Gennaio 2026 – Groove Bonanza:
la tua guida verso la musica migliore.
Dai un’occhiata alla nostra rubrica e alla playlist su Spotify per i ritmi più coinvolgenti e le melodie più avvincenti.
Cosa trovate e come dovete muovervi in questa pagina
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Groove Bonanza
Groove Bonanza è la tua bussola personale per navigare nel vasto oceano della musica indipendente, un territorio ricco di gemme nascoste lontane dalle correnti dominanti del mainstream. Questa guida ti condurrà verso artisti meno noti ma straordinariamente talentuosi, che creano musica autentica e innovativa, spesso non riconosciuta dal grande pubblico.
A partire da marzo 2024, abbiamo deciso di ampliare le nostre segnalazioni musicali per offrirti non solo brani nel tuo genere preferito, ma anche musica che pensiamo possa regalarti
Groove in Abbondanza
Qui puoi trovare, ascoltare, e qualche volta vedere, singoli brani o interi album per i quali qualcuno ci ha chiesto un semplice parere, indipendentemente dal genere musicale.
Questa musica non sempre rispecchia i nostri gusti personali, ma riteniamo sia importante dare spazio a tutte le diversità e tendenze stilistiche. Per questo motivo, scegliamo di pubblicare e condividere queste segnalazioni sul nostro sito.
Siamo sicuri che troverai qualcosa di adatto ai tuoi gusti musicali e speriamo che queste nuove aggiunte alla nostra selezione ti portino piacevoli scoperte.

la tua destinazione musicale per un’esperienza Musicale senza confini.
Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un dialogo tra tradizione e innovazione, dove la delicatezza dell’ukulele incontra la ricchezza del choro brasiliano.
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Flor Amorosa: L’Anima del Choro in una Nuova Luce
Flor Amorosa è un gioiello musicale che cattura l’essenza del primo choro brasiliano, composto da Joaquim Callado nel XIX secolo. Il brano è stato rivisitato dalla sensibilità e maestria di João Tostes, virtuoso dell’ukulele e figura di spicco nella scena musicale brasiliana. Registrato dal vivo nel 2018 all’Istituto Curupira, il brano emerge come un dialogo intimo e raffinato tra ukulele, basso e tastiere, senza l’ausilio di percussioni, mettendo in risalto la purezza melodica e la profondità espressiva dello strumento. Questa interpretazione, breve ma intensamente evocativa, rappresenta un ponte tra il patrimonio musicale di Rio de Janeiro e una moderna estetica sperimentale, dimostrando come la tradizione possa rinascere attraverso nuove forme e arrangiamenti.
Un Tributo alla Storia e all’Innovazione
João Tostes, direttore del Brazilian Ukulele Festival e artista acclamato a livello internazionale, porta in questo progetto la sua vasta esperienza e la sua capacità di fondere influenze disparate — da Chiquinha Gonzaga a Tom Jobim, da Paco de Lucía a David Gilmour — in un linguaggio personale e universale. Flor Amorosa non è solo una traccia, ma un frammento di un percorso artistico più ampio, documentato nel live album The Curupira Concert, che testimonia la capacità di Tostes di rileggere il passato con occhi contemporanei.
Un Invito all’Ascolto Consapevole
Flor Amorosa, e tutto l’album, ci invita a fermarci, ad ascoltare la delicatezza di ogni nota e a scoprire come un semplice trio possa evocare mondi interi. Un brano che ci ricorda come la bellezza della musica risieda anche nella sua capacità di unire epoche, culture e emozioni, trasformando l’ascolto in un’esperienza intima e senza tempo.
https://www.jazzinfamily.com/gennaio-2026-groove-bonanza/#JoãoTostes
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Per chi cerca una musica che unisca raffinatezza e calore.
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Ideate and Create: L’Arte di Immaginare e Realizzare
Ideate and Create di Gabriel + Jose Pineiro Trio è un invito a lasciarsi trasportare in un mondo dove la musica diventa pura espressione di idee e emozioni. Il brano, con il suo ritmo misurato e la sua armonia avvolgente, crea un’atmosfera intima e sofisticata, perfetta per momenti di riflessione o per accompagnare serate all’insegna dell’eleganza.
La combinazione di pianoforte elettrico, sax e una sezione ritmica solida e pulsante dona al pezzo una profondità unica, capace di evocare immagini e sensazioni senza tempo. Ogni strumento contribuisce a costruire un paesaggio sonoro che parla direttamente all’anima, trasformando l’ascolto in un’esperienza coinvolgente e memorabile.
Un lavoro che dimostra come la musica, quando nasce dalla passione e dalla complicità artistica, possa diventare un ponte tra immaginazione e realtà.
https://www.jazzinfamily.com/gennaio-2026-groove-bonanza/#Gabriel
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Per chi cerca un jazz che sappia essere specchio dell’anima, tra passaggi e metamorfosi.
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Dimitris Terpizis – “6211”: un manifesto sonoro di passaggi e appartenenze
Con “6211”, Dimitris Terpizis non si limita a comporre musica: disegna mappe emotive, traccia sentieri tra memoria e movimento. Questo EP, frutto di una ricerca artistica che affonda le radici tra Maastricht e il Berklee Global Jazz Institute, è un manifesto di transizioni—non solo geografiche, ma anche esistenziali. Ogni traccia è una soglia, un portale che si apre su paesaggi interiori inesplorati.
Tra portali e luoghi: la poetica di Terpizis
“Portals” e “Places” sono più che brani: sono cronache di un viaggio, dove il jazz contemporaneo si fa linguaggio universale. Le melodie si snodano come fili di una trama, i ritmi pulsano come battiti di un cuore in cammino. “B50-1”, invece, è una confessione intima: l’omaggio a un appartamento—numero civico 6211—che è stato laboratorio, rifugio e crocevia di idee. Un luogo dove la musica ha preso forma tra incontri, silenzi e condivisioni, diventando testimone di una crescita artistica e umana.
