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Benvenuto in Find Your Swing, la tua bussola per navigare tra le nuove uscite discografiche di novembre 2025.
Qui non troverai una semplice lista, ma una selezione accurata dei migliori album, EP e singoli del jazz, scelti con passione e competenza. Ogni brano che ti segnaliamo è accompagnato da un nostro commento, per darti un assaggio autentico di ciò che ti aspetta.
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Dal maggio 2019 ci dedichiamo a selezionare e segnalare la migliore musica del tuo genere preferito.
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Novembre 2025 – Le uscite discografiche
Settimana dall’1 al 2 novembre
Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
Novembre 2025 – Le uscite discografiche
Settimana dal 3 al 9 novembre
Meanwhile: un ponte tra identità e futuro
Esce il 5 novembre Meanwhile, il nuovo album di Emiliano D’Auria, pubblicato da Via Veneto Jazz in un’edizione curata su cd, vinile e digitale. Questo lavoro rappresenta il secondo capitolo di un progetto artistico più ampio, che dopo The Baggage Room — dedicato alle storie degli immigrati europei approdati a Ellis Island — si concentra su ciò che accade dopo: le vite di chi, superato il confine, si trova a costruire una nuova esistenza, tra speranze, sfide e rinascite.
Registrato a Monaco di Baviera nel novembre 2024, Meanwhile è un crocevia di stili e culture, dove la sensibilità melodica di D’Auria e del contrabbassista Jacopo Ferrazza si fonde con l’energia del sound americano, incarnata da musicisti del calibro di Philip Dizack alla tromba, Dayna Stephens al sassofono tenore e Kush Abadey alla batteria. Il risultato è una musica che non si limita a rievocare il passato, ma propone una riflessione attuale sull’esperienza umana, sulle migrazioni interiori e sulle trasformazioni che definiscono il nostro tempo.
Le undici tracce, tra cui spiccano ‘Timeless Threads’, ‘Embracing the Question’ e ‘Echoes of the Past’, si sviluppano come un racconto sonoro dove ogni brano è un tassello di un viaggio collettivo. La copertina, firmata da Marta Fratini, e le note di Ted Panken sottolineano come Meanwhile non sia solo un disco, ma un invito a riflettere sul significato di appartenenza, identità e cambiamento. Una musica che nasce dall’ascolto reciproco e che, con eleganza, ci ricorda come ogni incontro possa diventare una nuova strada da percorrere.
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Emanuele Sartoris – Lucino’s Carols (not only for kids)
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
07
Lucino’s Carols (not only for kids): Emanuele Sartoris e la magia di un Natale in musica
Con “Lucino’s Carols (not only for kids)”, Emanuele Sartoris regala un album che è molto più di una semplice raccolta di brani natalizi: è un viaggio onirico, un dialogo tra parole e note ispirato al libro “Il Natale strabilievole di Lucino Dolcifeste” di Davide Ielmini. Il pianista torinese, già apprezzato per la sua versatilità tra jazz, classica e contemporanea, si confronta qui con le composizioni originali di Paolo Coggiola, trasformando otto capitoli letterari in altrettanti quadri sonori dove l’improvvisazione jazzistica si fonde con la delicatezza di una fiaba moderna.
Ogni traccia è una scoperta: dal ritmo swing di “Nel regno di Babbo Natale” alla dolcezza malinconica di “I Boschi d’inverno”, Sartoris dimostra una sensibilità rara nel cogliere le sfumature emotive del racconto, arricchendole con armonie sofisticate e un tocco personale che ricorda, senza mai copiare, i grandi maestri del pianoforte jazz. Il risultato è un disco che parla a tutte le età, capace di evocare la magia del Natale senza cadere nei cliché, ma anzi rivelando come la musica possa essere ponte tra l’infanzia e l’età adulta, tra realtà e sogno.
Un progetto che, grazie anche alle illustrazioni di Cesare Camardo e alle note di Guido Michelone, diventa un oggetto d’arte a tutto tondo, confermando ancora una volta come la musica di Sartoris sappia essere sempre al servizio della narrazione, della poesia e, in definitiva, dell’anima. Un Natale da ascoltare con gli occhi chiusi, per ritrovare la meraviglia nascosta nelle piccole cose.
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Sun Speak – Probiotic Orchestrations
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
07
Sun Speak: Probiotic Orchestrations – Un Viaggio Sonoro tra Jazz, Rock e Oltre
Sun Speak, il trio composto da Matt Gold alla chitarra, Nate Friedman alla batteria e Daniel Pierson alle tastiere, presenta il loro sesto album, Probiotic Orchestrations. Questo lavoro, nato da una sessione creativa in una cabina sulla costa del New Hampshire nel 2024, è un mix esplosivo di improvvisazione e composizione, che fonde jazz, rock, musica elettronica e sonorità progressive.
Il disco si apre con With Our Chins To The Sky, un brano epico che richiama l’eredità di Jimi Hendrix, per poi esplorare una varietà di atmosfere: dalla ballata Canadian Dream, un omaggio a Joni Mitchell, al groove travolgente di Via Vienna, fino all’esplorazione testurale di Slow Hidden. Ogni traccia cattura l’energia del momento, lavorata con cura in un mix di freschezza e creatività.
Probiotic Orchestrations è un album che celebra la libertà creativa e l’amicizia musicale, un viaggio sonoro che invita all’ascolto e alla scoperta.
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Gordon Beck – Pay Now, Live Later: Live at the Bass Clef ’85
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
07
Un Viaggio nel Tempo: Le Composizioni di Gordon Beck Rivivono in Chiave Contemporanea
In questo nuovo progetto discografico, le composizioni di Gordon Beck prendono vita con una freschezza sorprendente, reinterpretate da un ensemble di talento. Tra i brani spiccano Clusters e Suite No. 1, originariamente incisi nel 1968 nell’album Gyroscope, qui presentati in una veste rinnovata con un trio d’eccezione composto da Beck, Dave Green e Spike Wells.
Sunbird, il brano titolo dell’album omonimo del 1979, vede la partecipazione di un quintetto completo, con Ray Warleigh e Iain Ballamy che arricchiscono la tessitura sonora. Nice One, inizialmente registrato nel 1974, torna in una nuova versione, mentre Pay Now, Live Later sembra essere un inedito che aggiunge un tocco di novità al progetto.
Tra le perle del repertorio, spicca At The Edge, composizione di Allan Holdsworth già incisa in duo da Beck e Holdsworth nel 1980. Chiude il cerchio I Can’t Tell You To Begin, brano tratto dall’album Out of the Blue del 1985, che vede la collaborazione con Didier Lockwood.
Un album che celebra il genio di Gordon Beck, unendo passato e presente in un dialogo musicale senza tempo.
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Jonah Parzen-Johnson & Lau Nau – A Few We Remember
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
07
A Few We Remember: Un Viaggio Musicale tra Narrazione e Improvvisazione
“A Few We Remember” è il nuovo album del duo formato dalla compositrice finlandese Lau Nau, alias Laura Naukkarinen, e dal sassofonista baritono americano Jonah Parzen-Johnson. Questo progetto segna il debutto della loro collaborazione, un incontro musicale che oscilla tra momenti di ambienza intricata, melodie sussurrate e improvvisazioni delicate, il tutto costruito su otto partiture narrative composte da Parzen-Johnson.
Per Jonah Parzen-Johnson, raccontare una storia va oltre la semplice condivisione di fatti. Una storia ben raccontata è un rivestimento protettivo intorno ai nostri sentimenti più intimi e universali, troppo delicati per essere nominati. Le sue partiture narrative sono storie che si possono leggere, ma sono anche molto di più: sono un grilletto per sensazioni. Se tutto va bene, è questa sensazione che si riversa nella loro improvvisazione. Lau Nau, d’altra parte, apprezza la registrazione di take dal vivo senza overdub, e questo album è esattamente così: pura energia creativa che bolle nel momento.
Il singolo di debutto, “First Time Viewer”, è un esempio perfetto di come la loro musica possa essere sia delicata che resiliente. È quasi impossibile distinguere dove inizia la fragile melodia del sassofono baritono di Jonah e dove finisce l’accompagnamento live-sampled, processato e re-sintetizzato di Lau. Man mano che l’improvvisazione si sviluppa, una nuvola di frammenti eterei si forma in un reticolo di melodia e texture abbastanza forte da sostenere l’intero brano.
“A Few We Remember” è un album che celebra la magia dell’improvvisazione e la potenza della narrazione, un viaggio musicale che vi invita a scoprire nuove emozioni e sensazioni.
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Sebastian Rochford: Finding Ways, un viaggio sonoro tra resilienza e sperimentazione
Sebastian Rochford, batterista, compositore e produttore britannico, è una figura unica nel panorama musicale contemporaneo. Con alle spalle collaborazioni con giganti come Patti Smith, Damon Albarn, Brian Eno e Grace Jones, Rochford ha sempre saputo sfidare i confini del jazz e della musica moderna. Dopo l’acclamato A Short Diary, un duo intimo e commovente dedicato al padre, torna con Finding Ways, un progetto ambizioso che segna una nuova tappa nel suo percorso artistico.
Questo album, incentrato sulla chitarra, vede la partecipazione di talenti come Tara Cunningham, David Preston, Adrian Utley dei Portishead e Simon Tong, ex The Verve e Gorillaz. Il risultato è un intreccio di groove sperimentali e profondità emotiva, con un suono grezzo e senza filtri, capace di evocare un’atmosfera senza tempo. Rochford, ancora una volta, sfugge a ogni etichetta, creando una musica che pulsa di vita, frammentata e profondamente umana. Il titolo, Finding Ways, riflette la sua filosofia di vita: trasformare le sfide in opportunità, trovare strade per andare avanti, anche nei momenti più difficili.
Mixato dal maestro del suono Tchad Blake, l’album è un manifesto di energia diretta e inclassificabile, specchio dello spirito pionieristico di Rochford. Un lavoro che parla a chiunque abbia mai cercato un senso nella musica e nella vita, confermando che l’arte, quando è sincera, sa sempre trovare la strada per toccare l’anima.
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WITCHESS: un manifesto sonoro tra feminism e rivoluzione
WITCHESS, il nuovo album sperimentale della batterista e compositrice Francesca Remigi, è un’opera concettuale che intreccia musica, parole e pensieri politici per esplorare temi urgenti come il femminismo, la giustizia sociale e la memoria storica. Attingendo alle voci radicali di Angela Davis e Silvia Federici, il disco affronta le intersezioni tra genere, razza e capitalismo, tracciando un filo rosso dalla violenza delle cacce alle streghe alle disuguaglianze economiche sistemiche di oggi.
Le composizioni, taglienti e innovative, si fondono con frammenti parlati, trasformando ogni traccia in un saggio sonoro: una riflessione sull’oblio delle donne, l’eredità coloniale della violenza patriarcale e il ruolo dell’arte nei movimenti rivoluzionari. Con un equilibrio tra improvvisazione e urgenza politica, WITCHESS non si limita a essere ascolto, ma diventa uno spazio di riflessione critica e liberazione collettiva.
In uscita il 7 novembre 2025, l’album vede la collaborazione di Andrea Giordano (voce, flauto, elettronica), Silvia Cignoli (chitarra elettrica, elettronica), Alessandro Mazzieri (basso elettrico) e Naomi Nakanishi (piano, synth). Un progetto che sfida l’ascoltatore a guardare oltre la musica, verso un femminismo intersezionale e trasformativo.
