The Official Playlist
of Inside Jazz Stories
Steps
Tra i protagonisti della October Revolution in Jazz del 1964, Cecil Taylor rappresenta uno dei nomi attraverso cui l’articolo racconta la ricerca di nuove strutture sonore e di nuovi spazi per la musica improvvisata.
Springtime in Chicago
Sun Ra fu tra i musicisti presenti alla October Revolution. La sua presenza nella selezione restituisce il versante più visionario di quella stagione dell’avanguardia che cercava nuove forme, nuovi suoni e nuove modalità di espressione.
Scag
Anche Archie Shepp figurava tra i protagonisti della October Revolution. Scag porta nel Soundbook quella tensione radicale che nell’articolo emerge come una delle componenti decisive della trasformazione del jazz degli anni Sessanta.
The Train and the River
Jimmy Giuffre è tra i musicisti indicati dall’articolo per la October Revolution. Il suo approccio alla composizione e all’interazione strumentale aggiunge alla playlist una diversa idea di spazio sonoro, già lontana dalle convenzioni della big band.
Mr J B Blues
La selezione richiama Jimmy Blanton, nato il 5 ottobre 1918 e protagonista dell’orchestra di Duke Ellington tra il 1939 e il 1941. Il brano rappresenta il mondo sonoro nel quale il contrabbasso cominciò a conquistare una funzione più melodica e solistica.
Jumpin’ at the Woodside
Con Papa Jo Jones alla batteria, la formazione di Count Basie incarna la trasformazione della scansione ritmica raccontata nell’articolo: dal peso della grancassa verso il flusso continuo dell’hi-hat e una concezione più elastica del tempo.
Zoltan
Il cuore della trasformazione dell’organo Hammond raccontata nell’articolo. Larry Young porta il B-3 verso il jazz modale attraverso toni pedale, accordi per quarte e una concezione dello spazio sonoro lontana dai tradizionali modelli soul-jazz.
Star-Crossed Lovers
Pepper Adams, nato l’8 ottobre 1930, è uno dei protagonisti della sezione dedicata al sax baritono. La sua tecnica mostra come uno strumento associato al registro grave possa diventare una voce agile, incisiva e pienamente solistica.
Stardust
Il 7 ottobre 1940 l’orchestra di Artie Shaw registrava Stardust per la Victor. Una delle sessioni discografiche ricordate nell’articolo, qui inserita come testimonianza della grande stagione orchestrale dello swing.
Unisphere
Il 6 ottobre 1964 il Dave Brubeck Quartet registrava dal vivo a Helsinki Unisphere per Time Changes. Il brano rappresenta nella playlist la dimensione europea del jazz di quegli anni, accanto ai concerti europei del quintetto di Miles Davis ricordati nell’articolo.
Wave
Pubblicato il 6 ottobre 1967, Wave porta nel Soundbook il dialogo tra bossa nova e jazz orchestrale citato nell’articolo, ampliando il racconto oltre la sola scena afroamericana e statunitense.
Sky Dive
Tra il 4 e il 5 ottobre 1972, Freddie Hubbard registrava Sky Dive ai Van Gelder Studios per la CTI. La traccia rappresenta l’ultima fase del percorso discografico della puntata, tra hard bop, orchestrazione e nuove sonorità fusion.
‘Round Midnight
La voce finale del Soundbook è Hazel Scott, pianista e figura centrale della sezione dedicata a diritti civili, televisione e segregazione. La sua presenza chiude il percorso ricordando che la storia del jazz passa anche attraverso chi ha rivendicato il diritto alla scena.
Il jazz si prende nuovi spazi
La settimana dal 2 all’8 ottobre riunisce episodi lontani nel tempo ma accomunati da una trasformazione precisa: il jazz cambia il modo di occupare lo spazio. Lo fa nei club e nei festival, negli strumenti e nelle sezioni ritmiche, negli studi di registrazione e nei grandi auditorium, ma anche nella società e nei mezzi di comunicazione.
Al centro di questo percorso c’è la October Revolution in Jazz del 1964, ma attorno a quell’esperienza si muovono figure come Jimmy Blanton, Jo Jones, Larry Young, George Wein e Hazel Scott, insieme a registrazioni e concerti che mostrano quanto rapidamente il linguaggio jazzistico stesse ampliando i propri confini.
Quando il jazz cerca uno spazio proprio
Dal 1° al 4 ottobre 1964, il Cellar Café di New York ospitò la October Revolution in Jazz, organizzata da Bill Dixon, nato pochi giorni dopo, il 5 ottobre 1925. La rassegna riunì circa quaranta formazioni escluse dal circuito commerciale dei nightclub e offrì loro uno spazio autonomo di espressione.
