Giugno 2026 – Le uscite discografiche

Sei pronto a immergerti nel sound del momento?

Benvenuto in Find Your Swing, la tua bussola per navigare tra le nuove uscite discografiche di giugno 2026.

Qui non troverai una semplice lista, ma una selezione accurata dei migliori album, EP e singoli del jazz, scelti con passione e competenza. Ogni brano che ti segnaliamo è accompagnato da un nostro commento, per darti un assaggio autentico di ciò che ti aspetta.

Prima, però, partiamo con i dischi che abbiamo maggiormente approfondito, gli…

Editor Pick’s

Come navigare?

Non abbiamo più pagine, ma una pratica barra di navigazione che ti permette di esplorare l’articolo con la massima flessibilità. Usa i filtri di ricerca e selezione per trovare esattamente ciò che cerchi o per scoprire nuove gemme musicali. Scorre anche per settimane, grazie ai sottomenù: “Settimana dal… al…”.

Siamo sicuri che in questa selezione troverai il tuo prossimo brano preferito.

Dal maggio 2019 ci dedichiamo a selezionare e segnalare la migliore musica del tuo genere preferito.

Se desideri consultare le pubblicazioni dei periodi precedenti, puoi richiederle inviandoci una mail.

Giugno 2026 – Le uscite discografiche

Settimana dal 1° al 7 giugno


Per chi cerca un jazz che illumina l’oscurità, dove ogni nota diventa un faro di speranza.

Lakecia Benjamin – We Dream
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

05

We Dream, un inno collettivo alla luce nel buio

Noi Sogniamo, “We Dream”, della sassofonista Lakecia Benjamin — sei volte nominata ai Grammy — raduna una squadra di titani del jazz, dell’R&B e dell’avanguardia per creare un album che è più di una raccolta di brani: è un manifesto di resistenza e bellezza. Al suo fianco, Terence Blanchard, Hiromi, Chris Potter, Jeff “Tain” Watts, Chief Xian aTunde Adjuah, Bilal e Tarriona “Tank” Ball, insieme al co-produttore Kassa Overall, trasformano la musica in un atto di fede collettiva.

Dopo il successo di “Phoenix” e la nomination per “Noble Rise”, Benjamin sceglie di rispondere al caos del mondo con un messaggio chiaro: essere luce nelle tenebre. Ogni traccia — dal groove incandescente di “Flame Keeper” (con Hiromi e Potter) alle atmosfere sognanti ancora inesplorate — respira collaborazione e visione condivisa. “We Dream” non è solo un disco: è un invito a credere, a sognare insieme, a ricordare che anche nei momenti più bui, la musica può essere il fuoco che riscalda e illumina.

Un album che parla al presente, ma guarda al futuro, dimostrando che quando i grandi talenti si uniscono, l’arte diventa rivoluzione. Un ascolto necessario, per chi cerca coraggio, bellezza e una voce che grida: non siamo soli.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un viaggio intimo tra ritmo, meditazione e improvvisazione collettiva.

Eric Harland – Vipassana II
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

05

Vipassana II: il respiro musicale di Eric Harland tra introspezione e comunità

Con Vipassana II, il batterista e compositore Eric Harland ci regala un’opera che è molto più di un album: è un diario sonoro, un flusso di coscienza tradotto in note, ritmi e silenzi. Il progetto, secondo capitolo di una serie che esplora la vita attraverso la lente della musica, nasce dall’incontro tra Harland e una cerchia di musicisti — Big Yuki, Keita Ogawa, Ben Wendel, Gilad Hekselman e Harish Raghavan — ognuno sulla propria strada di scoperta interiore. Il risultato è un dialogo organico, dove le percussioni si intrecciano con sax, chitarra e tastiere in un equilibrio perfetto tra struttura e libertà.

Brani come Ghosted e Twisted Fate catturano l’ascoltatore con groove ipnotici e improvvisazioni che sembrano danzare tra luce e ombra, mentre Jean & Renata — firmata da Ben Wendel — e Nascente aggiungono una dimensione lirica e malinconica. La produzione, curata da Harland stesso, respira autenticità: ogni suono è vivo, ogni dinamica racconta una storia. L’album, sostenuto dalla Miner-Anderson Family Foundation e in uscita il 5 giugno 2026, si conferma come un manifesto di musica come pratica spirituale, un invito a ascoltare non solo con le orecchie, ma con l’anima.

In un’epoca di frammentazione, Vipassana II ci ricorda che la musica, quando nasce dall’ascolto reciproco, può diventare ponte tra individui, culture e generazioni. Un lavoro che, come scrive Harland, è «l’espressione di una vita avvolta da una forte cultura musicale e comunitaria». E in ogni nota, si sente.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un incontro tra tradizione indiana e innovazione jazz, dove la virtuosità diventa dialogo puro.

Purbayan Chatterjee e Mark Lettieri – Feathered Creatures
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

05

Feathered Creatures: in volo tra sitar e chitarra elettrica

Quando Purbayan Chatterjee, maestro del sitar e tra i più innovativi interpreti della musica classica indiana, e Mark Lettieri, chitarrista cinque volte Grammy con Snarky Puppy, si incontrano, nasce un progetto che supera ogni confine: Feathered Creatures. Questo album, uscito nel 2026, non è una semplice fusione di generi, ma una conversazione musicale in cui il sitar e la chitarra elettrica si intrecciano in un volo creativo, tra progressive rock, IDM e la profondità della tradizione indiana.

Il disco si apre con “Soar”, brano che incarna l’essenza del progetto: una sospensione ritmica che si evolve in archi sonori sempre più ampi, dove ogni nota sembra librarsi nell’aria. Chatterjee e Lettieri non suonano l’uno accanto all’altro, ma l’uno per l’altro, in un gioco di risposte e suggestioni che trasforma la tecnica in pura emozione. Come spiega lo stesso Chatterjee, “Feathered Creatures non parla di fusione, ma di elevazione” — quel momento magico in cui la fiducia reciproca permette alla musica di decollare.

L’incontro tra i due artisti nasce quasi per caso, durante una tappa indiana degli Snarky Puppy, ma diventa subito una collaborazione essenziale. Lettieri, affascinato dall’approccio di Chatterjee — che suona il sitar come una chitarra elettrica — si butta a capofitto nel progetto, portando con sé le influenze del progressive rock e la ricerca sonora di band come i Dream Theater. Il risultato è un album che sfida le categorizzazioni: tra i 9,000 Miles che separano le loro radici e i Bridges che le uniscono, ogni traccia è un tassello di un puzzle brillante, dove la complessità diventa naturale.

Feathered Creatures è più di un disco: è la prova che la musica, quando nasce da un incontro vero, può essere sia avventura che eredità. Un lavoro che guarda al futuro, ma che affonda le radici nella tradizione di grandi collaborazioni come quelle tra Ravi Shankar e George Harrison, ricordandoci che l’arte più bella nasce quando si ha il coraggio di perdersi per ritrovarsi.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che fonde sperimentazione elettronica e profondità emotiva, dove l’improvvisazione diventa linguaggio di esplorazione sonora e introspezione.

Even Quiet Embers Carry Fire – Strange Attractors
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

05

Even Quiet Embers Carry Fire: un viaggio tra silenzi eloquenti e bagliori nascosti

Even Quiet Embers Carry Fire è un lavoro che sfida le convenzioni del jazz tradizionale, portando l’ascoltatore in un territorio dove elettronica, improvvisazione e poesia sonora si intrecciano in un dialogo ipnotico. Il trio Strange Attractors, composto da musicisti con radici in diverse tradizioni musicali, crea un universo in cui ogni suono sembra emergere da un luogo di quiete, per poi espandersi in onde di energia controllata.

