Dicembre 2025 – Le uscite discografiche

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Benvenuto in Find Your Swing, la tua bussola per navigare tra le nuove uscite discografiche di dicembre 2025.

Qui non troverai una semplice lista, ma una selezione accurata dei migliori album, EP e singoli del jazz, scelti con passione e competenza. Ogni brano che ti segnaliamo è accompagnato da un nostro commento, per darti un assaggio autentico di ciò che ti aspetta.

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Siamo sicuri che in questa selezione troverai il tuo prossimo brano preferito.

Dal maggio 2019 ci dedichiamo a selezionare e segnalare la migliore musica del tuo genere preferito.

Se desideri consultare le pubblicazioni dei periodi precedenti, puoi richiederle inviandoci una mail.

Dicembre 2025 – Le uscite discografiche

Settimana dall’1 al 7 dicembre

Ben Marc – Who Cares Wins
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L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

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Ben Marc: L’Alchimista dei Suoni Senza Confini

Ben Marc è il nome d’arte di Neil Charles, musicista londinese che incarna due anime: “Ben”, il jazzista dei Tomorrow’s Warriors, e “Marc”, il ragazzo di Birmingham cresciuto tra hip-hop, reggae e soul. “Who Cares Wins”, il suo secondo album, nasce da questa doppia identità, forgiata tra i palchi del jazz e le strade multiculturali della sua giovinezza.

Polistrumentista e produttore, Ben Marc ha suonato con leggende come Charles Mingus e Mulatu Astatke, assorbendo una lezione fondamentale: la musica è un dialogo con il pubblico. Il suo debutto solista, “Glass Effect”, era un esperimento audace, ma con “Who Cares Wins” — nato durante la pandemia mentre lavorava come volontario per il NHS — trova una maturità nuova. L’album è un viaggio tra funk psichedelico, jazz e rap, dove collaborazioni con artisti come Kay Young e Speech degli Arrested Development creano un mosaico sonoro senza etichette.

Le ispirazioni? Non solo i giganti contemporanei, ma anche le colonne sonore avventurose di “Colombo”, la serie anni ’70 che mescolava jazz e intrigo. Ogni traccia è un ponte tra mondi apparentemente distanti, un invito a lasciarsi trasportare senza pregiudizi. “È questione di unire le persone”, dice Marc, e la sua musica lo dimostra: un suono profondamente umano, che supera i generi per parlare direttamente all’anima.

Un disco che celebra la libertà creativa e la gioia di condividere, ricordandoci che la vera arte nasce quando si abbatteranno i muri tra i suoni e le culture.

Vancouver Jazz Orchestra – Vancouver Jazz Orchestra Meets Brian Charette
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Vancouver Jazz Orchestra incontra Brian Charette: un dialogo tra organo e orchestra

Quando il Vancouver Jazz Orchestra si unisce a Brian Charette, maestro dell’organo Hammond, nasce un incontro musicale che è puro dinamismo e raffinatezza. Questo progetto, registrato tra il 31 maggio e il 1º giugno 2025 e in uscita il 5 dicembre 2025, è un viaggio attraverso sonorità che spaziano dal jazz classico a sfumature blues e groove, dove l’organo di Charette si intreccia con la potenza di un ensemble di 18 elementi.

Ogni traccia, da Equestrian Interlude a The Same Old You With The Same Old Blues, rivela una chimica unica: l’organo avvolge, le sezioni fiato esplodono, e i ritmi si susseguono con precisione e slancio. Charette, noto per la sua capacità di fondere tradizione e innovazione, trova nel Vancouver Jazz Orchestra un partner ideale, capace di esaltare sia la profondità melodica che l’energia ritmica.

Prodotto da Daniel Hersog e James Danderfer, l’album è una testimonianza di come il jazz sappia ancora sorprendere, unendo maestria tecnica e passione contagiosa.

Johannes Wallmann – Not Tired
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Not Tired: Un Viaggio Jazz tra Sogno e Realtà

Con Not Tired, il pianista e compositore Johannes Wallmann ci regala un’opera che è molto più di un semplice album jazz: è un invito a esplorare paesaggi sonori dove realtà e immaginazione si fondono. Al suo dodicesimo lavoro da leader, Wallmann si circonda di collaboratori d’eccezione come Ingrid Jensen alla tromba, Dayna Stephens al sassofono, Adam Nussbaum alla batteria e Nick Moran al contrabbasso, creando un quintetto che sa muoversi tra l’intimità di una ninna nanna e l’energia di un viaggio interstellare.

