Una selezione mensile di musica indipendente che vale il tuo tempo.
Un edit essenziale tra nuove uscite e scoperte underground: artisti, singoli e album definiti da identità, ricerca e visione, oltre il radar più prevedibile.
🎧 Inizia dalla playlist qui sotto — un flusso d’ascolto continuo che racconta il suono del mese.

la tua destinazione musicale per un’esperienza Musicale senza confini.
Poi entra nelle card degli artisti per approfondimenti mirati e ascolti essenziali.
Groove in Abbondanza
Uno spazio aperto alle submission.
Progetti diversi per linguaggio e direzione, selezionati non per affinità ma per prospettiva — una mappa più ampia, dove anche le deviazioni diventano parte del percorso.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca groove avvolgente e suoni senza tempo
Freedom Layers (Pilchard Rounds) – Eric Demuro
Data di pubblicazione
10 aprile 2026
Genere: Fusion
Freedom Layers (Pilchard Rounds): il primo singolo di Eric Demuro
“Freedom Layers (Pilchard Rounds)” è il primo singolo estratto da “Simulacra”, il debutto di Eric Demuro, bassista e produttore veneziano. Il brano si basa su linee di basso elastiche, tessiture calde di Rhodes e percussioni pazienti e sciolte. Non è un omaggio nostalgico agli anni ’70, ma una reinterpretazione moderna del groove di quel decennio, capace di bilanciare atmosfere cinematografiche e un ritmo costante che trasporta l’ascoltatore in un viaggio intimo e tangibile.
L’album “Simulacra” uscirà all’inizio di giugno, ma questo singolo anticipa già lo stile di Demuro: un suono tattile, paziente e immersivo, dove ogni elemento sembra pensato per creare un’esperienza musicale profonda e coinvolgente.
Un assaggio che promette un album all’insegna della ricerca sonora e della narrazione strumentale.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un abbraccio musicale tra sofisticazione jazzistica e tenerezza universale, dove la voce diventa filo invisibile tra generazioni.
Sonia Johnson – Au pays de Cocagne
Data di pubblicazione
27 marzo 2026
Genere: Vocal Jazz
Au pays de Cocagne: un inno all’amore che unisce, tra jazz francese e emozione pura
C’è una magia particolare nei brani che sanno parlare direttamente al cuore, senza bisogno di spiegazioni. Au pays de Cocagne è uno di questi: un’opera dove Sonia Johnson, vincitrice del JUNO, e Laila Biali (nominee ai Grammy 2026) intrecciano le loro voci e le loro anime in una co-creazione che respira tenerezza e profondità. Il filo invisibile che lega genitore e figlio diventa qui una metafora sonora, portata in vita da arrangiamenti raffinati, un quartetto d’archi sublime (ESCA), e un coro di trenta voci che tesse un finale emotivamente travolgente.
La voce di Sonia, calda ed espressiva, avvolge l’ascoltatore in un abbraccio musicale dove la sofisticazione del jazz francese si fonde con una dolcezza universale. Non è solo una canzone, ma un invito a sognare, a lasciarsi trasportare in un mondo dove la musica diventa ponte tra memorie e speranze. Au pays de Cocagne è eleganza e sincerità, un pezzo che merita di essere ascoltato, condiviso e custodito nel cuore.
Aggiungere questo brano ai vostri media o alle vostre playlist sarà un sostegno prezioso per Sonia Johnson e per la scena musicale canadese, un modo per far risuonare ancora più lontano una voce che parla d’amore, di famiglia e di quella bellezza semplice che unisce tutti noi.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi ricerca jazz moderno, fusion e strumentali evocativi
Big Space – The Pendulum Effect

Data di pubblicazione
5 giugno 2026
Genere: Jazz
Big Space e il pendolo della fusione: tra jazz, rock e atmosfere senza tempo
Big Space, il trio strumentale canadese, si conferma con The Pendulum Effect come uno degli ensemble più affascinanti del panorama jazz contemporaneo. L’album, secondo lavoro del gruppo dopo il debutto, esplora un territorio ibrido: pesante jazz fusion, ballate liriche e soundscapes immersivi, dove le chitarre di Grant King, il basso di Ian Murphy e la batteria di Ashley Chalmers si muovono in perfetta sintonia, tra improvvisazione e struttura rigorosa.