L’album gioca con i contrasti: momenti di rarefatta delicatezza si alternano a esplosioni ritmiche che richiamano tanto il post-rock quanto il free jazz. Brani come Embers e Carry Fire sono esemplari di questa ricerca, dove le texture elettroniche si fondono con assoli acustici, creando una tensione che è al contempo cerebrale e viscerale.

Even Quiet Embers Carry Fire non è semplicemente un disco, ma un’esperienza: un invito a ascoltare oltre il silenzio, a cogliere la bellezza nei dettagli apparentemente impercettibili. È una riflessione su come anche le scintille più deboli possano portare con sé il potenziale di un fuoco trasformativo, proprio come la musica, che illumina l’anima e risveglia emozioni sopite.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz contemporaneo che unisce il groove di Chicago all’energia della scena di Minneapolis, con un tocco di disco e house.

Steve Cole – Sleight of Hand
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

05

Sleight of Hand: un gioco di prestigio tra tradizione e innovazione

Sleight of Hand è il nuovo album del sassofonista Steve Cole, una delle figure più celebrate del jazz contemporaneo. Prodotto in collaborazione con David Mann e con la partecipazione speciale del chitarrista Cory Wong (Vulfpeck, Fearless Flyers), l’album esplora il jazz attraverso il ritmo del disco, l’energia della house music e l’influenza del suono di Minneapolis.

I dieci brani originali, tra cui Maceology e Groove Ballad, fondono la raffinatezza del jazz con una freschezza che ricorda le radici urbane di Cole, cresciuto tra Chicago e Minneapolis. Ogni traccia è un omaggio alla capacità di Cole di reinventarsi, mantenendo intatta la sua identità musicale.

Sleight of Hand non è solo un album, ma una celebrazione della versatilità del jazz moderno. Un lavoro che dimostra come la musica possa essere sia sofisticata che accessibile, un invito a lasciarsi trascinare dal ritmo e dall’emozione. Un disco che ricorda come, anche nel jazz, la magia possa nascondersi nei dettagli.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz intimo e sperimentale, dove il pianoforte diventa orchestra e la riflessione si trasforma in suono.

Armen Donelian – Inquiry
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

05

Inquiry: un viaggio solitario tra composizione e reinvenzione

Inquiry è il quindicesimo album del pianista e compositore Armen Donelian, un lavoro nato da quattro anni di meticolosa sperimentazione in studio. L’album, inizialmente concepito come una raccolta di demo non accompagnati, si è evoluto in un progetto ambizioso, in cui Donelian ha trasformato il suono del pianoforte in un’orchestra di voci e strumenti virtuali, giocando con sottili modifiche timbriche per creare nuove texture sonore.

Brani come Beyond e Blue In Green esemplificano questa ricerca, dove la profondità introsettiva si unisce a un approccio innovativo. Donelian non si limita al pianoforte: Dominique Eade (voce), Ed Neumeister (trombone), Jay Anderson (contrabbasso) e Dennis Mackrel (batteria) intervengono per arricchire le composizioni, aggiungendo sfumature umane a un progetto già ricco di suggestioni.

Inquiry non è solo un album, ma una domanda aperta sulla natura della musica stessa: un invito a esplorare come un singolo strumento possa diventare un universo sonoro. Un lavoro che celebra la curiosità e la capacità di reinventarsi, ricordandoci che l’arte nasce spesso dall’osare.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz intimo e dialogico, dove il contrabbasso diventa voce e compagno di viaggio in un’arte senza tempo.

Chuck Bergeron – Bass and Face
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

05

Bass and Face: il contrabbasso come confidente

In Bass and Face, Chuck Bergeron trasforma il suo contrabbasso in un partner di dialogo con dieci voci eccezionali, tra cui Janis Siegel, Sheila Jordan, Kevin Mahogany e Roseanna Vitro. Un progetto sognato a lungo, nato dall’ispirazione di un’intimità rara: il duetto puro tra basso e voce, senza fronzoli, nudo e vulnerabile.

Ogni traccia è una conversazione musicale unica, da “An Occasional Man” con la sensuale Janis Siegel a “Fair Weather” con la leggendaria Sheila Jordan, fino ai tributi a New Orleans con Nicole Yarling. Percussioni, chitarre e pianoforte arricchiscono alcune tracce, ma l’essenza rimane il dialogo tra Bergeron e le voci, un incontro di personalità e stili.

Bass and Face non è solo un album, ma un omaggio all’arte del dialogo musicale: un invito ad ascoltare la profondità che nasce quando due anime si incontrano nella semplicità. Anche nella minimalità, la musica può essere ricca di emozioni e storie.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che osi esplorare l’equilibrio tra tradizione e avanguardia, tra acustico e sperimentazione elettronica.

Steven Bernstein – ResoNation Trio + Ultra Resonance
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

05

ResoNation Trio e Ultra Resonance: il doppio volto di Steven Bernstein

Con ResoNation Trio, Steven Bernstein — trombettista e compositore visionario — si cimenta in una formazione inedita: valvola tromba, contrabbasso e batteria, insieme a Scott Colley e Nasheet Waits. Un album intimo e contemplativo, dove l’assenza di accordi lascia spazio a un dialogo puro e essenziale, tra improvvisazione e composizione. Ma la vera sorpresa è Ultra Resonance, dove il produttore Scotty Hard reinventa radicalmente le registrazioni del trio, scomponendo e ricomponendo i suoni in una creazione mutante e futuristica. Due facce della stessa medaglia: una radice acustica e folcloristica, l’altra un viaggio in un universo sonoro inesplorato. Bernstein, con la sua inconfondibile audacia, ci ricorda che la musica è sempre rinascita.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.


Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family

Giugno 2026 – Le uscite discografiche

Settimana dal 8 al 14 giugno


Per chi cerca un omaggio intimo e profondo al genio di Bill Evans, dove la tradizione incontra la voce personale.

Randy Ingram – Sound Within: A Celebration of Bill Evans
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

10

Sound Within: A Celebration of Bill Evans – Randy Ingram tra memoria e innovazione

Con Sound Within, il pianista Randy Ingram rende omaggio a Bill Evans non imitandone lo stile, ma catturandone l’essenza più autentica: il suono che nasce dall’anima. Accompagnato da due leggende dei trio di Evans — Joe La Barbera alla batteria e Rufus Reid al contrabbasso — Ingram esplora classici come Turn Out the Stars e My Foolish Heart con un equilibrio tra contemplazione e vigore ritmico.

L’album, in uscita il 10 luglio 2026 per Chill Tone Records, unisce brani iconici a composizioni originali, come Aloft e Remembrance, che riflettono l’influenza duratura di Evans sulla musica di Ingram. “Non è lo stile a contare, ma la verità emotiva”, spiega Ingram, e ogni nota lo dimostra: un disco che celebra la profondità interiore, lontano dalle apparenze, proprio come il suo ispiratore.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un antidoto musicale alla complessità del mondo: swing, armonie avvolgenti e la gioia pura di cantare insieme.

Duchess – A Marvelous Party
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

12

A Marvelous Party: Duchess e l’arte di trasformare la leggerezza in resistenza

In un’epoca in cui la realtà sembra sempre più pesante, le Duchess — il trio vocale formato da Amy Cervini, Hilary Gardner e Melissa Stylianou — scelgono la gioia come atto rivoluzionario. A Marvelous Party non è un semplice album di standard swing: è un manifesto sonoro che celebra la forza delle armonie, la complicità e il piacere di stare insieme, senza mai banalizzare il mondo fuori.

