Jazz Weekly 354: ascolti, domande e visioni prima del silenzio

Jazz Weekly 354

L’ultima Jazz Weekly dell’anno è un momento sospeso, in cui il tempo rallenta e l’ascolto diventa più attento.
Tra suoni che guardano avanti e storie che affondano le radici nella tradizione, questa puntata accompagna il lettore in un percorso fatto di musica, riflessione e visioni future.

C’è una playlist pensata come un viaggio, notizie che interrogano il presente del jazz, premi che dividono, festival che osano e una scena in continuo movimento. Ma c’è anche il desiderio di fermarsi un attimo, mettere a fuoco ciò che è stato e prepararsi a ciò che verrà.

Non è solo una chiusura d’anno: è un passaggio di consegne, da vivere con le orecchie aperte e lo sguardo curioso. Il jazz, come sempre, fa il resto.

Ascolta la puntata #354

1.

2025 Jazz in Family vola più alto che mai

Benvenuti a questa nuova puntata di Jazz in Family – la n.354, quella prenatalizia del 2025 fatta di un’ora abbondante pensata come una vera e propria immersione nel jazz di oggi e nelle sue infinite diramazioni. Una scaletta che tiene insieme energia urbana e raffinatezza cameristica, groove viscerali e atmosfere intime, passando dal hard bop elettrico del Nucleus Trio fino alle riletture natalizie più swinganti e sorprendenti.

Incontreremo chitarristi che hanno scritto pagine fondamentali del jazz contemporaneo, come Wolfgang Muthspiel e John Scofield, attraverseremo l’Atlantico con i Sapocaya e il loro dialogo tra Europa e Brasile, e ci fermeremo su una delle voci più creative della musica americana attuale, Jon Batiste. Non mancherà lo spazio per la spiritualità profonda di Ron Carter, per l’orchestra jazz che reinventa Čajkovskij, e per un finale tutto dedicato al Natale, tra trombe leggendarie, swing d’autore e grandi classici rivisitati con stile.

Mettetevi comodi, aprite bene le orecchie e lasciatevi accompagnare: questa non è musica di passaggio, è musica che chiede attenzione e restituisce emozioni. Restate con noi, perché il viaggio comincia adesso.

Playlist

#Titolo BranoArtisti – Titolo Album
1SprinklerNucleus Trio, ft. Charles Owens – Nucleiii
2RadioWolfgang Muthspiel, John Scofield – Guitar Greats
3RibeiràoSapocaya – Elementos
4Lonely Avenue (ft. Randy Newman)Jon Baptiste – The New Americana Collection
5Sweet, Sweet SpiritRon Carter & Ricky Dillard – Sweet, Sweet Spirit
6Sugar Rush (Dance of the Sugar-Plum Flairy)The Cincinnati Contemporary Jazz Orchestra – The Nutcracker Remix
7Sleigh RideHerb Alpert – Christmas Time is Here
8Do you hear what i hear/Little Drummer BoyWycliffe Gordon – Holiday Fun
9Christmas Time is HereJeremy Pelt – Christmas Interlude
10Mistletoe and Holly (Wyatt Michael)Artisti Vari – Swinging in the holidays
11The Christmas Song (Benny Bennack III)Artisti Vari – Swinging in the holidays

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Non fermarti qui: continua a esplorare e lasciati sorprendere da ciò che il jazz ha ancora da raccontarti.

2.
Aggiornamenti & News

Jazz News

Un momento decisivo per il jazz

Tra premi che accendono dibattiti, ristampe storiche, sperimentazioni radicali e festival sempre più aperti, il jazz sta vivendo una fase di straordinaria vitalità. Le ultime settimane del 2025 e lo sguardo proiettato al 2026 raccontano una musica tutt’altro che ferma, capace di dialogare con il proprio passato senza smettere di interrogare il futuro.

Grammy 2026: categorie che fanno discutere

Le nomination ai Grammy 2026, annunciate a novembre con cerimonia prevista per il 1° febbraio, hanno acceso confronti accesi soprattutto nelle categorie jazz. Nel Best Jazz Vocal Album si profila una sfida emblematica tra la nuova stella Samara Joy con Portrait e interpreti di lunga esperienza come Dee Dee Bridgewater e Terry Lyne Carrington.