Registrato dal vivo senza sovraincisioni, il disco cattura l’energia pura di una band che sa bilanciare potenza e delicatezza. La produzione di Brett Bullion (The Bad Plus, Low) e il mastering di Nate Wood (Kneebody, Tigran Hamasyan) regalano un suono cristallino, capace di attraversare atmosfere tribali, momenti melodici e aperture sperimentali. Brani come The Watching e Always Been There dimostrano una maturità compositiva che si sposa con un groove avvolgente, mentre Pareidolia e The Little One si affidano a textures più rarefatte, quasi ipnotiche.
The Pendulum Effect non è solo un album: è un viaggio tra il noto e l’ignoto, un invito ad ascoltare il linguaggio universale della musica strumentale, capace di parlare senza parole.
La musica, quando è vera, non ha bisogno di essere spiegata: si sente.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un jazz organico, immersivo e ricco di emozione
Pritesh Walia – Aji
Data di pubblicazione
10 aprile 2026
Genere: Jazz
AJI, un viaggio tra jazz, gospel e anima
In un panorama musicale spesso dominato dalla complessità tecnica, Pritesh Walia sceglie una strada diversa: quella dell’essenzialità. Con AJI, il chitarrista e compositore di origini indiane ma trapiantato a Los Angeles ci regala un pezzo che è un vero e proprio abbraccio sonoro. Qui, il jazz si fonde con le radici del gospel e del soul, creando un’atmosfera calda e avvolgente, dove ogni nota sembra raccontare una storia.
Il brano si sviluppa attorno a un trio d’organo, dove la chitarra di Walia assume una qualità quasi vocale, intrecciandosi con le tessiture ricche dell’organo e il groove profondo e coinvolgente della sezione ritmica. Non è la densità a colpire, ma lo spazio, la fraseggio misurato e la profondità emotiva che traspare da ogni passaggio. AJI è un invito all’ascolto attento, un momento di connessione che va oltre la superficie, dove la tecnica diventa solo un mezzo per trasmettere qualcosa di più autentico.
Pritesh Walia, con la sua formazione tra New Delhi e Los Angeles, porta in questo pezzo una fusione di culture e influenze che si percepisce in ogni accordo. È musica che respira, che si prende il suo tempo per crescere e avvolgere l’ascoltatore, perfetta per chi cerca un jazz moderno ma radicato nella tradizione, ideale per playlist dedicate al soul-jazz, al racconto strumentale o a quelle serate in cui la musica diventa compagna di riflessioni notturne.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un viaggio sonoro tra le radici afro-brasiliane e l’innovazione jazzistica, dove tradizione e modernità si fondono in un abbraccio ritmico.
Genere: World Music
Ricardo Bacelar e Airto Moreira: un incontro magico in Mestre Novo da Guiné
Quando due universi musicali si incontrano, a volte nasce qualcosa di irripetibile e vibrante. È il caso di Mestre Novo da Guiné, il nuovo singolo che vede Ricardo Bacelar, compositore, polistrumentista e produttore brasiliano, unire le forze con il leggendario percussionista Airto Moreira. Il brano è un viaggio ipnotico tra i ritmi afro-brasiliani e una sonorità contemporanea, un dialogo dove le percussioni di Moreira si intrecciano con la sensibilità compositiva di Bacelar, creando un’esperienza immersiva che supera i confini tra jazz e musica strumentale brasiliana.
Ricardo Bacelar, con una carriera solida e una discografia ricca e diversificata, ha sempre saputo reinventarsi senza mai tradire le sue radici. Dai primi passi con In Natura (2000), dove duettava con artisti del calibro di Belchior e Frejat, ai successi internazionali con Concerto para Moviola (2016) e Sebastiana (2018), Bacelar ha esplorato ogni sfumatura della musica brasiliana, portandola sulle scene jazzistiche mondiali. Album come Paracosmo (2022) e Congênito (2022) hanno segnato una svolta nella sua carriera, mentre omaggi a grandi maestri come Gilberto Gil in Andar com Gil (2023) e la rilettura contemporanea della Bossa Nova in Nós e o Mar hanno consolidato il suo ruolo di ponte tra generazioni e stili.
Mestre Novo da Guiné non è solo un brano, ma un manifesto sonoro: un tributo alla ricchezza culturale brasiliana, filtrata attraverso una lente moderna. Airto Moreira, con la sua percussione visionaria, e Bacelar, con la sua capacità di tessere melodie avvolgenti, creano un’atmosfera dove ogni colpo di tamburo e ogni nota sembrano raccontare una storia antica eppure attualissima. Un pezzo che merita di essere ascoltato, condiviso e celebrato, perché la musica, quando nasce da un incontro così autentico, diventa un linguaggio universale.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un groove elettrico e stratificato, dove jazz, rock e hip hop old school si fondono in un vortice di energia strumentale.