Prodotto e arrangiato da Oded Lev-Ari, il disco è un viaggio in dodici vignette musicali, ognuna con un colore diverso: dall’energia travolgente di Ain’t That a Kick in the Head alla malinconia ironica di Is That All There Is?, passando per la solarità di Put On a Happy Face. Le tre voci, sostenute da una sezione ritmica affiatata e da un ensemble di fiati scintillante, creano un tappeto sonoro che avvolge l’ascoltatore in un abbraccio caldo e sofisticato.

Dopo dodici anni di carriera, le Duchess dimostrano che la festa non è evasione, ma resistenza: un modo per ricordarci che, anche nei tempi più bui, la musica e la condivisione possono essere rifugio e forza. Un disco che sorride con gli occhi, perché sa che la vera rivoluzione è continuare a credere nella bellezza delle piccole cose. E in fondo, come cantano loro, «the party is still here».

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un incontro tra due titani dell’improvvisazione, dove il suono diventa luce lenta e il silenzio un colore.

Mary Halvorson e Ambrose Akinmusire – Slo-Mo Neon Luminate Hoverings
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

12

Slo-Mo Neon Luminate Hoverings: Mary Halvorson e Ambrose Akinmusire dipingono con il suono

Quando due musicisti del calibro di Mary Halvorson e Ambrose Akinmusire si incontrano, il risultato non può che essere un viaggio sonoro straordinario. Slo-Mo Neon Luminate Hoverings, in uscita il 12 giugno 2026 per Nonesuch Records, è un album che sfida le convenzioni, fondendo jazz, avanguardia e improvvisazione in un paesaggio sonoro unico.

Halvorson, con la sua chitarra tagliente e visionaria, e Akinmusire, con la sua tromba calda e stratificata, creano un dialogo musicale che oscilla tra lirismo e sperimentazione. Ogni brano è un universo a sé: dall’apertura malinconica di Prelude in the Ash all’energia pulsante di Blood & Sand, passando per la luminosità onirica del brano che dà il titolo all’album.

Tra i momenti più affascinanti c’è Soundcheck, una finestra aperta sul loro processo creativo, dove l’improvvisazione diventa materia viva. Nice to meet you again for the first time e Watersmoke sono esempi perfetti di come i due riescano a fondere melodia e complessità, creando una tensione magnetica che cattura l’ascoltatore.

Slo-Mo Neon Luminate Hoverings non è solo un album: è un invito a fermarsi, ad ascoltare con attenzione, a lasciarsi trasportare in un mondo dove il tempo sembra rallentare e ogni nota diventa un bagliore neon, un lampo di senso in un universo di possibilità. Un disco che non si ascolta, si vive, come un quadro sonoro che si svela poco a poco, strato dopo strato.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un ritorno alle radici brasiliane, dove jazz, bossa nova e tradizione si fondono in un abbraccio musicale tra passato e presente.

Moyses Dos Santos – Maria
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

12

Maria: Moyses Dos Santos e il viaggio del cuore tra Londra e il Nordest brasiliano

Maria è l’esordio discografico del bassista e compositore Moyses Dos Santos, un ritorno alle origini che unisce la sua esperienza internazionale alla ricchezza delle radici nordestine del Brasile. Dopo anni passati a suonare con artisti come Nile Rodgers, Janelle Monáe e Gregory Porter, Dos Santos trova ispirazione in un tour con gli Azymuth e nel legame con il maestro Ivan “Mamão” Conti, che lo incoraggia a riconnettersi con la musica brasiliana.

L’album, in uscita il 12 giugno 2026, è un tributo alla tradizione, arricchito da collaborazioni d’eccezione: Arthur Verocai, Theo Croker e Lynda Dawn. Dai ritmi avvolgenti di Boa Viagem alla malinconia di Saudade — dove le voci dei tre ospiti si intrecciano in un omaggio commovente — fino all’energia di Baiamba, ogni traccia è un ponte tra culture. Maria non è solo un disco: è un viaggio emotivo, un inno all’identità e alla bellezza di trovare sé stessi attraverso la musica.

Un lavoro che non si ascolta, si sente, come un abbraccio caldo e familiare.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un viaggio musicale sulle sponde dell’Atlantico, tra la malinconia di Porto e l’energia di New York.

Manuel Linhares – Atlantico
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

12

Atlântico: Manuel Linhares tra memoria, oceano e improvvisazione

Atlântico, il nuovo album del compositore e cantante portoghese Manuel Linhares, è un diario musicale che naviga tra le correnti dell’Atlantico, dove ogni nota porta con sé l’eco di due mondi: la quietudine gravida di Porto e il pulsare elettrico di New York. Uscito per 577 Records il 12 giugno 2026, il disco è un ode all’oceano, inteso come metafora di un’esistenza in costante movimento, sospesa tra ricordo e divenire.

Linhares, voce e anima del progetto, tesse melodie che sembrano scivolare tra le dita, ora taglienti e irrequiete, ora avvolgenti come la marea. I brani — da “Impérios da Devastação” a “Melodia Atlântica” — sono paesaggi sonori in cui il jazz contemporaneo si mescola a echi azzoriani, mentre l’improvvisazione (come nei pezzi “Beyond The Atlas” e “Behind The Atlas”) rompe gli argini, lasciando spazio a una libertà che è anche ricerca interiore. Al suo fianco, musicisti come Glenn Zaleski al piano, Or Bareket al contrabbasso e Keita Ogawa alla batteria disegnano una tessitura ricca e stratificata, dove ogni strumento diventa voce di un coro che canta di distanze, fragilità e chimere sentimentali.

Registrato tra Brooklyn e Porto, Atlântico è un disco che respira di nostalgia, ma anche di possibilità. È la musica di chi sa che il tempo, come l’oceano, porta via e restituisce, e che ogni partenza nasconde un ritorno. Un lavoro che, tra disciplina e rottura, ci ricorda che l’arte più vera è quella che si lascia attraversare dal vento, senza paura di perdersi. Perché, in fondo, tutto ciò che scompare continua a riverberare, come un’onda che non finisce mai di infrangersi sulla riva.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca una voce che intreccia jazz, poesia e intimità

Gergana Velinova – Free
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

12

Free: un inno alla libertà interiore e alla musica come abbraccio

Con Free, la cantante, poetessa e compositrice bulgaro-canadese Gergana Velinova regala un album che è un diario intimo, un viaggio tra ombra e luce, nato in cinque anni di trasformazioni: dalla maternità alla pandemia, fino alla conquista della cittadinanza canadese nel 2025. Uscito il 12 giugno 2026, il disco respira libertà in ogni sfumatura: quella elevante di una melodia che solleva lo spirito, e quella personale di chi, come Gergana, ha trovato nella musica un rifugio e una voce.

Le dieci tracce — da Free, che apre con versi che evocano l’estasi del suono, a A Lullaby To Myself, ninna nanna per sé stessa — danzano tra jazz, folk e lirismo, sostenute da un ensemble di eccellenza: Kristian Alexandrov al pianoforte, Joel Fountain alla batteria, e ospiti come Cory Weeds al sassofono. Ogni brano parla all’anima prima che alla mente, come in Orange Moon o If You Knew, dove la voce di Gergana si fa carezza e confessione.

Free non è solo un album: è un invito a lasciarsi trasportare, a trovare bellezza nelle ferite e a ricordare che la musica, come l’amore, non ha confini. Un lavoro che celebra la resilienza e la capacità di rinascere, nota dopo nota.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che unisce melancolia e sperimentazione, tra trombone elettronico e atmosfere cinematografiche.