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By All Means: Aaron Parks e l’arte del jazz come abbraccio
Con By All Means, in uscita il 7 novembre per Blue Note, Aaron Parks torna a celebrare l’essenza del jazz acustico, espandendo il suo trio—con Ben Street al contrabbasso e Billy Hart alla batteria—in un quartetto luminoso grazie all’aggiunta del sassofonista Ben Solomon. L’album, composto da sette originali, è un omaggio alla tradizione del jazz afroamericano, ma anche un invito a viverla come un continuum vitale, non come mera nostalgia.
Parks, da sempre esploratore di confini sonori, qui sceglie di tornare alle radici: brani come Parks Lope—il singolo trainante—e le dediche alla famiglia rivelano un musicista che, pur amando l’ibridazione con electronica e rock, trova nel jazz acustico la sua dimensione più autentica. Il disco nasce da una residenza al Village Vanguard, dove la chimica tra i musicisti ha trasformato ogni nota in un dialogo spontaneo, un “sì” entusiasta alla magia dell’improvvisazione collettiva.
Non è un caso che il titolo, By All Means, sia un invito a partecipare a questa festa sonora. Parks, Street, Hart e Solomon non suonano solo insieme: respirano, si ascoltano, si completano. Un disco che, con eleganza, ricorda a tutti che il jazz è ancora—e sempre—un’arte viva, capace di emozionare, unire e ispirare. Un abbraccio musicale che non finisce mai.
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SPACETIME: Dove il Jazz Incontra il Mare e il Tempo Si Ferma
Ci sono luoghi che non sono solo sfondi, ma protagonisti silenziosi di storie e melodie. Paros, perla delle Cicladi, è uno di questi: un’isola dove il tempo sembra dilatarsi e lo spazio diventare un’abbraccio. È qui che nasce SPACETIME, un progetto musicale che è prima di tutto un incontro, una conversazione tra artisti uniti dalla magia di questo angolo di mondo.
Nato da anni di scambi creativi e performance condivise, l’album prende vita nell’aprile 2025 allo White Pebbles Studio, dove musicisti, fotografi e artisti visivi si riuniscono per dare forma a una visione comune. Il risultato è un viaggio sonoro che attraversa confini e generazioni, fondendo jazz, elettronica, i colori del Mediterraneo e la poesia. Al centro della scena, la chitarra Fender VI di Marc Buronfosse dialoga con il pianoforte Fender Rhodes di Yiannis Papadopoulos, mentre il sassofono di Stavros Manthos e il basso di Arnaud Ginioux disegnano atmosfere avvolgenti. A completare il quadro, le percussioni di Ferruccio Gadani e la batteria di Panagiotis Kostopoulos, che donano ritmo e profondità.
Ma è con gli ospiti speciali che SPACETIME diventa un’opera corale: il flugelhorn di Franco Ambrosetti, leggenda del jazz europeo, si intreccia con la voce eterea di Nefeli Fasouli, mentre il qanoun di Kimon Xigkis e le parole di Jean-Philippe Carlot aggiungono sfumature orientali e poetiche. Un album che non si limita a suonare, ma racconta — di incontri, di viaggi, di come la musica possa essere un linguaggio universale, capace di unire anime diverse in un’unica, grande storia. In un’epoca di divisioni, SPACETIME ci ricorda che l’arte, come il mare, non ha confini.
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Scandinavian Art Ensemble with Tomasz Stańko – The Copenhagen Session Vol. 2
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
07
The Copenhagen Session Vol. 2: un omaggio eterno a Tomasz Stańko
Nel solco di una tradizione che non smette di stupire, lo Scandinavian Art Ensemble torna con The Copenhagen Session Vol. 2, un lavoro che chiude idealmente il cerchio aperto con il primo volume, dedicato alla memoria del grande trombettista polacco Tomasz Stańko. Registrato nel 2016 ai The Village Recordings di Copenaghen, questo album rappresenta un tesoro nascosto, emerso solo oggi, a sette anni dalla scomparsa del maestro. Un documento che cattura Stańko nel momento in cui, circondato da giovani talenti scandinavi e polacchi, si abbandona a un’esplorazione musicale aperta e coraggiosa.
I brani, come So Nice e Morning Ballad, sono esemplari di quella capacità unica di Stańko di fondere l’intensità lirica con una ricerca sonora sempre protesa verso l’ignoto. La voce di Johanna Elina Sulkunen, il vibrafono di Martin Fabricius e il pianoforte di Artur Tuźnik si intrecciano con le trombe di Stańko, Tomasz Dąbrowski e Snorri Sigurðarson, creando un dialogo dove ogni nota sembra sospesa tra malinconia e vitalità. Anti-Freeze e Sunrise sono momenti in cui l’improvvisazione diventa pura espressione, un flusso di coscienza musicale che onora lo spirito innovativo di Stańko.
Questo album non è solo una testimonianza storica, ma una celebrazione di una musica capace di superare confini geografici e temporali. Un lavoro che, come scriveva Andreo Michaelo Mielczarek nelle note di copertina, ci ricorda che l’arte, quando è vera, non muore: continua a risuonare, a emozionare, a ispirare. In uscita il 7 novembre 2025 per April Records, The Copenhagen Session Vol. 2 è un regalo per chi crede che la musica sia eterna.
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Natural Name: l’essenza di un dialogo musicale
Con Natural Name, il duo For Living Lovers — composto dal chitarrista Brandon Ross e dal bassista acustico Stomu Takeishi — ci regala un album che è molto più di una semplice raccolta di brani: è una dichiarazione d’intenti, un viaggio verso l’autenticità sonora. Dopo anni di collaborazione e ricerca, i due musicisti hanno trovato in questo lavoro la piena espressione della loro identità artistica, liberandosi delle influenze esterne per abbracciare un linguaggio musicale del tutto personale.
Ross, incoraggiato da giganti come Ornette Coleman e Archie Shepp a cercare la propria voce, e Takeishi, suo compagno di strada fin dai tempi di Henry Threadgill, creano un intreccio di suoni dove chitarra acustica, soprano guitar e banjo si fondono con il basso acustico in un dialogo intimo e profondo. Brani come Pollinator e Pioneer sono esempi perfetti di come la musica possa nascere da un’ascolto reciproco, da una sintonia che va oltre la tecnica. Ogni nota sembra emergere naturalmente, come se i due musicisti stessero semplicemente conversando, senza filtri né artifici.
In uscita il 7 novembre 2025 per Sunnyside Records, Natural Name è un invito a scoprire la bellezza della musica quando questa diventa pura espressione di sé. Un album che ci ricorda come l’arte più vera nasca dalla capacità di essere se stessi, senza compromessi. Un’ascolto che nutre l’anima e apre il cuore.
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More Than You Know: Dexter Gordon, il gigante sofisticato rivive a Genova
Nel 1981, in una calda serata estiva a Villa Imperiale, durante il Festival Estate Jazz di Genova, Dexter Gordon salì sul palco con il suo quartetto e regalò al pubblico una di quelle performance che restano impresse nella memoria collettiva. Oggi, quel concerto torna alla luce con More Than You Know, un doppio album che cattura tutta l’essenza del “Gigante Sofisticato”, uno dei più grandi sassofonisti tenore della storia del jazz.
Nel 1981, durante il Festival Estate Jazz a Genova, Dexter Gordon incantò il pubblico con una performance indimenticabile. Oggi, quel concerto ritorna in More Than You Know, un doppio album che cattura tutta la magia del “Gigante Sofisticato” del jazz.
Con Kirk Lightsey al pianoforte, David Eubanks al contrabbasso ed Edward Gladden alla batteria, Gordon esplora standard e composizioni originali con eleganza ineguagliabile. It’s You or No One apre il disco con un suono avvolgente, mentre Hi Fly si sviluppa in un viaggio ipnotico di quasi diciotto minuti. Il secondo disco culmina con More Than You Know, una versione intensa e malinconica che si estende per oltre venti minuti, regalandoci un jazz puro e universale.
Questo album è un omaggio al legame tra Dexter Gordon e l’Italia, un paese che lo ha sempre amato. More Than You Know non celebra solo un gigante, ma ci ricorda come la musica possa superare il tempo, rimanendo sempre viva.
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Jan Garbarek, Anouar Brahem, Shaukat Hussain – Madar
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
07
Madar: un dialogo senza confini tra Oriente e Occidente
Ci sono incontri musicali che vanno oltre il tempo e lo spazio, e Madar è uno di questi. Registrato nel 1992 e pubblicato due anni dopo, questo capolavoro della ECM documenta l’unico, irripetibile incontro tra Jan Garbarek al sassofono, Anouar Brahem all’oud e Shaukat Hussain alle tabla. Un progetto nato quasi per caso, su suggerimento di Manfred Eicher, che osò dire: «Proviamo e vediamo cosa succede». Il risultato? Una fusione spontanea di tradizioni, dove la Norvegia di Garbarek e il Medio Oriente di Brahem e Hussain si incontrano come vicini di casa, uniti da un rispetto profondo e da una sensibilità collettiva rara.
Le improvvisazioni di Madar sono paesaggi sonori che ancora oggi sembrano freschi e attuali, un dialogo a tre voci che trascende i confini culturali senza mai tradirne l’essenza. Ogni brano — dalla malinconica Sull Lull alla vibrante Bahia — è un viaggio in cui il sax, l’oud e le tabla si intrecciano in una conversazione che sembra illuminare l’ascoltatore. Non è “world music” nel senso commercializzato del termine, ma un’arte dell’incontro, dove l’improvvisazione diventa linguaggio universale.
Ora disponibile per la prima volta in vinile nella serie Luminessence, Madar è un promemoria di come la musica, quando nasce dall’ascolto reciproco, possa essere una celebrazione della diversità e, allo stesso tempo, dell’unità. Un disco che, a distanza di decenni, continua a parlare di rispetto, libertà e bellezza pura.
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Bjørn Bolstad Skjelbred – S.E.A – Places and Other Stories
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
07
Places and Other Stories: Un viaggio tra luoghi e storie nel jazz nordico di Bjørn Bolstad Skjelbred
Con Places and Other Stories, il pianista Bjørn Bolstad Skjelbred ci regala un album che è un racconto intimo e suggestivo, un viaggio tra paesaggi sonori e emozioni sospese. Affiancato da Tine Asmundsen al contrabbasso e Terje Engen alla batteria, Skjelbred esplora composizioni originali che sembrano dipingere immagini: dalla malinconia di Autumn Rain alla riflessività di Laura in Limbo, fino all’energia di Friday Night Fuzz.
Registrato tra il 26 e il 27 novembre 2024, il disco è il frutto di anni di collaborazione e complicità tra i tre musicisti, che hanno saputo creare un suono unico, dove la delicatezza del pianoforte si intreccia con la profondità del contrabbasso e la precisione della batteria. Ogni brano, come Mountains o Walk of Grief, è una tappa di un percorso che unisce luoghi reali e storie personali, trasformando la musica in una narrazione senza parole.
Places and Other Stories non è solo un album, ma un invito a lasciarsi trasportare, a scoprire come le note possano diventare paesaggi e le emozioni, storie universali. Un lavoro che conferma come il jazz nordico sappia essere, al tempo stesso, intimo e senza confini.