Genere: Fusion
Owl Skewl: un inno groovy tra magia e atteggiamento
C’è qualcosa di magicamente irriverente in Owl Skewl, un brano che miscela con disinvoltura il jazz, il rock e l’hip hop delle origini, come un calderone sonoro dove ogni ingrediente aggiunge sapore senza sovrastare gli altri. Le chitarre si intrecciano con un basso elettrico pulsante, la batteria detta ritmi serrati, e una sezione fiati a tre pezzi regala interludi che sembrano uscito da una jam session notturna. Il titolo, ispirato alle produzioni classiche di Dr. Dre e Snoop Dogg e dalla fascinazione delle figlie di David Laborier per la civetta Hedwig di Harry Potter, è già un programma: un mix di giocosità e grinta, dove l’ironia si sposa con la precisione musicale.
Ma ciò che rende Owl Skewl ancora più affascinante è la struttura narrativa del video che lo accompagna, suddiviso in capitoli che seguono gli assoli di chitarra e gli interludi dei fiati, come un racconto visivo che esalta la ricchezza del brano. Non è solo musica, è un’esperienza: un viaggio tra riff taglienti, melodie audaci e un groove che non molla mai la presa. Un pezzo perfetto per chi ama il jazz fusion, i groove strumentali e i suoni crossover che non hanno paura di osare.
Dietro a questa alchimia sonora c’è David Laborier, chitarrista, compositore e arrangiatore con oltre venticinque anni di carriera alle spalle. Nato e cresciuto artisticamente in Lussemburgo, Laborier è un musicista a tutto tondo, impegnato nella performance, nella didattica e nella creazione di musica che non conosce confini. Owl Skewl è la conferma che, quando la passione si unisce alla maestria, anche un brano strumentale può raccontare storie indimenticabili. Perché la vera magia, alla fine, è quella che nasce dalle note.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un jazz originale e vibrante
Genere: Instrumental Jazz
The DZ Combo: un quartetto che racconta storie attraverso il jazz
Nato nel 2022 a Dubuque, Iowa, The DZ Combo è un progetto che affonda le radici nella creatività inesauribile del pianista e compositore Danny Zanger, figura centrale della scena musicale locale. Con Jeremy Jones al contrabbasso, Dan McNamara alla batteria e Benjamin Drury alla tromba, il quartetto si distingue per un suono che unisce la tradizione jazzistica a una freschezza compositiva unica. Il brano It’s Just Your Turn (Live), tratto dall’album Live@Voices, è una testimonianza di questa alchimia: un dialogo musicale che si sviluppa tra improvvisazione e struttura, catturando l’energia di una performance dal vivo.
Danny Zanger, nominato “Artista dell’Anno” nel 2025 da Dubuque Main Streets, non è solo un musicista, ma un tessitore di connessioni culturali. La sua presenza in progetti eterogenei, dall’experimental fusion di Lame Witch al rock viscerale di Big Sloth, arricchisce la sua voce artistica, rendendo ogni nota del DZ Combo un ponte tra generi e sensibilità. La scelta di mantenere l’album in studio esclusivamente in vinile fino al 4 giugno 2026 non è solo una mossa strategica, ma un omaggio alla materialità della musica, un invito a vivere l’arte in modo tangibile.
Ascoltare The DZ Combo significa immergersi in un viaggio dove il jazz diventa linguaggio universale, capace di parlare a chiunque abbia voglia di lasciarsi trasportare. La loro ambizione di espandere il proprio raggio d’azione, portando la loro musica oltre i confini locali, è la conferma che l’arte, quando autentica, non conosce limiti. Ogni concerto, ogni nota, è un’opportunità per ricordarci che la musica è, prima di tutto, condivisione.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi apprezza un jazz dove struttura e improvvisazione si incontrano con intelligenza.
Stefan Karl Schmid – The Little Jazz Musician’s Favourites – Part 1: Form
Data di pubblicazione
10 aprile 2026
Genere: Instrumental Jazz
Stefan Karl Schmid: Un linguaggio sonoro ricco di sfumature
Stefan Karl Schmid è considerato uno dei sassofonisti più interessanti della scena jazz tedesca. Il suo stile, descritto come un linguaggio sonoro pieno di sfumature e sostenuto da un intelletto sempre vigile, si distingue per una personalità artistica ben definita. Con una formazione che spazia da Norimberga a New York, Schmid si muove tra progetti intimi e formazioni più ampie, come il suo ottetto Pyjama o la Subway Jazz Orchestra, dimostrando una versatilità sia come strumentista che come compositore.