Kalia Vandever – Mana
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

12

Mana: un viaggio intimo tra suono e silenzio

Mana è il nuovo album della compositrice, trombonista e cantante Kalia Vandever, un lavoro che esplora paesaggi sonori ampi e sognanti, ereditando lo spirito del suo acclamato esordio We Fell In Turn. L’album si distacca ulteriormente dalle convenzioni, fondendo trombone solistico filtrato attraverso pedaliere e manipolato in tempo reale con un piano essenziale, che ricorda le opere tarde di Ryuichi Sakamoto.

I brani, come Hubbard Road e Murmuray, sono costruiti su melodie lunghe e malinconiche, arricchite da testi personali e diretti, una novità per Vandever. L’album gioca con l’interazione elettroacustica, trasformando il suono del trombone in un’esperienza immersiva e emotivamente coinvolgente.

Mana non è solo musica: è una riflessione sulla capacità del suono di evocare emozioni profonde. Un disco che dimostra come la vulnerabilità e la sperimentazione possano coesistere in un’unica, potente espressione artistica. Un lavoro che ispira a lasciarsi trasportare dalla bellezza delle sfumature.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz sinfonico e visionario, dove la big band diventa una tela per esplorare le molteplici sfaccettature dell’espressione umana.

Helen Sung – Oracles 2
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

12

Oracles 2: la pianista che dipinge con l’orchestra

In Oracles 2, Helen Sung porta avanti il suo progetto di grande ensemble, un omaggio ai maestri che hanno segnato il suo percorso artistico, tra cui Clark Terry, Ron Carter, Wayne Shorter e Herbie Hancock. L’album è un viaggio tra composizioni originali e arrangiamenti che fondono jazz, classico e improvvisazione, dando vita a un paesaggio sonoro ricco e stratificato.

Ogni traccia è un dialogo tra il pianoforte di Sung e l’orchestra, dove la struttura incontra la libertà, e ogni musicista contribuisce con la propria voce unica. Oracles 2 non è solo un album, ma un manifesto dell’arte collettiva: un invito ad ascoltare la musica come specchio delle emozioni e delle storie che ci uniscono. Un omaggio alla potenza del jazz come linguaggio universale.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che sappia essere avventura sonora, incontaminato e profondamente ispirato alla complessità del tempo.

Ocean Fanfare – Third Nature
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

12

Third Nature: la polifonia temporale di Ocean Fanfare

Con Third Nature, l’internazionale quartetto Ocean Fanfare chiude la sua Nature Trilogy, un viaggio sonoro che ha esplorato ecologia, capitalismo e, ora, la polifonia temporale. Tomasz Dąbrowski alla tromba, Sven Dam Meinild al sassofono, Richard Andersson al contrabbasso e Peter Bruun alla batteria intrecciano free jazz, elettronica e improvvisazione per dare voce all’ambiguità del tempo, ispirati dalle teorie di Anna Tsing. Un album che sfida l’ascoltatore a cogliere la bellezza nelle sfumature del presente, del passato e del futuro, dove ogni nota è un invito a riflettere sul fluire della vita. La musica, qui, diventa specchio dell’eternità effimera.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz contemporaneo che danza tra ombra e luce, tra malinconia notturna e slanci di speranza.

ubaq – Night Wip
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

12

Night WIP: il debutto del trio ubaq tra introspezione e armonia

Il trio marsigliese ubaq, formato da Antoine Carletto al contrabbasso, Lucas Schemidt alla chitarra e Antoine Saussol alla batteria e synth, svela il suo primo album, Night WIP, un lavoro che cattura l’essenza della loro crescita musicale e umana. Il nome stesso del progetto — “ubaq” — trae ispirazione dall’ubac, il versante montuoso poco soleggiato dove regna il crepuscolo, simbolo perfetto per questi musicisti nottambuli. L’album, che segue l’EP 20bis del 2024, è un viaggio tra sonorità notturne e melanconiche, illuminate da bagliori di luce. Ospiti come la rapper Talin in Regarding Others e il trombonista Jules Regard in Flayosc arricchiscono il sound, mentre brani come Proud B (in due parti) rendono omaggio alla madre di Schemidt. Un debutto che unisce complessità e calore, dimostrando come la musica possa essere sia rifugio che specchio del mondo.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che unisce tradizioni globali in una preghiera musicale universale.

Ize Trio – Global Prayer
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

12

Ize Trio – Global Prayer: un viaggio tra jazz, classica e maqam

Il trio multicultural Ize, formato da Chase Morrin al pianoforte, George Lernis alle percussioni e Naseem Alatrash al violoncello, torna con Global Prayer, un album che amplia la loro visione sonora verso una dimensione più intima e spirituale. Ospiti come il bassista John Patitucci e il sassofonista Lihi Haruvi arricchiscono un progetto che fonde jazz, classica e tradizioni mediorientali, ispirato da mentori come Danilo Pérez e Wayne Shorter. Brani come Flying e From the Stars celebrano la connessione universale, mentre Snaefellsjokull e Jam for the End of the World esplorano l’improvvisazione come metafora di resilienza. Un album che trasforma la musica in un ponte tra culture e anime.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz triadico di pura intesa, dove l’improvvisazione diventa dialogo profondo tra maestri.

Kenny Barron, Ray Drummond, Ben Riley – So Many Lovely Things: Live in Brecon
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

12

So Many Lovely Things: Live in Brecon

Un inedito concerto del 1995 tratto dagli archivi Jordi Suñol, questo doppio LP (e doppio CD) cattura l’alchimia di un trio leggendario: Barron al pianoforte, Drummond al contrabbasso e Riley alla batteria, uniti da una complicità assoluta. Registrato al Brecon Jazz Festival, il disco svela 10 performance kinetiche, dove groove vertiginosi, ballate commoventi e scambi improvvisativi si fondono in un’esperienza di jazz autentico e coinvolgente.

Dai ritmi incalzanti di “Time Was” ai delicati intrecci melodici di “The Very Thought of You”, il trio esplora ogni sfumatura, confermando la sua capacità di trasformare standard e composizioni originali in momenti di pura magia. Un documento storico che celebra l’arte di tre giganti, finalmente disponibile dal 12 giugno 2026.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz orchestrale che unisce tradizione e sperimentazione, tra riflessione sociale e sonorità contemporanee.

Bignami Veltri Jazz Ensemble – Non-Places
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

12

Bignami Veltri Jazz Ensemble – Non-Places

Non-Places, primo album del nonetto Bignami Veltri Jazz Ensemble, è un viaggio sonoro che ridefinisce il jazz orchestrale moderno. Guidato dalle compositrici Anna Bignami e Laura Veltri, il progetto fonde l’eredità dei grandi ensemble jazz con tecniche estese della musica classica contemporanea e elementi elettronici, creando un universo sonoro ricco e stratificato.

Ispirato dal concetto di “non-luoghi” di Marc Augé, l’album esplora temi come la perdita di identità, l’isolamento e l’omogeneizzazione culturale, invitando l’ascoltatore a una riflessione profonda sugli spazi e i ritmi della vita moderna. Un lavoro audace e poetico, che rispetta la tradizione pur spingendosi verso nuove frontiere espressive. Disponibile in digitale dal 12 giugno 2026 e in CD dal 25 settembre 2026.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.


Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family

Giugno 2026 – Le uscite discografiche

Settimana dal 15 al 21 giugno


Per chi cerca un jazz che unisce groove ipnotici, sperimentazione elettronica e una ricerca melodica senza confini

The Vampires – Skydancer
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

19

Skydancer, vent’anni di evoluzione tra groove e innovazione

Il nuovo album del quartetto australiano The Vampires, Skydancer, celebra due decadi di musica con un album che ridefinisce ancora una volta il loro suono, fondendo jazz acustico, sintetizzatori e stratificazioni elettroniche. Dopo il successo dell’ARIA Award con Nightjar (2023), il gruppo — formato da Jeremy Rose al sassofono, Nick Garbett alla tromba, Noel Mason al contrabbasso e Alex Masso alla batteria — esplora qui temi come il tempo, la melodia e la texture, creando un paesaggio sonoro che è al tempo stesso familiare e rivoluzionario.

Dall’ipnotico pulsare di Asiago allo shimmer ambient di South Coast Noir, fino al cinematismo di Spirit, ogni traccia è un tassello di un mosaico che avvolge l’ascoltatore in un’atmosfera immersiva e ritmicamente coinvolgente. Registrato a Sydney con overdubbing e sperimentazioni, Skydancer è un disco che respira organicità, pur spingendosi oltre i confini dell’acustico. Un ascolto per chi cerca un jazz che emoziona, sorprende e non smette mai di evolversi.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che unisce generazioni: da Gary Bartz all’energia della scena londinese tra improvvisazione, ascolto e soul.

Your Brother’s Keeper & Gary Bartz – Where Rivers Meet
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

19

Where Rivers Meet: un incontro tra leggenda e futuro

Uscito il 19 giugno 2026 per Brownswood Recordings — in occasione del ventennale dell’etichettaWhere Rivers Meet è un album che unisce epoche e continenti. Da una parte, il sassofonista Gary Bartz, icona del jazz spiritual e veterano di Miles Davis, Charles Mingus e Max Roach; dall’altra, il collettivo londinese Your Brother’s Keeper, espressione della vibrante scena jazz britannica. Il risultato è sette tracce che respirano libertà, dove improvvisazione, ascolto reciproco e groove si fondono in un linguaggio universale.

Bartz, con il suo suono lirico e appassionato, guida il gruppo attraverso paesaggi sonori che vanno dal fuoco incandescente di Cauldron alla meditazione ipnotica di Mantra, passando per la danza ritmica di Ground Loop e l’energia solare di Solar Flare. Ogni brano è un dialogo aperto, dove la tradizione del jazz afroamericano si contamina con le sonorità contemporanee di Londra, creando un ponte tra il passato e il domani.

Where Rivers Meet non è solo un disco: è un incontro di anime, un testimone passato tra generazioni, una celebrazione della musica come linguaggio di unità. Un lavoro che ricorda perché il jazz è sempre vivo, sempre in movimento, sempre capace di unire. Un fiume che scorre senza fine.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che unisce la raffinatezza classica alla profondità del blues e del jazz, tra Mozart e Monk.

Jon Batiste – Black Mozart
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

19

Black Mozart: il pianoforte come ponte tra epoche e culture

In Black Mozart, Jon Batiste reinterpreta Mozart attraverso una lente afroamericana, fondendo classico, jazz, ragtime, stride e blues in un omaggio che va oltre i confini del tempo. Seconda uscita della sua Batiste Piano Series, l’album esce il 19 giugno, in coincidenza con il Juneteenth, un omaggio alla cultura nera e alla sua eredità musicale.

Batiste, vincitore di Grammy, Emmy e Oscar, trasforma il pianoforte in un veicolo di dialogo tra Mozart e Thelonious Monk, due geni che hanno rivoluzionato la musica con la loro capacità di unire semplicità melodica e complessità strutturale. Ogni traccia è una reinvenzione, dove l’improvvisazione e la spontaneità si intrecciano con la precisione classica, creando un suono che è insieme sofisticato e accessibile.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che unisce la profondità compositiva all’energia di un quartetto in perfetta sintonia

Matt Slocum – A Revolving Alliance 2
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

19

A Revolving Alliance 2: la batteria come cuore di un dialogo musicale senza confini

In A Revolving Alliance 2, Matt Slocum conferma il suo ruolo di drummer e compositore di rara sensibilità, guidando un quartetto di eccellenza in un viaggio tra melodie avvolgenti e ritmi ipnotici. Con Taylor Eigsti al pianoforte, Walter Smith III al sassofono e Larry Grenadier al contrabbasso, Slocum crea un paesaggio sonoro dove ogni nota sembra tessere una storia collettiva.

L’album è un’evoluzione del suo lavoro precedente, con una tensione sottile che si costruisce traccia dopo traccia, fino a una risoluzione chiara e coinvolgente. Ogni brano è un dialogo tra improvvisazione e struttura, dove la batteria di Slocum non solo accompagna, ma narra, dando forma a un suono che è insieme intimo e potentemente espressivo.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che unisca profondità compositiva, audacia improvvisativa e una connessione umana tangibile.

The Phoenix Trio – Tomorrow Is Today
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

19

Tomorrow Is Today: il debutto incandescente di The Phoenix Trio

Con Tomorrow Is Today, il Phoenix Trio — formato da Mark Turner al sassofono tenore, Joe Martin al contrabbasso e Marcus Gilmore alla batteria — regala un’opera che è insieme omaggio alla tradizione e rinascita creativa. Registrato dal vivo al Ornithology Club di Brooklyn nel maggio 2025, l’album incarna l’equilibrio perfetto tra struttura e libertà, dove ogni nota è frutto di una collaborazione profonda e paritaria. I tre musicisti, uniti da decenni di complicità artistica, esplorano temi come la trasformazione e la rinascita, con brani che spaziano dalla delicatezza di “1946” (omaggio a Tom Harrell) alla ricchezza terrosa di “Harvest” di Gilmore. Un disco che celebra il jazz come arte viva, capace di reinventarsi senza perdere la sua anima.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che unisca eleganza compositiva e ambizione sinfonica.

Reis Demuth Wiltgen – Freedom Trail
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

19

Freedom Trail: il trio lussemburghese Reis Demuth Wiltgen in nuova veste orchestrale

Con Freedom Trail, il trio formato da Michel Reis (piano), Marc Demuth (contrabbasso) e Paul Wiltgen (batteria) compie un salto artistico, affiancato dall’orchestra della Luxembourg Philharmonic e dal sassofonista Joshua Redman, sotto la direzione di Vince Mendoza. L’album è un viaggio tra riflessione e sensualità, dove le composizioni originali del trio si arricchiscono di arrangiamenti orchestrali, creando un dialogo profondo e avvolgente. Un lavoro che dimostra come un gruppo coeso possa parlare all’ascoltatore nella sua totalità, elevando il jazz lussemburghese a livelli internazionali. Un ascolto essenziale per chi ama la musica contemporanea.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un tuffo nel jazz autentico, dove la storia si fonde con le note.

Charles Chen – The Long Way Home
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

19

The Long Way Home: un viaggio tra classici e racconti di leggende

Registrato dal vivo a New York, The Long Way Home è un album che unisce il pianoforte di Charles Chen e la chitarra di Félix Lemerle al ritmo inconfondibile di due giganti del jazz: il contrabbassista Bill Crow (98 anni) e il batterista Steve Little (91), ancora protagonisti settimanali al Smalls Jazz Club.

Il disco si snoda tra standard senza tempo e classici di Oscar Pettiford, Sam Cooke e Duke Ellington, prima di regalare una sorpresa: Bill e Steve si fermano a raccontare aneddoti di una carriera che li ha visti su palchi con Charlie Parker, Miles Davis e Art Tatum.