Un artista al crocevia tra Europa e America
La formazione di Terpizis—tra Cipro, Danimarca, Olanda e Stati Uniti—si riflette in una musica che assorbe e trascende. Studente di maestri come Danilo Pérez e John Patitucci, collaboratore di artisti del calibro di Camille Bertault e David Binney, Terpizis incarna la sintesi tra tradizione e avanguardia. “6211”, sostenuto dal prestigioso Henriëtte Hustinx Prijs, è la prova di una voce che sa osare senza perdere di vista la profondità.
Perché ascoltare “6211”
Con “6211”, Terpizis sceglie la profondità. È un EP che parla di transizioni, non solo fisiche ma anche interiori, e che ci ricorda come la musica possa essere una porta aperta su mondi nuovi.
Ascoltalo come si varca una porta: con curiosità, rispetto e la consapevolezza che, dall’altra parte, qualcosa di te sarà diverso.
https://www.jazzinfamily.com/gennaio-2026-groove-bonanza/#DimitrisTerpizis
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Per chi cerca un jazz senza confini, dove virtuosismo e gioia di vivere si fondono in un abbraccio musicale.
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Mulo Francel: il globetrotter del suono tra jazz, mondo e avventura
Mulo Francel non è solo un sassofonista, clarinettista o mandolinista: è un narratore sonoro, un artista che trasforma ogni nota in un ponte tra culture, emozioni e paesaggi. Fondatore dei Quadro Nuevo e anima creativa della GLM Music, Francel incarna l’idea di una musica senza frontiere, dove il jazz si mescola a ritmi balcanici, tango, flamenco e world music, dando vita a un linguaggio unico e immediato.
Un musicista al crocevia dei generi
Formatosi tra Monaco di Baviera e Linz, Francel ha fatto della contaminazione il suo marchio di fabbrica. Il suo approccio—curioso, aperto e profondamente umano—si riflette in ogni progetto, dalla direzione artistica del World Music Program al Silbersaal di Monaco alla collaborazione con artisti internazionali. La sua musica non si limita a suonare: racconta storie, evoca immagini, trasporta.
“Mulo’s Mambo”: un inno alla gioia e all’amicizia
Scritto dal chitarrista Paulo Morello e registrato a L’Avana, “Mulo’s Mambo” è un brano che esplode di energia: uno swing gitano che mescola humor, virtuosismo e una vitalità contagiosa. Francel, al sassofono soprano, dialoga con Morello e il contrabbassista Sven Faller in un trio che danza tra improvvisazione e tradizione, regalandoci un pezzo che profuma di sale, di strada, di vita. La copertina—che lo ritrae avvolto dalla salsedine cubana—è la metafora perfetta del suo essere musicista viaggiatore, sempre pronto a lasciarsi ispirare dal mondo.
La missione di un visionario
Come CEO della GLM Music, Francel non si limita a produrre dischi: cura un ecosistema musicale dove la creatività non ha confini. Il suo obiettivo? Far sì che la musica sia incontro, scoperta, condivisione. Che si esibisca in un club intimo o su un palco internazionale, Francel porta con sé la convinzione che ogni nota possa essere un dialogo, ogni concerto un viaggio collettivo.
Ascoltalo e lasciati trasportare: la musica di Mulo Francel non si limita a riempire lo spazio. Lo trasforma in un luogo dove tutti possono sentirsi a casa.
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Per chi cerca profondità, groove misurato e sinergia artistica
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“Call”: Il Neo-Soul che Parla all’Anima
Il Neo-Soul contemporaneo trova una delle sue espressioni più mature in “Call”, il brano nato dalla collaborazione tra Henry Aberson, Derran Day e Korey Keys. Non si tratta semplicemente di una somma di talenti individuali, ma di una fusione organica che dà vita a un’ascolto stratificato, ricco di sfumature, pensato per chi cerca complessità e raffinatezza senza compromessi. Il pezzo dimostra come la musica, quando nasce da una vera intesa artistica, possa diventare molto più della somma delle sue parti.
Un Groove che Avvolge
“Call” si svela con una cadenza misurata a 76 BPM, un tempo che invita alla riflessione senza rinunciare al movimento. Questo ritmo, apparentemente lento, è in realtà profondamente coinvolgente: la chitarra elettrica intesse melodie sottili e armonie calde, mentre il basso disegna linee avvolgenti che sostengono l’intera struttura. La batteria, precisa e mai invadente, scandisce un pulsare ipnotico, quasi un invito a chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare. È il groove del Neo-Soul più autentico, arricchito da una produzione che guarda al futuro senza tradire le radici.
Voci e Sintetizzatori: L’Anima del Brano
Il vero cuore di “Call” batte nelle performance vocali. La voce solista, carica di emotività e controllo tecnico, si intreccia con armonie corali sofisticate che aggiungono profondità e calore. I sintetizzatori, usati con parsimonia, creano sfondi atmosferici e controcanti che ampliano lo spazio sonoro senza mai sovrastare. Il risultato è un equilibrio perfetto tra organicità e innovazione, un tratto distintivo del Neo-Soul quando raggiunge la sua massima espressione.
Un Invito all’Ascolto Attento
“Call” non è un brano da consumare distrattamente. È un’opera che chiede e merita attenzione, un viaggio in cui ogni ascolto rivela nuovi dettagli. È la dimostrazione che la musica, quando nasce da collaborazione, passione e maestria, può diventare un’esperienza trasformativa. Henry Aberson, Derran Day e Korey Keys non si limitano a suonare insieme: creano un dialogo sonoro che parla direttamente all’anima.
In un’epoca di musica usa e getta, “Call” ci ricorda che alcune cose — come le emozioni vere e le collaborazioni autentiche — richiedono tempo, cura e un ascolto che va oltre la superficie.
https://www.jazzinfamily.com/gennaio-2026-groove-bonanza/#HenryAberson
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Per chi cerca un jazz contemporaneo che unisce composizione originale, swing e sperimentazione ritmica.
