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Qui non troverai una semplice lista, ma una selezione accurata dei migliori album, EP e singoli del jazz, scelti con passione e competenza. Ogni brano che ti segnaliamo è accompagnato da un nostro commento, per darti un assaggio autentico di ciò che ti aspetta.
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Maggio 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 1° al 3 maggio
Per chi cerca una voce che incanta e un jazz che abbraccia l’anima
Diavola: un debutto che risplende di emozione e maestria
Con Diavola, Gabrielle Cavassa fa il suo ingresso trionfale sulla scena discografica sotto l’egida della storica etichetta Blue Note, confermando perché la sua voce sia già considerata una delle più promettenti del jazz contemporaneo. L’album, co-prodotto da Joshua Redman e Don Was, è un viaggio tra originalità e reinterpretazione, dove ogni nota è trattata con sensibilità e rispetto, come un omaggio alla tradizione e, allo stesso tempo, un atto di coraggio creativo.
Accompagnata da un cast stellare — Jeff Parker alla chitarra, Larry Grenadier al contrabbasso, Brian Blade alla batteria, Paul Cornish al pianoforte e lo stesso Redman al sassofono tenore — Cavassa tesse un dialogo musicale che spazia dalla dolce malinconia di Heaven Sighs alla passione travolgente di Diavola, passando per la reinvenzione audace di classici come Raindrops Keep Falling On My Head e Could It Be Magic. Ogni brano è un capitolo di una storia intima, dove la voce dell’artista si fa strumento di connessione, capace di avvolgere e commuovere.
Diavola non è solo un album: è una dichiarazione d’intenti, un inno alla libertà espressiva e alla potenza trasformativa della musica. Un lavoro che celebra la voce come ponte tra emozioni universali, ricordandoci che, talvolta, la vera magia risiede proprio nella capacità di dire addio per rinascere.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca una musica che unisce delicatezza nordica, introspezione e paesaggi sonori avvolgenti
Gustaf Ljunggren with Skúli Sverrisson – Along The Low Road
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
01
Along The Low Road: un viaggio quietamente ipnotico
Along The Low Road è il nuovo album solista del compositore e polistrumentista svedese Gustaf Ljunggren, un lavoro che invita all’ascolto lento e alla riflessione. Dopo il successo di Floreana, Ljunggren torna con un disco che bilancia minimalismo acustico e paesaggi sonori stratificati, creando un’atmosfera onirica e intima. Accompagnato dal bassista islandese Skúli Sverrisson, il musicista tesse melodie che sembrano nascere dalla natura stessa: la costa rocciosa di Bornholm in Lille Skotland, la quiete dei dirupi in Stevelen, la malinconia ciclica del brano che dà il titolo all’album.
Ogni traccia è una miniatura emotiva: da Letters Melting, dove una progressione classica si trasforma in una polska riflessiva, a Summer Passing Letting Go, che cattura il passaggio del tempo, fino alla chiusura sospesa di Here And Not Here. Ljunggren, con la sua collezione di strumenti (dall’ukulele baritono al pedal steel, dal sassofono al celeste), e Sverrisson, con il suo basso caldo e avvolgente, creano una musica che ascolta tanto quanto suona.
Along The Low Road è un album che celebra la bellezza della lentezza, un invito a perdersi nei dettagli e a ritrovarsi nelle emozioni. Una musica che, come un paesaggio nordico, rivela la sua profondità a chi sa fermarsi ad osservare.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che unisce avanguardia storica e innovazione contemporanea, tra composizione e improvvisazione.
There’s a Yearnin’: Jeff Lederer risveglia capolavori dimenticati di Dolphy, Coleman e Nelson
Con There’s a Yearnin’, il sassofonista e compositore Jeff Lederer restituisce vita a opere inedite o rare di Eric Dolphy, Ornette Coleman e Oliver Nelson, reinterpretate per la prima volta dal Wildebeest Wind Quintet e dalla vocalist Mary LaRose.
Un progetto unico:
- Primo inciso assoluto del sextetto per fiati di Eric Dolphy, scoperto alla Library of Congress.
- Forms and Sounds di Ornette Coleman, riscoperta e rivisitata.
- Oliver Nelson riarrangiato per voce e ensemble, con testi originali di Mary LaRose.
L’album, in uscita il 1° maggio 2026 per Little (i) Music, nasce da una ricerca meticolosa e da una collaborazione con musicisti che fondono precisione cameristica e spirito improvvisativo. Tra i brani, spicca Cruxifiction (not a word), composizione giovanile di Lederer rivisitata con elettronica, ispirata a temi di censura e repressione.
Il disco si chiude con una riflessione: queste opere non sono reperti, ma musica viva, capace di parlare al presente. Un ponte tra generazioni, dove il passato illumina il futuro del jazz.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che unisce la raffinatezza delle ballad alla vitalità dell’improvvisazione, tra memoria e innovazione.
Enduring Sonance: Steve Wilson e l’arte di far rivivere le melodie che non si dimenticano
Con Enduring Sonance, il sassofonista e flautista Steve Wilson ci regala un album che è un omaggio alle canzoni che restano nel cuore, quelle melodie che, una volta ascoltate, non ci abbandonano più. Accompagnato da un ensemble di eccezione – Renee Rosnes al pianoforte e Fender Rhodes, Joe Locke al vibrafono, Jay Anderson al contrabbasso e Kendrick Scott alla batteria – Wilson ripercorre brani che lo hanno segnalato lungo la sua carriera, trasformandoli in nuove narrazioni sonore.
L’album, registrato al leggendario Power Station di New York, è un equilibrio perfetto tra rispetto per la tradizione e freschezza interpretativa. Brani come Quiet Girl e Pieces of Dreams diventano, sotto le sue dita, meditazioni intime, mentre How Long? e Francisco esplodono in dialoghi collettivi dove ogni strumento trova il suo spazio. Il suono è caldo, avvolgente, arricchito dagli arrangiamenti di Renee Rosnes e dalla presenza del corno francese in alcuni pezzi, che aggiunge una dimensione quasi cinematografica.
Enduring Sonance non è solo un disco: è un invito a riscoprire la bellezza delle melodie che ci hanno accompagnato, un promemoria di come la musica possa essere ponte tra generazioni e stili. In un’epoca di fretta, Wilson ci ricorda che le note più durature sono quelle che sanno parlare all’anima.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che unisce introspezione e vitalità, tra memoria e speranza.
Humanity: Kazuki Yamanaka e l’arte di trasformare il silenzio in musica
In un solo giorno a New York, Kazuki Yamanaka ha inciso Humanity, un album che è insieme testimonianza e catarsi. Il sassofonista giapponese, affiancato da Russ Lossing al pianoforte, Cameron Brown al contrabbasso e Billy Mintz alla batteria, dà voce a un percorso interiore nato durante la pandemia: un tempo di riflessione forzata che ha ridefinito il suo rapporto con la musica, con gli altri, con il mondo.
Ogni traccia è un capitolo di questa rinascita: si parte con Awake, pezzo scritto senza spazio per l’improvvisazione, dove la delicatezza del suono diventa manifesto di una volontà artistica precisa e coraggiosa. Poi Flare, omaggio allo spirito di Lee Konitz, con un pianismo di Lossing che sfida i confini dell’armonia, e Inner Space, una meditazione collettiva su un tema semplice ma profondo.
Il cuore dell’album pulsa in Tears of Hiroshima, dove il soprano di Yamanaka si fa voce di un dolore universale, tra memoria storica e speranza. È qui che la musica diventa preghiera, un inno alla resilienza di chi, nonostante tutto, sceglie di vivere. It May Happen riporta invece l’energia di un jazz metropoli, con un groove che ricorda le strade di New York, mentre Humanity e Divinity chiudono il cerchio: la stessa melodia esplorata prima come ballad intima, poi come volo libero verso l’ignoto.
Humanity non è solo un disco, ma un invito a riconnettersi — con sé stessi, con gli altri, con la bellezza fragile e ostinata della vita. In un’epoca di frammentazione, Yamanaka ci ricorda che la musica, quando nasce dal profondo, è sempre un ponte.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un viaggio musicale tra soul, funk e vibrazioni spirituali
Never Alone, un inno all’unità e alla forza guaritrice del groove
Never Alone, il loro quarto album, nasce in una dimora isolata sul Lago Champlain, in Vermont, dove Nikki Glaspie, Nick Cassarino e Nate Edgar si sono ritirati su invito di Mike Gordon dei Phish. Tra le pareti di legno di quella farmhouse, sotto il cielo di una eclissi lunare, il trio ha catturato una magia che va oltre le note: “The Great Spirit”, un’energia creativa che trasforma ogni sessione in un rituale collettivo.