Tra i partecipanti comparivano Cecil Taylor, Paul Bley, Sun Ra, Archie Shepp, Roswell Rudd, John Tchicai, Milford Graves, Giuseppi Logan e Jimmy Giuffre. La novità non riguardava soltanto la musica. Dopo i concerti, Dixon promuoveva discussioni sulla discriminazione razziale nell’industria discografica, sull’economia della musica e sulle condizioni di lavoro dei musicisti.
Da quell’esperienza nacque la Jazz Composers Guild, uno dei primi tentativi organizzati dell’avanguardia newyorkese di intervenire direttamente sui meccanismi di produzione e distribuzione della propria musica. Il club, dunque, smetteva di essere soltanto il luogo della performance e diventava anche luogo di discussione, organizzazione e autodeterminazione.
Nella stessa settimana del 1964, però, il jazz occupava anche spazi molto diversi. Il quintetto di Miles Davis con Wayne Shorter, Herbie Hancock, Ron Carter e Tony Williams era in tournée in Europa; il Dave Brubeck Quartet registrava dal vivo Unisphere a Helsinki. La stessa settimana metteva così a confronto la ricerca di un’infrastruttura autonoma dell’avanguardia e la crescente presenza del jazz moderno nei grandi spazi europei.
Quando la sezione ritmica diventa protagonista
La trasformazione dello spazio jazzistico passa anche dagli strumenti. Il 5 ottobre 1918 nasceva Jimmy Blanton, la cui esperienza nell’orchestra di Duke Ellington contribuì a trasformare il contrabbasso da sostegno prevalentemente ritmico in una voce dotata di maggiore autonomia melodica e solistica. Il suo pizzicato pieno, la concezione delle linee e l’agilità esecutiva ampliarono radicalmente le possibilità dello strumento.
Pochi giorni dopo, il 7 ottobre 1911, nasceva “Papa” Jo Jones. Con la formazione di Count Basie, il batterista contribuì a spostare il centro della pulsazione dalla grancassa al piatto hi-hat, favorendo una concezione del tempo più fluida e continua. La batteria diventava così una componente dinamica dell’intero discorso musicale, non soltanto il suo sostegno metrico.
Questa evoluzione trova una continuità nelle generazioni successive. Eddie Gomez, nato il 4 ottobre 1944, portò nel trio di Bill Evans una concezione fortemente interattiva del contrabbasso; Steve Swallow, nato il 4 ottobre 1940, contribuì invece alla progressiva affermazione del basso elettrico nel jazz contemporaneo e nel jazz-rock.
Il cambiamento non riguarda quindi soltanto chi suona: riguarda la funzione stessa della sezione ritmica, sempre più libera di intervenire nella costruzione melodica, armonica e timbrica dell’ensemble.
George Wein
Walter Bishop Jr.
Steve Swallow
Eddie Gomez
Jimmy Blanton
“Papa” Jo Jones
Larry Young
Pepper Adams
Larry Young e un altro modo di pensare l’organo
Il 7 ottobre 1940 nasceva Larry Young, destinato a modificare profondamente il ruolo dell’organo Hammond B-3.
Se l’organo era stato associato soprattutto al blues e al soul-jazz, Young ne ampliò le possibilità verso il jazz modale, l’avanguardia e il fusion. La sua concezione armonica, influenzata da John Coltrane e McCoy Tyner, sostituiva il tradizionale basso continuo con toni pedale sostenuti e utilizzava accordi per quarte e combinazioni timbriche capaci di creare un suono più aperto e sospeso.
Unity, del 1965, rappresenta uno dei punti centrali di questa ricerca. Le successive esperienze con il Tony Williams Lifetime e in Bitches Brew di Miles Davis mostrano quanto quella concezione dell’organo fosse ormai distante dal semplice ruolo di accompagnamento.
Anche qui, dunque, cambia lo spazio occupato da uno strumento: l’organo non resta più confinato a una funzione prestabilita, ma entra nel cuore della ricerca sul linguaggio.
Dal baritono alla sala di registrazione
La stessa emancipazione attraversa il sax baritono. L’8 ottobre 1930 nasceva Pepper Adams, interprete capace di portare nel linguaggio hard bop una tecnica agile e un fraseggio che sottraevano il baritono al tradizionale ruolo di fondamento grave dell’ensemble.
Sul versante dell’avanguardia, la scomparsa di Hamiet Bluiett, il 4 ottobre 2018, richiama un’altra fase della storia dello strumento. Cofondatore del World Saxophone Quartet, Bluiett ne ampliò le possibilità timbriche e dinamiche, inserendo il baritono in una concezione cameristica e polifonica del free jazz. La distanza generazionale tra Adams e Bluiett diventa così anche una misura dell’evoluzione dello strumento.
