The Trilogy (Volume 1) – Joe De Gregorio
Etichetta discografica:
Data di uscita: 2026
The Trilogy nasce da un’idea di percorso. Lo si percepisce fin dalle prime note pubblicate nel corso del 2026: non tanto per la varietà dei materiali musicali coinvolti, quanto per il modo in cui ogni brano sembra appartenere a una narrazione più ampia. Una storia che attraversa città, culture, lingue e tradizioni senza mai smarrire il proprio centro di gravità.
In un momento storico in cui la pubblicazione seriale di singoli è spesso una necessità imposta dagli algoritmi, Joe De Gregorio compie un’operazione differente. Utilizza il formato contemporaneo della distribuzione digitale per raccontare un’opera concepita come un unico album. Dodici uscite mensili diventano così dodici finestre aperte sullo stesso paesaggio creativo, destinate a ricomporsi nell’edizione finale di The Trilogy.
Più che una raccolta di registrazioni, il progetto appare come un viaggio musicale costruito lungo una traiettoria che unisce New York, Los Angeles e Parigi. Tre città, tre ambienti culturali e tre prospettive artistiche che convergono in una visione sorprendentemente coerente.
Joe De Gregorio, oltre i confini
Pianista, compositore, cantante, produttore e docente, Joe De Gregorio appartiene a quella categoria di musicisti per i quali il jazz rappresenta prima di tutto un linguaggio di relazione.
La sua formazione e la sua attività internazionale hanno alimentato una sensibilità capace di muoversi con naturalezza tra tradizione afroamericana, cultura europea e influenze mediterranee. Vincitore del Monte Carlo International Jazz Soloist Competition e del Premio Luca Flores, De Gregorio ha progressivamente sviluppato una poetica fondata sull’idea che la musica possa diventare un punto d’incontro tra identità differenti.
È una convinzione che attraversa ogni pagina di The Trilogy e che emerge con particolare chiarezza nelle parole rilasciate a Jazz in Family, quando descrive il progetto come “un viaggio attraverso luoghi, persone e linguaggi diversi”.
Un album, tre capitoli, una sola visione
La grande forza di The Trilogy risiede nella sua architettura.
I tre capitoli che compongono l’opera non funzionano come compartimenti stagni. Ognuno esplora una particolare dimensione del linguaggio jazzistico, ma tutti contribuiscono alla costruzione di una narrazione comune.
In Blues (For Blues’ Sake) guarda alle radici.
Crossover amplia l’orizzonte verso una dimensione orchestrale e cinematografica.
Crooner’s Journey si concentra sulla voce, sulla canzone e sul dialogo tra culture.
Tre prospettive differenti che non competono tra loro, ma si completano reciprocamente.
In questo senso, il titolo stesso dell’opera assume un significato preciso: non una trilogia di album indipendenti, ma tre modi diversi di osservare la stessa idea di jazz.
In Blues (For Blues’ Sake): tornare alla sorgente
Il primo capitolo rappresenta il cuore storico del progetto.
Registrato tra il leggendario Van Gelder Studio nel New Jersey e lo studio di Peter Erskine a Santa Monica, In Blues (For Blues’ Sake) affronta il jazz non come formula stilistica, ma come principio generativo.
La presenza di Ron Carter e Peter Erskine conferisce a queste registrazioni una profondità particolare. Non si tratta semplicemente della partecipazione di due figure leggendarie. Ciò che emerge è soprattutto una qualità dell’ascolto collettivo che sembra attraversare ogni brano.
Il jazz diventa così una bussola emotiva prima ancora che una struttura armonica.
Non un esercizio di conservazione della tradizione, ma una riflessione sul modo in cui quella tradizione continua a vivere nel presente.
Crossover: il jazz guarda il cinema
Se il primo capitolo affonda le radici nella storia del jazz, Crossover guarda decisamente in avanti.
Registrato a Los Angeles con Peter Erskine, il bassista Ike Sturm e un quartetto d’archi, questo segmento del progetto sviluppa una tavolozza sonora più ampia e ambiziosa.
Qui jazz, musica da film, scrittura cameristica, ritmi afro-cubani e suggestioni brasiliane convivono senza gerarchie prestabilite.
L’elemento più interessante non è tanto la fusione dei linguaggi, quanto la naturalezza con cui essi entrano in relazione.
Gli archi non svolgono una funzione ornamentale. Partecipano alla costruzione narrativa della musica, ridefinendo continuamente gli equilibri tra composizione e improvvisazione.
Il risultato è una delle sezioni più cinematografiche dell’intero lavoro, capace di evocare immagini e atmosfere senza mai sacrificare la libertà tipica del jazz.
Crooner’s Journey: la canzone come incontro tra culture
Il terzo capitolo sposta il baricentro verso la voce.
Registrato a Parigi con Géraldine Laurent, Louis Moutin, Stéphane Kerecki e la partecipazione vocale di Karine Fôret, Crooner’s Journey rappresenta probabilmente il versante più intimo dell’intero progetto.
Qui De Gregorio non utilizza il canto come semplice estensione del proprio pianismo. La voce diventa uno strumento narrativo autonomo.
Nell’intervista pubblicata integralmente in seconda pagina, il musicista osserva che quando canta “la tua anima è completamente nuda”. È una frase che aiuta a comprendere il carattere di queste interpretazioni.