Un album che è insieme concerto, viaggio e testimonianza vivente: la prova che i grandi musicisti jazz non smettono mai di suonare, né di emozionare.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca l’energia rivoluzionaria di un rock che sfida i confini con il free jazz.

OM – Sudpol
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

19

OM: l’eredità di ElectroAcoustiCore tra passione e sperimentazione

Nati tra il 1972 e il 1982, gli OM hanno scritto la storia fondendo il fuoco del rock con la libertà del free jazz, in un mix esplosivo ispirato da Jimi Hendrix, John Coltrane e l’avanguardia sonora. La loro formula, battezzata ElectroAcoustiCore, ha portato il rock in territori inesplorati, dove ogni esecuzione era un’avventura senza fine.

Nel 2022, in occasione dei 50 anni di carriera, hanno pubblicato 50, un album che celebra la loro vitalità inesauribile. Nonostante la scomparsa di Fredy Studer, avvenuta un mese prima dell’uscita del disco, la band ha continuato il suo cammino, aggiungendo due batteristi per onorare il suo leggendario suono. Come scrive Kurt Gottschalk, gli OM entrano nel loro secondo mezzo secolo con la stessa energia e profondità di sempre. Il viaggio continua.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.


Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family

Giugno 2026 – Le uscite discografiche

Settimana dal 22 al 28 giugno


Per chi cerca un dialogo tra tradizione folk e modernità jazzistica, dove la chitarra diventa voce di un’America in bilico tra memoria e cambiamento.

Zacc Harris – American Reckoning
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

26

American Reckoning riscrive il canone folk con urgenza e poesia

L’album American Reckoning, del chitarrista Zacc Harris torna a esplorare il rapporto tra passato e presente, questa volta con una urgenza nuova, quasi profetica. Dopo il successo di American Reverie (2017), Harris si addentra nel repertorio folk americano — da Hard Times di Stephen Foster a Masters of War di Bob Dylan, passando per God Only Knows dei Beach Boys — e lo reinventa attraverso il jazz, trasformando ogni brano in un racconto sonoro che oscilla tra nostalgia e denuncia.

Accompagnato da Matt Peterson al contrabbasso e Lars-Erik Larson alla batteria, Harris disegna un paesaggio musicale dove la chitarra parla, sussurra e grida, ora con delicatezza lirica (You Are My Sunshine), ora con energie viscerali (House of the Rising Sun). L’album, registrato in presa diretta, respira autenticità: ogni nota sembra scavare nella complessità di un’America divisa, tra sogni infranti e speranze ostinate.

In un’epoca di frammentazione, American Reckoning ci ricorda che la musica, quando interroga il passato, può diventare specchio del presente. Un lavoro che, come scrive Harris, è «un confronto con le contraddizioni della nostra storia». E in ogni accordo, si sente.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un viaggio sonoro tra spiritualità africana, jazz avanguardista e la potenza dei miti contemporanei.

Nduduzo Makhathini – The Myth We Choose
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

26

The Myth We Choose: Nduduzo Makhathini e l’arte di riscrivere il sacro attraverso il suono

Con The Myth We Choose, il pianista, compositore e guaritore sonoro sudafricano Nduduzo Makhathini ci regala il suo quarto capitolo per la Blue Note, un’opera che interroga il ruolo dei miti nella società moderna. Co-prodotto dal figlio Thingo Makhathini, l’album è un affresco musicale dove il jazz si fonde con le tradizioni ancestrali, la musica elettronica e la voce di collaboratori d’eccezione come Black Coffee, Shabaka Hutchings e Omagugu.

Dai ritmi ipnotici di Kuzodlula alla profondità meditativa di Primordial Egg, ogni traccia è un incantesimo, un invito a riflettere su come le storie che scegliamo di credere plasmino la nostra identità. Makhathini, con la sua eleganza compositiva e il tocco visionario, trasforma il pianoforte in un ponte tra mondi, mentre la sezione ritmica — con Dalisu Ndlazi al basso e Lukmil Perez alla batteriadanza tra groove e trascendenza.

In un’epoca di frammentazione, The Myth We Choose ci ricorda che la musica, quando nasce da una ricerca spirituale e collettiva, può diventare specchio delle nostre paure e dei nostri sogni. Un disco che non si ascolta, ma si vive, come un rito. E in ogni nota, si sente l’eco di un’Africa che parla al mondo.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un’esplorazione percussiva tra tradizione e avanguardia, dove ogni ritmo racconta una storia e ogni suono diventa un paesaggio.

Onilu – Jakuta’s Dance
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

26

Jakuta’s Dance: Onilu e la magia elementare delle percussioni

Jakuta’s Dance è l’esordio su 577 Records dell’ensemble Onilu, un collettivo di percussionisti che ridefinisce i confini del suono. Con una formazione che include Joe Chambers, Kevin Diehl, Craig McIver e Daniel Villarreal, il disco è un viaggio sonoro tra vibrafoni, marimbe, batterie, bata e cajón, dove ogni traccia — da Holocene Serene a Olókun Sleepsdanza tra ritualità e sperimentazione.

Registrato a Philadelphia, l’album respira di energia primitiva e creatività moderna, con una produzione che esalta la ricchezza timbrica e la complessità ritmica del quartetto. Ogni brano è un paesaggio sonoro, dove le percussioni non accompagnano, ma narrano, creando un dialogo ipnotico tra memoria ancestrale e innovazione.

Un disco che non si ascolta, si vive, come un rito musicale in cui il tempo si dilata e ogni colpo di tamburo diventa voce di un racconto senza parole.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che è specchio dei nostri tempi, dove la musica diventa denuncia, preghiera e riflessione sull’umanità in bilico tra caos e redenzione, tra ignoranza e illuminazione.

Empirical – Like Lambs: To The Slaughter
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

26

Like Lambs: To The Slaughter: una suite oscura e luminosa per un mondo in crisi

Like Lambs: To The Slaughter è l’ottavo album degli Empirical, un collettivo jazz britannico che, dopo l’uscita del vibrafonista Lewis Wright, si reinventa con una formazione allargata: Nathaniel Facey al sassofono, Tom Farmer al contrabbasso, Shaney Forbes alla batteria, affiancati da Ivo Neame al pianoforte e David Preston alla chitarra. Il disco è una suite ininterrotta di 51 minuti, una riflessione musicale nata durante la pandemia che interroga il nostro tempo: siamo greggi accondiscendenti o individui capaci di pensiero critico?

La musica oscilla tra jazz contemporaneo, free, post-bop e suggestioni classiche, creando un viaggio emotivo che culmina nel titolo omonimo: un grido di allarme contro l’autodistruzione umana. Dalla purezza iniziale di The Garden of Beginnings: Innocence and Bliss — con i suoi echi romantici — si passa alla complessità ritmica di Giants (ispirata alla musica tradizionale Yoruba), fino all’apice drammatico della trilogia Like Lambs, dove improvvisazione e dissonanza diventano metafora di un’umanità sorda al dolore altrui. Il sassofono di Facey e la batteria di Forbes dialogano come anime in pena, mentre il pianoforte di Neame tesse fili di speranza nel caos.

L’album si chiude con The Garden of Beginnings: Divine Revelation, un epilogo di calma ottimista, quasi a ricordarci che anche nelle tenebre esiste una via d’uscita. Like Lambs non è solo musica: è un manifesto artistico, un invito a resistere alla frammentazione, a credere nella collaborazione come antidoto alla divisione. Un capolavoro che conferma gli Empirical come una delle voci più necessarie del jazz moderno.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che unisce tradizione e innovazione, con un tocco di spiritualità e ricerca sonora.

