
Sei pronto a immergerti nel sound del momento?
Benvenuto in Find Your Swing, la tua bussola per navigare tra le nuove uscite discografiche di febbraio 2026.
Qui non troverai una semplice lista, ma una selezione accurata dei migliori album, EP e singoli del jazz, scelti con passione e competenza. Ogni brano che ti segnaliamo è accompagnato da un nostro commento, per darti un assaggio autentico di ciò che ti aspetta.
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Siamo sicuri che in questa selezione troverai il tuo prossimo brano preferito.
Dal maggio 2019 ci dedichiamo a selezionare e segnalare la migliore musica del tuo genere preferito.
Se desideri consultare le pubblicazioni dei periodi precedenti, puoi richiederle inviandoci una mail.
Febbraio 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dall’1 all’8 febbraio
Per chi cerca una musica che sappia essere un ponte tra rinascimento e jazz, tra poesia e improvvisazione, con un tocco di raffinatezza cameristica.
Francesco Chiapperini – Italian Mottetto
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
03
Italian Mottetto: un dialogo tra Giulio Caccini, jazz e l’anima della musica da camera
Con “Italian Mottetto”, il clarinettista e compositore Francesco Chiapperini torna dopo cinque anni con un progetto tematico che reinventa le composizioni di Giulio Caccini — figura chiave della corte dei Medici e pioniere della monodia barocca — attraverso il linguaggio del jazz. L’album, in uscita il 3 febbraio 2026 per Caligola Records, è un viaggio tra passato e presente, dove la poesia di Gabriello Chiabrera e l’espressività vocale di Caccini si fondono con l’improvvisazione e la dinamica del jazz, creando un ponte tra la formalità rinascimentale e la spontaneità afroamericana.
Il quartetto, formato da Chiapperini al clarinetto basso, Valentina Fin alla voce, Virginia Sutera al violino e Andrea Grossi al contrabbasso, trasforma brani come “Benvenuti a corte”, “Amor io parto” e “Amarilli mia bella” in dialoghi musicali densi e ricchi di sfumature timbriche. La voce di Fin e il violino di Sutera preservano la linea vocale originale di Caccini, mentre il clarinetto basso di Chiapperini e il contrabbasso di Grossi aggiungono profondità e modernità, esaltando la bellezza melodica e l’intensità espressiva delle composizioni.
“Italian Mottetto” non è una semplice reinterpretazione: è una reinvenzione, un omaggio alla musica come arte del dialogo tra epoche, culture e linguaggi. Un lavoro che celebra la musica come ponte tra tradizione e innovazione, e che conferma Chiapperini come uno dei musicisti più originali della scena jazz italiana. Un album che invita all’ascolto attento e ricorda come la bellezza possa attraversare i secoli.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
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Per chi cerca un dialogo tra poesia e jazz, dove la parola diventa musica e la musica si fa canto dell’anima
Mariapia Gobbi & Gabriele Zanchini Trio – Cantares
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
04
Cantares: un viaggio tra poesia, jazz e l’eternità dell’istante
In uscita Cantares, il nuovo album della cantante, autrice e compositrice riminese Mariapia Gobbi, insieme al trio guidato dal pianista e arrangiatore Gabriele Zanchini, con Milko Merloni al contrabbasso e Manuel Giovannetti alla batteria. Il progetto nasce da una ricerca artistica iniziata nel 2019, che trova compimento in un dialogo tra musica e parola, ispirato ai versi di Dante Alighieri, Giovanni Pascoli, Eugenio Montale, Antonio Machado e della contemporanea Maria Concetta Giorgi, arricchito da una rilettura intensa di Fabrizio De André.
Il titolo, Cantares, evoca gli antichi canti della tradizione orale, scrigni di saggezza e memoria collettiva. Come scrive Machado: “Tutto passa e tutto resta, però il nostro è passare”. Questo disco è un viaggio nell’eternità dell’istante, dove la musica — arte del tempo e dell’improvvisazione — si fonde con la poesia, cogliendone il respiro e il colore, amplificandone il messaggio.
Le composizioni originali di Mariapia Gobbi, arrangiate con sensibilità e raffinatezza da Zanchini, creano un paesaggio sonoro che oscilla tra atmosfere lievi e ondate travolgenti, conducendo l’ascoltatore nei territori selvaggi e misteriosi dell’animo umano. Un progetto che supera i confini di genere, dove jazz e world music si intrecciano in un abbraccio tra parola e suono, tra memoria e presente.
Cantares è un album che invita all’ascolto profondo, perfetto per chi cerca una musica che parla all’anima, con poesia, coraggio e una bellezza disarmante. Un lavoro che celebra il viaggio come meta, e la musica come compagna di strada.
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Ron Carter & Ricky Dillard – Sweet, Sweet Spirit
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
06
Sweet, Sweet Spirit: Un Incontro tra Jazz e Gospel
Quando due leggende come Ron Carter e Ricky Dillard si incontrano, la musica diventa un ponte tra mondi apparentemente distanti. Sweet, Sweet Spirit è un omaggio commovente di Carter alla madre, un album che intreccia le radici del gospel con la raffinatezza del jazz. Le linee di basso inconfondibili di Carter, maestro del contrabbasso, si fondono con le voci potenti e corali dirette da Dillard, creatore di emozioni collettive.
L’album è una raccolta di inni tradizionali rivisitati con una sensibilità moderna: da Open My Eyes a Just A Closer Walk With Thee, ogni traccia è un viaggio tra spiritualità e improvvisazione. Sweet, Sweet Spirit non è solo un disco, ma un dialogo tra due anime musicali che celebrano la fede e la creatività, ricordandoci che la musica, in ogni sua forma, è un linguaggio universale capace di unire e ispirare. Un ascolto che nutre lo spirito e riscalda il cuore.
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Before Words: Un Lessico Universale di Suoni e Silenzi
Before Words non è semplicemente un album, ma un manifesto sonoro di come la musica possa essere lingua madre dell’anima, capace di trascendere ogni barriera linguistica e culturale. Il trio Polyglot, con la sua alchimia di jazz contemporaneo e tradizioni millenarie, ci consegna un’opera che non si limita a dialogare tra Oriente e Occidente, ma che ne dissolve i confini, creando un paesaggio emotivo dove il morin khuur mongolo, il pianoforte australiano e le percussioni giapponesi si fondono in un unico respiro.
In un’epoca in cui le parole spesso faticano a raggiungere il cuore, questo disco ci ricorda che l’arte, quando nasce dall’ascolto e dalla curiosità, diventa un ponte invisibile ma resistente, capace di connettere mondi apparentemente distanti. Before Words non parla di culture, ma con le culture, e lo fa con una grazia che trasforma ogni nota in un invito a riconoscerci, oltre ogni differenza, come parte di un’unica, grande narrazione umana.
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Per chi cerca un jazz vocale che sappia essere intimo, poetico e ricco di sfumature emotive.
Malene Mortensen, Christian Sands – Malene & Christian
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
06
Malene Mortensen & Christian Sands – “Malene & Christian”: un dialogo tra voce e piano su amore, perdita e rinascita
Il nuovo album collaborativo tra la vocalista danese Malene Mortensen e il pianista americano Christian Sands è un viaggio sonoro tra le emozioni più profonde: amore, perdita, speranza. Registrato in quartetto con Thomas Ovesen al basso e Rasmus Kihlberg alla batteria, il disco si presenta come un evoluzione naturale delle loro precedenti collaborazioni, tra cui il singolo “Go Away Little Boy” (2025), dove la voce calda e avvolgente di Malene si intreccia con il tocco lirico e raffinato di Sands al piano.
L’album, disponibile in CD, LP e digitale dal 6 marzo 2026, promette un approccio jazz-driven e intimo, con brani che spaziano da standard rivisitati a composizioni originali. Tra i pezzi già anticipati, spicca “Last Night I Had the Strangest Dream”, presentato in una versione live che ha già conquistato il pubblico. La chimica tra i due artisti, consolidata nei concerti e nelle registrazioni precedenti, si traduce in un linguaggio musicale coerente e coinvolgente, dove ogni nota sembra raccontare una storia.
