
Sei pronto a immergerti nel sound del momento?
Benvenuto in Find Your Swing, la tua bussola per navigare tra le nuove uscite discografiche di marzo 2026.
Qui non troverai una semplice lista, ma una selezione accurata dei migliori album, EP e singoli del jazz, scelti con passione e competenza. Ogni brano che ti segnaliamo è accompagnato da un nostro commento, per darti un assaggio autentico di ciò che ti aspetta.
Come navigare?
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Siamo sicuri che in questa selezione troverai il tuo prossimo brano preferito.
Dal maggio 2019 ci dedichiamo a selezionare e segnalare la migliore musica del tuo genere preferito.
Se desideri consultare le pubblicazioni dei periodi precedenti, puoi richiederle inviandoci una mail.
Marzo 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 1 all’8 marzo
Now More Than Ever: Un Ponte tra Passato e Presente nella Musica di Brian Jackson”
Brian Jackson, con la sua filosofia di collaborazione e innovazione, ritorna con un progetto che riaccende i classici del suo passato artistico. “Now More Than Ever” è un viaggio musicale che unisce leggende come Gil Scott-Heron a talenti contemporanei come Black Thought, Rahsaan Patterson e Moodymann, rielaborando brani iconici degli anni ’70 e ’80.
Prodotto dai Masters At Work, l’album trasforma capolavori come “The Revolution Will Not Be Televised” e “Winter In America” in un suono attuale, mantenendo intatta la loro essenza rivoluzionaria. Disponibile in triplo vinile, doppio CD e digitale, “Now More Than Ever” è un tributo alla resistenza e al cambiamento, perfetto per chi cerca musica con un’anima e una storia.
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Per chi cerca un viaggio sonoro tra Africa e Europa, dove groove, poesia e sperimentazione si fondono in un linguaggio universale.
Mali Bolivia: il debutto visionario di Luc Mabal
Mali Bolivia è l’esordio discografico di un progetto nato dall’incontro tra musicisti di diversa estrazione, capaci di trasformare le proprie radici in un suono unico e avvolgente. La band triestina, guidata da Piero Pieri (sassofono, voce, tastiere) e arricchita dalla presenza di Riccardo Morpurgo, Rrok Prennushi e Maurilio Balzanelli, tesse una trama musicale dove l’Africa incontra l’Europa, l’elettronica abbraccia il jazz anni Settanta e il rock progressivo si fonde con la tradizione.
Il risultato è un paesaggio sonoro originale e coinvolgente: ritmi tribali si intrecciano con beats elettronici, il pianoforte dialoga con chitarre distorte, mentre i testi di Pieri — in inglese, con un omaggio al dialetto triestino in Mare mia — raccontano storie di alleanze, natura e memoria. Brani come Alliance e Mother Nature trasportano l’ascoltatore in un viaggio tra groove ipnotico e melodie luminose, mentre The Ancestors e Logdrum esplorano sonorità ancestrali con una vena psichedelica.
Mali Bolivia non è solo un album, ma un manifesto di apertura e contaminazione: la prova che la musica, quando nasce dall’incontro di culture e sensibilità diverse, può diventare un ponte tra mondi apparentemente lontani. In un’epoca di confini, Luc Mabal ci ricorda che l’arte vera è sempre un dialogo senza fine.
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Per chi cerca un dialogo musicale tra intimità cameristica e sperimentazione contemporanea
Luca Parisi e Luca Cipiciani – Fabula 22
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
06
Fabula22: un racconto sonoro tra clarinetto e pianoforte
Fabula22 è il progetto che nasce dall’incontro tra il clarinetto e il clarinetto basso di Luca Parisi e il pianoforte di Luca Cipiciani, un viaggio musicale tra composizione e improvvisazione, dove ogni brano diventa una tappa di un percorso emotivo e sonoro. Il nome stesso, Fabula, evoca la narrazione, un filo conduttore che lega le composizioni in un racconto aperto a suggestioni contemporanee, mentre il numero 22 simboleggia una soglia, un equilibrio tra istinto e consapevolezza.
Il repertorio, in gran parte inedito, esplora paesaggi interiori e mondi esterni, fondendo musica da camera, jazz e sperimentazione. I due musicisti, con formazione eterogenea tra classica, jazz e musica popolare, creano un dialogo intimo e ricco di sfumature, dove il timbro, il ritmo e l’improvvisazione si intrecciano in forme meno convenzionali. Fabula22 è un invito ad ascoltare la musica come un racconto. Un progetto che celebra l’incontro tra due strumenti e due anime creative, in un viaggio senza confini.
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Per chi cerca un jazz che sappia essere narrativo, grintoso e profondamente radicato nella realtà sociale, con un tocco di poesia urbana.
A Great Day In Newcastle: un ritratto sonoro e poetico della working class inglese
Con “A Great Day In Newcastle”, i Knats catturano l’essenza della vita operaia del Nord Est inglese, trasformando storie di fatica, speranza e resistenza in un affresco musicale che oscilla tra jazz, rock e spoken word. Al centro del progetto, la voce del poeta Cooper Robson, che con i suoi testi crudi e evocativi affronta temi come tossicodipendenza, criminalità e maschilità tossica, senza mai perdere la leggerezza e l’ottimismo tipico del Nord.
L’album, prodotto da Geordie Greep, si snoda attraverso nove tracce che sono racconti sonori: da “Wor Jackie”, un omaggio malinconico e groovy, a “Farewell Johnny Miner”, un addio commosso alla tradizione mineraria, fino a “7 Bridges to Burn”, dove il sassofono di George Johnson e le tastiere di Sandro Shargarodsky si intrecciano in un groove ipnotico. La band, arricchita da archi, fiati e chitarre, raggiunge nuovi livelli di intensità e complessità, fondendo improvvisazione jazzistica, rock viscerale e orchestrazione sofisticata.
“A Great Day In Newcastle” è un disco-manifesto, un inno alla resilienza e alla bellezza nascosta nelle pieghe della vita quotidiana. Un lavoro che celebra la musica come strumento di narrazione collettiva, capace di unire poesia, groove e denuncia sociale in un linguaggio universale. Un album che, ancora una volta, dimostra come il jazz possa essere specchio del proprio tempo.
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Per chi cerca un jazz orchestrale che sappia essere elegante, sofisticato e profondamente emotivo, con un tocco di storia e riscoperta.
John Taylor with Stan Sulzmann and Rundfunkorchester Hannover des NDR – Quintessence
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
06
Quintessence”: un gioiello ritrovato del jazz orchestrale europeo
“Quintessence” è un tesoro nascosto che torna alla luce dopo quasi quarant’anni: registrato nel 1987 a Hannover con la Rundfunkorchester des NDR, questo album cattura la magia compositiva del pianista John Taylor e la voce lirica del sassofonista Stan Sulzmann, in un dialogo tra jazz e orchestra che anticipava i tempi. Le sette tracce, tutte composte e arrangiate da Taylor, sono un viaggio tra densità armoniche, melodie scattanti e atmosfere sospese, dove brani come “Pure and Simple” e “The Longest Day” rivelano la sua capacità di fondere struttura classica e libertà improvvisativa.
L’album, frutto di una settimana di prove e registrazioni per una trasmissione radiofonica, non era mai stato pubblicato fino a oggi. La ricchezza orchestrale e la profondità emotiva di Taylor — già evidente nelle sue collaborazioni con Johnny Griffin, Azimuth e Kenny Wheeler — trovano qui una dimensione nuova, grazie anche alla direzione attenta di Dieter Glawischnig e alla presenza solistica di Sulzmann. “Quintessence” è un disco che stupisce per la sua modernità, un ponte tra generazioni e un omaggio alla bellezza del jazz come arte collettiva.
Un gioiello ritrovato, finalmente disponibile per celebrare la genialità di John Taylor e la vitalità del jazz orchestrale europeo. Un album che invita all’ascolto attento e ricorda come la grande musica non invecchi mai.
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Per chi cerca una musica che sappia essere sperimentale, spirituale e profondamente personale, tra flauti, beats e rap.
Of The Earth: un viaggio intimo tra flauti, ritmi e la voce di un artista in evoluzione
Con “Of The Earth”, Shabaka — noto per i suoi progetti con Sons of Kemet e The Comet Is Coming — firma un album profondamente personale, interamente scritto, prodotto, suonato e mixato da lui stesso. In uscita il 6 marzo 2026 per Shabaka Records, il disco unisce beats e loops creati in viaggio con melodie corali di flauto, raccontando una storia di progressione diasporica e contestualizzando il tutto con parole e rap (una novità assoluta per Shabaka, ispirata dal coraggio di André 3000).
L’album segna anche il ritorno al sassofono dopo una pausa di un anno e mezzo, con una nuova consapevolezza maturata grazie all’esplorazione dei flauti. Brani come “A Future Untold”, “Marwa The Mountain” e “Light The Way” sono paesaggi sonori che oscillano tra dance, texture intricate e spiritualità, con Shabaka che trova la sua voce in modi inaspettati.
“Of The Earth” è un disco che celebra la musica come arte dell’evoluzione, un inno alla libertà creativa e alla ricerca di nuove dimensioni sonore. Un lavoro che conferma Shabaka come uno dei musicisti più innovativi della scena contemporanea, capace di unire tradizione e avanguardia con sincerità e coraggio. Un album che invita all’ascolto immersivo e ricorda come la musica possa essere un viaggio senza confini.
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Per chi cerca una musica che sappia essere sperimentale, lirica e profondamente moderna, tra chitarra, jazz da camera e sound design.
Extra Stars: un universo sonoro tra jazz, ambient e la magia della collaborazione
Con “Extra Stars”, il chitarrista, compositore e polistrumentista Gregory Uhlmann presenta un nuovo capitolo del suo viaggio musicale, in uscita il 6 marzo 2026 per International Anthem. L’album, registrato dopo anni di collaborazioni con artisti come Perfume Genius, Tasha e Hand Habits, segna un momento cruciale nella sua carriera, dove jazz da camera, ambient, synth e chitarra si fondono in un paesaggio sonoro unico e avvolgente.
Tra i momenti più intensi, spiccano “Lucia” (con Alabaster DePlume al sassofono e voce), “Bristlecone” (con Anna Butterss al basso, Josh Johnson al sassofono e Sam Wilkes), e “Voice Exchange” (con Jeremiah Chiu ai synth e Tasha Viets-Vanlear in un campione vocale). Ogni traccia, da “Pocket Snail” a “Sugar Water”, è un tassello di un racconto che oscilla tra minimalismo e complessità, tra melodie sparse e texture ambientali.
“Extra Stars” è un disco che celebra la musica come arte del dialogo, un lavoro che conferma Uhlmann come una delle voci più originali della scena contemporanea, capace di unire generi e sensibilità con coraggio e profondità. Un album che invita all’ascolto immersivo e ricorda come la bellezza nasca dalla libertà creativa.
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Per chi cerca un jazz che respira tradizione e innovazione, dove la libertà espressiva si fonde con la maestria collettiva.
Walter Smith III – Twio, Vol. 2: la gioia pura del jazz in trio (e non solo)
Con Twio, Vol. 2, il sassofonista Walter Smith III torna sulla scena Blue Note per regalarci un nuovo capitolo del suo progetto Twio, un omaggio al jazz classico rivisitato con freschezza e inventiva. Al centro della scena, il trio essenziale formato da Smith, il contrabbassista Joe Sanders e il batterista Kendrick Scott, una formazione che sa trasformare ogni brano in un dialogo spontaneo e vibrante.
Ma la vera sorpresa sta negli ospiti: Ron Carter, leggenda del contrabbasso, arricchisce cinque tracce con la sua eleganza senza tempo, mentre Branford Marsalis si unisce in due brani, portando con sé tutta la sua profondità espressiva. Il risultato è un disco che oscilla tra intimità cameristica e slanci collettivi, dove standard come My Ideal e Light Blue diventano pretesti per esplorare nuove sfumature, mentre composizioni originali come Circus e Escapade rivelano la vitalità creativa del gruppo.