Ma è il Best Alternative Jazz Album a catalizzare l’attenzione. In questa categoria compaiono nomi come Ambrose Akinmusire, Robert Glasper, Brad Mehldau, Nate Smith e Immanuel Wilkins: musicisti che, pur partendo da un linguaggio profondamente jazzistico, hanno costruito la propria identità dialogando con hip hop, R&B, elettronica e scrittura contemporanea. Per alcuni osservatori questa categoria rappresenta finalmente un riconoscimento esplicito di tali contaminazioni; per altri, invece, rischia di diventare una forma di “ghettizzazione”, uno spazio separato in cui collocare le visioni più aperte e ibride, tenendole lontane dalle categorie principali.

Il confronto diventa ancora più evidente se si guarda alla categoria Best Jazz Instrumental Album, dove compaiono realtà come il Branford Marsalis Quartet e gli Yellowjackets. Qui il linguaggio è riconoscibile, radicato in una tradizione sonora ben definita, per quanto aggiornata e vitale. La sensazione, per molti osservatori, è che esistano oggi due jazz diversi agli occhi dell’industria: uno considerato il “centro” del genere, l’altro spinto ai margini sotto l’etichetta di alternativo, nonostante sia spesso proprio quest’ultimo a raccontare con maggiore lucidità il presente del jazz.

Un dibattito che si intreccia con un altro tema sensibile: le nomination postume. La presenza costante dell’eredità di Chick Corea con Trilogy 3 – Live, anche dopo la sua scomparsa, divide tra chi la vede come doveroso tributo e chi teme che possa limitare lo spazio per i talenti emergenti.

Jazz Masters e memoria storica

A bilanciare lo sguardo sul presente arrivano i NEA Jazz Masters 2026, il più alto riconoscimento jazzistico negli Stati Uniti. I nomi premiati quest’anno raccontano una musica globale e inclusiva, capace di abbracciare generazioni e culture diverse. Abbiamo la cantante, compositrice e arrangiatrice Carmen Lundy. Il percussionista e compositore brasiliano Airto Moreira. La pianista, compositrice e direttore musicale Patrice Rushen e Rhonda Hamilton per il premio A.B. Spellman per il suo lavoro come giornalista radiofonica.

Sul fronte delle celebrazioni, dicembre ha visto anche l’uscita dell’edizione speciale per il cinquantesimo anniversario del Köln Concert di Keith Jarrett: un oggetto da collezione con saggi e fotografie inedite che riafferma il valore di uno dei dischi più influenti della storia del jazz.

Dal trullo pugliese allo spazio profondo

Eppure, mentre il passato viene giustamente celebrato, il presente guarda altrove. C’è chi sperimenta registrando un album all’interno di un trullo in Puglia, sfruttandone l’acustica naturale come parte integrante della composizione. Si tratta dell’AVA Trio con l’album Lunae, pubblicato il 28 novembre. Altri, come il trio Killa Kalima con Voyager Blues, costruiscono concept album ispirati alla sonda Voyager, fondendo blues, rock e folk in una narrazione cosmica.

Accanto a queste visioni, il jazz club resta una certezza: i nuovi live registrati allo Smoke di New York confermano come il dialogo tra grandi interpreti e contesto intimo continui a produrre musica di altissimo livello.

Festival: tra radici e orizzonti aperti

Il finale del 2025 in Italia è dominato dai festival. In Campania, il Divino Jazz Festival propone un modello immersivo che intreccia musica, territorio e patrimonio culturale tra Vesuvio, Pompei ed Ercolano. Un’esperienza sensoriale che va oltre il concerto, con un cartellone che spazia da nuove voci a figure centrali della scena.

A Orvieto, Umbria Jazz Winter conferma il suo ruolo di istituzione: centinaia di ore di musica, decine di concerti, ma anche presentazioni di libri e momenti di riflessione. Qui il jazz diventa cultura a tutto tondo, non solo spettacolo ma anche pensiero.

Due modelli diversi e complementari, che dimostrano come il jazz possa essere allo stesso tempo esperienza, studio e condivisione.