Il suo nuovo singolo, “The Little Jazz Musician’s Favourites – Part 1: Form”, pubblicato il 10 aprile, rappresenta un approccio originale alle astrazioni compositive di Paul Hindemith. Qui, Schmid e il suo ensemble SCHMID’S HUHN trasformano cellule melodiche e concetti formali in un suono d’insieme coerente e vitale, frutto di tredici anni di collaborazione. Il risultato è un jazz contemporaneo e riflessivo, dove la complessità strutturale si fonde con l’improvvisazione spontanea.
Schmid, che insegna sassofono jazz all’Università delle Arti di Mannheim, continua a esplorare nuove direzioni, confermando la sua capacità di unire tradizione e innovazione. Un artista da ascoltare per chi cerca musica pensata, ma mai fredda.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi ama il jazz vocale raffinato e le reinterpretazioni senza tempo dei grandi classici.
Genere: Vocal Jazz
Jean Michel Lamazou: L’eleganza discreta del jazz vocale
Da oltre trent’anni, Jean Michel Lamazou incanta il pubblico dei jazz club francesi con una voce calda, controllata e ricca di sfumature. Il suo stile, ispirato a leggende come Chet Baker, Diana Krall, Billie Holiday, Frank Sinatra e Mel Tormé, si distingue per una sobrietà elegante e un’aderenza profonda alla tradizione del Great American Songbook. Non è la potenza a caratterizzare la sua interpretazione, ma la capacità di trasmettere emozioni attraverso la delicatezza, con arrangiamenti sofisticati che valorizzano ogni parola, ogni pausa, ogni respiro.
Il suo ultimo lavoro, “Tradition Vol. 1 – Love According To Cole (The Cole Porter Songbook)”, pubblicato lo scorso 20 marzo, è un omaggio squisito a uno dei più grandi compositori della storia della musica americana. Registrato a Nashville, cuore pulsante della musica tradizionale, l’album si presenta come una rivisitazione intima e raffinata dei capolavori di Cole Porter. Lamazou non si limita a cantare queste canzoni: le vive, le scompone e le ricompone con una sensibilità che ricorda i grandi interpreti del passato, ma con una freschezza che le rende attuali.
Ascoltando “Love According To Cole”, si percepisce subito la coerenza artistica di Lamazou: ogni brano è un dialogo tra voce e silenzio, tra melodia e memoria. Canzoni come “Night and Day” o “I’ve Got You Under My Skin” assumono nuova vita, grazie a un equilibrio perfetto tra rispetto per l’originale e libertà interpretativa. L’album è una celebrazione dell’amore, non solo quello romantico, ma anche quello per la musica stessa, per la sua capacità di unire epoche e culture.
Jean Michel Lamazou, con questo progetto, conferma il suo ruolo di custode di una tradizione che non invecchia mai. In un’epoca in cui la musica è spesso dominata dall’eccesso, lui sceglie la via della essenzialità, ricordandoci che la vera arte sta nella capacità di emozionare senza urlare.
Un disco da ascoltare con calma, magari con un bicchiere di vino e la luce fioca di una sera primaverile. Perché, come diceva Cole Porter, “l’amore è la melodia della vita”. E Lamazou, con la sua voce, ci aiuta a ricordarcelo.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un jazz contemporaneo che unisce groove, improvvisazione e contaminazioni multiculturali
Genere: Electro Jazz
FLY: L’istante in cui Icaro sfida il sole
The FM Experiment non è solo un progetto musicale, ma un laboratorio sonoro in cui jazz, neo-soul e hip-hop alternativo si fondono in un linguaggio nuovo. Con FLY, primo singolo dell’atteso concept album ICARUS, la band di Los Angeles ridefinisce il mito attraverso una lente contemporanea: qui Icaro non cade, ma sceglie di tornare indietro, trasformando la prudenza in saggezza.
Il brano cattura l’apice della tensione: batteria live che pulsa come un cuore, chitarre sature che graffiano l’aria, synth abrasivi che disegnano un paesaggio cinematicamente urgente. Non c’è spazio per la comodità, solo per l’improvvisazione pura e il confronto tra intuizione umana e architetture sonore.
