Ne vous déplaise… – Myriam Bouk Moun
Etichetta discografica: La cabane de chant
Data di uscita: 1° marzo 2026
Immaginate una stanza vuota, illuminata solo dalla luce dorata di un tramonto che filtra attraverso le persiane. Non c’è nulla, se non una voce. Una voce che non canta, ma respira—si avvolge intorno a sé stessa, si scompone in mille rivoli di suono. Una voce che si fa ritmo, armonia, ombra e luce. È il miracolo di Ne vous déplaise…, l’album in cui Myriam Bouk Moun trasforma il silenzio in un palcoscenico e la sua voce in un coro di anime.
Qui, ogni brano è un viaggio. Ad esempio: “Le Groove” non è un pezzo, è un incantesimo. “Le Groove” è un battito di mani invisibili, un sussurro che si fa percussione, un canto che si dipana come un filo d’oro tra le dita. È il suono di una città che si sveglia, di passi che risuonano su pietre antiche, di voci lontane che si fondono in un abbraccio. Myriam non usa strumenti, perché la sua voce è lo strumento—un fiume che scorre tra le sponde del jazz, delle polifonie africane, dei madrigali rinascimentali, delle ballate italiane. È come ascoltare l’eco di un mercato di Marseille mescolarsi al mormorio di un chiostro fiorentino. E‘ sentire il vento del Sahara sfiorare le note di un blues parigino.
L’album è un giardino segreto, dove ogni traccia è un fiore diverso: ora delicato come un giglio, ora selvaggio come un papavero al vento. Myriam non canta, evoca. La sua voce è un pennello che dipinge con timbri caldi e freddi, con sfumature che vanno dal miele al fumo, dalla seta alla ruggine. È la musica di chi sa che il suono più potente nasce dal vuoto, che la bellezza più pura si nasconde nell’essenziale.
E così, Ne vous déplaise… diventa un invito a chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare. Non è un album da ascoltare, è un luogo da abitare—dove il tempo si ferma, dove ogni nota è una porta socchiusa su un mondo possibile. Perché, in fondo, la voce di Myriam non racconta storie: le vive, le sussurra all’orecchio come un segreto che solo l’anima può comprendere. E quando l’ultima traccia svanisce, resta l’eco di un sogno, la certezza che, a volte, la musica non è fatta per essere capita, ma per essere sentita—come il battito di un cuore che non smette mai di cantare.
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