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“Rose-Anna: Un Ascolto Musicale tra Memoria e Trasformazione”
Con “Rose-Anna”, il pianista Noah Franche-Nolan, nominato ai Juno Awards, rende omaggio alla sua bisnonna acadiana, Rose-Anna Chassé, in un album che intreccia memoria familiare e innovazione jazzistica. Accompagnato da Jodi Proznick al basso e Nicholas Bracewell alla batteria, Franche-Nolan esplora temi di trasformazione personale e spirituale attraverso composizioni originali come “Sublimation” e brani energici come “Hawks” e “A Triangle is a Bird”.
Un album che celebra la tradizione e la creatività, perfetto per chi cerca un jazz moderno con radici profonde.
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Simona Severini e Jacopo Ferrazza – Dream Scenario
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
07
Dream Scenario: Simona Severini e Jacopo Ferrazza tra sogno e realtà
Esce per Parco della Musica Records Dream Scenario, il primo album del duo formato dalla cantautrice Simona Severini e dal contrabbassista Jacopo Ferrazza. Un progetto nato nel 2022, frutto di una sintonia artistica che si è consolidata tra palchi italiani e internazionali, e che trova la sua massima espressione in undici brani, otto dei quali originali. Le composizioni, firmate da Ferrazza in musica e da Severini nei testi, si muovono tra l’intimità della chitarra e la profondità del contrabbasso, creando un dialogo sospeso tra tensione e distensione.
L’album, il cui titolo si ispira all’omonimo film di Kristoffer Borgli, esplora il confine labile tra veglia e sogno, tra realtà e immaginazione. Brani come Sole — una fantasia su un sole che brucia Milano — e Sogno — ambientata in una casa popolata da fantasmi — evocano atmosfere oniriche e letterarie, richiamando le suggestioni di Rulfo e García Márquez. Non mancano omaggi a grandi autori: Black Crown di Joni Mitchell e i classici di Duke Ellington, Prelude to a Kiss e Caravan, rivisitati in chiave minimalista.
Dream Scenario è un viaggio sonoro che riflette sulla nostalgia, sui percorsi immaginari e sulle possibilità inesplorate. Un lavoro che, tra virtuosismi e sussurri, ci ricorda come la musica sia il luogo dove realtà e sogno si incontrano, rivelando la bellezza nascosta nei confini sfumati dell’anima umana.
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Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
Novembre 2025 – Le uscite discografiche
Settimana dal 10 al 16 novembre
Touch: Il Ritorno dei Tortoise con un Album che Sfida il Tempo e lo Spazio
Dopo nove anni di attesa, i Tortoise tornano con “Touch”, un album che conferma la loro capacità di creare drammi sonori senza parole, ricchi di una familiarità cinematografica. Le canzoni di “Touch” sono elaborate e attentamente mixate per evocare un senso di inquietudine distintamente cinematografica, trasportando l’ascoltatore in scenari notturni e paesaggi rurali abbandonati.
La realizzazione di “Touch” è una storia a sé stante, un racconto commovente di musicisti che si adattano alle circostanze della vita. I Tortoise operano come un collettivo, dove ogni decisione creativa viene presa in gruppo, considerando tutte le idee e le prospettive. Tuttavia, per la prima volta, il processo di creazione è stato complicato dalla distanza geografica. I membri della band, sparsi tra Chicago, Los Angeles e Portland, hanno dovuto adattarsi a nuove modalità di lavoro, registrando in diversi studi e affrontando sessioni con mesi di intervallo.
Nonostante le sfide, “Touch” è emerso come uno degli album più coesi della loro carriera. John McEntire, batterista e ingegnere del mix, ha sottolineato l’importanza delle sessioni di sviluppo in presenza, dove l’ispirazione dei Tortoise raggiunge il suo apice. Tuttavia, la band ha dimostrato una notevole capacità di adattamento, trasformando le difficoltà in opportunità creative.
“Touch” è un album che celebra la resilienza e la creatività dei Tortoise, un viaggio sonoro che vi invita a esplorare nuove emozioni e sensazioni. Un ritorno atteso che non delude le aspettative, confermando la loro posizione di pionieri nel panorama musicale contemporaneo.
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Chiara Ceo – Lights and Shades of Mine… in Vocalese!
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
12
Lights and Shades of Mine… in Vocalese!: Chiara Ceo e l’arte di cantare l’anima
Con “Lights and Shades of Mine… in Vocalese!”, Chiara Ceo ci regala un omaggio vibrante e personale al vocalese, quel linguaggio jazzistico che, nato negli anni ’50, trasforma l’improvvisazione strumentale in parola cantata, rendendo accessibile la complessità del jazz attraverso la voce umana. Affiancata dal pianista Carlo Maria Barile e da ospiti d’eccezione come Mario Rosini e Paola Arnesano, la vocalist pugliese esplora le sfumature della propria identità artistica, tra luci e ombre, fragilità e forza.
L’album si apre con l’urgenza ecologica di “A Change for Nature”, dove le terzine vocali evocano il moto delle onde, e si chiude con la dichiarazione d’amore “A Life for Music”, un valzer che celebra la musica come compagna di vita. Tra questi estremi, brani come “You Loved Me” – dedicato al nonno – e “The World Stops” – riflessione sul silenzio del lockdown – rivelano una voce capace di essere sia strumento che racconto, sia emozione pura che parola poetica. La reinterpretazione di classici come “Alice in Wonderland” e “The Little Mermaid” dimostra poi come il vocalese possa trasformare anche la fiaba in jazz, rendendo universale ogni storia.
Chiara Ceo, con questo lavoro, non solo omaggia una tradizione, ma ne rinnova lo spirito: la voce come specchio dell’anima, capace di abbracciare ogni contraddizione e di trasformare ogni nota in un invito a guardarsi dentro, senza paura. Un disco che, tra swing e intimismo, ci ricorda che la musica è anche questo: un viaggio verso la pienezza, imperfetta e meravigliosa.
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Bringer of Light: Omrum e la magia dello spazio sonoro
Nato dalla vivace scena jazz di Copenaghen, Omrum è un quartetto che trasforma l’improvvisazione e la composizione in un dialogo senza gerarchie. Il loro album di debutto, Bringer of Light—in uscita per Hobby Horse Records—è un viaggio sonoro registrato in un fienile sull’isola danese di Møn, dove il calore di una stufa a legna e l’intimità di un’unica stanza hanno reso ogni nota un atto di fiducia reciproca.
Erik Kimestad alla tromba, Mads Hyhne al trombone, Richard Andersson al contrabbasso e Jakob Høyer alla batteria non hanno leader: qui, ogni musicista contribuisce in egual misura, guidato dall’ascolto e dall’istinto. Le dieci tracce—sei composizioni di Kimestad, una di Hyhne e tre improvvisazioni collettive—si muovono tra esplosioni virtuosistiche e silenzi sospesi, tra blues malinconici e atmosfere avvolgenti. Brani come Blues for Teitelbaum e For the Love of Wisdom rivelano un gruppo che non teme il rischio, ma anzi lo abbraccia come parte del processo creativo.
Bringer of Light è un manifesto di come la musica, quando nasce dalla condivisione e dall’abbandono all’ignoto, possa diventare luce. Un debutto che celebra l’incontro tra quattro voci uniche, unite dalla stessa visione e dalla stessa fede nel potere trasformativo del suono.
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Jessamine: Un Album di Radici e Memorie
Jessamine è un viaggio musicale che rappresenta un ritorno simbolico alle origini, un ritorno a casa attraverso canzoni che sono come cimeli raccolti lungo il cammino della vita. L’album è un tributo alle radici musicali e creative, un mix di ricordi, influenze e esperienze che hanno plasmato l’artista.
Le canzoni spaziano da riflessioni nostalgiche a omaggi a influenze musicali, come la musica latina e il blues. Ogni brano è un capitolo di un viaggio personale, un modo per riconnettersi con il passato e onorare le fondamenta che hanno formato l’identità musicale dell’artista. Un album che unisce passato e presente, un viaggio emotivo e sonoro che cattura l’essenza di un percorso artistico unico.
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JMMR: Resistance is Fertile – Un Nuovo Suono di Resistenza Musicale
Fondato dal trombettista e arrangiatore Jordan McLean, ex membro degli Antibalas, il collettivo JMMR (Jordan McLean’s Musical Resistance) presenta il suo album di debutto, Resistance is Fertile. Questo progetto, nato nel 2019 e consolidato nel 2024, rappresenta una fusione di energie creative e un manifesto di resistenza attraverso la musica.
Resistance is Fertile è un viaggio sonoro che unisce electrobeat, jazz e improvvisazione, registrato con un approccio innovativo: ogni traccia è stata costruita a partire da beatbox vocali, stratificati con drum machine, synth e ottoni. Il risultato è un album dinamico e coinvolgente, perfetto per la pista da ballo e per l’ascolto attento.
Il collettivo JMMR vanta collaborazioni con artisti di fama internazionale come David Byrne, Patti LaBelle, Tony Allen, e Ornette Coleman, solo per citarne alcuni. In Resistance is Fertile, McLean è affiancato da musicisti di grande talento come Stuart Bogie, Cochemea Gastelum, Morgan Price e Ricardo Quinones, che arricchiscono l’album con le loro improvvisazioni brillanti.
Resistance is Fertile è un album che celebra la resistenza creativa e l’energia collettiva, un invito a ballare e a riflettere, un manifesto musicale per tempi complessi.
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Jeremy Rose: Infinity II – Un Viaggio Ipnotico tra Jazz, Ambient ed Elettronica
Jeremy Rose, sassofonista, compositore e direttore artistico australiano, presenta Infinity II, il secondo album del suo progetto Infinity, seguito dall’acclamato Project Infinity: Live at Phoenix Central Park. Registrato dal vivo al Lazybones Lounge di Marrickville, Sydney, l’album è un’esplorazione ipnotica ai confini del jazz, dell’ambient e della musica elettronica.
Con texture modulari che si intrecciano con improvvisazioni vorticose e linee di sassofono liriche avvolte in riverbero e delay, Rose e i suoi collaboratori creano paesaggi sonori immersivi che sembrano sia senza tempo che urgentemente presenti. Il gruppo, composto da musicisti con cui Rose ha una forte affinità, include Novak Manojlovic al pianoforte, Ben Carey ai sintetizzatori modulari e Tully Ryan alla batteria.
Infinity II è un album che celebra la musica come strumento di connessione e collaborazione, un viaggio sonoro che invita all’ascolto e alla scoperta. L’artwork di Mia Taninaka, con le sue immagini oniriche e motivi celesti, riflette l’equilibrio tra fragilità e potenza della musica, invitando l’ascoltatore in un mondo di trasformazione continua.
Rose, vincitore di un ARIA Award e riconosciuto come una delle forze creative più dinamiche e innovative dell’Australia, continua a spingere i confini del jazz contemporaneo con questo lavoro, affermandosi come un artista da non perdere.
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Mujician Quartet: Un Viaggio di Suoni e Silenzi
Diciassette anni di musica racchiusi in tre concerti: Cheltenham 1993, Vienna 2003, Birmingham 2010. Il Mujician Quartet, nato nel 1988, ha attraversato il tempo come una cometa nel firmamento del jazz libero, lasciando una scia di note che ancora risuonano. La formazione, attiva per 22 anni fino alla scomparsa di Tony Levin nel 2011 e poi di Keith Tippett nel 2020, ha portato la sua arte in giro per il mondo, dai palchi europei alle terre lontane del Sudafrica, della Georgia e del Canada.
