Jazz in Family - Il luogo dove le varie anime del jazz si ritrovano in famiglia

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Un intervista per conoscere Filippo Cosentino

Un intervista per conoscere Filippo Cosentino

Un intervista per conoscere Filippo Cosentino, chitarrista jazz, era un pallino che avevamo da un pò di tempo. Una casualità, poi, ci ha permesso, finalmente, di conoscerci e di approfondire la figura e la musica di questo musicista albese. 

Dopo un primo colloquio conoscitivo abbiamo steso, di comune accordo, un intervista che leggete subito di seguito. Un intervista che ci aiuta a tracciare il profilo di una persona pronta al dialogo ed estremamente socievole.

La front-cover di Andromeda, ultimo lavoro discografico di Filippo Cosentino - Clicca per ascoltare!

JIF: Per prima cosa iniziamo da dove sei cresciuto musicalmente. Come ti sei interessato alla musica e chi ha curato la tua crescita musicale?

FC: Mi è stata regalata una chitarra dai miei genitori quando avevo sette anni, e pochi mesi dopo ho iniziato a prendere lezioni: così tutto è iniziato. 

Nel mio percorso musicale sono state fondamentali vari fattori: ascoltare tanta musica popolare dei luoghi natii dei miei genitori – mio padre è siciliano e mia madre calabrese -, il nonno paterno che in casa cantava frammenti delle Arie di Verdi o mi parlava della Cavalleria rusticana di Mascagni. Contemporaneamente imparare la chitarra classica e lasciarmi affascinare dalle melodie argentine, spagnole, italiane. 

Da grande ho scelto di avvicinarmi alla musica moderna (blues, rock, funk), e anche se ascoltavo spesso una cassetta di Louis Armstrong, il jazz è arrivato dopo, intorno ai 26/27 anni. Associavo gli ascolti di Armstrong ai colori del blues, e l’interesse per il jazz è venuto relativamente tardi complice anche il fatto che il tempo a disposizione era limitato dal fatto che studiavo all’università (ho conseguito due lauree, una in organizzazione ed economia dello spettacolo e una specializzazione in filologia della musica), e in ambito musicale per mia fortuna iniziavano ad arrivare le prime collaborazioni importanti. Il mio primo disco jazz è del 2011.

JIF: Cosa ti ha fatto scegliere la chitarra ?

FC: In casa girava una chitarra classica, la usava mio papà per suonare le canzoni di Battisti, De Andrè. Il suono mi ha attratto in modo naturale

JIF: Su che tipi di chitarra ti eserciti e qual è la tua chitarra preferita?

FC: Nel mio quotidiano esercizio e studio alterno classica, acustica ed elettrica, a cui si aggiunge anche lo studio della chitarra baritona 

Ne ho varie preferite: la Joe Pass del 1981 regalo di mia moglie, la Stratocaster 50esimo anniversario, l’acustica Schertler costruita dal liutaio Pagelli e la BT03 baritona Larrivée

JIF: Hai delle persone che ti chiedono di insegnarli a suonare la chitarra. Quanto è importante l’insegnamento che gli offri e quanto i tuoi personali esercizi nell’evoluzione della tua musica?

FC: È importante – ed è una fortuna – incontrare tanti studenti con la voglia di imparare, dai 4/5 anni agli 80. La didattica è un momento di confronto costante; l’occasione per essere bravi insegnanti ci è data dagli studenti, a cui va il merito di essere persone curiose e con il desiderio di imparare. Mi ritengo fortunato ad aver costruito nel tempo una struttura – il Dragonfly Studio – diventato nel tempo centro di riferimento per chi vuole iniziare, approfondire o migliorare le conoscenze in campo musicale nella zona in cui vivo. Inoltre sono in preparazione i primi corsi online, che saranno disponibili dal 2020, per raggiungere studenti ed esaudire le richieste che arrivano da altri luoghi. 

JIF: Ho visto che su Spotify hai creato e condiviso diverse playlist con lo scopo di promuovere la bellezza dello strumento chitarra. Vuoi creare per noi una playlist di cinque brani che, a vario titolo e non solo con la chitarra o il jazz in primis, hanno segnato la tua vita artistica e personale? Se si, perché questi?

FC: Jimi Hendrix – Castle made of sand

Wes Montgomery – Four in six

De Lucia/McLaughlin/Di Meola – Mediterranean Sundance 

Ralph Towner – If

Joe Pass – Guitar Virtuoso (tutto l’album)

JIF: Il tuo ultimo disco è “Andromeda”. Un lavoro differente dagli altri ma anche con dei trait-d’union. Vuoi parlarci di esso? 

FC: In questo disco mi sono concentrato sulla composizione e sull’interazione delle parti che compongono i brani, sviluppando temi e armonizzandone le transizioni. In generale ho pensato a un disco sonorità latine, melodico e con qualche richiamo alla tradizione. 

JIF: Chi c’è con te in “Andromeda” è quanto ha collaborato nella composizione o nell’apporto tecnico definitivo dei brani?

FC: Le composizioni sono mie, scritte come le ascoltate nel disco. La tradizione di riferimento è quella jazz, in cui sta ai compositori creare spazi dove sono l’improvvisazione, il momento, l’interplay a fare la differenza. Per me la bontà di un lavoro sta in un corretto bilanciamento di queste componenti, senza dimenticare che la tradizione europea è legata alla musica classica e popolare, caratteristica questa che ben si amalgama con la tradizione jazz. 