“Malene & Christian” non è solo un album: è un inno alla complicità artistica, un invito a lasciarsi trasportare dalla bellezza di un jazz che sa essere tenero, profondo e universale. Un lavoro che, ancora una volta, celebra la musica come ponte tra anime e culture.
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Per chi cerca una voce che unisce tradizione sami, protesta e poesia universale.
Oulu All Star Big Band – Davvi Oktavuohta – Pohjoinen yhteys
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
06
Mari Boine – “Jaskatvuođa Maŋŋá” (After the Silence): un grido di risveglio e identità
Pubblicato nel 1985, “Jaskatvuođa Maŋŋá” segna l’esordio discografico di Mari Boine come artista solista e rappresenta una rivoluzione sonora e culturale. Questo album non è solo una raccolta di canzoni: è un manifesto di ribellione, un urlo contro il silenzio imposto al popolo sami e alla sua lingua. Boine, con la sua voce potente e malinconica, trasforma il dolore in poesia, la protesta in canto, la memoria in forza.
Una denuncia in musica
Brani come “Alla Hearrá guhkkin Osllos” e “Oktavuohta” sono accuse dirette alle istituzioni norvegesi che hanno cercato di cancellare la cultura sami. I testi, scritti in sami, norvegese e inglese, raccontano la lotta per il riconoscimento della lingua e dell’identità indigena. “Mearrasápmelažžii” e “Ná darvánii jáhkku” (versione sami di “Working Class Hero” di John Lennon) sono inni di resistenza, dove Boine denuncia l’oppressione subita e rivendica con orgoglio le sue radici.
Un suono che unisce tradizione e modernità
Musicalmente, l’album fonde joik tradizionale, rock e folk, creando un linguaggio unico. Gli arrangiamenti, curati con chitarre elettriche, sintetizzatori e cori, danno voce a una cultura che rifiuta di essere dimenticata. La produzione, realizzata tra September Studio e Studio 19, cattura tutta l’urgenza e la passione di un’artista che non vuole più tacere.
Un messaggio che travalica i confini
“Jaskatvuođa Maŋŋá” non è solo un disco: è un documento storico, un ponte tra generazioni e un invito all’ascolto. Boine canta per i sami, ma parla a tutti coloro che hanno subito ingiustizie culturali. Le sue parole—“Non sono nulla se non posso parlare la mia lingua”, “Abbiamo imparato a vergognarci di essere sami”—risuonano come un monito universale contro l’assimilazione forzata e la perdita di identità.
Perché questo album è ancora attuale
A quasi quarant’anni dalla sua uscita, “Jaskatvuođa Maŋŋá” rimane un capolavoro di impegno civile. È un disco che non invecchia, perché parla di diritti, dignità e libertà—temi che non conoscono tempo. Mari Boine, con questo lavoro, ha aperto una strada per tutti gli artisti indigeni che, ancora oggi, lottano per far sentire la propria voce.
Ascoltalo come un appello: con attenzione, rispetto e la consapevolezza che ogni nota è una battaglia vinta.
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Per chi cerca un jazz d’avanguardia che bilancia composizione e improvvisazione
Giuseppe Guarrella Niwas Quartet – New Call
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
06
New Call: un viaggio nel jazz contemporaneo tra lirismo e tensione ritmica
Con New Call, il Giuseppe Guarrella Niwas Quartet conferma la sua posizione di rilievo nel panorama dell’avant-garde jazz italiano. Guidato dal contrabbassista Giuseppe Guarrella — figura di spicco con oltre trent’anni di carriera e collaborazioni di prestigio — il quartetto propone un percorso musicale coerente e variegato, dove composizione e improvvisazione si fondono in un equilibrio perfetto. Al suo fianco, Gianpiero Fronte al sassofono, Salvo Scucces al vibrafono e Emanuele Primavera alla batteria, musicisti che condividono con Guarrella una visione aperta e rigorosa del jazz contemporaneo.
Le sei tracce originali — Angostura, New Call, Orto Allegro, Amina, Bad Love, How Sad — delineano un viaggio sonoro che alterna momenti lirici a tensioni ritmiche, spazi di libertà espressiva a dialoghi collettivi. Il contrabbasso di Guarrella funge da fulcro narrativo, mentre il quartetto coinvolge l’ascoltatore sia sul piano intellettuale che sensoriale, dimostrando una maturità artistica che sa reinventare il linguaggio jazzistico nel presente.
New Call è un album che celebra la musica come atto di ricerca e condivisione, un lavoro che invita all’ascolto attento e conferma come il jazz, quando nasce dalla complicità e dalla sperimentazione, sappia sempre sorprendere e emozionare. Un ascolto per chi cerca un jazz che parla al cuore e alla mente, con profondità, coraggio e una voce unica.
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Per chi cerca l’energia travolgente del jazz live e la magia delle jam session internazionali
Temple University Jazz Band – Live from Japan, Volume I
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
06
Live from Japan, Volume I: un viaggio sonoro tra tradizione e innovazione
Il Temple University Jazz Band, guidato dal direttore Terell Stafford, porta in scena l’essenza del jazz come linguaggio universale. Questo primo volume, registrato dal vivo al leggendario B-Flat Jazz Dining di Tokyo, cattura l’energia di una serata indimenticabile: quella del 9 marzo 2025, quando la band ha chiuso in bellezza un tour di cinque giorni in Giappone. Un’opportunità rara, la prima nella storia del gruppo, che ha permesso a giovani talenti di confrontarsi con un pubblico internazionale e di assorbire la magia di una delle scene jazzistiche più vivaci al mondo.
Il disco si apre con brani che spaziano da classici rivisitati a composizioni originali, tutte caratterizzate da un groove incalzante e da assoli mozzafiato. Tra i pezzi spiccano “Squatty Rue”, “Eye of the Hurricane” e “Black and Tan Fantasy”, dove la sezione ritmica e i fiati si intrecciano in un dialogo serrato, tra swing travolgente e momenti di pura liricità. Ogni traccia è una testimonianza della chimica che si crea sul palco, frutto di mesi di prove e di quella complicità che solo il jazz sa regalare.
“Live from Japan, Volume I” non è solo un album: è il racconto di un incontro tra mondi. La registrazione, curata da Ken Kaneko e mixata da David Pasbrig, restituisce tutta l’intensità di quella serata, dalle note vibranti del sassofono ai riff potenti della sezione ritmica. Le foto di Tsub9ga Fulikawa Berg e le note di programma di Shaun Brady completano un’opera che va oltre la musica, diventando un documento di scambio culturale. In un’epoca in cui le distanze sembrano accorciarsi, questo disco ricorda quanto il jazz sappia unire, emozionare e ispirare, senza bisogno di parole.
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Febbraio 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 9 al 15 febbraio
Neba Solo e Benego Diakité – A Djinn and a Hunter Went Walking
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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A Djinn and a Hunter Went Walking: un dialogo magico tra balafon e donso n’goni
In A Djinn and a Hunter Went Walking, Neba Solo e Benego Diakité, maestri rispettivamente del balafon e del donso n’goni, danno vita a un incontro musicale che travalica i confini delle tradizioni maliane. Prodotto da Nick Gold, Ousmane Haïdara e Sonny Johns per Etoile Audio/Nonesuch Records, l’album si articola in due dischi: il primo arricchito da voci, percussioni e tocchi di mellotron, chitarra e archi; il secondo che cattura la purezza del duo acustico, registrato all’aperto, sotto un albero di mango a Bamako, con il sottofondo dei grilli notturni.