Non c’erano accordi premeditati, non c’erano schemi. Solo fiducia: nella musica, negli altri, nell’istante. Era un dialogo puro, un flusso ininterrotto di suoni che, quando trovava la sua sintonia, raggiungeva vette straordinarie, quasi mistiche. Un’esperienza che trascendeva il tecnico, toccando corde spirituali. Ascoltare il Mujician era come assistere a una danza di anime, dove ogni nota era un passo verso l’ignoto, ma sempre con la certezza di essere in mani sicure.
Questo album non è solo una raccolta di esibizioni, ma un testamento di ciò che significa abbandonarsi completamente all’arte. È la prova che, talvolta, la musica più vera nasce quando si smette di controllarla e si inizia semplicemente a viverla. Un ricordo indelebile di come quattro musicisti abbiano saputo trasformare il silenzio in poesia e l’improvvisazione in eternità.
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VOYA: Tineke Postma e il viaggio tra vento, voce e spirito
Con VOYA, Tineke Postma—una delle sassofoniste più distintive d’Europa—apre un nuovo capitolo della sua carriera, invitando il celebre vocalista Theo Bleckmann a unirsi al suo ensemble di lunga data. Il titolo dell’album, in uscita il 14 novembre 2025 per Clap Your Hands, evoca un viaggio: voyage, un passaggio sia esteriore che interiore; voice, omaggio alla presenza di Bleckmann come strumento; e Oya, la dea Yoruba del vento, della trasformazione e della tempesta. VOYA diventa così un’esplorazione di vento, voce e spirito, un veicolo per l’ascolto, la riflessione e la metamorfosi.
Il quartetto di Postma—composto da David Dorůžka alla chitarra, Robert Landfermann al contrabbasso e Tristan Renfrow alla batteria—ha forgiato nel tempo un suono profondamente personale, in costante evoluzione e basato sulla fiducia reciproca. Con l’aggiunta di Bleckmann, artista poliedrico e nominato ai Grammy, il gruppo raggiunge una nuova dimensione, dove la voce si intreccia con il sassofono in un linguaggio musicale che prospera nell’ignoto.
Postma, mentore di Wayne Shorter e collaboratrice di giganti come Herbie Hancock ed Esperanza Spalding, porta avanti lo spirito di curiosità e apertura del suo maestro. VOYA non è solo un album: è un invito a lasciarsi trasportare, a scoprire che la musica, come il vento, può trasformare, ispirare e condurre verso orizzonti inesplorati. Un’opera che celebra il viaggio, dentro e fuori di noi.
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Eclipses: Aneta George e il viaggio tra dolore, guarigione e cielo
Con Eclipses, la vocalist macedone Aneta George, basata a Parigi, trasforma il dolore in arte, intrecciando jazz, tradizioni balcaniche e improvvisazione in un’opera profondamente personale. Registrato in sincronia con due eclissi—solare e lunare—del 2024, l’album cattura l’energia viscerale di questi eventi celesti, trasformandola in otto brani che raccontano una storia di perdita, guarigione e connessione universale.
Il progetto nasce dal lutto per la scomparsa del suo amato cane, un’esperienza che Aneta canalizza in una terapia sonora. Le sessioni legate all’eclissi solare danno vita a composizioni come Truth, ispirata alla poesia slam macedone, e Echoes, un omaggio delicato al suo compagno a quattro zampe. L’eclissi lunare, invece, ispira pezzi come Wake Up, un mix energetico di funk balcanico e arabeggiante, e Dharma, una fusione tra drum-and-bass e jazz che simboleggia la ricerca di un senso.
Con la sua band—formata da musicisti di lunga data, tra cui membri dell’ensemble di Magic Malik—Aneta crea un’esperienza musicale che unisce vulnerabilità umana e meraviglia cosmica. Eclipses non è solo un album: è un’offerta, una colonna sonora per chi attraversa cambiamenti, cerca quiete o desidera riconnettersi con qualcosa di più profondo. Una testimonianza di come la musica possa guarire, trasformare e illuminare anche nei momenti più bui.
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Toftemark/Benack III Quintet – Roadmap
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Roadmap: Toftemark/Benack III Quintet, tra lirismo nordico e energia newyorkese
Con Roadmap, il quintetto co-guidato dal sassofonista danese Andreas Toftemark e dal trombettista statunitense Benny Benack III segna l’incontro tra la raffinatezza del jazz nordico e la grinta di New York. Pubblicato il 14 novembre 2025 per April Records, l’album è il frutto di una collaborazione nata tra i palchi del Copenhagen Jazz Festival e le strade della Grande Mela, dove i due leader hanno forgiato un suono che unisce la tradizione hard bop a una sensibilità contemporanea.
Il progetto vede la partecipazione di talenti come il pianista Rasmus Sørensen, vincitore di un Danish Music Award, la bassista finlandese Kaisa Mäensivu e il batterista Grammy-winning Joe Peri, che portano ciascuno la propria voce compositiva: dal brano modale Roadmap di Toftemark al funky The Lemur di Mäensivu, fino all’intensa New York Attitude di Sørensen. Non mancano momenti di intimità, come Again, scritta a quattro mani da Toftemark e Benack, con testi nati in tour e cantati con calore discreto.
Come sottolinea Benack, questo non è un semplice revival del classico hard bop, ma una fusione di anime: quella di Copenaghen, sognante e riflessiva, e quella di New York, pulsante e decisa. Roadmap è un album che celebra il viaggio, la connessione e la reinvenzione, dimostrando che la musica, quando nasce dall’incontro, sa sempre trovare nuove strade.
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Michael Sarian – Live at Cliff Bell’s Vol. II
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Live at Cliff Bell’s Vol. II: Michael Sarian e l’arte dell’improvvisazione dal vivo
Registrato nel cuore di Detroit, al leggendario Cliff Bell’s, Live at Cliff Bell’s Vol. II cattura l’energia incandescente del quartetto di Michael Sarian in una serata che chiudeva il loro tour primaverile del 2023. Il trombettista, affiancato da Santiago Leibson al pianoforte, Marty Kenney al contrabbasso e Nathan Ellman-Bell alla batteria, tesse un dialogo musicale dove lo swing gritty si fonde con i colori armeni e l’improvvisazione più audace.
Il disco, secondo volume tratto dalla stessa esibizione, si apre con First Song di Tomasz Stańko e prosegue con brani originali di Sarian, come Portrait of a Postman e Regarding Kobe, omaggio vibrante e malinconico. Non mancano momenti di pura espressività, come Dle Yaman—composizione tradizionale armena—e la ritmica Picklepuss Romp, che dimostrano la versatilità del gruppo. Ogni traccia è un tassello di un mosaico sonoro che celebra l’incontro tra tradizioni, generi e sensibilità individuali.
Live at Cliff Bell’s Vol. II non è solo un album dal vivo: è un documento di quattro voci che, in perfetta sintonia, trasformano il palco in un laboratorio di emozioni. Un invito a lasciarsi trasportare dalla magia dell’improvvisazione, dove ogni nota racconta una storia e ogni silenzio è pieno di possibilità.
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Ànima: L’anima jazz di Irene Reig
Con Ànima, Irene Reig si conferma come una delle voci più originali del jazz contemporaneo. Questo nuovo lavoro, in uscita il 14 novembre 2025, è un viaggio intimo e vibrante, dove il sassofono alto e soprano della musicista catalana si intreccia con le note delicate del pianoforte di Xavi Torres, il contrabbasso di Pau Sala e la batteria di Andreu Pitarch. Il quartetto regala un suono avvolgente, capace di fondere la tradizione con una sensibilità moderna, quasi cinematografica.
Il brano Felicitat Continguda, già disponibile in anteprima, è un assaggio di quella che promette di essere un’opera ricca di sfumature: una melodia che si sviluppa con eleganza, tra improvvisazioni misurate e momenti di pura liricità. Ogni traccia, dai ritmi ipnotici di Atzucac alla malinconia sospesa di Mai vaig pensar en tu, racconta una storia, come se ogni nota fosse un pennello che dipinge emozioni su una tela sonora.
Registrato agli Heartwork Studios e masterizzato da Jan Valls, Ànima non è solo un album, ma un’esperienza che invita all’ascolto attento, a lasciarsi trasportare in un mondo dove la musica diventa linguaggio universale, capace di parlare direttamente all’anima. Un lavoro che, ne siamo certi, lascerà il segno.
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Dave McMurray – I LOVE LIFE even when I’m hurting
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I LOVE LIFE even when I’m hurting: la resilienza in musica di Dave McMurray
Ci sono dischi che nascono dal dolore e si trasformano in inni alla vita. I LOVE LIFE even when I’m hurting, il nuovo album del sassofonista Dave McMurray, è proprio uno di questi. In uscita il 14 novembre 2025 per la storica etichetta Blue Note, il lavoro rappresenta una dichiarazione d’amore per la vita, per la sua Detroit e per la musica che lo ha accompagnato nei momenti più bui. Il titolo, nato da una riflessione personale sulla morte di un amico che si era arreso alla malattia, diventa un mantra di resilienza: «Amo la vita, anche quando fa male».
McMurray, affiancato da una formazione di eccellenza — tra cui il chitarrista Wayne Gerard, il bassista Ibrahim Jones, il tastierista Luis Resto e ospiti speciali come Don Was e il vocalist Kem — propone nove brani, sei dei quali firmati da lui stesso. Ogni traccia è un inno alla positività, un mix di soul, groove e melodie avvolgenti che riflettono la sua capacità di trasformare il dolore in energia creativa. Dalla vitalità travolgente di This Life alla malinconia redenta di The Plum Blossom, fino alla title track, il disco è un viaggio tra emozioni contrastanti, ma sempre animate da una luce interiore.
Con I LOVE LIFE even when I’m hurting, McMurray ci ricorda che la musica, quando nasce dal cuore, può essere una forza guaritrice. Un album che non solo suoniamo, ma che viviamo, come un abbraccio in una giornata difficile.
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Stella: Johan Tobias Bergstrøm e la luce di un jazz senza confini
Con Stella, il chitarrista e compositore Johan Tobias Bergstrøm sfata il mito del “secondo album difficile” e ci regala un lavoro che brilla di freschezza e vitalità. Dopo il debutto intimo e malinconico di Nova (2024), Bergstrøm sceglie di esplorare territori sonori più luminosi, intrecciando jazz, folk norvegese e irlandese, e suggestioni che spaziano dall’America Latina al Medio Oriente.
Affiancato dal violino di Jørgen Krøder Mathisen, dal contrabbasso di Håkon Huldt-Nystrøm e dalle percussioni di Thomas Antonio Debelian — con la partecipazione speciale di Knut Hem alla dobro — Bergstrøm dipinge un affresco musicale dove ogni brano è un fiore: da Snowdrop a Poppy, passando per la solarità di Inirida e la dolcezza di Azalea. Le voci, usate come strumenti puri, aggiungono una dimensione corale che avvolge l’ascoltatore in un’atmosfera quasi magica.
Stella è un album che celebra la gioia creativa, un invito a lasciarsi trasportare dalla bellezza delle melodie e dalla libertà di un jazz che non conosce barriere. Un disco che, come le stelle, illumina e ispira.