Ekkehard Wölk, Johannes Fink e Andrea Marcelli sono stati molto bravi ad intendere il materiale che gli ho proposto per il disco; in studio si è creato un bel clima, condizione fondamentale per la buona riuscita delle registrazioni. Un ringraziamento a Nau Music Company per aver creduto in questo progetto che ci sta dando varie soddisfazioni e speriamo che altre ne arrivino. 

JIF: Come stai promuovendo il disco e quali altri progetti hai ora in corso?

FC:  La prima parte dell’Andromeda tour si è conclusa a novembre: in pochi mesi ha ottenuto otto sold out su tredici concerti. 

Il 2019 inizia con un nuovo tour in Germania, poi Italia, America e nuovamente Italia per un lungo tour estivo, infine Cina e già ci sono eventi in calendario per il 2020. Sul sito www.filippocosentino.com si trovano tutte le date in aggiornamento .

JIF: Durante i tuoi concerti dal vivo qual è il tuo rapporto con il pubblico? Preferisci suonare quello che tu ritieni giusto, quello che ti richiedono o “improvvisare” al momento per creare un feeling?

FC: Non credo ci sia una scaletta giusta o almeno non ho la presunzione di pensarlo. Con umiltà e allo stesso tempo con la sicurezza della propria storia, si propone il proprio materiale originale cercando di capire preventivamente che tipo di concerto si sta andando a fare. La frase “sto preparando un concerto” è realmente lo studio della scaletta per quel determinato luogo; i concerti non sono mai uguali fra loro. Il pubblico che mi segue lo percepisce e i commenti e messaggi di gradimento che ricevo mi rendono estremamente felice: mi piace moltissimo parlare con il pubblico durante e dopo il concerto e ascoltare cosa la mia musica comunica. Il massimo è quando incontro famiglie con bambini o ragazzini entusiasti di esser venuti al concerto, una bella emozione! 

JIF: Credi che i giovani si interessino al jazz? Come possiamo incentivarli all’ascolto?

FC: Mi sento di dire che serve più in generale educare al bello, all’ascolto attento e partecipato; dopodiché si può ascoltare jazz, blues, rock, Bach o  Verdi: l’importante è tornare ad avere un senso critico esteso. Infine credo che la musica sia fatta per dilettare, e quindi in senso stretto al jazz può giovare magari essere meno autoreferenziali nella scrittura. La musica storicamente è stata fatta per le persone che la ascoltano, credo sia questa la chiave di lettura generale.

JIF: Ognuno dei brani che hai composto nella tua storia discografica è certamente speciale. Uno su tutti a cui sei particolarmente legato e la sua storia?

FC: Ne ho tre: Spring mood contenuto nel mio primo disco LanesL’astronauta che è la title track dell’omonimo disco e Andromeda e Perseo contenuto nel disco Andromeda(NauRecords). In questi tre pezzi ci sono tutta la mia storia recente, i miei sentimenti, la mia vita attuale. Chi viene a concerti lo percepisce e ne diventa partecipe, perché in fondo è la storia di tutti noi: l’innamoramento, la nascita di un figlio, il legame fortissimo e intimo con la persona amata

JIF: Un aneddoto, un momento esilarante, avvenuto nel corso delle tue tante jam-session, registrazioni in studio, o master-class, di cui ricordi con particolare intensità? 

FC: Recentemente ho avuto il privilegio di accompagnare Luigi Viva durante alcune presentazioni del suo ultimo libro Falegname di parole – la vita e le canzoni di Fabrizio De Andrè. Uno degli appuntamenti è stato allestito in carcere, a Novara: mi ha estremamente colpito come il messaggio delle canzoni di De Andrè e la musica abbia avvicinato diverse persone cittadinanza del carcere a pensare e ripensare la propria condizione e come migliorarla ripensando probabilmente ai motivi della propria reclusione. Aver toccato con mano quale potere enorme ha la musica è stato incredibile. Sarò sempre grato a Luigi per questa esperienza 

JIF: La domanda che mai nessuno ti ha posto ma desideri ricevere? 

FC: Vorrei ringraziarti per l’intervista e la tua disponibilità

Ringraziamo Filippo per l’intervista e la disponibilità, ma lo ringraziamo anche per la sua attività di creatore musicale che condivide con tutti noi.

Potete acquistare la musica di Filippo Cosentino su tutti gli store digitali e nei migliori negozi di dischi.

Luigi Blasioli presenta il suo cd: Mestieri d’oltremare e favole di jazz

Luigi Blasioli presenta il suo cd: Mestieri d’oltremare e favole di jazz

Luigi Blasioli è un contrabbassista pescarese innamorato del suo strumento nonché grande studioso e di mentalità e vedute ampie. Non ci riferiamo solo ai titoli di studio ottenuti con sacrificio e passione ma al suo carattere che lo porta a scoprire sempre più ciò che lo circonda, nei minimi dettagli. 

Il Blasioli è una persona con la quale si può dialogare in maniera costruttiva ma che non sta a noi, o a questa rubrica, far conoscere per il suo carattere. Il lettore di Jazz in Family, normalmente, è interessato a conoscere e ad approfondire un disco, un prodotto discografico, di recente pubblicazione. Perciò focalizziamo la nostra attenzione è la nostra intervista sul nuovo disco di Luigi: Mestieri d’Oltremare e favole di jazz.