La storia di questa collaborazione affonda le radici oltre un decennio fa, quando Gold e Haïdara immaginarono per la prima volta l’incontro tra questi due strumenti, provenienti da culture contigue ma raramente in dialogo. Neba Solo, innovatore del balafon con un’estensione grave inedita, e Diakité, veterano del donso n’goni, hanno creato un ponte sonoro tra la tradizione contadina di Kenedougou e quella venatoria del Wassoulou. Il risultato è un album che, pur radicato nella memoria collettiva maliana, si apre a nuove suggestioni, grazie anche agli arrangiamenti vocali di Neba Solo e agli interventi di Johns, che aggiungono profondità e colore.
Con A Djinn and a Hunter Went Walking, Neba Solo e Benego Diakité escono dall’ombra dei “musicisti dei musicisti” per affermarsi come protagonisti di una scena che, da Salif Keita a Oumou Sangaré, continua a incantare il mondo. Un disco che celebra la magia dell’incontro, dove ogni nota racconta storie di caccia, spirito e terra, e dove la musica diventa il linguaggio universale dell’anima.
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Free Fight: Sachi Hayasaka e l’energia ribelle del jazz giapponese
Nel 1988, in un Giappone che fermentava di creatività e sperimentazione, Sachi Hayasaka irrompeva sulla scena con Free Fight, un album che ancora oggi stupisce per la sua forza visionaria. Questo debutto, pubblicato dalla piccola etichetta Mobys, è un manifesto sonoro dove free jazz, post-bop e groove si fondono in un linguaggio unico, capace di essere sia primale che sofisticato. Hayasaka, sassofonista e compositrice, guida il suo gruppo Stir Up! attraverso un viaggio che parte dalla tradizione per approdare a territori inesplorati, come in The Song Of Yamato-Minzoku o nell’ipnotica Free Fight, dove l’improvvisazione diventa atto di libertà pura.
L’album, parte della prestigiosa serie J Jazz Masterclass di BBE Music, rivela tutta la vitalità di una scena che, negli anni Ottanta, osava sfidare le convenzioni. Hayasaka, con il suo sassofono potente e le composizioni sorpendenti, dimostra che il jazz giapponese non era solo imitazione, ma reinvenzione continua. Un disco che, remasterizzato e riscoperto, continua a parlare al presente, ricordandoci che la vera arte nasce dalla capacità di rompere gli schemi e di lottare, appunto, senza regole.
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Per chi cerca un jazz intimo, romantico e profondamente radicato nella tradizione cubana.
Filin”: ballate che raccontano l’anima di Cuba
Con “Filin”, la sassofonista Melissa Aldana realizza un sogno a lungo accarezzato: un album di ballate che omaggia la tradizione filin di Cuba, un genere romantico e sofisticato fiorito tra gli anni ’40 e ’60. Pubblicato per Blue Note Records, il disco vede Aldana alla guida di un quartetto stellare: Gonzalo Rubalcaba al pianoforte, Peter Washington al contrabbasso, Kush Abadey alla batteria, con la partecipazione speciale della cantante Cécile McLorin Salvant in due brani. Il risultato è un viaggio sonoro tra melodia, nostalgia e passione.
Un omaggio alla tradizione filin
Aldana, ispirata da John Coltrane e dal suo album “Ballads”, ha sempre desiderato registrare un disco di ballate. La collaborazione con Rubalcaba—uno dei suoi massimi eroi musicali—è stata la chiave: insieme hanno selezionato brani che raccontano storie d’amore, malinconia e speranza, tipiche del filin cubano. Rubalcaba ha curato gli arrangiamenti, donando al progetto una profondità armonica e una sensibilità unica.
Un quartetto in perfetta sintonia
L’alchimia tra Aldana, Rubalcaba, Washington e Abadey è immediata e coinvolgente. Il sassofono di Melissa dialoga con il pianoforte di Rubalcaba in un linguaggio intimo e poetico, mentre la sezione ritmica sostiene e arricchisce ogni frase musicale. La voce di Cécile McLorin Salvant, in “La Sentencia” e in un altro brano, aggiunge una dimensione vocale che eleva ulteriormente l’atmosfera.
Un disco che parla al cuore
“Filin” non è solo un tributo a un genere musicale: è un racconto di emozioni universali. Ogni traccia è una pennellata sonora, dove la lentezza del tempo diventa spazio per l’ascolto profondo. Aldana, con questo lavoro, dimostra ancora una volta di essere una delle voci più originali e sensibili del jazz contemporaneo, capace di unire tradizione e innovazione in un abbraccio musicale indimenticabile.
Ascoltalo come si legge una lettera d’amore: con attenzione, emozione e la consapevolezza che ogni nota è una parola dal cuore.
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Per chi cerca un viaggio sonoro tra l’inverno dell’anima e il risveglio della primavera interiore.
Toninato & Thiessen – “Dream of Heat”: un inno alla rinascita tra suono e poesia
“Dream of Heat” è un’opera che esplora il ciclo di morte e rinascita attraverso la lente dell’inverno: un viaggio musicale che scende nelle profondità dell’inconscio, tra sogni di ibernazione e speranze di risveglio. Ida Toninato (sassofono baritono, voce, sintetizzatori) e Jennifer Thiessen (viola, viola d’amore, voce, sintetizzatori) trasformano il freddo in calore sonoro, la solitudine in dialogo intimo, la neve in paesaggi interiori.
Un progetto nato dall’isolamento
Le radici di questo album affondano nelle cartoline sonore scambiate durante il lockdown del 2021, quando le due artiste, separate dalla distanza, hanno iniziato a tessere suoni e parole come fili di una stessa trama. Da quelle registrazioni embrionali, “Dream of Heat” si è evoluto in un lavoro che espande i confini del loro linguaggio acustico: oltre a sassofono e viola, troviamo voci recitanti e cantate, testi originali in francese e inglese, elettronica, field recordings e effetti che arricchiscono la tavolozza emotiva.
Un arco narrativo tra buio e luce
L’album si snoda come un racconto: si parte dalla discesa nel gelido subconscio (“I need warmth”, “Bear”), dove le voci di Thiessen e Toninato si intrecciano con testi che parlano di smarrimento e ricerca (“Dans le creux de l’hiver, je perds la notion du temps“). Poi, piano piano, si sale verso la luce: “Change” e “On a tellement rêvé” diventano canti di speranza, dove il sassofono di Toninato e le corde di Thiessen danzano tra sintetizzatori avvolgenti e ritmi pulsanti, fino a sciogliere il ghiaccio in un abbraccio sonoro.
Una produzione che è anche storia personale
Registrato tra Lost River Studio e hotel2tango a Montréal, con la produzione di Jason Sharp e il mix di Radwan Ghazi Moumneh, “Dream of Heat” è un lavoro artigianale e viscerale. Ogni dettaglio—dai testi poetici alle registrazioni sul campo, dalla voce soffocata di “I am suffocating” alla chitarra sintetica che avvolge “Change”—racconta una storia di amicizia, apertura e coraggio.
Perché “Dream of Heat” è un ascolto trasformativo
Toninato & Thiessen chiedono ascolto profondo. Questo non è un album da sentire, ma da vivere: un viaggio che parte dal freddo per arrivare al sogno di calore, un inno alla resilienza che ci ricorda come, anche nei momenti più bui, la primavera interiore sia sempre in agguato.
Ascoltalo come si ascolta il disgelo: con pazienza, meraviglia e la certezza che, sotto la neve, la vita pulsa.
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Per chi cerca un jazz che sappia essere audace, vocale e profondamente radicato nella tradizione di Thelonious Monk.
Gregory Lewis & Ms. Raina – Organ Monk Sings
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Organ Monk Sings: un omaggio vocale e organistico al genio di Monk
Con “Organ Monk Sings”, l’organista Gregory Lewis e la cantante Ms. Raina (Raina Welch) rendono omaggio a Thelonious Monk in modo del tutto originale: unendo la voce alla potenza dell’Hammond B3. Il disco, in uscita il 13 febbraio 2026, è un viaggio attraverso i capolavori di Monk, da “Well, You Needn’t” a “’Round Midnight”, rivisitati con arrangiamenti freschi e una sensibilità moderna che non tradisce mai lo spirito del compositore.