FLY è il primo passo di un viaggio che si dipanerà in sei singoli, ognuno legato a una sfumatura del tramonto, fino all’uscita dell’album completo il 3 luglio 2026. Un lavoro che parla a chi cerca la complessità nel groove, tra le suggestioni di Alfa Mist, Anomalie e Badbadnotgood, ma anche a chi nell’elettronica cerca il calore della performance live.
In FLY, come in tutta la narrazione di ICARUS, la band suggerisce che la maturità artistica — e forse anche umana — non sta nell’ostinarsi a sfidare il sole a ogni costo, ma nel sapere quando invertire la rotta. Non per rinuncia, ma per preservare la propria essenza e tornare a volare, più forti, un altro giorno.
È un invito a vedere la moderazione non come un freno, ma come una forma superiore di libertà.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca groove elettrico e stratificato, dove il jazz incontra l’elettronica in un dialogo senza compromessi.
Genere: MPB
Jean Pouchelon 5tet: “Remedium”, un antidoto sonoro tra jazz moderno e world music
Con il suo nuovo EP “Remedium”, il pianista e compositore franco-canadese Jean Pouchelon e il suo quintetto offrono un lavoro compatto e intenso, pensato come un vero e proprio antidoto musicale in un’epoca in cui la complessità del mondo richiede suoni che curino e uniscano. Registrato a Montréal, nel cuore della Schulich School of Music, questo progetto fonde il linguaggio del jazz moderno con elementi di world music, funk e improvvisazione collettiva, creando un dialogo sonoro che supera i confini geografici e culturali.
Pouchelon, con la sua lunga esperienza nella scena jazz e world, guida il gruppo attraverso melodie sofisticate e ritmiche incalzanti, dove il pianoforte funge da perno armonico e narrativo. L’EP, uscito nel 2026, si distingue per la sua capacità di alternare tensione ritmica e momenti contemplativi, senza mai perdere di vista l’energia del groove e la ricerca sonora. Brani come “Résistances” incarnano perfettamente questa filosofia, con un approccio che unisce resilienza e dialogo serrato tra gli strumenti, mentre le altre tracce esplorano liricità e aperture atmosferiche, arricchite da interventi vocali e strumentali di rilievo.
La formazione del Jean Pouchelon 5tet si avvale di collaboratori di primo livello, tra cui Alessio Bolusi al pianoforte, Zach Mozel alla batteria e Namori Cissé come vocalist, che portano nel progetto influenze italiane, africane e mediterranee. Questo mix culturale rende “Remedium” un lavoro multiculturale e dinamico, dove il jazz di Montréal si fonde con sonorità globali, mantenendo sempre intatta la sua identità concertistica e improvvisativa.
Un EP che si propone come micro-album tematico, in cui la musica diventa strumento di riflessione, resistenza e riscoperta, raccontando storie universali attraverso un linguaggio che unisce precisione, groove e apertura al mondo. Un lavoro che conferma Jean Pouchelon come una voce originale e innovativa nel panorama del jazz contemporaneo.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca emozione pura e riflessione sull’effimero.
Genere: Pop
Marsha Bartenetti rivisita “New York Minute”: un inno alla fragilità dell’esistenza
C’è qualcosa di magico nel modo in cui una grande interprete può ridare vita a un classico, trasformandolo in un dialogo intimo con l’ascoltatore. Marsha Bartenetti ci riesce con New York Minute, il capolavoro scritto da Don Henley, Danny Kortchmar e Jai Winding, che nel 1989 catturò l’essenza precaria della vita. Oggi, quella stessa essenza trova nuova voce—più matura, più urgente—attraverso il timbro caldo e vibrante di Marsha.
L’arrangiamento di Stephan Oberhoff avvolge la canzone in un’atmosfera sospesa, quasi cinematografica, dove ogni nota sembra raccontare una storia. Il violoncello di Kevin Bate aggiunge una profondità malinconica, come un filo rosso che lega il passato al presente. Ma è la voce di Marsha la vera protagonista: un equilibrio perfetto tra fragilità e forza, capace di trasmettere la consapevolezza di chi ha conosciuto il dolore, ma sceglie comunque di amare, qui e ora.