Mestieri d’oltremare e favole di jazz

D.: Partiamo con la nostra chiacchierata chiedendo a Luigi di spiegarci il titolo di questo disco. Esso sembra far riferimento, con la parola “d’oltremare”, agli abitanti e ai lavori dei paesi dell’est Europa o del Nord Africa, ma nello scorrere i titoli dei singoli brani pensiamo che il significato sia un altro. Puoi dirci come nasce il titolo del tuo nuovo album?

R.: Nasce dall’esperienza di vita che ho accumulato viaggiando e avendo a che fare con moltissima gente. Vedo e racconto le loro vite attraverso i loro mestieri che a differenza di una professione sono una vocazione e parte integrante della propria vita. Tutto come se fossero favole.

D.: Favole di fantasia, favole recitate con il linguaggio musicale del jazz. Favole di fantasia, favole che traggono spunto dalla realtà. Quanto c’è di fantasia e quanto di realtà in questo disco?

R.: Moltissima realtà recitata in chiave jazz, raccontata come delle favole.

D.: Ogni singolo brano è un capitolo di questo libro. Ci fai un sunto di questi capitoli?

R.: Mi rifaccio a quanto ho già scritto sull’uscita del disco: Da un insegnamento del passato ho sottolineato in questo mio disco contestuale di “favole” l’importanza del proprio mestiere inteso come arte di fare qualche cosa nella vita che ci permette di essere indipendenti e liberi. Il mestiere differentemente da un lavoro ci identifica. Ogni traccia racconta così:

1 – Metamorfosi
In ogni disco ho inserito un po’ di me come farebbe un pittore. Infatti questo brano riguarda la mia persona e come sono cambiato negli anni. Ero molto diverso da ragazzo, irrequieto, ribelle, anche un rissoso. Nel tempo sono diventato un’altra persona e la musica ha il suo perché in tutto questo. Ho avuto anche la fortuna di incontrare belle persone. E una mia caratteristica da sempre che ho volutamente ripetuto in tutti i miei dischi. Persone che mi hanno fatto riflettere dandomi spunti positivi. E’ stata una fortuna ed un valore aggiunto averle incontrate.
 
2 – Il musicante di Bologna (Primula rossa)
Il musicante di Bologna è un brano tutto per Marco Tamburini trombettista di alta qualità e di grande spessore umano. Lo conobbi per una collaborazione del precedente disco. Ci suonai assieme e diventammo amici non in modo convenzionale. La sera del concerto ad Avellino, dopo una sua battuta su di me, lo mandai all’altro paese. Da buon ex pugile prendo posizione ma, lui mi sorprese toccandomi dentro. Mi disse: “Mi piacciono le persone vere e tu sei molto più di questo!”. Non so cosa gli piacque ma diventammo veramente amici e credo che il mio precedente disco “Sensory Emotions” sia una se non l’ultima sua registrazione da vivente. Quell’estate dopo la sua scomparsa ero molto triste. Sarà perché di amici ne ho persi molti nella vita. Lo ricorderò sempre. “Primula rossa” era il nomignolo in forma simpatica che la sua manager gli diede in quanto sempre poco rintracciabile al telefono.
 
3 – Il navigante di  Skopje (Selimi)
Selimi è un nome di persona vero. Proveniente dalla Macedonia un giorno entrai in una caffetteria e questo ragazzo, non so perché forse aveva bisogno di sfogarsi, mi raccontò la sua vita da quando partì dal suo paese per venire in Italia. Mi capita spesso che le persone anche sconosciute si aprano con me. Non ho mai capito il perché di questo. Mi colpì questo ragazzo e decisi di scriverci un brano. Non l’ho più visto;
 
4 – Anime
È la storia vera di un amore. Le anime che si toccano. Io la notte la vivo veramente da tempo e ne ho viste di cose. Ho frequentato sempre tutti gli ambienti notturni. Per lavoro e per piacere disco, night, teatri, ristoranti, club di ogni sorta, pub sia all’estero che in Italia. In tutto questo trambusto che chiamiamo vita frenetica ci sono ancora anime che si toccano rimanendo segnate per sempre dall’amore nelle sue più svariate forme; 
 
5 – Il guardiano dei giardini di Ineo
Da sempre ormai, non ricordo più da quanto, soffro di sogni ricorrenti e spesso tenebrosi. Questo è uno di quelli che mi ha perseguitato per parecchi giorni. Mi ritrovo davanti ad un ingresso di un giardino stupendo recintato da un’alta siepe. Come ingresso c’è un portale che mi permette di intravedere questo luogo fantastico. Davanti al portale c’è questo essere ingombrante, enorme che fa di tutto per tenermi lontano e non farmi entrare. A un tratto come se mi staccassi da terra, in volo, vedo dall’alto la vera essenza di questo giardino che si rivela come un luogo oscuro popolato dal re di tutti i demoni (Lucifero). Ineo è un mio modo di averlo ribattezzato. Al guardiano che mi aiuta ho dedicato il brano in questione.
 
6 – Giulia tra i cumuli ad Accumoli
Tratto dalla tragedia di Amatrice sul giornale avevo letto delle due sorelline rimaste sotto le macerie. Una delle due deceduta per aver salvato l’altra. Ho giocato sul nome del comune limitrofo, ossia Accumoli, per inquadrare la scena drammatica di questa bimba.
 
7 – Ninna nanna per Olivia
Mia figlia, è nata ed io le rendo omaggio per sempre con un brano tutto suo. È la storia della vita che in qualche modo prende e si ripete facendo in modo che ci si riveda in piccoli atteggiamenti che avevi quando eri ragazzino e che lei espone inconsapevolmente.
 
