
So Far – Stefano Rielli Quartet
Etichetta discografica: Gleam Records
Data di uscita: 19 settembre 2025
Un esordio maturo e consapevole
Con So Far, Stefano Rielli firma il suo debutto da leader. Il contrabbasso diventa il centro di un percorso che unisce rispetto della tradizione e desiderio di rinnovamento.
Il titolo, con la sua ambivalenza semantica (“sino a qui” e “così lontano”), sintetizza l’anima del disco. Da un lato è un bilancio di quanto raggiunto, dall’altro una dichiarazione di intenti verso nuove mete artistiche.
L’album vede la luce il 19 settembre 2025, preceduto dai singoli Off the Top e Seesaw. La scelta del repertorio — standard rivisitati e un brano originale — rivela un approccio tecnico rigoroso, filtrato da una visione contemporanea e personale.

Armonia e interplay: la forza degli arrangiamenti
Fin dalle prime battute di Off the Top (Jimmy Smith, 1982), Rielli chiarisce la propria identità musicale. L’interplay è serrato, le timbriche insolite e la gestione dell’arrangiamento privilegia il dialogo costante tra strumenti.
L’organo Hammond e il contrabbasso creano un asse sonoro che richiama il celebre incontro tra Smith e Ron Carter. La rilettura si arricchisce di scambi di improvvisazione e inserti bebop che proiettano il brano in una dimensione attuale.
La versione di Like Sonny (John Coltrane) oscilla tra swing energico e omaggio filologico. Rispetta la scrittura originale e restituisce la vitalità dell’influenza rollinsiana. Qui l’organo e il sax dialogano con naturalezza, sostenuti da un drive ritmico che dimostra una profonda comprensione del linguaggio post-bop.
Tra storia e innovazione: la voce personale di Rielli
Il cuore del disco si apre a scelte più audaci con Dewey Square, di Charlie Parker, riletto in chiave cameristica grazie all’apporto del clarinetto di Gabriele Mirabassi. L’uso dell’arco al contrabbasso richiama Paul Chambers e Christian McBride, ma Rielli riesce a trasformarlo in un segno distintivo, intrecciando lirismo classico e modernità jazzistica.
In My Love, Effendi, l’omaggio a McCoy Tyner e alla versione vocale di Kurt Elling si arricchisce di un interludio e di una coda originali: soluzioni che rivelano la capacità di Rielli di intervenire sulla forma senza tradire lo spirito del brano.
Il momento più personale arriva con Seesaw, unico originale dell’album, costruito su cambi armonici coltraniani e su una struttura che evoca il rhythm changes. Qui il contrabbasso diventa strumento narrativo, oscillando tra estremi tecnici e simbolici: un’altalena di tensione ed energia che ben rappresenta la poetica del leader.
L’eredità di Kurt Elling e la chiusura in sospensione
Gli ultimi due brani (Endless Lawns di Carla Bley e Where To Find It, da Wayne Shorter filtrato attraverso la versione di Elling) ribadiscono la centralità del cantante americano nell’immaginario di Rielli. Nel primo, il contrabbasso solo si fa autosufficiente, capace di sostenere linea melodica e armonica con eleganza cameristica. Nel secondo, la scrittura modale e l’improvvisazione collettiva restituiscono la lezione coltraniana della coralità e della tensione ritmica, fino a una coda che svanisce come un respiro.
Un bilancio critico
So Far si presenta come un debutto solido e ispirato. Stefano Rielli dimostra padronanza tecnica, attenzione agli arrangiamenti e una profonda conoscenza della tradizione jazzistica.
L’album non cede mai all’esibizionismo. Costruisce invece un equilibrio tra rispetto dei modelli storici — Coltrane, Parker, Tyner — e un linguaggio personale che trova il suo apice nei momenti originali.
Pur muovendosi entro un repertorio consolidato, la voce di Rielli emerge con chiarezza: è quella di un contrabbassista che guarda al futuro senza dimenticare la lezione dei maestri. So Far è dunque non solo un punto d’arrivo, ma anche una promessa credibile di sviluppi ancora più maturi e ambiziosi.

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