Il disco si apre con la title track, una dolce culla musicale che introduce l’ascoltatore in un universo dove ogni brano racconta una storia. Si passa dalla pioggia evocata in Into the Rain alla tensione ritmica di Twelve Thirty-Four, fino alle atmosfere glaciali di Ice Planet. Wallmann, con la sua scrittura raffinata e la capacità di fondere tradizione e innovazione, dedica quest’opera alla figlia Clea, a cui assicura, con la musica, che non è stanco di sognare.

Not Tired è il frutto di una collaborazione nata in ambito accademico e cresciuta attraverso mesi di prove e performance, sostenuta dalla passione per la ricerca sonora. Un album che, tra vibrafoni, glockenspiel e assoli mozzafiato, ci ricorda che la musica è il linguaggio universale capace di unire le anime, oltre il tempo e lo spazio.

Magnus Carlson & The Moon Ray Quintet – Shadows
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Magnus Carlson & The Moon Ray Quintet: “Shadows”, un omaggio al fascino senza tempo del jazz vocale

Magnus Carlson e The Moon Ray Quintet tornano con Shadows, un album che celebra la magia delle canzoni rivisitate attraverso la lente del jazz. Conosciuto come voce dei Weeping Willows, Carlson si riconferma interprete di razza, affiancato da un ensemble di eccellenza composto da Goran Kajfeš alla tromba, Per ’Ruskträsk’ Johansson ai sassofoni, Carl Bagge al piano, Martin Höper al contrabbasso e Lars Skoglund alla batteria. Ospite speciale, Mattias Ståhl, che arricchisce il suono con vibrafono, armonica e sax soprano.

Registrato agli Atlantis Studios di Stoccolma, Shadows è un viaggio tra otto brani che spaziano da “Milk and Honey” a “It’s Raining Today”, passando per “Who Knows”, già disponibile in anteprima. Ogni traccia è una reinvenzione, un omaggio alla bellezza delle melodie originali, filtrate attraverso arrangiamenti che uniscono raffinatezza e freschezza. Il quintetto, nato nel 2009 e tornato insieme dopo oltre un decennio, dimostra una chimica unica, capace di trasformare ogni pezzo in un’esperienza intima e vibrante.

Dopo i sold-out al Fasching di Stoccolma, Shadows si preannuncia come uno di quegli album che sanno parlare all’anima, ricordandoci che la vera essenza della musica sta nella sua capacità di emozionare, sempre. Un disco da ascoltare e riascoltare, per lasciarsi avvolgere dalle ombre e dalle luci del jazz.

Out Of/Into – Motion II
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Out Of/Into – Motion II: Il futuro del jazz tra tradizione e innovazione

Con Motion II, il collettivo Out Of/Into — nato come Blue Note Quintet per celebrare gli 85 anni dell’etichetta — conferma di essere una delle voci più vitali e visionarie del jazz contemporaneo. Formato da Gerald Clayton al pianoforte, Immanuel Wilkins al sassofono contralto, Joel Ross al vibrafono, Kendrick Scott alla batteria e Matt Brewer al contrabbasso, il gruppo incarna lo spirito della Blue Note: un ponte tra la ricca eredità del passato e l’audacia del futuro.

Questo secondo capitolo raccoglie sei composizioni originali dei membri del gruppo, registrate durante il tour celebrativo. Brani come Brothers In Arms, Finding Ways e The Catalyst sono un viaggio tra groove ipnotici, improvvisazioni taglienti e una chimica musicale che trasuda complicità. Ogni traccia è una dichiarazione d’intenti: il jazz non è solo memoria, ma anche evoluzione, ricerca e coraggio.

Motion II non è semplicemente un album, ma un manifesto sonoro che dimostra come la tradizione possa essere riletta con occhi nuovi, senza mai perdere la sua anima. Un ascolto essenziale per chi crede che la musica sia un linguaggio senza confini.

Nerses Nalbandian – Nalbandian The Ethiopian & Either/Orchestra
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Nalbandian & Either/Orchestra: Il Risveglio di un’Eredità Dimenticata

Con “Nalbandian The Ethiopian & Either/Orchestra”, la leggendaria serie Éthiopiques torna a illuminare un capitolo fondamentale della musica etiope, riportando alla luce l’eredità di Nerses Nalbandian, compositore e arrangiatore di origine armena che, negli anni ’50 e ’60, gettò le basi dello Swinging Addis e dell’ethio-jazz. Questo album, registrato dal vivo tra il 2011 e il 2015, è un omaggio vibrante a un pioniere che ha saputo fondere le tradizioni etiopi con il linguaggio universale del jazz, creando un suono che è al tempo stesso radicato e rivoluzionario.