8 – Il Cercatore di conchiglie
È un fermo immagine che ho inquadrato ascoltando il brano di Lucio Dalla intitolato “Anna Bellanna”. C’è una scena dove questa ragazza raccoglie le conchiglie ma avendo saputo che il fidanzato, tornato dal mare, l’ha tradita durante un suo viaggio, lo uccide e poi riprende a raccogliere pietre e conchiglie. Mi ha sempre colpito questa scena dipinta da Lucio Dalla che, tra crudeltà e passione, esprime l’amore. Il cercatore di conchiglie cerca l’amore. Il cercatore di conchiglie rispecchia tutta la gente che incontro e che si apre confermando il desiderio di voler trovare l’amore vero.
 
9 – Potti, Ciccio e Pepe
La storia di piccoli a quattro zampe. Ho dedicato questo brano a due cani ed un gatto. Ciccio è un gatto, gli altri due sono cani di razza Breton. Uno purtroppo deceduto poiché investito da un’auto di un tizio che pensava di essere sulla pista di Indianapolis.  Un po’ come la Walt Disney, ho immaginato una sorta di dialogo di questi tre amici a quattro zampe.
 
10 – I mestieri e le favole
Esplicito con la mia voce il contenuto del pensiero che ha dato vita al mio disco. Un marchio di fabbrica ormai che si ripete dal primo a questo mio quarto album.

D.: Alla fine della sintesi utile a presentare un libro, o un film, vi è sempre una frase, un commento ad effetto, che crea la suspance e il desiderio, nel pubblico di andare a vedere, di ascoltare in questo caso, l’Opera per intero. Cosa vuoi dirci per creare il desiderio di ascolto?

R.: Vi cito la frase riportata all’interno della copertina del disco scritta da me:

“Anime semplici che colorano la loro vita con quotidiani gesti. 

Afflitti da un complesso di parità … in realtà lasciano un segno al loro passaggio.

Dimenticano spesso che ciò che stanno facendo è ciò che sono e che li porta a presentarsi al mondo nella loro essenza.

I mestieri dell’uomo sono le favole che essi raccontano e le favole sono i loro mestieri.

Restano presenze forti ed imponenti … chi per molti … chi solo per qualcuno che li ricorderà …  sempre.

Alla fine del loro giorno rindosseranno le loro giacche e aggiustandosi il bavero torneranno a casa inconsci di aver scritto un’altra pagina del loro racconto di vita … della loro favola.

La vita è una raccolta di materiale.”

Luigi Blasioli

D.: Mestieri d’Oltremare favole di jazz è un album di brani originali ed inediti. Vuoi raccontarci il processo creativo e compositivo del disco?

R.: Si. È un processo fatto di attente riflessioni, di ricerca sonora, di atmosfere che devono trovare in qualche modo la capacità di spiegare i contenuti attraverso emozioni. C’è una grande organizzazione dietro, tante prove e tanta voglia di fare.

D.: Il disco trae ispirazione da un libro, ma le melodie e le ritmiche quanto sono frutto della cultura tradizionale jazzistica e quanto della tua sperimentazione/evoluzione creativa?

R.: Sono un miscuglio di tutto. Difficile spiegarlo così.

D.: Il processo creativo si concretizza e si realizza con l’apporto di un ensemble. Vuoi presentarceli ed aggiungere qualcosa su di loro e sul vostro grado di affiatamento?

R.: Nel disco siamo: io, autore di tutto e contrabbassista, Cristian Caprarese al piano, Giacomo Parone alla batteria, Pierpaolo Tolloso al sax soprano e tenore in “Il guardiano dei giardini di Ineo” e “Potti, Ciccio e Pepe” che accoglie anche la tromba del musicista statunitense Thomas Kirkpatrick. Però il disco principalmente è da trio. Parlo di Cristian e Giacomo.  Sono come fratelli per me.

D.: Parliamo anche di te. Sei anche un docente di musica, parlaci di questa altra esperienza che vivi quotidianamente…

R.: Sono due cose diverse, che dire. L’una è piena creatività, l’altra è la costante pazienza nel far amare una materia che a volte ha dei forti lati ostici. Bisogna aver pazienza.

D.: Con lo spirito costruttivo che ti caratterizza, cosa cambieresti nel sistema formativo nazionale a favore della musica?… e nel sistema di promozione musicale?

R.: Molte cose. Però, credo siano impossibile nominarle tutte in poco. Diciamo che darei più spazio ai musicisti che scrivono, come me , in modo da appassionare e incuriosire la gente alle nuove idee e nuovi messaggi.

D.: Ci hai detto della tua passione sportiva e che pratichi con continuità. Cosa ti senti di raccontare al pubblico?

R.: Io sono pugile, amo il pugilato, amo combattere, mi piace il mio lato animale. Mi alleno anche in modo animalesco, al freddo, sotto la pioggia, sotto la neve, quando scende il buio, praticando anche sacrifici alimentari con diete ferree e la bilancia sempre a portata di mano. Ho uno spirito che curo con la musica, la ricerca, la spiritualità ed un corpo che alleno come uno che deve fare una guerra in ogni momento. Sono fatto così. Diciamo che sono pacifico non pacifista.

D.: Un ultima cosa: la domanda che vorresti ricevere ma che mai nessuno ti ha fatto?