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“Conceptions”: un viaggio tra armonie moderne e groove avventuroso
Con “Conceptions”, il Geoffrey Dean Quartet conferma la sua capacità di innovare nel solco della tradizione. Questo secondo album, seguito dal debutto “Foundations”, presenta dieci brani originali scritti da Dean, dal trombettista Justin Copeland e dal batterista Eric Binder. Il quartetto, completato dal bassista Harish Raghavan, offre un ampio spettro di stili jazzistici: da composizioni in metro dispari a pezzi in swing classico, fino a momenti di improvvisazione libera.
Un quartetto di talenti affiatati
Dean, Copeland e Binder si sono incontrati durante i loro dottorati in jazz all’Università dell’Illinois, mentre Raghavan porta la sua esperienza internazionale e una profondità ritmica che arricchisce ogni brano. L’alchimia tra i quattro è immediata e coinvolgente: brani come “Came and Went” e “Conflagration” mostrano un dialogo serrato tra piano e tromba, mentre “Song For Hannah” e “Prism” rivelano una sensibilità lirica e una ricerca armonica che ricordano i grandi maestri del jazz moderno.
Un album che guarda al futuro
“Conceptions” non è solo un tributo al passato, ma una dichiarazione di intenti. I brani di Copeland, come “Phoenix Rising” e “Road To Somewhere”, introducono ritmi incalzanti e melodie avvolgenti, mentre le composizioni di Binder, come “Amidst A Dream”, esplorano atmosfere oniriche. Dean, al piano, guida il gruppo con sicurezza e fantasia, creando un equilibrio perfetto tra struttura e libertà.
Una produzione curata nei dettagli
Registrato ai The Bunker Studio di Brooklyn e mixato da Aaron Nevezie, l’album respira come un concerto dal vivo. Ogni dettaglio—dalla granulosità del piano alla precisione ritmica—è curato per trasmettere l’energia del momento. “Conceptions” è un disco che non si limita a suonare, ma racconta storie, invitando l’ascoltatore a perdersi e ritrovarsi in ogni brano.
Ascoltalo come si esplora una mappa: con curiosità, attenzione e la certezza che ogni traccia è una nuova scoperta.
https://www.jazzinfamily.com/gennaio-2026-groove-bonanza/#GeoffreyDean
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Per chi cerca un dialogo tra tradizione e innovazione, tra paesaggio e improvvisazione.
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“A Blue Patch”, un viaggio tra memoria e futuro
Il chitarrista Joe Steels torna con A Blue Patch, un album che si nutre delle radici folk e celtiche delle sue terre natali—la Cumbria e il Northumberland—per poi proiettarle in un linguaggio jazzistico contemporaneo. Le melodie, potenti e immediate, si intrecciano con armonie sofisticate e ritmi che oscillano tra la tradizione e la sperimentazione, creando un equilibrio raro tra precisione e spontaneità.
Il disco, in uscita il 12 febbraio, è una raccolta di narrazioni personali e riflessioni universali: dalla luce che filtra tra le nuvole (A Blue Patch) ai momenti grigi e ambigui della vita (Between the Stars). Steels, già apprezzato per le collaborazioni con nomi come Andy Panayi e Ross Stanley, conferma qui la sua capacità di fondere jazz, folk e rock in un suono che è al tempo stesso intimo e aperto al mondo. La sua chitarra, guidata da una gioia contagiosa e da una ricerca melodica incessante, diventa strumento di connessione—con sé stessi, con gli altri, con il paesaggio che lo circonda.
A Blue Patch non è solo un album, ma una dichiarazione: la musica come esperienza vitale, capace di offrire accettazione, libertà e, soprattutto, la possibilità di vivere il presente. Un lavoro che parla di resilienza, di bellezza nelle piccole cose, e della forza che nasce dal saper ascoltare—il mondo, gli altri, e sé stessi.
https://www.jazzinfamily.com/gennaio-2026-groove-bonanza/#JoeSteels
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Per chi cerca un tango che respira tra tradizione e innovazione, leggerezza e profondità
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Marcela Arroyo e Quique Sinesi: “Danza sin fin”, un dialogo tra anime e chitarre
“Danza sin fin” è il primo singolo dell’atteso album in uscita il 13 marzo 2026 per O-Tone Music, un progetto che segna l’incontro tra due universi sonori: la voce calda e poetica di Marcela Arroyo e la chitarra leggendaria di Quique Sinesi, vincitore del Latin Grammy. Il brano anticipa un lavoro che esplora il tango in tutte le sue sfumature, laddove l’ombra si fonde con la luce, e la tradizione abbraccia il futuro. Come racconta Marcela, il tango non è solo malinconia e peso, ma anche leggerezza, un respiro che si fa musica.
Quique Sinesi, con le sue melodie che sembrano sussurrare storie intime, ha ispirato Marcela a scrivere poesie brevi, creando un dialogo segreto tra chitarra e parola. Un rifugio dove il folklore argentino e il nuovo tango si incontrano, vivi e in costante evoluzione. A questo viaggio si unisce il prezioso contributo di Markus Stockhausen, rendendo l’album un ponte tra passato e presente, tra Buenos Aires e il mondo. Marcela, voce versatile e animatrice di progetti tra jazz, folklore e tango nuevo, e Quique, maestro della chitarra argentina, ci ricordano che la musica è un luogo sacro, dove l’anima trova sempre casa. “Danza sin fin” non è solo un brano, ma un invito a lasciarsi trasportare in un luogo dove le radici si intrecciano con il cielo, e ogni nota è un passo di danza senza fine.
https://www.jazzinfamily.com/gennaio-2026-groove-bonanza/#MarcelaArroyo
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Per chi cerca un groove sensuale e innovativo, capace di fondere tradizioni musicali e modernità
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Rohane: l’artigiano del NovaZouk che ridefinisce il suono dell’amore moderno
Con “Nul en amour”, Rohane inaugura una nuova era per la musica antillana, coniando il termine NovaZouk: un genere che intreccia la struttura ritmica del zouk con la raffinatezza armonica della bossa nova. Il brano, trainato da una chitarra electro-acoustica e da un groove avvolgente, si muove con eleganza tra le contraddizioni dell’amore contemporaneo, oscillando tra fragilità e desiderio di impegno. La performance a due voci aggiunge un ulteriore strato di intimità, trasformando la canzone in un dialogo musicale dove sensualità e autenticità si fondono senza sforzo.