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Amaury Faye NOLA Quartet: “RUST”, un viaggio sonoro nel cuore di New Orleans
Il pianista francese Amaury Faye, una delle voci più originali del jazz europeo, torna con “RUST”, un album che è un vero e proprio omaggio alla vibrante anima di New Orleans. Registrato ai leggendari Marigny Studios, il disco cattura l’essenza della città: i balli sfrenati sotto i ponti arrugginiti di Tremé, il rombo dei treni merci lungo il Mississippi, le sirene che echeggiano nel 9th Ward, e quel senso di comunità che si respira nei cortili dove si condividono riso e fagioli.
Amaury Faye si circonda di un quartetto d’eccezione: il mitico batterista Herlin Riley, il sassofonista emergente Julian Lee e la talentuosa bassista Amina Scott. Insieme, danno vita a un universo musicale dove il ritmo incandescente di New Orleans si fonde con la visione cinematografica di Faye, creando un paesaggio sonoro che è al tempo stesso intimo e maestoso.
Tra i brani, spiccano “Sirens of the Crescent City”, una cavalcata tra suoni urbani e melodie avvolgenti, e “The Barges Blues”, un omaggio malinconico ai battelli che solcano il grande fiume. Ogni traccia è un capitolo di una storia che parla di resilienza, di incontri e di quella magia che solo la musica sa evocare.
“RUST” è un invito a perdere sé stessi nelle strade di una città che non smette mai di ispirare.
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Le Biseau: Un Viaggio Esplosivo tra Choro, Jazz e Improvvisazione Selvaggia
Quando la musica diventa un crocevia di culture e generi, nascono opere che sfidano ogni etichetta. È il caso di Le Biseau, il nuovo singolo del quartetto Javotte guidato da Lucie, un brano che si muove con agilità tra choro, jazz fusion e improvvisazione, regalandoci un’esperienza sonora tanto audace quanto cinematografica.
Lucie ha saputo riunire attorno a sé musicisti dalle anime poliedriche: un pianista che danza tra classico e jazz, un bassista che oscilla tra metal e salsa, un batterista innamorato del rock progressivo. Il risultato è una composizione che esplode di virtuosismo, dove le influenze di Hermeto Pascoal e Frank Zappa si fondono in un viaggio vibrante, capace di evocare il passo lento di un cammello nel deserto o il battito minaccioso di uno squalo in circolo.
Registrato dal vivo al Festival Jazz à Semur, Le Biseau è un invito a lasciarsi trasportare oltre i confini del genere, in un universo dove la musica diventa pura emozione condivisa. Un brano che, come ogni grande opera, non chiede di essere ascoltato, ma vissuto.
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Play: Theo Croker e Sullivan Fortner, il jazz come dialogo puro
Con “Play”, Theo Croker e Sullivan Fortner ci regalano un album che è molto più di una semplice raccolta di brani: è un atto di libertà creativa, un dialogo spontaneo tra due maestri dell’improvvisazione. Senza partiture, senza prove, senza schemi, i due artisti si incontrano in uno spazio sonoro dove l’unica regola è l’ascolto reciproco. Il risultato è un jazz che respira, che si evolve in tempo reale, che si nutre di silenzi tanto quanto di note.
La tromba di Croker e il pianoforte di Fortner si intrecciano in un equilibrio perfetto, tra la delicatezza di “A Prayer for Peace” e l’energia travolgente di “Then We Danced”. Ogni traccia è un universo a sé: “Midnight Bloom” fiorisce nella notte, “Let the Quiet Speak” svela la potenza del non detto, “Grace Is Not Gentle” rivela una grazia che non ha bisogno di essere delicata. È un disco che celebra l’imperfezione, l’istinto, il rischio, ricordandoci che la vera magia della musica nasce quando si ha il coraggio di lasciarsi andare.
“Play” è una dichiarazione d’intenti: il jazz non è solo un genere, ma un modo di essere. Un invito a vivere il momento, a fidarsi dell’istinto, a ricordare che, a volte, la bellezza più grande nasce proprio quando si gioca senza rete.
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Iiro Rantala, Kaisa Mäensivu e Morten Lund – Trinity
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Trinity: Iiro Rantala, Kaisa Mäensivu e Morten Lund, l’arte dell’incontro
Registrato tra le mura storiche di Château Palmer, “Trinity” è un album che cattura l’essenza stessa del jazz come dialogo spontaneo e profondo. Il pianista finlandese Iiro Rantala, la contrabbassista Kaisa Mäensivu e il batterista Morten Lund si incontrano qui senza prove, senza schemi, affidandosi solo all’ascolto reciproco e alla magia dell’istante. Il risultato è una raccolta di standard rivisitati con eleganza e freschezza, dove ogni nota sembra nascere dal silenzio e dalla complicità tra i tre musicisti.
Dall’intimità malinconica di “In a Sentimental Mood” alla gioia contagiosa di “I Love You”, passando per la delicatezza di “Smile”, “Trinity” si svela come una serie di conversazioni musicali, dove la semplicità diventa sofisticazione e l’improvvisazione si fa poesia. La registrazione, realizzata in presa diretta, restituisce tutta la calda immediatezza di un’esibizione dal vivo, dove il suono si fonde con l’ambiente, quasi a ricordarci che la musica è prima di tutto un atto di condivisione.
In un’epoca in cui tutto sembra preconfezionato, questo disco ci ricorda che la vera bellezza nasce dall’incontro, dall’ascolto, dalla capacità di lasciarsi sorprendere. “Trinity” non è solo un album, ma un invito a riscoprire la magia del jazz come esperienza umana, intima e universale.
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Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
Novembre 2025 – Le uscite discografiche
Settimana dal 17 al 23 novembre
Z Project: Maria Grazia Scarzella omaggia Riccardo Zegna con eleganza e passione
Con Z Project, Maria Grazia Scarzella rende omaggio a Riccardo Zegna, pianista e compositore ligure tra i più stimati del jazz italiano, in un lavoro che unisce gratitudine, amicizia e una maturità artistica sorprendente. L’album segna anche il debutto di Scarzella come leader, e lo fa con una classe che lascia il segno.
Affiancata da un ensemble d’eccezione — Giampaolo Casati alla tromba, Paolo Birro al pianoforte, Aldo Zunino al contrabbasso e Alfred Kramer alla batteria — la cantante reinterpretata tre standard amati da Zegna, tra cui una rarità di Ellington, e sei brani originali del pianista, arricchiti da testi scritti da Scarzella stessa, cinque in inglese e uno in italiano. Il risultato è un equilibrio perfetto tra omaggio e innovazione: la voce calda e avvolgente di Maria Grazia si intreccia con gli assolo raffinati dei suoi compagni, creando un’atmosfera intima e sofisticata.
Z Project non è solo un tributo, ma una scoperta: quella di un’artista che, con delicatezza e determinazione, porta avanti l’eredità di un maestro, trasformandola in qualcosa di personale e universale. Un disco che parla al cuore, dove la musica diventa memoria, emozione e futuro.
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The Door Ajar: un viaggio tra Venezia, Parigi e l’anima
Con The Door Ajar, il pianista e compositore veneziano Lorenzo Liuzzi ci regala un album che è molto più di una semplice raccolta di brani: è un invito a varcare la soglia tra il visibile e l’invisibile, tra la concretezza della realtà e l’etere della spiritualità. Il disco si nutre dell’esperienza di anni trascorsi tra Venezia e Parigi, due città che hanno segnato profondamente la sua musica e la sua visione artistica.
Accompagnato dal contrabbassista Marco Centasso e dal batterista Raul Catalano, Liuzzi esplora sette composizioni originali e un omaggio a Consuelo Velázquez, la grande compositrice messicana, in un repertorio che si muove tra jazz contemplativo e suggestioni liriche. Ogni traccia sembra raccontare una storia di transizione, di porte socchiuse tra mondi paralleli: See You on the Next Step evoca un cammino in divenire, Laguna Rush cattura l’energia vitale di Venezia, mentre Une Histoire d’Amour e A Different Kind of Love svelano una dimensione intima e riflessiva.
L’album, registrato con cura artigianale allo studio Digitalsound, si distingue per una produzione che valorizza la spontaneità dell’improvvisazione e la profondità delle composizioni. Liuzzi, con il suo tocco delicato e ispirato, guida l’ascoltatore in un viaggio interiore, dove la musica diventa strumento di connessione con qualcosa di più grande: l’intuizione, l’universo, l’assoluto. The Door Ajar è un’esperienza che invita ad ascoltare oltre il suono, a cercare la voce dell’ispirazione che risuona in ogni nota.
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Cappuccio Collective Smooth – Breathe
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Breathe, il nuovo album dei Cappuccio Collective Smooth: un viaggio tra smooth jazz e pop
Esce oggi “Breathe”, il nuovo album del trio Cappuccio Collective Smooth, un progetto che si muove con eleganza tra le atmosfere avvolgenti dello smooth jazz e le aperture melodiche del pop contemporaneo. Il disco, anticipato dal videoclip di “You know me better”, si presenta come un biglietto da visita raffinato, dove la chitarra levigata di Mimmo Cappuccio dialoga con la voce calda di Annina Galiano e le armonie sofisticate di Cristina Massaro. Il risultato è una fusione di suoni che evoca la tradizione degli anni ’70 e ’80, ma con uno sguardo rivolto al futuro, capace di incuriosire anche le nuove generazioni.
Il collettivo, nato dall’idea di Mimmo Cappuccio, si conferma come un laboratorio di contaminazioni, dove il jazz si mescola a soul, funk e disco, in un percorso che mira a rinnovare l’interesse per un genere spesso considerato di nicchia. L’album, pubblicato da La Stanza Nascosta Records, è il frutto di una collaborazione che vede anche la partecipazione di musicisti di spicco come Eric Daniel al sax e Dario Deidda al basso, e si propone come un ponte tra la tradizione e l’innovazione, tra l’Italia e il mondo.
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Oscar Del Barba OX Quartet – Somewhere Story
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Somewhere Story: l’omaggio visionario di Oscar Del Barba OX Quartet a Leonard Bernstein
Nasce quasi per caso, come spesso accade alle idee più felici, il nuovo progetto discografico dell’Oscar Del Barba OX Quartet. L’occasione fu la Festa dell’Opera al Teatro Grande di Brescia nel 2018, in cui si celebrava il centenario della nascita di Leonard Bernstein. Da quel momento, l’idea di reinterpretare i temi del grande compositore americano ha preso forma, fino a diventare “Somewhere Story”.
Il quartetto, formato da Oscar Del Barba (pianoforte, synth, electronics), Achille Succi (clarinetto, sax), Giacomo Papetti (basso elettrico, electronics) e Andrea Ruggeri (batteria), affronta i temi bernsteiniani come materiale vivo, liberandoli dal contesto teatrale per farli rivivere in una nuova dimensione musicale. Il risultato è una rilettura personale e appassionata, sospesa tra memoria e invenzione, dove l’elettronica si fonde con l’acustico, amplificando la gamma dei timbri senza mai perdere il respiro del gruppo. Ogni brano diventa un piccolo mondo da esplorare, in cui la tradizione si intreccia con la voce contemporanea del quartetto.