R.: Come ti senti? Come stai? Ma non come domanda retorica ma, come domanda sentita. Una domanda che a parte mio nonno e mia nonna ed un paio di volte fatta da mia madre non mi hanno mai fatto.

“Mestieri d’Oltremare e favole di jazz” è un disco prodotto dallo stesso Luigi Blasioli e da Gabriele Rampino per l’etichetta pugliese Dodicilune.

Potete acquistarlo nei migliori negozi di dischi e sui principali store digitali.   

With Love: il nuovo album di Greta Panettieri

With Love: il nuovo album di Greta Panettieri
Si intitola With Love il nuovo album della cantante Greta Panettieri, un disco da interprete in cui la cantante dona ai propri fans una vera e propria playlist dei ricordi più cari. 
È il tuo quarto album firmato Greta Panettieri, vieni da pubblicazioni anche a nome Greta’s Bakery destinate al mercato americano. Cos’è cambiato rispetto a prima nella tua identità musicale?
Più che di un cambiamento parlerei di un’evoluzione. Il cuore e l’anima musicale sono difficili da modificare ma sicuramente l’esperienza, la conoscenza, lo studio e il tempo possono aiutarci ad ampliare in modo sostanziale la nostra visione di partenza, così tanto da portarci anche molto lontani dal punto di inizio. Nel mio piccolo ho sempre cercato di stupire me stessa, soffro la noia il che forse mi ha spinto e mi spinge tuttora  a cercare sempre note e sonorità diverse. In questo ultimo disco ho cercato ad esempio la calma e la rilassatezza, per la prima volta ho tentato di addolcire quella spinta all’estremo che caratterizza il mio approccio alla vocalità. Devo dire che è stata una bella sfida. Dall’altra parte ha giocato il fascino dell’interpretazione. Interpretare una canzone già famosa e riuscire a interiorizzarla per darle qualcosa di tuo è molto affascinante e divertente, per niente facile.
La scelta dei brani comunica qualcosa di assolutamente intimo e personale. Si ha l’impressione che siano brani legati con affetto alla memoria. Da dove hai tratto l’ispirazione per sceglierli?
In realtà ho scelto in base a emozioni davvero nascoste nel passato; la maggioranza delle canzoni sono state scelte dopo giorni e giorni passati ad ascoltare pezzi su Spotify e solo quelle che facevano suonare il campanello della memoria sono entrate; come ad esempio  Vivere (banchi di scuola-liceo), Goodbye Stranger, Easy, Se io Fossi un Angelo, ma anche quelle canzoni a cui non sapevi di essere legato, come per esempio Against all Odds. Non sono mai stata una fan sfegatata di Phil Collins, eppure incrociando i suoi brani di quegli anni ho sentito un forte richiamo emotivo; la musica ha il potere di entrarti dentro e rimanere li senza che tu te ne accorga, come gli odori dei vecchi cassetti basta un secondo per riportarci indietro nel tempo e farci rivivere esattamente determinati momenti… e cosi’ l’ho inserito. Poi ci sono un paio di outsiders tipo Attimo per Attimo e Anonimo Veneziano su cui c’è stato un altro tipo di scelta più legata al voler ricordare e omaggiare gli autori dando a questi brani un abito completamente nuovo.
Ascoltando il disco emerge molto il feeling che c’è tra i musicisti. Ci racconti la scelta della formazione? 
La formazione è davvero speciale per me. Ci sono: Andrea Sammartino al piano e arrangiamenti che è non solo mio compagno nella musica ma anche nella vita da ormai 15 anni, Daniele Mencarelli al basso con cui sono praticamente cresciuta, suonavamo insieme già da ragazzini a Perugia, Alessandro Paternesi anche lui conosciuto nel ricco sottobosco musicale perugino anche se qualche anno più tardi data la sua giovane età. A loro si sono poi aggiunti Flavio Boltro con cui è scattata una grande sintonia e amicizia nata negli ultimi due anni dopo una serie di concerti fatti insieme, e Itaiguara Brandao altro carissimo amico e compagno di tante avventure musicali newyorkesi. Credo che l’amicizia sia uno degli ingredienti più importanti nella riuscita dell’album; in un certo senso lo scopo era ricreare (in maniera magari più raffinata) quelle sensazioni che si hanno suonando tra amici una sera davanti al caminetto rispolverando vecchie canzoni. Anche il repertorio ha un po’ questo senso; dopo tutto gli anni 80 e 90 sono stati abbastanza sereni se confrontati con gli ultimi vent’anni.
Molti jazzisti guardano al mercato musicale americano come a un traguardo destinato a pochi. Tu sei tornata in Italia per avere maggiore libertà artistica. L’hai trovata? 
Sicuramente l’esperienza in America mi fatto capire che la libertà è la cosa più preziosa per un artista – e non solo -. Negli Stati uniti l’ho trovata, soprattutto nelle collaborazioni con artisti molti interessanti di molte provenienze geografiche. Diversa è stata l’esperienza con la major che, se mi ha insegnato molto, mi ha un po’ costretto e limitato dal punto di vista espressivo e delle scelte. Cerco di essere libera e sincera in ogni luogo e contesto; innegabilmente in America ho trovato quello che cercavo in quel momento che era appunto la conferma che per fare jazz o per fare musica più in generale non ci vuole il permesso di nessuno, basta solo farlo.
A quale pubblico è rivolto il disco, agli amanti della musica leggera per invitarli a un ascolto jazz, o viceversa?
L’invito è esteso a tutti; una delle cose che più apprezzo in molti dei miei idoli tra cui Ella Fitzgerald, Quincy Jones,  Herbie Hanckok, Miles Davis, ma anche David Bowie e tantissimi altri, è la capacità di riuscire a coinvolgere audience variegate e distanti tra loro, mescolando le carte in tavola, mettendosi in gioco, e magari rischiando di scontentare qualcuno facendo una scelta non conforme alle aspettative del pubblico abituale. Per un cantante l’esperienza del jazz è incredibilmente stimolante. La ricerca delle note, del suono, del particolare, ma ache cantare una canzone pop con la sua forza emotiva e coinvolgente sono esperienze molto appaganti.
Trovi che ci siano delle differenze , d’ascolto,  fra il pubblico americano e quello italiano? 
Sicuramente moltissime e nessuna, credo che la differenza più grande sia come noi ci poniamo; se si riesce a trovare la chiave per aprire i cuori di chi ti ascolta ogni paese può essere “l’America”.
Progetti futuri? 
Tanti, sicuramente è ora di fare un bel disco di jazz, ma dopo l’esperienza con Toquinho sento anche un forte richiamo dalle zone più a sud… vedremo.
Vi ricordo che potete acquistare With Love di Greta Panettieri nei migliori negozi di dischi e digital stores! 