Ascoltando i 14 brani, si percepisce subito la magia di un’epoca in cui le big band dominavano la scena di Addis Abeba, e dove il mambo, il rumba e il jazz si intrecciavano con le melodie locali, dando vita a qualcosa di unico. La registrazione dal vivo, con la partecipazione di musicisti etiopi e internazionali, restituisce tutta l’energia e l’autenticità di un repertorio che oscilla tra la nostalgia e la modernità. Dalle note ipnotiche di “Amhara Rumba” alla vitalità ritmica di “Mambo No. 1”, ogni traccia racconta una storia, un frammento di un’epoca in cui la musica era sinonimo di rinascita e gioia.

Oscar Peterson – Around The World
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Oscar Peterson: un viaggio nel tempo e nello spazio con “Around The World”

C’è qualcosa di magico nel ritrovare la voce di un gigante del jazz, soprattutto quando torna a parlarci attraverso registrazioni inedite che attraversano continenti e decenni. “Around The World”, l’atteso album postumo di Oscar Peterson, è un regalo prezioso in occasione del centenario della nascita del “Maharaja della tastiera”. Il disco raccoglie performance live registrate tra il 1969 e il 1981 in luoghi simbolo come Detroit, Basel, Auckland e la sua amata Toronto.

Ad aprire il viaggio, la delicatezza di “The Lamp Is Low” e la malinconia di “L’Impossible”, catturate a Basel nel 1969, seguite dal blues coinvolgente di “Reunion Blues” e dalla nostalgia di “Place St. Henri”, registrate a Detroit nel 1980. Ma è con “Stella By Starlight” e la suite “A Child is Born/Here’s That Rainy Day”, incise a Toronto e Auckland, che Peterson ci ricorda perché il suo tocco sia ancora oggi insuperato: una miscela di virtuosismo, eleganza e profondità emotiva che solo i grandi sanno trasmettere. Ogni brano è una tappa di un viaggio che non è solo geografico, ma anche umano e artistico, un omaggio a un musicista che ha portato il jazz in ogni angolo del globo, lasciando un’impronta indelebile.

Ascoltare queste registrazioni significa riscoprire l’essenza del jazz come linguaggio universale, capace di unire epoche e culture. “Around The World” è un testamento musicale, una celebrazione di quella capacità unica di Peterson di trasformare ogni nota in un racconto, ogni concerto in un’abbraccio. Un disco che, oltre a chiudere idealmente un secolo di musica, apre le porte al futuro, ispirando nuove generazioni a credere nel potere senza tempo della creatività.

Thomas Strønen – Off Stillness
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Off Stillness: L’Arte del Silenzio che Parla

Off Stillness è il terzo capitolo della visione musicale di Thomas Strønen con il suo ensemble Time Is A Blind Guide. Questo è un album che respira attraverso gli spazi, che vive nelle pause e si nutre di un equilibrio raro tra precisione e abbandono. Off Stillness è stato registrato nel 2021 agli storici Rainbow Studio di Oslo e mixato a Monaco da Manfred Eicher. Il disco è un omaggio alla quietudine che precede e segue ogni nota, un viaggio in cui il silenzio diventa materia sonora.

La formazione, arricchita dal violoncello di Leo Svensson Sander che sostituisce Lucy Railton, si muove come un organismo unico. Il pianoforte di Ayumi Tanaka dialoga con la percussione di Strønen, il contrabbasso di Ole Morten Vågan e il violino di Håkon Aase. Tutti insieme diventano un intreccio di voci che sembrano danzare tra jazz, folk e musica barocca. Ogni brano è un paesaggio sonoro a sé, dove la tensione di Memories of Paul — omaggio a Paul Motian e Paul Bley — si alterna alla delicatezza lirica di Season, fino all’introspezione di In Awe of Stillness, che chiude il cerchio con una riflessione sulla bellezza fragile dell’immobilità.

Strønen, batterista e leader, spiega che il titolo Off Stillness è un tributo a un momento formativo della sua giovinezza. Il primo concerto jazz a cui assistette, quello di Jon Balke, gli aprì gli occhi su un modo nuovo di intendere la musica e la percussione. L’album, come tutta la sua produzione, è una ricerca di coerenza tra suono e silenzio, tra attesa e sorpresa, dove ogni gesto musicale sembra nascere da un bisogno profondo di connessione con l’ascoltatore.

