The Official Playlist
of Inside Jazz Stories
I Got Rhythm
Registrato a Chicago il 6 novembre 1931, I Got Rhythm mostra Louis Armstrong alle prese con una composizione di George Gershwin destinata a diventare un riferimento fondamentale per l’improvvisazione jazzistica. Il suo fraseggio conferma la centralità del solista nella trasformazione del linguaggio del jazz.
Eat That Chicken
Dall’album Oh Yeah, registrato il 6 novembre 1961, questo brano restituisce il carattere diretto, ironico e profondamente blues della musica di Charles Mingus. Il contrabbassista passa al pianoforte e alla voce, costruendo con i suoi musicisti un linguaggio in cui tradizione e libertà espressiva convivono.
The Fives
Registrato il 9 novembre 1938, The Fives documenta il linguaggio orchestrale di Count Basie. Il suo stile valorizza la precisione ritmica, il dialogo tra le sezioni e l’economia del fraseggio, elementi fondamentali per comprendere l’evoluzione dello swing.
Pumpkin
Pumpkin appartiene a Black Fire, registrato da Andrew Hill tra l’8 e il 9 novembre 1963. La composizione rivela una concezione personale dell’armonia e del ritmo, nella quale il post-bop si apre a strutture meno prevedibili e a nuove possibilità d’interazione.
Blues Walk
Blues Walk rappresenta uno dei brani più riconoscibili di Lou Donaldson. Il sassofonista alto costruisce un linguaggio accessibile ma ricco di sfumature, nel quale il fraseggio bebop incontra il blues e una pulsazione ritmica che anticipa molte caratteristiche del soul jazz.
Harry’s Last Stand
Tratto da Introducing Wayne Shorter, registrato tra il 9 e il 10 novembre 1959, Harry’s Last Stand documenta una fase iniziale del percorso del sassofonista. La sua scrittura rivela già l’attenzione per le forme compositive e per un linguaggio destinato a svilupparsi nel post-bop.
Parchman Farm
Con Parchman Farm, Mose Allison mostra il proprio modo di intrecciare pianoforte, canto e scrittura blues. Il suo stile essenziale, ironico e ritmicamente preciso restituisce una concezione del jazz nella quale la voce diventa parte integrante del linguaggio strumentale.
Impressions
La registrazione del 2 novembre 1961 al Village Vanguard documenta John Coltrane durante una fase decisiva della sua ricerca. L’improvvisazione modale, l’intensità espressiva e il dialogo con il gruppo anticipano il linguaggio che il sassofonista porterà in Europa pochi giorni dopo, insieme a Eric Dolphy.
Tra il 6 e il 12 novembre, la storia del jazz lascia emergere alcune delle trasformazioni che ne hanno definito il linguaggio: il passaggio dalla dimensione collettiva delle origini alla centralità del solista, l’incontro con le tradizioni afro-cubane, il rapporto tra blues e avanguardia e l’apertura verso nuove possibilità timbriche ed elettriche.
Non si tratta di una traiettoria lineare. La storia del jazz procede attraverso linguaggi che convivono, si confrontano e si trasformano, dalla tradizione di New Orleans alle ricerche del post-bop, dal soul jazz alle sperimentazioni europee. Le registrazioni di questa settimana permettono di ascoltare da vicino alcuni di questi cambiamenti.
Il sassofono, gli ottoni e le molte voci del jazz
Adolphe Sax e la trasformazione del suono
Il 6 novembre 1814 nasce a Dinant, in Belgio, Adolphe Sax, inventore del sassofono. Il suo strumento era stato concepito per arricchire soprattutto le bande militari e l’orchestra, ma avrebbe trovato nel jazz uno dei contesti espressivi più fertili della propria storia.
La combinazione di flessibilità timbrica, potenza sonora e possibilità di articolazione ha reso il sassofono una delle voci più riconoscibili della musica improvvisata. La sua importanza nel jazz non dipende soltanto dalle caratteristiche dello strumento, ma dal modo in cui generazioni di musicisti ne hanno trasformato il suono in un linguaggio personale.
Un altro protagonista della famiglia degli ottoni è Arturo Sandoval, nato il 6 novembre 1949 ad Artemisa, a Cuba. Tromba e flicorno sono al centro di una ricerca che mette in dialogo il virtuosismo del bebop statunitense con la tradizione musicale afro-cubana. La sua vicenda rappresenta una delle numerose strade attraverso cui il jazz ha assorbito ritmi, accenti e sensibilità provenienti da altre culture musicali.