With Love - Greta Panettieri: Approved

“Wu Way” Il nuovo album di Francesco Mascio

“Wu Way” Il nuovo album di Francesco Mascio
Edito per Filibusta Records, Wu Way  è il nuovo album del chitarrista e compositore Francesco Mascio. 
Wu Way è un gioco di parole che nasconde un principio fondamentale del taoismo. Ci racconti com’è nato il titolo dell’album?
Quando ho pensato a dare il nome al mio ultimo album, volevo un titolo che ne rappresentasse il concept. Così ho accostato il termine cinese Wu (vuoto) al termine inglese Way (via), per dare un idea di contaminazione.
Wu Way é infatti un disco di matrice jazz, ma si ispira alla musica tradizionale cinese e alle filosofie orientali anche se con un approccio volutamente non filologico.
Foto di Antonio Di Paola
Qual è il processo creativo che c’è dietro le tue composizioni? C’è un brano  dell’album a cui sei più legato? 
Il processo creativo varia ogni volta da composizione a composizione. Un brano che mi ha coinvolto molto dal punto di vista emotivo é sicuramente “Tiziano Terzani”. Stavo leggendo un suo bellissimo libro e appena terminata la lettura, sono stato pervaso da una forte emozione che mi ha indotto a prendere la chitarra e a iniziare a suonare. Le mie emozioni sono fluite fino a trasformarsi in quella che è diventata la seconda traccia del disco. 
Come hai scelto i tuoi collaboratori? Avete condiviso insieme un percorso di ricerca?
Già varie volte in passato avevo avuto il piacere di collaborare con i musicisti che hanno preso parte alla realizzazione di “Wu Way” e quando è arrivato il momento di scegliere gli ospiti per il disco, le tabla mi sembravano perfette per il sound che avevo in mente per “Balla Con Buddha”, così ho invitato a suonare Sanjay Kansa Banik, un vero maestro di questo strumento. Nella ballad “Tiziano Terzani” volevo invece che fosse il sax di Gabriele Coen ad impreziosirne la melodia, mentre per “Arpeggio Elementale” mi sono avvalso della bellissima voce di Susanna Stivali

Siamo lontani dalle sonorità del jazz tradizionale, ma ricchi di sperimentazione. Qual è il tuo rapporto con l’improvvisazione?
Sono sempre stato attratto dall’arte dell’ improvvisazione. Quando ero agli inizi dei miei studi musicali, il sogno ricorrente era: riuscire un giorno ad improvvisare in modo soddisfacente. Non é infatti un caso che generi come il blues, il jazz e la musica etnica, dove l’improvvisazione ha un ruolo centrale, hanno sempre suscitano la mia attenzione. Ritengo che la bellezza dell’improvvisazione risieda nella sua stessa natura di saper creare ogni volta qualcosa di nuovo. Tale caratteristica ha il potere di emozionare in primis chi si appresta ad improvvisare e di conseguenza l’ascoltatore finale.
Progetti futuri? 
Da diversi mesi ho iniziato a lavorare su due nuovi progetti: “I thálassa mas”, che é incentrato su composizioni originali mie e del sassofonista Alberto La Neve e ispirato dalle musiche del Mediterraneo. Thawīd invece é completamente strutturato sul concetto dell’ improvvisazione radicale anche se con una forte connotazione world music. Oltre a questi due progetti in fase di realizzazione, ce ne sono altri che sono in fase progettuale, ma ciò che mi preme maggiormente in questo momento é riuscire a concentrare la mia attenzione sul nuovo disco“Wu Way”.
Vi ricordo che potete acquistare Wu Way nei migliori negozi di dischi e digital stores! 