“Somewhere Story” non è solo un omaggio, ma un invito a riscoprire la musica come spazio di libertà e creatività, dove il passato e il presente si incontrano per creare qualcosa di nuovo e universale. Un disco che, come dice lo stesso Del Barba, si trasforma ogni volta che viene suonato, regalandoci la magia di un jazz che non smette mai di sorprenderci.
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Snarky Puppy: Un Viaggio Musicale Oltre i Confini del Jazz
Dopo un decennio di tour e registrazioni in quasi completo anonimato, gli Snarky Puppy sono emersi come una delle figure principali nel mondo del jazz. Originari del Texas ma con base a New York, questo collettivo musicale ha conquistato il pubblico e la critica, vincendo ben quattro Grammy® in categorie diverse, a dimostrazione della loro versatilità e unicità.
Fondati dal bassista e compositore Michael League nel 2004, gli Snarky Puppy sono un collettivo di circa 25 membri in rotazione, ognuno con una carriera solida come sideman, produttore e artista solista. La loro musica rappresenta la convergenza della cultura musicale americana, sia bianca che nera, con influenze da tutto il mondo, dal Giappone al Regno Unito, dall’Argentina a Porto Rico.
Ciò che definisce davvero gli Snarky Puppy è la gioia di suonare insieme e la continua spinta a crescere creativamente. Non sono semplicemente una jazz band, né una fusion band, e certamente non una jam band. Sono un fenomeno musicale unico, da ascoltare e apprezzare per quello che sono, senza pregiudizi o etichette.
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Talk Show: Un Dialogo Sonoro tra Steph Richards e Qasim Naqvi
Miss America, primo album del duo Talk Show, unisce Steph Richards alla tromba e Qasim Naqvi tra percussioni ed elettronica modulare. Registrato dal vivo, il disco cattura l’essenza della loro ricerca sonora: suoni acustici che sembrano processati, vibrazioni che si fondono in un paesaggio tra l’etereo e il concreto.
Nati dall’incontro al CalArts, i due artisti esplorano da anni i confini tra musica e performance. Miss America è la sintesi di questo viaggio: un album che celebra l’improvvisazione e la bellezza dell’imperfezione, ricordandoci che la musica, quando è autentica, sa ancora emozionare.
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Pillars: le colonne sonore di una vita
Con Pillars, il chitarrista e compositore danese Rasmus Oppenhagen Krogh ci regala il suo quarto album da leader, un lavoro che segna un ulteriore passo avanti nel suo percorso artistico dopo il successo di Until Then (2023). In uscita il 21 novembre 2025 per April Records, questo disco non è solo una raccolta di brani, ma una riflessione sulle “colonne” che sorreggono l’esistenza: momenti, emozioni e incontri che ci plasmano e ci accompagnano per sempre. Krogh trasforma queste istantanee in musica, creando un universo sonoro dove jazz, indie, rock, colonne sonore e elettronica si fondono in un linguaggio fluido e senza confini.
La chitarra di Krogh guida l’ascoltatore attraverso strutture melodiche chiare, arricchite da armonie complesse e da una produzione curata insieme al fedele collaboratore Rasmus Juncker. Il risultato è un suono stratificato, dove ogni dettaglio contribuisce a definire l’identità audace e multifacetica dell’album. Al suo fianco, una formazione d’eccezione: Anders Christensen al basso elettrico, Jakob Høyer alla batteria, Lars Greve ai fiati ed effetti, Simon Toldam tra piano e synth, e Victor Dybbroe alle percussioni. Musici che, con la loro sensibilità improvvisativa, trasformano ogni brano in un dialogo vivo, dove la chitarra di Krogh rimane il cuore pulsante.
Pillars è un album che parla di memoria e trasformazione, di come la musica possa catturare l’essenza di ciò che ci sostiene e ci definisce. Un lavoro che conferma Krogh come una delle voci più personali e innovative della scena strumentale contemporanea, capace di unire profondità emotiva e coraggio sperimentale. Un invito ad ascoltare non solo le note, ma anche le storie che portano con sé.
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John Scofield and Dave Holland – Memories of Home
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Memories of Home: il dialogo essenziale tra Scofield e Holland
Quando due leggende del jazz come John Scofield e Dave Holland decidono di registrare un album in duo, il risultato non può che essere un’opera di pura alchimia musicale. Memories of Home, il loro primo progetto insieme senza accompagnamenti, è un viaggio intimo e raffinato, un incontro di menti creative che hanno condiviso decenni di esperienze, da collaborazioni con Herbie Hancock e Joe Henderson fino all’energica avventura di ScoLoHoFo con Joe Lovano e Al Foster.
L’album, in uscita il 21 novembre 2025 per ECM, è un affresco di composizioni originali e rivisitazioni, dove ogni brano racconta una storia. Scofield e Holland, con i loro stili distintivi, si completano a vicenda: la chitarra del primo, capace di passare dal funk al bebop con disarmante naturalezza, e il contrabbasso del secondo, solido e lirico, creano un equilibrio perfetto tra struttura e improvvisazione. Tra i pezzi spicca Icons at the Fair, un omaggio a Miles Davis, figura che ha segnato profondamente entrambi, e Memories of Home, una composizione di Holland che evoca paesaggi sonori tra jazz e bluegrass.
Ci sono anche rivisitazioni di classici come Mr B, dedicato a Ray Brown, e Meant to Be, un brano che Scofield ha esplorato in diverse formazioni, dimostrando la sua versatilità. La delicatezza di Easy for You e l’energia di Mine Are Blues completano un percorso che celebra la memoria, l’incontro e la condivisione.
Memories of Home è più di un album: è un invito a riflettere su come la musica, nella sua essenza, sia un linguaggio universale che unisce, emoziona e racconta storie senza tempo. Un disco che, come tutti i grandi lavori, sa parlare direttamente all’anima.
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Lorenzo De Finti Quartet – Backlash of Uncertainty
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Backlash of Uncertainty: Lorenzo De Finti Quartet e l’arte di trasformare il dubbio in musica
Con Backlash of Uncertainty, il Lorenzo De Finti Quartet ci regala un album che affronta l’incertezza del nostro tempo e la trasforma in una fonte inesauribile di ispirazione creativa. Il quartetto, formato da Lorenzo De Finti al pianoforte, Alberto Mandarini alla tromba e flicorno, Stefano Dall’Ora al contrabbasso e Marco Castiglioni alla batteria, si conferma come una delle voci più originali del jazz europeo, in grado di fondere la delicatezza cameristica con esplosioni di energia pura.
I cinque brani, tutti firmati da De Finti e Dall’Ora, si sviluppano come una suite continua, dove il silenzio dialoga con improvvisazioni turbolente e le melodie si librano tra equilibrio e tensione. L’album, registrato tra febbraio e marzo 2025, è un viaggio tra fragilità e forza, in cui ogni nota sembra raccontare una storia di ricerca e scoperta. Particolarmente suggestivo è Occam’s Razor, un brano che si dissolve nel silenzio per poi rinascere in un’improvvisazione collettiva catturata durante un soundcheck, a testimonianza della complicità quasi telepatica tra i musicisti.
Backlash of Uncertainty non è solo un disco, ma una riflessione sul potere della musica di trasformare l’incertezza in bellezza, il dubbio in certezza. Un lavoro che guarda al futuro senza dimenticare le radici, regalandoci un’ascolto profondo e appagante.
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Jane Ira Bloom e Brian Shankar Adler – once like a spark
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“Drums Like Dancing”: Un Dialogo Sonoro tra Jane Ira Bloom e Brian Shankar Adler
In “Drums Like Dancing”, tratto dall’album once like a spark, Jane Ira Bloom e Brian Shankar Adler trasformano il duetto in un viaggio sonoro senza confini. La saxofonista, leggenda del jazz e voce unica della NASA, e il percussionista visionario si incontrano in una danza di suoni che travalica le tradizioni, fondendo le suggestioni del gamelan indonesiano, i ritmi dell’India del Nord e l’eco della poesia di Borges e Cummings.
Registrato in presa diretta agli Acadia Studios, il brano è un esempio perfetto di come due maestri dell’improvvisazione possano creare un universo musicale da soli: ogni nota sembra raccontare una storia, ogni ritmo è un invito a esplorare l’ignoto. Bloom, con il suo sax soprano, disegna melodie che fluttuano tra l’intimo e l’intergalattico, mentre Adler risponde con una percussione che è insieme terra e cielo, radice e volo.
In un mondo che spesso ci chiede di scegliere, Bloom e Adler ci ricordano che la bellezza sta nell’ascoltare, e nell’ascoltarci.
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April Varner: la magia del Natale tra jazz e memoria in “Winter Songs Vol. 2”
Con “Winter-Songs-Vol.-2”, April Varner trasforma i classici natalizi in un viaggio intimo e sofisticato, dove la sua voce calda e avvolgente si intreccia con arrangiamenti jazzistici raffinati. Il disco, in uscita il 21 novembre 2025, vede la cantante affiancata da musicisti del calibro di Luther Allison, Yasushi Nakamura e Ulysses Owens Jr., oltre a ospiti speciali come Theo Bleckmann e il trio vocale The Sunhouse Singers.
Dall’energia travolgente di “Rockin’ Around the Christmas Tree” alla malinconia sospesa di “Hallelujah”, fino alla delicatezza di “Christmas Waltz”, ogni traccia racconta una storia personale e universale. April, dopo aver studiato opera e vinto il prestigioso International Ella Fitzgerald Jazz Vocal Competition, porta nel jazz una sensibilità unica, capace di catturare l’essenza più autentica dello spirito natalizio.
“Winter Songs Vol. 2” non è solo un album di canzoni per le feste: è un invito a lasciarsi trasportare dalla magia di una stagione che, attraverso la musica, diventa universale. Un disco da ascoltare con il cuore, per riscoprire la bellezza delle piccole cose.
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Alternate Route: Kerry Politzer e l’arte dell’improvvisazione consapevole
Con Alternate Route, la pianista Kerry Politzer conferma la sua capacità di trasformare la complessità in eleganza, guidando l’ascoltatore attraverso un viaggio musicale dove ogni nota sembra trovare il suo posto naturale. Registrato in una sola, intensissima giornata a New York, l’album è un manifesto di precisione e spontaneità, un equilibrio raro che solo artisti di grande sensibilità sanno raggiungere.
Al suo fianco, nomi che parlano da soli: Kurt Rosenwinkel alla chitarra, con il suo tocco armonico inconfondibile, Jaleel Shaw al sassofono, capace di passare dalla dolcezza lirica alla potenza espressiva in un battito, e una sezione ritmica di prim’ordine con Alexander Claffy al contrabbasso e George Colligan alla batteria. Ogni brano è una storia a sé, come in “Watercolor”, dove le pennellate sonore di Rosenwinkel si fondono con le armonie sofisticate di Politzer, o in “The Sunrise Wants to Break Through”, ballata raveliana che rivela tutta la profondità emotiva del gruppo.
L’album non è solo una raccolta di composizioni originali, ma un dialogo tra musicisti che si conoscono e si stimano: l’intesa tra i cinque è palpabile, quasi tangibile, e trasforma ogni pezzo in un’esperienza collettiva. “Alternate Route” non è solo il titolo di un brano, ma una metafora del percorso artistico di Kerry Politzer, che con tenacia e talento traccia vie nuove nel panorama jazzistico contemporaneo. Un disco che, tra swing travolgente e momenti di pura introspezione, ricorda come la musica sia sempre un ponte tra l’individuo e l’universale.
