Look at Something Closely – Blankrooms
Etichetta discografica: Jazz’Halo
Data di uscita: 3 marzo 2026
Un quartetto, due visioni: nascita di un equilibrio
C’è un momento, nella vita di un musicista, in cui il gesto torna a farsi domanda. È da questa tensione che nasce Look at Something Closely, esordio discografico dei Blankrooms, quartetto italiano guidato dal sassofonista Ivan Valentini e dal pianista Andrea Cappi. Pubblicato nel 2026 dall’etichetta Jazz’Halo, il disco si inserisce con decisione nel solco del jazz contemporaneo italiano, tracciando però una traiettoria autonoma, intima e profondamente riflessiva.
Valentini, dopo un percorso immerso nell’improvvisazione radicale, riapre simbolicamente la custodia del sax tenore per tornare a un linguaggio più strutturato, senza rinunciare alla tensione interna del suo fraseggio. Accanto a lui, Andrea Cappi costruisce un universo armonico fatto di sospensioni e micro-variazioni, dove ogni accordo sembra pensato come un’inquadratura. Il risultato è una leadership condivisa, un dialogo continuo tra istinto e architettura.
Il quartetto è completato da Alessio Bruno al contrabbasso e Francesco Mascolo alla batteria, due presenze che non si limitano a sostenere, ma partecipano attivamente alla narrazione sonora con una qualità timbrica estremamente curata.
Estetica del dettaglio: il suono come materia visiva
Il titolo Look at Something Closely non è una semplice suggestione, ma una dichiarazione poetica. Questo disco invita ad avvicinarsi al suono come si farebbe con un oggetto sotto lente d’ingrandimento. Ogni nota, ogni pausa, ogni risonanza diventa un elemento osservabile, quasi tangibile.
La scrittura si muove tra armonie non funzionali e influenze modali, mentre le strutture compositive si piegano a geometrie asimmetriche che non smarriscono mai il senso della melodia. È qui che il progetto rivela uno dei suoi aspetti più innovativi: rendere accessibile una complessità nascosta.
Il risultato è un jazz da camera, intimo e cinematografico, dove il silenzio pesa quanto il suono.
Architetture sonore: analisi di alcuni brani
In Merge, traccia d’apertura, il quartetto costruisce una lenta convergenza di timbri. Il sax di Valentini si muove con fraseggi ampi e lineari, mentre il pianoforte di Cappi disegna uno spazio armonico sospeso. La sezione ritmica lavora per sottrazione, lasciando emergere una sensazione di respiro collettivo.
Dark Desire introduce una tensione più densa, quasi notturna. Il contrabbasso si fa motore emotivo, guidando un crescendo che oscilla tra introspezione e impulso. La batteria lavora sul confine tra swing e libertà ritmica, creando un paesaggio instabile e magnetico.
Con Next Life la luce cambia. Il brano si apre a una dimensione più luminosa, dove la melodia diventa protagonista. Qui il dialogo tra sax e piano raggiunge una chiarezza espressiva che sfiora la forma-canzone, pur mantenendo una sottile complessità armonica.
She Moves On rappresenta invece il lato più dinamico del quartetto. Le strutture si fanno più elastiche, lasciando spazio a momenti di improvvisazione controllata. Il contrabbasso emerge con un ruolo quasi solistico, mentre sax e piano si rincorrono in una dialettica energica.
La chiusura, Nap On A Cloud, è una dissolvenza lenta. Il tempo sembra rarefarsi, le frasi si accendono e si spengono come luci lontane. È un finale che non chiude, ma sospende, lasciando l’ascoltatore in uno stato di contemplazione.
Produzione e identità visiva
La registrazione privilegia una resa naturale e ravvicinata, pensata per catturare ogni dettaglio. Il lavoro di ripresa, mix e mastering curato da Simone Coen restituisce un suono nitido, presente, quasi tridimensionale, capace di valorizzare ogni sfumatura timbrica del quartetto. Questa scelta produttiva amplifica il concetto stesso del disco: ascoltare da vicino, percepire ogni dettaglio.
La copertina, firmata da Emanuele Sartori, si inserisce perfettamente in questa estetica, traducendo visivamente il concetto di osservazione ravvicinata attraverso un linguaggio visivo surreale e perturbante. L’immagine è costruita come un collage: sulla destra, una figura femminile stilizzata, con il volto quasi mascherato e inclinato, indossa un abito chiaro e rigido, mentre il suo corpo appare leggermente deformato, fuori asse, come sospeso in una dimensione ambigua tra umano e artificiale.
Lo spazio è diviso in due: una parete scura alle spalle della figura, con una piccola finestra che lascia filtrare una luce fredda e distante, e una parete chiara a sinistra, quasi vuota, interrotta solo da un piccolo quadro appeso e da un elemento d’arredo minimale. In basso, il titolo dell’album appare discreto, quasi nascosto, come un dettaglio da scoprire più che un’informazione da leggere.
È una copertina che costringe l’occhio a soffermarsi sui particolari, lavorando per straniamento e sottrazione narrativa – la postura innaturale, il contrasto tra luce e ombra, la tensione silenziosa dello spazio. Anche in questo caso, l’identità visiva dialoga profondamente con la musica, rafforzandone il carattere contemplativo e la vocazione all’ascolto attento, quasi clinico, dove ogni dettaglio diventa essenziale.
Ricezione critica e contesto
Nel panorama del jazz contemporaneo italiano, Look at Something Closely si distingue per la sua capacità di evitare soluzioni prevedibili. Alcune letture critiche sottolineano proprio questo equilibrio tra rigore compositivo e apertura improvvisativa, evidenziando come il quartetto riesca a costruire un linguaggio personale senza chiudersi in un’estetica autoreferenziale.
Il disco emerge così come un punto di intersezione tra diverse tendenze della scena attuale: da un lato la ricerca formale, dall’altro una rinnovata attenzione all’esperienza dell’ascolto.
Una lente sul presente
Look at Something Closely non è un disco che si impone: è un disco che si rivela lentamente. È un invito a rallentare, a osservare, a entrare nei dettagli.
Immaginatelo come la colonna sonora di una stanza sospesa nel tempo: una luce lattiginosa filtra da una finestra alta, la polvere resta immobile nell’aria, un orologio senza lancette appeso a una parete leggermente crepata. Una figura osserva quel dettaglio minuscolo – la linea della crepa – come se contenesse un intero racconto.
La musica dei Blankrooms non descrive questa immagine, la suggerisce. E nel farlo, costruisce uno spazio di concentrazione assoluta, in cui il tempo non scorre ma si addensa, quasi come sotto una lente o su un vetrino. I suoni vengono isolati, osservati, messi a fuoco: ogni respiro del sax, ogni risonanza del pianoforte, ogni attrito del contrabbasso diventa materia da analizzare.
È in questa dimensione quasi microscopica che il disco trova la sua verità più profonda: non nella spettacolarità del gesto, ma nella sua precisione, nella sua necessità. Un jazz che non chiede di essere seguito, ma studiato con lo sguardo e con l’orecchio, come un dettaglio che, una volta visto davvero, non si può più ignorare.
Tracklist
2. Dark Desire
3. Next Life
4. She Moves On
5. Nap on a Cloud
Credits
Liner Notes
Released 2026 by Jazz’Halo.
Produced by Blankrooms.
Recorded, mixed and mastered by Simone Coen at The Groundfloor Studio, Modena, Italy.
Cover artwork: Emanuele Sartori
Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
JiF/BL
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