Tony Coe – What Say We Play Today?
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What Say We Play Today?: Tony Coe e l’Axel, un capolavoro ritrovato del jazz britannico

Registrato dal vivo al Camden Jazz Festival del 1977, “What Say We Play Today?” è un documento prezioso che restituisce tutta la magia e l’audacia di Tony Coe e del suo gruppo Axel. Il sassofonista, clarinettista e compositore britannico, noto per la sua versatilità e la capacità di muoversi con disinvoltura tra jazz, classica e avanguardia, guida qui un ensemble affiatato – con Gordon Beck al pianoforte, Phil Lee alla chitarra, Chris Laurence al contrabbasso e Bryan Spring alla batteria – in un viaggio musicale dove l’improvvisazione diventa dialogo puro.

Il disco si apre con “Cela”, un brano che mostra tutta la profondità espressiva di Coe, per poi sfociare nella suite “Love Song” e nell’energica “Your Dancing Toes”, prima di culminare nel pezzo forte: la title track, “What Say We Play Today?”, un’estesa esplorazione di quasi ventotto minuti in cui ogni musicista contribuisce a disegnare un paesaggio sonoro ricco di sfumature. La registrazione, recuperata dagli archivi di Bob Cornford, è un affresco vivido di un’epoca in cui il jazz britannico stava ridefinendo i propri confini, tra tradizione e sperimentazione.

L’album non è solo una testimonianza storica, ma un invito a riscoprire la libertà creativa di un artista che, come scrisse Ian Carr, “poteva suonare qualsiasi cosa”. Un disco che, ancora oggi, ci ricorda che la vera essenza della musica risiede nella capacità di sorprendersi, di giocare, di osare. Un tesoro per gli amanti del jazz, ma anche per chiunque creda nel potere trasformativo dell’improvvisazione.

Hugo Blouin – Le buffet
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Le buffet: un banchetto di suoni, ricette e storie

Le buffet, quarto album del contrabbassista e compositore Hugo Blouin, è un’opera che trasforma la cucina in musica e la musica in racconto. Ogni brano nasce da ricette, aneddoti e conversazioni con amici e colleghi, diventando un vero e proprio banchetto sonoro: ironico, intimo e stravagante. La traccia d’apertura, Soupe pragmatique, è un esempio perfetto: una ricetta di zuppa di pomodoro si fa canzone, tra ritmi sincopati e voci che si intrecciano in un coro giocoso, mentre La patate au sucre racconta la semplicità di un piatto povero con la stessa passione di una jam session.

Blouin, affiancato da un ensemble di eccezione — tra cui John Hollenbeck alla batteria, Marianne Trudel al pianoforte e Aurélien Tomasi ai fiati — crea un jazz che sa di casa, ma con una verve sperimentale. Le composizioni, registrate tra Montréal e Parigi, sono un invito a gustare la musica come si assapora un piatto: con curiosità, piacere e un pizzico di sorpresa. Un disco che celebra la condivisione, la creatività e la gioia di stare insieme, ricordandoci che anche l’arte può essere un banchetto per l’anima.

Zakir Hussain – Making Music
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Making Music: un capolavoro di dialogo tra jazz e tradizione indiana

Uscito nel 1987 e oggi riedito in vinile nella serie Luminessence, Making Music di Zakir Hussain è un incontro straordinario tra maestri dell’improvvisazione provenienti da mondi sonori diversi. Al fianco del tabla virtuoso, tre giganti: Jan Garbarek al sassofono, John McLaughlin alla chitarra acustica e Hariprasad Chaurasia al flauto. L’album, definito dalla critica “uno dei migliori esempi di world music”, supera ogni categorizzazione, fondendo la tradizione indiana con il jazz in un dialogo dove ogni nota diventa ponte tra culture.

Le improvvisazioni sono un susseguirsi di emozioni: Garbarek piega le linee melodiche del sassofono fino a richiamare la vocalità indiana o i paesaggi nordici, mentre McLaughlin intreccia ritmi e armonie con una sensibilità rara. Chaurasia, con il suo flauto, regala momenti di pura magia, e Hussain, con la sua tabla, tiene insieme il tutto in un equilibrio perfetto. Ogni brano è un viaggio: dall’energia travolgente di Making Music alla delicatezza di Anisa, fino alla malinconia sospesa di Sabah.

