
Luna Rossa al Belvedere – Skylark Quartet
Etichetta discografica: Self Produced
Data di uscita: 7 luglio 2025
Il Skylark Quartet è nato a Basilea nel 2020 su iniziativa del chitarrista italiano Samuele Sorana. Oggi rappresenta una realtà interessante del jazz europeo. Accanto a lui troviamo il sassofonista svizzero Patrick Joray, il contrabbassista e compositore austriaco Tobias Melcher e il batterista ungherese Marton Juhasz. Quattro musicisti con percorsi diversi e provenienze lontane, ma con un comune percorso di studi al Jazzcampus di Basilea, hanno trovato un linguaggio condiviso. Dopo il debutto con Risveglio (2023), il quartetto compie un ulteriore passo con Luna Rossa al Belvedere (2025). Questo nuovo lavoro conferma e amplia la loro identità sonora, con sfumature inedite e un respiro internazionale.
La genesi dell’album e l’incontro con Matthieu Michel
Registrato nel dicembre 2024 allo Unternehmen Mitte Studio di Basilea e pubblicato il 7 luglio 2025, l’album segna un momento importante per il gruppo. L’opera nasce dall’incontro con il flicornista svizzero Matthieu Michel, noto per il suo lirismo. La scintilla si accese durante un tour in Austria nel 2023, quando il quartetto suonò con lui a Graz. Quell’esperienza si trasformò in progetto: inserire una nuova voce nel linguaggio della band. Michel non si è limitato a intervenire come ospite, ma ha contribuito a ridefinire spazi e sonorità dall’interno.
Stile e direzioni sonore
Con Luna Rossa al Belvedere il quartetto consolida la sua identità di jazz mediterraneo. La musica è melodica, comunicativa e aperta alle contaminazioni. Il disco alterna momenti di free improvisation a strutture solide. Alcuni passaggi richiamano la musica da camera, altri si aprono all’energia del rock e della fusion. Sorana e Melcher, autori principali, dimostrano grande capacità di sintesi. Le loro composizioni restano personali ma lasciano spazio a tutti i membri. La voce calda del flicorno di Michel diventa collante sonoro, dialoga con sax e chitarra, mentre basso e batteria offrono sostegno e dinamismo.
Alcuni brani in evidenza
Il brano che dà il titolo all’album, Luna Rossa al Belvedere, si ispira a una notte estiva a Falconara Alta, illuminata da una luna rossa sull’Adriatico. Portonovo rende omaggio alla baia marchigiana, con atmosfere marine e contrasti di quiete e movimento. Kannenfeldpark in Autunno descrive i colori malinconici di Basilea in autunno, con arrangiamenti delicati. Brain Drain, di Melcher, affronta un tema attuale: la fuga dei giovani talenti all’estero. La riflessione sociale diventa musica che alterna tensione e aperture. Lule è un omaggio a un amico, mentre Ninna N’Anna recupera l’intimità delle ninne nanne popolari. Brani come Without Being Seen e Ylime spingono verso la sperimentazione, ampliando il linguaggio dell’album.
Registrazione, grafica e dettagli tecnici
Il lavoro è stato registrato da Patrick Zosso e masterizzato da Darren Hayne. Il suono è chiaro e bilanciato, valorizza tanto i momenti energici quanto le sfumature più intime. La copertina, firmata da Claudia Cervo, riflette l’atmosfera contemplativa del progetto. La tracklist conta dodici brani per quasi 54 minuti di musica. L’album alterna quadri narrativi, episodi lirici e improvvisazioni libere. Mostra la doppia anima del quartetto: rigore compositivo e ricerca di libertà. Ogni dettaglio contribuisce a un ascolto coerente e vario.
Opinioni e ricezione critica
I primi commenti descrivono il disco come un “viaggio di suoni caldi e mediterranei”, capace di unire raffinatezza e immediatezza. Si sottolinea la crescita del gruppo, l’equilibrio tra accessibilità e complessità e la centralità della melodia. L’apporto di Matthieu Michel viene considerato decisivo per arricchire il suono e portare nuova linfa. Alcuni osservatori notano come l’album riesca a mantenere coerenza pur esplorando stili diversi. È un segno della maturità raggiunta in pochi anni.
Il contesto: la scena jazz europea contemporanea
Per comprendere il valore di Luna Rossa al Belvedere bisogna inserirlo nella scena jazz europea. Oggi convivono elettronica, revival della tradizione e contaminazioni globali. Il Skylark Quartet si distingue per la capacità di fondere radici mediterranee e prospettiva internazionale. L’album dialoga con l’ECM sound nordico, con il jazz londinese e con le contaminazioni afro-mediterranee della scena parigina. Ciò che rende unico il gruppo è la vocazione narrativa. Ogni brano è un racconto, non solo esercizio di stile. È musica che riflette esperienze personali e tensioni sociali. Per questo il disco appare come un tassello originale di un jazz europeo plurale e in costante mutamento.
Perché questo album è necessario oggi
Luna Rossa al Belvedere non è solo un secondo capitolo discografico. È una dichiarazione artistica. Racconta memoria, luoghi e mobilità contemporanea. In un’epoca di spostamenti e identità multiple, il disco del Skylark Quartet mostra come il jazz resti linguaggio universale. È intimo e poetico, ma anche sociale e politico. Qui la musica non intrattiene soltanto: diventa riflessione e ponte tra culture. È questo che rende l’album rilevante oggi. Va oltre il piacere dell’ascolto e restituisce al jazz la sua funzione più alta: parlare al presente con autenticità.
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