Una selezione mensile di musica indipendente che vale il tuo tempo.
Un edit essenziale tra nuove uscite e scoperte underground: artisti, singoli e album definiti da identità, ricerca e visione, oltre il radar più prevedibile.
🎧 Inizia dalla playlist qui sotto — un flusso d’ascolto continuo che racconta il suono del mese.

la tua destinazione musicale per un’esperienza Musicale senza confini.
Poi entra nelle card degli artisti per approfondimenti mirati e ascolti essenziali.
Groove in Abbondanza
Uno spazio aperto alle submission.
Progetti diversi per linguaggio e direzione, selezionati non per affinità ma per prospettiva — una mappa più ampia, dove anche le deviazioni diventano parte del percorso.
Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un world jazz genre-fluid che intreccia culture, lingue e tradizioni con eleganza british-brasiliana.
Genere: International Pop
“Break The Cycle”, il nuovo capitolo di un sodalizio decennale
“Uplifting mesmerising, everything that you want music to do!”, ha detto di loro la BBC Asian Network; “He’s a wonderful guitarist!”, ha ammesso addirittura Jimmy Page. Con simili credenziali, la storia di Seven Eyes merita ascolto. Nati nel 2016 dalla voce britannica Tanya Wells e dal chitarrista brasiliano Paulo Vinícius, il duo ha costruito un mondo jazz in continua evoluzione: una fusione armoniosa di culture, lingue e generi che li ha portati a esibirsi alle Nazioni Unite di New York e Ginevra, a TEDx Malaysia, al Jashn-e-Rekhta di New Delhi e al Faiz International Festival di Lahore.
Dopo l’album “The Seed” (2017), l’EP “Senses” (2018) e una serie di singoli, il duo inaugura il suo decimo anno di attività con “Break The Cycle”, scritta a quattro mani come riflessione sui modelli che ereditiamo, ripetiamo e, infine, scegliamo di trasformare.
La traccia combina voci soulful, chitarre acustiche ed elettriche, basso, batteria e texture elettroniche, tenendo insieme strumentazione organica e produzione contemporanea con naturalezza. Non un semplice singolo di aniversario, dunque, ma la riprova che la formula Seven Eyes continua a funzionare: profondità emotiva, libertà musicale e un dialogo tra culture che non conosce confini. Un nuovo capitolo che conferma il duo al top della propria ispirazione.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un jazz che incrocia cosmologia yoruba, attivismo politico e visione pan-africana.
Genere: Jazz
Afrolution: la soluzione afrocentrica si suona, non si dichiara
Afrolution nasce come contrazione di “Afro-centric Solution”: la convinzione che le sfide del continente africano possano essere affrontate soltanto attraverso diagnosi e soluzioni concepite dagli africani stessi. Una prospettiva che riecheggia Kwame Nkrumah e il suo sogno di un’Africa unita oltre i confini coloniali.
Sul piano musicale, il progetto fonde tradizioni africane, jazz e attivismo socio-politico in una suite concettuale di rara coerenza. “Ori I: Concept of Democracy” attinge alla cosmologia yoruba, facendo del concetto di Ori, l’essenza interiore e il destino individuale, un modello di democrazia tra libera determinazione e responsabilità collettiva. Il percorso prosegue con “Òṣùṣù Ọwọ̀”, la scopa legata, simbolo di unità costruito su percussioni yoruba stratificate e melodie tonali in lingua yoruba, e con “African Revolution”, che trasforma un motivo dell’inno nazionale sudafricano in soglia rivoluzionaria.
La memoria attraversa il disco in “ttowgfuth – Jan 17th 1961”, elegia per Patrice Lumumba articolata su molteplici centri tonali, mentre “Struggle Continues” commemora la lotta End SARS del 2020. Chiudono il cerchio le radici Juju di “Juju Dance”. Non un album, ma una roadmap musicale per l’introspezione africana: sfida ascoltata con attenzione.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca swing autentico e fraseggio jazz di razza.
Genere: Jazz
Fernando Ferrarone scatena lo swing in “Tommy’s Shuffle”
Due premi DownBeat parlano chiaro: Fernando Ferrarone è un musicista che non lascia scampo. Con “Tommy’s Shuffle”, tratto dall’album “Beautifully Different”, il trombettista e alto sassofonista consegna all’ascoltatore un brano che profuma di tradizione jazzistica ma guarda avanti, senza mai piegarsi al compromesso.
Formatosi al Berklee College of Music di Boston con una borsa di studio integrale, Ferrarone possiede quella rara combinazione di tecnica solida e anima autoriale: è band leader, compositore e arrangiatore in ugual misura, e in “Tommy’s Shuffle” ogni scelta rivela la mano di chi conosce il linguaggio dal di dentro.
Il cursus honorum dell’artista è di primo livello: dal Monterey Jazz Festival al Montreal Jazz Festival, i club newyorkesi e collaborazioni con Sonora Dinamita e Grupo Rebolu, fino a un’intensa attività internazionale in Perù e Colombia. È proprio questo attraversamento di culture musicali a dare al brano una vitalità che difficilmente si trova nei prodotti prefabbricati.
La critica non ha dubbi, e l’ascolto nemmeno: “Tommy’s Shuffle” è jazz suonato con testa, cuore e rigore. Un ascolto che merita attenzione, e un artista da seguire da vicino.
Ascoltatelo ora e fateci sapere cosa ne pensate!
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un’atmosfera elegante dove Parigi incontra Rio.
