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43° Parallelo Il Nuovo album di Paride Pignotti

43° Parallelo Il Nuovo album di Paride Pignotti
Si intitola 43° Parallelo, è stato pubblicato dalle Emme Records Label, ed è il disco d’esordio del talentuoso chitarrista Paride Pignotti. 

“Ho trovato in lui delle doti rarissime, un senso melodico naturale e un senso musicale molto raffinato, doti che hai e che difficilmente puoi costruire o inventarti.”  Bebo Ferra

Come è avvenuta la transizione da studente ad artista pronto a presentarsi al mondo del jazz? 

In realtà penso non sia mai avvenuta, come musicista e soprattutto come jazzista, cerco ogni giorno di rimanere uno studente e di studiare il più possibile la musica dei miei predecessori e dei nuovi musicisti . C’è sempre molto da imparare e bisogna cercare di reinventarsi e di migliorare, è proprio questo il bello di fare un lavoro come il musicista. Una transazione importante che mi ha permesso di capire molte cose è stato quando, 3 o 4 anni fa ho deciso di dedicare molto più tempo alla scrittura di composizioni originali e alla ricerca degli artisti che mi piacciono di più, anziché concentrarmi su altri aspetti più tecnici dello strumento.

Ho notato che all’interno del disco sono presenti composizioni originali suonate sia con l’elettrica che con la chitarra acustica, come concili questi due suoni così diversi? Ci sono differenze tecniche sostanziali?

E’ molto difficile conciliare questi due strumenti. Nonostante siano due strumenti identici sotto il punto di vista didattico, cerco di creare una distinzione netta tra questi , e di suonarli in maniera completamente differente.
Sono sempre stato affascinato dalla chitarra acustica e dal tipo di risposta che ha questo strumento al tocco delle dita. Suonare con la chitarra acustica mi ha aiutato moltissimo anche nello sviluppo del suono della chitarra elettrica.
Con la chitarra elettrica cerco il più possibile di avere un bel suono pulito e di curare successivamente il suono “effettato”. Sto ancora sperimentando molto sui suoni, in particolare su quello dell’elettrica, correndo anche a volte qualche piacevole rischio!

Quanto c’è di “sincero” e ispirato all’interno delle tue composizioni e quanto invece è frutto di anni di studio e sacrifici? 

Ogni mia composizione è stata scritta per ricordare e rivivere in musica qualche avvenimento della mia vita che mi ha particolarmente colpito. Lo studio e gli anni di sacrificio aiutano a cercare il miglior modo di rendere al massimo il proprio messaggio musicale e poetico. A volte alcuni brani sembrano scriversi da soli in pochissimo tempo, altre volte invece sono un po’ più “macchinosi”, vengono abbandonati incompleti nel cassetto per essere poi ripresi dopo qualche mese o anno ed essere conclusi quando si trova la giusta ispirazione. In questo disco ho cercato di inserire quei brani ai quali ero più sentimentalmente legato, che sentivo potermi rappresentare al meglio e che erano stati scritti un po’ più di getto ed in maniera più spontanea e sincera.

Come hai scelto i tuoi compagni di viaggio?

 Sono molto contento di aver potuto registrare il mio primo disco con musicisti di questo livello.  Il quartetto è composto da alcuni dei musicisti che più stimo sia musicalmente che umanamente e che ritengo essere i più adatti ad interpretare il pensiero estetico dell’album. Sono Seby Burgio al Piano, Alberto Fidone al contrabbasso e Alessandro Marzi alla batteria.

Con Seby ci siamo conosciuti al conservatorio di Roma e fin da subito è nato un bel legame. Per me è come un fratello maggiore, mi ha aiutato moltissimo e continua tutt’ora a farlo e gliene sono molto grato. Appena ho avuto l’idea di registrare un disco in quartetto ci siamo visti nel suo studio ed abbiamo organizzato le prove con gli altri. 

Alberto l’ho incontrato ad una jam session in un locale romano e poi abbiamo avuto modo di suonare insieme alcune splendide serate in duo. Ho avuto fin da subito una bellissima impressione sia umanamente che come musicista ed il suo aiuto alle prove e in studio è stato per me fondamentale.