La title track, Never Alone, è un manifesto sonoro: un afrobeat globale che sfida i confini di genere. Dream Alive celebra l’amicizia e la famiglia scelta con un groove travolgente, immortalato anche in un video girato alla Glide Memorial Church di San Francisco. Non mancano le sfumature sensuali di Crave You e Thirsty, dove il funk si mescola a un R&B anni ’80, e la rinascita di Could It Be ‘74 Remix, omaggio all’anima soul di Leon Ware.
Ma è con Smile, arricchita dai fiumi di ottoni di Nicholas Payton e Skerik, che il disco tocca l’apice emotivo: una preghiera laica contro le tenebre della dipendenza, dove la luce si fa suono. Chiude Simple Life, inno alla gioia delle piccole cose, con i Soul Rebels a portare l’eco festosa di New Orleans.
The Nth Power non suona solo per sé, ma per tutti noi: un promemoria che, in un mondo frammentato, la musica rimane un linguaggio universale di connessione. Come dice Glaspie, “Siamo qui per un istante, ma possiamo renderlo eterno con la gentilezza”. E questo disco ne è la prova.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che rompe gli schemi, dove la grande orchestra diventa laboratorio di sperimentazione e ogni brano racconta una storia di comunità, avventura e speranza.
Sean Imboden Large Ensemble – Uncharted Realms
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
01
“Uncharted Realms”, un viaggio oltre i confini del jazz moderno
Dopo il successo di “Communal Heart”, il Sean Imboden Large Ensemble torna con “Uncharted Realms”, un album che ridefinisce i limiti della big band contemporanea. Uscito il 1° maggio 2026, il disco è un manifesto di audacia creativa, dove Imboden — sassofonista, compositore e leader — guida il suo ensemble attraverso territori sonori inesplorati, fondendo jazz, rock, musica classica e narrazione pura.
Dall’energia travolgente di “Flowing Currents”, che simbola la resilienza di un fiume che supera ogni ostacolo, alla gioia libertaria di “Follow the Kite”, ogni traccia è un racconto musicale: “Balcony” offre una nuova prospettiva, “When You Look Beyond” guarda al futuro con coraggio e incertezza, mentre “The Gentle Giant” — ispirato al soprannome di Imboden — trasforma un titano minaccioso in un simbolo di pace.
Con ospiti come Mike Rodriguez, Taylor Eigsti e Ryan Keberle, l’album celebra la comunità come forza motrice, sia all’interno della band che tra il pubblico. “Uncharted Realms” non è solo musica: è un invito a sognare in grande, a credere che l’arte possa unire e ispirare, anche nei tempi più incerti. Un jazz che guarda avanti, senza paura di osare.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz sperimentale che unisce free improvisation, collage sonori e una ricerca psichedelica senza confini
Volume ∞, un viaggio intergenerazionale nel free jazz e oltre
Con Volume ∞, l’Ensemble Infini — ottetto montrealese guidato dal batterista Guy Thouin e dalla sassofonista Elyze Venne-Deshaies — celebra sei decenni di creatività con un album che è un tuffo nel caos organizzato. Qui, free jazz, improvvisazione collettiva, textures elettroniche e collage kaleidoscopici si fondono in un flusso psichedelico, dove ogni traccia — da Free Parking Transcendantal a Black Hole, da Industrial Jazz a Requiem & Fanfare (pour Peter B.) — diventa un esperimento sonoro che sfida le convenzioni.
Registrato tra Montréal e Rouen, il disco è un dialogo tra generazioni e linguaggi, dove il trombone di Scott Thomson, il piano di Belinda Campbell e la chitarra di Raphael Foisy si intrecciano con sassofoni, clarinetto basso e sintetizzatori, creando un paesaggio sonoro che è al tempo stesso denso, aperto e in costante movimento. Un album per chi cerca una musica che non si accontenta di essere ascoltata, ma vuole essere vissuta.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca l’essenza del jazz intimo, dove la voce e l’improvvisazione si fondono in un abbraccio musicale senza tempo.
Los Angeles Sessions: Julie Lyon e l’arte di vivere il jazz come una conversazione tra amici
C’è una magia rara che accade quando musicisti si ritrovano in una stanza senza altro scopo che ascoltarsi, lasciando che le note fluiscano come un dialogo spontaneo. Los Angeles Sessions è proprio questo: un documento di pura presenza, dove la cantante Julie Lyon — affiancata dal marito Tom Cabrera alla batteria, dal bassista Larry Hutter e dai pianisti Ken Charlson e Ari Kessler — ci regala una raccolta di standard jazz rivisitati con sincerità e leggerezza.
Brani come At Long Last Love e The Nearness of You diventano confessioni intime, mentre Devil May Care e Night and Day danzano tra swing e malinconia, sempre con l’eleganza di chi sa che la musica non ha bisogno di orpelli per emozionare. Registrato in presa diretta, l’album respira autenticità: ogni nota è un gesto condiviso, un momento rubato al tempo per celebrare l’amicizia e la gioia di suonare insieme.
In un mondo che corre, Los Angeles Sessions ci ricorda che la bellezza sta nell’attimo, nel lasciarsi trasportare da una melodia come da una carezza. Un disco che, come scrive Julie, «non è sulla perfezione, ma sulla presenza». E in ogni accordo, si sente.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che unisce essenzialità e profondità, dove la chitarra diventa voce di un dialogo intimo e coraggioso.
Pasquale Buongiovanni – A Bigger Boat
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
01
A Bigger Boat: la sfida della semplicità come atto creativo
Con A Bigger Boat, Pasquale Buongiovanni torna alle origini del jazz in formato trio, scegliendo la nudità espressiva di chitarra, contrabbasso e batteria per raccontare storie di equilibrio, tensione e libertà. L’album nasce da un desiderio di essenzialità, ma anche dalla volontà di trasformare ogni nota in un percorso vivo, dove l’improvvisazione non è un ornamento, bensì il cuore pulsante di ogni brano.
I pezzi, composti con una scrittura che gioca tra armonia e melodia, si aprono a deviazioni inaspettate, come organismi in costante evoluzione. Brani come Fino a nuovo disordine e Elegia cinetica respirano di una vitalità che travalica i confini del jazz tradizionale, attingendo a influenze rock e soul, ma sempre con l’eleganza di chi sa che la musica è un linguaggio universale.
Al suo fianco, Mimmo Campanale alla batteria e Antonello Losacco al contrabbasso completano un dialogo musicale costruito su anni di complicità, dove ogni intervento diventa parte di un discorso collettivo, ricco di ascolto e sorpresa. Il titolo, ispirato a Lo squalo, è una metafora di coraggio e leggerezza: la consapevolezza che, di fronte alle sfide, l’unica risposta è cercare strumenti sempre più grandi per navigare l’ignoto.
A Bigger Boat non è solo un disco: è un invito a guardare oltre, a fidarsi del processo creativo come atto di fede nella bellezza delle possibilità. Un lavoro che ricorda come, anche nella semplicità, si nascondano mondi infiniti.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
Maggio 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 4 al 10 maggio
Per chi cerca un jazz che unisce impegno civile e improvvisazione visionaria.
Alabaster DePlume – Dear Children of Our Children, I Knew: Epilogue
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
05
Dear Children of Our Children, I Knew: Epilogue – La voce di chi non ha voce
Registrato durante il tour statunitense del 2025, “Dear Children of Our Children, I Knew: Epilogue” è l’EP che chiude idealmente il cerchio aperto da “A Blade Because A Blade Is Whole”, confermando Alabaster DePlume come una delle voci più urgenti e necessarie del jazz contemporaneo. Accompagnato dal bassista Shahzad Ismaily e dal batterista Tcheser Holmes, DePlume trasforma l’energia dei concerti in cinque pezzi strumentali che sono molto più di semplici brani: sono testimonianze sonore, riflessioni su temi etici e politici che bruciano come l’attualità.
Brani come “Bringing Up The Nakba” e “I Play A Role In It And I Know” portano con sé il peso della responsabilità collettiva, mentre “What Did The Child Say / Facing Reality” diventa un dialogo tra generazioni, un invito a guardare in faccia la realtà senza filtri. La musica di DePlume è improvvisazione pura, ma anche azione concreta: ogni nota sembra dire “questo mondo si sta svegliando, e noi dobbiamo esserci”.
L’EP, registrato in un giorno di pausa a Brooklyn, è un grido d’allarme e una carezza, un lavoro che unisce urgenza e poesia, ricordandoci che l’arte può — e deve — essere specchio e megafono della nostra epoca. Un disco che non si limita a suonare, ma agisce.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca una musica che fonde jazz, cinema e mistero, tra atmosfere noir e suggestioni psichedeliche.
Sowden House – Freyja Garbett: Un viaggio sonoro tra realtà e immaginazione
Con Sowden House, la compositrice e tastierista australiana Freyja Garbett trasforma una colonna sonora immersiva in un album cinematografico e autonomo. Nato dalla collaborazione con Brendan McNamara, creatore del videogioco L.A. Noire, il disco ripercorre le atmosfere oscure e affascinanti della celebre dimora di Los Angeles, progettata da Lloyd Wright e legata a misteri irrisolti.