Il 7 novembre 1928 nasce invece Ernesto “Tito” Puentes, trombettista e arrangiatore cubano che contribuì alla diffusione della musica latina in Europa. La sua presenza, accanto a quella di Sandoval, ricorda quanto il rapporto tra jazz e tradizioni caraibiche sia stato un processo duraturo, sviluppato da artisti con percorsi e funzioni differenti.
Tradizione, innovazione e identità strumentale
La storia degli strumenti non riguarda soltanto la loro invenzione. Comprende anche le tecniche con cui i musicisti ne ampliano le possibilità. È il caso di Candido Camero, percussionista cubano scomparso il 7 novembre 2020, associato allo sviluppo della tecnica moderna delle congas. La possibilità di suonare contemporaneamente più tamburi intonati gli consentì di costruire linee ritmiche e melodiche più articolate, portando la percussione afro-cubana in contesti jazzistici diversi.
Un’altra figura legata alla trasformazione del suono è Don Lewis, scomparso il 6 novembre 2022. Polistrumentista e ingegnere del suono, esplorò le possibilità delle tecnologie elettroniche e dei sintetizzatori, anticipando soluzioni che avrebbero trovato spazio nella musica improvvisata e nella fusion.
Dal sassofono alle congas, fino agli strumenti elettronici, l’innovazione strumentale ha ampliato il vocabolario del jazz senza cancellarne le radici.
Adolphe Sax
Arturo Sandoval
Ernesto “Tito” Puentes
Cándido Camero
Quando lo studio diventa parte della composizione
Louis Armstrong e le possibilità degli rhythm changes
Il 6 novembre 1931, a Chicago, Louis Armstrong registra I Got Rhythm, composizione di George Gershwin. Il brano si fonda su una struttura armonica destinata a diventare un riferimento fondamentale per i musicisti delle generazioni successive.
Gli rhythm changes, derivati dalla forma armonica della composizione, offrirono una base per innumerevoli variazioni e improvvisazioni, soprattutto nell’epoca dello swing e del bebop. La registrazione di Armstrong appartiene a una fase in cui il rapporto tra melodia, armonia e libertà individuale stava assumendo un peso sempre maggiore.
Nel 1958, le registrazioni dal vivo della big band di Stan Kenton documentano un’altra direzione: quella di un’orchestra che ricerca sonorità ampie, impasti cromatici complessi e arrangiamenti lontani dalla semplice funzione di accompagnamento. Il cosiddetto progressive jazz di Kenton mise al centro la scrittura orchestrale e la possibilità di costruire un suono collettivo di grande impatto.
Charles Mingus: cambiare strumento, cambiare prospettiva
Il 6 novembre 1961, agli Atlantic Studios di New York, Charles Mingus registra Oh Yeah. L’album rappresenta un momento particolare nella sua discografia: Mingus lascia il contrabbasso per sedersi al pianoforte e utilizzare la voce, affidando le linee di basso a Doug Watkins.
La scelta modifica il centro espressivo della formazione. Il blues, il canto e il carattere ruvido dell’esecuzione diventano elementi strutturali, non semplici decorazioni. Attorno a Mingus si muovono musicisti come Rahsaan Roland Kirk, Booker Ervin, Jimmy Knepper e Dannie Richmond, capaci di combinare personalità sonore forti e grande libertà d’interazione.
In Oh Yeah, la tradizione del blues non è un punto d’arrivo rassicurante: diventa materiale da rielaborare attraverso una scrittura aperta, nella quale energia, ironia e tensione convivono.
Il rapporto tra struttura e libertà riemerge l’8 novembre 1960, quando il John Wright Trio registra Nice ’N’ Tasty negli studi di Rudy Van Gelder. Il disco è un esempio di soul jazz profondamente radicato nel blues e nel gospel, mentre tra l’8 e il 9 novembre 1963 Andrew Hill registra Black Fire con il sassofonista Joe Henderson. Qui il linguaggio si sposta verso un post-bop più spigoloso, nel quale le relazioni armoniche e la costruzione dei temi aprono prospettive meno convenzionali.
Queste sessioni mostrano come lo studio di registrazione possa documentare non soltanto un’esecuzione, ma un cambiamento nel modo di pensare la musica.