In un’epoca in cui tutto sembra accelerare, New York Minute ci ricorda che la vita può cambiare in un istante—e che proprio in quella precarietà risiede la sua bellezza. Un brano che non è solo una cover, ma una confessione, un abbraccio musicale per chi sa che ogni attimo conta. Marsha Bartenetti non si limita a cantare una canzone: la vive, e ci invita a farlo insieme a lei.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca la dolcezza e la profondità della MPB
Genere: MPB
Sergio Froes: la voce di Minas Gerais nel cuore di Boston
Da 25 anni, il cantautore Sergio Froes ha scelto Boston come sua casa, ma le sue radici rimangono saldamente piantate nella terra natia, Belo Horizonte. Con una carriera che abbraccia trenta anni, Sergio ha portato la ricchezza della cultura popolare brasiliana in tutto il mondo, creando un ponte musicale tra il Brasile e gli ascoltatori internazionali. Influenzato da giganti della MPB come Djavan, Caetano Veloso e Jorge Vercillo, la sua musica è un omaggio all’amore e alle sue sfumature, unendo classico e contemporaneo in un abbraccio sonoro che fa sentire i brasiliani lontani da casa un po’ più vicini al loro Paese.
Tra i suoi lavori più significativi spiccano l’album “Saudades do Sol” e i singoli recenti “Coração Cinza” e “Conspiração do Amor”, brani che incarnano la sua capacità di fondere dolcezza e profondità. Il suo ultimo singolo, “Se a Canção Me Chama”, conferma ancora una volta il suo talento nel raccontare storie universali attraverso melodie che risuonano nel cuore.
La musica di Sergio Froes è un viaggio emozionale, un invito a riscoprire la bellezza della cultura brasiliana attraverso canzoni che parlano di amore, nostalgia e speranza. Un artista che, con la sua voce e le sue composizioni, continua a portare un pezzo di Brasile in ogni angolo del mondo.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un viaggio musicale tra soul, jazz e ritmi tropicali
Genere: Electronic – World Music
Bahama Soul Club: dove la tradizione incontra l’innovazione
Nati nel 2005 come The Juju Orchestra e guidati dal poliedrico Oliver Belz, i Bahama Soul Club hanno saputo ritagliarsi un posto di rilievo nella scena musicale internazionale, fondendo soul, jazz, funk, bossa nova e influenze afro-caraibiche in un sound inconfondibile. Il loro percorso artistico, costellato di successi, li ha portati a collaborare con voci leggendarie come Terry Callier, Carolyn Leonhart, Isabelle Antena, Pat Appleton e molte altre, consolidando la loro reputazione come uno dei progetti jazz più eccitanti e innovativi d’Europa.
Dall’esordio con “Bossa Nova Is Not A Crime” (2007), che ha conquistato le classifiche jazz tedesche, al trionfo di “Bossa Nova Just Smells Funky” (2010), passato per le atmosfere cubane di “The Cuban Tapes” (2013) e l’omaggio a L’Avana pre-rivoluzionaria di “Havana ’58” (2016), ogni album dei Bahama Soul Club è una celebrazione di contaminazioni sonore e collaborazioni d’eccezione. Il loro quinto lavoro, “Bohemia After Dawn” (2020), registrato nel suggestivo studio portoghese tra Lagos e Sagres, ha portato la loro musica a nuovi livelli, mescolando talenti locali e icone del passato come Billie Holiday e John Lee Hooker.
Con oltre 60 milioni di stream su Spotify e una presenza costante nei festival jazz più prestigiosi, i Bahama Soul Club continuano a dimostrare che il loro sound — un mix unico di bossa-jazz afrolicioso, soul anni ’60 e funk anni ’70 — è capace di superare ogni barriera, diffondendo vibrazioni positive e ritmi contagiosi. Un suono senza tempo, che nessuno può resistere.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un viaggio musicale tra jazz, tradizioni africane e lirismo mediterraneo
Genere: MPB
Aâma: la voce di un mondo senza confini
Con “Le jour où tout ira bien”, uscito a marzo 2026, gli Aâma confermano di essere una delle realtà più affascinanti e innovative del panorama jazzistico contemporaneo. Il brano “Traverser la nuit”, che apre l’album, è un invito a lasciarsi trasportare in una trance sonora, dove la voce di Emma Prat si esprime in una lingua immaginaria, inventata, che supera ogni barriera linguistica per parlare direttamente all’anima. Un suono che è pura emozione, un ponte tra mondi diversi, uniti dalla musica.
Nati dall’incontro tra il chitarrista Bertrand Maïlar e la cantante Emma Prat, gli Aâma sono un progetto che celebra la diversità e la speranza. Emma, musicista in perenne esplorazione, attinge dal jazz e dalle musiche del mondo, cantando in una decina di lingue, tra quelle reali e quelle create dalla sua fantasia. Bertrand, invece, porta con sé le melodie e i ritmi del suo Tciad natale, arricchiti dalle esperienze in Tunisia e in Francia, dove approfondisce il suo legame con il jazz.