L’album, in uscita l’8 maggio 2026, sfuma i confini tra jazz, composizione orchestrale, funk psichedelico e ambience cinematografica, ispirandosi ai thriller degli anni ’70 e alla grandezza minacciosa della casa. Garbett guida un ensemble eterogeneo—archi, fiati, chitarre, pianoforte e ritmica—in un viaggio tra mood e suggestioni, dove ogni brano evoca un luogo, un’emozione, un enigma: da Genesis a Echo Chamber, da Ballroom ’68 a Labyrinth.
Sowden House è un’esplorazione sonora della memoria e dell’immaginario, per chi cerca una musica che avvolge, intriga e trasporta.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che unisce tradizione, energia rock e narrazione personale, tra groove e introspezione.
Zak Scerri – In Case I Don’t See You
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
08
In Case I Don’t See You – Zak Scerri: Un addio che diventa rinascita
Con In Case I Don’t See You, il chitarrista e compositore australiano Zak Scerri segna un momento di transizione e rinnovamento, celebrando quasi un decennio di musica tra Australia e Londra. In uscita l’8 maggio 2026, l’album fonde radici jazzistiche, energia rock e una scrittura che rifiuta ogni etichetta, riflettendo la duplice identità artistica di Scerri: cresciuto tra rock e jazz, oggi libera la sua musica da ogni confine stilistico.
Accompagnato da Ross Anderson al contrabbasso e Billy Pod alla batteria, Scerri esplora narrative intime e universali: Almost Home racconta il limbo tra due mondi, The Push Back è un inno di resistenza, mentre M.M. è un omaggio giocoso al suo gatto. Il brano Roach chiude il disco con un energico ritorno alle origini rock, mentre la title track—ispirata a The Truman Show—è un commiato musicale che rassicura, non conclude.
Registrato in un’unica sessione, In Case I Don’t See You è un album che guarda avanti, per chi cerca una musica viva, sincera e senza compromessi.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che intreccia memoria, identità e resilienza
Sharon Minemoto – Goodbye, Strawberry Hill
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
08
Goodbye, Strawberry Hill, un addio che diventa abbraccio musicale
Con “Goodbye, Strawberry Hill”, la pianista Sharon Minemoto trasforma il dolore in poesia sonora, regalandoci un album che è testimonianza e catarsi. Ogni traccia è un capitolo di una storia familiare segnata dall’internamento dei giapponesi-canadesi durante la Seconda Guerra Mondiale, quando la sua famiglia perse la fattoria di fragole a Strawberry Hill e fu costretta a una vita di esilio e discriminazione. La musica di Minemoto, accompagnata da Jon Bentley al sassofono, Darren Radtke al contrabbasso e Bernie Arai alla batteria, respira malinconia e speranza: dai delicati arpeggi di “Rosebud (for Keiko Robson)” alla solennità di “Eulogy (for Sunawa Minemoto)”, ogni brano è un omaggio alla memoria e alla forza di chi ha saputo ricostruirsi.
L’album, registrato con una sensibilità quasi cinematografica, unisce jazz contemporaneo e tradizioni giapponesi, come nelle preghiere sussurrate di “Nenju (Prayer Beads)” o nella leggerezza di “Akatombo”. “Goodbye, Strawberry Hill” non è solo un disco: è un viaggio emotivo, un invito a riflettere su come la musica possa sanare le ferite del passato e trasformare il dolore in bellezza. Un lavoro che parla al cuore, ricordandoci che anche negli addii più dolorosi può nascondersi un nuovo inizio.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che dissolve i confini tra generi, dove la chitarra diventa voce di un dialogo intergenerazionale tra tradizione e innovazione, intrecciando rock, ambient e lirismo puro.
Matthew Stevens – Matthew Stevens Vynil
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
08
Matthew Stevens: un manifesto sonoro per il jazz del futuro
Con il suo omonimo album, uscito l’8 maggio 2026 per Candid Records, il chitarrista Matthew Stevens — già collaboratore di Esperanza Spalding, Christian Scott aTunde Adjuah e Terri Lyne Carrington — si conferma come una delle voci più originali e visionarie della scena contemporanea. Questo disco non è solo una raccolta di brani, ma una dichiarazione artistica matura, frutto di vent’anni di carriera e di una ricerca instancabile che unisce acustica ed elettronica, composizione e improvvisazione, tradizione jazz e aperture rock/ambient.
Al suo fianco, una formazione multigenerazionale: da Terri Lyne Carrington — sua mentore — al chitarrista Jeff Parker, passando per il vibrafonista Joel Ross e le voci di Anna B Savage e Corey King. Ogni traccia racconta una storia, tra riflessioni intime e esplosioni collettive, come in The Gentle Giant, dove la chitarra di Stevens dialoga con la storia personale (il soprannome datogli dal padre) e con il futuro della musica.
Prodotto insieme a Josh Johnson ed Eric Doob, l’album celebra la comunità come forza creativa, superando i confini di genere con una fluidità disarmante. Matthew Stevens non è solo un disco: è un ponte tra passato e futuro, un invito a ascoltare il jazz come lingua universale, capace di unire, emozionare e ispirare. Un lavoro che ridefinisce l’essenza stessa della chitarra moderna.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un dialogo jazz intimo e profondo
Satoko Fujii and Myra Melford – Katahari
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
08
Satoko Fujii e Myra Melford: quando due pianisti diventano un’unica voce
Katarahi, il nuovo album di Satoko Fujii e Myra Melford, è il frutto di una lunga amicizia e di una complicità artistica che trascende la semplice collaborazione. Il titolo stesso, scelto da Fujii, racchiude un’idea giapponese di intimità: un cuore-a-cuore tra amici stretti. E in effetti, ascoltando questo album registrato live, si avverte subito la magia di una conversazione musicale dove le parole non servono.
Dopo Under the Water (2007), il loro secondo album insieme, Katarahi si distingue per la presenza di composizioni originali di entrambe, strutture che fungono da binario per un’improvvisazione libera e istintiva. Fujii e Melford non si limitano a suonare: dialogano, si sfidano, si completano. In brani come Interlude o Signpost, il call and response si trasforma in un flusso continuo, dove ogni nota è un pensiero, ogni accordo un’emozione condivisa.
Kaiwa incarna questa alchimia: un turbine di suoni percussivi e cluster armonici che esplodono in un’esplosione di empatia e gioia. Fuji e Melford esplorano ogni sfumatura del pianoforte, dai toni più delicati a quelli più potenti, in un equilibrio perfetto tra rispetto e audacia. Anche From Sometime, con la sua danza di note leggere, celebra la forza vitale che vince sulla malinconia, un inno alla conoscenza di sé e all’amore.
Qui non ci sono leader, non ci sono gerarchie: solo due musiciste che si ascoltano, si rispondono, si reinventano. Un duetto che dimostra come il jazz possa essere, prima di tutto, un linguaggio universale.
La musica, quando è vera, non si ascolta: si vive.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che unisce improvvisazione e composizione, tra gioco e artigianato sonoro.
The Button Jar: un invito a trovare magia nel processo creativo
The Button Jar è il nuovo album della pianista, compositrice e artista multimediale Yvonne Rogers, un lavoro che esplora l’equilibrio tra spontaneità e struttura. Registrato agli Oktaven Audio e prodotto da Kris Davis, l’album è una raccolta di 14 brani originali che riflettono la sua capacità di fondere improvvisazione e composizione in un linguaggio personale e coinvolgente.
Brani come Luster e The Button Jar mettono in luce la sua sensibilità per le sfumature timbriche e ritmiche, mentre tracci come Scatter and Sort e Puzzle Building svelano un approccio ludico e sperimentale. Rogers, originaria del Maine e ora basata a Brooklyn, trasforma il pianoforte in uno strumento di narrazione, dove ogni nota sembra raccontare una storia di scoperta e meraviglia.
The Button Jar non è solo un album, ma una celebrazione del processo creativo: un invito a trovare la magia nei dettagli, a bilanciare il gioco con la precisione. Un lavoro che ricorda come la musica possa essere sia un’arte che un atto di pura gioia.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz intimo e riflessivo, dove composizione e improvvisazione si intrecciano in un dialogo autentico e vitale.
Filippo Rinaldo Trio – A Heartbeat Away
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
08
A Heartbeat Away: un viaggio tra struttura e spontaneità
A Heartbeat Away è il nuovo album del pianista Filippo Rinaldo, un lavoro che offre uno sguardo nel suo mondo musicale personale. L’album unisce sei composizioni originali a sei tracce improvvisate, intitolate “Portals”, che esplorano il confine tra struttura e libertà creativa.
Con il supporto essenziale di Stefano Zambon e Stefano Grasso, Rinaldo ha creato un suono distintivo, in cui ogni nota trasmette vita ed emozione. Brani come Miss Always Right e Phalaenopsis mettono in luce la sua capacità di fondere melodia e improvvisazione, mentre i “Portals” inviano l’ascoltatore in un viaggio sonoro dove il tempo sembra sospeso.