Twio, Vol. 2 non è solo un album: è un inno alla libertà, un invito a ridisegnare i confini del jazz senza mai perdere di vista la sua anima più autentica. Un lavoro che celebra la tradizione ma guarda al futuro, dimostrando che la musica, quando nasce dalla complicità e dal rispetto reciproco, sa sempre trovare strade inaspettate. Un ascolto che scalda il cuore e ricorda perché il jazz, ancora oggi, resta una delle forme d’arte più vive e necessarie.
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Per chi cerca musica come riflessione sull’esistenza e suoni che sfidano il tempo.
Andrew MacKelvie’s Many Worlds – Many Worlds
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
06
Many Worlds: un universo sonoro tra trauma e rinascita
Nel 2012, un incidente stradale cambiò per sempre la vita di Andrew MacKelvie: investito da un guidatore ubriaco, visse pochi secondi di dilatazione temporale che gli sembrarono ore. Quel momento, tra la consapevolezza della morte imminente e la miracolosa sopravvivenza, divenne il nucleo di “Many Worlds”. L’album non è solo una raccolta di brani, ma una mappa di realtà parallele, dove ogni scelta artistica riflette le infinite versioni di sé che MacKelvie immagina esistano. La musica, qui, diventa il linguaggio per esplorare il caso, il dolore cronico e la bellezza della resilienza.
Con una formazione che include sassofoni, trombone, arpa, chitarra e voci ospiti, il suono di “Many Worlds” è stratificato e visionario. Brani come Impact/Awake e Time Dilation (con la voce di Aquakultre) sono viaggi sonori che fondono free jazz, poesia e elettronica, mentre Testament e What Lies Just Beyond? intrecciano testi personali a improvvisazioni collettive. L’uso di strumenti come la melodica circuit-bent e l’arpa aggiunge una dimensione onirica, come se ogni nota aprisse una porta su un altro possibile mondo.
Ascoltare “Many Worlds” significa entrare in un dialogo tra fragilità e forza, tra il caso e la volontà. È un disco che parla di rinascita, non solo fisica ma anche creativa, e che ci ricorda come la musica possa essere sia rifugio che specchio. In un’epoca in cui tutto sembra accelerato, MacKelvie e il suo ensemble ci invitano a fermarci, ad ascoltare il peso di ogni istante e a immaginare cosa potrebbe esserci, appena oltre.
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Per chi cerca un jazz che unisce tradizione bebop, energia collettiva e la freschezza di una nuova generazione di musicisti, dove ogni brano racconta un viaggio di crescita, amicizia e passione.
Here We Go: un debutto tra standard, omaggi e la gioia di suonare insieme
Here We Go è il primo album del batterista Arvind Ramdas, un progetto che celebra sei anni di studio, collaborazione e amicizia con alcuni dei migliori musicisti jazz del Canada. Registrato con un quintetto di amici e compagni di viaggio — Spencer Drody alla tromba, Tamas Balai al sassofono contralto, Noah Franche-Nolan al pianoforte e David Caballero al contrabbasso — il disco è un tributo alla tradizione bebop e ai maestri che hanno ispirato Ramdas, ma anche un racconto personale di crescita e connessione.
Le sette tracce, tra cui standard rivisitati come Autumn In New York e Bird Lives, composizioni originali e arrangiamenti del gruppo, sono un viaggio tra swing, energia e intimità, dove ogni brano riflette il lavoro, il rispetto e la dedizione di una band che suona come una famiglia. Ramdas, con la sua batteria coinvolgente e sensibile, guida l’ascoltatore in un esperienza che unisce passato e presente, omaggiando i giganti del jazz e guardando al futuro con freschezza e entusiasmo.
Here We Go è un album che invita all’ascolto e alla condivisione, perfetto per chi cerca una musica che parla di amicizia, tradizione e la magia di suonare insieme. Un debutto che **dimostra come il jazz, quando nasce dalla passione e dalla complicità, possa essere sia personale che universale.
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Per chi cerca l’energia pura dell’afrobeat jazz, tra groove e improvvisazione dal vivo
Kokoroko – Live From Metropolis Studios
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
06
Live From Metropolis Studios: un istante di magia inciso sul vinile
I Kokoroko tornano con Live From Metropolis Studios, un EP che cattura l’energia grezza del loro afrobeat jazz in una sessione one-take, diretta su vinile. Dopo il successo di Tuff Times Never Last e il sold-out all’O2 Academy Brixton, il settetto londinese omaggia la tradizione dei dischi incisi in presa diretta, dove ogni nota è unica e irripetibile.
Il singolo Express Your Love—cover di un classico Brit-funk—rivela tutta la loro potenza evocativa, tra groove ipnotico e melodie avvolgenti. Accanto a Higher e Idea 5, l’EP offre un ritratto istantaneo di un gruppo che unisce R&B, West African disco e jazz in un suono vivo e pulsante. La versione in vinile per il Record Store Day includerà un quarto brano inedito, a sottolineare come la vera essenza dei Kokoroko sia catturare l’attimo.
In un’epoca di perfezione asettica, ricordano che la bellezza sta nell’imperfezione, nella vitalità del momento.
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Per chi cerca una fusione tra poesia sperimentale, voci polifoniche e suono come materia viva
Beatrice Arrigoni, Maddalena Ghezzi, Francesca Naibo – Monologo addosso
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
08
Monologo Addosso: Jazz Intimo e Sperimentale per Ascoltatori Esigenti
Per chi cerca:
- Jazz d’autore con un’anima sperimentale e poetica.
- Musica strumentale per momenti di riflessione, lavoro creativo o ascolto immersivo.
- Sonorità innovative che uniscono tradizione jazz, elettronica e improvvisazione.
- Atmosfere cinematografiche per registi, scrittori e amanti del sound design.
Cosa rende unico Monologo Addosso? Un progetto che sfida i confini del jazz contemporaneo, fondendo improvvisazione, elettronica e narrazione sonora. L’album si sviluppa come un monologo musicale, dove ogni traccia racconta una storia attraverso timbri inediti, ritmi spezzati e melodie avvolgenti.
Highlights:
- Testure sonore ricche: Uso creativo di effetti, loop e strumenti acustici per un’esperienza immersiva.
- Improvvisazione guidata: Brani che nascono sul momento, catturando l’energia del live in studio.
- Atmosfere evocative: Da momenti intimi e malinconici a esplosioni ritmiche, ideali per colonne sonore e ambientazioni artistiche.
Perché ascoltarlo?
- Originalità: Un jazz che non suona come gli altri, perfetto per chi cerca qualcosa di nuovo.
- Versatilità: Adatto a ascolto attento, lavoro creativo o come sottofondo per eventi culturali.
- Produzione curata: Suono caldo e dettagliato, ideale per audiofili e appassionati di vinile.
Mission Jazz In Family: Monologo Addosso incarna la nostra visione: musica come dialogo tra tradizione e innovazione, dove ogni nota è un invito a esplorare. Un album per chi crede che il jazz sia un linguaggio vivo, in continua evoluzione.
Domande frequenti:
- Dove acquistare? Disponibile in digitale, vinile e CD su Bandcamp e piattaforme streaming.
- Adatto a live? Sì! La struttura aperta dei brani lo rende perfetto per concerti e performance dal vivo.
- C’è spazio per l’improvvisazione? Assolutamente: ogni esecuzione può essere unica, ideale per musicisti e jam session.
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Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
Marzo 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 9 al 15 marzo
Per chi cerca un jazz che esplora il silenzio e la sospensione tra minimalismo e improvvisazione
EMEM: un trio che dialoga con il vuoto e la memoria
Con “EMEM”, il pianista Simone Graziano, insieme a Francesco Ponticelli (contrabbasso) e Marco Frattini (batteria e percussioni), dà vita a un progetto che nasce dal silenzio: un jazz essenziale, dove la semplicità strutturale diventa tela per una ricerca sonora profonda. Il nome stesso, EMEM, evoca le sillabe del silenzio—quei momenti di sospensione tra una frase e l’altra, dove il pensiero si raccoglie e la musica prende forma.
L’album, registrato tra gennaio e maggio 2025 allo Cicaleto Recording Studio di Arezzo, si muove tra forme canzonatorie e pattern ritmici minimalisti, bilanciando scrittura e improvvisazione con una sensibilità emotiva rara. Ogni brano—da “Lunaria” a “Ardesia”, passando per “Oxblood” e “Nachtblau”—è un viaggio intimo, dove il piano preparato, il contrabbasso e la batteria dialogano con echi classici e sperimentazione contemporanea.
EMEM non è solo musica: è un invito all’ascolto profondo, un’esplorazione di quegli istanti in cui il suono si fa pensiero, e il silenzio diventa parte della narrazione. Un disco che avvolge l’ascoltatore in un’atmosfera dove ogni nota sembra emergere da un luogo segreto, tra memoria e immaginazione. In un’epoca di sovrabbondanza sonora, EMEM ci ricorda che, a volte, la vera forza sta in ciò che non viene detto.
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Per chi cerca una musica che sappia essere poetica, meditativa e profondamente ispirata alla filosofia orientale, ma radicata nel jazz contemporaneo.
Waypeople: un viaggio sonoro tra Tao, jazz e guzheng
Con “Waypeople”, il sassofonista e compositore Jake Baxendale trasforma la filosofia del Tao Te Ching in un paesaggio musicale che unisce jazz, musica classica cinese e improvvisazione. L’album, in uscita il 13 marzo 2026, è ispirato alla versione di Ursula K. Le Guin e nasce da una commissione per il Wellington Jazz Festival, dove Baxendale ha messo in musica i versi taoisti per un ensemble che include la voce di Chelsea Prastiti e il guzheng di Jia Ling (Jessie), oltre a un quartetto jazz di primo livello.
Il disco si apre con “Taoing”, un preludio che invita alla riflessione, per poi snodarsi tra brani come “Mindful of Little Things” — dove le parole di Le Guin si fondono con melodie sinuose e testure meditative — e “Being Different”, un dialogo tra sassofono e guzheng che celebra la diversità. “Celebrating Mystery” e “Against War” sono suite in due movimenti che esplorano contrasti tra luce e ombra, mentre “Children of the Way” chiude il cerchio con un inno alla semplicità e all’armonia.
“Waypeople” è un disco che respira filosofia, un inno alla connessione tra suono, natura e pensiero. Un lavoro che sorprende per la sua profondità e la sua capacità di trasformare la poesia in musica, confermando Baxendale come uno dei compositori più originali della scena neozelandese. Un album che invita all’ascolto consapevole e celebra la bellezza delle piccole cose.
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Per chi cerca un jazz che sappia essere caldo, swingante e ricco di personalità, tra tradizione e modernità.
Brass: un omaggio alla tromba, al groove e alla gioia della musica
Con “Brass”, la trombettista e cantante Bria Skonberg celebra la potenza espressiva della tromba e la gioia del jazz dal vivo, in un album che unisce classici rivisitati e composizioni originali. Registrato ai Samurai Hotel Recording Studios di New York, il disco — in uscita il 13 marzo 2026 — vede Skonberg affiancata da un quartetto affiatato: Luther Allison al piano e organo, Eric Wheeler al contrabbasso, Darrian Douglas alla batteria, e l’ospite Kellin Hanas in “Brotherhood of Man”.
L’album si apre con “Markham Sunrise”, un brano originale che mette in luce la voce calda e flessibile di Bria, per poi snodarsi tra rivisitazioni di standard come “Between the Devil and the Deep Blue Sea” e “Comin’ Home Baby/You’d Be So Nice to Come Home To”, e omaggi a Jelly Roll Morton in “New Orleans Bump”. “El Choclo” e “Dolly Jones” aggiungono sfumature latine e blues, mentre “Of Liberty” e “So It Goes” sono momenti di riflessione lirica.