Jazz Open a Modena: la grande scommessa

Lo sguardo al futuro passa inevitabilmente da una notizia destinata a far discutere: nel luglio 2026 il celebre Jazz Open di Stoccarda avrà la sua prima edizione italiana a Modena. Un brand internazionale che arriva con un primo annuncio di nomi di altissimo profilo: il 13 luglio Gregory Porter e Diana Krall, due artisti che incarnano un’idea di jazz elegante, trasversale e capace di dialogare con un pubblico ampio senza rinnegare il linguaggio del genere. Nei giorni successivi il cartellone si allarga ulteriormente con Jamie Cullum, Joss Stone, Moby e Jean-Michel Jarre.

Ed è proprio qui che emergono le perplessità. Se la presenza di Cullum e Stone rientra in una tradizione di crossover già metabolizzata dal mondo jazzistico, i nomi di Moby e Jarre – giganti della musica elettronica e pop-sinfonica – spingono con decisione il concetto di “beyond” verso un territorio che molti faticano a riconoscere come parte del festival. La scelta solleva interrogativi profondi sull’identità del Jazz Open: apertura come chiave di sostenibilità o rischio di snaturamento?

Le analisi indicano una tendenza ormai diffusa nei grandi eventi europei: i nomi in grado di riempire le piazze diventano il motore economico che può sostenere palchi dedicati al jazz più tradizionale e ai giovani talenti. Resta però una linea sottile da non oltrepassare. Il programma completo, atteso per febbraio 2026, sarà il vero banco di prova per capire se Modena riuscirà a tenere insieme attrattività internazionale e coerenza artistica, o se l’equilibrio tra jazz e “oltre” finirà per pendere troppo da una sola parte.

Uscite discografiche: un’Europa che sperimenta

Sul fronte discografico, dicembre conferma una scena europea curiosa e interconnessa. Progetti collettivi a forte identità, lavori che mettono in dialogo sensibilità mediterranee e nordiche, concept audaci che giocano con l’immaginario e la narrazione. Un panorama in cui il jazz si dimostra permeabile, aperto, disposto a rischiare.

Una musica in movimento

Dai Grammy ai festival, dalle ristampe storiche alle sperimentazioni più radicali, il quadro che emerge è quello di un jazz in piena trasformazione. Non esiste una sola direzione, ma molte conversazioni che avvengono simultaneamente: tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione, tra radici locali e visioni globali.

Il 2026 si annuncia come un anno chiave, e non solo per i premi o i grandi eventi in arrivo. È il segnale di una musica che continua a interrogarsi, a cambiare pelle, a cercare nuovi ascoltatori senza rinnegare la propria storia. E in questo equilibrio instabile, ma vitale, sta forse la sua forza più autentica.

Novità della… Family

Con l’avvicinarsi delle festività, anche in casa Jazz in Family il ritmo rallenta leggermente… ma la curiosità e l’energia restano più vive che mai.

Questa è la settimana della Jazz Weekly 354, l’ultima dell’anno: un numero che raccoglie le vibrazioni finali del 2025 e racconta cosa sta accendendo la scena jazz in questi giorni così particolari.

Come da tradizione, nelle settimane del 25 dicembre e del 1° gennaio la rubrica si prenderà una breve pausa. Sarà il momento giusto per lasciare spazio a recensioni, approfondimenti e articoli speciali, da gustare con calma tra una festa e l’altra.

La programmazione regolare – sul sito e in radio – tornerà nella settimana dell’8 gennaio con Jazz Weekly 355. Un nuovo inizio, da vivere insieme, naturalmente a ritmo di jazz.

3.
Azione della Settimana!

Ascolta con attenzione i protagonisti del dibattito.

Se i Grammy 2026 stanno facendo discutere, il modo migliore per farsi un’idea è tornare alla musica. Questa settimana ti invitiamo a dedicare un ascolto consapevole ad alcuni dei nomi chiave della categoria Best Alternative Jazz Album: Ambrose Akinmusire, Robert Glasper, Brad Mehldau, Nate Smith e Immanuel Wilkins.

Prova poi a confrontare questi linguaggi con quelli più radicati nella tradizione presenti nella categoria Best Jazz Instrumental Album, come il Branford Marsalis Quartet o gli Yellowjackets.

È davvero jazz “alternativo” o è semplicemente il jazz che racconta meglio il nostro tempo?

Ascolta, confronta e facci sapere la tua opinione: il dibattito è aperto.

Jazz Weekly 354
Jazz Weekly 354

Ci ritroviamo dopo le feste, con nuove storie da raccontare e nuove musiche da ascoltare. Intanto,

SIATE GRANDI!!!

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