Louis Armstrong — “I Got Rhythm”
Charles Mingus — Oh Yeah
John Wright Trio — Nice ‘N’ Tasty
Andrew Hill — Black Fire
Dal Chicago-style al soul jazz: la forza della tradizione
Il 9 novembre riporta l’attenzione sulle radici dello swing e del jazz tradizionale. In questa data, nel 1886, nasce Euday L. Bowman, autore di 12th Street Rag. Nel 1899 nasce Milton “Mezz” Mezzrow, clarinettista legato alla scena di Chicago e alla tradizione che ruota intorno a King Oliver. Nel 1906 nascono il sassofonista Pete Brown e il cornettista Muggsy Spanier, figure legate a diverse espressioni dello swing e del jazz tradizionale.
Questi musicisti appartengono a una storia in cui il jazz si sviluppa attraverso stili regionali, repertori condivisi e pratiche collettive. Il loro valore non si esaurisce nella conservazione di una tradizione: le loro interpretazioni hanno contribuito a mantenerla viva e riconoscibile nel corso dei decenni.
Dal blues al soul jazz: Lou Donaldson e le nuove generazioni
Il 9 novembre 2024 scompare Lou Donaldson, alto-sassofonista tra le figure di riferimento dell’hard bop e del soul jazz. Il suo suono, caldo e fortemente legato al blues, è associato a una discografia che comprende album come Blues Walk e Alligator Bogaloo. Nel suo percorso, il linguaggio bop si apre a groove più marcati e a una comunicazione diretta con l’ascoltatore.
Il soul jazz dimostra che l’evoluzione non richiede necessariamente una rottura con la tradizione: può nascere anche dalla sua riorganizzazione ritmica ed espressiva.
La dimensione del blues emerge anche nelle registrazioni di Count Basie del 9 novembre 1938, quando incide brani come How Long, How Long Blues e The Fives. Il pianoforte di Basie, essenziale e incisivo, mostra quanto la sottrazione possa essere altrettanto significativa della complessità: il fraseggio, il tempo e lo spazio lasciato agli altri musicisti diventano parte integrante dell’espressione.
Negli anni successivi, Willis Jackson e Wayne Shorter rappresentano due differenti sviluppi del linguaggio sassofonistico. Jackson avvia le registrazioni di Cookin’ Sherry il 9 novembre 1959, mentre Shorter registra Introducing Wayne Shorter tra il 9 e il 10 novembre dello stesso anno. Se il primo si muove in una dimensione legata al groove e al soul jazz, il secondo porta nella scrittura e nell’improvvisazione una ricerca che avrà un ruolo decisivo nel post-bop.
La voce come strumento: Carmen McRae e Mose Allison
Il 10 novembre è la data di nascita di Ennio Morricone, nel 1928, e del sassofonista Houston Person, nel 1934. Nel 1939 nascono il flautista Hubert Laws e il batterista Andrew Cyrille, mentre nel 1965 nasce il sassofonista Mark Turner. Percorsi diversi, che testimoniano l’ampiezza delle possibilità espressive sviluppate dal jazz tra tradizione, ricerca timbrica e sperimentazione.
In questa stessa data, nel 1994, muore Carmen McRae, interprete capace di costruire un rapporto sofisticato tra parola, ritmo e fraseggio. Nel jazz vocale, il canto non si limita a esporre una melodia: può anticipare il tempo, ritardare una frase, modificarne l’accento e suggerire nuove letture del testo. La voce diventa così uno strumento musicale a tutti gli effetti, capace di dialogare con l’ensemble e di trasformare il significato di una composizione.
Questa concezione trova una declinazione personale anche in Mose Allison, nato l’11 novembre 1927. Pianista, cantante e autore, Allison ha sviluppato un linguaggio nel quale blues, jazz e scrittura cantautorale si incontrano senza perdere la propria identità. Il suo approccio, spesso essenziale e ironico, dimostra come una voce possa diventare il centro di una visione musicale riconoscibile senza ricorrere a un’esibizione virtuosistica.
Nella stessa giornata nacquero il chitarrista Hank Garland, nel 1930, il compositore Hannibal Lokumbe, nel 1948, e il pianista Jon Batiste, nel 1986. Figure appartenenti a epoche e percorsi differenti, ma accomunate dal fatto di aver attraversato confini stilistici senza ridurre la musica a una sola definizione.