Lewis, noto per il suo progetto Organ Monk, trova in Ms. Raina la partner ideale: la sua voce calda e flessibile si intreccia con le linee angolari dell’organo, mentre il sassofono di Jerry Weldon e la batteria di Nasheet Waits completano un ensemble coeso e creativo. Ogni brano è una scoperta: “Pannonica” diventa una ballad sospesa, “Ugly Beauty” un dialogo tra voce e organo, “Blue Monk” un groove travolgente.
“Organ Monk Sings” non è solo un tributo: è una reinvenzione, un ponte tra passato e presente che dimostra come la musica di Monk possa essere ancora oggi viva, attuale e rivoluzionaria. Un album che celebra la tradizione senza mai smettere di sorprendere.
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Per chi cerca un jazz che sappia essere libero, spirituale e profondamente espressivo, tra sassofono, basso e batteria.
Horizon Motion: un viaggio nel free jazz tra libertà e struttura
Con “Horizon Motion”, il sassofonista Ras Burnett presenta un nuovo capitolo di free jazz, in uscita il 13 febbraio 2026 per Unseen Rain Records. L’album, registrato al Woodshedd Studio di Westbury (NY) e mixato da Larry Hutter, nasce dalla collaborazione con Phil Sirois al contrabbasso e Tom Cabrera alla batteria, e si basa su un concetto semplice ma profondo: essere liberi all’interno di una struttura.
Brani come “Time Still Flies”, “The Flow of it All” e “Horizon Motion” sono paesaggi sonori in cui il sassofono tenore di Burnett si muove con agilità e intensità, mentre la sezione ritmica crea una base solida ma flessibile, permettendo all’improvvisazione di fiorire in modo organico. L’album è un inno alla libertà creativa, un viaggio tra energia e introspezione, dove ogni nota è un passo verso l’ignoto.
“Horizon Motion” è un disco che celebra la musica come arte del movimento, un lavoro che conferma Burnett come una voce originale nel panorama del jazz contemporaneo, capace di unire tradizione e avanguardia con coraggio e autenticità. Un album che invita all’ascolto attento e ricorda come il jazz sia, prima di tutto, un’arte della condivisione e della scoperta.
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Per chi cerca un viaggio intimo e contemplativo tra le infinite sfumature del pianoforte solo, dove ogni nota racconta un’emozione.
Piano Sketches: sette improvvisazioni tra lirismo, jazz e introspezione
Con Piano Sketches, il pianista Giovanni Vannoni ci regala un ciclo di sette improvvisazioni che esplorano linguaggi e stati d’animo diversi: dal lirismo contemplativo al jazz, dall’impressionismo modale alla cantabilità blues. Ogni brano è uno sketch sonoro, un abbozzo che prende vita nel momento stesso in cui viene suonato, in un equilibrio perfetto tra controllo e abbandono.
Registrato in presa diretta su un Gran Coda Steinway & Sons, l’album è un percorso emotivo di soli 28 minuti, ma di profondità rara: il sogno, il conflitto, la memoria, la malinconia, la rinascita e l’enigma si susseguono come visioni sonore, disegnando un arco narrativo unitario. La musica di Vannoni è essenziale e intima, una riflessione sulla fragilità del gesto creativo e sulla libertà che lo genera.
Le illustrazioni di Cerchi d’acqua, che accompagnano il progetto, nascono dall’ascolto dei brani e traducono in immagini le sensazioni evocate dalla musica, aggiungendo un ulteriore strato di poesia visiva. Piano Sketches è un lavoro che invita all’ascolto meditativo, un dialogo tra suono e silenzio, tra tecnica e emozione. Un album che celebra la bellezza dell’improvvisazione come atto di pura espressione umana.
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Per chi cerca un jazz spirituale che unisce la profondità di Pharoah Sanders e Alice Coltrane a una ricerca sonora contemporanea..
Work Money Death – A Portal To Here 2
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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A Portal To Here 2: un viaggio spirituale tra groove, improvvisazione e magia analogica
Con A Portal To Here 2, il collettivo Work Money Death conferma il suo ruolo di pioniere del jazz spirituale moderno, offrendo un’esperienza sonora che abbraccia la tradizione di Pharoah Sanders e Alice Coltrane e la proietta nel futuro. Il progetto, nato dall’incontro di musicisti legati a band come The Sorcerers e Nat Birchall’s group, si distingue per la capacità di creare lunghe improvvisazioni che si sviluppano come mantra musicali, tra percussioni ipnotiche, sax avvolgenti e tessiture elettroniche.
L’album, disponibile in diverse edizioni viniliche (tra cui una limited die-cut cover e una marbled green/yellow 2xLP), è pensato per l’ascolto immersivo: ogni traccia è un portale sonoro, un invito a perdersi e ritrovarsi nella musica. I feedback dei fan sottolineano come il suono di Work Money Death richiami i capolavori degli anni ’60 e ’70, ma con una freschezza e una produzione che lo rendono assolutamente contemporaneo. Ascoltatori abituati all’elettronica o al jazz più tradizionale si trovano catturati dalla bellezza e dall’armonia di questo lavoro, che trascende i generi e diventa esperienza universaleworkmoneydeath.bandcamp.com+3.
A Portal To Here 2 non è solo un disco: è un viaggio, una preghiera in musica, un rituale sonoro che celebra la creazione come atto di libertà. Un album che invita all’ascolto profondo, perfetto per chi cerca un jazz che nutre l’anima e apre la mente. Un’esperienza che, come scrive un fan, «ti chiama e non ti lascia più andare»
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Per chi cerca un jazz che unisce la calda intimità del trombone, la maestria orchestrale e la gioia di una vita spesa a costruire ponti tra generi e culture.
Nils Landgren & Swedish Radio Symphony Orchestra – Love of my life
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Love of My Life: un abbraccio musicale per i 70 anni di un grande artista
Love of My Life celebra i 70 anni di Nils Landgren, uno dei più grandi trombonisti e cantanti jazz europei, con un album che riassume la sua straordinaria carriera e la sua capacità di unire mondi musicali diversi. Registrato con la Swedish Radio Symphony Orchestra e gli arrangiamenti lussureggianti di Vince Mendoza, il disco spazia dalle composizioni originali di Landgren a reinterpretazioni di Cat Stevens, Leonard Bernstein, Herbie Hancock e altri, sempre con quel tocco caldo, aperto e profondamente umano che da sempre contraddistingue il suo stile.
Tra i brani spiccano Moonshadow, Love of My Life e One Day I’ll Fly Away, ognuno dei quali racconta una storia di amore, nostalgia e speranza. Landgren, da sempre costruttore di ponti tra jazz, pop, soul e musica classica, con questo album conferma la sua missione: «La cosa più importante nella musica per me è non farsi incasellare. È sempre meglio esplorare insieme, provare cose nuove». Love of My Life è un regalo per i fan, ma anche un inno alla curiosità e alla condivisione, un lavoro che celebra la musica come atto d’amore e che, dopo una vita passata a fare musica con passione, continua a donare emozioni al mondo. Un ascolto che scalda il cuore e ricorda perché la musica, quando è vera, sa unire le persone.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
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Per chi cerca un viaggio sonoro tra elettronica e acustica, ispirato alla fantascienza e alla sperimentazione.
Solaris: un’esplorazione tra suoni analogici, digitali e l’eredità dei Kraftwerk
In uscita il 13 febbraio 2026 per Caligola Records, Solaris segna un momento cruciale nell’evoluzione musicale di Lorenzo Bianchi Quota, musicista, compositore e polistrumentista che, dopo aver suonato il basso nei Fale Curte, si dedica qui a un progetto personale e visionario. Il disco, interamente composto, suonato e prodotto da Bianchi Quota, supera la dicotomia tra elettronica e acustica, fondendo sintetizzatori analogici e digitali, campionamenti e loop in un viaggio sonoro che richiama l’eredità della musica elettronica storica, da Kraftwerk alle colonne sonore di fantascienza.