Rohane, già autore per nomi come Nesly, Jennifer Dias e Ol Kainry, dimostra qui una maturità artistica che va oltre la produzione per altri. Con milioni di visualizzazioni su YouTube e una carriera costellata di collaborazioni di successo, il suo passaggio alla scrittura e all’interpretazione personale segna una svolta: non più solo “dietro le quinte”, ma protagonista di una narrazione musicale che è insieme universale e profondamente intima.
“Nul en amour” non è solo un brano, ma una dichiarazione: il zouk può evolversi senza perdere la sua anima, e l’amore, anche quando sembra “nulla”, merita sempre una colonna sonora.
https://www.jazzinfamily.com/gennaio-2026-groove-bonanza/#Rohane
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Per chi cerca un jazz che oscilla tra contemplazione e estasi, dove l’improvvisazione diventa vertigine
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Grises: Trouble, l’ebbrezza dei sensi in musica
Con il loro primo EP “Éveil”, uscito il 24 ottobre 2025, i Grises si presentano come una delle voci più interessanti del jazz moderno francese. “Trouble”, singolo trainante del progetto, è un viaggio sonoro che esplora l’intossicazione dei sensi: quella sensazione di vertigine leggera, di percezione alterata, dove il pensiero si fa confuso e la realtà sembra danzare. La voce di Juliette Spano si intreccia con il bugle di Rémi Flambard, la chitarra di Adrien Bally, le tessiture elettroniche di Thibault Le Guérinel, la base solida di Thomas Ducourtioux e la batteria di Adrien Bernet, creando un’atmosfera che oscilla tra contemplazione e trance collettiva.
Il brano è un inno al grido e alla danza come liberazione, un esorcismo musicale contro le ossessioni della mente. I Grises, con la loro capacità di fondere sensibilità e forza improvvisativa, ci ricordano che la musica può essere un’esperienza fisica, un’ebbrezza che altera e trasforma. “Trouble” non è solo una canzone, ma un invito a lasciarsi andare, a perdere e ritrovare sé stessi nel groove. Un risveglio, appunto: “Éveil”.
https://www.jazzinfamily.com/gennaio-2026-groove-bonanza/#Grises
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Per chi cerca una voce che intreccia jazz, bossa e blues in storie intime e senza tempo
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Zyan Reign: “MockingBird”, un debutto tra tradizione e verità personale
Con il suo album d’esordio “MockingBird”, in uscita a fine gennaio 2026, Zyan Reign si presenta come una delle voci più affascinanti della scena jazz contemporanea. Figlia della diaspora caraibica, la sua musica è un crogiolo di influenze: il fraseggio jazz, il ritmo brasiliano, il suono caraibico e il racconto blues, arricchiti più tardi da una dimensione gospel che aggiunge profondità spirituale alla sua identità vocale.
“MockingBird” è una torch song jazz contemporanea con sensibilità alternative e art-jazz, dove la narrazione e la verità emotiva prevalgono sul groove o sulle strutture commerciali. Ogni brano è un invito all’ascolto intimo, pensato per chi ama le storie e le atmosfere notturne del jazz. Zyan Reign, con la sua attenzione sia ai classici che alle composizioni originali, ci offre un lavoro che unisce tradizione e esperienza vissuta, confermando una vocalità matura, radicata nella verità personale e nella passione per il racconto musicale. Un disco per chi cerca emozioni pure, lontane dalle mode, dove ogni nota è un capitolo di una storia da scoprire.
https://www.jazzinfamily.com/gennaio-2026-groove-bonanza/#ZyanReign
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Per chi cerca un jazz che sfida i confini, dove l’improvvisazione diventa arte pura
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2455 (Music for the Future), un viaggio sonoro nell’ignoto
Con “2455 (Music for the Future)”, disponibile dal 10 dicembre 2025 in collaborazione con Branden Lewis, Billie Davies conferma ancora una volta il suo ruolo di pioniera dell’avanguardia jazzistica. La sua ricerca musicale, iniziata negli anni ’90, ha sempre spinto i limiti della tradizione, trasformando ogni performance in un’esperienza unica, dove l’improvvisazione non è solo tecnica, ma pura espressione emotiva.
La sua filosofia artistica è chiara: “Voglio suonare come se fosse la prima volta, come se ogni nota nascesse in quel preciso istante, senza essere mai stata scritta”. Questo approccio, che rifiuta la premeditazione, regala ascolti inaspettati, pieni di passione e sfide, dove il jazz diventa un viaggio senza mappa, guidato solo dall’istinto e dall’ispirazione del momento.
Riconosciuta come una delle drummer più iconiche del jazz moderno (Jazz Fuel, 2022), Billie Davies ha ricevuto numerosi premi, tra cui il “Jazz Artist of the Year” ai Los Angeles Music Awards e le nomination come “Best Contemporary Jazz Artist” e “Best Drummer” ai Best of the Beat Awards. Ogni suo progetto è un tuffo nell’ignoto, un invito a esplorare orizzonti sonori inesplorati, dove il passato e il futuro si fondono in un linguaggio universale. “2455” non è solo un album, ma una dichiarazione di libertà creativa, un regalo per chi cerca nella musica non solo suoni, ma emozioni autentiche.
https://www.jazzinfamily.com/gennaio-2026-groove-bonanza/#BillieDavies
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Per chi cerca un jazz che danza tra tradizione e innovazione, dove il violino diventa voce di emozioni senza tempo
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Rossignol, un volo lirico tra Brahms e il tramonto
Con “Rossignol”, secondo singolo estratto dall’atteso “Turkis” (in uscita il 26 giugno 2026), Bjarke Falgren ci regala un brano che è insieme omaggio e rivoluzione. Il violinista danese, già pluripremiato con quattro Danish Music Awards e erede designato da Svend Asmussen, reinventa qui il fingerpicking sul violino, fondendolo con il ritmo pulsante dei bongo in un flusso dinamico e irresistibile. Il tema, ispirato a Brahms, si snoda tra basso e pianoforte, aggiungendo una malinconia crepuscolare che evoca viaggi in auto al tramonto, dove ogni nota sembra dipingere paesaggi interiori.
