
And Another Thing – The Easy Rollers
Etichetta discografica:
Data di uscita: 5 settembre 2025
Chi sono i The Easy Rollers
I The Easy Rollers sono un septet jazz nato a Manchester nel 2016 e diventato, in meno di un decennio, una delle formazioni più attive e apprezzate della scena britannica. La band – composta da Dani Sicari (voce), Alex Hill (piano), Tom Sharp (tromba), Jamie Stockbridge (sax e clarinetti), James Girling (chitarre), Sam Jackson (contrabbasso) e Matt Brown (batteria) – ha costruito la sua identità fondendo la passione per il Jazz Age e la Swing Era con un approccio teatrale che richiama gli speakeasy e i cabaret del Proibizionismo.
Dopo un EP nel 2017 e il primo album Drop Me Off in Harlem (2022), il gruppo torna oggi con la sua opera più matura, …And Another Thing.
L’album: un ponte tra epoche e stili
…And Another Thing non è solo un disco: è il risultato di otto anni di percorso artistico. La tracklist alterna composizioni originali e reinterpretazioni di classici dimenticati, con un’attenzione maniacale per i dettagli sonori e una grande voglia di sperimentare.
Brani come “Jus’ One O’ Those Days”, con il suo groove in stile second line di New Orleans e la partecipazione speciale di Ellie Smith al trombone, evocano il carnevale di Mardi Gras. Al contrario, “Maybe Tell Me” rivela il lato intimo della band, una ballad che ricorda le registrazioni di Billie Holiday, con arrangiamenti che riportano alla magia del dialogo tra la voce e il sax di Lester Young.
Il titolo stesso, “And Another Thing”, è un manifesto: un brano che miscela riff alla Count Basie, assoli che citano Charlie Christian e un drumming esplosivo in stile Chick Webb.
Reinterpretazioni e arrangiamenti sorprendenti
L’anima innovativa dei The Easy Rollers emerge nelle cover riarrangiate. “Ten Cents A Dance” diventa un viaggio tra Parigi e New York: dal bal-musette francese con l’accordion di Andrzej Baranek si passa a un pieno swing orchestrale.
Con “Blue Drag”, il chitarrista James Girling porta Django Reinhardt a dialogare con le parole di Langston Hughes, fondendo letteratura afroamericana e jazz manouche.
Non mancano classici come “Oh, Lady Be Good!” e “I’ll See You in My Dreams”, riproposti con energia manouche e spirito danzante.
Registrazione, grafica e collaborazioni
La band ha mantenuto la sua filosofia di autoproduzione: tutti i membri hanno contribuito agli arrangiamenti e alle scelte artistiche, garantendo coerenza e identità. La grafica del disco, ispirata all’estetica vintage, richiama i manifesti d’epoca, rafforzando l’idea di un viaggio musicale che guarda al passato ma parla al presente.
Le collaborazioni – come quelle con Ellie Smith e Andrzej Baranek – aggiungono colori inaspettati, ampliando l’orizzonte sonoro del septet.
La voce della critica
Le prime reazioni della critica specializzata confermano il valore del progetto. The Jazz Mann ha lodato la capacità del gruppo di unire rigore storico e freschezza, parlando di “maestria tecnica e brio”. Fringe Review ha descritto gli Easy Rollers come “uno speakeasy scintillante, elegante e coreografato.
C’è un consenso unanime: …And Another Thing dimostra che la storia del jazz può essere narrata senza cadere nella nostalgia, con autenticità e vitalità.
Conclusioni: perché è un album importante oggi
In un momento storico in cui la musica vive tra la frammentazione digitale e il bisogno di esperienze autentiche, …And Another Thing ci ricorda che il jazz è ancora un linguaggio vivo. The Easy Rollers non fanno revival, ma restituiscono senso e corpo a un patrimonio che appartiene tanto al passato quanto al presente.
Questo disco è importante perché dimostra che la tradizione può diventare materia viva, capace di parlare a un pubblico nuovo senza perdere radici. È jazz che non teme il futuro, perché ha già imparato a trasformare la memoria in energia.
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