Dove le differenze non dividono, ma suonano insieme
Nuove uscite e singoli in anteprima in un viaggio sonoro tra tensioni, equilibri e visioni che trovano sempre un punto d’incontro.
C’è un modo di stare dentro le differenze senza farle esplodere.
Non sempre si vede.
Ma si può ascoltare.
Jazz in Family 365 nasce proprio da qui:
dall’incontro tra dischi appena usciti, anticipazioni e visioni sonore che non cercano di somigliarsi, ma riescono comunque a convivere.
Non è un’alternativa al mondo.
È un’altra possibilità.
Jazz in Family 365 – La playlist
Non perdere la puntata completa e dicci il tuo brano preferito!
| # | Titolo Brano | Artisti – Album |
|---|---|---|
| 1 | Flame Keeper (ft. Hiromi & Chris Potter) | Lakecia Benjamin – We Dream |
| 2 | High-tech Reality | Enzo Favata – Paucartambo |
| 3 | Tristeza e fado | Marta Garrett & Leonardo Mezzini – Assanhado |
| 4 | Africa Remember | Tommy Bradascio Quartet – Time To Swing |
| 5 | Dandelion | Ella Grace – Figments |
| 6 | Senz’acqua | Filippo Sala – Maree |
| 7 | All of You | Igor Gehenot Trio – Shining Face |
| 8 | Night and Day | April Varner – Ella |
| 9 | Rosa Morena | Francesca Confortini e Ryan Mackenzie – Mosaico |
Jazz Picks
Il presente: quando le differenze diventano dialogo
Non tutti parlano la stessa lingua.
Eppure si capiscono.
Si parte con “Flame Keeper” di Lakecia Benjamin, tratto da We Dream: un brano che è molto più di un’apertura, è una dichiarazione.
Con Hiromi e Chris Potter al suo fianco, Benjamin costruisce un manifesto collettivo: energia, visione, resistenza.
Un jazz che non ignora il caos, ma risponde con una forma di luce condivisa.
Poi il paesaggio cambia.
Con Enzo Favata si entra in territori sospesi, tra Sardegna e Ande: una geografia sonora che mescola radici e immaginazione, senza bisogno di scegliere una sola direzione.
È un passaggio naturale verso il lirismo europeo dell’Igor Gehenot Trio, che con “All of You” da Shining Face costruisce un equilibrio sottile tra forma e libertà.
Qui il jazz non alza la voce.
Si organizza.
Respira.
E proprio nel respiro trova il suo spazio.
Tra materia e immaginazione
Ogni disco è una storia.
Ogni storia è un modo di stare al mondo.
Con Ella Grace e il brano “Dandelion” da Figments entriamo in un territorio più intimo: frammenti, crescita, trasformazione.
È un jazz narrativo, quasi cinematografico.
Non cerca consenso.
Chiede attenzione.
Diversa, ma complementare, è la traiettoria di Filippo Sala con “Senz’acqua” da Maree.
Qui tutto si muove: energia e sospensione, struttura e improvvisazione.
Come le maree, appunto.
E in questo movimento continuo si ritrova qualcosa di familiare:
l’idea che anche gli opposti possano convivere senza annullarsi.
Ritmo, radici, identità
Non tutto deve essere risolto.
Alcune cose devono solo essere vissute.
Con “Tristeza e fado” da Assanhado di Marta Garrett e Leonardo Mezzini, il jazz si tinge di saudade.
Voce e chitarra si intrecciano in un dialogo che attraversa Brasile e Mediterraneo.
Non c’è distanza.
Solo connessione.
Poi arriva l’energia di “Africa Remember” del Tommy Bradascio Quartet, tratto da Time To Swing.
Un brano che guarda all’Africa come memoria e come futuro.
Swing, certo.
Ma anche consapevolezza.
Un ritmo che unisce invece di dividere.
Tradizione che si trasforma
Il passato non è un rifugio.
È un materiale vivo.
Lo dimostra April Varner con “Night and Day” da Ella: un omaggio che non copia, ma reinterpreta.
Accanto a lei, musicisti come Emmet Cohen danno nuova forma a uno standard immortale.
Non nostalgia.
Trasformazione.
E lo stesso accade nel progetto “Mosaico” di Francesca Confortini e Ryan Mackenzie, con “Rosa Morena”.
Brasile, jazz, archi, tradizione italiana: tutto resta distinto, ma tutto funziona insieme.
Un mosaico, appunto.
Invito all’ascolto
Le parole arrivano fino a un certo punto.
Poi serve altro.
Puoi ascoltare Jazz Weekly 365 direttamente dal player presente in questo articolo oppure continuare la navigazione lasciando che la musica ti accompagni attraverso la sticky bar.
Perché è lì che queste storie smettono di essere racconto
e diventano esperienza.
Jazz in Family #365
Conclusione
Fuori, spesso, le differenze diventano distanza.
Dentro la musica, no.
La puntata 365 lo mostra senza bisogno di dichiararlo:
tensioni, contrasti, identità forti…
Eppure tutto resta in relazione.
Dai frammenti immaginifici di Ella Grace alle maree sonore di Filippo Sala, fino al mosaico di Francesca Confortini e Ryan Mackenzie, il jazz continua a fare una cosa semplice e rara: tenere insieme.
Senza forzare.
Senza dividere.
Solo suonando.

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