La critica dell’epoca non ebbe dubbi: “Senza anche uno solo di questi quattro, Making Music sarebbe impensabile” (Frankfurter Allgemeine Zeitung). Un disco che, ancora oggi, incanta per la sua capacità di unire forza e delicatezza, tradizione e innovazione, dimostrando che la musica, quando nasce dall’ascolto reciproco, può davvero superare ogni confine. Un invito a ricordare che la bellezza più grande nasce dall’incontro.

Wu Wei, Martin Stegner, Janne Saksala – Pur ti miro
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Pur ti miro: un dialogo senza confini tra Oriente e Occidente

In Pur ti miro, Wu Wei (sheng), Martin Stegner (viola) e Janne Saksala (contrabbasso) uniscono la tradizione cinese a quella europea. Un viaggio tra Monteverdi, Bach e Vivaldi, rivisitati con libertà e rispetto.

Lo sheng, antico strumento dal suono argenteo, dialoga con viola e contrabbasso in un equilibrio magico. Ogni brano diventa un ponte tra culture, dove la musica antica si rinnova senza perdere la sua anima.

Registrato a Berlino, questo album è una testimonianza di come l’ascolto reciproco possa creare bellezza. Un invito a scoprire che la musica, quando nasce dall’incontro, supera ogni confine.

Matteo Fioretti – Le Cinque Stagioni
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Le Cinque Stagioni: Un Viaggio Oltre il Tempo e lo Spazio

Matteo Fioretti, con Le Cinque Stagioni, ci regala un’opera che travalica i confini della musica per diventare un’esperienza totale, un dialogo tra suono, gesto e immagine. Questo concerto per corpi danzanti, edito da AlfaMusic, non è solo un album: è un manifesto artistico che si ispira al caos creativo del Novecento, tra jazz, Fluxus e Dadaismo, ma anche alla necessità di superare ogni etichetta per abbracciare una forma d’arte globale, dove la musica si fa danza e la danza si fa suono.

Le tredici tracce, suddivise nelle cinque stagioni — compresa la misteriosa “quinta stagione”, simbolo di un pianeta in crisi — sono un invito a ripensare il nostro rapporto con il tempo, lo spazio e la natura. Ogni brano, dalla delicatezza di Leda alla turbolenza di FM Radio, è un tassello di un mosaico che unisce improvvisazione, struttura e una ricerca timbrica che sfida l’ascoltatore a lasciarsi travolgere. Fioretti, affiancato da musicisti come Enzo Nini al sassofono e Antonio Cicoria alla batteria, non si limita a suonare: scolpisce l’aria, organizza il silenzio, trasforma il rumore in poesia.

Registrato dal vivo durante il Feo Fest, Le Cinque Stagioni è un’opera che non si esaurisce nell’ascolto, ma chiede di essere vissuta. È un monito, una carezza, un urlo: la musica come testimonianza di un mondo che cambia, e di un’arte che, ancora una volta, ci ricorda che l’effetto farfalla è più forte del nichilismo.

Christianne Neves – Europeo
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Europeo: Dove il Jazz Brasiliano Incontra l’Anima Europea

Con Europeo, Christianne Neves traccia un ponte sonoro tra due continenti, fondendo la ricchezza della musica classica europea con la vitalità del jazz brasiliano. L’album, pubblicato da AlfaMusic, è un viaggio attraverso le opere di compositori come Bach, Bartók, Turina e Satie, rivisitate con una libertà creativa che solo il jazz sa offrire. L’apertura con O Polichinelo di Villa-Lobos, eseguita in duetto con il leggendario Amilton Godoy, è già una dichiarazione d’intenti: portare il Brasile in Europa, e viceversa, attraverso un dialogo tra pianoforti che sembra una danza di burattini gioiosi.

Al centro del progetto, la voce calda e mediterranea di Daniela Spalletta in Europeo (Punto di luce), brano che dà titolo all’album e ne incarna lo spirito: una luce che unisce, un suono che abbraccia. Christianne Neves, al pianoforte e al Rhodes, guida l’ascoltatore tra arrangiamenti audaci e improvvisazioni che risvegliano l’anima dei classici, mentre il trio italiano — Amedeo Ariano alla batteria e Dario Rosciglione al contrabbasso — tessono una trama ritmica solida e flessibile.

Registrato tra Roma, Los Angeles e San Paolo, Europeo è un inno alla contaminazione, alla curiosità, alla capacità della musica di superare ogni confine. Come scriveva Villa-Lobos, la musica è nutrimento per l’anima: e questo album, con la sua vastità di suoni e emozioni, ne è una prova luminosa.