Completano il quintetto Sami Foukani-Descamps al contrabbasso, Julien Girard al pianoforte e Xavier Pernet alla batteria. Insieme, danno vita a una musica che è solare e avvolgente, un mix di jazz, tradizioni africane, mediterranee e chanson, dove il lirismo orientale si fonde con la libertà improvvisativa del jazz e i ritmi africani.
Dopo un EP acclamato nel 2024 e il trionfo al Golden Jazz Trophy (Prix du Public et du Jury) e al Tremplin du Sunside a Parigi, gli Aâma si impongono come una delle figure emergenti più interessanti del jazz francese. Il loro nome, che in arabo significa “globale, comune, universale”, è un vero e proprio manifesto artistico: una musica che unisce, emoziona e supera ogni confine. Un suono che parla di speranza, di condivisione e di un futuro in cui, finalmente, tutto andrà per il verso giusto.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un jazz contemporaneo essenziale e ricco di spazio per l’improvvisazione
Genere: MPB
Philipp Wisser: la quinta dimensione del suono
Con “5th Dimension”, il chitarrista e compositore di Düsseldorf Philipp Wisser ci regala un album che porta il jazz contemporaneo in una dimensione minimalista e focalizzata. Non si tratta di un progetto concettuale, ma di un’esperienza: l’appeal della semplicità, di momenti che parlano da soli. Frutto di oltre due anni di lavoro con Christoph Klenner, Conrad Noll e Daniel Guerrero, questo disco è nato lontano dalle routine produttive standard, lasciando che la musica si sviluppasse al proprio ritmo, attraverso ascolto, revisione e raffinamento.
Registrato dal vivo e senza overdub, l’album cattura l’essenza di un quartetto che unisce focus strutturale e apertura all’esplorazione, con un suono distintivo, equilibrato e contemporaneo. Il brano che dà il titolo al disco, “5th Dimension”, vede la partecipazione di Vincent Pinn al flicorno, aggiungendo una voce ulteriore a un lavoro già ricco di sfumature.
Le composizioni di Wisser fondono groove moderni, chiarezza melodica e ampi spazi per l’improvvisazione, offrendo un ascolto che è al tempo stesso riflessivo ed energetico. Un album che dimostra come la musica possa essere profonda e accessibile, un invito a lasciarsi trasportare in una dimensione sonora dove ogni nota trova il suo spazio.
Un lavoro che parla di equilibrio, ricerca e autenticità, confermando Philipp Wisser come una voce originale nel panorama del jazz europeo.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca una voce che incanta e un’interpretazione che trasforma ogni canzone in un’esperienza indimenticabile.
Genere: Vocal Jazz
Russ Lorenson: il custode del Great American Songbook
Russ Lorenson non è solo un cantante: è un alchimista della musica, capace di trasformare ogni nota in pura emozione. Con un timbro caldo e una presenza scenica magnetica, ha conquistato palchi da San Francisco a Parigi, tra musical, cabaret e jazz, sempre fedele allo spirito senza tempo del Great American Songbook. La sua voce, ricca e avvolgente, non si limita a interpretare i classici: li rivitalizza, donando loro nuova profondità e swing.
Tre nomination ai MAC Awards e una carriera lunga oltre vent’anni non bastano a descrivere il suo impatto. Come scrive JazzTimes, «il suo fraseggio è magistrale, le sue interpretazioni profondamente personali». Che si esibisca in teatri maestosi o in locali intimi, Lorenson non canta le canzoni: le vive, le racconta, le rende attuali. Non a caso BroadwayWorld afferma che «non si limita a tenere in vita il Songbook — lo fa contare».
Oggi, oltre a essere una voce di riferimento, è anche un curatore appassionato, impegnato a tramandare la magia di quel repertorio alle nuove generazioni. Nel 2026, a vent’anni dal suo esordio discografico, torna con edizioni rivisitate dei suoi primi album e inediti che promettono di regalarci ancora quella scintilla unica: la capacità di farci sentire, attraverso una canzone, che la bellezza non ha tempo.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un jazz che unisce profondità intellettuale e freschezza contemporanea
Genere: Jazz
Wajdi Cherif: un ponte tra tradizione e innovazione
Wajdi Cherif, pianista e compositore newyorkese, incarna l’essenza di un jazz che guarda al futuro senza dimenticare le radici. Con una carriera che affonda le sue basi nella tradizione lirica di giganti come Bill Evans, Keith Jarrett e Chick Corea, Cherif si distingue per una ricerca sonora che va oltre i confini del genere. Il suo linguaggio musicale, arricchito da texture elettriche, influenze brasiliane, classiche e ritmi globali, crea un paesaggio sonoro sofisticato e fluido, dove ogni nota racconta una storia.