“Brass” è un disco che respira energia e passione, un inno alla condivisione musicale e alla bellezza del jazz come arte collettiva. Un lavoro che conferma Bria Skonberg come una delle voci più carismatiche della scena contemporanea, capace di unire tradizione e freschezza con grinta e sensibilità. Un album che invita a ballare, sognare e lasciarsi trasportare.
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Per chi cerca un jazz che sappia essere sperimentale, cameristico e profondamente innovativo, tra sassofono, vibrafono e sound design.
BaRcoDe: un viaggio elettroacustico tra sassofono, mallets e architetture sonore
Con “BaRcoDe”, il sassofonista e compositore Ben Wendel presenta un progetto audace che unisce sassofono e mallets (vibrafono, marimba, percussioni) in un viaggio elettroacustico tra chamber music, jazz moderno e sperimentazione elettronica. L’album, in uscita per Edition Records, nasce dalle residenze artistiche di Wendel a The Jazz Gallery e vede la partecipazione di quattro vibrafonisti e percussionisti d’eccezione: Joel Ross, Simon Moullier, Patricia Brennan e Juan Diego Villalobos.
Ogni traccia, da “Clouds” a “Lonely One”, esplora testure complesse e sound design immersivo, con Wendel che sfuma i confini tra composizione e improvvisazione. Ross porta una sensibilità armonica espressiva, Moullier la precisione microtonale, Brennan le texture processate, e Villalobos l’intensità ritmica folklorica. Il risultato è un disco che celebra il suono come architettura, elastico, collaborativo e audacemente futuristico.
“BaRcoDe” è un lavoro visionario, che conferma Wendel come uno dei compositori più innovativi della scena contemporanea, capace di unire tradizione e avanguardia con coraggio e profondità. Un album che invita all’ascolto immersivo e ricorda come la musica possa essere un ponte tra mondi sonori.
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Per chi cerca un jazz intimo e dialogico, dove il pianoforte di una leggenda canadese incontra i sassofoni dei più grandi improvvisatori contemporanei.
Patternmaster: un capolavoro di fiducia e sperimentazione
Con Patternmaster, il sassofonista Mark Turner porta il suo quartetto a un nuovo apice creativo, confermando perché la sua musica sia considerata tra le più raffinate e ispirate del jazz contemporaneo. Registrato nel 2024 in Provenza e prodotto da Manfred Eicher per ECM, l’album è un viaggio tra composizione e improvvisazione, dove ogni nota nasce da anni di intesa musicale e fiducia reciproca. Al suo fianco, Jason Palmer alla tromba, Joe Martin al contrabbasso e Jonathan Pinson alla batteria, musicisti con cui Turner condivide una chimica unica, capace di fondere ardore bebop e sperimentazione futurista.
L’album si apre con il brano eponimo, un omaggio velato a Wayne Shorter e alla sua passione per la fantascienza, e prosegue con pezzi come Trece Ocho e Supersister, dove temi avvolgenti e armonie complesse si intrecciano a ritmi incalzanti, creando un dialogo sonoro che sembra sfidare il tempo. Turner descrive questa alchimia come una forma di “psico-spiritualità”, una connessione intuitiva che va oltre la tecnica, trasformando ogni performance in un atto creativo collettivo.
Patternmaster è un lavoro che celebra la musica come linguaggio universale, dove la tradizione diventa trampolino per il futuro. Un disco che invita all’ascolto profondo, ricordandoci che la vera magia del jazz risiede nella capacità di osare, fidandosi ciecamente dei propri compagni di viaggio.
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Per chi cerca un viaggio sonoro tra Mediterraneo, improvvisazione e poesia
Biondini – Godard – Niggli – Fables of Time
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
13
Fables of Time, un trio senza confini
Quando Luciano Biondini (fisarmonica), Michel Godard (tuba, serpentone, basso elettrico) e Lucas Niggli (batteria, percussioni) si incontrano, la musica diventa racconto. “Fables of Time”, il loro terzo album per Intakt Records, è un viaggio sonoro che attraversa il Mediterraneo, fondendo composizione e improvvisazione in un linguaggio unico. Registrato tra le colline di Arezzo, il disco unisce originali, variazioni su Monteverdi e un omaggio a Radiohead, creando un dialogo tra epoche e stili che sorprende ad ogni ascolto.
Il trio, attivo da oltre tredici anni, si conferma un laboratorio di suoni: dalla dolcezza di una melodia rinascimentale all’energia esplosiva del free jazz, passando per ritmi funky e danze immaginarie. Ogni brano è una favola sonora, dove la poesia si sposa con la potenza ritmica, e la profondità del pensiero non soffoca mai la gioia del gioco musicale.
In un’epoca di generi rigidi, Biondini, Godard e Niggli ricordano che la vera musica non ha confini. “Fables of Time” è un inno alla curiosità, un invito a lasciarsi sorprendere da ciò che dietro ogni angolo—o nota—si nasconde.
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Per chi cerca un jazz che unisce tradizione e avanguardia, dove l’improvvisazione diventa arte pura
Duos: il pianoforte di una vita tra swing, eleganza e incontri stellari
Duos è il nuovo album del pianista canadese Bernie Senensky, una figura centrale del jazz canadese da oltre cinquant’anni. Il disco, registrato in formazione ridotta, vede Senensky dialogare con alcuni dei più grandi sassofonisti della scena contemporanea, tra cui Eric Alexander, Vincent Herring, Pat Labarbera, PJ Perry e Kirk MacDonald.
Le dieci tracce, tra cui Lolito, I Hear A Rhapsody, My One & Only Love e Silver Trane, sono un viaggio tra standard e composizioni originali, dove ogni brano è un incontro di sensibilità e stili, un gioco di ascolto e improvvisazione che celebra la profondità del jazz come arte del dialogo. Senensky, con la sua tecnica raffinata e il suo swing inconfondibile, guida ogni duetto con eleganza e chiarezza emotiva, lasciando spazio ai suoi ospiti per esprimere la propria voce unica.
Duos è un album che invita all’ascolto attento, perfetto per chi cerca una musica che parla di tradizione, maestria e la bellezza dell’incontro musicale. Un lavoro che celebra il jazz come linguaggio universale, dove ogni nota è un ponte tra generazioni e storie.
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Per chi cerca un jazz avventuroso, intimo e carico di spiritualità.
Willy Rodriguez – In The Unknown (I Will Find You)
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
13
In The Unknown (I Will Find You): un viaggio tra memoria e improvvisazione
Willy Rodriguez, batterista e compositore tra i più versatili della scena contemporanea, torna con In The Unknown (I Will Find You), un album che esplora i confini tra perdita, memoria e connessione spirituale. Registrato al leggendario Rudy Van Gelder Studio, il disco vede Rodriguez alla guida di un trio audace e senza contrabbasso, affiancato dal sassofonista Ingrid Laubrock e dal pianista Leo Genovese, con la partecipazione speciale di Allan Harris nella spoken word.
Il suono di Rodriguez è libero e visionario, capace di muoversi tra generi con la stessa naturalezza con cui un astronauta esplora lo spazio. Brani come “A Room Full of Confusion” e “The Perplexity of Eternity” sono paesaggi sonori dove il sax di Laubrock e il pianoforte di Genovese si intrecciano in un dialogo intenso e imprevedibile, mentre “Follow The Light” chiude il cerchio con una luce di speranza.
In The Unknown (I Will Find You) non è solo un album: è un invito a perdersi per ritrovarsi, un viaggio dove la musica diventa ponte tra l’ignoto e il cuore. Un disco che parla all’anima, ricordandoci che, anche nel buio, c’è sempre una luce da seguire.
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Per chi cerca un jazz che unisce tradizioni globali e groove coinvolgente
Walking Distance: un viaggio musicale senza confini
Walking Distance è il nuovo album del trombettista ghanese Peter Somuah, un lavoro che trascende i confini geografici e culturali, fondendo post-bop, Highlife ghanese, ritmi latini, funk e suggestioni arabe. Con la sua banda multietnica, Somuah crea una musica vibrante e inclusiva, capace di raccontare storie universali: il cammino, l’incontro, la condivisione.
Ogni brano è una tappa di un viaggio: da Crossroad a Voyage, la tromba di Somuah illumina percorsi sonori ricchi di colore, mentre il gruppo tesse groove avvolgenti e melodie che parlano di vicinanza. Walking Distance non è solo un album, ma un inno alla musica come linguaggio universale, capace di unire persone e culture in un abbraccio ritmico e appassionato. Un disco che invita ad ascoltare con il cuore aperto.
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Per chi cerca un jazz che unisce l’energia dell’improvvisazione alla profondità della composizione
Stefano Onorati e Walter Paoli – The Box
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
13
The Box: il tesoro ritrovato di Stefano Onorati e Walter Paoli
The Box è un album che arriva come un dono inatteso dal passato: registrato nel 2011 e rimasto inedito per quindici anni, questo lavoro a due voci rivela tutta la magia di un sodalizio artistico straordinario. Stefano Onorati, tastierista e compositore livornese, e Walter Paoli, batterista di raffinata sensibilità, danno vita a nove brani che sono autentici gioielli di inventiva, gusto e poesia. Ogni traccia scaturisce da un’intesa profonda, dove l’intensità espressiva non conosce cedimenti.
Dai ritmi ipnotici di Desert Flower alla visionarietà di Odissey Beyond Mars, passando per l’omaggio felliniano di Fellini, la musica di Onorati e Paoli si muove tra echi zawinuliani e suggestioni classiche, senza mai cadere nell’imitazione. L’uso sapiente dell’elettronica live arricchisce la tavolozza sonora, creando un dialogo in cui piano e batteria si fondono in un unico respiro.
The Box non è solo un album, ma una testimonianza di come la musica, quando nasce da un’ascolto reciproco e da una ricerca senza compromessi, possa superare il tempo. In un’epoca di suoni effimeri, questo lavoro ci ricorda che l’arte vera è quella che sa parlare direttamente all’anima, senza bisogno di mediazioni.
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Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
Marzo 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 16 al 22 marzo
Per chi cerca una musica che esplora abissi sonori e forme collettive
Siphonoforo: un organismo musicale in continuo mutamento
iphonoforo, il nuovo progetto di Marco Pasinetti, prende il nome da un antico invertebrato marino: non una singola creatura, ma un’unione di organismi interdipendenti che, impossibilitati a sopravvivere da soli negli abissi, si fondono in una struttura vivente, sempre diversa e irripetibile. Questa metafora biologica diventa musica: un ensemble che esplora territori aperti e abissi sonori, con confini malleabili e ruoli in costante ridefinizione.
Il disco, in uscita il 20 marzo 2026 per Flying Robert Music, è frutto di una formazione eterogenea: chitarra, tromba, flicorno, trombone, batteria e percussioni si intrecciano in un dialogo dove ogni strumento contribuisce a creare un’entità collettiva, senza gerarchie. I brani, come Magma alpino, Probability Cloud o Requiem For E., sono paesaggi sonori che si trasformano, ora densi e stratificati, ora sospesi e rarefatti, sempre guidati da una ricerca timbrica e armonica che sfida le convenzioni.
Registrato al Circolo Isabelle Il Capriolo di Ranica (BG) e mixato da Mauro Galbiati, Siphonoforo è un viaggio nell’imprevisto, dove l’improvvisazione e la composizione si fondono in un flusso organico. Un disco per chi cerca una musica che respira, si evolve e sorprende, proprio come un organismo vivente.
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Per chi cerca un jazz che unisce rigore classico e libertà improvvisativa, in un viaggio tra memoria e trasformazione.
