
Rich State of Mind è il secondo album di Rémi Cormier e rappresenta una sintesi matura tra jazz contemporaneo, hip-hop e influenze nordafricane. Il disco non ruota attorno all’idea materiale di ricchezza, ma a un concetto culturale e comunitario: creatività, resilienza, identità.
Per chi cerca una risposta chiara: Rich State of Mind è un album di jazz moderno che unisce groove urbano, scrittura melodica e produzione curata, distinguendosi per coerenza estetica e profondità sonora.
Rémi Cormier, trombettista di Montréal e vincitore del Radio-Canada Jazz Revelation of the Year 2023, consolida qui una visione personale già intravista nelle collaborazioni con Ron Carter, Dave Holland e Randy Brecker. In questo lavoro, però, il centro narrativo è interamente suo.
Analisi musicale: suono, produzione e identità stilistica
1. Struttura sonora e contaminazioni
L’album costruisce un ponte tra:
- Jazz contemporaneo nordamericano
- Groove hip-hop
- Suggestioni nordafricane
- Sensibilità melodica europea
2. Momenti chiave dell’album
- Jenny (feat. Braxton Cook): episodio centrale per equilibrio tra melodia, groove e dialogo tra fiati.
- Interlude: episodio più intimo, centrato sull’assolo di chitarra. Funziona come pausa narrativa, anche se resta un frammento più che un capitolo compiuto.
L’album respira: le dinamiche sono curate e la produzione (Rémi Cormier con Joey Reda) garantisce separazione timbrica e profondità. Il mix di Eric Plante valorizza ogni dettaglio, dalle micro-dinamiche della tromba alle percussioni.
Tra i momenti più rappresentativi spicca Jenny, impreziosita dal featuring di Braxton Cook al sassofono. Il dialogo tra tromba e sax costruisce una trama melodica intensa ma misurata, sostenuta da una sezione ritmica compatta che mantiene un groove profondo e controllato. La scrittura privilegia interplay e dinamica, evitando l’eccesso virtuosistico.
Accanto a questo episodio, Famli esplicita il cuore concettuale di Rich State of Mind: la ricchezza come comunità, presenza, condivisione quotidiana. Il groove è caldo e diretto, quasi domestico, a sostegno di un messaggio chiaro e universale.
Zami introduce una vibrazione nu jazz / jazz hop con accenti neo soul, giocando sul tema della lealtà e della distinzione tra amicizia autentica e relazioni superficiali. Qui la band – Theo Abellard, Louis-Vincent Hamel, Levi Dover, Elli Miller-Maboungou e Nick Di Giovanni – mostra coesione e fluidità.
Con Volition, infine, Cormier lavora sull’idea di volontà come scintilla silenziosa che trasforma l’intenzione in percorso: beat groovy, assoli misurati e una costruzione melodica che valorizza l’interplay collettivo della scena jazz canadese.
Produzione e qualità audio: cosa aspettarsi all’ascolto
Per audiofili e ascoltatori attenti alla resa sonora, Rich State of Mind offre:
- Ampia gamma dinamica
- Tromba dal timbro caldo e definito
- Basso presente ma non invasivo
- Percussioni dettagliate e tridimensionali
- Mastering equilibrato (Le Lab Mastering)
È un disco che beneficia sia dell’ascolto in cuffia sia di un impianto hi-fi, grazie alla profondità del mix.
La dimensione visiva: copertina e coerenza estetica
La copertina – Rémi con una corona dorata e una palette cromatica vivace – non è decorativa, ma dichiarativa. Visualizza il concetto di “ricchezza mentale” come leadership creativa e indipendenza artistica. La grafica dialoga con il suono urbano e stratificato dell’album, rafforzando l’identità del progetto.
Per chi è consigliato Rich State of Mind?
1. L’appassionato di jazz contemporaneo
Se segui le evoluzioni post-bop e il jazz contaminato, questo album offre scrittura solida e identità riconoscibile.
2. L’ascoltatore crossover (jazz + hip-hop)
Chi ama produzioni ibride troverà groove urbani e una sensibilità moderna senza perdere la qualità strumentale.
3. Il musicista o studente di tromba
Ottimo caso di studio per fraseggio, gestione dello spazio e costruzione melodica non ridondante.
4. L’audiofilo
Produzione e mastering curati rendono il disco interessante anche come test di impianto.
Significato e posizionamento nel panorama attuale
In un momento in cui il jazz contemporaneo oscilla tra tradizione e sperimentazione estrema, Rich State of Mind sceglie una terza via: accessibilità intelligente. Non semplifica, ma chiarisce. Non estremizza, ma consolida.
Per chi, come noi, racconta quotidianamente il jazz indipendente con l’obiettivo di valorizzarne le voci più autentiche, questo lavoro rappresenta un esempio concreto di come identità, produzione e visione possano convivere in modo coerente.
Conclusione
Rich State of Mind è un album compatto, coerente e concettualmente forte. Non punta sull’effetto, ma sulla sostanza. È un disco che rafforza la posizione di Rémi Cormier nel jazz contemporaneo e che merita attenzione da parte di chi cerca musica con una direzione chiara e una qualità produttiva elevata.

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