A Heartbeat Away non è solo un album, ma una riflessione sulla musica come espressione di vita. Un lavoro che ricorda come l’arte possa essere un veicolo di emozioni profonde, quando è guidata da passione e autenticità. Un disco che ispira a ascoltare con il cuore, cogliendo la bellezza nei dettagli più piccoli.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz narrativo e potente, dove la storia diventa musica e la musica si fa storia.
Chris Potter – Alive With Ghosts Today
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
08
Alive With Ghosts Today: un viaggio tra ideali, sacrificio e memoria
Con Alive With Ghosts Today, il sassofonista Chris Potter ci regala una suite musicale ispirata alla figura dell’abolizionista John Brown, un uomo il cui raid a Harpers Ferry nel 1859 scosse le coscienze e mise a nudo le contraddizioni di un’America divisa. Potter, uno dei più grandi improvvisatori e compositori della sua generazione, trasforma questo episodio storico in un racconto sonoro che esplora fede, sacrificio e le tensioni irrisolte che ancora attraversano la società americana.
L’album si muove tra blues, folk e armonie coplandiane, con un sound radicato nella tradizione ma proiettato verso il futuro. L’ensemble, pensato per suonare come una band di provincia ricca di carattere, vede la partecipazione di Bill Frisell alla chitarra, che ne diventa il cuore emotivo, e di musicisti come Nate Smith, Burniss Travis, Sara Caswell e Rane Moore, capaci di dare vita a una musica vissuta, umana e profondamente coinvolgente.
Alive With Ghosts Today è un inno alla memoria, un invito a riflettere su come il passato continui a vivere nel presente. Un lavoro che ci ricorda come la musica, quando nasce da una visione autentica, possa essere specchio della nostra umanità.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
Maggio 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 11 al 17 maggio
Per chi cerca un jazz intimo e raffinato, dove il dialogo tra pianoforte e violoncello diventa una narrazione senza tempo.
Claudio Cojaniz & Antonino Puliafito – Zec
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
12
Zec: la libertà nel suono e nel silenzio
In Zec, Claudio Cojaniz e Antonino Puliafito danno vita a un duo di rara intensità, dove il piano e il violoncello si intrecciano in un linguaggio musicale essenziale e profondo. Il titolo, parola uzbeka che indica un prigioniero che cerca la libertà, simboleggia la ricerca costante di espressione autentica che permea ogni traccia.
Le sette composizioni, quasi tutte inedite, spaziano tra malinconia e energia, con melodie che sembrano sospese tra classico e jazz. L’elegia Malibran, omaggio alle cantanti Milena Ermacora e Gabriella Pellos, apre l’album con una delicatezza che avvolge l’ascoltatore, mentre brani come Bushman Dance e Black Sea portano in primo piano ritmi e armonie che evocano viaggi e paesaggi lontani.
Zec è un album che celebra la libertà creativa: un dialogo tra due strumenti che, nella loro semplicità, riescono a dire tutto. Un promemoria che la musica, quando è sincera, non ha bisogno di parole per emozionare.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz moderno che unisce groove, tensione emotiva e ricerca sonora
Christian Dillingham – As It Relates To Now
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
15
As It Relates To Now: un trio che racconta il nostro tempo
Con “As It Relates To Now”, il bassista Grammy Award Christian Dillingham torna sulla scena con un lavoro che incarna le tensioni e le emozioni del presente. Affiancato da Greg Ward al sassofono contralto e Jeremy Cunningham alla batteria, Dillingham dà vita a un jazz moderno, groove-driven e carico di energia, dove ogni brano è un viaggio tra ricerca sonora e immediatezza emotiva.
L’album, in uscita il 15 maggio 2026 in formato CD, vinile e digitale, si sviluppa attraverso otto composizioni originali che esplorano la complessità del nostro tempo: dalla potenza ritmica di “Obseletion” alla profondità meditativa di “Behind the Horizon”, dalla tensione ipnotica di “Wooden Lawns” alla chiusura visionaria di “The Divine Current”. Ogni traccia è un dialogo serrato tra i tre musicisti, dove l’improvvisazione si intreccia con una scrittura raffinata, creando un suono che è insieme potente, ricercato e profondamente umano.
Dillingham, Ward e Cunningham dimostrano una chimica rara, capace di trasformare la complessità in musica accessibile, senza mai scendere a compromessi. “As It Relates To Now” non è solo un disco: è un manifesto di un jazz che guarda al futuro, senza dimenticare la tradizione. Un lavoro che invita all’ascolto attento, ricordandoci che la vera innovazione nasce dalla capacità di ascoltare il mondo che ci circonda.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz vocale che unisce introspezione, avventura sonora e poesia contemporanea.
in the shade: un dialogo tra luce e ombra, dentro e fuori
Con “in the shade”, la cantante e compositrice finlandese Selma Savolainen ci regala un album che è un viaggio tra identità, appartenenza e la ricerca di un equilibrio interiore. Registrato a Helsinki con un sestetto di musicisti di altissimo livello, il disco è un mosaico di suoni e emozioni, dove il jazz contemporaneo si fonde con echi di post-rock, folk e sperimentazione elettronica.
Ogni brano è una tappa di un percorso personale: “Last Summer” racconta di responsabilità e occasioni perdute, mentre “Your Eyes” è un omaggio alla figura materna, con un assolo di tromba di Tomi Nikku che toglie il fiato. “Lamb”, il pezzo centrale, è un epico affresco che contrappone l’innocenza dell’infanzia alle insidie del fanatismo, mentre “Angry Man” riflette su come i conflitti pubblici e privati si intreccino nell’era dei social media.
La voce di Selma è intima e potente, capace di passare da un sussurro a un grido con una naturalezza disarmante. Il titolo dell’album, “in the shade”, è una metafora perfetta: un luogo dove riflettere, nascondersi e trovare se stessi, lontano dagli sguardi indiscreti del mondo. Un disco che commove, sorprende e invita all’ascolto profondo, ricordandoci che la musica, quando è sincera, può essere specchio e rifugio.
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Per chi cerca un jazz intimo e riflessivo, dove la musica diventa specchio dell’anima e delle sue contraddizioni.
Where Light Settles: un viaggio tra luce e ombra
Con Where Light Settles, la sassofonista e compositrice Jasmine Myra ci regala un disco che è un atto di coraggio e di poesia, un dialogo tra fragilità e forza, tra dolore e rinascita. Nove composizioni originali che nascono da una riflessione profonda sulla vita, la crescita e la dualità dell’esistenza: “Sono quei momenti agrodolci, strazianti ma necessari, che ci fanno guardare avanti e cercare un senso”, racconta l’artista. “Il dolore è inevitabile, ma è proprio attraverso di esso che impariamo a conoscere noi stessi e il mondo”.
Registrato in soli cinque giorni agli Nave Studios di Leeds, il disco cattura l’energia di un ensemble affiatato e di una sezione d’archi che arricchisce le atmosfere, guidata dal direttore Ozzy Moysey. Il suono di Myra, caldo e malinconico, si intreccia con arrangiamenti che respirano spontaneità e delicatezza, come in Reflections o nella title track, dove il sassofono sembra danzare tra memoria e presente.
Where Light Settles è un lavoro che parla al cuore, un invito a accettare le contraddizioni della vita e a trovare bellezza anche nelle ferite. Un disco che ci ricorda come la musica, quando è sincera, possa essere una compagna di viaggio insostituibile, capace di illuminare anche gli angoli più bui.
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Per chi cerca un viaggio sonoro tra sperimentazione e tradizione nordica
Penta: l’arte del silenzio e della complessità
Con Penta, il contrabbassista norvegese Jo Berger Myhre ci regala un lavoro che è insieme essenziale e stratificato, un viaggio in cinque movimenti dove ogni nota sembra sospesa tra il silenzio e l’esplosione creativa. L’album, registrato in un’isolata chiesa di legno nel cuore della Norvegia, cattura l’anima del paesaggio nordico: il vento tra gli abeti, la luce che filtra dalle finestre gotiche, il respiro lento della natura.
Myhre, già noto per la sua capacità di fondere jazz, musica contemporanea e folk scandinavo, qui si spoglia di ogni orpello, lasciando che siano il contrabbasso, il pianoforte e le percussioni a tessere una trama sonora ipnotica. I brani, come The Stillness Before e Echoes of the Forest, sono meditazioni musicali in cui l’improvvisazione nasce spontanea, quasi fosse un dialogo con l’ambiente circostante. Non ci sono virtuosismi fine a sé stessi, ma una ricerca di autenticità che ricorda come la musica più vera spesso emerga dal silenzio.
Collaborano all’album Andreas Ulvo al pianoforte e Petter Vågan alle percussioni, due musicisti che condividono con Myhre la stessa sensibilità per il dettaglio e l’ascolto reciproco. Il risultato è un disco che parla di solitudine, di connessione con la terra, di quella malinconia luminosa che solo il Nord sa ispirare.