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Novembre 2025 – Le uscite discografiche
Settimana dal 24 al 30 novembre
How You Been: SML e l’arte dell’improvvisazione collettiva
Con How You Been, il quintetto SML—composto da Anna Butterss al basso, Jeremiah Chiu ai sintetizzatori, Josh Johnson al sassofono, Booker Stardrum alla batteria e Gregory Uhlmann alla chitarra—conferma di essere una delle voci più innovative della scena jazz e improvvisativa contemporanea. Nato da registrazioni dal vivo in club iconici come il The Empty Bottle di Chicago e il Zebulon di Los Angeles, l’album è un viaggio sonoro che sfida ogni categorizzazione, fondendo jazz, kosmische, afrobeat e trance in un linguaggio del tutto originale.
Ogni traccia è un’esplorazione di libertà creativa: da Chicago Four, un groove ipnotico che intreccia loop di sintetizzatore e chitarra distorta, a Brood Board SHROOM, un viaggio alieno dove il ritmo si muove in onde ipnotiche e stratificate. Taking Out the Trash incarna l’essenza del gruppo: un mix di breakbeat, funk e improvvisazione sfrenata, mentre Mouth Words chiude l’album con una riflessione malinconica e avvolgente.
SML non si limita a suonare insieme: ogni membro, produttore a sua volta, contribuisce a plasmare il suono finale, trasformando l’improvvisazione in un’opera coerente e visionaria. How You Been non è solo un album: è un manifesto di come la musica, quando nasce dalla fiducia reciproca e dalla sperimentazione, possa diventare un’esperienza collettiva, capace di ispirare e trascendere i confini del genere. Un lavoro che celebra l’incontro tra istinto, tecnologia e umanità.
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Rarichi: un viaggio sonoro tra radici e innovazione
Rarichi, l’ultimo lavoro di Rachele Amore, è un album che si snoda come un racconto musicale tra memoria e sperimentazione. Nata in Sicilia, l’artista intreccia le tradizioni della sua terra con una ricerca sonora audace, trasformando ogni brano in un atto teatrale dove composizione e improvvisazione si fondono. Le voci di Erica Ruggiero e Sara Tinti, insieme agli interventi di sassofono, chitarra, pianoforte, contrabbasso e batteria, creano un paesaggio sonoro ricco e stratificato, dove ogni nota sembra raccontare una storia personale e collettiva.
L’album, registrato e mixato da Andrea Scardovi presso lo Duna Studio di Russi, si apre con la brevità ipnotica di 4321 e si sviluppa in pezzi di ampio respiro come Climbing Chain e Suspiru, dove l’improvvisazione diventa dialogo e la tradizione si fa contemporanea. Alba e Obsession Square sono momenti di intensa riflessione, mentre Silence chiude il cerchio con una malinconia sospesa.
Rarichi non è solo un disco: è un invito a esplorare le proprie radici, a condividerle e a lasciarsi trasportare dalla musica come spazio di incontro e trasformazione. Un lavoro che ricorda come l’arte, quando è sincera, possa essere ponte tra passato e futuro.
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The Whirr: Il suono senza confini degli oreglo
The Whirr, il nuovo EP del collettivo londinese oreglo, è un viaggio sonoro che sfida ogni etichetta. Nati dall’incontro di quattro musicisti — c-sé alle tastiere, Linus Barry alla chitarra, Nicco Rocco alla batteria e Teigan Hastings alla tuba — gli oreglo fondono jazz, rock e reggae in una formula inedita, riflesso delle loro radici multiculturali. Il risultato è una musica che respira la vitalità di Londra, città che ispira e si lascia raccontare attraverso suoni che oscillano tra groove avvolgenti e improvvisazioni audaci.
L’EP, in uscita a novembre 2025, si distingue per la capacità di trasformare la complessità in accessibilità, senza mai perdere di vista l’emozione pura. Ogni traccia è un dialogo tra strumenti apparentemente distanti — la tuba di Hastings e la chitarra di Barry — che si incontrano in un linguaggio universale, capace di parlare a chiunque abbia voglia di ascoltare. Gli oreglo non suonano solo note: raccontano storie, evocano atmosfere e, soprattutto, creano un ponte tra generi e culture. Un invito a lasciarsi trasportare, perché la musica, come loro stessi dimostrano, non ha bisogno di confini per emozionare.
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Simple Things: L’essenza jazz di Britta Virves
Simple Things, il nuovo album della pianista estone Britta Virves, è un viaggio intimo e vibrante nel cuore del jazz contemporaneo. Registrato a Copenaghen con il suo trio affiatato — Jon Henriksson al basso e Jonas Bäckman alla batteria — e arricchito dalla voce eterea di Genevieve Artadi, il disco si rivela un equilibrio perfetto tra profondità emotiva e freschezza compositiva.
Ogni brano è un tassello della vita di Britta: dalla dolcezza di Days of Lily, dedicata alla madre, alla riflessività di Mirrors, omaggio alla sorella. Forever rende omaggio ai suoi eroi, mentre Road to Braemar cattura l’essenza dei paesaggi scozzesi, con un groove che avvolge come una brezza marina. La title track, Simple Things, unisce la immediatezza del pop alla complessità del jazz, con la voce di Artadi che danza su armonie cristalline.
L’album, in uscita il 28 novembre 2025, è un manifesto della ricerca di Britta: un suono che unisce la tradizione nordica alla passione per il ritmo, creando una musica che parla direttamente all’anima. Come dice lei stessa, è un invito a scoprire la bellezza nascosta nelle cose più semplici, proprio come la musica sa fare.
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Somewhere In Between: la bellezza dell’incertezza
Con Somewhere In Between, il polistrumentista e produttore DoomCannon ci regala il suo secondo album, un lavoro che si rivela come il più intimo e vibrante della sua carriera. Pubblicato sotto l’egida di Jazz re:freshed, questo disco cattura la quieta turbolenza della trasformazione, quel momento sospeso tra ciò che eravamo e ciò che saremo, in un luogo meravigliosamente incerto che si trova da qualche parte nel mezzo.
L’album è un affresco sonoro dove Dominic “DoomCannon” Canning — alle tastiere, percussioni, effetti vocali e programmazione — intreccia suoni e voci con una sensibilità rara, affiancato da una formazione di talento: Oscar Ogden e Ayo Salawu alla batteria, Daniel Rogerson alla chitarra, Kaidi Akinnibi al sassofono, Rudi Creswick e Jamien Nagadhana al basso, e una serie di ospiti vocali come The Souly Ghost, Tahn Solo, Lizzie Berchie e TINYMAN. Ogni brano, da Vain a The Truth, da Real Love a Today’s Prayer, è una tappa di un viaggio emotivo, dove jazz, soul ed elettronica si fondono in un linguaggio universale.
In uscita il 28 novembre 2025, Somewhere In Between è un invito ad abbracciare l’ignoto, a trovare bellezza nella transizione e forza nella vulnerabilità. Un disco che ci ricorda come la musica, proprio come la vita, sia fatta di passaggi, di domande e di continue rinascite. Un’ascolto che nutre l’anima e apre il cuore a nuove possibilità.
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Viaggio: Nicola Conte tra jazz, viaggi e suggestioni sonore
Con Viaggio, Nicola Conte conferma la sua capacità di trasformare la musica in un percorso sensoriale, un itinerario che attraversa continenti e emozioni. Il nuovo album, atteso per il 28 novembre 2025, si presenta come una mappa sonora dove il jazz si fonde con influenze brasiliane, elettroniche e meditative, creando un dialogo tra tradizioni e modernità.
I brani, come Brasilia e Niagara Falls, evocano paesaggi lontani e atmosfere oniriche, mentre Pescatori (Canto Femminile) e Meditazione rivelano una profondità intima, quasi spirituale. Conte, maestro nell’arte dell’arrangiamento, gioca con ritmi avvolgenti e melodie che sembrano raccontare storie senza parole. Electronic Jungle e Feeling dimostrano come la sua musica possa essere sia una fuga che un ritorno a sé stessi.
Viaggio non è solo un album, ma un invito a lasciarsi trasportare, a scoprire che la musica, come ogni grande viaggio, può rivelare parti di noi stessi che non conoscevamo.
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Winter Sun: Jim Howard e il paesaggio sonoro dell’inverno
Con Winter Sun, Jim Howard ci regala un album che è un viaggio intimo tra luce e ombra, un dialogo tra la tromba e l’elettronica che evoca immagini di paesaggi invernali e riflessioni solitarie. Il musicista, noto per le sue collaborazioni nel jazz e nella musica per il cinema, si rivela qui in una veste nuova, dove la composizione e l’improvvisazione si fondono in un equilibrio perfetto.
Brani come It’s Colder Now e Garden Home trasmettono una malinconia avvolgente, mentre Winter Sun e Godumaduma esplorano sonorità stratificate, arricchite da echi, loop e distorsioni che creano una tessitura quasi cinematografica. Howard, ispirandosi a giganti come Jon Hassell e Nils Petter Molvær, utilizza lo spazio sonoro con maestria, lasciando che ogni nota respiri e si espanda.
L’album, registrato con cura artigianale, è un invito a rallentare, a lasciarsi cullare da melodie che sembrano raccontare storie di attese e speranze. Winter Sun non è solo una raccolta di canzoni, ma un’esperienza che ci ricorda come la musica possa essere un rifugio, un modo per trovare calore anche nei giorni più freddi.
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Mark Lettieri – MARK LETTIERI meets WDR BIG BAND AT STUDIO 4
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
28
Mark Lettieri e la WDR Big Band: un incontro esplosivo tra genio chitarristico e potenza orchestrale
Quando Mark Lettieri, chitarrista visionario dei Snarky Puppy e mente creativa del suo gruppo, incontra la WDR Big Band, il risultato è un album che ridefinisce i confini tra fusion, funk e jazz rock. Registrato allo Studio 4, questo progetto è un tripudio di energia, groove e inventiva, dove le composizioni di Lettieri prendono vita in veste orchestrale, arricchite dagli arrangiamenti di Michael Abene, maestro nel dosare timbri e dinamiche.
Brani come Star Catchers, Tidal Tail e Goonsquad sono un concentrato di ritmica complessa, attitudine funk e slancio improvvisativo, con la WDR Big Band che dialoga alla perfezione con il quartetto di Lettieri — Daniel Porter alle tastiere, Wes Stephenson al basso e Jason “JT” Thomas alla batteria. Ogni solista brilla per tecnica e ispirazione, creando un sound che avvolge e sorprende, ulteriormente esaltato dalla versione in Dolby Atmos, che regala un’ascolto immersivo e tridimensionale.
Questo album non è solo una collaborazione: è una celebrazione della musica che emoziona, che rompe gli schemi e che, soprattutto, fa muovere l’anima. Un must per chi cerca suoni che elettrizzano e non smettono mai di stupire.
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Andvake: Stefano Boggiani e l’arte del contrasto tra veglia e caos
Con Andvake, il chitarrista Stefano Boggiani ci conduce in un viaggio sonoro ispirato al vecchio termine norvegese che evoca sia l’insonnia che uno stato di veglia attenta, quasi ipnotica. L’album, uscito per Losen Records, è un’esplorazione di contrasti: tra tessiture sparse e dense, gesti improvvisi e ordine compositivo, caos e precisione.