Le sei tracce — Magmasphere, Aphelion, Ra, In Ventus Solaris, Koronis, Approaching Icarus I — sono paesaggi sonori che evocano mondi lontani, dove la tecnologia e la sensibilità umana si incontrano in un equilibrio affascinante. Registrato durante l’inverno 2024 a Udine e masterizzato da Bruno Cimenti, Solaris è un album che sfugge alle categorizzazioni, perfetto per chi cerca una musica che stimola l’immaginazione e invita all’ascolto profondo.
Un lavoro che **dimostra come l’elettronica, quando è vissuta con passione e curiosità, possa diventare un linguaggio universale, capace di raccontare storie e creare atmosfere che vanno oltre il tempo e lo spazio. Un disco che celebra la sintesi come arte e la musica come viaggio senza confini.
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Per chi cerca un viaggio sonoro tra elettronica e acustica, ispirato alla fantascienza e alla sperimentazione.
We Remember J Dilla, un tributo jazz al genio di Jay Dee
We Remember J Dilla di Błoto è un album che celebra l’eredità di J Dilla, uno dei più grandi innovatori della musica contemporanea. Il quartetto polacco, noto per la sua capacità di de-costruire e ricostruire la musica, omaggia qui i beat e le melodie di Dilla attraverso il filtro del jazz moderno e dell’improvvisazione.
Ogni traccia è una reinterpretazione audace, dove la ritmica e l’armonia si fondono in un dialogo tra passato e presente. L’album, nato da una serie di concerti dedicati a Dilla, cattura l’essenza della sua musica: groove, sperimentazione e emozione pura.
Ideale per festival jazz, eventi hip-hop e chiunque voglia scoprire come il jazz possa dialogare con la cultura beatmaking.
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Per chi cerca un sound che unisca soul, jazz, funk e pop con un tocco di raffinata eleganza.
Wild Blue Herons – It’s All About Love
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
14
It’s All About Love: La Chimica Magica dei Wild Blue Herons
Con It’s All About Love, il duo canadese Wild Blue Herons — formato dalla coppia artistica e di vita Bill Sample e Darlene Cooper — torna con un album che celebra l’amore in tutte le sue forme, sia musicali che umane. In uscita il 14 febbraio 2026, questo terzo lavoro segna una nuova tappa per una partnership che, dal 2017, ha saputo conquistare il pubblico con un mix di energia, profondità e sofisticatezza.
Un Viaggio tra Groove e Anima
Bill Sample, leggenda della scena canadese e mentore di artisti come Diana Krall, porta in dote decenni di esperienza al pianoforte e alle tastiere, mentre Darlene Cooper, voce calda e avvolgente, infonde ogni brano con una passione che travalica il jazz per abbracciare soul, gospel e funk. L’album, arricchito da una sezione fiati che evoca le atmosfere dei Crusaders e di Steely Dan, si muove con disinvoltura tra swing jazzistico, inni funk e ballate soul, sempre tenuto insieme da arrangiamenti curati e da una ritmica incalzante.
Un Disco che Parla al Cuore
Tra i brani spiccano Mr Wiggly, un pezzo strumentale che mostra tutta la verve compositiva di Sample, e It’s All About Love, titolo che dà il nome all’album e ne sintetizza lo spirito: un invito a vivere il presente, a coltivare la gratitudine e a tenere l’amore al centro di tutto. La tracklist, che include anche una personale rivisitazione di You Are My Sunshine, riflette la maturità di una coppia che, sia sulla scena che nella vita, ha fatto della musica un ponte tra le anime.
It’s All About Love non è solo un album, ma una testimonianza di come la musica possa essere veicolo di gioia, connessione e speranza. Un lavoro che, in un mondo spesso frenetico, ci ricorda l’importanza di fermarsi, ascoltare e celebrare l’amore in ogni sua sfumatura.
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Febbraio 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 16 al 22 febbraio
Michael Aadal – Aggressive Hymns, Energetic Ballads
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
20
Aggressive Hymns, Energetic Ballads: L’Equilibrio tra Fuoco e Fragilità
Michael Aadal e il suo quartetto ci regalano un album che vive di contrasti: Aggressive Hymns, Energetic Ballads è un viaggio tra energia travolgente e momenti di introspezione, dove ogni brano racconta una storia diversa. Registrato in un ritiro immerso nella natura norvegese, il disco cattura l’essenza di una performance dal vivo, con tutta la sua immediatezza e autenticità.
La chitarra di Aadal traccia percorsi melodici e armonici, mentre il sassofono di André Kassen oscilla tra espressioni ardenti e delicate liriche. Wall of Ground apre con un’atmosfera cinematografica, The Moon Doesn’t Care invita alla riflessione, e Wichita Linedance sorprende con un groove quasi danzante. Brockenspekter è un vortice di intensità ipnotica, mentre Lakenskrekk esplora la paura del buio con un dialogo serrato tra chitarra e sassofono.
Chiude Hint of Skogbrann, un brano che cresce in tensione drammatica, lasciando un’impronta indelebile. Questo album è un inno alla libertà creativa, un invito ad ascoltare con il cuore aperto e la mente curiosa. Una musica che, come la vita, sa essere sia fragile che potente.
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Dave Holland, Norma Winstone, London Vocal Project – Vital Spark (Music of Kenny Wheeler)
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
20
Vital Spark: La Musica di Kenny Wheeler
Nel panorama del jazz contemporaneo, poche figure brillano con la stessa intensità di Kenny Wheeler, trombettista e compositore capace di fondere lirismo e avanguardia in un linguaggio unico. “Vital Spark: Music of Kenny Wheeler” è un omaggio vibrante alla sua eredità, un progetto che riunisce la sua inconfondibile scrittura con le voci del London Vocal Project, il contrabbasso di Dave Holland e la guida vocale di Norma Winstone. Pubblicato nel 2026, l’album si snoda attraverso nove brani, tra cui perle come “Inner Traces” e “Not Waving But Drowning”, dove la delicatezza del flugelhorn di Wheeler si intreccia con armonie vocali avvolgenti e un ritmo che pulsa di vita propria.
La musica di Wheeler, già celebre per la sua capacità di evocare paesaggi sonori sospesi tra malinconia e meraviglia, trova qui una nuova dimensione grazie all’apporto corale, che arricchisce le sue composizioni di sfumature inedite. Ogni traccia è un viaggio, un dialogo tra strumenti e voci che si rincorrono, si sostengono, si elevano insieme. “Vital Spark” non è solo un titolo: è la scintilla che accende la memoria di un artista che ha saputo trasformare il jazz in poesia pura, ricordandoci che la musica, quando nasce dal cuore, è un linguaggio universale. Un disco che celebra non solo Wheeler, ma l’eterna capacità dell’arte di unire, emozionare, ispirare.
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Per chi cerca un jazz che sappia essere avventuroso, lirico e profondamente organico.
“Still Waters”: un viaggio nelle profondità sonore dell’improvvisazione
Con “Still Waters”, il bassista Niklas Lukassen guida un quartetto internazionale di talenti: Ben van Gelder al sassofono, Kit Downes al piano e Francesco Ciniglio alla batteria. Questo album, pubblicato per la Heartcore Records di Kurt Rosenwinkel, esplora improvvisazione pura e collisioni creative, rivelando energie nascoste sotto acque apparentemente calme.
Un ensemble di individualità fuse
Il quartetto, arricchito da ospiti come Rosenwinkel, Wanja Slavin e Geoffroy De Masure, si muove con chimica istintiva. Brani come “Palisade” e “Rainbow Surfer” mostrano come l’improvvisazione diventi dialogo collettivo. “The Traveller” e “Karma” danzano tra lirismo e tensione.
Musica che celebra l’imprevisto
Lukassen scrive musica che non teme lo scontro, anzi lo cerca. “Metamorphosis” e “To Climb A Mountain” sono viaggi sonori dove piano e fiati si inseguono, creando onde di suono che trasportano l’ascoltatore in territori inesplorati.