Il suo ultimo lavoro, “Live at FTH Theatre, NYC”, è una testimonianza di pura spontaneità. Registrato durante una residenza artistica al Flushing Town Hall, l’album cattura l’energia di un trio che esplora melodie familiari e inedite, scolpendo un suono nuovo in presenze quasi istantanee, con al massimo una o due riprese per ogni brano. Il risultato è un’opera che celebra l’imperfezione, la vulnerabilità e la magia dell’improvvisazione dal vivo: un jazz che respira, che vive nel momento e che invita l’ascoltatore a fare altrettanto.
Con oltre 25 anni di esperienza, Cherif non si ferma qui. Il 2026 si annuncia come un anno ricco di progetti: dall’uscita di un nuovo album in trio all’esplorazione di arrangiamenti per big band, fino a una serie di video per pianoforte solo. Ogni iniziativa riflette la sua capacità di evolversi, mantenendo sempre intatta la sua identità artistica. Un invito a perdersi nel momento, a lasciarsi trasportare dalla musica e a vivere ogni nota come un’esperienza unica, proprio come la vita stessa.
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Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca musica strumentale carica di tensione emotiva e riflessione politica
Genere: free-jazz
L’ouroboros americano: una spirale di autodistruzione e speranza
In un’epoca in cui la sfera politica degli Stati Uniti sembra divorare se stessa, la musica diventa un grido. Non più semplice espressione artistica, ma urlo di protesta, disappunto e desiderio di cambiamento. Questo brano nasce da una necessità: trasformare l’angoscia quotidiana, alimentata da abusi di potere, menzogne istituzionali e una democrazia in frantumi, in note che parlano senza parole.
L’autore, da sempre abituato a comporre musica strumentale lontana da intenti politici, si trova oggi a vivere un’esperienza diversa. Ogni accordo, ogni melodia diventa un riflesso di una realtà che non può più essere ignorata. Il simbolo dell’ouroboros — il serpente che divora la propria coda — si fa metafora di un Paese che rischia di autodistruggersi, consumato dalla propria voracità e miopia politica. Sarà rinascita o collasso? La risposta è ancora scritta nel futuro, ma la musica, qui, si fa testimone di un momento storico in cui il silenzio non è più un’opzione.
Un lavoro in cui ogni strumento, suonato e composto dall’autore stesso, diventa voce di una presa di posizione chiara: l’opposizione a un sistema che sembra aver perso la bussola. Un brano che invita all’ascolto, alla riflessione, e forse, alla mobilitazione. Perché quando le parole non bastano, resta la musica a dire ciò che non può essere taciuto.
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Segnalazione Groove Radar
Per chi cerca un groove elettrico e stratificato, dove il jazz si fonde con l’energia urbana.
Genere: Acid-jazz
Synchronicity, l’acid-jazz che prende il volo
Nato alla fine del 2022 dall’incontro tra il chitarrista, compositore e arrangiatore svizzero Eugene Montenero e il batterista e compositore Cédric JeanRichard, il progetto Synchronicity è un crocevia di destini musicali che sembrano incastrarsi con una precisione quasi magica. I due, forti di carriere che sfiorano leggende come Billy Cobham, Michel Petrucciani, Al Jarreau e Ray Charles, hanno deciso di sincronizzare le loro esperienze in un suono che non è jazz, ma acid-jazz: un genere che mescola la raffinatezza armonica del jazz con ritmi ipnotici e una pulsazione urbana.
Il loro primo album, registrato interamente dal vivo, è la testimonianza di una chimica che non ha bisogno di sovraincisioni per brillare. Tra i brani spicca “Make Me Fly”, una composizione che ridefinisce i confini dell’acid-jazz, tra groove avvolgenti e aperture elettroniche. La versione live, catturata il 5 febbraio 2026, e il remix uscito nello stesso anno dimostrano una volontà di esplorare sonorità sempre più contemporanee, senza perdere l’anima strumentale che li contraddistingue.
Synchronicity non è solo musica: è la conferma che, a volte, le strade si incrociano per un motivo. E quando accade, il risultato è un volo che ti porta lontano, senza bisogno di chiedere dove.
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