Accompagnato da Øyvind Mathisen alla tromba, Oskar Lindberget ai sassofoni, Erlend Olderskog Albertsen al contrabbasso e Markus Kristiansen alla batteria, Boggiani dà vita a sette brani che sembrano raccontare storie di tensione e liberazione. Da Sun Eats Mouth a Ritual, ogni traccia è un equilibrio tra struttura e libertà, dove l’improvvisazione diventa dialogo e la musica si fa specchio di uno stato di coscienza sempre vigile.
Andvake è un album, ma anche un’esperienza che invita ad ascoltare con attenzione, a cogliere le sfumature tra il silenzio e il suono, tra la veglia e il sogno. Un lavoro che dimostra come il jazz possa essere, al tempo stesso, riflessione e azione, calma e tempesta.
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Bill Ware and The Club Bird All-Stars – Martian Sunset
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
28
Martian Sunset: Il Tramonto di un Pianeta Sonoro
Con Martian Sunset, Bill Ware e i suoi Club Bird All-Stars ci regalano un album che è un invito a rallentare, ad ascoltare l’essenziale. Il vibrafonista, noto per le sue collaborazioni con i Jazz Passengers e Groove Collective, sceglie qui la via della semplicitá, senza rinunciare alla profondità. Ogni traccia, dalle sfumature blues di “That Dirty Road” alla malinconia sospesa del brano che dà il titolo all’album, è un dialogo intimo tra strumenti, dove il vibrafono di Ware si intreccia con la chitarra di Rez Abbasi, il pianoforte di Matt King, il contrabbasso di Jay Anderson e la batteria di Taru Alexander.
Il disco, registrato in un’atmosfera quasi familiare, evoca immagini di paesaggi lontani, forse proprio quel tramonto marziano che ispira il titolo: un gioco di luci e ombre che si riflette nella musica. “Martian Sunset” non è solo un ritorno alle origini per Ware, ma una conferma che la vera innovazione nasce spesso dal coraggio di spogliarsi, di lasciare che le note respirino. Un album che, tra jazz e suggestioni extrasensoriali, ci ricorda che la bellezza sta anche nel silenzio tra una nota e l’altra.
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Christmas Is…: Il Natale tra Tradizione e Sorpresa
Con Christmas Is…, Bria Skonberg ci regala un Natale che profuma di jazz, calore e fantasia. La trombettista e cantante canadese, accompagnata da un ensemble di prim’ordine, trasforma i classici delle feste in un viaggio sonoro che abbraccia gioia, nostalgia e ironia. Dall’energia travolgente di “Carol of the Bells”, dove le campane si fondono con un ritmo pulsante, alla dolce malinconia di “Greensleeves (What Child Is This)”, ogni traccia è una sorpresa: un cocktail frizzante per brindare con gli amici (“Santa’s Coming for Us”), una fuga esotica verso un’isola tropicale (“Christmas Island”), o un lento ballo in un angolo buio della festa aziendale (“Sugar Rum Cherry”).
Registrato tra le mura dello Samurai Hotel Studio di New York, l’album è un invito a celebrare la magia del Natale senza cliché, con la freschezza di chi sa che la vera festa sta nell’essere insieme. Skonberg, con la sua tromba e la voce calda, ci ricorda che le tradizioni si rinnovano quando le si vive con il cuore. Un disco che, tra swing e intimità, ci fa scoprire che il Natale è anche ciò che decidiamo di farne.
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The Last Question: un viaggio sonoro tra scienza, cosmo e umanità
Con The Last Question, il trio Nugara – composto da Francesco Negri al piano, Viden Spassov al contrabbasso e Francesco Parsi alla batteria, con la partecipazione speciale del trombettista Giovanni Falzone – ci regala un concept album che è molto più di una semplice raccolta di brani: è un viaggio immaginifico attraverso i grandi temi della fantascienza, della fisica e della filosofia. Il disco si ispira al celebre racconto di Isaac Asimov, esplorando l’entropia, l’intelligenza artificiale, il tempo e il destino ultimo dell’universo.
Ogni traccia è una tappa di questo percorso sonoro: da Echoes Before The Dawn, che apre il disco con un’atmosfera sospesa, a String Theory, dove la tromba di Falzone si intreccia con il piano in un dialogo che evoca le stringhe vibranti della teoria fisica. Three Laws e Flame Of Discovery approfondiscono il rapporto tra uomo e macchina, mentre Here We Are e Nebula ci proiettano in una dimensione cosmica, tra riflessioni sulla nostra posizione nell’universo e la bellezza misteriosa delle nebulose stellari.
Registrato con cura artigianale allo studio Artesuono, The Last Question si distingue per una produzione che valorizza l’improvvisazione e la profondità delle composizioni. Il trio Nugara, con la sua musica, non solo omaggia la fantascienza, ma invita l’ascoltatore a porsi domande fondamentali: qual è il nostro ruolo nel cosmo? Come possiamo comprendere la complessità dell’esistenza? Un album che, con la sua forza evocativa, ricorda che la musica può essere un ponte tra la ragione e l’immaginazione, tra la scienza e l’anima.
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Multidirectional: il ritmo senza confini di Billy Hart
Con Multidirectional, il leggendario batterista e NEA Jazz Master Billy Hart ci regala il suo primo album dal vivo, un’opera che cattura l’essenza di una carriera dedicata all’esplorazione e alla libertà musicale. Registrato al SMOKE Jazz Club di New York tra il 7 e il 10 dicembre 2023, il disco vede Hart alla guida del suo quartetto di lunga data, composto da Mark Turner al sassofono, Ethan Iverson al piano e Ben Street al contrabbasso — musicisti che, con la loro sensibilità unica, trasformano ogni brano in un dialogo vibrante e imprevedibile.
Il titolo dell’album, ispirato da una definizione coniata da Rashied Ali e ripresa da John Coltrane, descrive perfettamente l’approccio rivoluzionario di Hart: un modo di suonare che abbandona le strutture convenzionali, permettendo ai ritmi di tagliare in ogni direzione, come flussi liberi e multidirezionali. Questo concetto, nato negli anni delle sperimentazioni jazzistiche più audaci, trova in Multidirectional una maturità espressiva che solo un maestro come Hart può offrire. Brani come Giant Steps e Showdown diventano così non solo omaggi a classici del passato, ma anche manifesti di una ricerca sonora che non conosce limiti.
L’album, in uscita il 21 novembre 2025 per Smoke Sessions Records, è un viaggio attraverso il tempo e lo spazio, dove ogni nota è un invito a lasciarsi trasportare dalla magia dell’improvvisazione. Un lavoro che celebra la musica come linguaggio universale, capace di unire tradizione e innovazione in un abbraccio senza fine. Un’ascolto che, come scrive Nate Chinen nelle note di copertina, ci ricorda che il jazz non è solo un genere, ma una filosofia di vita.
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Elsewhere: un viaggio jazz tra realtà e immaginario
Elsewhere, primo album del Mario Montella Trio, è un invito a perdersi e ritrovarsi in paesaggi sonori dove il jazz diventa linguaggio di esplorazione emotiva e libertà espressiva. Il pianista napoletano Mario Montella, affiancato da Gianfranco Coppola al contrabbasso e Giuseppe D’Alessandro alla batteria, disegna un percorso intimo e visionario, tra radici mediterranee e suggestioni oniriche.
Il disco si apre con Italy, dichiarazione d’identità e interplay collettivo, per poi volare nella sospensione lunare di Lunar e nell’energia scintillante di Las Vegas. Al centro, Habemus Papam: brano totalmente improvvisato, unico e irripetibile, simbolo della ricerca istantanea che anima il trio. Seguono la fiaba notturna di Ballad of Fairies and Witches, il ritorno al mare di Blue Sea e la dedica finale di My Laura, viaggio interiore tra memoria e affetto.
Registrato in presa diretta agli Artesuono Studios, Elsewhere è un album che respira spontaneità e complicità. La musica del trio, tra lirismo e improvvisazione, parla di equilibrio, di scoperta e della bellezza di lasciarsi trasportare “altrove”, dentro e fuori di sé. Un esordio che promette e che conferma il jazz come arte del presente, capace di raccontare storie universali attraverso note e silenzi.
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Amara: la Sicilia in musica tra tensione e quiete irraggiungibile
Con “Amara”, il sassofonista e compositore siciliano Antonio Piluso ci regala un viaggio sonoro che è anche un racconto intimo e universale. Il disco, prodotto da Dodicilune e in uscita il 28 novembre 2025, si compone di sette brani originali che fondono jazz, musica etnica, rock e fusion, riflettendo il caos e la tensione di una terra, la Sicilia, dove la bellezza e la contraddizione si intrecciano senza tregua.
Piluso, affiancato da un quartetto di eccellenza—Salvo Amore alla chitarra, Alessio Tirrò al basso e Alessandro Borgia alla batteria—dà vita a una narrazione musicale che è specchio di emozioni estreme: l’amarezza e l’amore, la rabbia e la dolcezza, la ricerca di una quiete che sembra sempre sfuggire. Ogni nota di “Amara” è un tassello di questa terra complessa, dove la tradizione si scontra e si fonde con la modernità, in un equilibrio precario ma affascinante.
L’album, registrato tra gennaio e febbraio 2025, sarà presentato live lo stesso giorno dell’uscita a Vizzini, in un concerto che promette di essere un’occasione per vivere dal vivo l’intensità di questa opera. Piluso, con la sua maturità artistica e la capacità di fondere generi diversi, ci ricorda che la musica è un linguaggio senza confini, capace di raccontare storie che vanno oltre le parole. “Amara” non è solo un disco: è un invito a riflettere su come la bellezza possa nascere anche dal caos.
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Lucia Filaci e Vittorio Cuculo – A due voci
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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A due voci: un dialogo musicale tra jazz, parola e sperimentazione
Con “A due voci”, Lucia Filaci e Vittorio Cuculo inaugurano un capitolo artistico in cui la musica diventa spazio di incontro e crescita reciproca. Il disco, vincitore della categoria jazz di LAZIOsound 2025, nasce dalla volontà di condividere scrittura, ricerca e scena, trasformando la dualità in un dialogo aperto e pulsante. La voce di Filaci, virtuosa e multiforme, si intreccia con il sassofono di Cuculo in un equilibrio che supera i confini del jazz tradizionale, aprendosi a echi pop e alla tradizione cantautorale italiana.
L’album, registrato tra Forward Studios e AlfaMusic Studio, si sviluppa come un viaggio: dalle atmosfere intime e acustiche dei primi brani si passa alle sfumature elettroniche di “Che confusione”, fino all’audace sperimentazione di “Mi metto nella musica”, dove vocalità lirica e suoni sintetici si fondono in una forma aperta e cangiante. Ogni traccia è un tassello di una narrazione che abbraccia ricordi, pensieri e sensazioni, trasformandoli in un flusso continuo di emozioni.
Accompagnati da un ensemble affiatato—Giuseppe Sacchi al pianoforte, Giordano Panizza al basso e Gian Marco De Nisi alla batteria—Filaci e Cuculo dimostrano che la musica è prima di tutto relazione: un linguaggio universale che unisce, trasforma e arricchisce chi ascolta. “A due voci” non è solo un disco, ma un invito a lasciarsi trasportare dalla bellezza dell’incontro, dove suono e parola diventano colori che si mescolano e si dissolvono nell’eco dell’ultima vibrazione.
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