
Jazz Weekly 361
La puntata 361 di Jazz Weekly, in questo 19 febbraio 2026, ci porta dentro un panorama jazzistico in pieno movimento. Tra festival che ridefiniscono il concetto di esperienza dal vivo, riconoscimenti che riaccendono il dibattito sul sostegno alla carriera degli artisti e una scena discografica sempre più articolata, il 2026 si sta rivelando un anno cruciale per comprendere dove stia andando il jazz contemporaneo.
In questo numero attraversiamo premi, territori e visioni culturali, per poi entrare nel cuore sonoro della settimana con la nostra Jazz Picks: la playlist della puntata radio che traduce l’analisi in ascolto reale.
Ascolta la puntata #361
1.

Jazz Picks
La puntata 361 del nostro programma radio è stata un viaggio compatto ma intenso dentro la scena jazz 2026. Un’ora costruita tra jazz contemporaneo, riletture di standard e scritture originali che mostrano quanto il linguaggio sia oggi aperto e in continua evoluzione.
Dall’energia dei New Jazz Underground alla sensibilità di Gabrielle Cavassa e Bianca Love, passando per la tensione modale di “Nardis” e l’omaggio a Kenny Wheeler con Dave Holland e Norma Winstone, la playlist ha alternato lirismo, ricerca e slancio creativo.
Nel finale, le sonorità più esplorative dei Messthetics con James Brandon Lewis e la chiusura delicata del Greenhouse Ensemble hanno completato un percorso che attraversa New York, Montréal e l’Europa senza perdere coerenza narrativa.
Jazz Picks è questo: una selezione settimanale pensata per chi vuole scoprire nuova musica, seguire la scena jazz internazionale e lasciarsi sorprendere.
Buon ascolto.
Playlist
| # | Titolo brano | Artisti – Album |
|---|---|---|
| 1 | HOLD MY HALO (PAINT ME PERFECTLY) | New Jazz Underground – HOLD MY HALO (PAINT ME PERFECTLY) |
| 2 | In a Sentimental Mood | Mulo Francel, Tim Collins – Time Remembered |
| 3 | Prisoners of Love | Gabrielle Cavassa – Diavola |
| 4 | The Lamp is Low | Bianca Love – The Lamp Is Low |
| 5 | Nardis | Vincent Dupuy & Inside Out – Jack’s First |
| 6 | Sugar on my Blackbeans | Aleph Aguir – Sugar on my Blackbeans |
| 7 | Will You Walk a Little Faster | Dave Holland, Norma Winstone, London Vocal Project – Vital Spark (Music of Kenny Wheeler) |
| 8 | Two Lives One Heart | Gentiane Michaud Gagnon – Two Lives One Heart |
| 9 | Contralmafact | Jossy Botte & Giuseppe Campisi – The Gathering |
| 10 | Gestations | The Messthetics, James Brandon Lewis – Deface The Currency |
| 11 | Nikki | Greenhouse Ensemble – Nikki |
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2.
Aggiornamenti & News
Jazz 2026: festival, premi e nuove traiettorie della scena internazionale
Il 2026 si sta rivelando un anno chiave per il jazz internazionale. Premi economici senza precedenti, riconoscimenti istituzionali, festival che si moltiplicano tra Stati Uniti ed Europa, nuove uscite discografiche che spaziano dalla sperimentazione radicale alla produzione orchestrale, e un forte legame con educazione e impegno sociale.
Le notizie delle ultime settimane delineano un panorama ricchissimo e stratificato, dove convivono grandi nomi, nuove generazioni, nicchie creative e grandi eventi capaci di ridefinire il concetto stesso di “festival jazz”.
Consultando il calendario festival jazz 2026 si percepisce chiaramente come la stagione stia assumendo una dimensione sempre più articolata, con appuntamenti distribuiti tra grandi capitali europee, circuiti statunitensi e una scena jazz italiana in forte consolidamento.
Mecenatismo contemporaneo: i Jazz Legacies Fellows 2026

Una delle notizie economicamente più significative dell’anno arriva dalla Mellon Foundation e dalla Jazz Foundation of America, che il 17 febbraio hanno annunciato i Jazz Legacies Fellows 2026.
Dodici artisti di fama ricevono 100.000 dollari ciascuno, senza vincoli progettuali. Non si tratta di premi legati a un album o a una commissione, ma di un riconoscimento alla carriera, un sostegno diretto alla persona e alla sua eredità artistica.
In un’epoca dominata dallo streaming e da modelli economici incerti, questo tipo di intervento assume il valore di un moderno mecenatismo: una dichiarazione culturale che riconosce il valore dei maestri mentre sono ancora attivi. Il dibattito resta aperto – come vengono selezionati? si rischiano esclusioni controverse? – ma il segnale è forte: la legacy conta.
Sullivan Fortner: il mese perfetto
Se c’è un nome che sintetizza il febbraio 2026, è quello di Sullivan Fortner.