Falgren, con la sua versatilità (dall’insegnamento in conservatorio alle colonne sonore, dagli undici album pubblicati ai tour mondiali), dimostra ancora una volta come il jazz possa essere sia radice che volo. “Rossignol” non è solo un brano: è un invito a lasciarsi trasportare in un universo dove la tecnica si fa poesia e l’improvvisazione diventa racconto. Un assaggio perfetto di ciò che “Turkis” promette: un viaggio musicale dove tradizione e innovazione si abbracciano senza confini.
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Per chi cerca un jazz che sappia essere evocativo, malinconico e ricco di atmosfere danesi, tra lucidità e sogno.
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Absinth: un’ebbrezza sonora tra Fa Minore e nostalgia nordica
Con “Absinth”, il duo danese Grammofon — formato da Niels Oldin e Jakob Frandsen — regala un viaggio sonoro che evoca l’ebbrezza leggera e sognante del celebre liquore. Il brano, in Fa Minore a 104 BPM, è un dialogo elegante tra strumenti, che oscilla tra nitidezza e sfocatura, come un pensiero fugace che si dissolve al risveglio.
L’atmosfera è distintamente danese, con un sapore retro che ricorda le colonne sonore degli anni ’70: “Absinth” è un invito a perdersi, a ballare fuori tempo ma sempre in sintonia con l’anima. La melodia si sviluppa come una conversazione notturna, tra risate, intuizioni improvvise e un caos che diventa arte.
Un pezzo distintivo, che celebra l’introspezione e l’eleganza maliziosa del jazz strumentale. Un omaggio a quel momento magico in cui tutto sembra avere un senso, anche se solo per un istante. Un brano che conferma Grammofon come maestri dell’atmosfera, capaci di trasformare la nostalgia in musica.
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Per chi cerca un viaggio sonoro tra antico e moderno, dove il misticismo incontra l’improvvisazione jazz e la tradizione si fonde con l’audacia contemporanea.
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La Druide de Schubert: un incantesimo tra Klezmer, jazz e l’anima di Schubert
Nel cuore dell’inverno 2026, Anne Quillier e il suo sestetto Argot Lunaire ci regalano un brano che è già una dichiarazione d’intenti: “La Druide de Schubert”. Non si tratta di una semplice reinterpretazione, ma di un dialogo tra epoche, dove lo spirito del quintetto con pianoforte di Schubert si risveglia in una veste audace, klezmer e jazzistica.
Il pezzo, in uscita il 30 gennaio 2026, si sviluppa come una trance moderna: un ritmo costante di 82 BPM accompagna l’ascoltatore in un viaggio tra misticismo e incanto, dove la figura della druide — custode di antichi sapori — si materializza nel presente. Il suono è ricco, stratificato, frutto di un ensemble atipico: dal pianoforte e Rhodes di Quillier al contrabbasso di Michel Molines, dal violino di Fany Fresard alle clarinette di Pierre Horckmans, fino al basson di Nicolas Mary e alla batteria di Guilhem Meier. Ogni strumento contribuisce a creare un paesaggio sonoro sospeso, dove tradizione e modernità si fondono senza soluzione di continuità.
“La Druide de Schubert” non è solo un brano: è un rituale musicale, un invito a perdersi tra sfumature ancestrali e improvvisazioni audaci. Un lavoro che dimostra come la musica, quando è vera, possa essere ponte tra mondi, linguaggio universale e, soprattutto, magia pura.
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Per chi cerca un jazz che sfida le convenzioni, dove l’improvvisazione diventa racconto e l’imperfezione si trasforma in poesia
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Comète Indigo, un’avventura umana tra spontaneità e narrazione
Con “Comète Indigo”, uscito il 4 novembre 2025, gli Hors Champ si presentano come una delle realtà più interessanti e imprevedibili del jazz contemporaneo. Questo non è solo un album, ma un viaggio umano, registrato in un lampo di spontaneità allo Studio Recall di Pompignan, dove ogni nota suona organica, imperfetta e profondamente umana. La band, guidata da Benoit Francisot al sassofono, Romain Redon alla chitarra e flauto, Fabrice Kormao al pianoforte, Romain Berthet al basso e Theo Santinacci alla batteria, ci regala un lavoro che scuote la mente e invita a immaginare storie oltre la musica.
I brani, come “Nébuleux” o “Princesses”, si snodano tra atmosfere oniriche e ritmi avvolgenti, mentre “Dragon Omnipotent” e “Bong” aggiungono tocchi di audacia e sperimentazione. Il titolo “Comète Indigo” chiude il cerchio con una traccia che sembra dipingere un cielo notturno, dove ogni strumento diventa una stella in movimento. Un disco per chi ama il jazz selvaggio, narrativo e senza filtri, dove l’imperfezione diventa la vera forza espressiva. Un invito a lasciarsi trasportare in un universo dove la musica è storia, emozione e avventura.
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Per chi cerca la magia della bossa nova rivisitata con eleganza jazz, dove ogni nota racconta una storia di sole e malinconia
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Clareia – Live, un abbraccio tra Brasile e Terranova
Con “Clareia – Live”, Ana Luísa Ramos ci regala un dipinto sonoro dove la solarità della bossa nova brasiliana si fonde con la raffinatezza del jazz e la profondità di un ensemble dal vivo. La traccia si apre come un raggio di luce: la chitarra classica a corde di nylon intreccia ritmi avvolgenti, mentre il contrabbasso e la batteria suonata con le spazzole aggiungono calore e delicatezza. Il pianoforte e lo shaker completano la tessitura, creando un tappeto sonoro che esalta la voce di Ana Luísa, capace di trasmettere ogni sfumatura emotiva del portoghese.