Home Feeling, il nuovo album di Massimiliano Rolff

Home Feeling, il nuovo album di Massimiliano Rolff
Ecco Home Feeling, il nuovo album di Massimiliano Rolff, prodotto da Rosario Moreno per BlueArt. Un album con bellissime nuances dalle atmosfere ed i toni caldi, che uniscono il jazz europeo alle note, sudamericane, di Hector Martignon al piano. 
Foto di Paolo Zeggio
Da dove viene home feeling? Ci parli del concept dell’album?
Negli ultimi due anni ho avuto la fortuna di viaggiare molto per questioni musicali. Io la definisco una fortuna, poiché trovo che la dimensione del viaggio, per quanto spesso faticosa, avendo nel mio caso come destinazioni grandi e piccole città, riesca ad offrirmi sempre nuovi punti di vista, sulla gente e sulle loro abitudini, indicandomi con più chiarezza la direzione che la nostra società sta prendendo. Io suono per la gente, quindi questo aspetto non è per niente secondario. Il viaggio, nel mio caso, è un movimento circolare, ti porta lontano e ritorna a casa, al punto di partenza. Questa sicurezza, ti permette in qualche modo di portarti dietro un po’ di casa… sapere di avere un luogo sicuro dove poter tornare, è diventato per me un elemento essenziale. Il luogo dove ho i miei affetti, e dove riesco a trovare me stesso insieme alla musica: la Liguria. Ecco quindi ‘Home Feeling’. Un album in cui cerco di raccontare questo nuovo sentimento di radicamento nella mia terra, una sensazione nuova, che non provavo fino a poco tempo fa. Siccome credo che questa sia una buona novità per me, ho voluto raccontare tutto questo cercando di costruire un suono positivo, energico e allegro, colorato … mescolando elementi tipici del linguaggio jazzistico con i ritmi gioiosi della musica afro-cubana.
Ascoltando Home Feeling si ha come l’impressione di leggere un diario di bordo, dove sono appuntate riflessioni, spunti e visioni ricche di suggestioni. Quando hai capito che era il momento di trascrivere tutto in musica? 
La scrittura per me è solo una parte del mio mondo musicale. Ho capito negli anni che esiste un momento in cui varco una certa soglia, scosto una tenda… e comincio a scrivere qualcosa di nuovo. A volte sto mesi senza neanche scrivere una nota, poi succede … in un giorno qualsiasi. Ma dopo quel giorno nulla è più come prima. Inizia una specie di trambusto interiore. Da quel momento ogni giorno scrivo qualcosa, senza sapere ancora bene che forma e che direzione prenderà la musica, cerco di farla scorrere il più possibile senza alterarne la natura spontanea con sovrastrutture di genere e stili. Ogni idea musicale, se nasce facile e spontanea, pesca sicuramente in qualche sensazione vissuta, in qualche storia ascoltata, nel volto di qualche persona incontrata … perché poi alla fine, sì, succede che messa bene in fila … una nota dopo l’altra, un brano dopo l’altro, la musica racconta uno stato d’animo, o quanto meno un pezzo di vita che ho vissuto.

C’è un interplay straordinario fra i membri della formazione, ci parli dell’incontro con i musicisti che hai scelto per questo disco?
Ho conosciuto Hector Martignon almeno una decina di anni fa, a Genova. Lui è colombiano e vive a New York, ma la sua mamma era genovese, quindi lui da buon figlio veniva a Genova spesso per stare un po’ con lei. Per molti anni ci siamo incontrati per parlare e bere insieme, piano piano come due amici, senza suonare. Poi irrimediabilmente è successo… qualche concerto e poi questo disco. Mario Principato è un giovane percussionista genovese che ha trascorso molti periodi della sua vita a Cuba, un musicista molto colto nel suo settore, che affronta la musica con grande amore e passione. Nicola Angelucci è invece stato mio compagno di numerosi tour e viaggi negli ultimi anni. Con lui ci si vede per suonare… non credo che abbiamo addirittura mai fatto una prova insieme… solo concerti. E’ sicuramente un batterista e un professionista straordinario, e ha il grande pregio che mi mette sempre di buon umore.
L’incontro di questa band è avvenuto direttamente in studio di registrazione. Beh … non sempre accade, è un po’ un rischio alle volte, ma quando tutto fa “click” e si incastra perfettamente, la freschezza del nuovo incontro, direttamente prima di registrare, in genere rende la musica più viva e radiosa.
Ritorni dall’America Latina, un tour in duo, con il chitarrista Alessio Menconi. Quali sono state le tue nuove suggestioni dopo aver “inciso” un viaggio in Sud America?
Abbiamo tenuto alcuni concerti in Argentina e Uruguay. I teatri e il pubblico sono stati meravigliosi, un’accoglienza davvero straordinaria. Sono stati dieci giorni intensi, in un luogo così lontano, ma di fatto molto vicino a noi italiani. Buenos Aires e Montevideo sono come una versione 2.0 delle città italiane … decadenti, allegre e disperate allo stesso tempo. Attraversare la pampa sotto la luce dei cieli del sud, è stato il momento più esotico di questo breve tour, dal quale, grazie alla musica, ho riportato con me a casa nuove amicizie e un gran senso di umanità.
Il jazz italiano è spesso aperto a contaminazioni sonore di culture musicali lontane dalla nostra. Quanto viene percepita, all’estero, la nostra cultura jazzistica? Secondo te c’è, ad oggi, un’ identità del jazz italiano?
Con rammarico devo dire di no. I musicisti italiani di jazz non sono molto conosciuti all’estero. In Europa ci sono certamente quattro o cinque nomi che sono riconosciuti come musicisti di riferimento del proprio strumento… ma nulla di più. In Asia e in America ancora meno…
Quello che noi definiamo jazz italiano è in realtà un momento musicale che si è affermato con alcune caratteristiche ben precise tra gli anni 80 e 90 del secolo scorso, ma mi duole affermare che non ha avuto lo sbocco internazionale che avrebbe probabilmente meritato. Al momento, ma potrei certamente sbagliarmi, non vedo un’identità musicale forte ed univoca che si possa definire come uno stile o un linguaggio tipico del jazz italiano.
Tuttavia, questa mancanza di identità non è solo un problema italiano. La rivoluzione dell’editoria digitale ha sconquassato tutti i punti di riferimento, l’aumento delle possibilità di movimento dei musicisti nel mondo ha drasticamente modificato i palinsesti di tutti i festival di jazz. Sembrerebbe che la scena jazzistica internazionale si stia ancora domandando quale direzione deve prendere, e quella italiana appare altresì un po’ disorientata.
Progetti futuri?
No. Non ne ho al momento. Ho un po’ di concerti in programma nei primi mesi del 2019, anche per la promozione di ‘Home Feeling’, in Italia e in Spagna, e probabilmente si concretizzerà in maggio una nuova tournée in Cina e Giappone. Niente di più. Voglio godermi un po’ l’evoluzione di questo nuovo album, e dedicare tempo allo studio della musica, per cercare il più possibile di tirare fuori la voce che ho dentro.
Vi ricordo che potete ascoltare Home Feeling di Massimiliano Rolff in tutti i migliori siti di streaming e digital stores! 

