This Was Then – Erik Deutsch firma il suo disco più personale e cinematografico

This Was Then – Erik Deutsch

Etichetta discografica: Hammer & String

Data di uscita: 18 luglio 2025

Con “This Was Then”, Erik Deutsch torna con il nono album da solista e alza ulteriormente l’asticella del suo percorso artistico. Registrato tra Brooklyn, Città del Messico e qualche casa-studio sparsa tra amici e colleghi, il disco si presenta come un affresco sonoro di emozioni, ritmi e paesaggi mentali. Non un semplice lavoro jazz, ma un progetto che travalica i generi, cavalca i contrasti e invita chi ascolta a lasciarsi andare, a muoversi, a riflettere.

Un artista sempre in movimento

2025 Jazz in Family vola più alto che mai

Erik Deutsch è un tastierista, compositore e arrangiatore con una visione ampia e un cuore jazz che pulsa forte. Negli sua carriera ha suonato con The Black Crowes, Victoria Reed, Charlie Hunter, Norah Jones, Rosanne Cash e molti altri. Ma è nei suoi album solisti che mostra davvero il suo mondo interiore. “This Was Then” è, come lui stesso dichiara, un’istantanea affettuosa e consapevole di un passato recente attraversato da grandi cambiamenti. Il disco suona come un diario emozionale suonato da musicisti che si conoscono a memoria e che si divertono, anche quando le atmosfere si fanno nostalgiche o introspettive.

Jazz, funk, ballad e oltre: una miscela fluida

La parola chiave è fluidità. “This Was Then” è un disco che si muove senza sforzo tra spiritual jazz, funk psichedelico, R&B, cinematic groove e blues rurali. Ogni traccia è una tappa di un viaggio sonoro che non ha bisogno di etichette. Sì, la matrice è jazz, ma quella jazz che non si accontenta di suonare standard: qui si esplora, si fonde, si racconta.

Ascolti che restano impressi

Partiamo da “Immortals”. Un brano in due atti: il primo, spirituale e contemplativo, ci trasporta nei cieli di McCoy Tyner e Alice Coltrane. Poi, all’improvviso, un cambio di marcia: groove funk e synth acidi in perfetto stile Headhunters. Un pezzo che mostra tutto il gusto di Deutsch per la contaminazione consapevole.

“Snake Alley” è invece un commosso omaggio al fratello scomparso. Un waltz che profuma di bruma californiana e organo Hammond, con una scrittura melodica intima ma mai retorica.

“Neon Blue” tira fuori il lato più giocoso e sudato del disco: trombone squillante, drumming carnoso, groove Memphis-New Orleans e tanto soul.

“Memory”, scritta e cantata da Victoria Reed, è una ballata lenta, nostalgica, con un mood sospeso tra il folk anni ‘90 e il jazz impressionista. Il piano di Deutsch gioca sulle nuance, accarezza senza invadere.

Produzione curata, suono ricco

La produzione, firmata da Deutsch e Jeff Hill, è di livello altissimo. Ogni brano ha una pasta sonora distintiva, ma coerente nel quadro generale. Gli spazi sono ben gestiti, i dettagli emergono con eleganza, e l’equilibrio tra suonato live e overdub da remoto funziona sorprendentemente bene. Le registrazioni sono avvenute anche in casa, ma il risultato è un sound maturo, tridimensionale e raffinato.

Collaborazioni azzeccate e interplay vincente

E per chi volesse approfondire ancora di più il mondo che si cela dietro “This Was Then”, in fondo all’articolo trovate un’intervista esclusiva che Erik Deutsch ci ha rilasciato, ricca di dettagli e retroscena preziosi.

Il sestetto newyorkese di fiducia (Tony Mason, Jeff Hill, Avi Bortnick, Mike McGinnis e Brian Drye) si conferma una macchina perfetta: interplay naturale, empatia evidente, gusto sopraffino. In più, ci sono ospiti eccellenti come Mauro Refosco alle percussioni e la stessa Victoria Reed alla voce. Ognuno porta un colore, una sfumatura, senza mai strafare.

Un disco vivo, che vibra

“This Was Then” è un album maturo, ma libero. Intimo, ma pieno di groove. Sofisticato, ma accogliente. Erik Deutsch firma un lavoro che si ascolta d’un fiato ma si riscopre ascolto dopo ascolto. Per chi ama la musica che vibra, che respira, e che ha qualcosa da dire anche senza parole.

Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family


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