Tal Mashiach – Who’s Around
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

26

Who’s Around: un viaggio tra radici e orizzonti nuovi

Con Who’s Around, il sassofonista Tal Mashiach regala un album che fonde le radici del jazz con nuove frontiere sonore, tra melodie avvolgenti e ritmi ipnotici. Le composizioni oscillano tra l’intimità di un trio e l’energia di un ensemble, in un dialogo costante tra tradizione e sperimentazione.

Mashiach, noto per integrare influenze mediterranee e jazzistiche, qui aggiunge elementi elettronici e sonorità acustiche, sospese tra sacro e profano. Brani come Who’s Around e The Journey sono esempi di questa ricerca: strutture aperte all’improvvisazione, ma guidate da una narrazione musicale coerente.

Registrato tra Tel Aviv e New York, l’album riflette l’esperienza di un artista in movimento, capace di assorbire e reinterpretare culture diverse. Who’s Around non è solo un disco, ma un invito a riflettere su come la musica possa essere un ponte tra mondi distanti, un linguaggio universale che unisce. Un lavoro che ricorda come il jazz sia sempre in divenire, proprio come noi.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che intreccia intimismo e vitalità, dove la voce diventa strumento di connessione emotiva e culturale.

Amanda Tosoff – Where the Joy Is
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

26

Where the Joy Is: un inno alla resilienza e alla bellezza delle piccole cose

Where the Joy Is è l’album che conferma Amanda Tosoff come una delle voci più autentiche del jazz contemporaneo. Con una scrittura che unisce la raffinatezza delle armonie nordiche alla calda espressività della tradizione afroamericana, Tosoff ci guida in un viaggio tra riflessioni personali e momenti di pura gioia collettiva.

Brani come The Light e Little Things sono piccoli capolavori di equilibrio tra melodia e improvvisazione, dove ogni nota sembra raccontare una storia di rinascita e speranza. L’album, registrato con una formazione d’eccezione, è un invito a riscoprire la bellezza nascosta nelle sfumature della vita quotidiana.

Where the Joy Is non è solo musica: è un promemoria che, anche nei momenti più difficili, la gioia può essere trovata nei dettagli, nelle connessioni umane e nella forza trasformativa dell’arte. Un disco che, come un abbraccio, scalda l’anima e ispira a guardare il mondo con occhi nuovi.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che abbraccia il mondo, fondendo tradizione giapponese e groove contemporaneo.

Minyo Crusaders – From Japan With Love
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

26

From Japan With Love: un ponte sonoro tra passato e futuro

From Japan With Love è un album che ridefinisce i confini del jazz globale, trasformando i min’yō — i canti popolari giapponesi — in un linguaggio universale di ritmo e melodia. I Minyo Crusaders, con la loro formazione allargata e un approccio audace, creano un dialogo tra la profondità delle radici folkloristiche e l’energia del jazz moderno.

Ogni traccia è un viaggio attraverso paesaggi sonori che evocano la campagna giapponese e le metropoli pulsanti, dove il shakuhachi e il koto si intrecciano con sassofoni e batteria. Brani come Kappa e Soran Bushi catturano l’essenza di una cultura millenaria, rivisitata con freschezza e inventiva.

L’album, registrato tra Tokyo e New York, è una celebrazione della condivisione culturale, un invito a scoprire come la musica possa unire epoche e continenti. From Japan With Love non è solo un disco: è un abbraccio sonoro che ci ricorda quanto la bellezza nasca dall’incontro tra diversità. Un lavoro che ispira a ascoltare con il cuore aperto.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che unisce eleganza e profondità emotiva, tra classici rivisitati e interpretazioni intime.

Cécile McLorin Salvant – With Every Breath I Take
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

26

With Every Breath I Take: un omaggio al potere della voce e della narrazione

With Every Breath I Take è il nuovo album della cantante e compositrice Cécile McLorin Salvant, una delle voci più distintive e acclamate del jazz contemporaneo. Prodotto insieme a Darcy James Argue, l’album esplora un repertorio che spazia da standard jazzistici a canzoni pop e colonne sonore, come Sophisticated Lady, Send in the Clowns e Les Parapluies de Cherbourg.

Registrato agli MCO Studio 1 di Hilversum, nei Paesi Bassi, il disco mette in luce la capacità di Salvant di trasformare ogni brano in un’esperienza intima e coinvolgente, grazie alla sua voce calda e espressiva e a un approccio interpretativo che va oltre i confini del genere. Ogni traccia **è una dimostrazione di come la musica possa essere sia sofisticata che accessibile, capace di toccare le corde più profonde dell’anima.

With Every Breath I Take non è solo una raccolta di canzoni, ma un viaggio attraverso le emozioni universali: l’amore, la malinconia, la gioia e la riflessione. Un album che ricorda come la vera arte possa emergere dalla semplicità di un respiro, di una nota, di una parola. Un lavoro che ispira a lasciarsi trasportare dalla bellezza della musica, senza tempo e senza confini.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che unisce tradizioni kurde e sonorità psichedeliche, in un viaggio tra Oriente e Occidente.

Goran Kajfeš Subtropic Arkestra – Goran Kajfeš Subtropic Arkestra & Avin Omer
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

26

Goran Kajfeš Subtropic Arkestra & Avin Omer: un incontro tra voci antiche e arrangiamenti moderni

Questo EP segna l’inizio di una serie di collaborazioni vocali del Subtropic Arkestra, guidato dal trombettista svedese Goran Kajfeš, insieme alla cantante Avin Omer, voce di origine kurdo-svedese. I tre brani, Suleymanieh, Desmala Min e Monsoon, fondono composizioni originali e materiali tradizionali, come la poesia del curdo iracheno Şêrko Bêkes.

L’album è un esempio di come il jazz possa dialogare con la musica psichedelica e le tradizioni mediorientali, creando un paesaggio sonoro ricco e stratificato. La voce di Avin Omer si intreccia con gli arrangiamenti del Subtropic Arkestra, che include musicisti come Jonas Kullhammar al sassofono e Reine Fiske alla chitarra, in un equilibrio tra improvvisazione e struttura.

Questo EP non è solo una raccolta di brani, ma un ponte tra culture: un lavoro che celebra la fusione tra radici e innovazione, dimostrando come la musica possa essere un linguaggio universale di connessione e scoperta. Un disco che ispira a esplorare nuovi orizzonti sonori con curiosità e apertura.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che celebra la tradizione hard bop, con un tocco personale e omaggi ai grandi del passato.

Ardeshir – Introducing Ardeshir
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

26

Introducing Ardeshir: un debutto radicato nella storia del jazz

Introducing Ardeshir è l’album d’esordio come leader del sassofonista e compositore Ardeshir Pourkeramati, un lavoro che affonda le radici nella tradizione hard bop, arricchito da composizioni originali scritte come omaggio ai giganti del jazz che hanno formato il suo stile. Registrato ai Monarch Studios di Vancouver, il disco unisce ritmi swing, improvvisazioni appassionate e una scrittura melodica solida, celebrando l’eredità duratura del jazz mentre presenta Ardeshir come una nuova voce convincente all’interno di questa tradizione.

Brani come Blues Up and Down (feat. Cory Weeds) e My Shining Hour mettono in luce la sua capacità di fondere rispetto per il passato e freschezza compositiva. L’album include anche collaborazioni con musicisti di spicco come Steve Kaldestad, aggiungendo profondità e ricchezza alle sue interpretazioni.

