Circles – Recensione dell’album di Luca Mannutza Quintet

Circles – Luca Mannutza Quintet

Etichetta discografica: A.Ma. Records

Data di uscita: 21 novembre 2025

Luca Mannutza e un nuovo ciclo creativo

Circles, nuovo progetto discografico del Luca Mannutza Quintet, segna un punto di svolta nella traiettoria del pianista cagliaritano, classe 1968. Formatosi prima in ambito classico e successivamente immersosi nella tradizione jazzistica grazie a figure come Hector Costita e Andy Gravish, Mannutza si è affermato nel corso dei decenni come uno dei pianisti più solidi e versatili del panorama italiano. Vincitore di premi rilevanti – tra cui il Massimo Urbani Award e il Premio del Pubblico al concorso Tramplin Jazz di Avignone – ha collaborato con nomi di spicco come Paolo Fresu, Roberto Gatto, Fabrizio Bosso e Mario Biondi, costruendo una carriera fondata su rigore, competenza e una spiccata sensibilità musicale.

Con Circles, in uscita per A.MA Records, Mannutza si presenta alla guida di un quintetto contemporaneo formato da Paolo Recchia al sax alto, Jordan Corda al vibrafono, Daniele Sorrentino al contrabbasso e Sasha Mashin alla batteria. Una formazione che sostituisce la chitarra dei progetti precedenti con il vibrafono, offrendo una tavolozza timbrica più trasparente, sospesa, quasi cameristica.


Un disco di geometrie armoniche e struttura contemporanea

Il genere che permea l’album è un jazz contemporaneo fortemente influenzato dalle estetiche newyorkesi degli ultimi due decenni. La scrittura di Mannutza, pur rispettosa della tradizione post-bop, mostra qui una ricerca armonica avanzata e una complessità ritmica che si sviluppa sempre in funzione del discorso melodico. Le strutture circolari e i movimenti armonici ricorsivi emergono con evidenza, delineando un progetto intellettualmente solido ma mai accademico.

In questo contesto emergono naturalmente elementi chiave come jazz contemporaneo, ricerca armonica, progressione circolare, vibrafono e post-tonale, coordinate estetiche che definiscono l’identità del progetto.

La registrazione, avvenuta presso La Strada Studio di Roma nel marzo 2024, valorizza l’interplay e la nitidezza del gruppo: il mix e mastering di Sasha Mashin – anche batterista del quintetto – restituiscono un suono definito, tridimensionale, dove ogni dettaglio timbrico viene preservato con cura.


Analisi dei brani: ordine sparso, stessa coerenza estetica

Vortex

Brano emblematico della poetica dell’album, Vortex è costruito su una progressione armonica circolare degna del miglior jazz post-tonale degli anni ’60. Il tema, essenziale ma incisivo, si sviluppa tramite una spirale modulare che richiama le ricerche di Andrew Hill e Sam Rivers, pur mantenendo una voce personale. Il vibrafono di Jordan Corda, con il suo fraseggio cristallino, aggiunge luminosità a una struttura già altamente sofisticata.

D-Isolation

In D-Isolation Mannutza porta in primo piano la propria ricerca armonica. Qui il pianoforte costruisce un ambiente sospeso, quasi rarefatto, su cui Recchia articola linee spezzate e ben calibrate. Il brano dimostra come l’innovazione non sia mai fine a se stessa: ogni dissonanza ha una funzione, ogni deviazione ritmica apre nuovi scenari improvvisativi.

Circles

Il titolo dell’album trova la sua incarnazione anche nel brano Circles, una composizione dalla struttura cangiante, in cui la batteria di Mashin sostiene il flusso con una sorprendente precisione. Il dialogo tra piano e vibrafono crea un effetto speculare, quasi un gioco di rifrazioni sonore.

The End of a Love Affair

L’arrangiamento del celebre standard The End of a Love Affair dimostra l’abilità del leader nel rinnovare materiali noti. Mannutza evita soluzioni convenzionali e affida al quintetto una lettura asciutta, elegante, dove la melodia rimane al centro pur attraversata da sottili spostamenti armonici.

Herzog

Omaggio implicito alla poetica di Bobby Hutcherson, Herzog si arricchisce di un interplay serrato tra vibrafono e contrabbasso. Sorrentino emerge con un timing impeccabile, mentre la batteria di Mashin garantisce un tappeto ritmico agile, duttile, capace di sostenere svolte improvvise.


Registrazione, grafica e contributi

La produzione, firmata da Sasha Mashin per SMASHINPRODUCTION, conferma il livello internazionale del progetto. La registrazione è pulita, accurata, con una dinamica ampia che lascia respirare gli strumenti. Non mancano ringraziamenti tecnici a Nevaton Microphones, Yamaha Drums, D’Addario e Vic Firth, segno di una cura meticolosa nei dettagli. L’artwork – pur non descritto nel dettaglio nel documento – si inserisce idealmente nella linea estetica essenziale e contemporanea tipica delle produzioni A.MA Records.


Ricezione critica: una sintesi delle impressioni

Le opinioni raccolte da altri critici – come emerge dal documento – convergono su alcuni punti essenziali: Circles è stato definito un album “geometrico”, dalla struttura equilibrata, capace di fondere introspezione e energia collettiva. La scrittura di Mannutza viene accostata all’eleganza di maestri come Bill Evans e Martial Solal, pur conservando un temperamento italiano riconoscibile. Si parla di un disco “composto e composito”, “di notevole profondità”, in cui la presenza del vibrafono contribuisce a rinnovare completamente la tavolozza sonora.


Un lavoro che chiude un cerchio e ne apre un altro

Circles rappresenta molto più di un nuovo capitolo discografico: è la testimonianza di un artista che, forte della propria storia, sceglie di spingersi oltre, ridefinendo il proprio linguaggio senza perdere contatto con la tradizione. L’equilibrio tra rigore compositivo, ricerca contemporanea e sensibilità melodica fa di questo album un contributo di grande valore nel panorama jazzistico attuale.

Il risultato è un disco che richiede attenzione, ma che ricompensa con una profondità rara: un’opera che dimostra come la maturità artistica non significhi staticità, ma continua evoluzione. In questo senso, Circles non chiude un ciclo – ne apre uno nuovo, più audace, più consapevole e sorprendentemente luminoso.

Circles - Luca Mannutza Quintet

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