De-costruire per capire: il progetto di Otto Rissanen
Ci sono dischi che cercano di piacere. E poi ci sono dischi che cercano di capire. De-Construct appartiene senza esitazioni alla seconda categoria.
Otto Rissanen non è un esordiente spaesato, ma un musicista con una formazione solida, cresciuto dentro e oltre il linguaggio jazz europeo. Il suo percorso racconta di una tensione continua: da un lato la tradizione, dall’altro la necessità di metterla in discussione. Non distruggerla. Smontarla. Osservarla pezzo per pezzo.
Ed è esattamente ciò che accade in questo lavoro.
Un jazz che si incrina
Il titolo non è una posa intellettuale. È un programma estetico.
Qui il jazz non scorre: si interrompe, si piega, si svuota. Le strutture armoniche sembrano partire per poi negarsi, i temi emergono e subito si ritirano. Non è free jazz nel senso storico del termine – niente furia iconoclasta alla Ornette Coleman – ma una forma più sottile, quasi chirurgica, di destabilizzazione.
Viene in mente certa ECM degli anni più rigorosi. Oppure la scuola nordica che ha fatto del silenzio una grammatica.
Ma Rissanen non imita. Piuttosto assorbe e rielabora.
Suono, spazio, sottrazione
La cifra del disco è chiara: togliere.
Ogni elemento sembra lì per necessità, non per ornamento. Le dinamiche sono controllate, i timbri scelti con precisione quasi maniacale. Il risultato? Un ascolto che richiede attenzione. Non concede distrazioni.
E qui sta il punto: De-Construct non è un disco che si offre. È un disco che chiede.
Richiede tempo. Impone ascolti ripetuti. Pretende la disponibilità a entrare in un linguaggio che non si piega alle logiche immediate.
Tra Europa e identità
C’è qualcosa di profondamente europeo in questo lavoro. Non solo per provenienza geografica, ma per attitudine.
È un jazz che ha fatto i conti con la propria storia. Che conosce Coltrane, certo. Ma anche la musica contemporanea, il minimalismo, la tradizione colta del Novecento.
E allora il risultato non è una sintesi facile. È una tensione continua tra forma e libertà.
Il limite (voluto) del progetto
Non tutto convince. Ed è giusto dirlo.
In alcuni passaggi la ricerca rischia di diventare autoreferenziale. L’impressione è che il gesto analitico prenda il sopravvento sull’urgenza espressiva. Come se il disco, a tratti, si osservasse mentre si costruisce.
È un rischio tipico di questo tipo di operazioni. E Rissanen non lo evita completamente.
Ma forse non vuole evitarlo.
Giudizio finale
De-Construct è un disco che divide. Non per provocazione, ma per natura.
Chi cerca melodia, immediatezza, conforto, resterà fuori.
Chi invece è disposto a entrare in un processo – più che in una narrazione – troverà un lavoro coerente, rigoroso, a tratti affascinante.
Non è un capolavoro. Non è un disco “facile”.
Ma è un disco necessario.
E oggi, nel jazz, non è poco.
Tracklist
2. Shouts I – 00:39
3. Whispers – 02:22
4. Talking and Talking and Talking and… (feat. Mireia Costa Viladrich) – 01:44
5. Not Listening, Not Listening, Not… – 02:57
6. Shouts II – 00:43
7. As All the Rest – 06:58
8. Shouts III – 01:04
9. Doing, Doing, Doing (feat. Andrea Leone & Branko Valchev) – 03:36
10. Silver & Gold (feat. Flora de Geus) – 04:36
11. Construct II (feat. Beatrice Sberna & Andrew Moreno) – 09:08
Credits
Liner Notes
Released March 11, 2026.
Recorded at Batavierhuis, Rotterdam (Netherlands).
Recording & Mixing: Laurens Voois
Mastering: Jaakko Viitalähde (Virtalähde Mastering)
Production (Construct II): René Thie
Cover Art: Efthymios Stavropoulos, Carlos Jacques Anderson
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