Produzione che cattura l’energia live
Registrato a Soundfabrik Berlin e mixato da Charis Karantzas e Dave Darlington, “Still Waters” respira come un concerto dal vivo. Ogni dettaglio, dalla granulosità del contrabbasso alle sfumature del piano, trasmette l’urgenza del momento.
Perché “Still Waters” è un ascolto essenziale
In un’epoca di jazz prevedibile, Lukassen e il suo ensemble osano. Questo disco invita a tuffarsi, scoprendo che sotto la calma si nascondono correnti potenti.
Ascoltalo come si esplora un fiume: con curiosità e rispetto per la forza nascosta sotto la superficie.
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Per chi cerca un jazz che unisca tradizione e innovazione, calore umano e ricerca sonora.
Buddy!: La Voce di una Nuova Generazione
Con Buddy!, il bassista Stephen Parisi Jr. esordisce con un album che è insieme un omaggio e una dichiarazione d’intenti. In uscita il 20 febbraio 2026, il disco celebra le figure che hanno segnato il suo percorso artistico, dalle radici a Buffalo alla scena di Chicago, passando per le influenze di mentori e compagni di viaggio. Affiancato da giovani talenti come Josh Achiron alla chitarra, Nicholas Olynciw al pianoforte, Kabir Dalawari alla batteria e Jordan Lerner ai sassofoni, Parisi Jr. dà vita a un lavoro che respira vitalità e connessione, guidato dalla produzione attenta di George Caldwell.
Un Viaggio tra Memoria e Modernità
L’album si apre con Shikata Ga Nai, un brano che fonde melodie avvolgenti e ritmi incalzanti, seguito da Tro e Lascialo, dove l’improvvisazione si intreccia con composizioni ricche di pathos. The Judge (For Ray) e The Italian Space Program (For Angelo) sono omaggi personali, mentre il titolo Buddy! chiude il cerchio, ricordando che la musica è prima di tutto un atto di condivisione. Ogni traccia racconta una storia, un incontro, un debito artistico, trasformando l’ascolto in un’esperienza intima e universale.
Jazz come Comunità
Buddy! non è solo un disco, ma una testimonianza di come il jazz continui a rinnovarsi quando resta radicato nelle comunità che lo sostengono. Un lavoro che parla di gratitudine, di crescita e della bellezza di fare musica insieme, ricordandoci che ogni nota è anche un ponte tra passato e futuro. Un esordio che promette di lasciare il segno.
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Per chi cerca un jazz orchestrale che sappia essere innovativo, dinamico e ricco di sfumature moderne.
Dave Slonaker Big Band – Shifty Paradigms
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
20
Shifty Paradigms: un omaggio vivace alla tradizione e al futuro del big band jazz
Con “Shifty Paradigms”, Dave Slonaker conferma la sua maestria nell’orchestrazione e nell’arrangiamento, guidando una big band di eccezione composta dai migliori musicisti jazz e di studio di Los Angeles. Questo terzo album per Origin Records è un viaggio tra groove avvolgenti, armonie sofisticate e ritmi inaspettati, dove Slonaker esplora nuovi paradigmi sonori senza mai perdere di vista la grande tradizione delle orchestre jazz.
Il disco si apre con l’energia travolgente di “Dash Cam” e prosegue con brani come “Blue Windows” e “Cathedrals”, dove Peter Erskine alla batteria, Bob Sheppard ai sassofoni e Clay Jenkins alla tromba danno vita a dialoghi strumentali di rara intensità. L’unico standard, “Bye Bye Blues”, viene rivisitato con freschezza e originalità, mentre la title track “Shifty Paradigms” incarna perfettamente lo spirito dell’album: un equilibrio tra struttura e libertà, tradizione e innovazione.
“Shifty Paradigms” è un manifesto di come il big band jazz possa essere ancora oggi vitale, coinvolgente e sorprendentemente moderno. Un lavoro che celebra la musica come arte collettiva, dove ogni musicista contribuisce a creare un paesaggio sonoro ricco, dinamico e indimenticabile.
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Per chi cerca un jazz che esplora groove, colore e improvvisazione, dove la tradizione incontra l’innovazione con eleganza e energia.
Color Theory: un viaggio sincopato tra sax, loop e tessiture avvolgenti
Color Theory è il nuovo album della sassofonista Nicole McCabe, un lavoro che si sviluppa come una tavolozza sonora vibrante, dove ogni traccia è un esplorazione di groove, melodia e colore. Registrato dal vivo ai Bunker Studios di Brooklyn, il disco unisce performance d’ensemble dinamiche alla firma inconfondibile di Nicole: looping, improvvisazione e un approccio personale che rende ogni brano un esperimento sonoro unico.
L’album, prodotto da Jason Moran, vede la partecipazione di Yvonne Rogers (piano e sintetizzatore), Eliza Salem (batteria), Kanoa Mendenhall (contrabbasso), e ospiti come Adam O’Farrill (tromba) e Christie Dashiell (voce). I groove eclettici, le tessiture lussureggianti e le melodie indimenticabili creano un paesaggio sonoro che celebra l’arte, la maestria e le infinite possibilità del suono. Tra i brani spiccano Hues, Twister e Hope, ognuno dei quali racconta una storia personale, ma anche universale.
Color Theory è un album che invita all’ascolto attento, perfetto per chi cerca un jazz che sorprende, emoziona e lascia il segno. Un lavoro che **dimostra come la musica, quando nasce dalla passione e dalla ricerca, possa diventare un ponte tra generi, emozioni e culture.
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Per chi cerca un jazz pianistico che esplora le sfumature tra luce e ombra, dove ogni brano è un viaggio tra introspezione, groove e narrativa sonora.
Dark Lights: un viaggio notturno tra pianoforte, improvvisazione e storie senza tempo
Dark Lights è il nuovo album del pianista Tom Oren, un lavoro che indaga le contraddizioni tra luce e buio, tra fantasia e realtà, attraverso nove brani originali e rivisitazioni. Registrato ai Bunker Studios di New York con Elam Friedlander al contrabbasso e Eviatar Slivnik alla batteria, il disco si snoda tra improvvisazioni avvolgenti, groove ipnotici e momenti di pura liricità.
Tra i brani spiccano Fantasy in C-Sharp Minor, Forest Conference e Goodbye Alyosha (After The Brothers Karamazov), ognuno dei quali racconta una storia: a volte intima e malinconica, a volte energica e vitale. Oren, con il suo tocco delicato ma deciso, guida l’ascoltatore in un viaggio notturno, dove la musica diventa specchio di emozioni contrastanti e riflessione sull’esistenza.
Dark Lights è un album che celebra la complessità umana, perfetto per chi cerca un jazz che sorprende, emoziona e invita all’ascolto profondo. Un lavoro che dimostra come il pianoforte, quando è suonato con sensibilità e coraggio, sappia illuminare anche le zone più oscure dell’anima.
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Per chi cerca un jazz che abbatte i confini di genere, genere e tradizione
Turn The Dice: un esordio che mescola afrobeat, klezmer e jazz con energia rivoluzionaria
Quando nove musiciste e artisti non binari si uniscono per sfidare le etichette, il risultato non può che essere esplosivo. I PARRA.DICE, collettivo olandese nato ad Amsterdam nel 2021, irrompono sulla scena con “Turn The Dice”, un album che fonde jazz, afrobeat e klezmer in un vortice di ritmi percussivi, corni travolgenti e improvvisazioni audaci. Il loro suono è colorato, groovy e senza compromessi, un manifesto sonoro che rifiuta ogni gabbia stilistica e celebra la libertà creativa.