Roundabout – Giulio Scaramella: Dove la musica diventa cerchio
Roundabout, il nuovo album del pianista Giulio Scaramella, è un dialogo tra formazione classica e linguaggio jazzistico, dove composizione e improvvisazione si intrecciano in un percorso circolare. Ogni brano è una microstoria che si trasforma, tenuta insieme da un’idea di ritorno che non è mai ripetizione, ma scoperta.
Cosa rende unico questo disco?
- Un equilibrio tra scrittura e libertà: Scaramella lascia spazio ai suoi compagni di viaggio—Jure Pukl (sax), Alessio Zoratto (contrabbasso), Luca Colussi (batteria)—per reinterpretare le sue composizioni, creando un suono che è intimo e universale.
- Tre omaggi che illuminano il percorso: Deep River (spiritual afroamericano), The Mozdok’s Train (Anouar Brahem), e Meine Lieder (Brahms) collegano passato e presente, mostrando come la radice classica conviva naturalmente con l’improvvisazione.
- Una struttura circolare: Il disco alterna piano solo, duo, trio e quartetto, cambiando continuamente prospettiva, come un cerchio che si avvolge e si trasforma.
I brani chiave
- Può Succedere: una tensione ritmica che sposta costantemente l’asse melodico.
- Fotografia: un tema lirico che si apre a un lavoro coloristico della sezione ritmica.
- Roundabout: uno studio per pianoforte solo su un ostinato irregolare, che cresce e si spegne in un gesto sospeso.
Roundabout è un invito ad ascoltare come le idee musicali, se lasciate libere, possano trovare un suono comune. Un disco per chi crede che la musica sia un linguaggio che unisce, non un genere che divide.
Disponibile dal 18 marzo 2026 su tutte le piattaforme digitali.
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Per chi cerca un classico del jazz rivisitato con voce e anima contemporanea.
Harold Mabern – Afro Blue (10th Anniversary Edition)
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
20
Harold Mabern – “Afro Blue” (10th Anniversary Edition): un capolavoro tra tradizione e innovazione
Quando Harold Mabern, leggenda del pianoforte jazz, si mise alla tastiera nel 2014 per registrare “Afro Blue”, non poteva immaginare che quel disco sarebbe diventato un ponte tra generazioni. Oggi, a dieci anni di distanza, questa edizione anniversario ci restituisce tutta la magia di quelle sessioni, arricchita da collaborazioni stellari e da un suono che, grazie al remastering in 24-bit/96kHz, brilla come mai prima.
Un cast di eccezione
Mabern, con il suo tocco potente e lirico, guida un ensemble di assoluto livello: Gregory Porter, Norah Jones, Kurt Elling, Jane Monheit e Alexis Cole prestano le loro voci a brani che spaziano dal blues più intimo allo swing più travolgente. Ogni featuring è un dialogo: Porter, con la sua voce calda e avvolgente, trasforma “Afro Blue” in un inno alla resilienza; Norah Jones porta una delicatezza malinconica in “Fools Rush In”, mentre Elling e Monheit infiammano “Billie’s Bounce” e “You Needed Me” con la loro tecnica cristallina.
Un omaggio alla storia del jazz
L’album non è solo una raccolta di standard, ma un viaggio nella memoria collettiva del jazz: da “The Chief” (dedicata a John Coltrane) a “Bobby, Benny, Jymie, Lee, Bu” (un tributo ai giganti del passato), Mabern dimostra ancora una volta perché è considerato l’anello di congiunzione tra l’hard bop e il jazz moderno. La sezione ritmica—con John Webber al contrabbasso e Joe Farnsworth alla batteria—è una macchina perfetta, mentre i fiati di Eric Alexander e Steve Turre aggiungono colore e profondità.
Perché questa edizione è imperdibile
Remasterizzato e ampliato, “Afro Blue (10th Anniversary Edition)” offre sei tracce inedite e una qualità audio che esalta ogni sfumatura. È un disco che parla al cuore, che ricorda come la musica sia memoria, condivisione e rinascita. In un’epoca di playlists effimere, questo album ci invita a fermarci, ascoltare e ricordare: il jazz non è solo suono, è storia viva.
Ascoltalo per riscoprire perché il jazz, quando è vero, non invecchia mai.
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Per chi cerca un jazz contemporaneo che sappia essere intimo, evocativo e profondamente personale.
Ella Grace – “Figments”: un debutto che racconta sogni, crescita e catarsi
Con “Figments”, la trombettista Ella Grace si presenta al mondo non solo come leader, ma come narratrice di emozioni. Questo album d’esordio, registrato a Chicago con alcuni dei più promettenti talenti della scena locale, è un viaggio sonoro attraverso sette composizioni originali, ognuna delle quali esplora i frammenti dell’immaginazione come catalizzatori di espressione creativa. È un disco che parla di coming of age, di trasformazione, di quegli istanti effimeri che segnano la nostra crescita e ci definiscono.
Un ensemble di voci e colori
Grace, alla tromba e al flicorno, guida un sestetto affiatato: la voce eterea di Julia Danielle, i sassofoni di Garrett Munz, il pianismo sensibile di Aval Stanley, il contrabbasso di Marion Mallard e la batteria di Jayden Richardson si intrecciano in un dialogo coeso e suggestivo. Brani come “Cherry Blossoms in the Rain // Sailing Through a Cloud” e “Dandelion” sono poesie strumentali, dove le melodie si sviluppano con una naturalezza che ricorda i grandi maestri del jazz contemporaneo, pur mantenendo una voce del tutto originale.
Un album che nasce dalla comunità
“Figments” non è solo il frutto del talento di Ella Grace, ma anche di un contesto creativo vibrante: registrato ai Rax Trax Recording di Chicago, il disco è stato reso possibile grazie al sostegno del Chicago Music Scene Fellowship. La cura nei dettagli—dalla produzione audio di Andy Shoemaker al design grafico di Emily Groenenboom—riflette l’attenzione e la passione che hanno accompagnato ogni fase del progetto.
Perché “Figments” merita di essere ascoltato
In un’epoca in cui la musica spesso si consuma in fretta, “Figments” chiede tempo e ascolto attento. È un album che respira, che si svela poco a poco, tra ballad malinconiche e momenti di energia travolgente. Ella Grace ci ricorda che il jazz, quando è autentico, non è solo tecnica o improvvisazione: è racconto, condivisione, catarsi.
Ascoltalo come si sfoglia un diario: con curiosità, rispetto e la consapevolezza che ogni nota è una pagina di vita.
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Per chi cerca un jazz vocale che sappia essere omaggio, reinvenzione e pura emozione.
April Varner – “Ella”: un tributo vibrante alla First Lady of Song
Con “Ella”, la cantante April Varner rende omaggio a Ella Fitzgerald, non attraverso l’imitazione, ma con un approccio creativo e personale che ne cattura lo spirito. Il disco, in uscita il 20 marzo 2026, è un viaggio tra standard immortali come “A-Tisket, A-Tasket”, “I’ve Got You Under My Skin” e “Fly Me To The Moon”, rivisitati con arrangiamenti originali e una sensibilità moderna. Ad affiancare April, un ensemble di eccezione: Emmet Cohen e William Hill III al piano, Yasushi Nakamura al contrabbasso, Ulysses Owens Jr. alla batteria, e una sezione fiati che include Brian Lynch alla tromba.
Il progetto nasce dalla vittoria di April all’International Ella Fitzgerald Jazz Vocal Competition nel 2023, esperienza che ha approfondito il suo legame con la grande cantante. Qui, Varner non copia, ma reinterpreta: ogni brano è un dialogo tra passato e presente, dove la voce calda e flessibile di April si intreccia con improvvisazioni audaci e armonie inedite. L’album, prodotto da Ulysses Owens Jr. e registrato al Sear Sound di New York, è un tributo che va oltre la nostalgia, dimostrando come la musica di Ella Fitzgerald possa essere ancora oggi viva, attuale e rivoluzionaria.
“Ella” è un disco che celebra la tradizione senza mai smettere di sorprendere, un inno alla libertà creativa e alla bellezza senza tempo del jazz vocale. Un lavoro che conferma April Varner come una delle voci più interessanti della nuova generazione.
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Per chi cerca una voce che sappia essere intima, potente e profondamente narrativa.
Aubrey Johnson – “The Lively Air”: un viaggio vocale tra emozione e composizione
Con “The Lively Air”, la cantante e compositrice Aubrey Johnson torna alla scrittura dopo anni dedicati all’interpretazione di grandi autori come Lyle Mays e Billy Childs. Questo secondo album segna un ritorno alle origini creative, un lavoro maturo e ricco di sfumature, dove la sua voce—calda, flessibile e espressiva—è il filo conduttore di un viaggio emotivo e drammatico.
Un ensemble di talenti in perfetta sintonia
Johnson guida un sestetto di eccezione: Tomoko Omura al violino, Alex LoRe ai fiati, Chris McCarthy al pianoforte, Matt Aronoff al contrabbasso e Jay Sawyer alla batteria. Ogni brano è un affresco sonoro, dove armonie lussureggianti, melodie estese e testure in movimento si intrecciano attorno alla sua voce. Le composizioni originali—come “Hope” e “The Words I Cannot Say”—dialogano con arrangiamenti di Joni Mitchell, Kurt Elling e dello zio Lyle Mays, creando un ponte tra passato e presente.
Un album nato da mentorship e residenze artistiche
Grazie a una mentorship con Billy Childs (supportata da Chamber Music America) e a una residenza al MacDowell, Johnson ha affinato il suo approccio alla scrittura di pezzi long-form, capaci di trasportare l’ascoltatore in mondi emotivi complessi. Brani come “The Waking” (testo di Theodore Roethke) o “For Luna” sono poesie musicali, dove la voce si fonde con gli archi e i fiati in un abbraccio sonoro.
Una produzione curata nei minimi dettagli
Registrato ai Sear Sound di New York, con la produzione di Steve Rodby (ex Pat Metheny Group) e il mix di Rich Breen, “The Lively Air” è un lavoro raffinato e viscerale. Ogni dettaglio—dalla scelta degli arrangiamenti alla qualità del suono—riflette l’attenzione maniacale di Johnson per la narrativa musicale. Il brano “Chorinho”, omaggio allo zio Lyle Mays, e “Quem é Você (Close To Home)” (in collaborazione con Luiz Avellar) sono esempi perfetti di come la tradizione possa rinascere in chiave moderna.
Perché “The Lively Air” è un ascolto indispensabile
In un panorama musicale spesso dominato dalla superficialità, Johnson chiede ascolto profondo. Questo non è un album da sentire distrattamente: è un invito a lasciarsi guidare dalla voce, dalle storie, dalle emozioni. “The Lively Air” ci ricorda che la vera musica non è solo tecnica o stile, ma racconto, condivisione, catarsi.
Ascoltalo come si legge un romanzo: con attenzione, empatia e la consapevolezza che ogni nota è una pagina di vita.
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Per chi cerca un jazz che sappia essere sperimentale, emotivo e ricco di sfumature elettroniche e acustiche.
ELEPHANT: un viaggio tra tromba, elettronica e poesia sonora
Con “ELEPHANT”, il trombettista e compositore Adam O’Farrill conferma la sua capacità di fondere tradizione e innovazione, creando un paesaggio sonoro che oscilla tra jazz acustico, elettronica e improvvisazione. L’album, in uscita il 20 marzo 2026, è un viaggio intimo e audace, registrato con un quartetto di eccezione: Yvonne Rogers al piano e sintetizzatore, Walter Stinson al contrabbasso e Russell Holzman alla batteria.