  Alessandro l’ho conosciuto in occasione delle prove del disco, lo conoscevo di nome e lo avevo già ascoltato più volte in vari locali romani. Nei giorni della registrazione, aveva alcune date con Nate Birkley (trombettista americano), cosi abbiamo deciso di coinvolgerlo nel brano “How Deep Is The Ocean”. Con lui sto suonando anche in altri progetti e sono molto contento che tra tutti noi si sia creato un bel legame musicale e umano.

Quanta importanza ha per te avere un linguaggio musicale personale in un periodo di forte omologazione diffusa alla quale il jazz non è immune, c’è una ricerca dei suoni da te utilizzati?

 Penso sia uno degli obbiettivi fondamentali per un musicista ed è anche una delle cose più difficili da raggiungere. A volte, per esigenze lavorative, noi musicisti siamo costretti a dover spendere molto tempo per progetti che non ci riguardano direttamente o a dover insegnare davvero molto, sacrificando cosi energie per la ricerca su sé stessi e sulla propria musica, è purtroppo un problema comune a tutti noi musicisti ed in particolare a quelli che abitano in città grandi e costose.

Ho cercato in questo album di trovare un linguaggio improvvisativo e compositivo che mi rappresenti il più possibile, che sia coerente e che mi identifichi; lo stesso tipo di lavoro ho provato a fare con i suoni. Sto ancora lavorando su questi due aspetti che, penso debbano essere continuamente in evoluzione.

Che rapporto hai con la musica “contemporanea”? Ascolti ciò che le radio trasmettono?

Mi capita spesso, soprattutto quando sono in macchina, di sentire la radio. Sono un grande amante della musica cantautoriale italiana che si rifà ad artisti come Lucio Dalla, Pino Daniele, Fabrizio De Andrè ecc.… oggi nelle radio è un po’ difficile trovare artisti che riescano ad avere lo stesso spessore di questi personaggi, ma sono sicuro che qualche nuova proposta interessante c’è ed è per questo che continuo ancora ad ascoltare la radio e ad informarmi sulle nuove proposte musicali italiane, in particolare quelle giovanili.Per quanto riguarda la musica contemporanea sono sempre molto curioso di ascoltare nuova musica!

Cosa ti aspetti in termini di riscontro da questo disco? Come pensi che l’ambiente del jazz italiano reagirà al tuo lavoro?

 Al giorno d’oggi, con il mercato dei dischi in forte declino, non posso aspettarmi di certo di avere un riscontro economico da questo lavoro, non è sicuramente nato per questo scopo. Spero di avere un piccolo riscontro pubblicitario che possa crearmi uno spazio maggiore, come chitarrista e compositore, all’interno di festival o rassegne in Italia ma anche all’estero.

Non so come l’ambiente del jazz italiano possa reagire, spero bene, mi auguro che all’ascolto di questo disco si possa comprendere il mio tentativo di fare la musica che più mi rappresenti sia come musicista nato in Italia ma soprattutto come persona, senza alcun tipo di pregiudizi nei confronti di generi musicali, stili o barriere di questo tipo. Se questo tentativo è riuscito o no, non spetta a me dirlo, ma incrocio le dita!

Come ti vedi tra dieci anni?

È una domanda difficile, in questi anni la vita mi ha riservato grandi sorprese di anno in anno, belle e brutte. Ho da poco trascorso un mese in Africa, grazie ad un bando dell’associazione MIDJ, che mi ha cambiato moltissimo sia come persona che musicista ed è stato molto entusiasmante. Spero di riuscire a viaggiare ancora di più e di continuare a conoscere nuove persone e musicisti e di fare tanti altri dischi! 

Certi di ritrovare presto Paride Pignotti qui, nella Family del jazz, per raccontarci nuovi incontri, nuovi progetti e buona musica. Vi ricordo che potete acquistare 43° Parallelo nei migliori negozi di dischi e nei maggiori store digitali.

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