Relativamente, il nuovo album di Paolo Russo

Relativamente, il nuovo album di Paolo Russo

Abbiamo intervistato il pianista e cantautore Paolo Russo a proposito del suo ultimo lavoro discografico Relativamente

Relativamente è il primo album interamente composto da te. Da dove nasce il titolo, da cosa è stato ispirato?
Relativamente penso sia la traccia più rappresentativa dell’album. E’ un omaggio alla relatività, tra le tante sfumature del testo il concetto della relatività trasferito sul piano delle relazioni diventa un modo per  sfatare i pregiudizi… spesso  si hanno delle certezze che possono essere opinabili a seconda del punto di vista in cui si guardano le cose.
Interessante la scelta di utilizzare il siciliano regionale per alcuni brani. Ci racconti il perché di questa scelta stilistica?
Nell’album ci sono diverse tracce in dialetto siciliano perché è un tassello del mio percorso artistico che non poteva mancare.  Infatti  “U Friscu”  e  “Sicilitudine” sono state le due tracce che hanno anticipato l’uscita dell’album con dei videoclip che valorizzano la bellezza del territorio siciliano.
Nasci come pianista ed hai una gran tecnica. Quando hai sentito di volerti esprimere anche attraverso la voce?
Si, in realtà da bambino e ragazzino sognavo di diventare un grande pianista, ma ho sempre avuto la passione per la poesia e mi è sempre piaciuto scrivere. Ad un certo punto ho unito le due cose, cioè ho iniziato a cantare i testi. Inoltre, il periodo in cui studiavo direzione corale e composizione, è stata una buona palestra. Molto spesso mi venivano assegnanti dei testi sui quali costruire delle composizioni vocali.

Ogni tuo brano narra una storia. Come nascono i tuoi brani? Ci racconti il processo creativo?
Essendo un album vario dal punto di vista compositivo, è un po’ difficile dare dei riferimenti precisi a proposito dell’ispirazione, ogni canzone nasce da imput diversi, ad esempio immagini, sensazioni , esperienze di vita che poi prendono forma nei testi e nella musica. Nel caso di “Relativamente”  il brano nasce da uno scioglilingua che ho composto suonando, accompagnandomi con la chitarra ed in un secondo momento l’ho arrangiato al pianoforte. In alcuni casi l’idea parte da uno spunto musicale, in altri da un testo che cerco di musicare in un secondo momento. Nel processo creativo è importante l’improvvisazione, è mia abitudine registrare di continuo per meglio fissare le idee migliori o comunque che mi emozionano di più.
I musicisti che hai scelto per incidere relativamente fanno parte della tua formazione abituale o li hai scelti appositamente per il disco?
Prima di registrare il disco suonavo già in trio con Francesco Casale, batteria, e Martino De Franceschi, contrabbasso, che ho conosciuto casualmente in diverse Jam Session di Verona; per cui quando ho deciso di registrare è stata una scelta molto naturale portare a termine il lavoro con loro. In un secondo momento ho avuto il piacere di coinvolgere Titti Castrini, fisarmonica, Fabrizio Gaudino, tromba e flicorno, e Pier Brigo, contrabbasso.
Ti senti più a tu agio nei panni del jazzista o del cantautore? 
Diciamo che in questo periodo sento di aver trovato un equilibrio tra le due cose, nel senso che sono riuscito a dar forma all’album come meglio desideravo e durante le performance da cantautore non mancano gli sviluppi strumentali e di improvvisazione Jazz e di contaminazioni stilistiche varie grazie anche alla condivisione con i bravissimi musicisti con i quali ho la fortuna di suonare.
Progetti Futuri? 
Per ora sono impegnato nei live ma sto pensando molto alla realizzazione del prossimo album e lavorando a nuove idee!
Consigliato l’ascolto di quest’ album che fluttua tra realismo e surrealismo in equilibrio fra incanti mediterranei e storie ordinarie,  un piccolo concentrato di poesia. 
Vi ricordo che potete ascoltare Relativamente di Paolo Russo in tutti i migliori siti di streaming e stores digitali!
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