Premiata come Global Release of the Year agli ECMA 2025 e Jazz Artist of the Year ai MusicNL Awards 2024, Ana Luísa Ramos incarna un ponte tra due mondi: il Brasile di Jobim e il Nord America di Ella Fitzgerald. “Clareia – Live” è più di un brano: è un viaggio emotivo, dove la passione tropicale incontra la complessità delle armonie jazz, catturando l’energia di un’esibizione dal vivo che avvolge e commuove. Un invito a chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare in un universo dove la musica è pura emozione.
https://www.jazzinfamily.com/gennaio-2026-groove-bonanza/#AnaLuísaRamos
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Per chi cerca un viaggio tra ironia, amore e sonorità indie jazz
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James Campbell: “Gringo”, un racconto surreale tra neve e sole caraibico
James Campbell, cantautore canadese dal cuore viaggiatore, torna a incantare con “Gringo”, brano estratto dal suo ultimo album “Citrus Sun”. Il pezzo, un indie jazz grezzo e narrativo, gioca tra intimità e tensione sottile, accompagnato da un videoclip che è un piccolo capolavoro di ironia e poesia visiva. Senza ricorrere a trucchi digitali, Campbell si lascia trasportare da una cittadina canadese imbiancata dalla neve a un’isola caraibica, vivendo una storia d’amore comica e surreale, dove lo spaesamento diventa metafora di ricerca e riflessione.
Il video, girato tra Elora (Ontario) e Panama, amplifica i temi del brano: contrasto, dislocazione, e quel senso di smarrimento che spesso accompagna chi si mette in gioco. La musica di Campbell, ispirata a giganti come Leonard Cohen e Natalia Lafourcade, è un invito a viaggiare senza filtri, dove ogni nota racconta una storia e ogni immagine diventa un tassello di un mosaico emotivo. “Gringo” è la conferma che, a volte, il viaggio più interessante è quello che si fa dentro se stessi.
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Per chi cerca il ritmo che alza la testa e muove i corpi, senza scuse e senza filtri
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Underwater: dal concrete di North London al dancefloor, la rivincita del suono che non si arrende
Remyano non viene da una favola, ma da Wood Green, Nord Londra: quartieri duri, strade che non perdonano, e una realtà che ti mette alla prova ogni giorno. Ma è proprio lì, tra le difficoltà, che ha trovato la sua arma: la musica. Dancehall e hip hop come colonna sonora di sopravvivenza, con Vybz Kartel e Mavado a fare da guida fin dal primo giorno. Oggi, quel sogno che sembrava lontano sta diventando realtà, traccia dopo traccia, stream dopo stream.
Il suo nuovo EP, uscito solo dieci giorni fa, ha già accumulato 22.000 stream—numeri che parlano chiaro, come il suo messaggio: “La povertà non ferma nessuno”. Underwater non vuole la pietà, vuole alzare gli spiriti, far ballare le persone, e scuotere il dancefloor con vibrazioni positive e senza fronzoli. La sua missione? Far sì che chi ascolta si senta più forte, più vivo, pronto a prendere ciò che gli spetta.
Questa non è musica per sottotono. È il suono di chi si rialza, di chi trasforma la lotta in ritmo e la rabbia in energia. Underwater non chiede permesso: prende il suo spazio, e ti trascina con sé. Il dancefloor è il suo regno, e tu sei invitato—ma solo se sei pronto a muoverti.
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Per chi cerca il jazz che sa di vinile consumato e notti senza fine
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Draiocht313: “Waterbaby”, quando il 1959 incontra il 1995 in un vicolo buio
Draiocht313 non fa musica per sottofondo. “Waterbaby” è una reinvenzione audace, un omaggio oscuro e atmosferico al classico degli Sneaker Pimps, dove le fondamenta modali del “Kind of Blue” di Miles Davis si scontrano con l’elettronica spettrale della Bristol Sound. Synth vintage, linee di basso corpose, e un’estetica da film indie anni ’90: qui non c’è spazio per la perfezione digitale, ma solo per l’imperfezione voluta, il calore degli amplificatori, il respiro umano che rende ogni nota viva.
Questo non è un semplice brano, è un manifesto sonoro: jazz fusion, acid jazz e un’atmosfera dark che profuma di stanze affumicate e pellicole in bianco e nero. In un’epoca di suoni iper-lucidati e generati dall’IA, Draiocht313 sceglie la strada opposta—registrazioni analogiche, errori che diventano poesia, e un suono che si tocca con mano. Non a caso, “Waterbaby” non si accontenta dello streaming: esce in cassetta, CD e vinile 180g, per chi la musica la vuole sentire, non solo ascoltare.
Un pezzo per chi cerca la nostalgia degli anni ’90 senza rinunciare alla profondità del jazz, per chi colleziona dischi come reliquie e crede che la musica debba lasciare il segno. Non è retro, è eterno.
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Per chi cerca il jazz che brucia, che guarisce, che rinasce dalle ceneri
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Phil Walter: il ritorno di un guerriero del piano
Phil Walter non è un nome qualsiasi. È il figlio di Jimmy Walter, il pianista leggendario di Boris Vian, ed è stato compagno di palco di giganti come Rashied Ali, Sunny Murray, Sonny Simmons, Jean-Luc Ponty e Biréli Lagrène. Poi, una malattia brutale lo ha strappato dalle scene per anni. Ma Phil non si è arreso. Ha lottato. Si è rialzato. E oggi è più forte che mai.