Penta non è solo un album: è un invito a rallentare, ad ascoltare oltre le note. In un mondo saturo di suoni, Myhre ci ricorda che la musica, quando è pura, può essere anche un rifugio, una preghiera, un modo per ritrovare noi stessi.
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Per chi cerca un jazz che unisce sperimentazione elettronica, groove travolgente e un senso di comunità.
Tambó: David Sánchez e l’omaggio sonoro a San Basilio de Palenque
ambó è un viaggio sonoro nelle radici afro-caraibiche, un omaggio del sassofonista David Sánchez alla comunità di San Basilio de Palenque, primo villaggio libero di africani nelle Americhe. Nato da un’esperienza personale del 2019, l’album — in uscita il 15 maggio 2026 — fonde jazz contemporaneo e ritmi tradizionali come la bomba, con una formazione che include Luis Perdomo al piano, Ricky Rodriguez al basso, Tony Escapa alla batteria e una sezione di percussioni che evoca la voce della diaspora.
Brani come Un Belén Pa’ Eddie e Benkos y Los Cimarrones raccontano storie di libertà e identità, mentre Alma Del Barrio e Lumbalú avvolgono l’ascoltatore in un’atmosfera calda e malinconica. Sánchez, con il suo sassofono espressivo e coinvolgente, guida un dialogo musicale tra memoria e modernità, dove ogni nota è un tributo alla resistenza culturale.
Tambó non è solo un album: è un abbraccio alle radici, un inno alla forza dei ritmi ancestrali e alla bellezza di una tradizione che continua a vibrare. Un disco che non si ascolta, si vive, come un viaggio nel cuore della diaspora afro-caraibica.
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Per chi cerca un viaggio musicale tra le radici afro-caraibiche e il jazz contemporaneo, dove ogni ritmo racconta una storia di resistenza, identità e libertà.
Happy Today”, un inno alla gioia nella tempesta
Registrato dal vivo al Lodge Room di Los Angeles nell’agosto 2025, Happy Today è il terzo album del progetto ETA IVtet del chitarrista Jeff Parker, un lavoro che cattura l’energia di una serata speciale, in un anno segnato da sfide personali e collettive. Con Jay Bellerose alla batteria, Anna Butterss al contrabbasso e Josh Johnson al sassofono, Parker e il suo quartetto trasformano il palco in un luogo di connessione e resistenza, dove la musica diventa un atto di gioia pura.
Brani come Like Swimwear e la title track Happy Today sono viaggi sonori che fondono jazz, elettronica e rock, con improvvisazioni che esplorano senza paura e groove che avvolgono e trascendono. L’album, nato in un momento di instabilità e incertezza, è un manifesto di speranza: un promemoria che, anche nei tempi più bui, la musica può essere un faro di luce e unità. Un ascolto per chi cerca un jazz che emoziona, unisce e ispira.
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Per chi cerca un dialogo tra jazz e tradizione indiana, dove tabla e sax soprano creano un universo sonoro intimo e senza confini.
AMRITA: dove il “nectar dell’immortalità” diventa musica
AMRITA è il progetto del duo formato da Anita Katakkar alle tabla e Kayla Milmine al sax soprano, un incontro unico tra la tradizione Hindustani e il jazz improvvisato. Il loro album omonimo, in uscita il 15 maggio 2026, è un viaggio sonoro che unisce ritmi intricati, melodie audaci e improvvisazione spontanea, arricchito da ospiti come Jonathan Kay all’esraj e Zaynab Wilson al cajón.
Dai voli melodici di Take Flight alla metamorfosi del brano conclusivo, ogni traccia racconta una storia di connessione culturale. Katakkar, erede della scuola di Lucknow, e Milmine, con la sua curiosità sperimentale, creano un dialogo musicale che supera i confini, trasformando la semplicità del loro organico in una ricchezza espressiva.
Un album che non si ascolta, si vive, come un viaggio tra memoria e innovazione.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che è preghiera, rivoluzione e abbraccio collettivo, dove la voce delle donne nere e della diaspora caraibica si fa suono, resistenza e visione di un futuro possibile.
NITE BJUTI – Candice Hoyes, Mimi Jones, Val Jeanty – minwi
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
15
minwi: un manifesto sonoro di cura, identità e rinascita
minwi è l’album che ridefinisce il ruolo della musica come atto politico e spirituale. Candice Hoyes (voce, pedali), Mimi Jones (basso, voce) e Val Jeanty (batteria, elettronica) — collettivo Nite Bjuti — tessono un dialogo sonoro tra New York e il Caribe, tra tradizione e avanguardia, trasformando il palco in un luogo di guarigione e resistenza.
Registrato dal vivo al Nublu di New York, il disco celebra la comunità come pratica quotidiana: da Ode to Octavia (omaggio a Octavia Butler) a Blaxk Mermaids (feat. Milena Casado), ogni traccia racconta storie di radici, migrazione e forza femminile. Il brano Wombfire, con la flautista Nicole Mitchell, diventa un inno al fuoco creativo che arde nelle donne nere, mentre Hijas e Roots Legacy intrecciano ritmi afro-futuristi a melodie che richiamano la terra d’origine.
minwi non è solo musica: è un atto d’amore, una risposta artistica alla dispersione forzata delle comunità nere e migranti. Come scrive Karen Gabay nelle note di copertina, questo album segnerà la storia per la sua capacità di trasformare il dolore in bellezza collettiva. Un lavoro che invita ad ascoltare con il cuore, a ricostruire “casa” attraverso il suono. Un jazz che non chiede permesso, ma crea spazi nuovi.
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Per chi cerca un jazz che è pittura sonora
Hayes Greenfield – Painting In Sound
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
15
Painting In Sound: un viaggio binaurale tra sassofoni, loop e architetture sonore
Con Painting In Sound, il polistrumentista e compositore Hayes Greenfield ridefinisce i confini del jazz contemporaneo, trasformando la musica in un’esperienza spaziale e sensoriale. Uscito il 15 maggio 2026 per Sunnyside Records, il disco è un affresco sonoro dove sassofoni, flauti, clarinetti, kalimba e loop elettronici danzano in un campo tridimensionale, grazie all’uso innovativo di software binaurali (Max/MSP e SPAT) che posizionano l’ascoltatore al centro del suono.
Greenfield, artista eclettico con decenni di esperienza tra jazz tradizionale e sperimentazione electroacustica, compone non solo con le note, ma con distanza, movimento e profondità. Ogni traccia — da Micasso and Patisse a The Murals of Federal One, fino al titolo omonimo — disegna paesaggi sonori dove melodie si avvolgono, si allontanano e ritornano, come in A Beauty, and The Shimmering Sun o Into The Grid, dove ritmi e armonie si fondono con testure ambientali.
Painting In Sound non è solo un album: è un invito a chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare, a percepire la musica come un’opera d’arte che si svela nello spazio. Un lavoro che celebra la curiosità, la fusione tra tecnologia e umanità, e la capacità del suono di diventare immagine, emozione e memoria. Un jazz che si ascolta con il corpo e con l’anima.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che supera i confini, tra tradizione globale e innovazione sonora.
Sunrise: un’alba di suoni senza confini
Con Sunrise, il percussionista e compositore Adam Rudolph inaugura un nuovo capitolo della sua straordinaria carriera, portando in scena il suo Sunrise Trio insieme a Kaoru Watanabe (flauti, taiko, koto elettrico) e Alexis Marcelo (piano acustico, tastiere, melodica). L’album, in uscita il 15 maggio 2026 per Meta Records, è una fusione audace di antico e moderno, organico ed elettronica, dove l’improvvisazione si intreccia con la post-produzione in un linguaggio sonoro del tutto originale.
Registrato al Firehouse 12 di New Haven, il disco unisce strumenti tradizionali giapponesi, africani ed europei con l’elettronica, creando orchestrazioni uniche. Ogni traccia è un viaggio in paesaggi sonori inesplorati, dove il trio sfida i limiti della musica spontanea, dando vita a dialoghi, orchestrazioni e atmosfere che nascono in modo organico.
Rudolph, pioniere della world music, porta avanti la sua filosofia di “tessitura sonora”, un approccio che va oltre i canoni del jazz tradizionale per creare qualcosa di completamente nuovo. Con Sunrise, ogni nota è infusa di spirito, anima e sentimenti sinceri, frutto di una collaborazione profonda tra musicisti che condividono una visione comune: spingere i confini della creatività.
Sunrise non è solo un album, ma una testimonianza di come la musica possa essere un ponte tra culture, epoche e linguaggi. Un lavoro che ispira a cercare sempre nuove vie per esprimere l’infinito potenziale del suono.
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Per chi cerca un jazz che unisce la ricchezza dei ritmi turchi alla libertà dell’improvvisazione moderna.