Il disco si apre con “Curves and Convolutions”, un brano che esplora le possibilità timbriche della tromba e dell’elettronica, per poi snodarsi attraverso composizioni originali come “Eleanor’s Dance” e “Herkimer Diamond”, dove melodie sinuose si intrecciano con ritmi ipnotici e testure elettroniche. La cover di “Bibo No Aozora” di Ryuichi Sakamoto aggiunge una dimensione malinconica e riflessiva, mentre “The Return” e “Thank You Song” chiudono il cerchio con energie contrastanti, tra groove travolgente e lirismo sospeso.
“ELEPHANT” è un disco che sorprende, un inno alla libertà creativa e alla ricerca sonora. Un lavoro che celebra la musica come linguaggio universale, capace di unire emozione, sperimentazione e bellezza. Un album che conferma O’Farrill come una delle voci più originali del jazz contemporaneo.
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Per chi cerca un jazz che sappia essere nordico, fluido e profondamente radicato nella tradizione, ma aperto all’esplorazione collettiva.
Shapeshifter: un viaggio tra composizione, improvvisazione e l’anima del jazz scandinavo
Con “Shapeshifter”, il contrabbassista e compositore svedese Jon Henriksson conferma la sua voce matura e flessibile nel panorama del jazz contemporaneo scandinavo. Dopo il successo del debutto “Harmonia” (2023), questo nuovo album — in uscita il 20 marzo 2026 per April Records — si concentra sull’interplay collettivo, su forme in movimento e su una forte identità compositiva, che lascia spazio all’intuizione e alla risposta spontanea dei musicisti.
Il disco si sviluppa attorno a un quartetto di base (sassofono tenore, piano, contrabbasso, batteria), arricchito da chitarra in tre brani e trombone in due, creando un paesaggio sonoro vario e dinamico. Tra i momenti più intensi, spicca “Toninho”, un omaggio al chitarrista brasiliano Toninho Horta, dove la chitarra acustica e voci senza parole aggiungono una dimensione lirica e mediterranea. L’album oscilla tra momenti energici e riflessivi, con ogni brano che evolve organicamente, guidato dall’ascolto reciproco e dalla chimica consolidata tra i musicisti: il pianista Rasmus Sørensen, il batterista Jonas Bäckman e il sassofonista Karl-Martin Almqvist, oltre agli ospiti Pelle von Bülow (chitarra) e Rasmus Holm (trombone).
“Shapeshifter” è un disco che celebra la musica come dialogo, un inno alla flessibilità e alla bellezza dell’imprevisto. Un lavoro che conferma Henriksson come uno dei compositori e bandleader più interessanti della scena jazz scandinava, capace di unire tradizione e modernità con eleganza e profondità. Un album che invita all’ascolto attento e ricorda come il jazz sia, prima di tutto, un’arte collettiva
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Per chi cerca un jazz che sappia essere brasiliano, swingante e ricco di colori tra vibrafono, armonica e samba.
Samba Tonto: un ritorno alle radici brasiliane tra vibrafono, armonica e groove
Con “Samba Tonto”, il vibrafonista e armonicista Hendrik Meurkens torna alle sue radici brasiliane, dopo anni dedicati al jazz bop. L’album, in uscita il 20 marzo 2026, è un viaggio tra samba, choro e jazz, registrato con un ensemble di eccezione: Misha Tsiganov al piano, Eduardo Belo al contrabbasso, Portinho alla batteria e percussioni, oltre agli ospiti Justus Heher al trombone e Laura Dreyer al flauto.
Il disco si apre con “Know It All (Quem Diz Que Sabe)”, un samba malizioso che mette in luce l’armonica di Meurkens, per poi snodarsi tra rivisitazioni di classici come “The Summer Knows” e “My Romance”, e composizioni originali come la title track e “Chorinho for Nico”. “Herb’s Samba” e “Surf Board” sono omaggi al groove brasiliano, mentre “A Lullaby for Benny” e “Chelsea Nocturne” aggiungono sfumature liriche e notturne.
“Samba Tonto” è un disco che celebra la gioia della musica brasiliana, un inno al dialogo tra culture e alla bellezza del ritmo. Un lavoro che conferma Meurkens come uno dei più originali interpreti del vibrafono e dell’armonica, capace di unire tradizione e freschezza con eleganza e swing. Un album che invita a ballare, sognare e lasciarsi trasportare.
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Per chi cerca una musica che sappia essere un ponte tra etio-jazz, funk psichedelico e R&B, tra tradizione e innovazione.
TEMESGEN: un viaggio tra etio-jazz, funk e la gratitudine di una nuova generazione
Con “TEMESGEN”, il duo londinese ZENA — formato dal produttore, tastierista e sintetizzatore Yohan Kebede e dal bassista/produttore Menelik — presenta il suo debutto EP, in uscita il 20 marzo 2026 per Brownswood Recordings. Il titolo, che in amarico significa “Grazie a Dio”, riflette la gratitudine dei due artisti dopo aver visto la reazione del pubblico ai loro primi live: un sentimento di connessione che ha ispirato l’intero progetto.
L’EP, composto da sei tracce, è un viaggio sonoro che bilancia sperimentazione e comfort, tradizione etiope e modernità. Brani come “MY LOVE YOUR LOVE” (il primo singolo) e “KAZANCHIS” fondono psychedelic funk, dub, R&B e jazz fusion, creando un paesaggio musicale che ridefinisce l’etio-jazz per una nuova generazione. La collaborazione con Meron T in “IT’S YOU (ANTE NEH)” aggiunge una dimensione vocale che arricchisce ulteriormente l’esperienza.
“TEMESGEN” è un disco che celebra la musica come arte dell’incontro, un inno alla gratitudine e alla scoperta. Un lavoro che conferma ZENA come una delle voci più originali della scena londinese, capaci di unire radici e futuro con coraggio e profondità. Un EP che invita all’ascolto immersivo e ricorda come la musica possa essere un ponte tra culture e generazioni.
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Per chi cerca un jazz brasiliano che respira tradizione e innovazione, dove il groove del samba si fonde con la potenza del brass e la magia di due batterie.
Neves & Silva – Ladeiras De Santa Teresa
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
20
Ladeiras De Santa Teresa: un viaggio tra samba, brass e la magia di Rio
Ladeiras De Santa Teresa segna la prima collaborazione tra Antonio Neves (trombonista e batterista, già protagonista della scena jazz brasiliana con album come A Pegada Agora É Essa) e Thiaguinho Silva (figlio del leggendario percussionista Robertinho Silva, icona di dischi storici come Arthur Verocai e Clube Da Esquina). Questo progetto, centrato su due batterie, è un omaggio vibrante alle radici del samba e alla potenza dei fiati, un disco che celebra il groove senza compromessi.
La tracklist, composta da sei brani, si snoda tra ritmi ipnotici (Das Neves, Morro Dos Prazeres), melodie avvolgenti (Romênia, Fendas Vocais) e atmosfere evocative (Viagem De Trem, Misericórdia). Ogni traccia è un tributo alla tradizione carioca, rivisitata con freschezza e audacia, dove la complicità tra i due percussionisti e la ricchezza degli arrangiamenti creano un paesaggio sonoro unico.
Ladeiras De Santa Teresa è un album che trasporta l’ascoltatore nelle strade di Rio, tra colori, ritmi e storie, dimostrando che il jazz brasiliano, quando nasce dalla passione e dalla condivisione, sa sempre sorprendere e emozionare. Un lavoro che onora il passato guardando al futuro, perfetto per chi cerca autenticità, energia e magia.
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Per chi cerca un pianismo che unisce vulnerabilità, introspezione e libertà creativa
Solo (I): un manifesto di intimità e sperimentazione al pianoforte
Solo (I) è il primo album solista della pianista e compositrice Eva Novoa, un lavoro che segna una tappa fondamentale nella sua evoluzione artistica. Registrato ai legendari Sear Sound Studios di New York, il disco cattura Novoa da sola al pianoforte, in un viaggio di vulnerabilità, introspezione e libertà creativa che definisce il formato solista.
Dopo anni trascorsi a suonare in trio e altre formazioni, Novoa si volta verso l’interno, affrontando la sfida del piano solo con coraggio e preparazione. Il risultato è un album che espande i confini tradizionali del pianoforte, mescolando piano acustico, Fender Rhodes, voce, fischietti, gong cinesi e percussioni, in un dialogo sonoro che sorprende e commuove.
Tra i brani spiccano Left Behind, Stilte Cabine e Time Will Tell, ognuno dei quali racconta una storia personale, ma anche universale. Solo (I) è un album che invita all’ascolto profondo, perfetto per chi cerca una musica che parla all’anima, con sensibilità, audacia e una voce unica. Un lavoro che celebra la solitudine come atto di creazione e che apre la strada a una nuova serie di registrazioni soliste. Un ascolto che avvolge, emoziona e lascia il segno.
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Per chi cerca un viaggio sonoro tra tradizione brasiliana e innovazione contemporanea, dove la voce si intreccia con archi, fiati e ritmi avvolgenti.
Francesca Confortini e Ryan Mackenzie – Mosaico
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
20
Mosaico: un affresco musicale tra Brasile e oltre
Francesca Confortini e Ryan Mackenzie, con “Mosaico” (Tessera Records, 20 marzo 2026), ci regalano un album che è molto più di una semplice raccolta di brani brasiliani: è un dialogo tra culture, un ponte gettato tra la ricchezza ritmica e melodica del Brasile e la sensibilità cameristica europea. Il disco, frutto di anni di studio, immersione e scambio interculturale, si muove con eleganza tra samba, bossa nova, baião e MPB, reinterpretando classici come “How Insensitive” di Jobim e “Carinhoso” di Pixinguinha attraverso arrangiamenti che uniscono un ensemble brasiliano, un quartetto d’archi e una sezione di fiati londinese.
La voce di Confortini, delicata e soave, si libra su tessiture ora intime ora maestose, mentre Mackenzie, con la sua visione armonica e strutturale, disegna un paesaggio sonoro che rispecchia la complessità e la vitalità della tradizione brasiliana. L’album, registrato tra Londra e Rio, è un omaggio sincero a una musica che entrambi gli artisti hanno amato e studiato a fondo, senza mai perdere di vista la propria identità artistica.
“Mosaico” non è solo un tributo, ma una rilettura personale e coraggiosa, dove ogni brano mantiene la propria essenza pur contribuendo a un disegno più ampio. Un invito a lasciarsi trasportare dalla bellezza di un affresco sonoro che, come un vero mosaico, trova la sua forza nella diversità delle sue tessere.
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Per chi cerca una voce nuova nel jazz contemporaneo, dove poesia e suono si fondono in un racconto intimo e universale.
This Very Moment: Un Invito al Presente
Chenxi Pan si presenta come una delle voci più interessanti del jazz contemporaneo con This Very Moment, un album che trascende le categorie e si offre come un viaggio personale, intimo e profondamente evocativo. Nata e cresciuta in Cina, Pan ha trasformato la sua passione per la letteratura in una ricerca musicale che trova nel jazz newyorkese la sua dimensione ideale. Prodotto dal maestro Matt Wilson e registrato a pochi mesi dal suo debutto come bandleader al The Stone di New York, questo lavoro si sviluppa come una serie di riflessioni musicali, dove la voce diventa strumento espressivo al servizio di una narrazione che dissolve i confini tra canto e suono puro.
Le composizioni originali si muovono tra la delicatezza di Little Bells e la malinconia contemplativa di At Dusk, passando per la vitalità di Endless Summer e la profondità di Fate (Wherever It Leads Me). Ogni brano è un capitolo di una storia che invita l’ascoltatore a condividere un presente vibrante, dove improvvisazione e struttura si fondono in un equilibrio perfetto. L’album, registrato con un ensemble di giovani talenti, riflette la capacità di Pan di creare un dialogo tra tradizione e innovazione, tra intimità e condivisione.