Genere: Bossa Nova
Ramsay Casadesus Rawson riscrive “Eu Sei Que Vou Te Amar”: la bossa nova si fa parigina
C’è una delicatezza rara nella rilettura che Ramsay Casadesus Rawson offre di questo classico di Antônio Carlos Jobim e Vinicius de Moraes. Il cantante e chitarrista franco-americano, attivo tra Parigi e il mondo, conduce il celebre brano in un territorio nuovo: quello della Paris Bossa Nova, dove il rigore armonico del jazz si sposa con la sensualità dell’originale brasiliano.
L’arrangiamento, costruito su piano, chitarra e voce, non tradisce il fascino della versione originale: lo arricchisce, esplorandone le possibilità timbriche e armoniche con finezza interpretativa. Il brano fa parte di Paris Bossa Nova – Volume 1, progetto registrato dal vivo a Parigi con musicisti francesi e brasiliani e mixato a San Paolo da Thiago “Big” Rabello, vincitore di quattro Latin Grammy. Una pedigree importante, che si ascolta nella qualità del risultato.
La ricezione è già eccellente: il brano è stato ospitato su France Musique nel programma Au cœur du jazz di Nicolas Pommaret. Segno che la intuizione di Rawson — viaggiare tra chanson, jazz e canzone brasiliana — ha trovato la sua strada.
Un ascolto consigliato a chi ama la musica come ponte tra culture, tra pleasure dell’orecchio e profondità del repertorio.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca groove elettrico e stratificato.
Genere: Jazz fusion
Il debutto che fa vibrare
Nautilus segna il debutto discografico di KAYD, progetto nato attorno ai musicisti e producer amburghesi Kamil (sassofono) e Aydin (tastiere). Non un semplice singolo d’esordio, ma una dichiarazione d’intenti: jazz-funk e fusion senza alcun compromesso, dove la complessità armonica non rinuncia mai alla pista da ballo.
La ricetta è precisa: virtuoso linguaggio jazz, energia grezza del funk e il pocket irresistibile di una sezione ritmica agganciata. Le radici mediorientali, caucasiche e tartare si intrecciano con il jazz contemporaneo in un suono che celebra le origini senza esserne prigioniero. Contemporaneo ma senza tempo, ballabile ma sofisticato.
Sul palco KAYD si trasforma in una forza della natura, grazie anche alle formazioni rotanti che rendono ogni show irripetibile. Il curriculum parla chiaro: passaggi in NHO Big Band, Bastian Menz Trio, NuHussel Orchestra e il progetto FlipFlap, che ha riunito il nucleo attuale, con date a festival come Elbjazz e JazzOpen.
KAYD non suona jazz per gli amanti del jazz: suona musica per chi vuole il groove. Giovani, selvaggi, intransigenti — Nautilus ne è la prova.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un jazz contemporaneo che non rinnega le proprie radici, ma le fa respirare.
Genere: Jazz
Accordare la vita, un tasto alla volta
A un anno dal molto apprezzato “Anatomy of a Dream”, il chitarrista calabrese Lorenzo Iorio torna con un lavoro che esplora il linguaggio del jazz contemporaneo mantenendo un forte legame con la tradizione. Sette composizioni originali in cui temi melodici e strutture aperte alimentano un dialogo continuo tra scrittura e istinto: composizione e improvvisazione si rincorrono senza soluzione di continuità, dando vita a un racconto musicale intenso, dinamico e autentico.
Al fianco di Iorio, un quartetto affiatato che rende l’interplay il vero cuore dell’album: il sax alto di Andrea Paternostro, il contrabbasso e il basso elettrico di Alessio Iorio, la batteria di Maurizio Mirabelli. L’interplay si sviluppa con naturalezza, valorizzando sia la dimensione collettiva sia le singole personalità del gruppo, tra titoli che evocano pittura e memoria, da “Blues for Caravaggio” a “Miranda”.
Il progetto ha già ricevuto un importante riconoscimento da parte di ACEP-SIAE, confermando il valore artistico del lavoro. Chitarrista raffinato e compositore di razza, Iorio conferma una voce personale che guarda avanti senza voltare le spalle alla storia del jazz.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un ascolto meditativo, in cui il jazz si scioglie nell’elettronica senza perdere nitidezza.
Genere: Jazz
Yugen – “Picture #2”: il paesaggio interiore che si fa suono
Con “Picture #2”, il trio salentino Yugen consegna il secondo capitolo di un percorso che muove con rara coerenza tra jazz contemporaneo, texture elettroniche e composizione per immagini. Nove composizioni costruiscono un paesaggio interiore che si dispiega lentamente, per accumulo e sottrazione: la tensione emerge prima della risoluzione, quando arriva.
Le armonie abitano la resistenza come un silenzio che non chiede di essere riempito: non cercano uscita, cercano profondità. Il piano di Katya Fiorentino è asciutto centro di gravità, ogni accordo apre uno spazio e lo custodisce senza occuparlo. Compagnone e De Tommasi plasmano cicli ritmici che mutano dall’interno senza rompere l’insieme. Firma produttiva di Valerio Daniele, con Alessandro Dell’Anna alla chitarra classica nel secondo brano.
Vincitore del Premio Carlo Gargioni 2025 e finalista al Teano Jazz Contest, il trio conferma un’estetica che trascende le etichette: Yugen non è jazz, non è rock e non è elettronica: è tutto questo allo stesso tempo. Il titolo non è una risposta al disco precedente, ma la domanda successiva.
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