Natural Rhythm: l’incontro tra Anatolia e avanguardia
In Natural Rhythm, l’Altın Sencalar Jazz trasforma la tradizione in qualcosa di fresco e inaspettato. Il gruppo, guidato dal sassofonista İlkin Deniz, fonde melodie anatoliche con armonie jazzistiche, creando un suono che è insieme familiare e rivoluzionario.
I brani, caratterizzati da ritmi complessi e assoli audaci, sembrano danzare tra Oriente e Occidente. La sezione ritmica, solida e dinamica, sostenuta dal piano e dal contrabbasso, offre una base perfetta per le improvvisazioni incandescenti dei fiati.
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Maggio 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 18 al 24 maggio
Per chi cerca la magia del Brasile capace di trasportare l’ascoltatore tra le strade di Rio e i salotti più eleganti del mondo.
Ao Vivo: una notte di pura alchimia musicale
Registrato dal vivo al SFJAZZ Center di San Francisco, Ao Vivo è il ritratto vibrante di una delle più grandi interpreti della musica brasiliana: Eliane Elias. Con il suo quartetto d’eccezione — Leandro Pellegrino alla chitarra, Rafael Barata alla batteria e il leggendario Marc Johnson al contrabbasso — la pianista e cantante tesse un dialogo musicale che spazia dal samba travolgente alla bossa nova più intima, passando per ritmi afro-brasiliani e melodie classiche.
Il repertorio è un viaggio tra i capolavori di Jobim, Ary Barroso, Dorival Caymmi e la stessa Elias, che con At First Sight regala una composizione originale di rara eleganza. Da Brasil (Aquarela do Brasil) a A Felicidade, ogni brano respira l’anima del Brasile, mentre Esta Tarde Vi Llover — omaggio al messicano Armando Manzanero — allarga gli orizzonti verso una dimensione universale.
Con 33 album all’attivo e oltre 500 milioni di stream, Elias conferma di essere un’artista senza confini, capace di unire virtuosismo jazzistico e sensibilità classica. Ao Vivo non è solo un concerto: è un’esperienza, un invito a lasciarsi trasportare dalla musica come da una danza notturna che non finisce mai. Un disco che celebra la vita, proprio come solo il Brasile sa fare.
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Per chi cerca un jazz latino che unisce energia, groove e gioia condivisa
Phantasticus: una festa sonora tra salsa, mambo e improvvisazione
Per chi cerca:
- Musica latina autentica con un tocco moderno e sperimentale.
- Groove travolgente per DJ, appassionati di salsa e collezionisti di vinili.
- Improvvisazione jazz in chiave latina, ideale per musicisti e live performance.
- Atmosfere festose per eventi, ristoranti e playlist estive.
Cosa offre Phantasticus? Il trio britannico TRYPL (Trevor Mires, Ryan Quigley, Paul Booth) unisce salsa classica, mambo e Latin jazz in un album registrato dal vivo, con ospiti d’eccezione come Giorgio Serci (chitarra) e Sophie Stevenson (vibrafono/voce). Ogni brano è un tributo ai ritmi latini anni ’70, rivisitati con ironia, virtuosismo e una produzione curata nei minimi dettagli.
Highlights:
- Nau Ha Tempo Para Agora: Groove brasiliano con assoli di piano mozzafiato.
- Pálinka: Boogaloo travolgente ispirato a un liquore ungherese, con trombone wah-wah.
- Tres Amigos: Flamenco e rumba in chiave jazz, con chitarra che omaggia Santana.
- Phantasticus: Tema epico che evoca l’alba dell’umanità, tra arrangiamenti complessi e melodia coinvolgente.
Perché sceglierlo?
- Suono live autentico: Registrato in studio con pubblico, per un’atmosfera calda e immediata.
- Collaborazioni stellari: Ospiti come Ross Stanley (Hammond B3) e Davide Giovannini (batteria/voce).
- Versatilità: Perfetto per ascolto casalingo, DJ set o performance dal vivo.
Mission Jazz In Family: Phantasticus incarna i valori del nostro brand: musica come ponte tra culture, collaborazione creativa e gioia condivisa. Un album che celebra la tradizione senza paura di innovare, proprio come la nostra community di appassionati e artisti.
Domande frequenti:
- Dove acquistare? Disponibile in vinile (180g), CD e digitale su Bandcamp e piattaforme streaming.
- Adatto a eventi? Sì! Ideale per feste, matrimoni o serate a tema latino.
- C’è spazio per l’improvvisazione? Assolutamente: ogni brano lascia ampio margine ai musicisti, perfetto per jam session.
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Per chi cerca un omaggio vibrante e personale al genio di J Dilla, tra groove e reinvenzione.
Visions of Dilla: Valtteri Laurell rilegge il mito con voce originale
Con Visions of Dilla, il pianista finlandese Valtteri Laurell rende omaggio a J Dilla, uno dei produttori più rivoluzionari della musica moderna, ma lo fa senza cadere nell’imitazione. Ogni traccia è una rilettura intima e audace, dove il linguaggio armonico di Laurell si intreccia con il groove inconfondibile di Dilla, creando un dialogo tra tradizione e innovazione. L’album non è solo un tributo: è una conversazione tra generazioni, un modo per dire che la musica di Dilla è viva, pulsante, e può ancora ispirare nuove visioni.
Laurell, con la sua sensibilità nordica e il suo approccio minimalista ma ricco di dettagli, trasforma brani come Donuts e The Shining in paesaggi sonori inediti, dove il pianoforte diventa voce narrante. L’ascoltatore si trova così immerso in un viaggio emotivo, tra malinconia e energia, dove ogni nota sembra raccontare una storia. Visions of Dilla è la prova che l’arte vera non muore: si trasforma, si reinventa, e continua a parlare al cuore di chi sa ascoltare.
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Per chi cerca un jazz che si libera da ogni schema, dove l’improvvisazione diventa poesia pura e ogni suono racconta una storia inedita.
nen, un viaggio nell’ignoto tra sintesi e libertà
Con “nen”, il trio Kiri Ra! — formato da Laura Naukkarinen (Lau Nau), Linda Fredriksson e Matti Bye — ci regala un’opera che sfida ogni definizione, nata da sessioni di registrazione senza premesse, senza parole, senza direzioni prestabilite. È musica che nasce dal silenzio, dall’ascolto reciproco, da un gioco di sguardi e respiri che si trasformano in note: modular synth, sax, vibrafono, balafon e oggetti sonori si intrecciano in un mosaico di suoni delicati e audaci, dove ogni traccia è un paesaggio inesplorato.
L’album è il risultato di una collaborazione che supera i confini del jazz tradizionale, fondendo improvvisazione, elettronica e una sensibilità quasi sciamanica. “nen” non cerca di essere nulla se non se stesso: un flusso di coscienza musicale che cattura l’attimo, lo amplifica, lo restituisce come esperienza pura. Un disco che celebra la libertà creativa e ci ricorda che, a volte, la bellezza più autentica nasce proprio quando si smette di cercare. Un invito a lasciarsi andare, perché è lì che tutto inizia.
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Per chi cerca un jazz che si nutre di attesa, caos e bellezza
Waiting Music, un album che respira con il tempo
“Waiting Music” è un viaggio sonoro che si srotola come un nastro di emozioni contrastanti: dall’energia punk di “God’s Little Prefect” alla delicatezza circolare di “From the Deck”, passando per le atmosfere oniriche di “Travelling Home” e le ritmiche ipnotiche di “Sumud”. Il quartetto — formato da Peggy Lee (violoncello), Julien Wilson (sassofono/elettronica), Theo Carbo (chitarre) e Dylan van der Schyff (batteria) — gioca con gli opposti: folk e astrazione, groove e dissonanza, minimalismo e pschedelia.
Registrato in un unico giorno a Vancouver, il disco cattura l’essenza di un momento sospeso, tra resilienza e ricerca. I riferimenti vanno da Captain Beefheart a Erik Satie, ma il risultato è unicamente loro: una musica che invita all’ascolto attento, che si lascia attraversare come un fiume in piena, tra memoria e futuro. Un lavoro che parla al nostro tempo, fatto di incertezze e slanci, e che ci ricorda che, a volte, aspettare è già un modo di muoversi.
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Per chi cerca un jazz che unisce la profondità della tradizione armena alla libertà dell’improvvisazione contemporanea
Remedy, una cura musicale tra memoria e innovazione
Con Remedy, la pianista e compositrice Zela Margossian ci regala un disco che è un viaggio di guarigione e scoperta, un intreccio di suoni che nascono dalla sua eredità armena e dalla sua formazione jazzistica. L’album, registrato a Sydney con un quintetto di eccezione — tra cui Stuart Vandegraaff al sassofono, Adem Yilmaz alle percussioni, Jacques Emery al contrabbasso e Alexander Inman-Hislop alla batteria — è un dialogo tra tradizioni, dove ogni brano racconta una storia di resilienza, gioia e rinascita.