Il 1° febbraio vince il Grammy per il Miglior Album Strumentale Jazz con Southern Nights. Pochi giorni dopo viene annunciato come primo vincitore del Gilmore Larry J. Bell Jazz Artist Award, un premio da 300.000 dollari distribuiti in quattro anni.
Grammy e premio pluriennale: un’accoppiata rarissima. Alcuni osservatori vedono in questa concentrazione di riconoscimenti un segnale di consenso trasversale sul suo talento; altri si chiedono se le risorse non rischino di concentrarsi troppo su figure già affermate. In ogni caso, Fortner diventa il simbolo di un ponte tra eccellenza artistica e sostegno strutturale.
La valanga discografica di febbraio
Febbraio 2026 è uno dei mesi più densi degli ultimi anni.
Progetti sperimentali e ibridi
Grandi nomi rinnovano le loro presenze con nuove produzioni discografiche ma la vera ricchezza si nasconde nella varietà:
- Jazz Sabbath Live, rilettura jazz dei Black Sabbath, dimostra quanto il genere sappia giocare con la cultura rock.
- Brandon Seabrook con Hellbent Daydream porta avanti una linea sperimentale radicale.
- Thommy Andersson con Shimmering Blue propone un trio senza batteria dalle suggestioni nordiche.
- David Friedman e Tony Miceli pubblicano Glow, un dialogo tra due vibrafoni.
La scena italiana ed europea
In Italia, Il Fiore Blu di Marco Colonna ed Enzo Rocco nasce da un incontro live e diventa un album di dialogo intimo tra clarinetto basso e chitarra.
Dai Django Festival Allstars con Evolution fino alle produzioni smooth jazz di area tedesca, la scena europea si conferma plurale e non riconducibile a un unico suono.
Se il fronte discografico fotografa la vitalità creativa del presente, è nei festival che questa energia trova la sua dimensione pubblica, trasformandosi in esperienza collettiva e costruzione di comunità.
Festival Jazz in Italia 2026: i principali eventi da Bologna a Crossroads
Bologna Jazz Festival: identità europea e progettualità curatoriale
Il Bologna Jazz Festival si conferma uno degli appuntamenti più strutturati del panorama nazionale. Non è soltanto una rassegna di concerti, ma un progetto curatoriale diffuso che coinvolge teatri storici, club, spazi contemporanei e luoghi simbolici della città.
La forza del festival bolognese risiede nella capacità di coniugare grandi nomi internazionali, produzioni originali e attenzione alla scena europea contemporanea. L’impostazione artistica privilegia la qualità progettuale, spesso con produzioni pensate appositamente per il festival, generando un dialogo tra tradizione e sperimentazione.
Dal punto di vista strategico, Bologna consolida la propria posizione come hub culturale capace di attrarre pubblico nazionale e internazionale, rafforzando il legame tra jazz, istituzioni e tessuto urbano.
Sesto Jazz Festival: continuità e radicamento territoriale
Il festival di Sesto rappresenta un esempio virtuoso di radicamento culturale. Qui il jazz dialoga direttamente con la comunità locale, mantenendo una dimensione accessibile ma artisticamente curata.
La programmazione valorizza tanto artisti affermati quanto nuove progettualità, con un’attenzione particolare alla dimensione didattica e alla formazione del pubblico. Masterclass, incontri e momenti di approfondimento rendono l’esperienza più ampia del semplice concerto.
Sesto dimostra come i festival jazz italiani possano crescere non soltanto attraverso grandi headline, ma tramite una progettazione sostenibile e continuativa.
Crossroads: il jazz come rete regionale diffusa
Crossroads si distingue per un modello unico nel panorama europeo: un festival diffuso che attraversa diverse città dell’Emilia-Romagna, creando una vera rete territoriale.
Non un singolo evento concentrato in pochi giorni, ma una stagione estesa che connette teatri, spazi culturali e pubblici differenti. Questa formula consente una programmazione ampia e articolata, con artisti internazionali, produzioni originali e un forte sostegno alla scena nazionale.
Crossroads incarna una visione moderna del festival jazz: non solo evento, ma infrastruttura culturale stabile, capace di generare continuità e dialogo tra pubblico e musicisti.
Castelli in Jazz for SLA: musica e responsabilità sociale
Castelli in Jazz for SLA rappresenta uno dei modelli più significativi di integrazione tra musica e impegno sociale. Ambientato in contesti storici di grande fascino, il festival unisce la qualità artistica a una chiara missione solidale legata al sostegno della ricerca sulla SLA.
L’evento non si limita alla dimensione performativa: costruisce consapevolezza, coinvolge associazioni, promuove partecipazione attiva. La musica diventa strumento di connessione e responsabilità collettiva.
In un momento storico in cui la cultura deve ridefinire il proprio ruolo pubblico, Castelli in Jazz dimostra come il jazz possa essere anche veicolo di sensibilizzazione e azione concreta.

Festival Jazz Internazionali: continuità e trasformazione
Accanto al dinamismo italiano, il panorama internazionale continua a proporre grandi appuntamenti capaci di ridefinire linguaggi e pubblico. I festival europei e statunitensi consolidano format sempre più ibridi, dove jazz, contaminazioni e nuove generazioni convivono in modo strutturale.