Il disco, in uscita il 20 febbraio 2026, è un viaggio tra energie contrastanti: dalla potenza ritmica di At Ease e Kameleon alla sperimentazione ipnotica di Kaleidoscope e Discodip, ogni traccia è un tassello di un mosaico sonoro che non teme di osare. Sul palco, i PARRA.DICE sono già una forza della natura: dopo l’EP d’esordio “Au Revoir, Ooievaar!” (2023) e i concerti sold-out in festival come ESNS, Jazzahead! e Orange Jazz Days, il collettivo si conferma come una delle realtà più innovative e necessarie della scena europea.
Con Agnese Valmaggia alla batteria, Sophie Anglionin e Nelleke Grimberg alle percussioni, Noah Stakenborg alla chitarra, Julia Kooreman al basso, Nina Zuure al violino elettrico, Julia Koenen alla tromba, Mathilde van der Meij al sax alto e Fleur Peereboom al sax tenore, i PARRA.DICE non suonano solo musica: la vivono. “Turn The Dice” non è un semplice album, ma un manifesto di inclusività e coraggio, una celebrazione del jazz come linguaggio universale, capace di unire tradizione e rivoluzione. In un’epoca in cui la musica rischia di omologarsi, loro ci ricordano che il vero groove nasce dalla diversità. E che, a volte, per cambiare le regole, basta girare il dado.
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Febbraio 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 23 al 28 febbraio
Per chi cerca un viaggio sonoro tra mitologia, natura e sperimentazione, dove percussioni classiche, clarinetto e launeddas disegnano paesaggi evocativi e misteriosi.
EIC Eden Inverted Collective feat. Zoe Pia – Atlantidei
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
24
Atlantidei: un viaggio tra miti, suoni e la leggenda di Atlantide
Atlantidei è il debutto discografico dell’Eden Inverted Collective, un quintetto unico formato da quattro percussionisti classici e dalla clarinettista e polistrumentista Zoe Pia, che qui suona anche launeddas ed elettronica. L’album, ispirato alla mostra “Post-Eden” degli artisti Luca Zarattini e Denis Riva, esplora il rapporto tra uomo e natura, partendo da un viaggio simbolico lungo le coste della Sardegna sud-occidentale, terra antichissima che alcuni studiosi identificano con la mitica Atlantide.
Le otto tracce, tutte composte da Zoe Pia, prendono spunto dalle mappe immaginarie di Atlantide disegnate da Athanasius Kircher nel Mundus subterraneus (1665), e creano paesaggi sonori ricchi e suggestivi, dove percussioni, clarinetto e launeddas si intrecciano in un dialogo tra tradizione e sperimentazione. Registrato agli Sotto il Mare Recording Studios e mixato a New York da Marc Urselli, Atlantidei è un album che invita all’ascolto profondo, perfetto per chi cerca una musica che racconta storie antiche con un linguaggio moderno e avvolgente. Un lavoro che celebra il mito come fonte di ispirazione e la musica come ponte tra passato e futuro.
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Pat Metheny – “Side-Eye III+”: un nuovo capitolo di melodia, energia e collaborazione
Con “Side-Eye III+”, Pat Metheny torna in studio dopo sei anni per un progetto che segna l’evoluzione del suo trio Side-Eye e il debutto della sua etichetta Uniquity Music. L’album, registrato con il nucleo storico di Chris Fishman (tastiere) e Joe Dyson (batteria), si arricchisce della partecipazione di 15 ospiti, tra cui il bassista Daryl Johns, l’arpista Brandee Younger e un ensemble vocale guidato da Mark Kibble dei Take 6. Il risultato è un sound stratificato, dove le armonie gospel si fondono con la firma melodica inconfondibile di Metheny, in un equilibrio tra tradizione e sperimentazione.
Le otto tracce, tra cui il singolo già uscito “In On It”, sono un viaggio tra groove, lirismo e improvvisazione, con brani come “Make A New World” e “Risk And Reward” che testimoniano la vitalità creativa del chitarrista. Il disco, disponibile in CD, vinile e digitale, è anche il preludio a un tour 2026 che porterà il trio ampliato in USA ed Europa, con date già sold out.
“Side-Eye III+” non è solo un album: è una dichiarazione d’intenti, un ponte tra generazioni e un invito a riscoprire la magia del jazz come linguaggio universale. Un lavoro che, ancora una volta, conferma Metheny come uno dei grandi visionari della chitarra moderna.
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Per chi cerca un jazz che sappia essere innovativo, generazionale e ricco di contaminazioni sonore.
Circadia: L’Alba di una Nuova Era per i Mammal Hands
Con Circadia, i Mammal Hands compiono un salto evolutivo, segnando l’ingresso nella prestigiosa etichetta tedesca ACT e l’arrivo del batterista Rob Turner, già anima dei GoGo Penguin. Il trio britannico, da sempre abile nel fondere jazz, folk e minimalismo, si reinventa con un sound più ritmico e audace, dove le atmosfere oniriche si intrecciano a un groove ipnotico. Ogni brano diventa una tappa di un viaggio emotivo, ispirato al ciclo naturale del giorno e della notte, tra suggestioni folk, pulsazioni elettroniche e contemplazione minimalista.
Registrato nel 2025, l’album è un mosaico di influenze tenute insieme da una coesione musicale unica. La scelta di ACT non è casuale: Circadia rappresenta la maturità di un gruppo che, dopo cinque album acclamati e tour internazionali, si prepara a conquistare nuovi palchi, dal Barbican di Londra all’Elbphilharmonie di Amburgo. Un disco che celebra il presente e traccia la strada per il futuro della musica, confermando i Mammal Hands come una delle voci più originali della scena contemporanea.
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Per chi cerca un jazz che sappia essere lirico, orchestrale e profondamente radicato nella tradizione brasiliana, con un tocco di modernità
Fabiano Do Nascimento & Vittor Santos Orchestra – Vila
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
27
Fabiano Do Nascimento & Vittor Santos Orchestra – “Vila”: un omaggio poetico ai suoni e ai ricordi di Rio
“Vila” è un viaggio sonoro nel cuore di Rio de Janeiro, ispirato al Bairro Saavedra, il cortile circondato da case neocoloniali dove Fabiano Do Nascimento ha trascorso l’infanzia. Il chitarrista brasiliano, noto per la sua maestria acustica e le collaborazioni con artisti come Arthur Verocai e Airto Moreira, si unisce qui a un’orchestra di sedici elementi diretta dal trombonista e arrangiatore Vittor Santos. Il risultato è un dialogo tra chitarra e orchestra, dove le composizioni delicate di Do Nascimento si intrecciano con arrangiamenti lussureggianti, creando un paesaggio musicale che è al tempo stesso intimo e maestoso.
Registrato tra Rio e Los Angeles, l’album si snoda attraverso undici tracce che sono quadri sonori: da “O Tempo (Foi O Meu Mestre)” a “Floresta Dos Sonhos”, ogni brano è un racconto di nostalgia, gioia e scoperta, dove la chitarra di Do Nascimento guida e si lascia avvolgere dalle onde orchestrali. Brani come “Spring Theme” e “Valsa” mostrano la sua capacità di fondere tradizione e innovazione, mentre “Uirapurú” e “Trenzinho Imaginário” sono omaggi alla cultura brasiliana rivisitati con freschezza e profondità.
“Vila” è un disco che respira poesia, un inno alla memoria e all’immaginazione, capace di trasportare l’ascoltatore in un luogo dove musica e ricordi si fondono. Un lavoro che celebra la bellezza della semplicità e la potenza dell’orchestrazione, confermando Do Nascimento come uno dei grandi interpreti della chitarra brasiliana contemporanea.
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Per chi cerca un jazz che sappia essere avventura sonora, incontaminato e profondamente ispirato alla complessità della natura.
Quinsin Nachoff – Patterns from Nature
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
27
Patterns from Nature: un viaggio tra matematica, improvvisazione e meraviglia naturale
Con “Patterns from Nature”, il sassofonista e compositore Quinsin Nachoff porta l’ascoltatore in un universo sonoro dove jazz, musica contemporanea e scienza si fondono in un dialogo affascinante. L’album, in uscita il 27 febbraio 2026, è il risultato di una collaborazione interdisciplinare con il fisico Dr. Stephen Morris e quattro filmmaker, che ha ispirato due suite orchestrali: “Patterns from Nature” (quattro movimenti) e “Winding Tessellations” (tre movimenti). Ogni brano è un omaggio ai fenomeni naturali — rami, flussi, crepe, increspature — tradotti in musica attraverso composizioni intricate e improvvisazioni libere.