Dall’energia travolgente di In Flight alla malinconia riflessiva di Indifferent World, fino alla delicatezza di Kintsugi (arricchita dalla chitarra flamenca di Damian Wright), Margossian dimostra una capacità unica di fondere ritmi complessi, melodie avvolgenti e improvvisazioni audaci. Remedy non è solo un album: è un invito a trovare bellezza nelle ferite, a trasformare il dolore in forza e la memoria in musica. Un ascolto per chi crede che l’arte possa essere, ancora, un vero e proprio balsamo per l’anima.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che unisce l’energia ritmica dello stride, la melodia coinvolgente del Britpop e la tradizione dei grandi maestri del pianoforte.
Neath Beat – Joe Webb, un pianista che ridefinisce il jazz britannico
Dopo il successo di Hamstrings & Hurricanes e la nomination al Mercury Prize, Joe Webb torna con Neath Beat, un album che consolida la sua reputazione come una delle voci più originali e dinamiche del jazz contemporaneo. Con un background che affonda le radici nel Galles del Sud e un approccio al pianoforte che fonde la potenza di Oscar Peterson, la narrativa di Duke Ellington e l’urgenza melodica degli Oasis, Webb crea una musica che è immediata, personale e travolgente.
Brani come Goalmouth Scramble e Fantastic Mr. Cox sono esplosioni di ritmo e inventiva, mentre I’m Confessin’ e Myfanwy rivelano una sensibilità lirica che parla d’amore, memoria e identità. Registrato con il suo trio — Will Sach al contrabbasso e Sam Jesson alla batteria — Neath Beat è un disco che respira energia, dove ogni nota racconta una storia e ogni improvvisazione sembra un dialogo aperto con il passato e il futuro. Un ascolto per chi cerca un jazz che emoziona, sorprende e non si ferma mai.
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Per chi cerca un jazz che è esplorazione senza confini con incontri inaspettati e una curiosità che non ha patria.
Alexander Hawkins – No Nation but Imagination
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
22
No Nation but Imagination: un atlante sonoro tra pianoforte, arpa e giradischi
Con No Nation but Imagination, il pianista e compositore britannico Alexander Hawkins ridefinisce i confini della musica improvvisata, guidando un quintetto d’eccezione: Rhodri Davies (arpa), Hamid Drake (batteria), Nicole Mitchell (flauto) e Matthew Wright (turntables, live sampling). Registrato tra Londra e Oxford nel 2025 e pubblicato da Intakt Records, il disco è un viaggio sonoro che fonde tradizioni disparate — dal jazz alla musica classica, dall’elettronica alle sonorità afro-futuriste — in un dialogo collettivo dove ogni strumento diventa voce di un racconto più grande.
Hawkins, eterno studioso e catalizzatore di suoni, tesse insieme le improvvisazioni del gruppo con un lavoro di post-produzione che trasforma il materiale grezzo in un affresco coerente e visionario. Brani come Mirror No Border (composto collettivamente) o Coda over the Fence esemplificano la sua capacità di unire rigore analitico e slancio creativo, mentre l’uso di sintetizzatori, campionatori e giradischi aggiunge strati di complessità a un suono che oscilla tra lirismo e avanguardia.
No Nation but Imagination non è solo un album: è una dichiarazione di intenti, un invito ad ascoltare oltre i generi, a **scoprire nella musica un luogo dove l’immaginazione non ha nazioni, ma solo infinita possibilità. Un capolavoro di ensemble, dove ogni nota è un ponte tra passato, presente e futuro.
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Maggio 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 25 al 31 maggio
Per chi cerca un omaggio raffinato alla musica di Michel Legrand e alle parole dei Bergman.
Carla Marcotulli e Marcello Tonolo – Legrand Romance
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
26
Legrand Romance: un viaggio tra melodia e poesia
Carla Marcotulli e Marcello Tonolo rendono omaggio al genio di Michel Legrand e ai testi indimenticabili di Alan e Marilyn Bergman con un album che è un inno all’eleganza musicale. Legrand Romance è una raccolta di dieci brani dove la voce calda e trasparente di Carla si intreccia con il tocco delicato e armonicamente sofisticato del pianoforte di Marcello. Un equilibrio perfetto tra luce e ombra, tra melodia e parola, che svela l’anima intima di composizioni come Between Yesterday and Tomorrow o What Are You Doing the Rest of Your Life?.
L’album, registrato a dicembre 2025 presso il Bistudio di Mirano, include anche due perle meno note come Faded Roses di Carol Connors e Where’s the Love, adattamento inglese di Sur les Quais de Cherbourg. Un tributo sincero e maturo, per una musica che sa parlare all’anima con la stessa intensità di ieri e di oggi.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che si nutre di suggestioni mediterranee, soul e minimalismo neoclassico.
Jazz, Hammond e un Viaggio Onirico
Hypnos è l’album che ridefinisce il jazz contemporaneo: chitarra acustica e Hammond organ si fondono in un dialogo intimo e avvolgente, tra flamenco, soul e minimalismo neoclassico. Robin Katz, chitarrista londinese già collaboratore di Disclosure e Reuben James, guida l’ascoltatore in un paesaggio sonoro sospeso, dove ogni traccia — da The Moon a Stargazer — evoca immagini e emozioni senza tempo.
Perché ascoltarlo?
- Per gli amanti del jazz innovativo: un sound che unisce tradizione e sperimentazione, con arrangiamenti raffinati e improvvisazioni poetiche.
- Per i collezionisti: vinile in 24-bit/96kHz con GBX Token, un must per chi cerca qualità e esclusività.
- Per chi ama le atmosfere: brani come Silent Forest e Ukiyo creano un’esperienza immersiva, perfetta per rilassarsi o ispirarsi.
Tracklist essenziale: 8 brani originali, tra cui The Moon (un viaggio tra arpeggi lunari e onde d’organo) e Hypnos (il brano che dà il titolo all’album). Registrato da FREEMONK e masterizzato da Caspar Sutton-Jones, è un capolavoro tecnico e artistico.
Ideale per: ascoltatori che cercano un jazz emozionale e accessibile, musicisti in cerca di ispirazione, e chiunque voglia scoprire come chitarra e organo possano raccontare storie senza parole.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che rompe gli schemi, tra tradizione e contaminazioni urbane
Hoodies, il manifesto di una nuova generazione jazz
Nati tra le strade e forgiati dalla pandemia, i New Jazz Underground irrompono sulla scena con “Hoodies”, un album che è molto più di un semplice debutto: è una dichiarazione d’intenti, un ponte tra il passato e il futuro del jazz. Abdias Armenteros al sassofono, Sebastian Rios al basso e T.J. Reddick alla batteria — tre talenti usciti dalla Juilliard — trasformano la loro formazione classica in un laboratorio di sperimentazione, dove lo swing dialoga con l’hip-hop, l’afro-beat e il blues vocale. Ogni traccia è un viaggio sonoro che cattura l’energia delle strade, la precisione della camera di registrazione e l’audacia di chi non ha paura di osare.
“Hoodies” non è solo musica: è un simbolo di unità e resistenza. Il titolo, carico di significati, evoca la cultura streetwear, la fratellanza e le ingiustizie sociali che hanno segnato la vita di giovani come Trayvon Martin. Il disco si divide in due metà: la prima esplora influenze moderne, la seconda è una suite blues che riflette sulla sofferenza e la speranza, dimostrando che il blues non è nostalgia, ma vita pulsante.
Dai groove ipnotici di “Oney Ones One” alla profondità emotiva di “Ghosts”, i NJU dimostrano che il jazz può essere contemporaneo, urgente e universale. Un album che parla al cuore, ricordandoci che la vera innovazione nasce dalla capacità di unire, non di dividere. “Hoodies” è la prova che, quando la tradizione incontra il presente, la musica diventa linguaggio di libertà.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che unisce virtuosismo tecnico, sensibilità lirica e una voce personale inconfondibile, dove il clarinetto diventa protagonista assoluto.
In Search Of…”, un debutto che ridefinisce il clarinetto jazz
Con In Search Of…, la clarinettista canadese Virginia MacDonald si presenta al mondo non solo come una straordinaria strumentista, ma come una visionaria capace di ridisegnare i confini del jazz moderno. Registrato a Brooklyn con un quartetto di eccezione — Geoffrey Keezer al pianoforte, Ira Coleman al contrabbasso, Curtis Nowosad alla batteria e la vocalist Laura Anglade — l’album è un viaggio tra composizioni originali e standard rivisitati, dove ogni brano racconta una storia di ricerca, crescita e connessione.
Dai toni malinconici di Last Call at Dimitri’s alla vitalità di Up High, Down Low, MacDonald dimostra una padronanza tecnica e una profondità espressiva che hanno già conquistato critici e pubblico internazionale. Il suo clarinetto, caldo e innovativo, si muove tra swing, lirismo e sperimentazione, confermando perché sia considerata una delle voci più promettenti della sua generazione. Un disco per chi cerca una musica che emoziona, sorprende e lascia il segno.
