Strade – Recensione + Intervista del nuovo album di Marco Bruno

Strade – Marco Bruno

Etichetta discografica: Self Made

Data di uscita: 5 dicembre 2025

Marco Bruno: un bassista in cammino

Strade è il nuovo album del bassista e compositore campano Marco Bruno, musicista classe 1990 originario di Grottaminarda e da anni attivo nella scena romana. Formatosi tra Saint Louis College of Music e Conservatorio di Santa Cecilia, Bruno ha costruito un percorso denso di collaborazioni che attraversano jazz, rock, funk e pop, fino ad approdare a questo progetto di jazz fusion contemporanea dalla forte impronta personale. Dopo l’esordio con Stay Together, dedicato al tema del disagio sociale, il nuovo lavoro si concentra sulla libertà – di scrittura, di interplay, di linguaggi.

2025 Jazz in Family vola più alto che mai

Il disco nasce insieme a una band stabile e ben rodata: Daniele Baroni (piano e synth), Shanti Colucci (batteria), Nicola Concettini (sax tenore), Rosario Ceraudo (percussioni). La registrazione, affidata allo studio “La Strada” con la cura tecnica di Francesco Bennati, restituisce un suono definito ma elastico, pronto ad aprirsi all’improvvisazione.

Un concept che si muove: libertà, percorsi e deviazioni

Bruno non ama le scorciatoie. Le sue “strade” sono percorsi inclinati, pieni di curve metriche e deviazioni armoniche. L’album attraversa afro‑funk, post‑rock, nu jazz, accenni progressive e una costante presenza di elettronica leggera, quasi a ricordare che anche i paesaggi sonori hanno i loro miraggi.

In una delle domande dell’intervista – che verrà pubblicata integralmente in seconda pagina – l’autore racconta che il disco nasce dall’idea di un viaggio “in transizione continua”. Un cammino che non procede in linea retta ma oscilla tra poli diversi, come se il basso elettrico fosse il navigatore interno che segnala la direzione ma non impone mai un’unica corsia.

Analisi dei brani

Il Limbo

Apre il disco con un’atmosfera fiabesca. Un 5/4 che non sembra voler dimostrare nulla, anzi scorre leggero e luminoso, con un interplay di matrice europea. Nel solo di piano compare l’unico passaggio in 4/4 swing, una specie di finestra laterale su un mondo parallelo.

Shanti Colucci

Libertà

Il singolo. Un 9/16 che inciampa con grazia, come un personaggio incatenato che sogna di correre. Sax, basso e batteria si alternano in tre assoli lunghi ma ben incastrati, costruiti su una clave serrata. Il finale, con il drumming in primo piano, sembra chiedere al brano di non chiudersi mai.

Qualcosa

Un piccolo manifesto del lato più post‑rock del progetto. Bruno qui lascia che il basso raddoppi il tema con il sax, creando un’unisono robusto, mentre l’assolo di tenorista organizza la forma come una spirale che torna sempre al punto di partenza.

Nicola Concettini

Afrofunk

Il titolo è un’indicazione chiara: groove, metri composti e influenze africane. Le percussioni diventano ossatura del pezzo, la scrittura alterna unisoni, stacchi pentatonici e sezioni più aperte. Una strada calda, diretta, ma comunque costruita con precisione.

La Strada

È il brano più vicino a una piccola suite. Tre assoli – piano, basso, batteria – si incastrano in un clima psichedelico costruito grazie alle sintesi sonore. In studio appare come un accenno, dal vivo diventa un terreno più largo, quasi una strada provinciale piena di curve morbide.

Daniele Baroni

Ubuntu

Il titolo significa “io sono perché noi siamo”: e infatti qui la band suona come un unico organismo. Fusion, percussioni solide, un climax centrale che apre a una sezione free con elettronica e octaver sul basso. Uno dei brani più identitari del disco.

Bianco

La deviazione più brusca: un drum’n’bass che richiama l’impatto elettrico di certo jazz rock contemporaneo. Tastiere, octaver multipli e effetti sul sax creano un ambiente lucido e tagliente. Il tempo oscilla tra 5/4 e 4/4, ma senza mai perdere stabilità.

E penso

Chiude con semplicità, come una piccola uscita panoramica. Un brano pop, breve, melodico, che funziona come punto fermo dopo tanti incroci. Il ritorno alla melodia pura sembra suggerire che ogni strada, alla fine, arriva sempre a casa.

Registrazione, grafica e contributi esterni

Il disco è stato registrato, mixato e masterizzato nello studio “La Strada” da Francesco Bennati, che ha saputo mantenere un equilibrio tra precisione tecnica e naturalezza esecutiva. La grafica, pulita e diretta, richiama l’idea del viaggio attraverso linee che si incrociano senza mai scontrarsi. La band contribuisce non come sezione di supporto, ma come co‑autrice del linguaggio stesso del disco.


Come è stato accolto

Le prime recensioni sottolineano la coerenza del progetto e la capacità di fondere generi diversi senza perdere identità. I commenti sui social – pur non numerosi – mostrano curiosità e apprezzamento soprattutto per la ricchezza ritmica del disco e per la scrittura riconoscibile. In particolare, vengono lodati l’impatto di Bianco, l’eleganza strutturale di Il Limbo e l’energia collettiva di Ubuntu.


Conclusione

Strade è un album che non chiede permesso: entra, si siede, cambia direzione e poi riparte. Ha la ruvidità di una conversazione tra musicisti e l’ironia di chi sa che la libertà, a volte, nasce proprio dai vincoli metrici. È un lavoro solido, pieno di curve e parentesi, ma sempre leggibile.

In un set live trova posto tra i brani che aprono la strada – è il caso di dirlo – a un concerto dinamico, pieno di deviazioni sorprendenti. Una raccomandazione pratica? Ascoltatelo mentre siete in viaggio. Vi farà scegliere uscite che non pensavate di imboccare.

Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family


Scopri di più da Jazz in Family

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Immagine del widget