Tra Salieri e Carosone c'è... Jacopo
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Tra Salieri e Carosone c’è… JACOPO

Tra Salieri e Carosone c’è… Jacopo (Salieri) che  ci racconta le cose fondamentali su di lui, la formazione ed il secondo disco della loro carriera: Steps.

Abbiamo segnalato, fin da prima della pubblicazione ufficiale, il nuovo disco del Salieri Govoni Negrelli Trio: Steps. Più di una volta ci siamo sentiti con il fondatore della formazione, ed ora ecco l’intervista che abbiamo realizzato per i lettori di Jazz in Family.

D.: Iniziamo con una battuta, ma non so fino a che punto. Sei parente di Antonio?

J.: L’illustre cognome che mi appartiene l’ho da sempre ritenuto di buon augurio anche se, considerando il mio settore operativo, quello musicale, non sono mancate in passato delle frasi a riguardo: dai commenti del pubblico americano “Salieri, almeno Mozart te lo potevi risparmiare!” agli insegnanti di conservatorio durante gli esami “Con un cognome del genere dobbiamo aspettarci delle meraviglie!” fino ai residenti del comune di Legnago “Salieri, ti hanno intitolato il nostro teatro!”. In effetti è sempre stato un cognome difficile da difendere ma ne sono molto orgoglioso, voglio credere che possa esserci una parentela ma ad oggi non ho notizie certe. Da un po’ di tempo a questa parte un’associazione di Legnago, con la quale sono in contatto, sta cercando di dimostrarlo.

D.: Come e quando hai deciso di diventare un musicista?

J.: Tutto è iniziato ascoltando un disco di Renato Carosone che avevano in casa i miei genitori. Il disco conteneva “Pianofortissimo” un brano pianistico del Maestro Carosone che mi ha stregato e ho deciso che il pianoforte sarebbe stato importante nella mia vita.

Tra Salieri e Carosone

Tra Salieri e Carosone c'è... Jacopo

D.: Quale è stato il tuo percorso formativo?

J.: Ho iniziato lo studio del pianoforte all’età di sei anni privatamente. Successivamente ho frequentato le scuole medie ad indirizzo musicale al termine delle quali mi sono iscritto in Conservatorio a Ferrara ed ho studiato Organo e Composizione Organistica al corso classico del vecchio ordinamento con il M° Francesco Tasini. Parallelamente mi sono laureato in Economia all’Università di Ferrara e successivamente ho conseguito la laurea di II livello in musica jazz al Conservatorio di Bologna con Fabrizio Puglisi. Parallelamente al mio percorso di studio non sono mancati corsi di perfezionamento con grandi maestri americani da Barry Harris a Kenny Barron, da John Taylor a Kenny Werner.

D.: Fin qui la tua formazione “ufficiale”. Sappiamo dell’importanza che dai alla formazione continua, in particolare all’importanza che dai alle “jam session” dal vivo…

J.: Interpretando anche il pensiero dei musicisti del trio posso dire, a nome di tutti, che riteniamo il confronto artistico un fondamentale momento formativo. Lo scambio con altri musicisti, più o meno esperti di noi, è un momento centrale per raccogliere nuovi stimoli e rinnovarsi continuamente.

D.: Iniziamo a parlare del tuo disco… anzi, del vostro disco: Steps con Nicola Govoni e Fausto Negrelli. Partiamo con il parlare proprio dei tuoi compagni… di musica?!

J.: Io e Fausto, compagni di scuola ai geometri di Sermide (MN), suonavamo insieme e al termine di un imbarco di sei mesi come musicisti sulle navi da crociera, abbiamo pubblicato il disco Water Resistant (Cat Sound Records, 2013). Successivamente abbiamo chiesto a Nicola, con il quale condividiamo tuttora il gruppo swing Triki Trak Band, di aggiungersi al duo. La nuova formazione è risultata musicalmente stimolante in particolare dal punto di vista compositivo. Da questo trio sono nati altri due dischi di jazz originale: Landscape (Cat Sound Records, 2016) e Steps (AlfaMusic, 2019).

D.: Cosa è cambiato rispetto a “Landscape”, il vostro precedente album del 2016?

J.: Steps nasce dall’intento di consolidare dei brani che, già dopo l’uscita del disco precedente Landscape (Cat Sound Records, 2016), fanno parte del nostro repertorio di live e studio. In questi anni abbiamo costantemente lavorato a nuovo materiale, che è poi sfociato in questa seconda opera del trio. Questo disco è una fotografia del trio al compimento di una fase di ricerca musicale e compositiva. Parlo di “fase” perché la ricerca è continua, probabilmente non esiste un punto d’arrivo. Ci piace pensare che ci si possa sempre rinnovare, anche se forse è un po’ ambizioso.

D.: Che tipo di musica proponete e che messaggio lanciate?

J.: Ogni titolo racchiude una piccola storia, come ad esempio “Seven”: è stata scritta da Nicola il sette settembre, ha la pulsazione divisa in sette quarti ed è il settimo brano del disco; quale titolo migliore?

D.: Le composizioni: quali e quanto sono tue?

J.: Ogni composizione ha la propria origine e varia
in base al momento. Le mie composizioni personali sono Windy, Steps, Brunch, Cartagena, Along the River. Ognuna racchiude una storia, un pensiero, uno spunto creativo. Altre composizioni a quattro mani, invece, sono scaturite per sbloccare dei
punti d’arresto della scrittura dovuti a mancanze momentanee di idee.
In questi casi, facendo entrare uno dei tre nel processo creativo, agevoliamo l’elaborazione dei pezzi, sviluppandoli e portandoli a compimento.

D.: Sulle tracce, di Steps, non composte da te dovremmo rivolgerci agli altri autori. Però, cosa ti senti di dirci?

J.: Ognuno di noi ha un suo modo particolare e diverso di scrivere, mai ripetitivo, come è giusto che sia. Solitamente dopo aver scritto il
brano, viene studiato singolarmente e successivamente provato assieme. Nelle prove lo sperimentiamo e solitamente subisce diverse variazioni,
fino a quando troviamo la formula che ci sembra migliore
dal punto di vista interpretativo. Funziona così anche per i brani che non scrivo io.

D.: Per un genitore tutti i figli sono ugualmente belli e cari ma ti chiediamo di indicarci il brano che per te, o per voi, è il “must” e perché?

J.: Tra i miei brani mi soddisfa molto Steps, per la cura del suono, per l’espressività e per la tipologia di brano che nasconde una lieve malinconia. Lo vedrei bene come colonna sonora di un film. Se dovessi scegliere un brano non scritto da me penso a Seven, molto introspettivo ma che lascia una grande libertà di espressione ai musicisti che ovviamente varia in base al momento dell’esecuzione.

D.: Siamo fissati per le front-cover… parlaci di quella di Steps.

J.: La grafica è stata decisa da AlfaMusic, la casa discografica. Abbiamo solo indicato delle tonalità grigio-blu per distinguerlo dal giallo del precedente disco Landscape. Il risultato ci è piaciuto molto.

Potete ascoltare, acquistare e condividere il disco di Jacopo Salieri e della sua formazione, cliccando sulle icone qui di seguito. 

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