Nachoff guida un ensemble eclettico: dal Molinari String Quartet ai fiati di François Houle e Ryan Keberle, dal pianismo di Matt Mitchell alle percussioni di Satoshi Takeishi, fino alla musical saw di Gene Hardy. Il risultato è un paesaggio sonoro che sfida i confini tra jazz e musica colta, dove ogni movimento è una scoperta: “Branches” cresce come un albero, “Flow” scorre come un fiume, “Cracks” si frantuma in improvvisazioni audaci, mentre “Ripples” si dissolve in onde di suono.
“Patterns from Nature” è un disco che stupisce, un inno alla curiosità e alla bellezza nascosta nelle leggi della fisica e della musica. Un lavoro che conferma Nachoff come uno dei compositori più innovativi della scena contemporanea, capace di trasformare la complessità in poesia. Un album che invita all’ascolto attento e celebra la musica come specchio della natura.
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Per chi cerca una musica che sappia essere sperimentale, organica e profondamente legata al suono della natura e dell’improvvisazione.
Booker Stardrum – Close-up On The Outside
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
27
Close-up On The Outside: un viaggio tra ritmi, field recordings e paesaggi sonori
Con “Close-up On The Outside”, il batterista e compositore Booker Stardrum firma un album solista che esplora nuove frontiere del suono, tra percussioni acustiche, elettronica e registrazioni ambientali. Il disco, in uscita il 27 febbraio 2026 per We Jazz Records, nasce da una residenza artistica nei monti Catskill e si sviluppa come un dialogo tra interno ed esterno, tra silenzio e ritmo, tra natura e tecnologia.
L’album si apre con la title track, un paesaggio sonoro che cattura l’essenza di una fattoria in tarda estate, con canti di insetti e uccelli che si fondono con i ritmi essenziali di Stardrum. “Telluric” e “Third Nature” sono esplorazioni ritmiche che uniscono percussioni artigianali e loop ipnotici, mentre “Dusk” e “Inside Sounds” chiudono il cerchio con atmosfere sospese e testure elettroniche. Il disco vede anche la partecipazione di Anna Butterss, Jeremiah Chiu, Chris Williams, Lester St. Louis, Logan Hone e Michael Coleman, che arricchiscono il progetto con contributi strumentali e vocali.
“Close-up On The Outside” è un disco che sorprende, un inno alla libertà creativa e alla ricerca sonora. Un lavoro che celebra la musica come linguaggio universale, capace di unire emozione, sperimentazione e bellezza naturale. Un album che conferma Booker Stardrum come una delle voci più originali della scena contemporanea, in equilibrio tra tradizione e avanguardia.
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Per chi cerca un jazz che sappia essere intimo, cameristico e profondamente emotivo, tra composizioni originali e classici dell’Americana.
In My Dreams: un incontro familiare tra jazz, Americana e la magia della musica da camera
Con “In My Dreams”, il chitarrista Bill Frisell celebra i 75 anni con un album che è un vero e proprio ritrovo familiare: un sestetto unico formato da Jenny Scheinman al violino, Eyvind Kang alla viola, Hank Roberts al violoncello, Thomas Morgan al contrabbasso e Rudy Royston alla batteria. L’album, prodotto da Lee Townsend e in uscita il 27 febbraio 2026 per Blue Note Records, è un viaggio tra composizioni originali di Frisell e classici dell’Americana e del jazz, rivisitati con una sensibilità cameristica e un approccio profondamente collaborativo.
Il disco si apre con “Trapped in the Sky”, un brano che cattura l’essenza sognante e malinconica tipica di Frisell, per poi snodarsi tra “When We Go”, “Isfahan” (omaggio a Billy Strayhorn) e “Home On The Range”, dove archi e ritmica si intrecciano in un dialogo ricco di sfumature. Brani come “Why?” e “Curtis (a year and a day)” sono momenti di pura improvvisazione collettiva, mentre “Small Hands” e “Never Too Late” rivelano la profondità lirica e la capacità narrativa del chitarrista.
“In My Dreams” è un disco che celebra la musica come arte dell’incontro, un omaggio all’amicizia e alla condivisione tra musicisti che si conoscono da decenni. Un lavoro che conferma Frisell come uno dei grandi innovatori del jazz contemporaneo, capace di unire tradizione e avanguardia con poesia e profondità. Un album che invita all’ascolto meditativo e ricorda come la bellezza nasca dalla complicità e dalla libertà creativa.
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Per chi cerca un concerto che unisce l’energia del jazz fusion, la magia dei classici e la capacità di coinvolgere il pubblico in un viaggio tra groove, emozione e memoria.
Spyro Gyra – Live In Leverkusen 2022
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
27
Live in Leverkusen: un viaggio tra classici, improvvisazione e l’arte dello spettacolo jazz
Il concerto del 2022 a Leverkusen dei Spyro Gyra è un viaggio emozionante tra i loro 50 anni di carriera, dove ogni brano è un tassello di un mosaico sonoro che alterna groove travolgente e momenti intimi. Guidati da Jay Beckenstein, la band costruisce lo show come un viaggio adrenalinico, pensato per coinvolgere e sorprendere il pubblico.
Si parte con Walk The Walk, per poi passare a Groovin’ for Grover, omaggio al sassofonista Grover Washington, e al medley dei loro classici (Shaker Song/Catching The Sun/Morning Dance), che li hanno resi famosi negli anni ’70. Tra i momenti più intensi, spiccano Cockatoo, De La Luz (dedicata alla madre di Julio Fernandez) e Dancing On Table Mountain, dove il bassista Scott Ambush mostra tutta la sua virtuosità. Il concerto si chiude con il fuoco d’artificio di Old San Juan/Heliopolis.
Live in Leverkusen è un documento di un’epoca e un testimonio dell’arte dello spettacolo jazz, perfetto per chi cerca una musica che emoziona, unisce e sorprende. Un concerto che dimostra come i Spyro Gyra, dopo mezzo secolo, sappiano ancora accendere il palco.
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Per chi cerca una musica che unisce memoria, identità e futuro, dove tradizioni globali, jazz noir e musica da camera si fondono in un racconto intimo e universale.
Asymmetrical Dot: un viaggio tra origine, asimmetria e il ciclo della vita
Asymmetrical Dot è l’album più personale e profondo del compositore e produttore olandese Stephen Emmer, un lavoro che unisce origine, memoria e futuro attraverso il suono. Nato da un anno di transizioni radicali — la scomparsa della madre, la nascita del primo nipote, la perdita di un caro amico e una grave crisi di salute — il disco è un racconto sonoro che esplora identità, eredità e la bellezza dell’asimmetria.
Emmer, cresciuto tra cultura olandese e indonesiana, trasforma questa dualità in musica: note lunghe e avvolgenti ispirate al folk indonesiano si intrecciano con contrapunti scintillanti di vibrafono, celesta e marimba, mentre voci senza parole fluttuano come emozioni pure, libere da ogni lingua. L’album è anche una storia familiare: un ponte tra tre generazioni, dalla memoria dei genitori alla nuova vita del nipote Benja.
Con un ensemble internazionale di artisti provenienti da Armenia, Perù, Venezuela, Indonesia, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti, Asymmetrical Dot è un viaggio tra musica da camera contemporanea, jazz noir e sonorità globali, dove ogni strumento mantiene la propria identità, contribuendo a una polifonia ricca e coinvolgente. Il titolo stesso è un manifesto: l’asimmetria come metafora della vita, il punto come simbolo di una durata che si estende oltre il tempo scritto.
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Febbraio 2026 – Le uscite discografiche
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