This Very Moment non è solo un disco: è un invito a fermarsi, ad ascoltare, a lasciarsi trasportare dalla bellezza di un istante che diventa eterno. In un mondo dove tutto corre, la musica di Chenxi Pan ci ricorda che la vera magia sta nel saper cogliere l’attimo, nel trovare la poesia anche nel silenzio.
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Per chi cerca un jazz che unisce groove, storia e impegno sociale.
Anthony Branker – Manifestations of a Diasporic Groove & Spirit
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Manifestations of a Diasporic Groove & Spirit: Un Viaggio tra Memoria e Groove
Con Manifestations of a Diasporic Groove & Spirit, il compositore e bandleader Anthony Branker conferma la sua capacità di trasformare la musica in un racconto culturale, un inno alla resistenza e una celebrazione della diaspora africana e indigena. Alla guida del nuovo ensemble Other Ways of Knowing, Branker riunisce talenti del calibro di Steve Wilson al sassofono, Pete McCann alla chitarra, Simona Premazzi al pianoforte e la vocalist Aimée Allen, per un progetto che unisce groove ipnotico, narrativa sociale e improvvisazione collettiva.
Ogni brano è un capitolo di una storia più grande: da The Children of Lyles Station, omaggio alle comunità afroamericane, a Song for Marielle Franco, dedicata all’attivista brasiliana, fino alla vitalità di Beautiful Dancing People e alla solennità di Freedom Water March (at Igbo Landing). Branker non si limita a comporre musica: crea paesaggi sonori che invitano all’ascolto come atto di conoscenza, memoria e testimonianza.
L’album, è un’opera cerebrale, emotiva e visceralmente coinvolgente, capace di unire bellezza musicale e profondità intellettuale. In un’epoca in cui la musica spesso si riduce a consumo, Branker ci ricorda che il jazz può essere specchio della storia, ponte tra culture e, soprattutto, voce di chi non vuole essere dimenticato.
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Per chi cerca un jazz visionario, tra scrittura raffinata e improvvisazione audace
New Digs: un ensemble di voci uniche in dialogo senza confini
Quando Michael Formanek raduna intorno a sé alcuni dei nomi più innovativi del jazz contemporaneo, il risultato non può che essere straordinario. “New Digs”, in uscita il 20 marzo 2026 per Intakt Records, è un manifesto di creatività collettiva, dove la composizione sofisticata di Formanek si intreccia con l’improvvisazione audace di un ensemble stellare: Mary Halvorson alla chitarra, Alexander Hawkins all’Hammond B3, Tomas Fujiwara alla batteria, e una sezione fiati composta da John O’Gallagher, Chet Doxas e João Almeida.
Il disco è un viaggio tra atmosfere sonore diverse, dove il gruppo si scompone e ricompone in sottogruppi indipendenti, ognuno con una voce distinta, ma sempre consapevole del disegno complessivo. Formanek, bassista e compositore di lunga esperienza, dimostra ancora una volta di saper orchestrare la libertà, creando spazi in cui ogni musicista può esprimersi al massimo, senza mai perdere di vista la coesione dell’insieme.
Dalle testure ipnotiche dell’Hammond B3 di Hawkins alle linee chitarristiche taglienti di Halvorson, passando per i dialoghi tra fiati e la ritmica instancabile di Fujiwara, “New Digs” è un jazz che guarda avanti, senza dimenticare la tradizione. Un disco che celebra l’incontro, la sperimentazione e, soprattutto, la gioia di suonare insieme. In un’epoca di individualismi, Formanek ci ricorda che la vera innovazione nasce dalla condivisione. E che, a volte, il modo migliore per inventare il futuro è ascoltarsi profondamente.
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Per chi cerca un jazz intimo, meditativo e ricco di sfumature poetiche.
Marilyn Crispell e Anders Jormin – Memento
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Memento: un dialogo tra memoria e silenzio
In Memento, Marilyn Crispell e Anders Jormin ci regalano un album che è un viaggio nella delicatezza del suono e nella profondità del ricordo. Questo primo lavoro in duo, registrato nel luglio 2025 al Lugano’s Auditorio Stelio Molo RSI sotto la produzione di Manfred Eicher, si apre con una serie di improvvisazioni spaziali, dove il pianoforte e il contrabbasso si intrecciano in un dialogo fatto di silenzi eloquenti e note sospese. È musica che respira, che si prende il tempo per esplorare ogni sfumatura emotiva, tra lyrismo e malinconia.
Tra i brani spiccano le due versioni di “Three Shades of a House”, una composizione di Jormin già apparsa in Contra la indecisión con Bobo Stenson: la versione “Morning” è una luminosa esplorazione del tema, mentre “Evening” si trasforma in una meditazione notturna per contrabbasso. “The Beach at Newquay”, invece, cattura l’essenza di una notte stellata in Cornovaglia, con l’arco di Jormin che evoca i gabbiani in volo. Il disco si chiude con “Dragonfly”, un omaggio commosso a Gary Peacock, amico e collega di Crispell, dove il pianoforte danza leggero, come una libellula in un pomeriggio d’autunno.
Memento è un album che celebra la connessione umana e la bellezza delle piccole cose: un memento non solo per chi suona, ma per chi ascolta. Un invito a fermarci, ascoltare, ricordare. Perché, come dice la stessa Crispell, “la musica ti porta dove hai bisogno di andare”.
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Per chi cerca un jazz vivo, vibrante e carico di energia collettiva.
Immanuel Wilkins Quartet – Live At The Village Vanguard Vol. 1
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
20
L’arte dell’improvvisazione in un tempio del jazz
Il Village Vanguard non è solo un locale: è un santuario, un luogo dove la storia del jazz si scrive ogni notte. Ed è proprio qui che il sassofonista Immanuel Wilkins, candidato al Grammy, ha portato il suo quartetto per registrare il primo volume di una trilogia live che cattura l’essenza stessa dell’improvvisazione collettiva. Al suo fianco, Micah Thomas al pianoforte, Ryoma Takenaga al contrabbasso e Kweku Sumbry alla batteria, quattro musicisti che volano insieme, esplorando i confini dei brani originali di Wilkins con coraggio e visione.
L’album si apre con “Warriors”, un brano che sfida e ispira, seguito da “Composition II”, dove il quartetto tesse dialoghi serrati tra sax e pianoforte. “Charanam” e “Eternal” chiudono il cerchio, offrendo momenti di intensità lirica e groove ipnotico. Ogni traccia è un racconto, un pezzo di storia che si aggiunge a quella dei giganti che hanno calcato lo stesso palco.
Ascoltare questo disco significa entrare in un tempio, respirare l’aria carica di emozioni e ricordare perché il jazz, quando è suonato con questa passione, non è solo musica: è vita.
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Per chi cerca un jazz vocale che intreccia poesia, intimità e la profondità armonica di Bill Evans
Noa Levy & Paul Edis Trio – Portraits in Evans
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
20
Portrait in Evans: un omaggio vocale alle melodie senza tempo
Portrait in Evans è un omaggio intimo e coraggioso alle composizioni di Bill Evans, rivisitate attraverso la voce calda di Noa Levy e il pianismo raffinato di Paul Edis. I due artisti, affiancati da un trio d’eccezione e dal sassofonista Alan Barnes, trasformano le melodie di Evans in racconti umani, aggiungendo testi originali che parlano di amore, perdita e vulnerabilità.
L’album, registrato con cura artigianale, respira empatia: Levy canta con una delicatezza che sembra sussurrare segreti, mentre Edis guida l’ensemble con eleganza, tessendo armonie che avvolgono come una conversazione notturna. Ogni brano — da Only Child a Turn Out the Stars — diventa un viaggio emotivo, dove le parole si fondono con le note in un abbraccio naturale.
Portrait in Evans non è solo un tributo, ma una rinascita: la prova che la musica, quando ascoltata con il cuore, può diventare un ponte tra anime e generazioni. Un disco che invita a fermarsi, ascoltare, e lasciarsi trasportare.
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Per chi cerca un’avventura sonora tra improvvisazione, voci e archi sperimentali
Whitney Johnson, Lia Kohl, Macie Stewart – BODY SOUND
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20
BODY SOUND: un dialogo tra suono e gesto
BODY SOUND è l’album che nasce dall’incontro tra Whitney Johnson (viola e voce), Lia Kohl (violoncello e voce) e Macie Stewart (violino e voce), tre musiciste che esplorano i confini tra improvvisazione, musica da camera e sperimentazione elettronica. Registrato tra Chicago e Knoxville, il disco trasforma gesti spontanei e suoni processati con nastri analogici in composizioni che oscillano tra tranquillità e inquietudine.
Ogni traccia è un paesaggio sonoro in divenire: da dawn | pulse a fog | mirror, i titoli stessi suggeriscono un mondo fatto di dettagli quotidiani e immagini oniriche, dove archi, voci e effetti tape creano una tessitura unica, intima e sorprendentemente fisica. Le tre musiciste, con alle spalle collaborazioni tra avant-garde, indie e musica classica, giocano con la memoria del suono, fondendo la precisione cameristica con la libertà dell’improvvisazione.
BODY SOUND è un album che invita ad ascoltare con tutti i sensi, dove ogni nota sembra nascondere un gesto, ogni silenzio un respiro. Un lavoro che celebra la musica come atto di scoperta, in cui l’ascoltatore è chiamato a perdersi e a ritrovarsi, tra suono e corpo.
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Marzo 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 23 al 29 marzo
Walter Thompson, Sam Day Harmet, Billy Martin – WaSaBi Trio
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
27
WaSaBi Trio: l’alchimia di tre generazioni in dieci tracce
Quando Walter Thompson, Sam Day Harmet e Billy Martin entrano in studio, non si limita a nascere un disco: si accende un dialogo che attraversa decenni di musica, sperimentazione e affetto. “WaSaBi Trio” è l’esordio su vinile di una formazione che affonda le radici in un sodalizio artistico e familiare: Thompson, zio e mentore di Harmet, e Martin, percussionista visionario, si incontrano in un progetto dove jazz d’avanguardia, suoni elettronici e tradizioni classiche si fondono senza confini.
Thompson, pioniere del Soundpainting e pianista dal linguaggio inconfondibile, guida il trio attraverso paesaggi sonori che richiamano Cecil Taylor e Anthony Braxton, ma con una voce del tutto originale. Harmet, alla chitarra elettrica e alla mandola, intreccia linee melodiche che oscillano tra delicatezza e distorsione, mentre Martin—noto per la sua militanza nei Medeski Martin & Wood—arricchisce il tutto con ritmi ipnotici e percussioni inusuali, come il bamboo. Il risultato è un album dove ogni brano, da “Friction Hitch” a “Liquid Time”, racconta una storia: a volte intima, a volte esplosiva, sempre profondamente umana.
Registrato in un’unica sessione ai Conveyor Studios di Brooklyn, “WaSaBi Trio” cattura l’energia di un’incontro irripetibile. È la musica di chi sa ascoltarsi, di chi osa rischiare, di chi trasforma l’improvvisazione in arte collettiva. In un’epoca di algoritmi e playlists prefabbricate, questo disco ci ricorda che la vera magia nasce quando tre musicisti si trovano nello stesso luogo, nello stesso istante, pronti a sorprendersi a vicenda. E a sorprenderci.
Ascoltalo come fosse una conversazione. Perché, in fondo, lo è.
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Per chi cerca un funk strumentale che sa essere grezzo, sofisticato e irresistibilmente ballabile.
Parlor Greens – “Emeralds”: un tripudio di organo, groove e energia pura
Con “Emeralds”, il trio Parlor Greens conferma di essere una delle realtà più eletrizzanti della scena funk strumentale contemporanea. Dopo l’esordio acclamato “In Green We Dream”, il gruppo—composto da Adam Scone (organo), Jimmy James (chitarra) e Tim Carman (batteria)—torna con un album che alza l’asticella: undici tracce di funk incandescente, dove l’organo ruggisce, la chitarra graffia e la batteria detta un ritmo che non lascia scampo.