Diana Palau – As Long As You Agree
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As Long As You Agree: L’intimità del jazz secondo Diana Palau

Con As Long As You Agree, il Diana Palau Quartet ci regala un affresco musicale che celebra dieci anni di Vocal Jam Sessions al Robadors 23 di Barcellona. L’album, registrato con la sensibilità di chi conosce ogni sfumatura del palcoscenico, trasuda l’atmosfera intima e vibrante di un locale dove la musica diventa dialogo. La voce calda e avvolgente di Diana Palau si intreccia con la chitarra di Rai Paz, il contrabbasso di Pau Lligadas e la batteria di Joan Moll, in un repertorio che spazia da classici come The More I See You e Autumn in NY a perle meno note come Este Seu Olhar e Derradeira Primavera.

Ogni brano è un invito a lasciarsi trasportare, come se si fosse seduti a un tavolo d’angolo, con un bicchiere in mano e il jazz che scorre come una conversazione tra amici. La Palau non canta solo note, ma storie, emozioni, ricordi: la musica diventa così un ponte tra il passato e il presente, tra la tradizione e la ricerca di qualcosa di nuovo. Un disco che, nella sua apparente semplicità, rivela tutta la profondità di un’arte che sa ancora parlare al cuore.

Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family

Dicembre 2025 – Le uscite discografiche

Settimana dall’8 al 14 dicembre

Thelonious Monk – Bremen 1965
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Bremen 1965: Thelonious Monk e l’arte dell’imperfezione sul palco tedesco

L’8 marzo 1965, nel cuore di Brema, Thelonious Monk si presentò davanti a un pubblico trepidante, pronto a catturare l’essenza di un genio che aveva già rivoluzionato il jazz. Bremen 1965 è la testimonianza di quella serata magica, un concerto finalmente portato alla luce dopo decenni di oblio negli archivi di Radio Brema. Con il suo quartetto affiatato — Charlie Rouse al sassofono tenore, Larry Gales al contrabbasso e Ben Riley alla batteria — Monk trasformò il palco in un laboratorio di suoni, dove ogni nota sembrava sospesa tra il caos e l’ordine, tra l’ironia e la profondità.

Il repertorio spazia da classici come ’Round Midnight a composizioni originali come Rhythm-A-Ning, dove le dissonanze e i silenzi diventano parte di un dialogo unico, quasi teatrale. Monk, con il suo inconfondibile stile percussivo e le sue pause improvvisate, non suona semplicemente il pianoforte: lo interroga, lo sfida, lo fa ridere e piangere. Il pubblico tedesco, abituato alla precisione, si trova di fronte a un artista che celebra l’imperfezione come massima espressione di libertà.

Questo album non è solo un documento storico, ma un invito a riscoprire il jazz come arte viva, capace di emozionare e sorprendere ancora oggi. In un’epoca in cui tutto sembra già sentito, Bremen 1965 ci ricorda che la vera magia della musica sta nella sua capacità di essere sempre nuova, proprio come Monk, che con un sorriso e una nota stonata riusciva a farci credere nell’inatteso.

Colectiva – Colectiva
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Colectiva: un manifesto sonoro di libertà e identità

Colectiva: un manifesto sonoro di libertà e identità

Nel cuore di Londra, dove le strade risuonano di voci e ritmi da ogni angolo del mondo, nasce Colectiva, il debutto discografico dell’omonimo ensemble tutto al femminile che sta rivoluzionando l’Afro-Latin jazz. Questo EP, atteso per il 12 dicembre 2025, è una dichiarazione di intenti: un inno alla forza collettiva, alla guarigione e alla rinascita. Il singolo apripista ‘Eero’, un viaggio tra ombra e luce, incarna lo spirito del progetto: una riflessione intima sul dolore che si trasforma in bellezza, portata avanti da sette musiciste straordinarie.

Le sonorità di Colectiva sono un crogiolo di tradizioni e innovazione, dove il calore dei ritmi latini si fonde con l’improvvisazione jazzistica. Le trombe, i sax, il pianoforte e le percussioni tessono una trama sonora ricca e avvolgente, mentre il basso e il trombone aggiungono profondità. Ogni nota racconta una storia di resistenza e gioia, di radici che si allungano verso il futuro.

Il progetto nasce dall’esigenza di dare voce a un collettivo femminile in un panorama spesso dominato da altre presenze, e lo fa con una grinta che non passa inosservata. Le performance dal vivo hanno già conquistato il pubblico in Europa, trasformando ogni concerto in un’esperienza catartica.

