Larry Young - Unity

Larry Young – Unity (1965)

Reid Miles era un fotografo e designer americano noto per le sue copertine realizzate per la Blue Note. I suoi lavori erano innovativi e venivano considerate delle icone. Ma, poche copertine sono così sorprendenti e senza tempo come quella realizzata per Unity, seconda release discografica di Larry Young.

La copertina si ispirava alla scuola di design Bauhaus e al progetto di Larry Miller per  l’LP di Jackie Mclean del 1963. Un estetica minimalista simile e la musica, su entrambi gli album, altrettanto innovativa e lungimirante

Il primo LP di Larry Young per la Blue Note, Into Somethin’ (1964), vedeva la presenza di Grant Green (chitarra), Sam Rivers (sassofono) e un insolitamente sommesso Elvin Jones (batteria). Di buon gusto, ma senza nulla che facesse capire la direzione successiva. All’opposto del suo primo album, Unity acquisisce la forma di un innovativo esperimento musicale.

Il critico jazz, Nat Hentoff, nella liner note del disco, evidenzia la tecnica di maturazione di Larry Young rinforzando la sua osservazione con una citazione del sassofonista Joe Henderson

<< Si differenzia da troppi suoi contemporanei colleghi di strumento per non inghiottire i suoi colleghi di formazione. Come dice Joe Henderson: “Con alcuni organisti è difficile competere, ma Larry ti ascolta e si integra”. La sua volontà di lasciare i suoi brillanti sideman occupare per gran parte i riflettori è la chiave per il successo di Unity.>>

Nat Hentoff

La formazione si completa con un Jones molto più esplosivo, dal giovane  Joe Henderson (sax tenore) e dalla tromba dell’immenso talento di Woody Shaw. Shaw all’epoca aveva solo 20 anni e scrisse tre delle sei tracce dell’album. Sia Henderson che Shaw avevano fatto parte della line-up di Horace Silver , appaiono sul classico “The Cape Verdian Blues”, registrato solo un mese prima di questa sessione.

Le sei tracce

Delle tre tracce scritte da Shaw, la prima è “Zoltan”: inizia con un pezzo dalla marcia di  “Háry János” suite di Zoltán Kodály e continua con una scala musicale in Lydian. Il secondo, “The Moontrane”, è dedicato a John Coltrane , “come si può sentire nei cicli armonici in esso”, spiega Shaw. Questo brano è considerato il clou del set, un capolavoro di razionalizzazione armonica che eleva ogni giocatore in una condivisone  di rinvigorimento e di euforia.  Il terzo, “Beyonds All Limits”, ha una progressione armonica difficile, ma, nelle parole di Shaw, “una volta risolte le difficoltà intrinseche del brano, non ci sono limiti su dove si può andare con esso”.

Gli altri brani sono: “If”, una composizione 12-bar di Joe Henderson;  “Softly, as in a Morning Sunrise” è la composizione di Hammerstein e Romberg, noto standard jazz, in cui risalta la potente tromba di Shaw; “Monk’s Dream” è la composizione di Thelonious Monk nella quale ascoltiamo il duo Young- Jones esibirsi in una performance che va oltre la celebrazione di Monk. Unity è una rara convergenza di energie che hanno formato un’entità singolare. Dopo più di mezzo secolo dalla sua creazione, questo manufatto post-bop brilla ancora come una nuova fiamma.

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