John Coltrane in Europa: la ricerca esce dal club
L’11 novembre 1961 il quintetto di John Coltrane, con Eric Dolphy, arriva nel Regno Unito all’inizio della tournée europea. Il viaggio segue le esibizioni al Village Vanguard di New York dei giorni precedenti, registrate tra il 1º e il 5 novembre.
Quel periodo è cruciale per comprendere la direzione intrapresa da Coltrane. Il gruppo si spinge verso una maggiore intensità, amplia il ruolo dell’improvvisazione e mette alla prova le convenzioni del repertorio e della forma. La presenza di Dolphy, con il suo linguaggio strumentale e armonico personale, accentua la tensione tra coesione dell’ensemble e libertà individuale.
La tournée europea porta questa ricerca fuori dal contesto del club newyorkese e la espone a nuovi pubblici, contribuendo alla circolazione internazionale di un linguaggio che stava modificando profondamente il jazz moderno.
Il rapporto tra avanguardia e identità collettiva si ritrova anche nella vicenda di Lester Bowie, scomparso l’8 novembre 1999. Trombettista e cofondatore dell’Art Ensemble of Chicago e dell’AACM, Bowie ha ampliato il vocabolario della tromba attraverso effetti timbrici, citazioni e una forte dimensione teatrale. La sua musica dimostra che la ricerca formale può convivere con l’ironia, la memoria e il confronto con linguaggi popolari.
Nello stesso spazio di esplorazione si collocano, da prospettive differenti, il trio di Jan Garbarek, Arild Andersen ed Edward Vesala, che registra Triptykon a Oslo l’8 novembre 1972, e la pianista svizzera Irène Schweizer, le cui registrazioni al festival jazz di Zurigo nel 1981 e nel 1986 documentano una voce importante del free jazz europeo.
12 novembre 1925: Louis Armstrong cambia il centro della scena
Il 12 novembre 1925 Louis Armstrong entra in studio a Chicago con la formazione che inaugura la storia discografica degli Hot Five. Accanto a lui ci sono Lil Hardin Armstrong al pianoforte, Kid Ory al trombone, Johnny Dodds al clarinetto e Johnny St. Cyr al banjo.
Queste registrazioni sono fondamentali per comprendere la trasformazione del jazz negli anni Venti. La dimensione collettiva, caratteristica delle prime formazioni di New Orleans, non scompare, ma viene ridefinita dalla presenza di un solista capace di attirare l’attenzione attraverso la qualità del fraseggio, l’inventiva ritmica e la forza della propria personalità musicale.
Con Armstrong, il solista non è più soltanto una voce all’interno dell’ensemble: diventa una forza capace di riorganizzare l’intera esecuzione. È una svolta che influenzerà profondamente le generazioni successive, dal linguaggio dello swing al bebop.
Quasi quarant’anni dopo, il 12 novembre 1964, Larry Young registra per Blue Note Into Somethin’ negli studi di Rudy Van Gelder, con Sam Rivers, Grant Green ed Elvin Jones. Il suo organo Hammond B-3 si allontana da alcune convenzioni del soul jazz e apre uno spazio più fluido, influenzato dalla ricerca modale e dalle nuove possibilità dell’improvvisazione.
Il 12 novembre 1968 Miles Davis registra Splash al Columbia Studio B con Wayne Shorter, Chick Corea, Dave Holland e Tony Williams. La sessione appartiene alla fase di transizione verso il suono elettrico che avrebbe trasformato il percorso di Davis e contribuito alla nascita della fusion.
Dalla centralità del solista negli Hot Five alla ricerca modale di Larry Young, fino all’elettricità di Miles Davis, il jazz continua a ridefinire il rapporto tra individuo, ensemble, ritmo e timbro.
Louis Armstrong’s Hot Five
John Coltrane Quintet
Larry Young — Into Somethin’
Miles Davis — “Splash”
Una storia fatta di continuità e trasformazioni
Le registrazioni e le vicende comprese tra il 6 e il 12 novembre restituiscono una storia del jazz che non procede per sostituzioni nette. Il blues rimane una risorsa espressiva anche quando cambiano armonie e strumenti; le tradizioni regionali convivono con la sperimentazione; il ruolo del solista si afferma senza cancellare il valore dell’interazione collettiva.
La vitalità del jazz nasce proprio da questa tensione tra memoria e reinvenzione. Dalle prime incisioni degli Hot Five alle ricerche di Coltrane, Mingus, Andrew Hill, Larry Young e Miles Davis, ogni trasformazione si misura con ciò che la precede e ne ridefinisce le possibilità.
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