In un’epoca in cui la musica è spesso consumata in solitudine, Colectiva ci ricorda che la vera magia nasce dall’incontro. Ascoltare questo EP significa lasciarsi trasportare in un viaggio dove il dolore diventa forza e la memoria si fa creazione. Un disco che emoziona, interroga e ispira, dimostrando che la musica, quando è autentica, può essere un ponte tra culture, generazioni e cuori.

Max Ionata Special Edition – Tivoli
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Tivoli: Max Ionata e l’incontro tra il lirismo italiano e l’eleganza nordica

Con Tivoli, il sassofonista Max Ionata—una delle voci più distintive del jazz europeo—apre un nuovo capitolo della sua carriera, unendo la passione mediterranea alla raffinatezza scandinava. L’album, registrato con un quartetto internazionale di eccezione—Martin Sjöstedt al pianoforte, Jesper Bodilsen al contrabbasso e Martin Andersen alla batteria—nasce da un’intesa musicale forgiata sui palchi di Svezia e Danimarca. Non è un semplice esperimento in studio, ma il frutto di una complicità nata dal vivo, dove ogni nota respira la fiducia e l’istinto di una band affiatata.

Il titolo Tivoli è un ponte tra due mondi: da una parte, i giardini incantati di Copenaghen, simbolo di magia e leggerezza; dall’altra, la città italiana di Tivoli, con le sue ville storiche e la sua tradizione di bellezza. Questa doppia anima si riflette nella musica: atmosfere nordiche aperte e luminose si fondono con il calore melodico del Mediterraneo. Il repertorio spazia dalle composizioni originali di Ionata—come Mr. G.T., omaggio all’amico Gegè Telesforo, e Naru’s Waltz—fino a tributi a Kenny Wheeler, Sergio Ruben Aranda e classici di Cole Porter e Johnny Griffin. Un viaggio che celebra la tradizione jazzistica senza mai rinunciare alla freschezza dell’improvvisazione.

Il suono di Ionata, caldo e diretto, con quel swing naturale che lo ha visto collaborare con giganti come Steve Grossman e Joe Locke, qui trova nuova linfa. Tivoli è un dialogo tra culture, un omaggio al passato e uno sguardo al futuro, dove la musica diventa un linguaggio universale che unisce, emoziona e rinnova.

Magnus Carlson & The Moon Ray Quintet – Shadows
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Magnus Carlson & The Moon Ray Quintet: “Shadows”, un omaggio al fascino senza tempo del jazz vocale

Il 12 dicembre 2025, Magnus Carlson e The Moon Ray Quintet tornano con Shadows, un album che celebra la magia delle canzoni rivisitate attraverso la lente del jazz. Conosciuto come voce dei Weeping Willows, Carlson si riconferma interprete di razza, affiancato da un ensemble di eccellenza composto da Goran Kajfeš alla tromba, Per ’Ruskträsk’ Johansson ai sassofoni, Carl Bagge al piano, Martin Höper al contrabbasso e Lars Skoglund alla batteria. Ospite speciale, Mattias Ståhl, che arricchisce il suono con vibrafono, armonica e sax soprano.

Registrato agli Atlantis Studios di Stoccolma, Shadows è un viaggio tra otto brani che spaziano da “Milk and Honey” a “It’s Raining Today”, passando per “Who Knows”, già disponibile in anteprima. Ogni traccia è una reinvenzione, un omaggio alla bellezza delle melodie originali, filtrate attraverso arrangiamenti che uniscono raffinatezza e freschezza. Il quintetto, nato nel 2009 e tornato insieme dopo oltre un decennio, dimostra una chimica unica, capace di trasformare ogni pezzo in un’esperienza intima e vibrante.

Dopo i sold-out al Fasching di Stoccolma, Shadows si preannuncia come uno di quegli album che sanno parlare all’anima, ricordandoci che la vera essenza della musica sta nella sua capacità di emozionare, sempre. Un disco da ascoltare e riascoltare, per lasciarsi avvolgere dalle ombre e dalle luci del jazz.

divr – Live At Cully Jazz
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divr – “Live At Cully Jazz”: Un Documento di Pura Energia Creativa

Il trio svizzero divr torna a sorprenderci con “Live At Cully Jazz”, un album live che cattura l’essenza della loro musica in uno dei contesti più suggestivi del panorama jazzistico europeo. Registrato durante il Cully Jazz Festival nel 2023, questo lavoro documenta una fase cruciale del gruppo, dopo due anni di prove intense e quasi rituali, dove il suono, il silenzio e il tè pu’erh hanno forgiato un linguaggio musicale unico.