La direzione artistica internazionale punta sempre più su:
- produzioni originali
- dialoghi intergenerazionali
- contaminazioni con elettronica e world music
- esperienze immersive per il pubblico
Il 2026 sembra segnare un equilibrio tra tradizione e innovazione, evitando derive puramente commerciali ma aprendosi a nuovi linguaggi.
Festival USA: tra espansione e ridefinizione
Festival USA 2026: espansione, identità e ridefinizione del modello
Negli Stati Uniti il 2026 non è solo un anno di programmazione intensa, ma un momento di ridefinizione strategica del modello festivaliero. Se l’Europa lavora sulla tradizione diffusa, il circuito americano sembra puntare su identità forti e brand culturali riconoscibili.
Palm Springs e San Diego: continuità e pubblico consolidato
Il Palm Springs International Jazz Festival (19–22 febbraio) propone una lineup di alto profilo con Stanley Clarke, Eliane Elias ed Esperanza Spalding, confermandosi un appuntamento capace di unire turismo culturale e programmazione di qualità.
La San Diego Jazz Party, giunta alla 34ª edizione, dimostra invece la solidità di un modello radicato, fondato su una comunità fidelizzata e su un jazz che dialoga con la tradizione senza rinunciare alla contemporaneità.
Montreux a Miami: il jazz come marchio globale
L’approdo del marchio Montreux a Miami (25 febbraio – 1° marzo) non è un semplice spin-off, ma una precisa strategia di espansione internazionale.
Qui il jazz diventa piattaforma globale, capace di attrarre pubblico trasversale e di posizionarsi come evento culturale premium in un mercato competitivo come quello della Florida.
Non è soltanto un festival: è un’operazione di branding culturale.
Los Angeles Jazz Festival: identità afroamericana e visione futura
Annunciato per agosto 2026, il Los Angeles Jazz Festival ambisce a diventare uno dei più grandi al mondo. La sua identità dichiaratamente afroamericana e la struttura diffusa tra spiagge, club e iniziative educative indicano una volontà chiara: riportare il jazz al centro del discorso culturale urbano.
Qui il festival non è solo spettacolo, ma piattaforma sociale e narrativa.
Comunità, club e nuove traiettorie culturali
Oltre ai grandi festival, il vero termometro del jazz resta la dimensione dei club e delle comunità musicali.
Le residenze artistiche, i programmi di mentorship e i circuiti indipendenti stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nello sviluppo delle nuove generazioni. La crescita non passa soltanto dai grandi palchi, ma da spazi più raccolti dove la musica può evolversi con maggiore libertà.
Comunità e partecipazione
Lo Swingin’ Roma Festival mette al centro il Lindy Hop e il ballo come esperienza collettiva.
Club, residenze e programmazioni diffuse
Smoke Jazz Club a New York ospita Theo Croker, Joe Lovano e Miguel Zenón. A Roma tributi a Charles Mingus, a Milano concerti al Blue Note. In tutta Italia si pianificano eventi per la Giornata Internazionale del Jazz del 30 aprile.
La musica dal vivo non è più episodica: è tornata a pieno regime.
Jazz 2026: verso una nuova consapevolezza culturale
L’anno in corso mostra un panorama articolato e maturo. I festival dimostrano che la progettualità culturale può essere solida, sostenibile e identitaria.
Il jazz contemporaneo si muove tra radici e trasformazioni, tra territorio e internazionalità, tra spettacolo e responsabilità. Il 2026 conferma una tendenza chiara: il jazz non è solo evento, ma una filiera culturale viva. Un sistema che vive di festival, club, formazione e impegno sociale.
E come sempre, in Jazz Weekly, continueremo a osservare queste traiettorie con attenzione, mettendo al centro non solo i nomi, ma le visioni che stanno costruendo il futuro della musica.
3.
Azione della Settimana!
Questa settimana vi proponiamo un gesto semplice ma concreto: scegliete un festival jazz 2026 – nella vostra città o in una regione vicina – e segnatevi una data. Anche se manca qualche mese. Sostenere il jazz dal vivo significa dare forza all’intero ecosistema musicale. Il futuro della scena jazz passa anche dalle nostre presenze sotto il palco.
Uno sguardo d’insieme
Tra analisi e ascolto, tra riflessione e vibrazione, questa Jazz Weekly 361 ha provato a restituire l’immagine di un jazz che non è mai fermo: evolve nei festival, cresce nelle comunità, si rinnova nei dischi e prende vita ogni settimana alla radio.
Dalle grandi strategie internazionali fino alle piccole realtà territoriali, dal mecenatismo contemporaneo alle nuove generazioni di musicisti, il filo conduttore resta lo stesso: il jazz è un linguaggio vivo, e continua a parlarci.
Grazie per aver letto, ascoltato e condiviso questo viaggio. Ci ritroviamo presto con nuove storie, nuove note e un’altra esplorazione dentro il presente della musica.
SIATE GRANDI!!!

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