’interpretazione è drammatica e solenne, coronata nel finale da una coltre di fumo sollevata dal cratere che sembra fondersi fisicamente con le ultime note sospese del pianoforte e del contrabbasso.

Con “Picnic in Tchernobyl”, registrato a Salento in Colombia nel 2022, il trio dimostra una capacità di reazione straordinaria. Dopo aver atteso la fine di un violento temporale tropicale che rischiava di compromettere l’intera sessione, il gruppo registra un’unica, tesissima ripresa al crepuscolo. Il brano vibra di un’energia nervosa e crepuscolare, dove il fango e l’urgenza del momento si riflettono in un’esecuzione serrata e priva di fronzoli.


La verità della registrazione sul campo

Da un punto di vista strettamente tecnico, Nomad’ Sessions Vol. 1 rappresenta un mezzo miracolo ingegneristico. Il trio, supportato da Melmax Music e Baam Productions, ha dovuto sviluppare una totale autosufficienza energetica e logistica per poter registrare in mobilità pianoforte, contrabbasso e batteria.

La scelta di non ripulire le tracce dai rumori di fondo, dai glitch digitali o dalle interferenze esterne non è un mero espediente di marketing, ma una precisa dichiarazione d’intenti artistica. L’ascoltatore viene catapultato al centro della scena: si percepisce lo scricchiolio della sabbia di Ngrenehan Beach in “Paradiso Perduto”, il vento gelido del fiume San Lorenzo in “Song for Anilou”, o il chiasso cittadino di Santiago del Cile in “Liminal”. La post-produzione si è limitata a preservare questa verità acustica, restituendo un suono tridimensionale, vivo e incredibilmente dinamico.


Un esperimento antropologico di rara bellezza

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale e la chirurgia digitale applicata alla musica tendono a standardizzare le produzioni, Nomad’ Sessions Vol. 1 si erge come un baluardo di autenticità e resistenza culturale. EYM Trio non ha soltanto registrato un ottimo album di jazz contaminato; ha documentato un viaggio antropologico basato sull’incontro, sulla fiducia reciproca e sulla capacità di accogliere l’imprevisto come un’opportunità creativa.

Ogni traccia di questo volume è una cartolina sonora che profuma di polvere, pioggia, salsedine e asfalto. L’ascolto è consigliato non solo agli amanti del jazz contemporaneo, ma a chiunque cerchi nella musica quel brivido di imprevedibilità e di calore umano che solo la vita reale sa regalare.

Nomad’ Sessions – EYM Trio
Nomad’ Sessions
EYM Trio
● OUT NOW
◆ ESSENTIAL
Label: Ohrwurm Records Year: 2026 Tracks: 11

Tracklist

1. Borders feat. Varijashree
2. Casablanca
3. Emile feat. Varijashree
4. Ginkgo Biloba
5. I’m Travelling Alone
6. Liminal
7. No Madness
8. Paradiso Perduto
9. Picnic in Tchernobyl
10. Song for Anilou feat. Varijashree
11. The Wall of Sant’Andrea

Liner Notes

Nomad’ Sessions
EYM Trio: Elie Dufour – piano; Yann Phayphet – double bass; Marc Michel – drums.
Digital release: July 3, 2026.
A collection of live “sound postcards” recorded around the world.
Sessions captured in unconventional locations, often in a single take.
Featuring Varijashree Venugopal on tracks 1, 5 and 9.

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