Philipp Eden al pianoforte, Raphael Walser al contrabbasso e Jonas Ruther alla batteria costruiscono una narrativa musicale coinvolgente, capace di trascinare l’ascoltatore in un viaggio profondo e immersivo. Ogni brano, dalle atmosfere sospese di “In the Valley” alla tensione ipnotica di “Echo’s Answer” (cover dei Broadcast), rivela una maturità compositiva e una coesione che solo una lunga gestazione può regalare.

“Live At Cully Jazz” è un testimone di autenticità: la registrazione, curata nei minimi dettagli, restituisce tutta l’energia e la magia di una performance dal vivo, dove la musica diventa un dialogo tra gli artisti e lo spazio che li circonda. Un album che non si limita a documentare un concerto, ma che celebra la forza del jazz come esperienza collettiva e trasformativa.

Questo lavoro è un invito a lasciarsi trasportare dalla musica di divr, un trio che continua a ridefinire i confini del jazz contemporaneo con eleganza e audacia

Yussef Dayes – Mt. Fuji FM
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Mt. Fuji FM: un viaggio sonoro tra cultura e paesaggio

Mt. Fuji FM è l’ultima, affascinante creazione del visionario batterista e produttore Yussef Dayes, un progetto che si presenta come un’edizione limitata in vinile gatefold, destinata a catturare l’essenza delle performance dal vivo di materiali inediti e già apprezzati. L’album, arricchito dalla collaborazione con artisti come Minami Kizuki, Venna, Rocco Paladino ed Elijah Fox, si distingue per la presenza di commenti esclusivi dello stesso Dayes e del leggendario broadcaster Gilles Peterson, che accompagnano l’ascoltatore in un viaggio intimo tra ritmi, culture e spiritualità ispirati ai paesaggi giapponesi.

L’arte di copertina, firmata dall’acclamato artista Barka, si fonde con la musica attraverso texture intricate e colori vibranti, mentre la confezione include un booklet riccamente illustrato, con trascrizioni bilingue delle interviste e fotografie delle sessioni live. Un oggetto da collezione che celebra non solo la musica, ma anche l’incontro tra tradizioni e innovazione, regalandoci un frammento dell’anima creativa di Yussef Dayes. Un’opera che, oltre a suonare, racconta storie universali di connessione e bellezza.

Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family

Dicembre 2025 – Le uscite discografiche

Settimana dal 15 al 21 dicembre

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L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno

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Dicembre 2025 – Le uscite discografiche

Settimana dal 22 al 28 dicembre

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Dicembre 2025 – Le uscite discografiche

Settimana dal 29 al 31 dicembre

Muriel Grossmann – Plays the Music of McCoy Tyner and Grateful Dead
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Plays the Music of McCoy Tyner and Grateful Dead: Muriel Grossmann tra spiritualità e psichedelia

Quando Muriel Grossmann decide di unire il mondo modale di McCoy Tyner con l’universo sonoro dei Grateful Dead, il risultato non può che essere un viaggio audace e visionario. Plays the Music of McCoy Tyner and Grateful Dead è un album che esplora le affinità nascoste tra due giganti apparentemente distanti: da un lato, la potenza architettonica delle composizioni di Tyner, pilastri dell’avventura spirituale di Coltrane; dall’altro, la ricerca psichedelica e improvvisativa dei Dead, capaci di trasformare ogni concerto in un’esperienza collettiva.

Registrato a Ibiza con un quartetto di eccezione — Radomir Milojković alla chitarra, Abel Boquera all’organo Hammond e Uroš Stamenković alla batteria — il disco si apre con una versione ipnotica di Walk Spirit Talk Spirit, dove il sassofono di Muriel Grossmann si libra tra meditazione e fuoco, accompagnato da un groove che ricorda le jam più ispirate dei Dead. Contemplation e The Music Never Stopped diventano così ponti tra due mondi, dove la struttura modale di Tyner si fonde con l’energia liberatoria della West Coast.

L’album, arricchito da alternative takes che svelano la profondità del processo creativo, è una testimonianza di come la musica possa essere al tempo stesso ricerca interiore e celebrazione collettiva. Muriel Grossmann, ancora una volta, dimostra che i confini tra i generi sono solo convenzioni: ciò che conta è lo spirito con cui si suona. E qui, lo spirito vola alto.

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