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Per chi cerca un jazz che unisce la forza della tradizione alla coraggiosa reinvenzione, dove ogni nota racconta una storia di resistenza e speranza.
Members… Don’t!, un omaggio vibrante e attuale a Max Roach
Con Members… Don’t!, Tyshawn Sorey non si limita a celebrare il capolavoro di Max Roach del 1968: lo riaccende, trasformando la sua eredità in un manifesto sonoro per il nostro tempo. L’album originale, nato in un’America lacerata dagli omicidi di Martin Luther King Jr. e Robert F. Kennedy, era un inno alla perseveranza; Sorey, con la sua formazione — Adam O’Farrill alla tromba, Mark Shim al sassofono, Lex Korten al pianoforte, Tyrone Allen al contrabbasso e Fay Victor alla voce — ne ripercorre lo spirito rivoluzionario, espandendolo in una suite che fonde jazz, musica sinfonica e l’audacia di Charles Mingus.
Registrato dal vivo al Jazz Gallery di New York, il disco è un viaggio di oltre novanta minuti, dove ogni brano — da Abstrusions a Members, Don’t Git Weary — diventa un dialogo tra passato e presente. La musica di Sorey respira, accumula tensione e poi esplode in momenti di pura catarsi, ricordandoci che il jazz non è solo un genere, ma una forza vitale capace di unire, ispirare e resistere. Un ascolto indispensabile per chi crede che la musica possa ancora essere rivoluzione.
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Per chi cerca ritmi ipnotici e archetipi sonori
PS5 Pietro Santangelo 5tet – Baccanalia
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
29
Baccanalia: il respiro antico del jazz contemporaneo
Il nuovo EP Baccanalia di PS5: Pietro Santangelo 5tet è un invito a perdersi nei labirinti della memoria collettiva. Attraverso sei tracce—da Caligine a Hermes—il sestetto napoletano trasforma la cultura classica in un vortice di suoni rituali: danze di guerra, cortei di satiri, riti di passaggio. Ogni brano è un frammento di un mosaico sonoro in cui il jazz contemporaneo si fonde con l’eco di antichi misteri, dove il sassofono di Santangelo—con la sua voce inconfondibile—guida l’ascoltatore in un viaggio al confine tra il fisico e il metafisico.
Registrato tra l’Auditorium Novecento e il Godfather’s Studio, Baccanalia è il risultato di una produzione meticolosa: missato da Peppe De Angelis e masterizzato da Davide Barbarulo, l’EP si impone come un’opera dalla forza magnetica. PS5, formazione guidata da Santangelo—già protagonista negli Slivovitz e nel radicale Crossroads Improring—continua a esplorare territori inesplorati, confermando il suo ruolo di pioniere del jazz italiano.
In un’epoca in cui la musica spesso si dissolve nel rumore, Baccanalia si staglia come un’oasi di intensità e visionarietà. Un disco che non si ascolta, ma si vive.
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Per chi cerca un incontro tra elettronica e tradizione griot, dove il passato e il futuro si fondono in un linguaggio sonoro unico.
Foli Bah: un dialogo profondo tra suoni antichi e modernità
Foli Bah è il frutto di una collaborazione che va oltre la semplice fusione di generi. Khalab, con le sue strutture elettroniche avvolgenti, e Baba Sissoko, con la sua radice nella tradizione maliana, creano un album in cui elettronica e griot non coesistono semplicemente, ma si trasformano in un’unica voce.
I brani, come Filani Donkono e Denifurula, si sviluppano in loop che si approfondiscono ad ogni ascolto, invitando l’ascoltatore a lasciarsi trascinare in un viaggio sonoro dove ogni strato rivela qualcosa di nuovo. Baba Sissoko non utilizza gli strumenti tradizionali come mera decorazione, ma come elementi portanti della struttura musicale, mentre Khalab costruisce architetture sonore che non si espandono all’esterno, ma si arricchiscono verso l’interno.
Foli Bah non è solo musica: è un invito a esplorare come la fiducia e la condivisione possano dare vita a qualcosa di straordinario. Un album che celebra la sintesi tra due mondi, dimostrando che la vera innovazione nasce dall’ascolto e dal rispetto delle radici. Un lavoro che ispira a cercare la bellezza nell’incontro tra diversità.
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Per chi cerca un jazz che fonde hip-hop, elettronica e groove psichedelico, in un progetto che supera i confini tra generi e culture.
Atmosfera: un viaggio sonoro tra Polonia e Romania
Atmosfera è il nuovo album del collettivo polacco Błoto in collaborazione con Ion D, una delle figure più innovative della scena alternativa rumena. Questo progetto, nato durante la Stagione Culturale Polonia-Romania 2024-2025, segna una svolta nella carriera del gruppo, che per l’occasione ha amplato la sua formazione per includere la voce e l’energia creativa di Ion D.
L’album si sviluppa come una narrazione in due atti, che esplora le tensioni del tardo capitalismo e la ricerca di libertà, intrecciando groove brutali ispirati all’hip-hop degli anni ’90, suoni elettronici e atmosfere jazzistiche. Brani come Szlam e Farmazon esemplificano questa fusione, dove il collettivo polacco e la voce di Ion D creano un dialogo sonoro che va oltre i confini geografici e musicali.
Atmosfera non è solo un album, ma una dichiarazione artistica: un lavoro che celebra la collaborazione come atto di resistenza creativa, dimostrando come la musica possa essere un ponte tra culture, generazioni e linguaggi. Un disco che ispira a cercare la libertà nell’arte, con coraggio e sperimentazione.
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Per chi cerca un jazz che unisce profondità emotiva e fusione culturale, dove ogni nota racconta una storia di radici e innovazione.
Unspoken: il linguaggio universale del silenzio
Unspoken è l’album in cui Mahan Mirarab, chitarrista iraniano trapiantato in Austria, trasforma l’inespresso in musica. Con la sua chitarra fretless dal suono avvolgente e la voce calda e magnetica di Golnar Shahyar, il disco esplora il dialogo tra tradizioni persiane e jazz contemporaneo, creando un’atmosfera intima e senza tempo.
I brani, costruiti su melodie ipnotiche e ritmi essenziali, sembrano sospesi tra meditazione e narrazione. Lars Danielsson al contrabbasso e gli altri musicisti aggiungono profondità, mentre le composizioni di Mirarab si sviluppano con una naturalezza che ricorda il flusso di un racconto orale.
Unspoken non è solo un album, ma un invito a ascoltare oltre le parole. In un mondo saturo di rumore, questa musica ci ricorda che il silenzio, quando è colmato da note vere, può essere il modo più potente per comunicare. Un lavoro che parla all’anima, senza bisogno di spiegazioni.
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Per chi cerca un jazz che unisce avanguardia, tradizioni globali e un’energia collettiva senza confini.
Paramount Quartet: l’incontro di quattro generazioni in un suono rivoluzionario
In Paramount Quartet, Joe Lovano si circonda di Julian Lage alla chitarra, Asante Santi Debriano al contrabbasso e Will Calhoun alla batteria, dando vita a un progetto audace e visionario. Il quartetto, nato da un’incontro spontaneo durante un concerto di beneficenza, fonde Americana, modernismo e improvvisazione con una libertà e un fuoco rari.
Dai temi meditativi di First Song di Charlie Haden alle esplorazioni ritmiche di Fanfare for Unity, ogni traccia è un viaggio tra intensità e delicatezza. Lovano, alternando sassofono tenore, soprano e tarogato, guida il gruppo con una sensibilità unica, mentre Lage, Debriano e Calhoun tessono un dialogo musicale ricco di sfumature.
Paramount Quartet non è solo un album, ma una dichiarazione d’intenti: un jazz che guarda al futuro senza dimenticare le radici. Un omaggio alla musica come linguaggio universale, capace di unire generazioni e culture.
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Per chi cerca un jazz che unisce il calore mediterraneo all’innovazione elettronica, in un dialogo tra trombone, sintesi e voci avvolgenti.
Transara 1: un viaggio sonoro tra radici e futurismo
In Transara 1, Robinson Khoury e il suo trio MŸA danno vita a un progetto audace e visionario, dove trombone, sintetizzatori modulari e voci si intrecciano in un linguaggio musicale senza confini. L’album, nato dall’incontro di eredità mediterranee e influenze parigine, esplora un territorio sonoro in cui il jazz si fonde con il broken beat e il nu jazz, creando un suono che è insieme intimo e avvolgente.
Ogni traccia è un dialogo tra tradizioni e sperimentazione, dove Khoury, Anissa Nehari alle percussioni e Léo Yassef alle tastiere tessono un paesaggio sonoro ricco di sfumature. Transara 1 non è solo un album, ma un’esperienza: un invito a lasciarsi trasportare da una musica che celebra la connessione tra culture e generazioni. Un omaggio alla potenza del suono come linguaggio universale.
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