La scelta di attraversare repertori in diverse lingue non nasce da una ricerca di varietà esotica. Al contrario, sembra derivare dalla convinzione che ogni lingua possieda una propria musicalità e una propria capacità di raccontare il mondo.
Standard americani, chanson francesi, canzone italiana e influenze brasiliane convivono così all’interno di uno stesso spazio espressivo.
Il jazz diventa il terreno comune sul quale culture differenti possono dialogare senza perdere la propria identità.
Da Volare a New Orleans Blues
L’ampiezza del progetto emerge anche nella scelta del repertorio.
Da un lato troviamo riletture come Nel blu dipinto di blu, affrontata evitando qualsiasi tentazione nostalgica. L’arrangiamento dialoga con la bossa nova e con il jazz contemporaneo, cercando nuove prospettive per una melodia che appartiene ormai alla memoria collettiva.
Dall’altro emergono composizioni originali come New Orleans Blues, omaggio a Ellis Marsalis che assume un valore particolare grazie alla presenza di Ron Carter e Peter Erskine.
Brani come Sunset in Gothenburg mostrano invece la capacità di De Gregorio di sintetizzare influenze differenti, accostando suggestioni nordiche e pulsazioni afro-cubane in una scrittura che privilegia la narrazione rispetto all’effetto.
Anche in questo caso il filo conduttore non è la varietà stilistica in sé, ma la ricerca di un linguaggio capace di mettere in comunicazione mondi apparentemente distanti.
Il Sunside e la prova del palco
Un progetto così articolato avrebbe potuto correre il rischio di rimanere confinato alla dimensione discografica.
Il concerto sold-out del 6 giugno al Sunside Jazz Club di Parigi ha dimostrato il contrario.
La stessa formazione coinvolta in Crooner’s Journey ha portato sul palco i brani trasformandoli in un organismo vivo, aperto all’improvvisazione e all’energia del momento.
È un aspetto tutt’altro che secondario.
Per De Gregorio il disco non rappresenta un punto d’arrivo, ma un’istantanea temporanea di qualcosa che continua a evolversi.
La risposta del pubblico parigino conferma che la dimensione narrativa di The Trilogy non appartiene soltanto alla registrazione, ma continua a svilupparsi nel rapporto diretto tra musicisti e ascoltatori.
Conclusioni
La qualità più interessante di The Trilogy non risiede nelle sue collaborazioni prestigiose, nella sua dimensione internazionale o nell’originalità del formato distributivo.
Tutti questi elementi hanno certamente un peso.
Ciò che distingue davvero il progetto è la coerenza della visione che li tiene insieme.
Joe De Gregorio costruisce un’opera che attraversa il jazz, la musica orchestrale, la canzone internazionale e l’improvvisazione contemporanea senza mai trasformare queste componenti in compartimenti separati. Ogni capitolo illumina un aspetto diverso dello stesso percorso umano e artistico.
In un’epoca che tende a frammentare l’ascolto, The Trilogy propone invece un’idea di continuità.
Invita a considerare il jazz non soltanto come un genere musicale, ma come una pratica di ascolto reciproco, un luogo nel quale tradizioni, lingue e sensibilità differenti possono ancora incontrarsi.
È una prospettiva che non cerca di ridefinire il jazz. Piuttosto, ne ricorda una delle qualità più preziose: la capacità di trasformare le differenze in dialogo.
Featuring Ron Carter, Peter Erskine, Ike Sturm, Géraldine Laurent, Louis Moutin, Stéphane Kerecki, Karine Fôret and guests.
Tracklist
2. Une belle histoire (Michel Fugain)
3. New Orleans Blues (Joe De Gregorio)
4. Georgia on My Mind (Hoagy Carmichael)
5. Sunset in Gothenburg (Joe De Gregorio)
6. Volare (Nel blu dipinto di blu) (Domenico Modugno)
7. Yesterday (The Beatles)
8. Blanco (Joe De Gregorio)
9. Blues Italiano (Joe De Gregorio)
10. Eu Sei Que Vou Te Amar (Tom Jobim)
11. You Must Believe in Spring (Michel Legrand)
12. My Way (Paul Anka)
Liner Notes
A piano trio project centered on the blues tradition.
Joe De Gregorio (piano), Ron Carter (bass) and Peter Erskine (drums).
Recorded at Van Gelder Recording Studio, Englewood, New Jersey, on February 27, 2025 (Joe De Gregorio & Ron Carter).
Peter Erskine’s drum tracks were later recorded at PUC Studio, Santa Monica, California.
Chapter 2 — Crossover
Joe De Gregorio (piano & vocals), Ike Sturm (bass) and Peter Erskine (drums), joined by a string quartet featuring Gallia Kastner (first violin), Myra Choo (second violin), Rita Andrade (viola) and Caleb Vaughn-Jones (cello).
Arrangements and conducting by Daniele Truocchio.
Main sessions recorded at PUC Studio, Santa Monica, on October 6–7, 2025.
String quartet sessions recorded on October 9, 2025, in Montebello, California.
Chapter 3 — Crooner’s Journey
Joe De Gregorio (piano & vocals), Géraldine Laurent (alto sax), Louis Moutin (drums), Stéphane Kerecki (bass) and Karine Fôret (vocals).
Recorded at Bobcity Recording Studio, Paris, on December 28–29, 2025.
A vocal jazz chapter that combines original compositions, jazz standards and international songbook classics through a contemporary European perspective.
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JiF/RB
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