Un sound che non chiede permesso
L’apertura con “Eat Your Greens” è una dichiarazione d’intenti: un four-on-the-floor ispirato a Charles Earland, dove l’organo di Scone e la chitarra di James si inseguono come un treno merci in piena velocità. Non c’è spazio per la timidezza: “Red Dog” canalizza il lato più R&B grezzo del trio, con assoli infuocati e un groove che ricorda i grandi classici degli anni ’70, mentre “Lion’s Mane” rivela una maturità compositiva che omaggia i maestri senza mai perdere di vista l’originalità.
Tre maestri al lavoro
Ogni membro dei Parlor Greens porta nel progetto una storia e un sound unici: Scone, con la sua esperienza nei Scone Cash Players, è un virtuoso dell’organo; James, chitarrista dei True Loves, infonde grinta e precisione; Carman, ex GA-20, tiene il tempo con una potenza e una sensibilità che fanno da collante perfetto. Insieme, creano una chimica che trasforma ogni brano in un’esperienza live, anche in studio.
Perché “Emeralds” è un must per gli amanti del funk
In un’epoca in cui il funk rischia di essere diluito, i Parlor Greens tornano alle radici senza rinunciare a una freschezza contemporanea. “Emeralds” è un album che non si limita a suonare: trascina, ipnotizza, fa ballare. È la prova che il funk strumentale non è solo un genere, ma un atteggiamento, un modo di intendere la musica come celebrazione collettiva.
Ascoltalo a volume alto. Meglio ancora: mettilo su vinile, chiudi gli occhi e lasciati trasportare.
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Per chi cerca un jazz dal vivo che sappia essere intimo, virtuoso e ricco di emozioni condivise.
Alexander Claffy – Alive in Philadelphia, Vol. 1 (At Chris’ Jazz Cafe)
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Alive in Philadelphia, Vol. 1 (At Chris’ Jazz Cafe): un omaggio al palcoscenico che ha fatto sognare
Registrato dal vivo al leggendario Chris’ Jazz Cafe di Philadelphia, questo primo volume cattura l’energia e la magia di due serate indimenticabili, dove Alexander Claffy — al contrabbasso e alla guida di un ensemble stellare — ha trasformato il sogno di suonare su quel palcoscenico in una realtà vibrante e coinvolgente. Il disco, che esce il 27 marzo 2026, è un viaggio tra standard rivisitati e composizioni originali, dove ogni brano respira l’entusiasmo della performance dal vivo e la complicità tra musicisti di altissimo livello.
Ad affiancare Claffy, nomi del calibro di Seamus Blake al sassofono tenore, Jaleel Shaw al sassofono alto, Kevin Hays al piano e Bill Stewart alla batteria: una formazione che unisce esperienza e freschezza, capace di passare dalla malinconia blues di “Hard Time Killing Floor Blues” alla tenerezza lirica di “Be My Love” con naturalezza disarmante. L’album si apre con una versione inedita di “She” di George Shearing e prosegue con momenti di pura improvvisazione, come il duetto tra piano e contrabbasso che introduce “Without A Song”.
“Alive in Philadelphia” non è solo un disco: è un tributo al jazz come arte dell’incontro, un ringraziamento a chi ha creduto nel potere della musica dal vivo e un invito a lasciarsi trasportare dall’emozione di un concerto dove ogni nota sembra raccontare una storia. Un lavoro che celebra la tradizione senza mai smettere di guardare al futuro, confermando Claffy come uno dei contrabbassisti e bandleader più interessanti della scena contemporanea.
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Per chi cerca un jazz che sappia essere energetico, generazionale e ricco di dialoghi tra tradizione e modernità.
Ulysses Owens Jr. & Generation Y – Around The World With U
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Around The World With U: un viaggio tra groove, improvvisazione e spirito collettivo
Con “Around The World With U”, il batterista e produttore Ulysses Owens Jr. porta avanti il progetto Generation Y, un ensemble che si ispira all’eredità dei Jazz Messengers di Art Blakey, ma con uno sguardo tutto nuovo. Questo secondo album, in uscita il 27 marzo 2026, è un viaggio sonoro che unisce hard bop, groove moderno e improvvisazione audace, registrato con una formazione di giovani talenti affiatati e un ospite speciale, la trombonista Nanami Haruta.
Il disco si apre con l’energia travolgente di “Prodigal Son”, per poi snodarsi tra brani come “Bebop & Confirmation” e “Mo’ Betta Blues”, dove Erena Terakubo al sassofono, Anthony Hervey alla tromba e Tyler Bullock al piano danno vita a dialoghi strumentali di rara intensità. La title track, “New York”, è un omaggio alla città che non dorme mai, mentre “Little Girl Power” e “The Light that Grew Amongst Us” mostrano la versatilità del gruppo, capace di passare dal bop incandescente a momenti di lirismo sospeso.
“Around The World With U” è un disco che celebra la tradizione senza mai smettere di guardare al futuro, un inno alla musica come linguaggio universale e alla forza della collaborazione. Un lavoro che conferma Owens come uno dei più interessanti bandleader della scena contemporanea e Generation Y come un ensemble da tenere d’occhio.
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Per chi cerca una musica che sappia essere viscerale, poetica e profondamente impegnata, tra rock, jazz e denuncia sociale.
Honora: un manifesto di pace, amore e ribellione creativa
Con “Honora”, il bassista dei Red Hot Chili Peppers e artista poliedrico Flea firma un album solista che è un grido di pace e un inno alla bellezza, in un mondo lacerato da odio e divisioni. Il disco, in uscita il 27 marzo 2026 per Nonesuch Records, unisce rock, jazz, elettronica e spoken word, con collaborazioni di rilievo come Thom Yorke in “Traffic Lights” e Nick Cave in una toccante versione di “Wichita Lineman”.
Il cuore dell’album è “A Plea”, un manifesto poetico e politico che denuncia la guerra, l’odio e la paura, invitando all’ascolto, alla condivisione e alla creazione di qualcosa di bello. Flea, con la sua voce cruda e appassionata, canta: “Come on, whatcha gonna do when it falls on you? / You’re scaring the kids / The beautiful kids / Ah yeah they wanna know / Is the ugly coming, and the guns?”, un appello urgente a scegliere l’amore e la pace. Tra i momenti più intensi, spiccano anche “Golden Wingship”, “Maggot Brain” (omaggio a Funkadelic) e “Willow Weep for Me”, dove la chitarra di John Frusciante aggiunge una dimensione lirica e malinconica.
“Honora” è un disco che sorprende, un viaggio tra rabbia e speranza, tra denuncia e bellezza. Un lavoro che conferma Flea come artista completo, capace di unire impegno civile e ricerca musicale in un linguaggio universale. Un album che invita a riflettere, agire e creare, perché — come canta Flea — “Peace and love is the toughest hardest thing you can do”.
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Per chi cerca una musica che sappia essere rivoluzionaria, spirituale e profondamente radicata nella tradizione afroamericana, tra jazz, funk e poesia.
Harriet Tubman & Georgia Anne Muldrow – Electrical Field of Love
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Electrical Field of Love: un vortice di Great Black Music, antico e futuro
Con “Electrical Field of Love”, il trio Harriet Tubman — formato dal chitarrista Brandon Ross, dal bassista Melvin Gibbs e dal batterista JT Lewis — si unisce alla voce incandescente e visionaria di Georgia Anne Muldrow per creare un viaggio sonoro che abbraccia jazz, funk, soul, dub e elettronica. L’album, in uscita il 27 marzo 2026 per Pi Recordings, è un omaggio alla “Great Black Music, Ancient to the Future” (come la definiva l’Art Ensemble of Chicago), un fiume in piena che scorre tra tradizione e avanguardia, tra memoria e innovazione.
I brani, come “Flowers”, “When You Rise” e “A Black Song”, sono paesaggi sonori dove la voce di Muldrow — ora incantatoria, ora declaratoria — si intreccia con le testure ipnotiche della chitarra di Ross, il groove viscerale di Gibbs e la ritmica scattante di Lewis. “Is No Match For You” e “Assata” sono inni di resistenza e bellezza, mentre “Up From The Gum” e “Birth Order (5of9)” esplorano territori psichedelici e dub, con echi di Miles Davis elettrico e Funkadelic.
“Electrical Field of Love” è un disco che celebra la musica nera in tutte le sue forme, un inno alla libertà creativa e alla forza della collettività. Un lavoro che sorprende per la sua profondità e la sua capacità di unire spiritualità e groove, poesia e ribellione. Un album che conferma Harriet Tubman e Georgia Anne Muldrow come tra i più audaci e visionari della scena contemporanea.
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Per chi cerca un jazz che abbraccia canzoni d’autore, groove avvolgente e una narrazione intima e universale.
Chris Morrissey – Infinite Source Of Heat
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Infinite Source Of Heat: la musica come fonte inesauribile di ispirazione
Con Infinite Source Of Heat, il bassista e compositore Chris Morrissey torna con il suo ottavo album da leader, un lavoro che si nutre di esperienza, collaborazione e libertà creativa. Registrato per GroundUP Music, il disco raccoglie otto nuove canzoni, scritte tra spazi solitari di Brooklyn, uffici vuoti, verande di campagna e treni europei, e poi forgiate sul palco con la sua band. Il titolo stesso è una metafora del processo creativo: un ciclo continuo di scrittura, esecuzione e reinvenzione, dove ogni performance diventa una nuova scintilla.
Al suo fianco, una formazione affiatata: Marco Bolfelli alla chitarra, Bill Campbell alla batteria, Charlotte Greve ai fiati, e la produzione di John Davis. A questi si uniscono ospiti d’eccezione come Norah Jones (in Hard To See), Mark Guiliana (nel brano eponimo) e Aoife O’Donovan (in In The Crowd), che arricchiscono il progetto con la loro sensibilità unica.
Il risultato è un jazz che si fa canzone, un groove che abbraccia la melodia, un racconto musicale che parla di vita, incontri e trasformazioni. Infinite Source Of Heat è un album che riscalda l’anima, ricordandoci che la musica, quando nasce dalla condivisione e dalla passione, è davvero una fonte infinita di calore e ispirazione. Un ascolto che avvolge e commuove, proprio come le storie che sa raccontare.
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Per chi cerca un jazz che sappia essere sperimentale, poetico e profondamente connesso alla natura e alla memoria.
Fallows: un viaggio tra sassofono, elettronica e il silenzio della terra
Con “Fallows”, la sassofonista e compositrice Caroline Davis regala un album intimo e visionario, registrato in solitudine nel Jesse’s Hideout One Studio a Ucross, Wyoming, circondata dalla natura e ispirata da Mary Oliver, Steve Lacy, Thích Nhất Hạnh e Geri Allen. Il disco, in uscita il 27 marzo 2026 per Ropeadope, è un dialogo tra sassofono, Organelle, campioni sonori e registrazioni ambientali, dove ogni brano è un omaggio alla terra, al silenzio e alla potenza del fallow — il campo incolto che attende di rifiorire.
L’album si apre con “Springtails”, un paesaggio sonoro che cattura l’essenza di un risveglio primaverile, per poi snodarsi tra “Flower Sway”, “Mars” e “Yellow Phlox”, dove melodie sinuose si intrecciano con testure elettroniche e suoni della natura. “She Know She Is Water” include un campione vocale di Thích Nhất Hạnh, mentre “Cloudburst” omaggia Connie Crothers. La chiusura è affidata a “Barbara Allen (for Geri)”, una ballata tradizionale rivisitata con profonda malinconia.