Introducing Ardeshir non è solo un debutto, ma una dichiarazione d’intenti: un omaggio al jazz classico che ricorda come la tradizione possa essere sia un fondamento che una fonte di ispirazione per il futuro. Un lavoro che ispira a riscoprire la bellezza senza tempo del jazz, con un occhio sempre rivolto all’innovazione.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz sinfonico e innovativo, dove il sassofono e l’orchestra si fondono in un dialogo profondo tra emozione e struttura.

Barcelona Art Orchestra & Miguel Zenón – Expressions
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

26

Expressions: un concerto per sassofono e orchestra tra silenzio e grido

In Expressions, Miguel Zenón e la Barcelona Art Orchestra danno vita a un opera collettiva in quattro movimenti, ognuno firmato da un membro dell’orchestra: Néstor Giménez, Lluc Casares, Joan Vidal e Lluís Vidal. Un viaggio tra silenzi, canti, lamenti e urla, dove il sassofono di Zenón dialoga con l’orchestra in un equilibrio perfetto tra improvvisazione e composizione contemporanea.

Dai momenti intimi e lirici alle esplosioni di intensità, ogni movimento esplora una sfumatura diversa dell’espressione umana, fondendo linguaggi jazzistici e texture cameristiche. L’album è un manifesto dell’identità collettiva dell’orchestra, dove individualità e condivisione si incontrano in un’unica voce artistica.

Expressions non è solo un concerto, ma un’esperienza sonora: un invito a lasciarsi trasportare dalla musica come specchio delle emozioni più profonde. Un omaggio alla potenza del dialogo tra solista e ensemble.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che unisce introspezione e speranza, tra nebbia e chiarezza.

Mat Maneri Quartet – Mist
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

26

Mist: Mat Maneri e l’arte di trasformare l’oscurità in luce

In un’epoca in cui la nebbia del dubbio avvolge il futuro, Mat Maneri e il suo quartetto ci guidano attraverso Mist, terzo capitolo di una trilogia musicale iniziata sette anni fa. Con Lucian Ban al pianoforte, John Hébert al contrabbasso e Randy Peterson alla batteria, Maneri tessere un dialogo sonoro che trasforma l’incertezza in speranza. Brani come Through a Mist Darkly e A Piece of God catturano l’essenza di un tempo sospeso, mentre Song of ’22 e Missed chiudono il cerchio con una malinconia carica di significato. Mist non è solo un album, ma un invito a credere che, anche nella nebbia, la musica possa essere una bussola per l’anima.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca improvvisazione pura e ipnotica, dove il caos diventa arte in tempo reale.

SML – Spontaneous Music Live
James Brandon Lewis Quartet - Omni

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

26

Spontaneous Music Live: SML svela l’anima grezza del jazz contemporaneo

Il quintetto losangelino SML — formato da Anna Butterss, Jeremiah Chiu, Josh Johnson, Booker Stardrum e Gregory Uhlmann — presenta Spontaneous Music Live, due lunghe suite di improvvisazione non editata, registrate dal vivo al Zebulon di Los Angeles durante una residenza di tre serate nel dicembre 2025. A differenza dei loro album precedenti, HOW YOU BEEN e SMALL MEDIUM LARGE (2024), meticolosamente post-prodotti, qui la band abbandona ogni filtro, offrendo un’esperienza grezza, lineare e avvolgente.

Registrato e mixato in analogico su nastro da Bryce Gonzales, il disco cattura l’energia grezza di un gruppo che, sul palco, esplora senza reticenze: ogni performance è totalmente improvvisata, un flusso sonoro in costante evoluzione. Spontaneous Music Live svela il processo creativo dietro i loro lavori in studio, ogni frammento sonoro potenziale seme per future composizioni.

Un viaggio pschedelico e realistico, dove caos e controllo si fondono in un dialogo collettivo che ricorda i grandi esperimenti del jazz e del rock progressivo.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.


Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family


Per chi cerca un jazz intimo e profondo, dove ogni nota raccoglie anni di riflessione e emozione.

LOX – The Eight Gates
James Brandon Lewis Quartet - Omni

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

26

LOX – The Eight Gates

The Eight Gates è il nuovo album del batterista e compositore londinese LOX, un’opera matura e personale, frutto di sei anni di lavoro. Questo progetto, più di una semplice raccolta di brani, è un viaggio nelle emozioni, nei pensieri e nelle esperienze che hanno forgiato l’artista. Ogni traccia — da Opening a Deathracconta una parte della sua storia, con un linguaggio jazz moderno che spazia tra fusion, nu-jazz e sonorità londinesi.

L’album, in uscita il 26 giugno 2026, è una finestra sull’anima di LOX, arricchita dalla collaborazione di musicisti eccezionali che hanno aiutato a tradurre in musica le sue visioni. Un lavoro che unisce tecnica, profondità emotiva e una narrazione autentica, offrendo all’ascoltatore un’esperienza intensa e trasformativa.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz che unisce la liricità scandinava all’energia creativa di New York.

Little NorthCrossing Currents
James Brandon Lewis Quartet - Omni

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

26

Crossing Currents – Little North: un ponte tra Europa e America

Crossing Currents segna i 10 anni del trio danese Little North, che per l’occasione si arricchisce della collaborazione del vibrafonista innovatore Joel Ross e del sassofonista Hannes Bennich. Registrato al The Bunker Studio di Brooklyn, l’album esplora la fusione tra la sensibilità nordica e l’energia meticcia della scena newyorchese. Il pianista Benjamin Nørholm Jacobsen pone fondamenti armonici solidi, mentre Ross e Bennich intrecciano melodie raffinate, creando un dialogo collettivo dove ogni strumento contribuisce con equilibrio e intensità condivisa. Un lavoro che celebra l’apertura a nuove energie, uscendo dalla zona di comfort per abbracciare lo spirito creativo di New York, senza mai perdere la coesione e il rispetto reciproco che da sempre contraddistinguono il trio.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.



Per chi cerca un jazz diretto arricchito da soul e ritmi latini.

Early Times – Border Crossings
James Brandon Lewis Quartet - Omni

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

26

Border Crossings: il nuovo album di Early Times

Border Crossings, l’ultimo lavoro del chitarrista e compositore newyorkese Early Times, è un album jazz classico con un tocco di soul e ritmi latini. Con una formazione d’eccezione — Steve Gadd alla batteria, Zaccai Curtis al pianoforte, Luques Curtis al contrabbasso e Craig Handy al sassofono e flauto — l’album spazia dall’hard bop al Latin jazz.

I brani, tutti composti da Times, offrono momenti di grande intensità: dall’energia funky di “Roadside Quicky” alla tensione collettiva di “Succubus”, fino al solo di chitarra in “It’s Been So Nice”. “Scarlet Dancer” porta il gruppo in territorio latino, con un assolo esplosivo di Gadd, mentre “On the Corner” si distende in un groove rilassato, mettendo in risalto il flauto di Handy. L’album si chiude con “Chicago Sundown”, che evoca un’atmosfera malinconica e avvolgente.

Registrato con Chris Sulit e Jay Messina, Border Crossings è un viaggio sonoro ricco di sfumature, dove la tradizione incontra l’innovazione.

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.


Giugno 2026 – Le uscite discografiche

Settimana dal 29 al 30 giugno

——–
image-coming-soon

L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

30

Nessun Dettaglio

Nessun Dettaglio

Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.


Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family


Scopri di più da Jazz in Family

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un tuo commento

Immagine del widget