“Objet Céleste” non è solo un album. È una rinascita. È il suono di un uomo che ha sfidato il buio e ne è uscito con una musica che colpisce come un pugno nello stomaco e vola leggera come fumo. Qui non ci sono compromessi: solo free jazz grezzo, groove anni ’70 che scava nell’anima, e un piano che pulsa come un cuore. È il disco di un artista che ha toccato il fondo e ne è risorto, portando con sé tutta la furia, la passione e la saggezza di una vita dedicata alle tastiere.
Con il suo trio—piano, batteria e contrabasso—Phil Walter ci ricorda che il jazz non è solo tecnica o improvvisazione: è vita. È la lotta, la caduta, la risalita. È il sudore, il sangue, e quella scintilla che non si spegne mai, nemmeno quando tutto sembra perduto. “Objet Céleste” è la prova che, a volte, la musica non si limita a suonare: respira, combatte, e torna a vivere. E Phil Walter, con questo disco, ci dimostra che il piano non è mai stato così vivo.
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Per chi cerca un ponte sonoro tra Kinshasa e Bruxelles, dove la voce abbraccia l’elettronica e la tradizione incontra il futuro
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Moto Ya Mama, l’inno universale all’amore materno
Quando la voce di Sylvie Nawasadio—veterana di Zap Mama e instancabile sperimentatrice vocale—incontra la poliedricità strumentale e digitale di Bart Petitjean, nasce Bru-Kin, un progetto che è molto più di una collaborazione: è un dialogo tra continenti, generi e sensibilità. “Moto Ya Mama”, scritto in lingala, è un omaggio commovente e travolgente all’amore incondizionato tra madre e figlio, arricchito da elementi hip-hop, riff di chitarra giocosi (firma di Ray S. Zimbabwe) e una produzione che sa fondere calore umano e sperimentazione elettronica.
Bru-Kin non è solo musica: è un viaggio. Sylvie porta con sé l’eredità delle polifonie africane e una passione viscerale per l’esplorazione vocale, mentre Bart, con la sua curiosità instancabile per i plugin e la sua versatilità strumentale, aggiunge strati sonori che rendono ogni brano un’esperienza immersiva. Il risultato? Un suono che abbraccia il passato e guarda al futuro, capace di far ballare e riflettere, di emozionare e ispirare.
In un’epoca in cui la musica spesso si omologa, Bru-Kin ricorda che l’arte più bella nasce dall’incontro: tra culture, tra suoni, tra persone. “Moto Ya Mama” non è solo una canzone: è un inno alla connessione umana, un promemoria che, nonostante tutto, l’amore—soprattutto quello materno—è la lingua universale che tutti comprendiamo.
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Per chi cerca un jazz che respira tra delicatezza e fuoco, dove la tradizione incontra l’audacia
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Akiyoshi Shimizu: un viaggio tra fiati e improvvisazione con il nuovo album
Akiyoshi Shimizu, contrabbassista e compositore di Tokyo, torna con un progetto che segna una nuova tappa nel suo percorso artistico: un album che rappresenta la culminazione delle sue recenti esplorazioni nella scrittura per ensemble, con una sezione di fiati unica e distintiva. Con anni di esperienza alle spalle nella scena jazz giapponese, Shimizu si conferma musicista versatile e compositore raffinato, capace di fondere tessiture delicate e improvvisazioni ad alta energia.
Il brano “One Sheep, Two Sheep…” offre un assaggio di questo universo sonoro, dove due flauti, un clarinetto e un clarinetto basso intrecciano un paesaggio sonoro ricco e avvolgente. Il vero punto di forza del pezzo risiede nel contrasto dinamico tra l’eleganza dell’ensemble e la passione travolgente dei soli, interpretati con maestria da Yuichi Narita al pianoforte e Shun Katayama al flauto. È un equilibrio perfetto tra precisione e energia grezza, tra composizione sofisticata e slanci improvvisativi che catturano l’ascoltatore.
L’album, nel suo complesso, si propone come un viaggio tra sonorità avvolgenti e momenti di pura espressività, dove ogni traccia racconta una storia e ogni strumento contribuisce a creare un’atmosfera unica. Shimizu, con questo lavoro, non solo celebra la tradizione jazzistica, ma la reinventa, portando in primo piano la sezione dei fiati e dimostrando come la musica possa essere sia intima che esplosiva.
Con l’obiettivo di condividere questo nuovo suono con un pubblico globale e in vista delle prossime esibizioni dal vivo a Tokyo, Akiyoshi Shimizu si conferma un artista da tenere d’occhio, capace di sorprendere e emozionare con ogni nota.
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Per chi cerca una voce che racconta storie di fragilità e coraggio, tra neve e rose in gennaio
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Joelle Charan: “Still Portrait (String Orchestra)”, un ritratto di memoria e resilienza
Joelle Charan non canta, racconta. Con “Still Portrait (String Orchestra)”, uscito a gennaio 2026, l’artista olandese trasforma un ricordo personale in un’esperienza universale: una strada di campagna inglese innevata, rose che sbocciano contro ogni logica in pieno inverno, e il dolore per una perdita che si fa metafora di fragilità e coraggio. La sua voce, avvolgente e sincera, si intreccia con un’orchestra d’archi che amplifica l’emozione, rendendo ogni nota un tassello di una storia che tocca l’anima.
Formata al Conservatorio di Amsterdam in canto jazz, pianoforte e songwriting pop, e perfezionatasi alla prestigiosa New School for Jazz and Contemporary Music di New York, Joelle ha costruito una carriera solida, tra sold-out in UK e Olanda, esibizioni al Royal Concertgebouw di Amsterdam, al Royal Theatre Carré e al Paradiso, dove ha incantato il pubblico con un coro gospel. Il suo prossimo album, curato in fase di missaggio e mastering da John Reynolds (noto per le collaborazioni con U2, Brian Eno, Sinéad O’Connor), promette di consolidare ulteriormente la sua reputazione internazionale.