“Fallows” è un disco che celebra la musica come pratica meditativa, un inno alla lentezza e all’ascolto profondo. Un lavoro che conferma Caroline Davis come una delle voci più originali del jazz contemporaneo, capace di unire sperimentazione e poesia in un linguaggio universale. Un album che invita a fermarsi, respirare e riscoprire la bellezza del silenzio.
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Per chi cerca un jazz che unisce urgenza, interazione e una ricerca sonora sempre in movimento, dove ogni nota racconta una storia di speranza e connessione.
Jasper Høiby – 3Elements: Conversations of Hope
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3Elements – Conversations of Hope: un trio che ridefinisce l’energia del jazz moderno
Conversations of Hope è il terzo capitolo della trilogia 3Elements del contrabbassista Jasper Høiby, già fondatore del rivoluzionario trio Phronesis. Al suo fianco, Xavi Torres al pianoforte e Naíma Acuña alla batteria, due musicisti che condividono con Høiby una visione audace del jazz: strutturato, ma sempre aperto al rischio e all’improvvisazione.
L’album si snoda attraverso dieci brani che esplorano melodie chiare, cambi di tempo inaspettati e un senso acuto dello spazio. La musica è fisica, urgente, attenta a ogni svolta, con Acuña che guida con precisione e slancio, Torres che intesse armonie ricche e focalizzate, e Høiby che, con il suo contrabbasso, dà forma e direzione al discorso collettivo. Ogni traccia è una conversazione, un dialogo tra strumenti che si sviluppa con intensità e purpose.
Conversations of Hope è un disco ed un manifesto di fiducia nel futuro, un invito a credere nella musica come forza di cambiamento e connessione. Un lavoro che celebra l’interazione, la libertà e la bellezza della creazione collettiva, perfetto per chi cerca un jazz che sorprende, emoziona e ispira. Un ascolto che trasporta, dimostrando ancora una volta che, quando la complicità è vera, la musica sa parlare direttamente all’anima.
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Per chi cerca un jazz che unisce riflessione politica, ricerca spirituale e la potenza di un quartetto d’eccezione
Dave Adewumi – Flame Beneath The Silence
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Flame Beneath The Silence: una suite tra ansia politica, ricerca di verità e groove incandescente
Flame Beneath The Silence è il nuovo album del trombettista Dave Adewumi, una suite di dieci brani che esplora l’ansia politica, la crisi di significato e la ricerca di eroi in un’epoca di incertezza. Registrato dal vivo all’Ornithology di Brooklyn con un quartetto di prim’ordine — Joel Ross alle vibes, Linda May Han Oh al contrabbasso e Marcus Gilmore alla batteria — il disco è un viaggio tra meditazione, celebrazione e delicatezza, dove ogni titolo crea un’atmosfera più che un messaggio.
Il brano di apertura, The Flame Beneath the Silence, e Is fungono da preludio ed esposizione, introducendo un dialogo sonoro che alterna folk grintoso e esplorazioni soavi. Abandon si fa mistico, con Adewumi come araldo spirituale, mentre Infinite Loop richiama i classici Blue Note degli anni ’60. Tra i momenti più intensi, spiccano Out Cry e The Light You Left Behind, canzoni che raccontano di creazione, amore e paura politica, in un equilibrio tra urgenza e poesia.
Prodotto da Jimmy Katz per Giant Step Arts, Flame Beneath The Silence è un album che invita all’ascolto profondo, perfetto per chi cerca un jazz che parla al cuore e alla mente, con coraggio, bellezza e una voce unica. Un lavoro che dimostra come la musica possa essere sia specchio che faro, in tempi di silenzio e di fuoco.
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Per chi cerca jazz d’avanguardia, improvvisazione collettiva e virtuosismo pianistico.
Sylvie Courvoisier Trio – Éclats – Live in Europe
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Éclats – Live in Europe, un viaggio nell’improvvisazione pura
Éclats – Live in Europe del Sylvie Courvoisier Trio (con Drew Gress e Kenny Wollesen) è un album che cattura l’essenza del jazz d’avanguardia: improvvisazione, dialogo e virtuosismo. Registrato durante un tour europeo, il disco presenta brani che si sviluppano come conversazioni musicali, dove ogni nota è un gesto, ogni silenzio un respiro.
La musica di Courvoisier, pianista e compositrice svizzera trapiantata a New York, è un equilibrio perfetto tra struttura e libertà, tra complessità e immediatezza. Il trio, in profonda sintonia, crea un suono che è al contempo intellettuale e viscerale, capace di sorprendere e coinvolgere.
Ideale per ascoltatori esigenti, festival jazz e chi cerca musica che sfida i confini.
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Per chi cerca un jazz che unisce poliritmia, elettronica e una riflessione profonda sul tempo, dove piano, chitarre e percussioni africane disegnano un paesaggio sonoro elegante e avvolgente.
Minutiae: un viaggio tra poliritmie, elettronica e la dimensione del tempo
Minutiae è il nuovo album del pianista e compositore Fabio Anile, un lavoro che rappresenta una svolta nella sua carriera trentennale. Il disco, registrato con Keith Lowe al contrabbasso e Agostino Marangolo alla batteria, esplora il tema del tempo nelle sue molteplici dimensioni, fondendo piano, Fender Rhodes, marimba campionata, chitarra elettrica e la percussione ghanese thelevi in un tessuto sonoro ricco e poliritmico.
Le otto tracce — tra cui Compás, Dance, Foglie Morte e Planet Nine (Orbits) — sono un viaggio tra eleganza, elasticità e rigore, dove ogni brano racconta una storia di tempo, movimento e trasformazione. Anile, con la sua maestria melodica e armonica, crea un album che sintetizza la sua riflessione sul tempo, offrendo un testimonio maturo e luminoso della sua arte.
Minutiae è un lavoro che invita all’ascolto profondo, perfetto per chi cerca una musica che unisce jazz, minimalismo e sperimentazione, con grazia, potenza e una ricerca sonora senza confini. Un album che **dimostra come il tempo, quando diventa musica, possa essere esplorato, celebrato e reinventato.
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Per chi cerca un jazz che reinventa i classici con audacia e virtuosismo.
Richard Andersson with Rudi Mahall, Artur Tuznik & Kasper Tom – Monk & More
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Monk & More: l’arte di rileggere il passato con occhi nuovi
Con “Monk & More”, il contrabbassista danese Richard Andersson riunisce un quartetto d’eccezione — Rudi Mahall ai clarinetti, Artur Tuznik al pianoforte e Kasper Tom alla batteria — per un viaggio attraverso i capolavori di Thelonious Monk e altri standard moderni, da Lennie Tristano a Ornette Coleman. L’album, in uscita per Hobby Horse Records, è un omaggio vibrante alla tradizione, ma anche una sfida creativa: ogni brano viene sviscerato, reinventato, portato in territori inesplorati grazie all’energia travolgente di Mahall e alla sensibilità di Andersson.
Brani come “Brilliant Corners” e “Pannonica” diventano terreni di gioco per un’improvvisazione che non perde mai di vista la melodia, mentre “The Blessing” e “Ask Me Now” rivelano una chimica unica tra i quattro musicisti. Il suono è fresco, imprevedibile e profondamente coerente, un equilibrio perfetto tra rispetto per il passato e voglia di futuro.
“Monk & More” è un disco che celebra la libertà del jazz, ricordandoci che anche i classici possono sorprenderci ancora, se suonati con passione, intelligenza e un pizzico di follia. Un lavoro che onora la storia senza mai smettere di guardare avanti.
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Per chi cerca un free jazz che unisce urgenza politica e liberazione sonora.
Irreversible Entanglements – Future Present Past
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Future Present Past: un manifesto musicale per tempi incerti
Gli Irreversible Entanglements tornano con “Future Present Past”, il loro quinto album, un lavoro che ridefinisce i confini del free jazz collettivo e si pone come manifesto sonoro per un mondo in trasformazione. Registrato tra il leggendario Van Gelder Studio e sessioni successive a Brooklyn, il disco è un viaggio tra passato, presente e futuro, intrecciando liberazione diasporica, improvvisazione radicale e una chiamata all’azione che risuona come un grido di resistenza.
I singoli “Don’t Lose Your Head” e “Vibrate Higher” — quest’ultimo registrato dal vivo al Pioneer Works — sono esempi perfetti della loro energia compositiva: il primo è un inno serrato con le voci di Camae Ayewa e MOTHERBOARD che si intrecciano su un groove agile, mentre il secondo si sviluppa come una meditazione collettiva, dove synth, bassi e percussioni creano un vortice sonoro che trascina l’ascoltatore in una dimensione altra. La musica degli Irreversible Entanglements non si limita a suonare: agisce, provoca, trasforma.
“Future Present Past” è un album che celebra la collettività come forza di cambiamento, un promemoria che nessuno verrà a salvarci se non noi stessi. Un lavoro che unisce spiritualità e lotta, ricordandoci che, come recita il loro manifesto, “insieme superiamo”. Un disco che non si ascolta, si vive.
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Per chi cerca un jazz che unisce groove, riflessione e audaci reinterpretazioni
What We Are Made Of: un trio, infinite sfumature
Con What We Are Made Of, il trio Shalosh approfondisce la propria ricerca sonora, trasformando anni di collaborazione e tour in un album che parla di identità, memoria e reinvenzione. Il disco, in uscita il 27 marzo 2026, mescola composizioni originali a sorpresi rivisitazioni di classici pop e rock, passando da momenti groove a riflessioni intime, fino a picchi di intensità travolgente.
Shalosh dimostra che il jazz non è solo uno stile, ma un approccio aperto, fisico e adattabile: qui convivono echi di rock, musica classica e canzone popolare, tutti filtrati attraverso la chimica unica di un trio affiatato. Brani come Don’t Look Back in Anger e Barbie Girl diventano inesperate esplorazioni, mentre pezzi originali come Point of Gravity e Circle confermano la loro capacità di creare musica che parla direttamente all’anima.
What We Are Made Of è un album che celebra la musica come specchio della nostra essenza, un viaggio tra ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. Un lavoro che invita ad ascoltare con il cuore aperto.
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Per chi cerca un jazz che unisce la forza dell’improvvisazione alla profondità della composizione
Miroslav Vitous, Michel Portal, Jack DeJohnette – Mountain Call
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Mountain Call: il capolavoro dialogico di Miroslav Vitous
Mountain Call è l’apice della ricerca artistica di Miroslav Vitous, un album che unisce la sua voce inconfondibile al contrabbasso a quelle di due giganti: il clarinetto di Michel Portal e la batteria di Jack DeJohnette. Registrato in sette anni di sessioni nello studio praghese di Vitous, questo lavoro è un affresco sonoro dove improvvisazione e composizione si fondono in un dialogo senza tempo.
I duetti con Portal sono tra i momenti più alti della carriera di Vitous: nel brano che dà il titolo all’album, Mountain Call, l’arco drammatico del contrabbasso e il clarinetto basso di Portal creano un’atmosfera sospesa, dove ogni nota sembra raccontare una storia di complicità e scoperta. La suite Rhapsody, invece, rivela una nuova sfumatura con la voce di Esperanza Spalding, che interpreta i testi di Vitous con una delicatezza che trasforma la musica in poesia.
DeJohnette, storico sodale, porta la sua energia in brani come Tribal Dance e Epilog, dove la ritmica diventa un elemento vivo, pulsante, capace di sostenere e ispirare. La sezione Evolution, con la partecipazione di Bob Mintzer, dimostra come Vitous sappia orchestrare suoni e silenzi con la precisione di un pittore.
Mountain Call non è solo un album, ma un manifesto: la prova che la musica, quando nasce dall’ascolto e dalla collaborazione, può superare ogni confine. In un mondo saturo di suoni, Vitous ci regala un’opera che ci invita a fermarci, ad ascoltare, e a ricordare che l’arte vera è sempre un viaggio condiviso.
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Marzo 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 30 al 31 marzo
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