Roadmap – Recensione del disco di Toftemark / Benack III Quintet

Roadmap – Andreas Toftemark & Benny Benack III Quintet

Etichetta discografica: April Records

Data di uscita: 14 novembre 2025

Roadmap, nuovo lavoro discografico del Toftemark / Benack III Quintet, è un’opera che si colloca con determinazione nel panorama del jazz contemporaneo, riaffermando la vitalità del linguaggio hard bop e proiettandolo verso una dimensione attuale, energica e profondamente consapevole. Il sax tenore del danese Andreas Toftemark e la tromba – con l’occasionale incursione vocale – dell’americano Benny Benack III costituiscono il fulcro di una formazione transatlantica che unisce due estetiche complementari: il lirismo europeo e la frizione ritmica di New York. Attorno a loro, il pianista Rasmus Sørensen, il contrabbassista Kaisa Mäensivu e il batterista Joe Peri completano una front line che interpreta la tradizione non come reliquia, ma come terreno dialettico su cui esercitare una precisa coscienza musicale e culturale.

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Toftemark, formatosi tra Copenaghen, Amsterdam e New York, porta con sé una scrittura radicata nella grande scuola del sax moderno: una voce capace di riflettere, con eleganza e misura, tanto il respiro narrativo del jazz europeo quanto la tensione analitica tipica dei musicisti cresciuti nell’orbita newyorkese. Benack III, proveniente da Pittsburgh e cresciuto in una famiglia di musicisti, è invece uno dei più versatili trombettisti e vocalist della nuova generazione: la sua padronanza tecnica, la dizione melodica nitida e un senso del fraseggio che dialoga con le eredità di Freddie Hubbard e Clark Terry rendono la sua presenza un punto di equilibrio tra tradizione e innovazione.

Il contesto e il carattere del disco

Roadmap nasce dall’urgenza di ritrovare un terreno comune dopo anni di distanze geografiche e percorsi indipendenti. La scelta del titolo non è un vezzo narrativo, ma un’indicazione di metodo: questo lavoro è, letteralmente, una mappa, un percorso attraverso cui il quintetto ricompone identità e linguaggi maturati nei club di Copenaghen come nei locali storici di Manhattan. Il disco si inserisce nel solco del jazz moderno con radici hard bop, ma con una chiara volontà di contaminare la forma con elementi modali, progressioni contemporanee e un interplay libero da nostalgie.

La registrazione – nitida, dinamica, calibrata nei volumi e nelle ambienze – privilegia la dimensione acustica, senza artifici. La grafica del disco, sobria e immediata, riflette lo spirito del progetto: un’estetica essenziale che concentra l’attenzione sul contenuto musicale.

Analisi della tracklist

Roadmap

La title track apre il disco con un giro di basso solido e uno swing propulsivo. Il tema, segnato da linee parallele fra sax e tromba, ricorda l’urgenza narrativa dei Jazz Messengers, ma senza derive imitazioniste. L’improvvisazione di Toftemark si sviluppa con una logica quasi architettonica: frasi che si aprono, si contraggono, si interrompono volutamente per enfatizzare la relazione con la batteria di Peri. Benack risponde con un solo più nervoso, frammentato, dal tono caldo ma incisivo. Il brano funziona da manifesto estetico.

Icebreaker

Composto da Joe Peri, è una scarica ritmica, costruita su un ostinato che mette sotto pressione l’intero quintetto. L’energia emergente è quella di un quintetto che “si misura”, come se questo brano fosse davvero – come suggerisce il titolo – il loro modo di rompere il ghiaccio. Il voicing del sax in stile second line aggiunge un colore inaspettato, mentre il pianoforte di Sørensen spezza il ritmo con accordi sospesi che evocano un senso di sospensione quasi metafisica.

Again

La ballad del disco. È l’unico brano cantato, con testo scritto da Benack III durante il tour. Qui la dimensione narrativa prende il sopravvento: la voce, in registro morbido e vellutato, si intreccia con il sax di Toftemark in un dialogo intimo. L’armonia procede per gradi, con modulazioni minime ma significative. Il risultato è un brano che richiama lo slow crooning e, al tempo stesso, propone un lirismo contemporaneo.

New York Attitude

Brano di Sørensen, densissimo dal punto di vista armonico. La città diventa metafora di densità emotiva, di velocità, di concentrazione: l’atmosfera urbana è restituita attraverso una scrittura che gioca su poli di tensione tonale. La tromba di Benack, qui, è particolarmente tagliente: frasi brevi, incastri ritmici, improvvisazioni costruite come linee di traffico.

Underground

Scritto da Toftemark in un bunker della Seconda guerra mondiale in Danimarca. La storia del luogo si sente: la costruzione modale, il clima introspettivo, l’ombra di Shorter e Hancock che aleggia tra le pieghe melodiche. L’atmosfera è cupa ma non greve. L’assolo di pianoforte è tra i migliori del disco, per precisione e senso narrativo.

The Lemur

Composto da Mäensivu, è il brano che più si discosta dal resto dell’album. Il groove è funkeggiante; il quintetto cambia pelle per cinque minuti. Questo cambio di registro rivela una band capace di giocare con la tradizione senza restarne schiava.

Tilværelse

La parola danese significa “esistenza”: e il brano, coerentemente, si sviluppa come un flusso: niente stacchi netti, niente brusche cesure. Il contrabbasso di Mäensivu sostiene la forma con un suono caldo e rotondo. Il sax costruisce un discorso che procede per continuità, quasi come una meditazione.

What Gets You

La conclusione del disco: breve, veloce, brillante. Un ritorno allo swing più puro, ma con una lucidità moderna. È, come hanno notato alcuni critici, un “encore perfetto”.

Riferimenti critici

La critica ha accolto Roadmap con favore, sottolineando l’energia espressiva del disco, la qualità delle improvvisazioni e la solidità della scrittura. I commentatori hanno evidenziato soprattutto la coesione del gruppo e la naturalezza del dialogo tra i due leader, sempre sorretto da un rigore musicale evidente.

Conclusione

Roadmap non è un esercizio nostalgico né un manifesto di rottura. È un disco politico perché riafferma il valore della tradizione come azione critica. La musica qui non è riflesso, è gesto. Toftemark e Benack III ci ricordano che il jazz vive quando viene suonato con consapevolezza storica e tensione verso il presente. In un’epoca in cui la velocità cancella la memoria, questo disco propone una via diversa: una mappa, appunto, per orientarsi. E l’ascoltatore è chiamato a seguirla con la stessa attenzione con cui è stata disegnata.

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