Accanto agli interpreti, questa settimana conserva anche alcune importanti tracce discografiche. Coleman Hawkins incise Just Hot il 5 ottobre 1923 con l’orchestra di Fletcher Henderson; Artie Shaw registrò Stardust nel 1940; nel 1967 uscì Wave di Antônio Carlos Jobim; nel 1972 Freddie Hubbard registrò Sky Dive ai Van Gelder Studios per la CTI. Quattro momenti diversi che attraversano swing, bossa nova e nuove sonorità orchestrali, mostrando come la registrazione sia diventata uno degli spazi fondamentali per l’evoluzione del jazz.
October Revolution in Jazz
Coleman Hawkins — “Just Hot”
Artie Shaw Orchestra — “Stardust”
Miles Davis Quintet
Dave Brubeck Quartet — “Unisphere”
Miles Davis Quintet — Sindelfingen
Antônio Carlos Jobim — Wave
Freddie Hubbard — Sky Dive
La musica cambia anche attraverso chi la insegna
Dietro le grandi trasformazioni del linguaggio esistono anche figure meno visibili sulla scena.
Il 7 ottobre 2000 moriva Dennis Sandole, chitarrista, teorico e mentore di John Coltrane tra il 1946 e i primi anni Cinquanta. Il suo insegnamento comprendeva teoria armonica avanzata, scale esotiche e tradizioni musicali non occidentali: elementi che contribuirono alla formazione intellettuale del giovane Coltrane.
Il 4 ottobre 1927 era invece nato Walter Bishop Jr., pianista della generazione bebop, collaboratore di Charlie Parker, Miles Davis e Art Blakey. La sua attività didattica e la sua attenzione alle sostituzioni armoniche testimoniano un’altra forma di trasmissione del linguaggio: quella che passa dalla pratica musicale alla conoscenza teorica.
In entrambi i casi, la storia del jazz mostra un elemento spesso meno visibile delle grandi esibizioni: i nuovi linguaggi hanno bisogno anche di luoghi e persone capaci di trasmetterli.
Festival, televisione e diritto alla scena
Il discorso sugli spazi si allarga poi dal club al grande evento pubblico. Il 3 ottobre 1925 nasceva George Wein, pianista e organizzatore destinato a trasformare il rapporto tra jazz e festival. Nel 1954 fondò il Newport Jazz Festival, contribuendo a consolidare un modello nel quale il jazz poteva uscire dai locali notturni e incontrare un pubblico molto più ampio negli spazi all’aperto.
Il festival diventava così non soltanto un luogo di ascolto, ma una vera infrastruttura culturale e organizzativa, capace di sostenere concerti, tournée e circuiti internazionali.
Un’altra forma di conquista dello spazio pubblico è rappresentata da Hazel Scott, morta il 2 ottobre 1981. Pianista e cantante nata a Trinidad, Scott arrivò alla televisione nazionale americana con The Hazel Scott Show nel 1950, diventando la prima persona afroamericana a condurre un proprio programma televisivo nazionale.
La sua carriera fu inseparabile dalla battaglia contro la segregazione. Scott rifiutava di esibirsi davanti a pubblici segregati e difendeva pubblicamente la dignità degli artisti neri. Il clima del maccartismo contribuì poi alla sua uscita dalla scena americana e al trasferimento a Parigi.
La settimana si chiude idealmente con Doreen Ketchens, nata il 3 ottobre 1966, interprete legata alla tradizione clarinettistica di New Orleans. La sua presenza introduce un’altra dimensione dello spazio: quella della continuità, attraverso la quale un linguaggio nato nelle strade e nei locali della Louisiana continua a essere trasmesso e portato sui palcoscenici internazionali.
Hazel Scott
Manny Albam
Lloyd Trotman
Al Gallodoro
Hamiet Bluiett
Dennis Sandole
Una settimana, molti spazi
Dal Cellar Café di Bill Dixon ai festival di George Wein, dai nuovi ruoli conquistati da basso, batteria e organo ai grandi auditorium europei, questa settimana mostra il jazz mentre allarga continuamente il proprio campo d’azione.
Non cambia soltanto la musica. Cambiano i luoghi nei quali può nascere, essere ascoltata, registrata, insegnata e difesa. È in questo passaggio che le figure e gli eventi del 2–8 ottobre trovano il loro punto di contatto: il jazz non si limita a occupare nuovi spazi; contribuisce a crearli.
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