Joelle non si limita a cantare: vive ogni parola. La sua musica è un ponte tra esperienze personali e ascoltatore, un invito a trovare bellezza anche nei momenti più freddi. “Still Portrait” non è solo un brano, ma un ritratto sonoro di chi sa trasformare il dolore in arte, e la memoria in qualcosa che continua a fiorire, contro ogni stagione.
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Per chi cerca un’intensità emotiva tra jazz contemporaneo e suggestioni classiche
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Gentiane MG: la poesia pianistica che racconta l’anima
Gentiane Michaud Gagnon, in arte Gentiane MG, è una pianista e compositrice di Montréal la cui musica si muove tra connessioni umane, profondità emotive e il silenzio dialogante tra mondo interiore e natura. Il suo linguaggio musicale, un incrocio tra jazz contemporaneo e suggestioni classiche, si dispiega come una serie di quadri sonori poetici, modellati da ricordi, curiosità e esperienze vissute. Ogni nota sembra raccontare una storia, un frammento di vita che si svela tra le dita sulla tastiera.
“Les tornades meurent toujours”: la tempesta che si dissolve
Con urgenza e propulsione, questo brano traccia il paesaggio emotivo e sonoro del suo prossimo album, catturando la tensione tra turbolenza e liberazione. Al centro, il pianoforte di Gentiane, sostenuto dall’energia esplosiva della batteria, riflette la sua convinzione che anche nei momenti di caos sia possibile una trasformazione. Le tempeste, siano esse emotive o reali, passano sempre, lasciando spazio a qualcosa di nuovo. Aggiungere questo brano alla tua playlist non è solo un ascolto, ma un sostegno concreto a un’artista che racconta il mondo attraverso la musica.
La musica di Gentiane MG invita a fermarci, ascoltare e sentire. Perché, in fondo, è nelle pause tra una nota e l’altra che si nasconde il senso più profondo dell’essere umani.
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Per chi cerca l’energia travolgente delle parate di New Orleans
Lyre des Temps – Second Line
Data di pubblicazione
23 gennaio 2026
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Second Line: la festa che unisce le strade
Prosegue il viaggio del Lyre des Temps con il nuovo singolo: “Second Line”, in collaborazione con la leggendaria Original Pinettes Brass Band. Un inno di celebrazione e tradizione, ispirato alle parate di New Orleans, dove la musica trascina tutti in un corteo festoso. Per questo brano, la band ha avuto l’onore di collaborare con la Original Pinettes Brass Band, icona della scena brass di New Orleans, che ha calcato il palco anche durante lo show del Super Bowl lo scorso anno.
A completare il quadro, Eric Heigle, batterista di New Orleans e due volte vincitore del Grammy, il cui groove e energia sigillano lo spirito autentico della traccia. “Second Line” non è solo una canzone: è un invito a ballare, a unirsi, a vivere la musica come un’esperienza collettiva. Un pezzo che respira la magia di una città dove la musica è vita.
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Per chi cerca un ponte tra energia sinfonica e vibrazioni elettroniche
SoulOrchid – Suspended
Data di pubblicazione
23 gennaio 2026
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SoulOrchid: l’elettronica che abbraccia l’anima del brass
SoulOrchid è un progetto che sfida i confini tra generi, fondendo EDM e linee di ottoni avvolgenti in un sound che unisce l’energia sinfonica al relax delle vibrazioni West Coast. Con strumenti di pregio come gli Edwards e Getzen e registrazioni curate con microfoni a nastro Barkley, ogni nota diventa un’esperienza immersiva, dove la potenza orchestrale incontra la sensibilità elettronica.
Con “Suspended”, SoulOrchid ci regala un brano che gioca con la gravità sonora: un groove avvolgente si intreccia a melodie di ottoni che si librano nell’aria, creando una sensazione di sospensione tra terra e cielo. È una traccia che cattura l’ascoltatore in un limbo sonoro, dove l’energia dell’EDM si fonde con la calda profondità del brass, regalando un’esperienza che è al tempo stesso epica e intima.
Un lavoro che dimostra come la musica elettronica possa abbracciare la ricchezza timbrica di un’orchestra, senza perdere la sua anima pulsante. “Suspended” non è solo un singolo: è un invito a lasciarsi trasportare, a scoprire che anche nella vertigine si può trovare equilibrio e bellezza.
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Per chi cerca emozione pura tra cantautorato italiano, R&B e soul
Evra – un’altra nel mio letto
Data di pubblicazione
16 gennaio 2026
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Evra: la voce che trasforma il dolore in musica
Claudia Cuccovillo, in arte Evra, è una cantautrice e musicista classe 1999. Nel 2020, in piena pandemia, inizia a dedicarsi a 360 gradi al suo progetto artistico, unendo i mondi musicali che l’hanno sempre appassionata: il cantautorato italiano, l’R&B e il soul. Nel 2022 entra a far parte del roster di “Sugar Music Publishing”, e nel 2023 pubblica il suo EP d’esordio, “ciò che cerco di nascondere”, distribuito da Artist First. Nell’estate dello stesso anno si esibisce sul palco del Milano Pride e dell’RDS Summer Festival. Nel 2025 accompagna come corista Rose Villain nel tour estivo e autunnale. Il 10 ottobre 2025 esce con il singolo “alta marea”, prodotto da Cali Low e distribuito da Artist First.
“un’altra nel mio letto”: un addio scritto in musica
Dopo l’uscita di “alta marea”, Evra torna con “un’altra nel mio letto”, secondo brano del suo nuovo progetto. Attraverso sonorità R&B, incastri metrici e melodie che richiamano l’idea di un mantra, l’artista affronta un evento traumatico che l’ha segnata profondamente: scoprire che la persona amata era con un’altra nel suo letto. Lo fa con una scrittura diretta e senza filtri, usando il brano stesso come strumento per dire addio al passato e riaprirsi al futuro. Il risultato è una traccia cruda e potente, che trasforma il dolore in forza e il tradimento in un nuovo inizio.
https://www.jazzinfamily.com/gennaio-2026-groove-bonanza/#Evra
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